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Tu, sanguinosa infanzia

Di

Editore: Mondadori (Scrittori Italiani)

4.0
(554)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 135 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804422173 | Isbn-13: 9788804422174 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Un bambino osserva il nonno leggere libri di fantascienza, i primi volumi di"Urania" con i mostri in copertina, e immagina, trepidante, di assistere ascontri tra il vecchio e le creature venute dallo spazio. Un bambino ha fattocon un coetaneo il primo scambio della sua vita: una macchinina di metallo perun giocattolo di plastica, e adesso è tormentato dai rimorsi. Un giovanelettore ama otto scrittori di mare: Conrad, Defoe, London, Melville, Poe,Salgari, Stevenson e Giulio Verne. Deve sceglierne uno, sacrificando, uno pervolta, altrettanti pezzi del suo cuore: chi sopravviverà?
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  • 4

    ✰✰✰✰ molto buono

    A molti è piaciuto NONOSTANTE il linguaggio visto come esercizio di stile.
    Il signore in questione insegna letteratura italiana all’università: mi auguro che il suo linguaggio contenga più delle 500 p ...continua

    A molti è piaciuto NONOSTANTE il linguaggio visto come esercizio di stile.
    Il signore in questione insegna letteratura italiana all’università: mi auguro che il suo linguaggio contenga più delle 500 parole (e sono già tante) usate nel linguaggio corrente.
    Per una come me che tra le sue letture infantili preferite aveva un vocabolario è come andare a nozze.

    Nel leggere questo libro ho ringraziato proprio il linguaggio: se fosse stato più terra terra mi sarei sentita molto a disagio.

    Tra me e Mari ci sono otto anni di differenza. A suo favore.
    Non molti allora, quando il mondo cambiava velocemente, ma non come ora.
    Certo quando lui scopriva Urania, io scoprivo i ragazzini (senso metaforico), ma fa lo stesso.

    Molti dei suoi miti infantili furono anche i miei e non miei solamente, credo e spero.

    I giornalini di cui non rimane purtroppo traccia nella mia casa e che lui ha fortunosamente conservato e che sopravvivono solo per il Michele bambino perché, amara constatazione, mai per nessun altro avranno il medesimo significato.

    Gli Urania (anche da me quelli fatti colpevolmente fuori, come i Galaxy), i piccoli oggetti che hanno dato forma ad un mondo che non c’è più, come loro. E il senso di colpa nell’averli perduti o scambiati, sentito oggi nel momento in cui quel tempo diventa irrecuperabile.

    Le canzoni degli alpini. Tra le tante sceglie due che mi sono parimenti care, che so a memoria e che canticchio quando nessuno sente (sono pure stonata) per le quali Mari risveglia gli stupori infantili di plausibilità e interpretazione di fronte a testi così lontani.

    Il processo tormentoso di selezione tra gli otto autori più amati, per me inquietante.

    Il tentativo di trovare diverso il libro regalatogli dal padre rispetto a quello da lui letto pochi giorni prima. Cosa dire quando ti viene presentato in dono un libro, pur amato, che hai appena terminato e la persona che te lo dona è una persona importante, alla quale non vorresti dispiacere? Mari, da predestinato, scova nella traduzione stimoli in grado di mutare le immagini suggerite dal testo.

    Altri incubi adolescenziali dei quali può essere rivelazione l’attuazione di vendette sanguinose, messaggero un Otello vestito con gli ornamenti barbarici di Macbeth.

    Ed altro nel supermercato della memoria infantile, pianeta lontano nel tempo e nello spazio e mai dimenticato, con una certa predilezione per il dramma e l’avventura (i Mandrake sono pochi).

    02.02.2015

    ha scritto il 

  • 4

    Il mondo di Michele Mari ruota intorno all'infanzia. Lo testimonia questo volume di racconti, in qualche modo collegati agli anni della prima formazione.
    Infanzia come magia dell'apprendimento, amore ...continua

    Il mondo di Michele Mari ruota intorno all'infanzia. Lo testimonia questo volume di racconti, in qualche modo collegati agli anni della prima formazione.
    Infanzia come magia dell'apprendimento, amore assoluto per il gioco, spesso ricondotto a valori quasi filosofici: ad esempio "Certi verdini", dove il puzzle diventa approccio al tempo e alla conoscenza.
    Nostalgia, ma senza stucchevolezze: nostalgia per una dimensione che si tende a disperdere nell'età adulta, dissipandone i tesori. Mari ne ha fatto la sua ossessione narrativa: feconda e seducente ossessione, voglio dire.
    Libro originalissimo, da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Una bella raccolta di racconti, talvolta forse troppo letterari, spesso estremamente sinceri, sempre interessanti. L'infanzia come luogo spietato, dolce ed irraggiungibile, da cui il mondo degli adult ...continua

    Una bella raccolta di racconti, talvolta forse troppo letterari, spesso estremamente sinceri, sempre interessanti. L'infanzia come luogo spietato, dolce ed irraggiungibile, da cui il mondo degli adulti pare regolato da leggi rigide ed inconoscibili.
    Mi sono piaciuti molto gli ultimi due racconti, "E il tuo dimon son io" e "Laggiú", e "L'uomo che uccise Liberty Valance".
    Un breve brano che mi ha fatto ripensare alla mia, d'infanzia:
    Io ero convinto che tutto il visibile - persone, automobili, rondini, fili della luce, sputi per terra- fose una rappresentazione inscenata attorno a me allo scopo di studiare il mio comportamento.
    Sentendomi osservato, mi davo un contegno per non dare a vedere che mi ero accorto di tutto: cavia consapevole, mi dicevo, cavia inutile, dunque cavia da eliminare.

