Tropico del Cancro

Di

Editore: Feltrinelli

3.7
(3640)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 296 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Portoghese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Olandese

Isbn-10: A000018274 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Luciano Bianciardi ; Prefazione: Mario Praz

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico

Genere: Biografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
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  • 4

    Libro a mio parere molto coinvolgente, anche se privo di una vera e propria trama e a tratti difficile da seguire. In questa edizione, interessante anche la postfazione di George Orwell.

    ha scritto il 

  • 2

    Ai tempi dell'università la mia migliore amica, per qualche mese, ha frequentato un mosaicista nonché artista di strada. Artista che, per mettere insieme pranzo con cena, con oggetti di riciclo creava ...continua

    Ai tempi dell'università la mia migliore amica, per qualche mese, ha frequentato un mosaicista nonché artista di strada. Artista che, per mettere insieme pranzo con cena, con oggetti di riciclo creava marionette e pupazzi con cui dar vita a favole per bambini.
    Viveva, scordandosi di pagare l'affitto e le bollette - cosa, quest'ultima per cui gli avevano piombato il contatore dell'elettricità - in un appartamento molto bohemien nei caruggi di Genova.
    La storia della mia amica è finita con i pidocchi e una scappatella di lui con la ex, ballerina di tango argentino.
    Sarà per questo che Tropico del cancro mi ha lasciato indifferente, se non addirittura irritata. Rifuggo come la peste (o come i pidocchi) l'idea che l'arte nasca per forza dall'irrequietezza, dalla sporcizia e dal vizio.

    ha scritto il 

  • 3

    A tratti

    Premetto che non è un libro per me, non solo nel senso che non può piacermi, ma proprio che non è stato scritto per me, per il tipo di lettrice che sono e soprattutto per il tipo di persona che sono. ...continua

    Premetto che non è un libro per me, non solo nel senso che non può piacermi, ma proprio che non è stato scritto per me, per il tipo di lettrice che sono e soprattutto per il tipo di persona che sono. Anzi, sono assolutamente certa che se Miller mi avesse conosciuta mi avrebbe esclusa dalla cerchia dei suoi lettori, né mai avrebbe immaginato che una come me potesse leggere il suo romanzo e trovarlo persino divertente.
    Ecco, direi che l'ho trovato a tratti divertente, a tratti noioso, a tratti interessante, a tratti irritante, a tratti irriverente, a tratti anarchico, a tratti ingenuo, a tratti datato, a tratti profondo, a tratti insensato e vai.
    Purtroppo non l'ho trovato, neanche a tratti, scandaloso ed emozionante. Mi ha sfiorato solo in superficie e temo che lo dimenticherò presto. Ma non perché il libro non sia buono, lo ripeto, è solo che non è per me.

    ha scritto il 

  • 3

    "Non ho né soldi, né risorse, né speranze. Sono l'uomo più felice del mondo. Un anno, sei mesi fa, pensavo d'essere un artista. Ora non lo penso più, lo sono. Tutto quel che era letteratura mi è casca ...continua

