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Tu, sanguinosa infanzia

Di

Editore: Mondadori (Scrittori Italiani)

4.0
(570)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 135 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804422173 | Isbn-13: 9788804422174 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Un bambino osserva il nonno leggere libri di fantascienza, i primi volumi di"Urania" con i mostri in copertina, e immagina, trepidante, di assistere ascontri tra il vecchio e le creature venute dallo spazio. Un bambino ha fattocon un coetaneo il primo scambio della sua vita: una macchinina di metallo perun giocattolo di plastica, e adesso è tormentato dai rimorsi. Un giovanelettore ama otto scrittori di mare: Conrad, Defoe, London, Melville, Poe,Salgari, Stevenson e Giulio Verne. Deve sceglierne uno, sacrificando, uno pervolta, altrettanti pezzi del suo cuore: chi sopravviverà?
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  • 3

    noiosamente barocco

    troppo dannunziano, e senza lo stesso background socio-politico-culturale che possa giustificarne lo smodato uso della parola e il suo costrutto, basta vi prego siamo nel terzo millennio!

    ha scritto il 

  • 4

    Certo che Mari era ben strano fin dall'infanzia, eh? E aveva anche una famiglia un po' stranina, a quanto pare (soprattutto la madre appassionata di puzzle). L'elogio barocco di un collana di fantasci ...continua

    Certo che Mari era ben strano fin dall'infanzia, eh? E aveva anche una famiglia un po' stranina, a quanto pare (soprattutto la madre appassionata di puzzle). L'elogio barocco di un collana di fantascienza popolare ( o forse no?) merita, ma mi ha appassionato ancor più Otto scrittori.
    Curiosità: ho trovato a pag. 27 il bordo voraginoso, e a pag 53 o 54 il bordo vertiginoso (non "delle cose", ma il titolo di Carofiglio viene in mente per forza...) e il finale mi ha ricordato la Nothomb, che conclude Metafisica dei tubi con lo stesso concetto.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo è un libro che ho letto con commozione e un sorriso sulle labbra e l’esercizio di stile, lo snobismo e la ricercatezza del linguaggio mi fanno amare ancora di più Michele Mari.

    "E di queste big ...continua

    Questo è un libro che ho letto con commozione e un sorriso sulle labbra e l’esercizio di stile, lo snobismo e la ricercatezza del linguaggio mi fanno amare ancora di più Michele Mari.

    "E di queste biglie cosa mi dici? In fondo non chiedevano molto spazio, un sacchettino nell’angolo di un cassetto, eppure, a un certo punto, fine: esse vengono espulse dalla tua vita”
    “Menti! Sono le cose a scomparire, io per quelle biglie sarei morto, come avrei potuto abbandonarle? le mie biglie….”
    “Infatti è così, scompaiono. Tutto il segreto sta nel non distrarsi mai, mai abbassare la guardia…… sapere sempre cosa si ha, dove lo si ha. E ciò che hai amato anche un solo mattino, tenertelo stretto fino alla morte. Tenere, tenere, tenere…”
    “Non dover mai rimpiangere nulla…”

    Tenere...impresa impossibile, arriva il momento del tradimento, quando si diventa ‘grandi’ e si lasciano andare le cose amate, si perdono da qualche parte nella memoria salvo poi ritrovarle anni e anni dopo, complice anche solo una macchinina o un minuscolo servizio da tè su un banchetto di quei mercatini domenicali delle antichità.
    O quando di fronte agli Harry Potter sulla libreria del figlio ti soffermi a pensare al tuo Piccole donne e al sogno, neanche a dirlo, di essere come Jo March oppure ricordi il Michele Strogoff letto a dieci anni e nelle orecchie ti riecheggia un ‘ma è un libro da maschi!'
    E cosa dire dei compagni di scuola, dei giochi all’oratorio, della prima volta al cinema o allo stadio?
    E’ tutto lì, “è quasi tutto laggiù”, in quell’infanzia che improvvisamente ti viene strappata lasciando qualche ferita che non smetterà più di sanguinare.

    ha scritto il 

  • 5

    Il racconto "otto scrittori " da solo si merita il massimo! Questo non toglie bellezza al resto dei frammenti.

    E Mellville disse: io ho scritto "linea d'ombra"
    E Stevenson disse:io ho scritto "Moby D
    ...continua

    Il racconto "otto scrittori " da solo si merita il massimo! Questo non toglie bellezza al resto dei frammenti.

    E Mellville disse: io ho scritto "linea d'ombra"
    E Stevenson disse:io ho scritto "Moby Dick"
    E Conrad disse: io ho scritto "l'isola del tesoro"
    E Mellville disse: io ho scritto " L'inea di Dick"
    E Stevenson disse: io ho scritto "l'ombra di Moby"
    E Conrad disse: io ho scritto " Il tesoro"

    ha scritto il 

  • 4

    Davvero molto divertente. È un librino, ma riempie la pancia nel modo giusto, e la testa pure, perché il Professor Mari plasma l'italiano come nessun altro, e da K2 intellettuali che difficilmente si ...continua

    Davvero molto divertente. È un librino, ma riempie la pancia nel modo giusto, e la testa pure, perché il Professor Mari plasma l'italiano come nessun altro, e da K2 intellettuali che difficilmente si trovano in giro, ci fa scendere giù neanche fossimo su una pista nera di quelle difficili ma godibili.
    Fra cent'anni questi racconti ci saranno ancora.

    ha scritto il 

  • 0

    ✰✰✰✰ molto buono

    A molti è piaciuto NONOSTANTE il linguaggio visto come esercizio di stile.
    Il signore in questione insegna letteratura italiana all’università: mi auguro che il suo linguaggio contenga più delle 500 p ...continua

    A molti è piaciuto NONOSTANTE il linguaggio visto come esercizio di stile.
    Il signore in questione insegna letteratura italiana all’università: mi auguro che il suo linguaggio contenga più delle 500 parole (e sono già tante) usate nel linguaggio corrente.
    Per una come me che tra le sue letture infantili preferite aveva un vocabolario è come andare a nozze.

