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Tu non sei un gadget

Di ,

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

3.5
(100)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 267 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8804601930 | Isbn-13: 9788804601937 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Computer & Technology , Non-fiction , Social Science

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Descrizione del libro
Proviamo a immaginare che gli esseri umani smettano di usare la tecnologia piegandola ai propri scopi, per lasciare che sia la tecnologia a plasmare le loro vite: che cosa accadrebbe? Jaron Lanier, guru della realtà virtuale, appartiene alla ristretta cerchia dei lungimiranti pionieri della Silicon Valley che si formò negli anni Ottanta. Tra i primi a predire i rivoluzionari cambiamenti che il Web avrebbe apportato al mondo dell'economia e della cultura, oggi, a vent'anni dalla creazione della Rete, offre una lettura stimolante del modo in cui Internet pervade e condiziona le nostre esistenze. Il Web e le sue applicazioni sono ormai così familiari che è facile non vedere come di fatto essi si stiano sviluppando in direzioni imprevedibili rispetto al progetto originario. Grazie a un metodo d'indagine coerente e rigoroso e al suo talento eclettico, Lanier analizza gli aspetti tecnici e culturali, l'impatto sociale e le distorsioni ideologiche di un universo digitale contraddittorio e ci mette in guardia contro le aberrazioni di un sistema condizionato dai mercati finanziari e da siti che troppo spesso privilegiano la "saggezza della folla" e gli algoritmi informatici a danno dell'intelligenza e della capacità di giudizio delle singole persone, mettendo in serio pericolo la creatività intellettuale, lo spirito critico e la stessa idea di sapere.
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  • 4

    A volte troppo incentrato sulla realtà statunitense, a volte troppo contro alcuni sistemi e la cultura open in generale, ma un'interessante punto di vista, forse ormai superato dai testi di Lovink e Formenti che hanno un'impostazione più europea.

    ha scritto il 

  • 1

    Ho fatto veramente fatica a finire di leggere questo libro, ammetto di essere stato tentato più volte di abbandonarlo. Trovo che lo stile di scrittura renda la lettura veramente pesante. Inoltre anche i contenuti non eccellono: più che il trattato di una persona competente sembra il blog di un ad ...continua

    Ho fatto veramente fatica a finire di leggere questo libro, ammetto di essere stato tentato più volte di abbandonarlo. Trovo che lo stile di scrittura renda la lettura veramente pesante. Inoltre anche i contenuti non eccellono: più che il trattato di una persona competente sembra il blog di un adolescente confuso. Di spunti interessanti se ne trovano pure, purtroppo vengono poi annegati in un mare di inutilità o comunque non ricevono il meritato approfondimento; rimanendo quindi sospesi nel nulla senza un discorso a contorno che li renda interessanti. Ho trovato le ultime pagine più interessanti della media, forse perché li mette un po' da parte i discorsi catastrofistici (la rete ci ruberà l'anima) e descrive un po' più seriamente gli organi di senso e la realtà virtuale, avvicinandosi un po' di più quindi alle mie aspettative: un ricercatore che espone fatti, fornisce riferimenti per approfondire e poi condisce i risultati con impressioni ed opinioni personali; stampo che purtroppo non esiste nella quasi totalità del libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Lanier writes about people and technology (in that order) and their relationship. His perspective is worthwhile to explore, even or especially if you believe the crowd will solve all of the world's challenges. The early internet carried those promises, but its progress has disappointed Lanier. ...continua

    Lanier writes about people and technology (in that order) and their relationship. His perspective is worthwhile to explore, even or especially if you believe the crowd will solve all of the world's challenges. The early internet carried those promises, but its progress has disappointed Lanier. He observes an odd lack of curiosity about the limits of crowd wisdom.

    Just a few quotes: "Wikipedia, for instance, works on what I call the Oracle illusion, in which knowledge of the human authorship of a text is suppressed in order to give the text superhuman validity." "The most tiresome claim of the reigning official digital philosophy is that crowds working for free do a better job at some things than paid antediluvian experts", "I long to be shocked and made obsolete by new generations of digital culture, but instead I am being tortured by repetition and boredom", "But the politically correct dogma that holds that open source is automatically the best path to creativity and innovation is not borne out by the facts."

