Tu, sanguinosa infanzia

Di

Editore: Mondadori (Scrittori Italiani)

4.0
(597)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 135 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804422173 | Isbn-13: 9788804422174 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Un bambino osserva il nonno leggere libri di fantascienza, i primi volumi di"Urania" con i mostri in copertina, e immagina, trepidante, di assistere ascontri tra il vecchio e le creature venute dallo spazio. Un bambino ha fattocon un coetaneo il primo scambio della sua vita: una macchinina di metallo perun giocattolo di plastica, e adesso è tormentato dai rimorsi. Un giovanelettore ama otto scrittori di mare: Conrad, Defoe, London, Melville, Poe,Salgari, Stevenson e Giulio Verne. Deve sceglierne uno, sacrificando, uno pervolta, altrettanti pezzi del suo cuore: chi sopravviverà?
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  • 0

    (M'era sparito il commento. Rimettiamolo, va, chè ci tengo)
    Racconti densi di un compunto e compreso amarcord sull'infanzia e le sue agrodolci sopravvivenze. Ottimamente referenziato dai più (tra cui ...continua

    (M'era sparito il commento. Rimettiamolo, va, chè ci tengo)
    Racconti densi di un compunto e compreso amarcord sull'infanzia e le sue agrodolci sopravvivenze. Ottimamente referenziato dai più (tra cui amici e vicini carissimi, a cui so già che non potrò mai finire di chiedere clemenza) e intuisco perché.

    Perchè c’è l'intenerirsi fino allo sdilinguimento per il pensoso ed ironico e dolente e dolce ed amaro rimembrare dell’eterno pascoliano fanciullino.
    Perchè c’è l’ansia empatica ed identitaria insieme dell’ “anch’io....anch’io....... Ehhhh quante ne abbiamo passate!...ma tiricordi.... i giardinetti, la collezione dei giornalini e degli Urania, la hit parade degli scrittori, il libro di papà, il puzzle di mammà, le canzoni degli alpini di nonnò?” (salvo poi aggiungere: "tremendo eh?!").
    Perchè c’è il commosso e sommesso gioire per l'aulico ed epico e barocco prosare; per il ricercato ed arcaico e sofferto e colto aggettivare.
    Perchè c’è l’ammirazione per arti(fizi) ed anche abilità del mestiere.

    Però, dato per scontato che al fondo ci son di sicuro limiti di (dis)gusto e di (in)sensibilità tutti miei, provo a trovarmi qualche povera e (lo so!) vana giustificazione per la bestemmia che vado pronunciando.

    Forse sarà che le pacche sulle spalle tra reduci di comuni dis/grazie dell’età verde, mi deprimono;
    Forse sarà che sono allergico ai libri sull'infanzia e soprattutto a quelli elegiaci e buonisti (e questo tale è, nonostante le dis/grazie; anzi, soprattutto per quelle, temo);
    Forse sarà che il tema dell'infanzia dentro molto mi dole ed all'infanzia non tornerei neppure previo ingaggio stellare;
    Forse sarà che la bravura troppo cercata e troppo esposta in vetrina tanto mi infastidisce (mi fa pensare al kitsch delle case di certi nuovi ricchi e alla miseria che pre(te)nde lo sfogo);

    Fatto sta che devo confessare che l'atmosfera ironico-nostalgica-ma-invece-no, cosparsa di postuma, manierata sofferenza e di ruffiani ammiccamenti mi ha dato reazioni allergiche e analfilattiche indettagliabili.
    E così, "il lirico periodare, labirintico ed ispirato, denso di sofisticate sofistificazioni attorno al tempo romito mi è apparsa, nel mentre mi coloravo di vermiglia vergogna, la verbosa e pretenziosa mascheratura di un passatismo tanto ironico e dolorante quanto affetto da obsolescente morbosità" (rende l’idea, la citazione tarocca?)

    L'ho finito con la fatica che viene dalla crescente, colpevole sensazione di decrittare banalità.
    Ps) Come atto estremo di riparazione salvo “Laggiù”. Basta? No vero? Lo sapevo.

    ha scritto il 

  • 3

    Non si può non ammirare lo stile mirabolante di Michele Mari: sembra un Calvino strafatto di coca. Questo è il primo libro che leggo, e perciò è prematuro dar giudizi veri; ma voglio sperare che di ta ...continua