    "Non ho né soldi, né risorse, né speranze. Sono l'uomo più felice del mondo. Un anno, sei mesi fa, pensavo d'essere un artista. Ora non lo penso più, lo sono. Tutto quel che era letteratura mi è cascato di dosso. Non ci sono più libri da scrivere, grazie a Dio.
    E questo allora? Questo non è un libro. È libello, calunnia, diffamazione. Ma non è un libro, nel senso usuale della parola. No, questo è un insulto prolungato, uno scaracchio in faccia all'Arte, un calcio alla Divinità, all'Uomo, al Destino, al Tempo, all'Amore, alla Bellezza... a quel che vi pare. Canterò per voi, forse stonando un po', ma canterò. Canterò mentre crepate, danzerò sulla vostra sporca carogna...
    Per cantare bisogna prima aprire la bocca. Ci vogliono un paio di polmoni, e qualche nozione di musica. Non occorre avere fisarmonica, o chitarra. Quel che conta è voler cantare. E dunque questo è canto. Io canto".
    Sono queste le parole iniziali di "Tropico del Cancro" di Henry Miller, libro controverso sia nell'opinione pubblica che nella mia mente, visto che non saprei proprio dire se mi sia piaciuto o meno.
    Uno dei temi del romanzo è il sesso, quindi se non vi piace leggere scene sessuali grottesche non farà sicuramente per voi. L'americano Henry Miller, scrittore in erba, si trasferisce a Parigi, solo e praticamente senza soldi. Lì prova a scrivere qualcosa, "scrivere ciò che sente", come gli consiglia un suo amico. Ed è ciò che fa, forse anche troppo. Infatti, quando "Tropico del cancro" uscì nel 1936 Miller aveva 37 anni. Quando fu pubblicato negli Stati Uniti nel 1961 fu censurato per descrizioni esplicitamente sessuali e il caso finì anche in tribunale facendo emergere le ingiustizie delle leggi americane sulla pornografia. Oggi il romanzo è considerato uno dei romanzi più importanti del ventesimo secolo.
    Scriveva ciò che sentiva ed era proprio un tipetto particolare! Vivere a Parigi, anche se costantemente affamato, con un esercito di donne con cui fare sesso deve essere proprio divertente. Sesso a destra e a sinistra, Parigi come paradiso sceso in terra.
    Il suo stile è fluido e giocoso e ha un sacco di cose da dire, anche strane. Si deve andare oltre il mero sesso e fare attenzione alla narrazione (simile anche a "Lolita" di Nabokov, direi) e alle difficoltà che gli scrittori incontravano a Parigi, la città in cui si incontrano gli artisti di tutto il mondo (Dante, Rabelais, Van Gogh eccetera).
    Il romanzo è stato lodato da autori che rispetto, come George Orwell che pare abbia ammirato il coraggio, la schiettezza e l'onestà di Miller. Tuttavia penso che questo tipo di linguaggio ormai non impressiona più nessuno; i lettori moderni non si sentono più scioccati ed estasiati come ai suoi tempi. L'ho trovata un po' una copia di Bukowski, o dovrei dire il contrario, Bukowski avrà scopiazzato lui (o forse a un certo punto questo stile ha iniziato ad andare di moda).

    ha scritto il 

  • 3

    Ho fatto davvero fatica a finirlo, ho trovato una scrittura molto distante dai miei gusti ma nonostante ciò assolutamente un libro da leggere. Pagine da 257 a 277 incredibili.

    ha scritto il 

  • 4

    Miller e il sesso

    Uno dei pregi maggiori del libro è l'onestà e la naturalezza con cui vengono descritte le esperienze sessuali dei personaggi; il linguaggio, lo stile usati sono quelli del parlato quotidiano e il sess ...continua

