Tu, sanguinosa infanzia

Di

Editore: Mondadori (Scrittori Italiani)

4.0
(658)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 135 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804422173 | Isbn-13: 9788804422174 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , eBook , Copertina rigida

Genere: Biografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Un bambino osserva il nonno leggere libri di fantascienza, i primi volumi di"Urania" con i mostri in copertina, e immagina, trepidante, di assistere ascontri tra il vecchio e le creature venute dallo spazio. Un bambino ha fattocon un coetaneo il primo scambio della sua vita: una macchinina di metallo perun giocattolo di plastica, e adesso è tormentato dai rimorsi. Un giovanelettore ama otto scrittori di mare: Conrad, Defoe, London, Melville, Poe,Salgari, Stevenson e Giulio Verne. Deve sceglierne uno, sacrificando, uno pervolta, altrettanti pezzi del suo cuore: chi sopravviverà?
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  • 0

    Il sangue e i giornalini

    Non esagero quando dico che "Tu, sanguinosa infanzia" è una delle raccolte di racconti più belle che mi sia capitato di leggere: non solo contemporanee, non solo italiane. E neanche lo faccio quando a ...continua

    Non esagero quando dico che "Tu, sanguinosa infanzia" è una delle raccolte di racconti più belle che mi sia capitato di leggere: non solo contemporanee, non solo italiane. E neanche lo faccio quando affermo che il suo autore sta diventando uno dei miei preferiti; proprio in generale, ecco.
    D'altra parte, mi è difficile non sentirmi in sintonia con Michele Mari e la sua poetica costellata di ricordi, traumi infinitesimali che si fanno giganti; oggetti, nel senso più materiale del termine, che ci portiamo dietro e che, a loro modo, parlano di noi, della nostra storia.
    Il fatto è che non posso non innamorarmi di un libro che inizia così, con un padre che si rivolge al figlio ancora non nato, dicendogli che gli darà tutto, tutto l'amore e l'attenzione, ma non i suoi giornalini, non i suoi albi sfogliati da bambino: quelli devono rimanere intonsi sugli scaffali, il più in alto possibile.

    Vogliamo poi parlare degli Urania del nonno? Un trattatello, diciamo; un catalogo di colori, titoli, autori, immagini, copertine evocative: anch'essi feticci di un mondo, prima di esser libri, prima di esser storie.
    O di quell'orsetto dal quale il narratore si separa, col babbo che gli compare in sonno, facendolo sentire in colpa per essersene sbarazzato, rivelandogli poi che non è andata proprio così. Un altro trauma.

    Poi, gli amici ai giardinetti, giocare ai cowboy, le biciclette.
    I puzzle!

    E quel capolavoro di racconto che è "Otto scrittori", dove nella mente di chi scrive Conrad, Stevenson, London, Salgari, Poe, Melville, Verne e Defoe costituiscono un'unica entità che poi andrà smembrandosi, grazie a una novella consapevolezza, dietro la quale si cela la crescita, la scoperta, le nuove conoscenze che scandiscono prima il bambino dal ragazzo e poi il ragazzo dall'adulto. Uno scrittore verrà sì distinto dall'altro, ma alla fine saliranno tutti sul Pequod, e questo è forse il dato più importante.

    Mentre in "La freccia nera", dove prepotente ritorna Stevenson, assistiamo al lui-bambino che legge due diverse edizioni del romanzo: una trovata in casa dei nonni, l'altra regalatagli dal padre. Versioni differenti, traduzioni distanziate tra loro nel tempo, lette in momenti vicini ma comunque distinti, poiché il babbo gli porterà, senza saperlo, il libro solo dopo che lui avrà letto l'edizione più vecchia dei nonni; e sarà questo confronto, o almeno così si evince leggendo, che farà nascere in lui i germi della traduzione. Con l'unico rimpianto di non aver comunicato al padre tutte le osservazioni e gli stimoli scaturiti dalla lettura.

    Assai interessante anche il racconto che si sviluppa per mezzo dell'esegesi di una canzone popolare degli Alpini; così come brilla quello in cui il protagonista viene portato in giro da un figuro che, come una specie di fantasma del Natale passato dickensiano, gli fa rivedere tutti quelli che in passato gli avevano fregato la ragazza allora oggetto del suo desiderio, portandolo infine a bramare il ritorno al tempo in cui non esistevano impulsi sessuali-amorosi e c'erano solo le biglie, i soldatini, le macchinine.

    "Laggiù", messo in chiusura, sembra riassumere le caratteristiche dei suoi predecessori: due anziani del futuro ritornano con la mente alla loro infanzia, rivivendo a parole, appunto, i traumi, gli errori, le scoperte, i vizi, le piccole cose, i genitori, i libri, i film, tutto ciò ch'è rimasto irrisolto e non compreso. Come quando io da piccino ascoltavo le cassette che per qualche motivo andavano a velocità assurde e pensavo che Guccini, De André, James Brown, John Lennon o Piero Pelù (!) avessero una voce situata tra Paperino e Cip&Ciop.

