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Tutti i nostri ieri

By Natalia Ginzburg

(90)

| Paperback | 9788806431907

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Book Description

16 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    In my opinion, her most beautiful novel. Unfortunately not so known and not sufficiently appreciated by critics.

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    Laurastefa said on Oct 26, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    i settembrini


    uno non se ne accorge neanche ed è
    subito l'8 settembre

    ma subito

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    [radek] said on Sep 1, 2012 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Non eravamo poi tanto diversi da oggi, alla vigilia dela seconda guerra mondiale, questo mi ha dato da pensare la Ginzburg. Una famiglia medio borghese un pò fragile, pigra e annoiata è descritta nell'affrontare lo stillicidio della guerra che s'avv ...(continue)

    Non eravamo poi tanto diversi da oggi, alla vigilia dela seconda guerra mondiale, questo mi ha dato da pensare la Ginzburg. Una famiglia medio borghese un pò fragile, pigra e annoiata è descritta nell'affrontare lo stillicidio della guerra che s'avvicina e poi la travolge, con metodicità e lucidità. Con un abile cucchiaino narrativo ci viene servita la guerra che s'avvicina , prima temuta e carica di mistero poi affrontata come ognuno può. E gli eroi sono pochi od un pò tutti.L'unico eroe indiscutibile, Enzo Cena, è quello che, seppur combattente orgoglioso, alla fine capisce di non voler offendere più nessuno e che il suo vero ruolo è quello di sacrificarsi per gli altri, senza giudicarli.Senza giudicarli. Pare impossibile.

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    abbecedario del sonno said on Jul 28, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    amo la Ginzburg, in particolare il lessico famigliare e valentino. questo libro mi è risultato insopportabilmente noioso, gli manca la leggerezza delle altre opere che ho letto e straletto. peccato.

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    Annaginger said on May 10, 2012 | Add your feedback

  • 7 people find this helpful

    "Ma adesso c'erano state le vere bombe e la bomba ballerina sembrava piccola piccola, piccola piccola e lontana lontana, e ballava crepitando felice su quei giorni lontani"

    C'è davvero poco della "vera" Ginzburg (quella matura dei romanzi successivi) in "Tutti i nostri ieri".
    Ritroviamo forse soltanto quei suoi personaggi bizzarri e mai troppo simpatici, anzi piuttosto ridicoli se non addirittura vagamente patetici; pe ...(continue)

    C'è davvero poco della "vera" Ginzburg (quella matura dei romanzi successivi) in "Tutti i nostri ieri".
    Ritroviamo forse soltanto quei suoi personaggi bizzarri e mai troppo simpatici, anzi piuttosto ridicoli se non addirittura vagamente patetici; personaggi che il lettore può compatire, ma non amare (perché si deve riconoscere che è molto più comodo, nonché facile, apprezzare la grandezza e la virtù palesi, inseguire, almeno nell'arte, un ideale che possa diventare modello o, più semplicemente, memento, simbolo di consolatoria bellezza, piuttosto che scavare nella polvere o cercar di dare al fango una bella forma), e verso i quali, a causa delle loro imperfezioni e delle loro goffaggini, prova pure, forse, una punta di fastidio (io, che non solo tendo, con una facilità che definirei imbarazzante, ad "innamorarmi" dei personaggi dei romanzi, ma che pure riesco ad apprezzare profondamente una lettura solo quando incontro, tra le pagine del libro in questione, un carattere nel quale identificarmi, trovo, nella Ginzburg, un antidoto efficacissimo a questa mia limitante tendenza).
    Eppure restano personaggi straordinari per il fatto d'essere così incredibilmente simili a noi, poiché, proprio come noi, sono più spesso piccoli e meschini che non coraggiosi o nobili.
    Di lei, qua dentro, ci sono poi la sua scrittura, una scrittura sempre naturale (e mi piace pensare che esiste una corrispondenza pressoché perfetta tra il suo modo di scrivere, ed il modo in cui parlava, pensava, viveva), fatta di parole graziose, dimesse, di frasi piane e, proprio per questo, spesso assolutamente illuminanti, o ancora certe pagine imperdibili, belle oltre ogni dire.
    Eppure, eppure io preferisco la Ginzburg dei piccoli, e soffocanti, universi familiari, degli amori incerti e gelosi, delle ragazze timide che scoprono in sé la forza per andare avanti (come accade alla protagonista de "Le voci della sera") o per mandare tutto a remengo (come fa la narratrice di "E' stato così"), la Ginzburg delle svampite e delle balorde, degli uomini codardi, dei vermi, e dei cavalieri che, al posto del mantello, indossano vecchi cappelli sgualciti; la Ginzburg delle storie brevi, scritte di getto e finite nell'arco di poche settimane (perché, come racconta la stessa Ginzburg ne "Le piccole virtù", era così che lei scriveva; e queste trecentoventi e rotte pagine mi sembrano una forzatura) nonché dei dialoghi lunghi, quelli sì, perché sapeva idearne di assolutamente perfetti (mentre qui ce ne saranno appena un paio).
    Ma "Tutti i nostri ieri" è un romanzo sulla guerra; una guerra, il secondo conflitto mondiale, che esplode dentro e fuori dal libro, dissanguando i personaggi (a nessuno di loro è possibile affezionarsi veramente, mentre Ippolito, il solo che potrebbe davvero riuscire a meritarsi un po' d'amore, non fa alcuno sforzo in questa direzione: appare e se ne va quasi subito, senza nemmeno un inchino) e rubando loro la voce; così Anna (Anna che sembra un insetto e sogna, ma solo vagamente, la rivoluzione), Giustino, Concettina, Giuma (l'insopportabile dandy con i denti da volpe), Franz, mammina, Emanuele, Danilo, Cenzo Rena, Ippolito, che s'uccide per non uccidere, e tutti gli altri, non diventano che ombre piatte e sbiadite ai margini del racconto.
    L'unico vero servigio la Ginzburg lo rende alla Storia italiana (ed ai suoi disprezzabili protagonisti come Mussolini od il re, lo scimmiottino), dipinta con un'ironia garbata ed assolutamente efficace.
    Per il resto diciamo che, una storia di questo tipo, è sicuramente più congeniale alla penna della Morante.

