Tu, mio

Di

Editore: Feltrinelli

3.8
(2676)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 116 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8807815923 | Isbn-13: 9788807815928 | Data di pubblicazione:  | Edizione 6

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Adolescenti

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Descrizione del libro
C'è un'estate brusca nell'età giovane in cui si impara il mondo di corsa. Inun'isola del Tirreno, alla metà degli anni Cinquanta, un pescatore che haconosciuto la guerra e una giovane donna dal nome difficile, senza intenzionetrasmettono a un ragazzo la febbre del rispondere. Qui si racconta unarisposta, un eccomi, decisivo come un luogo di nascita. "Tu, mio è un raccontodi superamento della cosiddetta "linea d'ombra", centrato sul passaggio daiprivilegi dell'adolescenza alla ruvidezza della maturità. Oltre le illusionidella giovinezza si apre il campo dell'avventura nell'esistenza; e questaavventura, ogni adolescente lo scopre con dolore, con sofferenza, non potràessere mai cifrata negli schemi delle consolazioni giovanili" Enzo Siciliano.
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  • 4

    Sfogliando in lettura questo libro,si sente il profumo del mare,l'odore pungente del pescato,il sapore della guerra vista da angoli diversi,il primo amore estivo in un groviglio di sentimenti quasi ac ...continua

    Sfogliando in lettura questo libro,si sente il profumo del mare,l'odore pungente del pescato,il sapore della guerra vista da angoli diversi,il primo amore estivo in un groviglio di sentimenti quasi accennati ma che escono prepotenti tra le righe..Ogni giro di foglio vedo i pescatori e le barche ondeggiare e vorrei essere lì....

    ha scritto il 

  • 4

    Qualche pomeriggio andavo alla spiaggia dei pescatori e se trovavo Nicola da solo a preparare pesca mi fermavo vicino. Tra i resti del pescato, qualche gallina razzolava in cerca di una testa di alice ...continua

    Qualche pomeriggio andavo alla spiaggia dei pescatori e se trovavo Nicola da solo a preparare pesca mi fermavo vicino. Tra i resti del pescato, qualche gallina razzolava in cerca di una testa di alice da inghiottire insieme alla sabbia. Ero un ragazzo di città, ma d'estate m'inselvatichivo. Scalzo, la pelle dei piedi indurita come le carrube mangiate sull'albero, lavato dall'acqua di mare, salato come aringa, un pantalone di tela blu, odore di pesce addosso, qualche squama in giro nei capelli, andatura a passi corti, da barca. In una settimana non avevo più una città d'origine. Me l'ero staccata di dosso insieme alla pelle morta del naso e della schiena, i punti dove il sole si approfondiva fino alla carne.

    [...] Mi raccontava con la premessa obbligatoria che di quelle cose non dovevo parlare a nessuno, che lui non sapeva niente di politica, che quelle erano solo storie di quando era giovane e c'era la guerra. C'era la guerra come c'è il libeccio, la siccità, la stagione senza passaggio di tonni. C'era: un solo verbo reggeva tutto il male e il bene che succedeva agli uomini. La guerra era rimasta in qualche dettaglio buffo, che ripeteva: una finestra vuota vista dalla strada e dietro la finestra non c'era più una casa, neanche un tetto, e si poteva vedere cielo. E le finestre sono fatte per vedere cielo, ma non in quel modo. E una piazza di mercato che ci cresceva l'erba tanto non c'era niente da vendere e nessuno ci andava, neanche per scambiarsi una parola. E l'erba certe volte, tra le pietre di un mercato, è una tristezza.

    ha scritto il 

  • 3

    Ammetto che immaginavo una storia diversa, più romantica, forse, più vicina a quella de "i pesci non chiudono gli occhi". E nonostante io sia (o dovrei essere) in qualche modo affine da Caia / Haiéle ...continua

    Ammetto che immaginavo una storia diversa, più romantica, forse, più vicina a quella de "i pesci non chiudono gli occhi". E nonostante io sia (o dovrei essere) in qualche modo affine da Caia / Haiéle , non riesco ad empatizzare con i personaggi. Manca la poesia di De Luca, molti momenti sembrano solo abbozzati, un po' confusamente... ma forse, è così che sono i ricordi d'infanzia, e lui li ha descritto tal quali senza dar loro la nitidezza che in genere nei racconti e nei romanzi li ravviva.

