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Tutti gli intellettuali giovani e tristi

Di

Editore: Einaudi

3.5
(136)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 258 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8806190520 | Isbn-13: 9788806190521 | Data di pubblicazione: 

Curatore: M. Testa

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro

Dagli ultimi sussulti dell'era Clinton al crepuscolo del secondo mandato di George W. Bush, tre "vite parallele" intellettuali e sentimentali, che si sfiorano senza incontrarsi nell'ambiente dell'intellighenzia liberal della East Coast americana: la prima è quella di Mark, dottorando a Syracuse, impegnato a scrivere la propria tesi sui menscevichi russi, alle cui sorti paragona in continuazione la propria vita amorosa andata sempre più alla deriva dopo la separazione dalla giovane moglie moscovita, la dolce Sasha. Sam Mitnick, invece, aspirante autore della "grande epopea sionista" per la quale ha ricevuto un piccolo anticipo da una casa editrice, sull'esempio dell' "ebreo traditore" Lomaski rifiuta di sfruttare l'onda emotiva dell' 11 settembre per farsi pubblicità. Preoccupato più del ridursi progressivo del numero delle pagine di Internet che riportano il suo nome, quando lo si cerca su Google, che di lavorare al suo libro, Sam finirà per ritrovarsi a Jenin, nei Territori Occupati di Palestina, per essere là dove le cose succedono davvero. E infine l'ivy leaguer Keith, il più esplicito alter ego dell'autore, che dopo la laurea a Harvard inizia a scrivere di politica per riviste come "New American" e "Debate", tentando di metabolizzare la sconfitta elettorale democratica del 2ooo e rimpiangendo la sua solo sfiorata relazione.
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  • 4

    ADECCO O MAI PIU'

    Dopo la laurea mi misi a cercare lavoro e, a seguito di vari insuccessi, mi iscrissi ad una agenzia interinale. Attraverso di loro lavorai 3 mesi e mezzo come addetto alle spedizioni merci, 2 mesi in una ditta che produceva accessori per la polizia, 2 settimane in una fabbrica di pallet e così vi ...continua

    Dopo la laurea mi misi a cercare lavoro e, a seguito di vari insuccessi, mi iscrissi ad una agenzia interinale. Attraverso di loro lavorai 3 mesi e mezzo come addetto alle spedizioni merci, 2 mesi in una ditta che produceva accessori per la polizia, 2 settimane in una fabbrica di pallet e così via. Un pomeriggio mi mandarono a caricare un camion di pneumatici. Il posto era un vecchio capannone in una zona industriale; eravamo in 4: io; il proprietario, un uomo sulla sessantina quasi calvo con un fisico a “d” dal vocabolario assai limitato che comprendeva l'uso sistematico del termine Madonna accompagnato dal riferimento ad un quadrupede sia domestico che di allevamento; il figlio di questi, un ragazzone che mi dette fin da subito l'impressione di non essere particolarmente intelligente e che nelle successive 4 ore e mezza non fece nulla per confutare questa mia impressione e il guidatore del camion, un polacco basso e magro che non conosceva una parola d'italiano e che rimase tutto il tempo seduto su una pila di pneumatici a fumare una sigaretta dietro l'altra bevendo caffè direttamente da un thermos. Mentre io e il ragazzone sgobbavamo agli ordini del proprietario mi misi a pensare a un sacco di cose. La prima fu a cosa avrebbero detto Carlo Marx e Federico Engels sul lavoro interinale, l'avrebbero giudicato come una deriva, magari l'ultima, del capitalismo? Forse avrebbero potuto finanche aggiungere un capitolo al loro noto Manifesto scorgendo in questa pratica la prova lampante dell'agonia del sistema industriale avanzato ed avrebbero potuto invitare il proletariato tutto alla Rivoluzione al grido di “Adecco o Mai Più!”. Poi mi misi a pensare a cosa avrei fatto nella mia vita. A come mi vedevo da lì a 2 o 5 anni. E mi accorsi, con sommo dispiacere, che non riuscivo a vedermi in alcun modo. Quindi mi misi a pensare al perché mi ero laureato. Per prima cosa per dare una soddisfazione ai miei genitori. Ancora oggi, di tutti i rami della mia famiglia (che comprende operai, piccoli imprenditori e impiegati statali di basso livello), sono l'unico dottore e questo per loro credo sia motivo di orgoglio. Poi perché oramai erano troppi anni che ero iscritto all'università ed uscirne privo di un attestato sarebbe stata una vergogna. In realtà quel titolo nella vita si stava rivelando del tutto inutile se era vero, come era vero, che me ne stavo a riempire un camion polacco di pneumatici agli ordini di un bestemmiatore compulsivo. Pensai un sacco di cose mentre terminavo quel lavoro. Al solito nessuna delle cose che pensai aveva molto senso o mi sarebbe stata utile in qualche modo.
    Keith Gessen in questo suo romanzo racconta le storie di 3 uomini alle prese con i problemi derivati dall'aver terminato gli studi e dal dover trovare un posto nel mondo. Un mondo che si va riempiendo di gente sposata, di passeggini, di opportunità mancate, di chat-line dove rimorchiare donne dalla vita sentimentale incasinata o donne prive di una vera vita, di fondamentalisti religiosi e cose simili; mentre la Sinistra americana arranca e gli USA sono guidati dal peggior presidente della loro storia, quel George “Dabliù” Bush, del quale, nessuno, oggi, saprebbe dire se ne ha mai combinata una giusta in ben 2 mandati. 3 uomini simili (tutti di origine russa ed ebraica, piacevoli, che hanno scritto o si apprestano a scrivere qualcosa, in forte apprensione per le sorti della propria vita e di quella dei loro simili ) che daranno risposte diverse: chi si rifugerà nel privato, chi fuggirà, chi, dopo aver parlato a lungo – fino allo sfinimento – di ebrei e palestinesi e della situazione medio- orientale, deciderà di andare a vedere come stanno veramente le cose e si recherà a Jenin, nei Territori Occupati.
    Risposte ai loro dubbi, alle loro angosce, alle loro pulsioni non ne troveranno, ma questo, temo, sia una condanna alla quale siamo destinati più o meno tutti, sia chi ha la fortuna di esporle in un libro o in una lezione universitaria, sia chi, più goffamente e stupidamente, lo faccia in un pomeriggio lontano nel passato riempiendo di pneumatici un camion diretto da qualche parte in Europa.

