Tutte le poesie

Di

Editore: Garzanti Libri (Gli elefanti poesia)

4.6
(261)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 1071 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8811669014 | Isbn-13: 9788811669012 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Musica , Da consultazione

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Descrizione del libro
Questo volume raccoglie l'intera produzione poetica di Giorgio Caproni, compresa "Res Amissa", uscita postuma nel 1991 a cura di Giorgio Agamben. Èdunque possibile cogliere nella sua interezza una delle più importantiesperienze del Novecento. Il dato essenziale della modernità di Caproni - osserva Geno Pampaloni in uno dei numerosi contributi raccolti nell'antologiacritica in appendice - è quella sua particolare musica cui si deve lanaturalezza con la quale il poeta passa, senza mutar voce, dal quotidianoall'astratto, dal colore al disegno, dal colloquiale all'epigrafico, daldomestico al metafisico.
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  • 0

    "[...] anch'io scrivo / e riscrivo in silenzio e a lungo il pianto / che mi bagna la mente..."

    Potrebbero sembrare scherzetti, le poesie di Caproni (hanno versi che culminano in rime forzate, esattamente come accade nelle filastrocche per bambini nelle quali il suono vince sulla semantica), non ...continua

    Potrebbero sembrare scherzetti, le poesie di Caproni (hanno versi che culminano in rime forzate, esattamente come accade nelle filastrocche per bambini nelle quali il suono vince sulla semantica), non fosse per la serietà che si portano addosso, per l'angoscia che suscitano con i loro improvvisi ribaltamenti e sdoppiamenti (l'io poetante che diventa, in un attimo, un altro, qualcuno che persino lui trova estraneo; colui che parte che si rivela essere colui che resta, il negletto, l'abbandonato), con il loro cieco frugare nel vuoto (un pozzo senza fondo nel quale cadono e si perdono tutte le domande).
    L'angoscia si insinua, silenziosa, persino negli assaggi bucolici che C. offre al lettore, nei suoi pallidi quadretti di mattini in campagna (la bellezza della natura straziata dal filo spinato del lavoro a testa bassa), calmi deserti di solitudini e silenzi; e certo pittura di sangue le scene di caccia (di miti perpetuati e rinnovati) nelle quali è impossibile stabilire con certezza chi sia il cacciatore e chi la preda dal momento che le bestie braccate sono spesso chimere, esseri di sogno od incubo (leoni, draghi) generate dalla mente, dal cuore.
    L'angoscia è pure nell'infruttuosa ricerca di un Dio che si nega o è comunque tanto lontano che, anche qualora esistesse, sarebbe inutile perché irraggiungibile.

    Ricordo

    Ricordo una chiesa antica,
    romita,
    nell'ora in cui l'aria s'arancia
    e si scheggia ogni voce
    sotto l'arcata del cielo.

    Eri stanca,
    e ci sedemmo sopra un gradino
    come due mendicanti.

    Invece il sangue ferveva
    di meraviglia, a vedere
    ogni uccello mutarsi in stella
    nel cielo.

    ha scritto il 

  • 5

    Stupore

    A volte capita che sia un altro – un perfetto sconosciuto – a dirti chi sei veramente. E sembra conoscerti bene; più di quanto tu non conosca te stesso.

    Biglietto lasciato prima di non andar via

    Se no ...continua

    A volte capita che sia un altro – un perfetto sconosciuto – a dirti chi sei veramente. E sembra conoscerti bene; più di quanto tu non conosca te stesso.

    Biglietto lasciato prima di non andar via

    Se non dovessi tornare,
    sappiate che non sono mai
    partito.

    Il mio viaggiare
    è stato tutto un restare
    qua, dove non fui mai.

    (Giorgio Caproni)

    ha scritto il 

  • 4

    Commentando la poesia di Caproni, Raboni vi riconosce tre temi fondamentali: la città, la madre, il viaggio.

    Forse è proprio il viaggio l'immagine più emblematica: viaggio come segnale di inquietudine ...continua

    Commentando la poesia di Caproni, Raboni vi riconosce tre temi fondamentali: la città, la madre, il viaggio.

    Forse è proprio il viaggio l'immagine più emblematica: viaggio come segnale di inquietudine, ricerca che può mutare in caccia - di Dio, del male, della grazia, della parola.
    Un viaggio che immancabilmente finisce in un vuoto nebuloso, mentre avanza l'ipotesi che non possa arrivare ad alcuna meta perché in effetti non ha mai avuto inizio, perché non ci si può staccare dal quel vuoto misterioso che sembra essere l'uomo.

    E poi lo sgomento di immaginare che chi è "scomparso" possa invece riapparire, ma in una forma silenziosa, apatica: amici che non formulano nemmeno più il nome di chi ha voluto loro bene, che nemmeno più si voltano a cercare un ultimo sguardo, un saluto.
    Allo stesso modo, come notato da Raboni, gli ultimi anni di attività letteraria di Caproni sono come un lungo congedo, un saluto che prepara l'uscita di scena.

    ha scritto il 

  • 5

    una vera scoperta, un poeta con una poesia a mio dire finissima,
    che fa riflettere innanzitutto, commuovere:
    Non uccidere il mare,
    la libellula, il vento.
    Non soffocare il lamento
    (il canto!) del lama ...continua

    una vera scoperta, un poeta con una poesia a mio dire finissima,
    che fa riflettere innanzitutto, commuovere:
    Non uccidere il mare,
    la libellula, il vento.
    Non soffocare il lamento
    (il canto!) del lamantino,
    il galagone, il pino,
    anhe di questo è fatto
    l'uomo, E chi per profitto vile
    fulmina un pesce, un fiume,
    non fatelo cavaliere
    del lavoro. L'amore
    finisce dove finisce l'erba
    e l'acqua muore. Dove
    sparendo la foresta
    r l'aria verde, chi resta
    sospira nel sempre più vasto
    paese guasto: "Come
    potrebbe tornare a esser bella,
    scomparso l'uomo, la terra"

    ha scritto il 

  • 5

    Classico, quindi quasi ineffabile. Bellissimi Il Franco Tiratore e Il Conte, benché entri Caproni in un campo spinoso dove altri forse hanno osato di più (ma non tanto di più). Ma la grandezza di ques ...continua

    Classico, quindi quasi ineffabile. Bellissimi Il Franco Tiratore e Il Conte, benché entri Caproni in un campo spinoso dove altri forse hanno osato di più (ma non tanto di più). Ma la grandezza di questo periodo poetico sta proprio nel rapporto anagrafico tra autore e poetica, che svela sdrucciolevoli nuove superfici, tra il nulla e l'esperienza. Per me però la vera originalità sta in opere come "Il passaggio di Enea" o "Il seme del piangere". la metrica semplice e raffinata, le divagazioni, la coscienza perfetta del mezzo, il tragico tra le pieghe della vita, magari su un treno o per una via.

    ha scritto il 

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