    ha scritto il 

  • 3

    Non il suo miglior libro

    Amo Erri de Luca ma questa volta non ha dato il massimo.
    Bella la trama, lo sfondo del mare d'estate ma c è qualcosa che non va...forse il finale?

    ha scritto il 

  • 0

    Leggendo il libro non riuscivo a trovare un senso pieno alla narrazione. Molto emozionanti e dettagliate le parti in cui è stato descritto l'affetto e il sentimento tra i due personaggi ma nel comples ...continua

    Leggendo il libro non riuscivo a trovare un senso pieno alla narrazione. Molto emozionanti e dettagliate le parti in cui è stato descritto l'affetto e il sentimento tra i due personaggi ma nel complesso tristemente superficiale. Lo considero comunque un libro semplice e scorrevole.

    ha scritto il 

  • 0

    È la seconda volta che leggo De Luca. Gli ho voluto dare un'altra chance perché ero rimasta delusa dalla prima.
    Di questo libro, che dire....bella l'ambientazione, bella la storia ... ma non mi ha co ...continua

    È la seconda volta che leggo De Luca. Gli ho voluto dare un'altra chance perché ero rimasta delusa dalla prima.
    Di questo libro, che dire....bella l'ambientazione, bella la storia ... ma non mi ha convinto... ho fatto fatica ad arrivare alla fine. E ai suoi personaggi non mi sono affezionata. Non mi è rimasto nulla!
    Erri... che dirti.. sei lontano da me. Non mi arrivi!

    ha scritto il 

  • 3

    "Ci si innamora così, cercando nella persona amata il punto a nessuno rivelato, che è dato in dono solo a chi scruta, ascolta con amore. Ci si innamora da vicino, ma non troppo, ci si innamora da un a ...continua

    "Ci si innamora così, cercando nella persona amata il punto a nessuno rivelato, che è dato in dono solo a chi scruta, ascolta con amore. Ci si innamora da vicino, ma non troppo, ci si innamora da un angolo acuto un poco in disparte in una stanza."

    ha scritto il 

  • 5

    Ci s'innamora così, cercando nella persona amata il punto a nessuno rivelato, che è dato in dono solo a chi scruta, ascolta con amore.

    Nicola è un ragazzo di 16 anni, terminato l'anno scolastico trascorre i mesi estivi presso l'abitazione degli zii che vivono in una piccola isola vicino Capri.
    E' una fuga dalla città, un'evasione tan ...continua

    Nicola è un ragazzo di 16 anni, terminato l'anno scolastico trascorre i mesi estivi presso l'abitazione degli zii che vivono in una piccola isola vicino Capri.
    E' una fuga dalla città, un'evasione tanto agognata da Nicola che trova su quell'isola il suo habitat naturale, la terra da calpestare a piedi nudi per non perderne mai il contatto, per sentirne sempre il calore se non quando la si abbandona per salpare in mare, con la barca dello zio, capostipite di una famiglia di pescatori, uomini che vivono il mare e lo rispettano, ne conoscono le insidie ma anche la suprema bellezza.
    "Si ottiene dal mare quello che ci offre, non quello che vogliamo. Le nostre reti, coffe, nasse, sono una domanda. La risposta non dipende da noi, dai pescatori. Chi va sotto a prendersela con le sue mani la risposta, fa il prepotente col mare. A noi spetta solo la superficie, quello che ci sta sotto è roba sua, vita sua."