    ha scritto il 

  • 4

    e mezza.

    Spero vivamente che Gessen continui a scrivere romanzi, perché questa sua opera prima è davvero bella: i tre protagonisti, ognuno dei quali sembra rappresentare una parte dello stesso Gessen, vivono tre storie parallele, fatte di illusioni disilluse, giovinezza che fugge via, storie d'amore senza ...continua

    Spero vivamente che Gessen continui a scrivere romanzi, perché questa sua opera prima è davvero bella: i tre protagonisti, ognuno dei quali sembra rappresentare una parte dello stesso Gessen, vivono tre storie parallele, fatte di illusioni disilluse, giovinezza che fugge via, storie d'amore senza amore, campagne elettorali inutili.
    Ci troviamo davanti a un'elegia della giovinezza, che nel suo viale del tramonto porta con sé tutto ciò che la caratterizza, ma possiamo anche leggere acute riflessioni sul fallimento elettorale della sinistra americana nell'Era Bush (noi italiani del resto siamo esperti, di fallimenti a sinistra) e, soprattutto, una descrizione molto ironica - e autoironica - dei giovani pseudointellettuali d'oggi, di chi tenta in tutti i modi di costruirsi una personalità andando a vivere a New York, paragonando la sua vita sentimentali alle fasi della Rivoluzione Russa, facendo di questo o di quel critico - in questo caso si citano Chomsky e Lee Siegel - il proprio modello da venerare superare, non riuscendo però a vivere davvero nel mondo reale.

    ha scritto il 

  • 4

    Jonathan Franzen e Joyce Carol Oates ne hanno parlato un gran bene, il “New York Magazine” l’ha invece liquidato come “self-satisfied” e “boringly solipsistic”. La verità sta nel mezzo: Tutti gli intellettuali giovani e tristi è un buon libro – lontano dal capolavoro –, molto presuntuoso (e va be ...continua

    Jonathan Franzen e Joyce Carol Oates ne hanno parlato un gran bene, il “New York Magazine” l’ha invece liquidato come “self-satisfied” e “boringly solipsistic”. La verità sta nel mezzo: Tutti gli intellettuali giovani e tristi è un buon libro – lontano dal capolavoro –, molto presuntuoso (e va bene), a tratti intelligentemente ironico e divertente ma, come molti romanzi d’esordio, pieno di sbavature, qualche faciloneria e un po’ troppo innamorato di se stesso. E, naturalmente – ma questo importa poco – contiene dosi massicce di autobiografia.
    Subito dietro Sam, Mark e Keith, i tre intellettuali protagonisti del libro, è infatti facile riconoscere il profilo da intellettuale giovane, 34 anni, ma forse non così triste, di Keith Gessen, ebreo russo immigrato in America nei primi anni Ottanta, laureato a Harvard e fondatore della rivista di politica e cultura n+1. Keith Gessen si riflette, in particolare, in Keith, quello di sinistra, fan del “vicepresidente” e di sua figlia, che più di altri osserva e commenta, e consegna al lettore un ritratto dall’interno dell’America dell’altro ieri (è l’unico narrato in prima persona); di come vanno le cose al mondo, sembra invece molto meno interessato Sam, l’ebreo triste, che ignora la storia e la cultura del suo popolo ma vorrebbe scrivere “il grande romanzo sionista”: fallisce miseramente, scompare da Google e torna a essere uno tra i tanti; e poi c’è Mark, intellettuale e triste, dottorando su questioni russe, con vita sentimentale in crisi e gusto del parallelismo azzardato.
    Quattro capitoli a Keith, tre a Sam, due a Mark: ma i tre finiscono per sovrapporsi, uniti dal desiderio di emergere, dalla voglia di distinguersi rispetto ai coetanei con cui hanno studiato e fatto sesso, di lasciare una firma nel mondo e di incontrare la donna giusta. A differenza dei giovani degli anni Ottanta, non strabevono e non si drogano, sentono il pericolo nell’aria e il grigiore dei tempi (Obama sembra lontanissimo), sono (o credono di essere) per metà eccezionali, per metà banali. E la cosa migliore di questo libro irregolare ma generoso, è proprio questa: il disincanto lucido con cui Gessen riesce a raccontare – con già un pizzico di nostalgia – i giovani di oggi negli Stati Uniti di oggi (post 11 settembre), la trasformazione del Sogno americano (almeno dalle parti di New York), la difficoltà di prendere posizione, di inventarsi un ideale e di essere una persona eccezionalmente normale.

