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Tutta la vita

Di

Editore: Longanesi

4.1
(138)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 304 | Formato: eBook

Isbn-10: 8830431192 | Isbn-13: 9788830431195 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 3

    La scrittura di Romana Petri sostanzialmente mi piace, perchè scrive di sentimenti e lo fa bene e ne suoi romanzi trovo sempre molti spunti di riflessione e frasi che non posso fare a meno di sottolin ...continua

    La scrittura di Romana Petri sostanzialmente mi piace, perchè scrive di sentimenti e lo fa bene e ne suoi romanzi trovo sempre molti spunti di riflessione e frasi che non posso fare a meno di sottolineare. Ma in questo romanzo l'ho trovata un po' troppo ridondante. Troppi ricordi, sempre gli stessi, ripetuti..insomma, il primo aggettivo che mi viene in mente ripensando a questo romanzo è "troppo". Ma la storia, che per tutta la prima parte tarda ad ingranare e sembra quasi inconsistente, a un certo punto si forma e si dipana tutta nella terza parte, l'unica che ho letto con trasporto e vera emozione, ed è una storia bellissima! E dire che invece "Figli dello stesso padre" l'ho divorato in una giornata..

    ha scritto il 

  • 5

    Semplicemente magnifico!

    Ce l'avevo da tempo e intanto avevo letto altri libri dell'autrice che ho trovato davvero di grande valore. Questo libro è davvero speciale perché riesce a parlare di un argomento, una vita intera, se ...continua

    Ce l'avevo da tempo e intanto avevo letto altri libri dell'autrice che ho trovato davvero di grande valore. Questo libro è davvero speciale perché riesce a parlare di un argomento, una vita intera, senza mai cadere nello sdolcinato. La storia è bella, tersa, appassionante, ma ciò che davvero colpisce è la lingua che Petri riesce a usare. Spesso provo a leggere autori italiani, ma spesso resto deluso dalla sciatteria del linguaggio (a parte alcuni, certo, ma pochi), qui ho trovato una cura rara per le parole. Non posso sapere se si tratti di un ordinato studio e se questa magnifica lingua venga fuori così, di getto. Certe volte ho avuto l'impressione che per scrivere così si debba stare quasi sotto dettatura. Tra tutti i personaggi meravigliosi e indimenticabili, i miei preferiti sono Toni e il cane Vinciguerra (una mia naturale predisposizione a stare dalla parte dei vinti). Loro due sono i veri "maledetti" di questa magnifica storia di una ma anche di più vite. Lo consiglio a chi ama il bello della scrittura. Per me, come ho letto da qualche altra parte, questa autrice è la degna erede di Elsa Morante. presto comincerò a leggere un altro suo libro. Questo Lo consiglio proprio. Bellissimo.

    ha scritto il 

  • 4

    Umbria, Argentina, di nuovo Umbria…l’esistenza come un cerchio: quante vite servono per raccontare tutta la vita?
    Quando ormai sembra non esserci più tempo nella sua, Alcina riceve un’altra occasione; ...continua