    Uno dei pregi maggiori del libro è l'onestà e la naturalezza con cui vengono descritte le esperienze sessuali dei personaggi; il linguaggio, lo stile usati sono quelli del parlato quotidiano e il sesso è visto come qualcosa di quotidiano, tutto l'opposto del sesso sacrale di un D. H. Lawrence. Anche il sesso, infatti, non sfugge alla straordinaria ironia (quando non al senso comico) che è sempre vivissima in Miller. E' imbarazzante come un personaggio letterario possa risultare così intelligente da apparire tanto disinvolto e spregiudicato, quanto insolente, irrispettoso, sfacciato, sfrontato, di buon gusto, divertente, piacevole, simpatico anche al conformista più esperto, mentre nella vita reale lo stesso personaggio sconvolgerebbe chiunque. Sarà la forza della letteratura, ma certo è che se non si hanno doti descrittive e una gran penna, qualsiasi critica ci pioverebbe addosso come grandine. Questo è Henry Miller: un misto di lucida anarchia, uno tsunami ormonale e un grande omaggio alla poesia. SÏ, poesia! perché già Tropico Del Cancro è composto di rime segrete, romanzo che ha le sembianze di un anti-romanzo, fantasia e invenzione, tangibilità e verità, note dolci e sarcastiche, realtà e bugia, tutto assieme. Credo che sia questo il segreto, dietro l'ipocrisia dell'età moderna, dietro la felicità dell'era dei consumi, dietro l'io e il super-io, sta questo magma incadescente di passioni, odi, pulsioni: pulsioni creative che solo un grande autore poteva far germinare per dire a tutti, infine, Ecce Omo! C'è un passo nel libro che in particolar modo colpisce, proprio all'inizio. Certo non lo si leggerà mai nei libri di scuola, ma è un omaggio alla vagina che andrebbe letto e riletto, se non altro perché in prosa esprime poesia quanto l'elogio della rosa di Borges. Ma il linguaggio di Miller è forte, irriverente, iconoclasta; Ë ancora il linguaggio di un letterato che si mette a nudo e pi˘ che a costruire l'elogio romantico del fiore pensa a un'altra cosa, evitando che la nevrosi si impossessi di uomo e donna. Anche il sesso, infatti, non sfugge alla straordinaria ironia, come dicevo poc'anzi, che è sempre vivissima in Miller. ìI mondo del sesso è il racconto della vita di Miller, che non è mai lo stesso, ma solo il medesimo nel suo itinerario interiore ed artistico, che batte la strada della bellezza, della verità, della libertà e dell'amore. Quest'ultimo libro segna la sua maturità, la consapevolezza che ogni sentimento può essere distruttivo, ma che, per paradosso, porta líuomo a rinascere per la seconda, terza volta e che in virtù di questo premio è necessario, per non dire fisiologico, lasciarsi frantumare. La nullità ontologica dell'uomo si riscontra in ogni sua azione, dalla più grandiosa alla più misera, come l'uccisione, una morte inutile che ti offende. Da Roma, nei grandi giardini di Villa Borghese, a Parigi si svolge il testo che vede proprio Parigi la vera protagonista del romanzo, colta, vissuta, intuita a 360 gradi: quartieri poveri, ricchi, degradati, fatiscenti, lussuosi, caffè, brasserie, parchi verdi e lunghi viali, strade affollate, buie, spente, desolate. Ed intanto Parigi scruta, odora, piange, s'illumina a notte, Ë come una puttana. Da lontano pare incantevole, non vedi l'ora di averla tra le braccia. E cinque minuti dopo ti senti vuoto, schifato di te stesso. Ti senti truffato. La lingua di Miller è informale, cruda; il suo stile semplice è capace di scuoterti, coinvolgerti ed allo stesso tempo sconvolgerti. La sua è una convinzione antica come líuomo: Noi, schiavi del proprio ventre! Tropico del cancro è un libro vero, uno scavo nell'animo umano che grida o parla piano, ma destruttura le certezze borghesi per parlare della vita, bella certo, ma anche spesso falsa e meretrice.

    ha scritto il 

  • 3

    Liberté, égalité, Andrea Diprè.

    Sono un americano a Parigi, non ho un soldo, ho una mazza di venti centimetri. Scrivo per vivere, vivo per scrivere. Poi però vivo troppo e allora mi dimentico di scrivere. Mangio a sbafo, faccio le t ...continua

    Sono un americano a Parigi, non ho un soldo, ho una mazza di venti centimetri. Scrivo per vivere, vivo per scrivere. Poi però vivo troppo e allora mi dimentico di scrivere. Mangio a sbafo, faccio le tende davanti all'American Express in attesa che da New York mia moglie mi mandi del grano. Mi circondo di casi umani e di cialtroni, di artistoidi e di puttane. Ogni tanto mi scopro lirico. Talvolta lavoro persino. Non conosco nessuno che sia minimamente a posto con la testa. E io? Io speriamo che non mi becco lo scolo.

    ha scritto il 

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