    Nicola, nel pieno della sua adolescenza, non si riconosce negli altri ragazzi della sua età, spesso non ne condivide gli interessi e soprattutto l'atteggiamento di spensieratezza e baldoria che li contraddistingue: sono ragazzi degli anni '50, ragazzi che hanno ancora negli occhi il riflesso delle fiamme, la polvere delle macerie e nelle orecchie il sibilo dei proiettili e la sirena che preannuncia l'attacco aereo.
    Loro vogliono dimenticare, vogliono convincersi che sia tutto finito, così come gli adulti che preferiscono cambiare discorso piuttosto che spiegare, perchè spiegare significa ricordare, riportare in vita quei momenti.
    Dopo la guerra i vivi avevano indurito il silenzio, un callo sopra la pelle morta della guerra. Volevano abitare in un mondo nuovo.
    Ma Nicola vuole sapere, non gli basta quello che è scritto sui libri, perchè non è la vera storia quella:
    Pure se parlo fino a domani, tu di com'è stata la guerra che ho visto non puoi sapere niente. Si deve sapere con gli occhi, con la paura, con la pancia vuota, non con le orecchie, coi libri.
    Nicola conoscerà la guerra strappandola parola dopo parola dalla bocca del cugino maggiore, mentre sono occupati con la rete da pesca e la mente non ha appigli per trattenere i ricordi ed il cuore ha bisogno di parlare, di raccontare l'odio e la rabbia per l'incapacità di opporsi ad ordini disumani, parole di morte urlate in tedesco, una lingua sconosciuta ma dal suono inconfondibile, impossibile non riconoscerlo nelle voci dei turisti che ora girano per l'isola, anche loro spensierati, anche loro immemori della violenza perpetrata.
    E poi quella ragazza, l'unica tra le tante sull'isola che incontra lo sguardo di Nicola e lo cattura; diceva di chiamarsi Caia, ma 'lei non era Caia, un nome, lei era una persona che si chiamava così'.
    Ed ancora una volta la guerra ritorna prepotente, nascosta nel segreto di quel nome Caia, un segreto ben custodito dalla ragazza, sotterrato nel profondo del suo cuore perchè farebbe male se riaffiorasse.
    E' un dolore che chi ha vissuto la guerra in prima persona non vuole condividere, per difesa propria e degli altri, per non soffrire ricordando e per non turbare chi ascolta, incredulo di fronte a tali atrocità, per non generare altro odio, altra violenza, altra guerra.
    Nicola, però, non può non sapere, in quel segreto scoprirà anche l'amore:
    Ci s'innamora così, cercando nella persona amata il punto a nessuno rivelato, che è dato in dono solo a chi scruta, ascolta con amore. Ci s'innamora da vicino, ma non troppo, ci s'innamora da un angolo acuto un poco in disparte in una stanza, presso una tavolata, seduto in un giardino dove gli altri ballano al ritmo di una musichetta insulsa e decisiva che fa da colla di pesce per una faccia che si appunta a spilli sul diaframma del petto.
    E Nicola diventerà adulto, e diventerà un soldato, perchè la guerra non è solo in trincea, è nel cuore degli uomini.

    Per chi ha già amato De Luca in 'Non ora, non qui' oppure 'I pesci non chiudono gli occhi', non rimarrà deluso da questo piccolo capolavoro.
    Lo stile dell'autore è unico, inconfondibile: la narrazione segue uno spartito musicale, le frasi non si leggono ma si sentono, non ci sono rime ma quei periodi vibrano con un'intensità e con una magia che solo la poesia sa creare.
    E' una questione di feeling sicuramente.. sono vibrazioni che non tutte le corde potrebbero percepire, molti potrebbero rimanerne del tutto indifferenti.
    Ma per gli altri: prendete De Luca, prendete il mare... e lasciatevi trascinare..
    Era una notte ferma. Il mare a riva non riusciva a muoversi di un passo. Quand'è così non è nemmeno mare, pare cielo. Sul crocchio delle nostre teste stavano fitte a gragnuola le stelle, senza fiato nei pini.
    Sentivo il parlottio quieto mischiato allo sciacquo del remo, smozzichi di parole, perchè a mare s'intendevano tra loro solo con la sillaba principale, l'accentata, stenografia insegnata dal vento che porta via il resto.

    ha scritto il 

  • 1

    Dopo Arturo, ogni ragazzino su un'isola è un abusivo

    Bah… Tanta fatica per finire questo libro, che si inceppa e arranca e si ingarbuglia. La scrittura non basta a sostenerlo, e anzi, spesso ha quel finto trasandato che disturba quasi di più del trasand ...continua

    Bah… Tanta fatica per finire questo libro, che si inceppa e arranca e si ingarbuglia. La scrittura non basta a sostenerlo, e anzi, spesso ha quel finto trasandato che disturba quasi di più del trasandato autentico. “L’isola” riecheggia le tante isole della letteratura, dell’infanzia, dell’innocenza, senza aggiungere niente di nuovo. Sarà stata una cosa personale, eh. Sarà stato il periodo. Ma è una lettura che non “scende”.
    Bello solo (come nel Torto del soldato ) il rapporto con i tedeschi dopo la guerra. E nel finale quel “lucido scirocco, cha cancella la realtà abusata e la rende irreale”, confondendo i pensieri e togliendo chiarezza alla mente.

    ANGOLO SPOILER:
    La faccenda della reincarnazione del padre nel ragazzino è ridicola. Come lo è il ragazzino bombarolo.

    ha scritto il 

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