    Lanier (yes, he coind virtualy reality) brings in many interesting details as well ("why do we have files on computers? the first Macintosh didn't have files"). I second his views on quality over quantity. Will use his writing for an article to be and hope to come up with a real review by then.

    ha scritto il 

  • 4

    Molto interessante. Mi ha colpita in particolar modo tutte le riflessioni sul web 2.0. Molti aspetti della rete(alcuni, forse,apprezzabili da persone più esperte) mi hanno fatto riflettere sulla mente alveare e su come mi colloco io all'interno della stessa.

    ha scritto il 

  • 4

    Must read

    Jason Lanier è uno scienziato, un musicista acustico e un anticonformista. In questo bellissimo libro, mette alla berlina tutte le scempiaggini sull'"emergenza" dell'intelligenza della Rete. Un iconoclasta che, al pari di un intellettuale rinascimentale, ci invita a rimettere al centro di tutto l ...continua

    Jason Lanier è uno scienziato, un musicista acustico e un anticonformista. In questo bellissimo libro, mette alla berlina tutte le scempiaggini sull'"emergenza" dell'intelligenza della Rete. Un iconoclasta che, al pari di un intellettuale rinascimentale, ci invita a rimettere al centro di tutto l'uomo - a suon di sberle in faccia. Dopo aver letto Lanier, ogni volta che postate o condividete una scemenza online non potrete far a meno di sentirvi in colpa.

    ha scritto il 

  • 4

    Se riuscite a superare la repulsione causata dall'improbabile titolo del libro - una volta tanto colpa non della traduzione italiana ma dell'edizione originale "You are not a gadget" - avete già scalato buona parte della vetta. Se poi riuscite anche a digerire lo stile intricato, i contorti ragio ...continua

    Se riuscite a superare la repulsione causata dall'improbabile titolo del libro - una volta tanto colpa non della traduzione italiana ma dell'edizione originale "You are not a gadget" - avete già scalato buona parte della vetta. Se poi riuscite anche a digerire lo stile intricato, i contorti ragionamenti dell'autore, i suoi repentini cambi di direzione e il suo continuo aggiungere carne al fuoco che alla fine non sai più da dove è partito e dove vuole arrivare, beh, allora siete sulla cima e da lì in poi si va piacevolmente in discesa.

    Il californiano Jaron Lanier è una personalità eclettica: compositore di musica classica e collezionista di rari strumenti musicali, scenziato informatico, è uno dei pionieri della realtà virtuale e del cyberspazio poi sfociato nel world wide web. Da una parte una passione viscerale e visionaria per il mondo dell'informatica, dall'altra un approccio umanistico che pone l'individuo e la natura prima di ogni cosa: due mondi che difficilmente si possono conciliare tra loro e dal cui scontro Lanier parte per muovere le sue critiche al cosiddetto Web 2.0, dominato da giganti quali Google, Facebook o Wikipedia e dalla filosofia dell'Open Source. Oggi stiamo assistendo non ad un'esplosione di contenuti e creatività, ma ad un appiattimento culturale e sociale in cui l'intelligenza e l'identità del singolo vengono sacrificate a vantaggio della mente collettiva, dell' "Alveare". Siamo più interessati a conividere l'immagine di noi stessi piuttosto che arricchirla, e siamo disposti a sminuire e semplificare la nostra essenza per conformarla alle piattaforme standardizzate dei social network. L'informazione tende a fossilizzarsi nella bibbia dell'enciclopedia globale - in cui un sinonimo nascosto di "democrazia" è spesso "mediocrità di contenuto" - e ogni voce fuori dal coro tende ad essere sempre più flebile. Per non parlare della possibilità di accedere ad ogni contenuto istantaneamente e gratuitamente, paradiso in terra in apparenza, nella realtà un "Maoismo digitale" in cui una miriade di contadini (artisti, musicisti, registi, giornalisti) lavora gratis e gli unici ad arricchirsi sono i colossi dell'informatica, aggregatori di contenuti: nel futuro prossimo come ci si guadagnerà da vivere? Che tipo di società ci aspetta?

    Lanier ci accompagna nella sua critica alla società odierna in maniera assolutamente non organica, attraverso le proprie perplessità e paure - come quelle di un futuro in cui la nostra vita si esaurirà in una connessione permanente e totale nel Nuovo Web - e presentandoci concetti interessanti come quelli del lock-in, ovvero quel fenomeno per cui obsolete scelte di progettazione di software si perpetuano per inerzia e limitano possibili alternative o migliorie future, nonostante i passi da gigante a livello hardware. Allo stesso modo propone soluzioni innovative - tasse sull'utilizzo di contenuto artistico, musica venduta in gadget - e, soprattutto nel finale, ci accompagna alla scoperta delle sue passioni in digressioni tanto immotivate quanto interessanti: la realtà virtuale, il cervello umano, le origini della coscienza e del linguaggio, la rappresentazione dei sensi attraverso le macchine, l'intelligenza dei cefalopodi. Quella di Jaron Lanier è una voce fuori dal coro e sulle sue idee si può essere d'accordo o meno: in ogni caso gli interrogativi che pone sono fondamentali in un panorama dominato da un ottimismo e un entusiasmo quasi fanatici, in cui tutti si gustano l'abbondanza del presente ma nessuno si pone una domanda sul futuro che ci attende.