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    alice said on Feb 17, 2012 | 2 feedbacks

  • 14 people find this helpful

    “Lei disse che non aveva ancora pensato come voleva vivere. Lui le chiese quanti anni aveva e lei disse che aveva sedici anni. Lui disse che a sedici anni una persona doveva cominciare a sapere come voleva vivere. Lei disse che voleva vivere facen ...(continue)

    “Lei disse che non aveva ancora pensato come voleva vivere. Lui le chiese quanti anni aveva e lei disse che aveva sedici anni. Lui disse che a sedici anni una persona doveva cominciare a sapere come voleva vivere. Lei disse che voleva vivere facendo la rivoluzione.”

    Leggere la Ginzburg è fare un viaggio in business class: il servizio fa la differenza.

    La scrittura è nascostamente ricercata, i periodi sembrano quasi buttati là, c’è un uso costante del discorso indiretto, delle ripetizioni che rendono la sintassi ed il lessico marchiati a fuoco dalla sua mano, così riconoscibile e particolare..

    I temi cari alla Ginzburg tornano anche tra le pagine di questo libro.

    Primo tra tutti la famiglia e i legami familiari, sempre facendo riferimento con famiglia non tanto e non solo al nucleo composto da genitori e figli, ma ad un insieme allargato a tutti coloro che in qualche modo creano legami familiari perché si conoscono bene e si praticano a lungo e con dimestichezza. Gli amici, la governante, la domestica, i vicini, ad un tratto sono tutt’uno con la famiglia composta da Anna e dai suoi fratelli perché poco importano i legami di sangue rispetto a quelli che creano lo spirito, e la condivisione dei percorsi di vita che le persone scelgono di fare insieme.

    Un libro sulla solitudine, sul diventare grandi senza una direzione, senza che il mondo degli adulti faccia il suo, ma dove al contrario abdica al ruolo di guida.
    E allora iniziamo a poco a poco a vedere questo mondo faticoso, estraneo, con la II guerra mondiale che impazza, attraverso gli occhi di Anna che un po’ si impone rispetto agli altri personaggi. Anna che a sedici anni non sa di sé, che ha solo bisogno di essere ascoltata e ci trasmette tutta la tristezza dell’accorgersi che non c’è nessuno che sa o vuole farlo, che non riesce a dare un nome ai sentimenti che prova, che non sa trovare modelli femminili positivi né nella sorella né nella governante, e che sogna di fare la rivoluzione perché salire sulle barricate può farla sentire grande, forse significa diventare grande.

    Anche i fratelli e gli amici che la circondano sono profondamente soli e la politica, occuparsi attivamente di politica in un momento buio, pericoloso della storia, diventa l’unico modo possibile per sentirsi importanti, per entrare di diritto nel mondo dei grandi salvo poi trovarcisi nudi, senza corazza e strumenti per affrontarlo.

    E sullo sfondo appunto, la guerra: sempre questa maledetta guerra di cui non si dirà mai abbastanza, ma che abbiamo sempre il dovere di ricordare perché non ha prodotto solo morti nei campi di battaglia o di concentramento, ma ha reso orfani di un futuro migliaia di giovani che si sono trovati senza casa, senza famiglia senza punti di riferimento diventando adulti nella paura e la paura, si sa, non è mai una buona alleata quando si deve affrontare il domani.

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    ☺ Ale ☺ said on Nov 17, 2011 | 7 feedbacks

Book Details

  • Rating:
    (90)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
  • Paperback 326 Pages
  • ISBN-10: 8806431900
  • ISBN-13: 9788806431907
  • Publisher: Einaudi
  • Publish date: 1975-01-01
  • Also available as: Mass Market Paperback , Hardcover
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