    Umbria, Argentina, di nuovo Umbria…l’esistenza come un cerchio: quante vite servono per raccontare tutta la vita?
    Quando ormai sembra non esserci più tempo nella sua, Alcina riceve un’altra occasione; si tratta di afferrarla o di rischiare il naufragio.
    C’è poi Toni, che ha un rapporto difficile con gli affetti, sempre alla ricerca di quelli grandi, che possano durare tutta la vita. Uomini come lui restano sulla strada della sofferenza, perché i dolori non c’è modo di misurarli e ognuno ha il proprio peso.
    Per anni l’esistenza può apparirci come un insieme di giri lenti, tutti uguali e poi, improvvisamente, trasformarsi in tutta un'altra cosa.
    Già, arriva un giorno in cui qualcuno riesce a baciarci in modo tale, da lasciarci entrare il mondo intero in quel bacio ed è proprio così che ci si dimentica che la bocca serve pure per respirare.
    Anche un solo bacio, ma talmente lungo da far perdere il fiato e lasciarci poi con il desiderio di farci un lunghissimo viaggio dentro.
    Può capitare però di sentirsi a credito di baci e di abbracci e di carezze, per via dello strano scherzo tiratoci dal destino, capace di portarci a quell'incontro troppo presto o troppo tardi, proprio con l’essere che desideriamo.
    Vedi, chi non sa abbracciare, finisce col tenere dentro di sé i sentimenti, lasciandoli stratificare così, come ce li ha buttati il tempo.
    Un bacio, solo un bacio, per tenere insieme i ricordi!
    Ci sono lettere, come quella che Alcina ha aspettato per anni, dalla carta consumata per quanto le abbiamo lette e carezzate e allora, dentro il sangue, pare ci rimanga solo il vento.
    I veri amori sono quelli che, anche quando sono lontani nel tempo o nello spazio, continuano a mantenere intatte le ragioni che ci hanno portato ad amare.
    Sono pochi i grandi sogni che si avverano nella vita, ma se si riesce a sognare spesso, si hanno più probabilità di raggiungerli.
    Restare a guardarsi in mezzo ad un sogno, proprio dentro il vento!
    Per questo ci si può convincere di averlo “sempre” amato quell’essere così speciale, solo che non lo sapevamo ancora.
    Forse è vero, magari è proprio così: la vita è semplice, si vive o non si vive, ma quando si decide di viverla, si deve andare fino in fondo, prendendosi tutto il bene ed il bello che può arrivare.
    Tutta la vita…ma una sola vita non basta, non può bastare!
    Noi non siamo qui, talmente di corsa, di passaggio, da non restare poi nella memoria di chi ci ha conosciuto o amato. Noi sopravviviamo nel colore degli occhi, nel modo di sorridere, nella capacità di sognare
    Tutta la vita…come si fa a raccontarla?
    Dovremmo riuscire a guardare ad ogni singolo giorno come ad un inizio, ma non del futuro, piuttosto di un presente che non c’è ancora stato e che è appena arrivato.
    Le persone sagge ci vorrebbero spingere a credere che tutto ciò che desideriamo, il bello ed il bene che vorremmo, in fondo rappresentano un azzardo.
    Io piuttosto credo che la saggezza, a volte, sarebbe meglio metterla da parte.

    ha scritto il 

  • 4

    “Bifronte” è la condizione dell’essere che padroneggia questo libro.
    È quella forza che trattiene nel passato, per difenderlo, per difendersi perché, se anche la memoria è dolore, ci appartiene. Non ...continua

    “Bifronte” è la condizione dell’essere che padroneggia questo libro.
    È quella forza che trattiene nel passato, per difenderlo, per difendersi perché, se anche la memoria è dolore, ci appartiene. Non solo sta dentro di noi, ma può starci anche intorno come una prigione che, tuttavia, è ciò che conosciamo e “protegge”.
    Essere “bifronte” è, allo stesso tempo, essere sospinti da un’energia opposta, che va verso il futuro. Perché niente come il futuro, come andargli incontro, ridefinisce il passato e gli toglie le sbarre.
    Il futuro è la costruzione di un viaggio, è “allontanarsi per vedere”, mettere distanza tra il nostro “sé” e l’altro “sé” per, come si dice nelle pagine, “avvantaggiarsi” del fatto di vivere.
    E dunque essere bifronte è un modo di stare nel presente, non il migliore per tutti, ma il solo per chi bifronte è.
    Alcina conoscerà due orizzonti nella sua vita, ma è una donna alla continua ricerca della sua “casa”, della sua soluzione, e dunque è aperta a qualsiasi orizzonte. Ma lo sa, conosce la sua forza?
    La forza di Alcina è avvantaggiarsi senza tradirsi, accettando di camminare nella vita con il proprio passo, volendo capire ogni incrocio del percorso, ogni deviazione; è riconoscere gli incontri, accettarli e farsene segnare, perché nessuno più di chi ci si accosta riesce a mostraci le coordinate di noi stessi; è capire la differenza tra pensare troppo alla vita e vivere, capire che il passato non ci aspetta, ma ci accompagna nella misura giusta. È aver fatto dell’essere bifronte una spinta in avanti che riesce a trasformare il passato da prigione in identità.
    Non c’è forza dirompente in questo romanzo, ma la forza costante della tenacia paziente, quasi inconsapevole: mentre si vive il presente, il passato si fa sostanza, somma a cui continuiamo ad aggiungere giorni, in una naturale e necessaria prosecuzione. La forza di chi è bifronte è questa; è riuscire a fotografarla solo quando si è arrivati.
    Brava la Petri, molto! Malgrado qualche debolezza qui e là, ha disegnato dei bellissimi personaggi, molto veri, forti, intensi.

