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Tropico del Capricorno

Di

Editore: Feltrinelli (Universale Economica, 888)

3.8
(1082)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 346 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Portoghese

Isbn-10: 8807808889 | Isbn-13: 9788807808883 | Data di pubblicazione:  | Edizione 9

Traduttore: Luciano Bianciardi ; Prefazione: Guido Piovene

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 5

    Per questo libro bisognerebbe scrivere due recensioni per due tipologie di lettori. I primi, quelli che hanno letto il precedente " Tropico del Cancro " e i secondi quelli che non hanno mai approcciato Miller. Mentre i primi possono essere traviati dalla lettura dell'altro Tropico i secondi posso ...continua

    Per questo libro bisognerebbe scrivere due recensioni per due tipologie di lettori. I primi, quelli che hanno letto il precedente " Tropico del Cancro " e i secondi quelli che non hanno mai approcciato Miller. Mentre i primi possono essere traviati dalla lettura dell'altro Tropico i secondi possono trovarsi un pò spaventati dall'inserimento di questo romanzo nella cosiddetta letteratura erotica. Entrambe le tipologie si ritroveranno con il proverbiale palmo di naso. Perché questo romanzo di Miller non è uguale per filo a per segno all'altro e sopratutto ha ben poco di erotico
    Detto questo, ci ritroveremo nell'arco di queste 300 pagine scarse a fare i conti ancora una volta con la vita di Miller. L'autore ci racconta il suo soggiorno nella terra natia. Quel suolo americano tanto odiato ma così agognato nei momenti di distanza oceanica. Lo vedremo nel ruolo di responsabile del personale all'interno di un ufficio di galoppini, al rapporto sofferto con la moglie, sino ad arrivare agli episodi d'infanzia e al sodalizio con la letteratura sia come scrittore che come lettore. In questo romanzo lo scrittore si dimostra più maturo e profondo che nel precedente Tropico, diventando più ostico ma anche più interessante. Mentre nella cornice parigina il buon vecchio Henry strombazzava a destra e a manca e gozzovigliava raccontandoci aneddoti mostruosi sui diversi assurdi personaggi che infestavano la capitale francese, in questo si percepisce l'uomo dietro all'attore che ci faceva così divertire in quei deliri grotteschi. La profondità e la maturità stilistica mi ha colpito talmente tanto che lo considero superiore al teatrale Cancro. Naturalmente, bisogna anche adottare un altro approccio di lettura. La sbronza francese è terminata e a Miller tocca fare i conti con il mal di testa del sistema americano, del capitalismo, delle impellenze famigliari e con gli scheletri del proprio armadio.
    Stilisticamente siamo sempre nella stream of consciousness di Miller, solo che la ritmica mi è sembrata molto più personale e meno Céliniana. Quegli orpelli tipicamente europei vengono meno lasciandoci una scrittura diversa, senz'altro più vicina al luogo di ambientazione del romanzo.
    Ma alla fine è anche più palloso confronto all'altro Tropico? Indubbiamente. Il capricorno è più criptico, più dedalico nel suo andare avanti e indietro nel tempo. Il filo cronologico si fa indubbiamente più complesso e a volte si può anche sbadigliare in certe parti del racconto. Ma a mio avviso, tirando le conclusioni posso dire d'essermi immerso in maniera completa nella sua lettura. Cercando di percepire il lato più profondo di determinate riflessioni sui rapporti e sulla vita. Oltre ad ammirare la ferocia critica verso il sistema americano, aspetto un pò edulcorato dalle vicende ambientate in Europa. A chi non ha mai letto Miller lo consiglio spassionatamente senza farsi spaventare da una etichetta affissa con superficialità. Visto che di erotismo c'è nè veramente poco e di scandoloso men che meno. A patto che non vi indignate per qualche parolaccia. Mentre a chi ha letto la prima opera consiglio di cambiare l'approccio. Di non attendersi un romanzo copia perché sarebbe un errore oltre a un tremendo abbaglio per apprezzare questo scrittore così sottovalutato.

    ha scritto il 

  • 3

    Il conflitto psicologico con la realtà esterna porta alla fuga psicogena, al delirio di onnipotenza e all’alienazione. Il delirio di onnipotenza in particolare viene espresso nella forma del superuomo che con le sue super capacità rifiuta la banalità della vita di un uomo normale. È la manifestaz ...continua

    Il conflitto psicologico con la realtà esterna porta alla fuga psicogena, al delirio di onnipotenza e all’alienazione. Il delirio di onnipotenza in particolare viene espresso nella forma del superuomo che con le sue super capacità rifiuta la banalità della vita di un uomo normale. È la manifestazione di un evidente espressione di megalomania, che però non sfocia nella volontà di raggiungere il massimo dalla propria esistenza, ma nella difficile sopravvivenza.