    ha scritto il 

  • 1

    Il racconto della vita di tre ragazzi, dai vent'anni dei grandi ideali e dell'era Clinton ai trent'anni del compromesso e dell'era Bush. La sostanziale prossimità dei percorsi triplica inutilmente un'unica storia; i personaggi si sovrappongono ma non si incrociano, e la lettura è spesso noiosa e ...continua

    Il racconto della vita di tre ragazzi, dai vent'anni dei grandi ideali e dell'era Clinton ai trent'anni del compromesso e dell'era Bush. La sostanziale prossimità dei percorsi triplica inutilmente un'unica storia; i personaggi si sovrappongono ma non si incrociano, e la lettura è spesso noiosa e ridondante.

    ha scritto il 

  • 3

    Sì e no

    Così cosà perché a parti brillanti si alternano narrazioni completamente inutili e noiose. Ma se siete giovani, tristi, poveri e curiosi una letturina gliela darei fossi in voi.

    ha scritto il 

  • 4

    Chiaramente autobiografico e scritto da una persona molto intelligente: la voglia di scrivere la grande epopea sionista e il viaggio in Israele per cercare i carri armati, unita alla grande disillusione sulle elezioni americane fanno in effetti pensare che Gessen si sia diviso in tre diversi pers ...continua

    Chiaramente autobiografico e scritto da una persona molto intelligente: la voglia di scrivere la grande epopea sionista e il viaggio in Israele per cercare i carri armati, unita alla grande disillusione sulle elezioni americane fanno in effetti pensare che Gessen si sia diviso in tre diversi personaggi e ci abbia fatto sapere cosa pensa. In alcuni momenti ho avuto l'impressione che l'autore abbia deciso di non approfondire questioni probabilmente ancora aperte e in sospeso. Mi ha lasciato la voglia di leggere un seguito per capire che fine abbiano fatto i tre protagonisti.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Letto con il gruppo di lettura 'ROMA 2 REALE'

    Storia di 3 studenti di phd che cercano un po' se stessi, un po' una metà che li completi, un po' un senso alla loro ricerca. Un problema è che i personaggi sono molto simili tra loro, anche e soprattutto per come raccontano le loro storie in prima persona, che quindi tendono a confondersi. Grade ...continua

    Storia di 3 studenti di phd che cercano un po' se stessi, un po' una metà che li completi, un po' un senso alla loro ricerca. Un problema è che i personaggi sono molto simili tra loro, anche e soprattutto per come raccontano le loro storie in prima persona, che quindi tendono a confondersi. Gradevoli le battute spesso witty. Amorognola la corsa dall'ingenuità alla disillusione. Il finale aperto ci potrebbe anche stare ma a me non piace quasi mai.

    ha scritto il 

  • 4

    Storie parallele che si sfiorano soltanto di 3 trentenni USA alle prese con l'ingresso nel lavoro e con vite sentimentali prive di certezze. Sullo sfondo le nefandezze dell'era Bush, le mille luci di New York, il confronto con la realtà di Israele per l'ebreo e con le "radici" comuniste per il fi ...continua

    Storie parallele che si sfiorano soltanto di 3 trentenni USA alle prese con l'ingresso nel lavoro e con vite sentimentali prive di certezze. Sullo sfondo le nefandezze dell'era Bush, le mille luci di New York, il confronto con la realtà di Israele per l'ebreo e con le "radici" comuniste per il figlio di immigrati russi.

    Molta intelligenza, ironia leggerissima, humour garbato, un po' di cinismo e malinconia sparsa, il tutto in perfetto equilibrio: scritto benissimo (fra l'altro è il romanzo di esordio) e tradotto magnificamente.

    Mi ha preoccupato l'insistita affermazione di essere vecchi a 30 anni ;)

    ha scritto il 

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