    ha scritto il 

  • 4

    La prima cosa che mi viene in mente pensando alla lettura di questo libro è...uff...già finito...
    Quanto mi piace la scrittura di Romana Petri....eh si... Proprio tanto...
    Perchè mi ha fatto vivere le ...continua

    La prima cosa che mi viene in mente pensando alla lettura di questo libro è...uff...già finito...
    Quanto mi piace la scrittura di Romana Petri....eh si... Proprio tanto...
    Perchè mi ha fatto vivere le vite di personaggi bellissimi...tanto reali, sia i buoni che i cattivi, da riuscire quasi a vederli...
    Perchè mi ha fatto conoscere l'Alcina e Spaltero...e il loro amore unico e immenso...
    Perchè è riuscita a trasmettermi l'angoscia e l'orrore della dittatura argentina e il dolore delle donne di Plaza de Mayo...
    Perchè fra le sue parole...si alza sempre il vento...

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro arrivato caldo caldo da Gil (grazie), mi ha commosso, commosso proprio emotivamente, con quel sentire dell’interiorità che è profondo perché è quello della vita lasciata fluire, lasciata ...continua

    Questo libro arrivato caldo caldo da Gil (grazie), mi ha commosso, commosso proprio emotivamente, con quel sentire dell’interiorità che è profondo perché è quello della vita lasciata fluire, lasciata spalancata pronta ad accogliere.

    Alcina è un personaggio bellissimo. E' una giovane donna sola, con la corte dei morti da badare, da accudire, da tenere al caldo. Vive di ricordi e di rinuncia, Alcina. E ha un cane pazzo, furioso proprio, Vinciguerra. Un cane araldico nero come la notte con gli occhi rossi come il demonio. E’ un cane potente, spaventoso, la sua voce emette suoni terribili che sembrano provenire dal profondo della terra. Alcina ha anche un bacio sulle labbra che è di quelli che durano una vita e la promessa dell’uomo più bello del mondo, un ragazzo più giovane di 11 anni con un sorriso strano, come un bagliore di traverso.
    Le prime 70/80 pagine sono le migliori. Mi hanno toccato e ritoccato con dita e aliti che conosco, che sono della mia gente, che sono della mia vita. Poi questo sentire così intenso cala un po’. Tuttavia il libro regge. Regge a un amore felice. E regge per l’intreccio di altri personaggi e della storia terribile dell’Argentina.

    ha scritto il 

  • 4

    Un gran bel romanzo. Inconsueto. Ed è inconsueto che mi abbia emozionato.
    Infatti mi chiedo perché, a lettura appena terminata.

    Perchè dentro c'è una visione epica dei sentimenti e dell'amore. In part ...continua

    Un gran bel romanzo. Inconsueto. Ed è inconsueto che mi abbia emozionato.
    Infatti mi chiedo perché, a lettura appena terminata.

    Perchè dentro c'è una visione epica dei sentimenti e dell'amore. In particolare di quello più raro, che dura una vita. E che anziché spegnersi, si rinfocola nella quotidianità di una famiglia.
    Non è poco. Ma non è solo e tanto questo.

    E' soprattutto perché c'è quel modo di vivere che alla protagonista viene rimproverato come un difetto: "Di tutte le persone che ti circondano fai leggenda". Forse lo è, un difetto. Di sicuro è una configurazione della mente che porta sofferenze, che espone a vivere gli abbandoni (della propria terra, delle persone che si amano) come mutilazioni senza rimedio e senza consolazione. Alcina ce l'ha al centro del motore quel vizio. Ed è puro, vero coraggio quello che la fa partire dall'Umbra e la porta in Argentina. Per il mondo ci va e ci sta con tutto il carico di sgomento, di paura che quel modo di sentire comporta. Il romanzo è il racconto del tormento di una "senzapelle" davanti all'imprevedibilità della vita e alla certezza della morte, propria e altrui, davanti alla feroce indifferenza degli altri e della Storia; davanti al rischio o all'inevitabilità dell'abbandono, che un lutto è.