    Non si può non ammirare lo stile mirabolante di Michele Mari: sembra un Calvino strafatto di coca. Questo è il primo libro che leggo, e perciò è prematuro dar giudizi veri; ma voglio sperare che di tanta intelligenza, arguzia, ironia e cultura, di tanto gusto e tanto amore per la lingua italiana, Mari abbia saputo farne (o saprà farne) qualcosa di più. Perché sfogliando il racconto degli Otto Scrittori, dedicato ai grandi autori classici dell'avventura, non si può fare a meno di pensare: sì, com'è piacevole leggere questo racconto, ma com'è mille volte più piacevole leggere Quelli! Perché aver paura della letteratura vera? Perché sotto questo immaginifico castello di parole non ci sono, come sotto i castelli di parole di Calvino (simili ma meno strabilianti, e proprio per questo più eleganti, perché, si sa, il troppo stroppia), non ci sono storia e passione?, ma al massimo un briciolo di malinconia, un tocco di poesia? Perché questo pudore, questa autoironia, questo giocare con le parole come fossero tessere di un puzzle? Proprio il linguaggio esageratamente ampolloso, scherzosamente iperbolico, impedisce al lettore di prendere sul serio il contenuto. Ma c'è, poi, un contenuto? Dove sono le grandi idee, le lotte, i sentimenti, le avventure, i conflitti e i disastri? Questi racconti sono dedicati all'infanzia, e va bene. Ma pensiamo cosa ha scritto Calvino sull'infanzia, i Nidi di ragno e il Barone Rampante. Quelli, Calvino e Stevenson e Melville e tutti gli altri, sono Letteratura, e questo è cazzeggio; Cazzeggio con la C maiuscola, se volete, Cazzeggio in grande stile, ma pur sempre cazzeggio.

    ha scritto il 

  • 5

    strepitoso

    otto racconti che si intrecciano formando un unico ricordo,nostalgico e struggente di un periodo bellissimo e crudele quale è l'infanzia. sceglierne uno su tutti sarebbe come preferire il sole al mare ...continua

    otto racconti che si intrecciano formando un unico ricordo,nostalgico e struggente di un periodo bellissimo e crudele quale è l'infanzia. sceglierne uno su tutti sarebbe come preferire il sole al mare,il cioccolato alla pizza (Mari mi perdonerà il paragone svilente) perchè sono tutti straordinari a modo loro,a partire dalle atmosfere per terminare con lo stile ricercato ma non ridondante.
    le collezioni di fumetti da custodire gelosamente, la scoperta del piacere della rilettura,le crudeli dinamiche tra bambini al parchetto (le mamme ancora più crudeli),la fissa per i puzzle (mai amato appenderli:-)) e quella geniale combriccola di scrittori che solo un altrettanto geniale autore poteva mettere insieme.
    le cene con le anobiane di classe sono sempre le migliori
    a buon rendere socia:-*

    ha scritto il 

  • 5

    Questo libro di racconti di Mari mi e' piaciuto tantissimo!
    Quelli che ho preferito sono, in quest'ordine:
    La freccia nera, Certi Verdini, Canzoni di guerra, I giornalini.
    Piacevolissimo il primo, s ...continua

    Questo libro di racconti di Mari mi e' piaciuto tantissimo!
    Quelli che ho preferito sono, in quest'ordine:
    La freccia nera, Certi Verdini, Canzoni di guerra, I giornalini.
    Piacevolissimo il primo, sulla scoperta della diversa traduzione in italiano dello stesso libro; mi rammenta un recentissimo libro di Somerset Maugham, Acque morte, edito da Mondadori nel 1956 con il titolo Questa nostra vita, e poi nel 1994 da Sellerio con il titolo Lo spazio angusto: ho letto i primi due, sembra di leggere un romanzo nuovo ogni volta, e' una sensazione bellissima.
    Nel secondo mi ha divertito tantissimo l'ossessione di madre e figlio per i puzzle di 18/24.000 pezzi ed oltre ....
    Il terzo mi ha ricordato, nella prima parte, quando io e mio marito (ma soprattutto lui) cantavamo canzoni di montagna come ninne nanne alla figlia maggiore, rimasta figlia unica per quattro anni: noi non cantavamo Monte Canino, bensi' La leggenda della Grigna, fra le altre ....
    ..... e i giornalini! Avevo un fratello maggiore e cugini maschi, quindi sono cresciuta leggendo fumetti prettamente maschili: Tex , Zagor, Rintintin, L'uomo mascherato, Mandrake .....
    Un nostalgico tuffo nel passato!

    ha scritto il 

  • 5

    Non dover mai rimpiangere nulla

    Per una curiosa coincidenza, mi ritrovo a leggere in questi giorni un libro di Giacobbe, una sorta di trattato semi-serio sulle cause che determinano le più recenti patologie psico-depressive della so ...continua