    Nel leggere questo libro ho ringraziato proprio il linguaggio: se fosse stato più terra terra mi sarei sentita molto a disagio.

    Tra me e Mari ci sono otto anni di differenza. A suo favore.
    Non molti allora, quando il mondo cambiava velocemente, ma non come ora.
    Certo quando lui scopriva Urania, io scoprivo i ragazzini (senso metaforico), ma fa lo stesso.

    Molti dei suoi miti infantili furono anche i miei e non miei solamente, credo e spero.

    I giornalini di cui non rimane purtroppo traccia nella mia casa e che lui ha fortunosamente conservato e che sopravvivono solo per il Michele bambino perché, amara constatazione, mai per nessun altro avranno il medesimo significato.

    Gli Urania (anche da me quelli fatti colpevolmente fuori, come i Galaxy), i piccoli oggetti che hanno dato forma ad un mondo che non c’è più, come loro. E il senso di colpa nell’averli perduti o scambiati, sentito oggi nel momento in cui quel tempo diventa irrecuperabile.

    Le canzoni degli alpini. Tra le tante sceglie due che mi sono parimenti care, che so a memoria e che canticchio quando nessuno sente (sono pure stonata) per le quali Mari risveglia gli stupori infantili di plausibilità e interpretazione di fronte a testi così lontani.

    Il processo tormentoso di selezione tra gli otto autori più amati, per me inquietante.

    Il tentativo di trovare diverso il libro regalatogli dal padre rispetto a quello da lui letto pochi giorni prima. Cosa dire quando ti viene presentato in dono un libro, pur amato, che hai appena terminato e la persona che te lo dona è una persona importante, alla quale non vorresti dispiacere? Mari, da predestinato, scova nella traduzione stimoli in grado di mutare le immagini suggerite dal testo.

    Altri incubi adolescenziali dei quali può essere rivelazione l’attuazione di vendette sanguinose, messaggero un Otello vestito con gli ornamenti barbarici di Macbeth.

    Ed altro nel supermercato della memoria infantile, pianeta lontano nel tempo e nello spazio e mai dimenticato, con una certa predilezione per il dramma e l’avventura (i Mandrake sono pochi).

    02.02.2015

    ha scritto il 

  • 4

    Il mondo di Michele Mari ruota intorno all'infanzia. Lo testimonia questo volume di racconti, in qualche modo collegati agli anni della prima formazione.
    Infanzia come magia dell'apprendimento, amore ...continua

    Il mondo di Michele Mari ruota intorno all'infanzia. Lo testimonia questo volume di racconti, in qualche modo collegati agli anni della prima formazione.
    Infanzia come magia dell'apprendimento, amore assoluto per il gioco, spesso ricondotto a valori quasi filosofici: ad esempio "Certi verdini", dove il puzzle diventa approccio al tempo e alla conoscenza.
    Nostalgia, ma senza stucchevolezze: nostalgia per una dimensione che si tende a disperdere nell'età adulta, dissipandone i tesori. Mari ne ha fatto la sua ossessione narrativa: feconda e seducente ossessione, voglio dire.
    Libro originalissimo, da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Una bella raccolta di racconti, talvolta forse troppo letterari, spesso estremamente sinceri, sempre interessanti. L'infanzia come luogo spietato, dolce ed irraggiungibile, da cui il mondo degli adult ...continua

    Una bella raccolta di racconti, talvolta forse troppo letterari, spesso estremamente sinceri, sempre interessanti. L'infanzia come luogo spietato, dolce ed irraggiungibile, da cui il mondo degli adulti pare regolato da leggi rigide ed inconoscibili.
    Mi sono piaciuti molto gli ultimi due racconti, "E il tuo dimon son io" e "Laggiú", e "L'uomo che uccise Liberty Valance".
    Un breve brano che mi ha fatto ripensare alla mia, d'infanzia:
    Io ero convinto che tutto il visibile - persone, automobili, rondini, fili della luce, sputi per terra- fose una rappresentazione inscenata attorno a me allo scopo di studiare il mio comportamento.
    Sentendomi osservato, mi davo un contegno per non dare a vedere che mi ero accorto di tutto: cavia consapevole, mi dicevo, cavia inutile, dunque cavia da eliminare.

    ha scritto il 

  • 5

    TU, SANGUINOSA INFANZIA

    Undici mirabili racconti in cui l’autore scandaglia la memoria per ritrovare giochi dispersi, libri perduti e oggetti trascurati dal tempo, che desidera riscattare dall’abbandono. La scrittura di M ...continua

    Undici mirabili racconti in cui l’autore scandaglia la memoria per ritrovare giochi dispersi, libri perduti e oggetti trascurati dal tempo, che desidera riscattare dall’abbandono. La scrittura di Mari, da dotto letterato qual è, fa sfoggio di un ampio registro linguistico ricco di latinismi, arcaismi, termini desueti apparentemente complessi, ma comunque semplici da decifrare in base al contesto.
    Per Pietro Citati «La mitologia di Michele Mari è quella del grande romanticismo tenebroso. Ama la tenebra: attraversata da lampi e da sottili scie luminose. Attorno ad essa, la sua sapiente retorica forma una interminabile eco, facendo risuonare la sua voce attorno alle voci molteplici della letteratura». A questo esaustivo commento posso solo aggiungere che ho trovato nel libro momenti di tale bellezza da farmi sentire bello anch’io.

    ha scritto il 

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