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Tutte le poesie (1951-1998)

By Giovanni Raboni

(105)

| Others | 9788811669876

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Book Description

Il volume raccoglie l'intera produzione poetica di Giovanni Raboni. Lo schemaè quello, collaudato, degli Elefanti Poesia: l'opera completa dei massimipoeti italiani, in un'edizione arricchita da un'antologia della critica e daindici che facili Continue

Il volume raccoglie l'intera produzione poetica di Giovanni Raboni. Lo schemaè quello, collaudato, degli Elefanti Poesia: l'opera completa dei massimipoeti italiani, in un'edizione arricchita da un'antologia della critica e daindici che facilitano la consultazione.

11 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    "Il punto
    è che è tanto più facile
    immaginare d'essere felici
    all'ombra di un potere ripugnante
    che pensare di doverci morire".

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    Ari said on Jan 30, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Le parole scambiate col barbiere
    sapendole aride e vane, credendole fraintese
    e sepolte per sempre in un orecchio peloso
    ritornano. Più fioche, più crudeli
    girano senza sosta nei miei sogni,
    turbano il mio riposo. Non m'è dato correggerle, ormai, ...(continue)

    Le parole scambiate col barbiere
    sapendole aride e vane, credendole fraintese
    e sepolte per sempre in un orecchio peloso
    ritornano. Più fioche, più crudeli
    girano senza sosta nei miei sogni,
    turbano il mio riposo. Non m'è dato correggerle, ormai,
    né scacciarle dall'umida bottega.

    1954.

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    sergio said on Nov 17, 2013 | Add your feedback

  • 6 people find this helpful

    Un poeta raccomandato.

    Sui miei comodini sempre traboccanti di libri e di buone intenzioni di lettura, ci sono sempre raccolte di poesia. Mi capita, più o meno spesso, di avere bisogno di leggere corto e forte, di saltare tutti i passaggi logici, di arrivare all'osso della ...(continue)

    Sui miei comodini sempre traboccanti di libri e di buone intenzioni di lettura, ci sono sempre raccolte di poesia. Mi capita, più o meno spesso, di avere bisogno di leggere corto e forte, di saltare tutti i passaggi logici, di arrivare all'osso della comunicazione.
    E' difficile parlare della poesia ancora più che del romanzo. 
Uso le parole di Raboni: 
"L’importante è essere ben convinti che la poesia non è né uno stato d’animo a priori né una condizione di privilegio né una realtà a parte né una realtà migliore. È un linguaggio: un linguaggio diverso da quello che usiamo per comunicare nella vita quotidiana e di gran lunga più ricco, più completo, più compiutamente umano; un linguaggio al tempo stesso accuratamente premeditato e profondamente involontario capace di connettere fra loro le cose che si vedono e quelle che non si vedono, di mettere in relazione ciò che sappiamo con ciò che non sappiamo." 
Ecco, secondo me si può dire diversamente ma non meglio di così.

    Giovanni Raboni l'ho letto da poco: me l'ha caldamente raccomandato la sua vedova Patrizia Valduga, poeta che ammiro molto. Dopo una lettura di poesia lei, con la sua aria soave da madonnina dark, firmava i suoi libri a quelli di noi che lo desideravano. Davanti a me c'era un bel ragazzo a cui lei, con la sua dolce cantilena veneta, sconsigliava l'acquisto del proprio libro: "Non leggerlo, credimi, è pornografico..." Incredibilmente il ragazzo ha accettato il consiglio e ha deposto il libro. Mentre firmava il mio -le avevo detto di averlo già letto e di non aver paura di lei e della sua "pornografia"- mi ha chiesto se avevo letto Raboni. Al mio diniego ha risposto che allora avevo perso il meglio. Le ho promesso di leggerlo e l'ho fatto.

    Raboni e Valduga hanno scritto poesie tra le più belle che mi sia capitato di leggere. 
Agli amici di anobii offro questi versi di Raboni, scelti quasi a caso: dovrei copiarne troppi.

    Canzonette mortali

    Io che ho sempre adorato le spoglie del futuro
    e solo del futuro, di nient’altro
    ho qualche volta nostalgia
    ricordo adesso con spavento
    quando alle mie carezze smetterai di bagnarti,
    quando dal mio piacere
    sarai divisa e forse per bellezza
    d’essere tanto amata o per dolcezza
    d’avermi amato
    farai finta lo stesso di godere.

    Le volte che è con furia
    che nel tuo ventre cerco la mia gioia
    è perché, amore, so che più di tanto
    non avrà tempo il tempo
    di scorrere equamente per noi due
    e che solo in un sogno o dalla corsa
    del tempo buttandomi giù prima
    posso fare che un giorno tu non voglia
    da un altro amore credere l’amore.