    ha scritto il 

  • 4

    Henry Nietzsche ha scritto questo libro

    L'ho trovato molto più "filosofico" rispetto al Cancro. Pagine bellissime per uno scrittore straordinario, condite di massime e visioni del mondo che fanno di un uomo degli anni '30 uno Ubermensh del futuro

    ha scritto il 

  • 5

    "In tutte le cose io vedevo subito l'opposto, la contraddizione,
    e fra il reale e l'irreale l'ironia, il paradosso.
    Ero io il mio peggior nemico.
    Nulla c'era che volessi fare e potessi anche non fare.
    Anche bambino, quando nulla mi mancava, io volevo morire;
    volevo a ...continua

    "In tutte le cose io vedevo subito l'opposto, la contraddizione,
    e fra il reale e l'irreale l'ironia, il paradosso.
    Ero io il mio peggior nemico.
    Nulla c'era che volessi fare e potessi anche non fare.
    Anche bambino, quando nulla mi mancava, io volevo morire;
    volevo arrendermi perché non vedevo senso nella lotta. Sentivo
    che nulla si sarebbe provato, sostanziato, aggiunto o sottratto
    continuando un'esistenza che io non avevo chiesto.
    Tutti attorno a me eran dei falliti, e se non falliti ridicoli. Specialmente chi avesse avuto successo. Questi poi mi annoiavano fino alle lacrime. Ero comprensivo per chi sbagliava, ma non era la
    compassione a muovermi. Era una virtù meramente negativa,
    una debolezza che fioriva alla sola vista della miseria umana.
    Non ho mai aiutato nessuno aspettandomi che ciò gli facesse
    del bene; Io aiutavo perché non ero capace di fare altrimenti.
    Voler cambiare la condizione delle cose a me pareva futile;
    nulla sarebbe cambiato - ne ero convinto - se non per un mutamento del cuore, e chi può cambiare il cuore degli uomini?
    Di tanto in tanto un amico si convertiva; roba da vomitare.
    Non avevo bisogno di Dio, più di quanto Egli avesse bisogno di me, e se un Dio ci fosse, dicevo spesso fra me,andrei a trovarlo calmo calmo e Gli sputerei in faccia.
    Più seccante il fatto che a prima vista la gente mi prendeva per buono, gentile, generoso, leale, fedele. Forse io possedevo queste virtù, ma soltanto perché ero indifferente: potevo permettermi d'essere buono,gentile, generoso, leale e così via, perché ero libero da invidia. L'invidia era l'unica cosa di cui io non fossi vittima. Non ho mai invidiato nulla e nessuno.
    Al contrario, ho solo sentito pietà per tutti e per tutto."

    Bom. Ho trovato il mio nuovo autore preferito.

    ha scritto il 

  • 5

    "Dal fondo dell'anima mia ho pena di questi poveri diavoli che qui nascono e muoiono. Non vedo motivo al mondo per cui debba esistere un posto simile. Non c'è motivo per cui uno debba attraversare la strada a farsi la barba e i capelli, o comprare una bistecca di manzo. Uomini, compratevi un fuci ...continua

    "Dal fondo dell'anima mia ho pena di questi poveri diavoli che qui nascono e muoiono. Non vedo motivo al mondo per cui debba esistere un posto simile. Non c'è motivo per cui uno debba attraversare la strada a farsi la barba e i capelli, o comprare una bistecca di manzo. Uomini, compratevi un fucile e ammazzatevi! Spazzate via questa strada dalla mia mente per sempre; non c'è un grammo di significato."

    ha scritto il 

  • 5

    Sono alle ultime pagine e già sono in sindrome d'astinenza.
    La crescita dello scrittore è evidente rispetto al tropico del cancro ed anche e le sue analisi sono più feroci, peccato per un eccessivo soffermarsi nel guazzabuglio di emozioni che per una discreta parte del libro sono troppo rap ...continua

    Sono alle ultime pagine e già sono in sindrome d'astinenza.
    La crescita dello scrittore è evidente rispetto al tropico del cancro ed anche e le sue analisi sono più feroci, peccato per un eccessivo soffermarsi nel guazzabuglio di emozioni che per una discreta parte del libro sono troppo rappresentate. Questo rende la lettura decisamente più difficile meno piacevole del solito.

    ha scritto il 

  • 4

    "Se mi toccasse la sorte di essere Iddio la rifiuterei. Se mi toccasse la sorte di essere una stella la rifiuterei. La più meravigliosa occasione che la vita offre è d'essere umano. Comprende tutto l'universo. Comprende la conoscenza della morte, che non tocca nemmeno a Dio."


    Bel libro, li ...continua

    "Se mi toccasse la sorte di essere Iddio la rifiuterei. Se mi toccasse la sorte di essere una stella la rifiuterei. La più meravigliosa occasione che la vita offre è d'essere umano. Comprende tutto l'universo. Comprende la conoscenza della morte, che non tocca nemmeno a Dio."

    Bel libro, linguaggio colorito come sempre, personaggi ben delineati, una descrizione dell'America (l'Ufficio) impietosa. Ma su tutto regna la gran voglia di vivere, di conoscere, di scoprire e di assaporare di Miller.

    ha scritto il 

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