    Per una curiosa coincidenza, mi ritrovo a leggere in questi giorni un libro di Giacobbe, una sorta di trattato semi-serio sulle cause che determinano le più recenti patologie psico-depressive della società odierna e relativi antidoti; e per quanto enunciato in tale libro a mò di teoremi scientificamente dimostrabili potrei asserire con (discutibile) certezza che Michele Mari, autore di 'Tu, sanguinosa infanzia', soffre di una forma avanzata di nevrosi infantile da coazione prolungata di quella espressione della personalità umana nota come 'personalità del bambino'.
    Per i dettagli tecnici legati a tale patologia, qualora foste interessati, vi rimando al libro 'Alla ricerca delle coccole perdute' (che commenterò a breve); a Michele Mari, invece, nella remota ipotesi dovesse imbattersi in questo commento, consiglierei di non preoccuparsi per tale patologia perchè siamo in tanti ad esserne affetti, me compreso, e soprattutto perchè gli psicoterapeuti - o presunti tali - sono sempre tendenzialmente catastrofici.

    Detto ciò, l'opera di Mari si articola in 11 racconti splendidamente scritti, lessico lussureggiante e classicheggiante, una prosa ricercata e colta, dal sapore antico, arcaico, che rimane tale anche quando l'umorismo prevale sulla malinconia, l'ironia sull'inquietudine e l'angoscia per il futuro.
    La costruzione di ogni periodo è un'opera d'arte, una scultura finemente cesellata, ogni termine scelto e posizionato con cura maniacale a concorrere nel raggiungimento di un'armonia quasi musicale e perfezione stilistica.
    Ogni racconto è un pezzo d'infanzia che riaffiora prepotentemente sfidando e vincendo la pressione esercitata dall'oblio con cui la vita adulta, la maturità, cerca di relegare nei più profondi meandri della memoria quei momenti, quelle immagini, quelle emozioni che tanto abbiamo amato perchè hanno plasmato in tenera età la nostra personalità, fortemente ricettiva in quegli anni verso qualsiasi stimolo esterno perchè ancora priva di esperienza, ancora incontaminata.
    Volendo trovare un'immagine rappresentativa di questi racconti penserei ad un geyser, per l'impeto che trasmettono, il desiderio di non soccombere, di non svanire e perdersi per sempre... come i giocattoli, quei giocattoli che erano nostri compagni di sogni ed avventure in mondi inventati nella nostra cameretta, a cui non avremmo rinunciato per nulla al mondo e che da un giorno all'altro scompaiono, senza rendercene conto, come se qualcuno, un ladro invisible li abbia nascosti o peggio ancora distrutti.
    Infatti è così, scompaiono. Tutto il segreto sta nel non distrarsi mai, mai abbassare la guardia... sapere sempre cosa si ha, dove lo si ha.. E ciò che hai amato anche un solo mattino, tenertelo stretto fino alla morte. Tenere, tenere, tenere ..

    E i giornalini, la raccolta di fumetti se non l'intera collezione Urania, magari accantonata nel ripiano superiore e più nascosto della libreria, non sono forse un tesoro inestimabile al pari dei grandi classici, dei nobili testi occupanti in bella mostra i ripiani centrali?
    Non erano forse un documento - una prova! - della sua infanzia e insieme del suo angosciato dibattersi per non uscirne mai, da quella infanzia, mentre tutto invece aveva congiurato a strappargliela via a sangue a colpi di paure, di orrende prurigini, di ambigue conquiste intellettuali, di botte da orbi?

    E per questo motivo i ricordi-racconti di Mari sanguinano, e sarà così per sempre, sono una ferita aperta che mai si rimarginerà.. perchè il loro destino è inevitabile, il loro dissolvimento inarrestabile come inesorabile è la transizione verso l'età adulta.

    Tutti i racconti indistintamente meritano di essere letti, se non altro per lasciarsi ammaliare dalla superba scrittura di Mari:
    "C'è una zona, proprio sotto il ginocchio dei ragazzini, in cui si compendia l'orrore dei giardinetti: là, dove la pelle è più grigia e più spessa, quasi cotta dagli sfregamenti sull'erba; là, dove la lerceria si è consustanziata nel derma. In quel livido lembo di cuoio si leggono le imprese scomposte di una precoce virilità, l'iscrizione a precisa mafiucola, la disgustosa logica della strada."

    Io però ne ho amato uno in particolare, un piccolo grande capolavoro, un concentrato di poesia e pregiata letteratura: 'Otto scrittori'
    Una sfida immaginaria tra 8 grandi nomi, autori dei più memorabili romanzi di avventura, aventi il mare come protagonista assoluto: romanzi che ogni ragazzo dovrebbe aver sfogliato almeno una volta nella vita e conservato gelosamente sotto il cuscino, nei propri sogni.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    ...fanatismo rimembrante....