    Ad ogni modo, c'è un fatto che va sottolineato: quando scrivi così, cioè come Michele Mari, c'è poco da fa': puoi anche buttar giù la lista della spesa o raccontarmi quello che hai mangiato ieri e tutto diventerà prosa sublime, smisurata letteratura, materia nella quale lo scrittore in questione riesce ad affondare solo sfiorandola appena.
    Roba per pochi.

    ha scritto il 

  • 5

    “…dalle vostre storie io credo di aver capito che se il naufragio delle illusioni è drammatico, vivere tutta la vita nell’illusione è patetico.”

    La mia sanguinosa infanzia non lascerà tracce del suo passaggio: i miei giornaletti, che oggi si dica fumetti, manga o graphic novel, sempre di quello si tratta, sono custoditi adesso in luoghi inacce ...continua

    La mia sanguinosa infanzia non lascerà tracce del suo passaggio: i miei giornaletti, che oggi si dica fumetti, manga o graphic novel, sempre di quello si tratta, sono custoditi adesso in luoghi inaccessibili, sottratti faticosamente alla furia distruttrice di mia madre che quando ci metteva le mani sopra cominciava a strappare urlando vari improperi, che non posso ovviamente riportare, a proposito delle graziose donnine riportate sulle copertine, ma lei non poteva capire l’arte descrittiva che si celava nelle avventure de “Il Tromba” del “Lando” o di “Zora la vampira”, ahimè, tacciato in sottinteso di usare quegli albi per oscure turpitudini, dovevo assistere dietro corpose minacce alla loro distruzione…
    Quanto sangue inutilmente versato…

    La mia sanguinosa infanzia non lascerà tracce del suo passaggio: quando dopo tutta la trafila con i personaggi delle nuvole parlanti mi accostai ai libri; libri? No! Prima dei libri cominciai a leggere i gialli mondadori! Personaggi fichissimi, donne ancora più fichissime, commissari, agenti, centrali; poi un giorno… una copertina bianca fece capolino tra le gialle…e fu il mio primo urania, la fantascienza, i mondi paralleli, la prima, la seconda, la terza dimensione, (una volta arrivarono fino a sette), gli uomini del futuro, i robot, le macchine volanti, le galassie, il cosmo…, guardavo quelle copertine e rimanevo ipnotizzato, ma poi la realtà apriva il suo amaro squarcio, anche se erano tempi di scuola, si lavorava lo stesso e arrivavano messaggi tipo: “Piantala de perde’ tempo, mannaggia a te e chi te porta sta’ robbaccia”.
    Già perché devo confessare che quasi tutte le mie letture erano frutto di donazioni volontarie e successivi scambi, anche perché di soldi ne giravano veramente pochi e dato che si sapeva in giro della mia passione avevo più di un un benefattore che si ricordava di me quando doveva disfarsi di materiale cartaceo, e da lì che cominciai a odiare i racconti a puntate…

    La mia sanguinosa infanzia non lascerà tracce del suo passaggio: quando poi mi avvicinai ai libri, dietro suggerimento della prof di lettere, entrai nella biblioteca della scuola, otto metri quadrati che fungevano anche da sala professori e pochissimi frequentatori, ero molto incerto, staccarmi da qualcosa di sicuro per altro di cui non conoscevo la forza comunicativa non mi convinceva molto.
    L’impatto fu dirompente, in poco tempo feci fuori tutta la produzione di Giulio Verne: macchine tecnologiche, viaggi impossibili; pane per la mia fantasia sfrenata, e poi toccò a Jack London: il grande nord, le foreste sterminate, indimenticabile Zanna Bianca, dove sei ora? E poi Melville con la sua balena bianca; Robinson Crusoe, L’isola del tesoro, Sandokan… Venerdì… Il viaggio al centro della terra…in 80 giorni… il capitano Achab… e ancora tanti altri… tanti… tanti… con un pensiero fisso rimasto sempre nella testa: chissà perché il capitano odiava tanto quella dannata balena… ma questo lo capii solo dopo qualche anno…
    Poi gli addii: agli amici dei libri, alla scuola, che era un lusso che ormai non potevo più permettermi, c’era da lavorare… c’era la vita, c’erano i problemi, il resto solo ricordi… Quanto sangue versato…

    No! Non è vero che la mia sanguinosa infanzia non ha lasciato tracce del suo passaggio, al contrario ha lasciato una lunga scia di cui a nulla è servito provare a confonderne la provenienza, è tutta roba mia; lì dentro ci sono io: con tutte le mie dannazioni e tutte le mie maledizioni; con tutto il bene o il male fatto o ricevuto; con tutto quello che ho perso e tutto quello che ho trovato, con tutto quello che sono, per tutto quello che ho letto… per tutto il sangue versato…

    “E’ questo un cristallo di sogni, è questo l’unico lampo non triste della vita mia; sono documenti, sono fossili di un’età che mi chiede la pietà di un omaggio; sono cadaverini che si rifiutano di morire; sono ciò che solo io so cosa sono.”