    http://thewhitesurfer.blogspot.it

    ha scritto il 

  • 4

    “Diversi modelli di media stimolano potenzialità diverse nella natura umana. Non dovremmo cercare di rendere il più efficace possibile la mentalità di branco. Dovremmo, piuttosto, cercare di instillare il fenomeno dell’intelligenza individuale”.
    Un guru della Silicon Valley che spiega e ammette f ...continua

    “Diversi modelli di media stimolano potenzialità diverse nella natura umana. Non dovremmo cercare di rendere il più efficace possibile la mentalità di branco. Dovremmo, piuttosto, cercare di instillare il fenomeno dell’intelligenza individuale”. Un guru della Silicon Valley che spiega e ammette false aspettative, limiti e derive negative di internet, in particolare dei social networks e della “cloud”. Si sente che il testo è scritto da chi non è abituato a scriverne di lunghi: discorsivo e poco strutturato, spesso deraglia e fatica a tenersi sui temi proposti. E’ divulgativo, ma alcuni passaggi richiedono comunque delle conoscenze informatiche al di sopra di quelle di base. Ciò nonostante offre tanti e buoni spunti – condivisibili o meno, ma comunque non banali - di riflessione sulla comunicazione e, soprattutto, sulla condivisione on line.

    ha scritto il 

  • 4

    Non esattamente...

    ...un saggio articolato ma comunque interessante, Lanier si interroga su una serie di problematiche aperte dal cosiddetto Web 2.0 che i più sembrano ignorare (ad esempio, se chi realizza contenuti online non avrà mai un ritorno economico del suo sforzo e del suo impegno quanto ci vorrà prima che ...continua

    ...un saggio articolato ma comunque interessante, Lanier si interroga su una serie di problematiche aperte dal cosiddetto Web 2.0 che i più sembrano ignorare (ad esempio, se chi realizza contenuti online non avrà mai un ritorno economico del suo sforzo e del suo impegno quanto ci vorrà prima che smetta di farlo?). Il tema mi interessa avendo scelto l'opensource come modello di business e Lanier centra una serie di questioni ma non offre soluzioni. Stimolante.

    ha scritto il 

  • 4

    Il titolo avrebbe dovuto essere "Umanesimo Digitale", ma non l'avrebbe capito nessuno. Un libro sulla tecnologia e sull'Uomo, su quello che la tecnologia ci sta dando ci sta togliendo, su quello che significa e significherà "restare umani" nel momento in cui le macchine funzioneranno meglio di n ...continua

    Il titolo avrebbe dovuto essere "Umanesimo Digitale", ma non l'avrebbe capito nessuno. Un libro sulla tecnologia e sull'Uomo, su quello che la tecnologia ci sta dando ci sta togliendo, su quello che significa e significherà "restare umani" nel momento in cui le macchine funzioneranno meglio di noi. Un libro importante, anche difficile (almeno, in inglese), mai scontato. Talvolta, a causa della sua genesi come collazione di articoli editi, un pò scollegato e frammentario; ed altre volte ridondante nell'insistere su concetti già espressi. Ma comunque sempre una sfida intellettuale, che forse arriva persino troppo tardi, per i Nativi Digitali. ma per noialtri, vale la pena.

    ha scritto il 

  • 3

    Lanier ne capiva molto degli internets, prima che fossero creati. è il classico intellettuale che non riesce ad accettare "il futuro", e demonizza il cambiamento solo perché.. è cambiamento! non puoi indicare come Male dei Mali le crowds, l'hivemind, il copyleft, il p2p, facebook, i troll, anonym ...continua

    Lanier ne capiva molto degli internets, prima che fossero creati. è il classico intellettuale che non riesce ad accettare "il futuro", e demonizza il cambiamento solo perché.. è cambiamento! non puoi indicare come Male dei Mali le crowds, l'hivemind, il copyleft, il p2p, facebook, i troll, anonymous, etc-- e poi dire che gli Internets non hanno creato novità, solo "repost of repost" quali wikipedia e linux. è vero gli internets decostruiscono la personalità e l'informazione, ma perché non ce ne facciamo più nulla. e questo è un nuovo modo di vivere.

    bisogna accettare il cambiamento

    ha scritto il