    Fruttero e Lucentini parlano di "fanatismo rimembrante" e credo che questa sia una buona descrizione di una raccolta di racconti molto bella. Soprattutto "Otto scrittori" mi ha affascinato: Conead, De ...continua

    Fruttero e Lucentini parlano di "fanatismo rimembrante" e credo che questa sia una buona descrizione di una raccolta di racconti molto bella. Soprattutto "Otto scrittori" mi ha affascinato: Conead, Defoe, London, Melvlle, Poe, Salgari, Stevenson e Verne affratellati dal mare e dall'avventura ma poi divisi ciascuno per le sue particolari caratteristiche che ne fanno ciascuno un caso a sè...questa la metafora che sta dietro un racconto (...uno dei più bei racconti italiani degli ultimi dieci anni...secondo Domenico Scarpa) che è un piccolo saggio letterario. Per chi ha amato quegli autori, un racconto da non perdere, che invita alla rilettura.

    ha scritto il 

  • 4

    Una serie di racconti che pennellano alcuni momenti, rimasti indissolubili, e per questo sanguinanti, dell’infanzia. Il linguaggio è ricercato, barocco, ma giocoso, a volte sembra poesia in prosa, tan ...continua

    Una serie di racconti che pennellano alcuni momenti, rimasti indissolubili, e per questo sanguinanti, dell’infanzia. Il linguaggio è ricercato, barocco, ma giocoso, a volte sembra poesia in prosa, tanto appare musicale. Forse da leggere a voce alta come una favola?
    Gli Urania, i puzzle, le canzoni degli alpini...tanti piccoli elementi che segnano i primi anni di vita e che alimentano grandi, grandissimi amori, che il tempo non potrà far altro che conservare e tenere laggiù, come i migliori.
    Geniale, per chi, come me, ha amato una letteratura di un certo genere, il racconto Otto scrittori: un intrecciarsi perfetto e un finale che giusto ad Achab poteva non piacere.
    Delizioso.

    ha scritto il 

  • 4

    "Non c'è stato molt'altro, nella vita. No, è quasi tutto laggiù"

    "Basta che ci capiti in mano una nostra fotografia di quando avevamo sette o dieci anni per scioglierci di commozione come ulissidi che rivedan la patria, ecco chi sono gridiamo, quello lì sono, volev ...continua

    "Basta che ci capiti in mano una nostra fotografia di quando avevamo sette o dieci anni per scioglierci di commozione come ulissidi che rivedan la patria, ecco chi sono gridiamo, quello lì sono, volevo ben dire, io sono sempre quello".

    Basterebbe questa bellissima frase tratta dall'ultimo racconto della raccolta a descrivere quest'opera di Michele Mari, questi splendidi undici racconti che hanno come comune denominatore l'infanzia, nello specifico la sua infanzia di bambino solitario, un po' snob, sbeffeggiato, deriso, allontanato dai suoi amichetti di gioco e speranzoso di crescere in fretta.
    In questi racconti c'e' uno stralcio del passato che ha caratterizzato la sua vita ma anche la nostra, tutti quanti noi siamo stati bambini e ci siamo emozionati davanti a un giocattolo che temevamo perduto per sempre, abbiamo giocato nei giardini pubblici e ci siamo trovati davanti a volte l'ottusita' del prossimo, abbiamo temuto di non essere all'altezza del mondo degli adulti.
    C'e' molto dell'infanzia di ognuno di noi e Mari la descrive divinamente, anche perche' quest'uomo scrive da Dio, sa esprimersi meravigliosamente.
    Il mio preferito degli undici racconti e' l'ultimo pieno di commozione, di rabbia, di nostalgia.
    Un libricino piccolo piccolo ma che va gustato lentamente, assaporando un'eta' trascorsa Michele Mari ci restituisce con freschezza e un uso sapiente della lingua l’età più innocente, più pura, più dolorosa, con tutte le sue ossessioni e la sua meraviglia. È un libricino piccolo piccolo ma che va gustato con lentezza, assaporando un mondo ormai lontano ma mai dimenticato come l'infanzia.

    "Non c'è stato molt'altro, nella vita. No, è quasi tutto laggiù".

    Titoli racconti:

    I giornalini
    L'uomo che uccise Liberty Valance
    Le copertine di Urania
    Mi hanno sparato e sono morto
    L'orrore dei giardinetti
    Otto scrittori
    La freccia nera
    Certi verdini
    Canzoni di guerra
    E il tuo dimon son io
    Laggiu'

    ha scritto il 

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