    Un giorno o l’altro ti lascio, un giorno
    dopo l’altro ti lascio, anima mia.
    Per gelosia di vecchio, per paura
    di perderti – o perché
    avrò smesso di vivere, soltanto.
    Però sto fermo, intanto,
    come sta fermo un ramo
    su cui sta fermo un passero, m’incanto…

    Non questa volta, non ancora.
    Quando ci scivoliamo dalle braccia
    è solo per cercare un altro abbraccio,
    quello del sonno, della calma – e c’è
    come fosse per sempre
    da pensare al riposo della spalla,
    da aver riguardo per I tuoi capelli.

    Meglio che tu non sappia
    con che preghiere m’addormento, quali,
    parole borbottando
    nel quarto muto della gola
    per non farmi squartare un’altra volta
    dall’avido sonno indovino.

    Il cuore che non dorme
    dice al cuore che dorme: Abbi paura.
    Ma io non sono il mio cuore, non ascolto
    né do la sorte, so bene che mancarti,
    non perderti, era l’ultima sventura.

    Ti muovi nel sonno. Non girarti,
    non vedermi vicino e senza luce!
    Occhio per occhio, parola per parola,
    sto ripassando la parte della vita.

    Penso se avrò il coraggio
    di tacere, sorridere, guardarti
    che mi guardi morire.

    Solo questo domando: esserti sempre,
    per quanto tu mi sei cara, leggero.

    Ti giri nel sonno, in un sogno, a poca luce.

    1982-1983

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    Olenska said on Mar 13, 2013 | 5 feedbacks

  • 4 people find this helpful

    Gli angeli, la storia, 12 dicembre

    Sabato prossimo, se non sbaglio, esce il film su Piazza Fontana.
    Non è male un film su un fatto di storia recente - mi dice uno. Mah, ho detto io, 2012 meno 1969 non fa 43? Roma città aperta non è mica uscito nel 1988, ho aggiunto (inimicandomi tutt ...(continue)

    Sabato prossimo, se non sbaglio, esce il film su Piazza Fontana.
    Non è male un film su un fatto di storia recente - mi dice uno. Mah, ho detto io, 2012 meno 1969 non fa 43? Roma città aperta non è mica uscito nel 1988, ho aggiunto (inimicandomi tutti i presenti). Di notte poi, ho sognato che sfogliando il meridiano di Raboni non trovavo una poesia del 1972 su quei fatti. Il Meridiano purtroppo non ce l'ho - quindi non posso dire niente ma l'azzurro Garzanti sì, è quello qui sopra.
    Dunque prima ho preso <<Nuovi argomenti>>, n.26 1972 da uno scaffale
    poi ho messo vicino il garzanti blu e ho confrontato le due versioni. Beh, i due testi non sono proprio identici: l'apertura (una citazione di Mandel'stam sull'Italia ripugnante) e la data. Nell'antologia manca la data precisa che in rivista è "Milano marzo-aprile 1972" - ridotta in volume a un più semplice 1972. Considerato il riferimento nella poesia a fatti milanesi, la data (il mese) è quasi decisiva. L'aggiunta (postuma, verrebbe da dire - ma senza ironia e soprattutto senza derisione) di Mandel'stam spinge a riflessioni piccole piccole, ma forse non inutili: la ricerca di un appiglio che potesse fare da cornice come se in questione non ci fosse più solo una manciata di anni o una manciata di fatti (gli anni settanta) ma la biografia di un paese, lungo decenni di storia.
    In rivista poi, i versi si leggono per esteso senza la parentesi quadra che ti dice in fine di verso che il verso non è ancora finito. Ma queste sono sciocchezze.

    Ma uno pensa anche alle sciocchezze in certi momenti.
    La rivista comunque (marzo-aprile) esce in maggio - sicuramente dopo l'8 maggio, giorno in cui muore Carocci e Moravia in un foglietto a parte lo ricorda. E il foglietto è sciolto dentro il numero - come si usa immagino quando si va in stampa e manca qualcosa.

    "Le notizie false e tendenziose" alla fine tengono insieme

    1. Mandel'stam
    2. anni settanta italiani
    3. riferimento al Reichstag (l'incendio).

    Non va più, mi pare, una cosa così.