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    L'eresia incollativa

    Non so bene cosa mi aspettassi da questo librino, ma di certo non ciò che vi ho trovato: un gioiello di alta letteratura che ti costringe a tornare alla tua, di infanzia, a ripensare a quali desideri, ...continua

    Non so bene cosa mi aspettassi da questo librino, ma di certo non ciò che vi ho trovato: un gioiello di alta letteratura che ti costringe a tornare alla tua, di infanzia, a ripensare a quali desideri, passioni, credenze, elucubrazioni, fantasticherie, manie popolavano la tua mente.
    A distanza di mesi, il capitolo sui puzzle con la madre, insieme a quello sugli Urania e a quello sulla scelta de LO scrittore per eccellenza mi sono rimasti particolarmente dentro. Bello, da regalare.

    ha scritto il 

  • 0

    odiosamente amabile

    Una raccolta di racconti sull'infanzia, il padre, la madre, i nonni, la lettura, tanta, troppa lettura. "Tu, sanguinosa infanzia" è un libro fenomenale che costituisce un ottimo esempio di quello che ...continua

    Una raccolta di racconti sull'infanzia, il padre, la madre, i nonni, la lettura, tanta, troppa lettura. "Tu, sanguinosa infanzia" è un libro fenomenale che costituisce un ottimo esempio di quello che vuol dire post-moderno (all'italiana). Raccontini, su oggetti di per sé banali, portati ad altezze o bassezze da vertigine, freddi, coinvolgenti, respingenti. E non a caso l'autore è un professore con p maiuscola, che sembra muoversi sullo scaffale dell'infanzia e dei ricordi con la stessa determinazione e sicurezza con cui si muove sullo scaffale delle lettere: tutte le lettere, dai fumetti ai classici dimenticati e astrusi.

    ha scritto il 

  • 4

    Solo un grande scrittore riesce a rendere sublimi quelli che per la maggioranza delle persone sarebbero banali racconti dell'infanzia. Questa è l'essenza della letteratura: evocare sensazioni e trovar ...continua

    Solo un grande scrittore riesce a rendere sublimi quelli che per la maggioranza delle persone sarebbero banali racconti dell'infanzia. Questa è l'essenza della letteratura: evocare sensazioni e trovare il modo più coerente per renderle a parole.

    ha scritto il 

  • 2

    Fatto!

    Ce l'ho fatta a finire un libro di Michele Mari! E' stata dura ma ce l'ho fatta. E forse ho anche compreso perchè questo scrittore non mi piace. C'è tecnica in questo libro: tanta! C'è stile, uno stil ...continua

    Ce l'ho fatta a finire un libro di Michele Mari! E' stata dura ma ce l'ho fatta. E forse ho anche compreso perchè questo scrittore non mi piace. C'è tecnica in questo libro: tanta! C'è stile, uno stile personale, Ogni tanto barlumi di intelligenza e di inventiva; forse addirittura di ironia! Ma mai spirito! Manca l'anima negli scritti di Mari, e non è davvero una cosa trascurabile! Prolisso, autoreferenziale! Ma siamo sicuri che sia uno scrittore e non un critico? Leggerlo non è "necessario" e forse neppure utile: non ti fa capire nulla di te stesso anche se forse ti insegna, a volte, qualcosa sulla letteratura. Mari, lo dice lui stesso a pagina 52, non sa neppure come si cominci a divertirsi: tutto concentrato sul proprio ombelico non ha orizzonti, non ha respiro, non ha prospettiva: è noioso, mortalmente noioso, perchè vuoto, almeno a mio parere... Eppure gli darò un'altra chance: leggerò "Io venia pien d'angoscia a rimirarti". Ricordo che il mio insopportabile professore d'Italiano stranamente trasfigurò spiegandoci Leopardi, divenne una persona o io riuscii finalmente a vederlo. E' questo che fanno gli scrittori e i poeti davvero grandi: resuscitano i morti. Voglio proprio vedere se il grande Giacomo può qualcosa su Mari come può con quasi tutti. E poi c'è una cosa che mi piace davvero di Mari, e non sono ironica: i titoli dei suoi libri. Dovevo forse fermarmi lì, visto che, alla fine, è il motivo per cui ho acquistato i suoi libri ( beh...: belle anche le copertine, a mia discolpa. Io sono un'esteta!)

    ha scritto il 

  • 2

    Pretenzioso

    Decisamente pretenzioso e traboccante di autocompiacimento. per carità innegabilmente sa scrivere, sa citare, sa come fare bella mostra, ma ci ho trovato poca sostanza.

    ha scritto il 

  • 3

    Estratti dalla memoria infantile del poetico Mari. Da uno emerge la scoperta che ci sia un mondo degli adulti, che ha solo un labile contatto con quello dei bambini. Ma è in quest'ultimo (che per un a ...continua

    Estratti dalla memoria infantile del poetico Mari. Da uno emerge la scoperta che ci sia un mondo degli adulti, che ha solo un labile contatto con quello dei bambini. Ma è in quest'ultimo (che per un adulto resta un "laggiù") dove rimane "quasi tutto" della vita.
    Per chi tanti mosaici ha composto da bimbo, bello il racconto sul rito dei puzzle con la madre.

    ha scritto il 

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