    ha scritto il 

  • 5

    TU, SANGUINOSA INFANZIA

    Undici mirabili racconti in cui l’autore scandaglia la memoria per ritrovare giochi dispersi, libri perduti e oggetti trascurati dal tempo, che desidera riscattare dall’abbandono. La scrittura di M ...continua

    Undici mirabili racconti in cui l’autore scandaglia la memoria per ritrovare giochi dispersi, libri perduti e oggetti trascurati dal tempo, che desidera riscattare dall’abbandono. La scrittura di Mari, da dotto letterato qual è, fa sfoggio di un ampio registro linguistico ricco di latinismi, arcaismi, termini desueti apparentemente complessi, ma comunque semplici da decifrare in base al contesto.
    Per Pietro Citati «La mitologia di Michele Mari è quella del grande romanticismo tenebroso. Ama la tenebra: attraversata da lampi e da sottili scie luminose. Attorno ad essa, la sua sapiente retorica forma una interminabile eco, facendo risuonare la sua voce attorno alle voci molteplici della letteratura». A questo esaustivo commento posso solo aggiungere che ho trovato nel libro momenti di tale bellezza da farmi sentire bello anch’io.

    ha scritto il 

  • 5

    forever child

    ma io gliene darei dieci di stelline, a michele mari. iperbole intellettuale e qualificativa (di grado superlativo assoluto: la migliore) dice pensieri che sono anche miei, e altri che lo diventano ma ...continua

    ma io gliene darei dieci di stelline, a michele mari. iperbole intellettuale e qualificativa (di grado superlativo assoluto: la migliore) dice pensieri che sono anche miei, e altri che lo diventano mano a mano che le sue parole prendono forma. ah quanta sofferenza per l'uomo che uccise liberty valance, e per tutto ciò che dell'infanzia ci è scivolato via. epperò grazie: perché restituendo imperitura memoria alla tua winchester acquistata in corso vercelli e persa in piazza napoli, o al tuo volume di saturnino farandola, omaggi senza saperlo la mia casetta dei cow boys con il disegno del cavallo legato su uno dei lati di tela, e l'orsetto colargol e, e, e.
    mamma iela (e anche papà enzo certo, ma parecchio merito secondo me è stato di mamma iela) quanto vi ha reso fieri questo figlio michele, diventato grande rimanendo così splendidamente bambino?

    ha scritto il 

  • 4

    Racconti sull'infanzia, e in particolare sulle ossessioni dell'infanzia, decisamente nostalgici.
    In teoria dovrebbe essere un argomento a me sgradito, visto che ho poco interesse per l'infanzia, di cu ...continua

    Racconti sull'infanzia, e in particolare sulle ossessioni dell'infanzia, decisamente nostalgici.
    In teoria dovrebbe essere un argomento a me sgradito, visto che ho poco interesse per l'infanzia, di cui ho zero nostalgia e zero ricordi.
    Ma Mari è davvero bravo, e la sua scrittura (in questi racconti volutamente e splendidamente ampollosa e arcaica) è molto piacevole. E soprattutto, l'autore evita ogni banalità, dando sfoggio di creatività.

    ha scritto il 

  • 3

    Alcuni brani di questi racconti sono autentici capolavori, altri esercizi di stile un po' irritanti e fini a se stessi. Ancora non ho capito se amo o odio Mari. Ma penso di amarlo, come chiunque mi in ...continua

    Alcuni brani di questi racconti sono autentici capolavori, altri esercizi di stile un po' irritanti e fini a se stessi. Ancora non ho capito se amo o odio Mari. Ma penso di amarlo, come chiunque mi ingeneri emozioni contrastanti

    ha scritto il 

  • 4

    Libro di racconti che riportano ognuno nella propria sanguinosa infanzia. Quello che siamo arriva da lì.
    Scritto in una lingua tutta sua (e benissimo) alcune volte sembra un po' un esercizio di stile. ...continua

    Libro di racconti che riportano ognuno nella propria sanguinosa infanzia. Quello che siamo arriva da lì.
    Scritto in una lingua tutta sua (e benissimo) alcune volte sembra un po' un esercizio di stile.
    Credo che mi rimarrà dentro per molto tempo.

    ha scritto il 

  • 3

    Sintassi d'altri tempi, ma quei verdini...

    Lo salva il botta e risposta finale. Perché Mari è, nonostante il suo egocentrismo, un uomo intelligente, bisogna ammetterlo. E lo dimostra con la traccia che lascia nel cervello, nonostante la noia d ...continua

    Lo salva il botta e risposta finale. Perché Mari è, nonostante il suo egocentrismo, un uomo intelligente, bisogna ammetterlo. E lo dimostra con la traccia che lascia nel cervello, nonostante la noia di una sintassi pesante come un documentario di sei ore sui dervisci. Coi suoi (rari) paragrafi dal linguaggio "plebeo", in mezzo ad altri, degni del più meticoloso e centenario insegnante di filologia germanica. Linguaggio complesso, ai più fastidioso, lo sa e continua a reggere il gioco fino alla fine, per poi regalare un dialogo pulito, innocente, e che rinfranca.

    ha scritto il 

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