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    [radek] said on Mar 28, 2012 | Add your feedback

  • 8 people find this helpful

    CANZONETTE MORTALI

    Io che ho sempre adorato le spoglie del futuro
    e solo del futuro, di nient'altro
    ho qualche volta nostalgia
    ricordo adesso con spavento
    quando alle mie carezze smetterai di bagnarti,
    quando dal mio piacere
    sarai divisa e f ...(continue)

    CANZONETTE MORTALI

    Io che ho sempre adorato le spoglie del futuro
    e solo del futuro, di nient'altro
    ho qualche volta nostalgia
    ricordo adesso con spavento
    quando alle mie carezze smetterai di bagnarti,
    quando dal mio piacere
    sarai divisa e forse per bellezza
    d'essere tanto amata o per dolcezza
    d'avermi amato
    farai finta lo stesso di godere.

    Le volte che è con furia
    che nel tuo ventre cerco la mia gioia
    è perchè, amore, so che più di tanto
    non avrà tempo il tempo
    di scorrere equamente per noi due
    e che solo in un sogno o dalla corsa
    del tempo buttandomi giù prima
    posso fare che un giorno tu non voglia
    da un altro amore credere l'amore.

    Un giorno o l'altro ti lascio, un giorno
    dopo l'altro ti lascio, anima mia.
    Per gelosia di vecchio, per paura
    di perderti - o perchè
    avrò smesso di vivere, soltanto.
    Però sto fermo, intanto,
    come sta fermo un ramo
    su cui sta fermo un passero, m'incanto...

    Non questa volta, non ancora.
    Quando ci scivoliamo dalle braccia
    è solo per cercare un altro abbraccio,
    quello del sonno, della calma - e c'è
    come fosse per sempre
    da pensare al riposo della spalla,
    da aver riguardo per i tuoi capelli.

    Meglio che tu non sappia
    con che preghiere m'addormento, quali
    parole borbottando
    nel quarto muto della gola
    per non farmi squartare un'altra volta
    dall'avido sonno indovino.

    Il cuore che non dorme
    dice al cuore che dorme: Abbi paura.
    Ma io non sono il mio cuore, non ascolto
    nè do la sorte, so bene che mancarti,
    non perderti, era l'ultima sventura.

    Ti muovi nel sonno. Non girarti,
    non vedermi vicino e senza luce!
    Occhio per occhio, parola per parola,
    sto ripassando la parte della vita.

    Penso se avrò il coraggio
    di tacere, sorridere, guardarti
    che mi guardi morire.

    Solo questo domando: esserti sempre,
    per quanto tu mi sei cara, leggero.

    Ti giri nel sonno, in un sogno, a poca luce.

    http://www.youtube.com/watch?v=TRvdxYqLlAs

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    Lilicka said on Oct 5, 2011 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    fine traduttore di Baudelaire e Proust - tra gli altri - Raboni è stato anche uno dei poeti più notevoli del Novecento. una poesia severa, spigolosa, che si nutre di smarrimento e perdita, nel solco della "linea lombarda", a tratti l'ho pensata quale ...(continue)

    fine traduttore di Baudelaire e Proust - tra gli altri - Raboni è stato anche uno dei poeti più notevoli del Novecento. una poesia severa, spigolosa, che si nutre di smarrimento e perdita, nel solco della "linea lombarda", a tratti l'ho pensata quale didascalia di alcuni dipinti di Sironi.
    raggiunse il culmine, a parer mio, con i sonetti presenti nelle ultime raccolte e in particolare nel Quare Tristis. una lunga e impressionante meditazione sulla caducità, ripresa nell'antica forma con la quale quasi nacque la poesia italiana "in volgare", utilizzando varianti di metro oppure sfruttando anche la forma elisabettiana in tre quartine e un distico a rima baciata in chiusura.

    Stare coi morti, preferire i morti
    ai vivi, che indecenza! Acqua passata.
    Vedo che adesso più nessuno fiata
    per spiegarci gli osceni rischi e torti

    dell’assenza, adesso che è sprofondata
    la storia… E così tocca a noi, ci importi
    tanto o quel tanto, siano fioco o forti
    i mesti richiami dell’ostinata

    coscienza, alzare questa poca voce
    contro il silenzio infinitesimale
    a contestare l’infinito, atroce

    scempio dell’esistente… (Al capitale
    forse è questo che può restare in gola,
    l’osso senza carne della parola.)

    il volume è completato con una ampia scelta di articoli di commento scritti dai maggiori "esperti" e colleghi poeti come Sereni e Giudici. commenti non così entusiasmanti, a parte quelli di Bellocchio e Baldacci, ma utili se non altro a misurare la distanza con gli anni sessanta e settanta, dove su settimanali e quotidiani apparivano veri e propri saggi di letteratura...

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    Bido said on Nov 2, 2010 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (105)
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    • 2 stars
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  • ISBN-10: 8811669871
  • ISBN-13: 9788811669876
  • Publisher: Garzanti Libri
  • Publish date: 2000-01-01
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