    In qualche modulo espressivo la Petri ha dei limiti, per i miei gusti (l'uso a tratti reiterato di "e" a legare le frasi, per esempio); ma ha anche una aggettivazione sempre rigorosa e spesso originale, che in qualche caso diventa fulminante o lirica; di quelle che ti fanno fermare ed alzare gli occhi, insomma.
    Ulteriore annotazione: il cane, Vinciguerra, è un gran personaggio letterario.

    Un'amica anobiana a cui devo la scoperta di questo romanzo ha iniziato il gioco degli attori (d'accordo: mai libro fu più pronto come sceneggiatura di un film) e siccome il vizio ce l'ho anch'io, non posso sottrarmi. D'accordo con lei anche su Fantastichini (Toni). Alcina l'ho subito immaginata come una Athina Cenci più giovane di adesso (neanche troppo). Due attori straordinari e straordinariamente poco valorizzati. Spalterio invece per me è stato subito Raoul Bova. Il regista me lo vado a riprendere nell'aldilà: Monicelli, Tutta la vita.

    ha scritto il 

  • 4

    Sono a meta’ lettura.
    Nel frattempo nel mio film immaginario, i protagonisti hanno i volti di:

    Alcina = Cristina Moglia
    Spaltero = Francesco Arca
    Toni = Ennio Fantastichini

    Ed e’ stato subito cosi’ da ...continua

    Sono a meta’ lettura.
    Nel frattempo nel mio film immaginario, i protagonisti hanno i volti di:

    Alcina = Cristina Moglia
    Spaltero = Francesco Arca
    Toni = Ennio Fantastichini

    Ed e’ stato subito cosi’ dall’inizio!

    Chissa' se trovo qualche altro abbinamento....

    Trovato:
    BUENAVENTURA = Aurora Ruffino

    Allora…bella la trama, fluida la scrittura, interessanti gli argomenti toccati.
    Scelta forte e rischiosa lo spaccato sui desaparecidos argentini, trattato invece con estrema rispondenza alla realta’ e senza superficialita’.
    Unica pecca del libro: manca, secondo me, quell’attenzione particolare alla descrizione degli ambienti e dei luoghi, che traspare solo nelle ultime pagine.
    Sappiamo che Alcina viveva alle Case Venie per poi emigrare in Argentina vicino a Buenos Aires giusto perche’ tali luoghi vengono esplicitamente menzionati; ma a livello di “atmosfere” portegne non si percepisce nulla.
    Poteva essere Buenos Aires cosi’ come una qualunque citta’ vicino al mare e magari nei fiordi norvegesi.

    Bellissimi e fortemente partecipati ogni descrizione e ogni spazio dedicati a Vinciguerra.
    Non l’ho mai pensato “cane”, ma una persona travestita da cane.
    Probabilmente la scrittrice ama molto i cani diversamente non avrebbe saputo renderne cosi’ bene il carattere e la personalita’.
    Vinciguerra quindi non una comparsa insignificante ma un vero e proprio cameo.
    (nella mio percorso di lettrice soltanto un’altra volta mi e’ capitato di leggere pagine speciali e delicatissime dedicate a un cane, il levriero di Malaparte, Febo)

    Si’ la Petri scrive di qualita’!
    Pero’! (e sono seria) quanto mi piacerebbe saperlo: come sara’ stata (ditemelo! vi prego!) la faccia da rettile stanco e/o affaticato di Toni? (no, perche’ mi sa che era proprio convinta la Petri: piu’ di una volta l’ha ribadito!)
    Tutt’al piu’ aspettero’ il film, cosi’ la vedo e mi do’ soddisfazione :)

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro in cui si respira profumo di antico e di valori forse ormai perduti, dove si incontra un amore perfetto e si conoscono personaggi che ti restano nel cuore, Alcina, forte e fragile allo stesso ...continua

    Un libro in cui si respira profumo di antico e di valori forse ormai perduti, dove si incontra un amore perfetto e si conoscono personaggi che ti restano nel cuore, Alcina, forte e fragile allo stesso tempo e Spaltero, gioioso, ottimista, sempre propositivo.
    Un libro che affronta anche un tema drammatico come quello dei desaparecidos argentini e lo fa con un suo stile, forte e personale.
    Per me è stato anche il libro giusto al momento giusto perchè mi ha fatto riflettere su certe cose della vita e, soprattutto, sulla morte. Bello.

    A distanza di mesi aumento le stellette: me lo sento ancora addosso!

    ha scritto il 

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