Tutti i racconti

Di

Editore: Newton & Compton

4.3
(1216)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 361 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000039206 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico , Cofanetto

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
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  • 0

    Con la suola sospesa

    Come poteva essere una bestia se la musica lo affascinava ancora tanto?

    C’è un’immagine fra tante raccolte lungo la parata di visioni proiettate dai libri passatimi fra le mani che puntuale torna a to ...continua

    Come poteva essere una bestia se la musica lo affascinava ancora tanto?

    C’è un’immagine fra tante raccolte lungo la parata di visioni proiettate dai libri passatimi fra le mani che puntuale torna a tormentarmi.
    L’immane insetto Gregor ai margini del salotto, ancora non visto, richiamato dalla prigione della propria camera dal violino suonato dall’amata sorella per un pubblico ottuso, mentre lui estasiato progetta di inviarla al conservatorio a costo di grandi sacrifici, e l’osserva con uno sguardo che l’immaginazione, alla ricerca di corrispondenze intelligibili, raffigura come lucente di tenerezza. Finché l’intrusione è smascherata, l’incanto del violino disperso e i buoni propositi fraintesi.
    Nel mio universo interiore l’idea di incomunicabilità ha eletto questa scena a proprio paradigma. Ma bando alle interpretazioni personali…

    C’è una sorta di intollerabile crudeltà ne La Metamorfosi che deve il primato al fatto che interroga bruscamente una parte del lettore - o forse della natura umana? - disavvezza persino ad essere considerata. Chiunque l’abbia letto ne accusa i dolorosi segni, e persino chi afferma di non averlo apprezzato lascia evincere da ambigue parole di confondere il profondo disagio(l’infelicità di essere denudati) con la qualità dell’opera in sé. A nessuno piace che gli si rimescolino le budella.
    Perché Kafka spacca il lettore e nella voragine versa il veleno della contraddizione. Mi riesce difficile credere che si possa premeditare di fare del cuore del lettore il campo di battaglia di un tale devastante (poichè insolubile)dissidio, perciò mi piace pensare che le opere degli autori prendano strade e giungano a traguardi estranei alle loro intenzioni. E La Metamorfosi sancisce l'insularità di un autore le cui opere sono esperienze extra-narrative.

    Con uno scarafaggio Kafka fa appello ad impulsi primari e li espone all’altare dell’etica.
    Il ribrezzo, preludio all’odio, e la compassione, collaterale alla simpatia, sono sensazioni troppo intense e contrastanti per spartire lo stesso ventricolo. E Gregor è una persona per bene, buona, disposta a pazienti sacrifici personali per sostenere la famiglia, assolutamente meritevole di simpatia, eppure è nella forma simbolo universale di ribrezzo. E allora penso che sia facile provare affetto per il mio cane quando i suoi occhi da mammifero si fissano nei miei occhi da mammifero, quando le nostre anatomie intendono il medesimo linguaggio. Ma come provare affetto per uno scarafaggio, per una creatura tanto abissalmente diversa da me? Come trovare compatibilità nel corpo piatto e bruno, nelle antenne e nelle zampe spropositatamente sottili, se nel dubbio che siano sei o otto, così costretto a figurarmelo, guizza il disgusto a incresparmi la pelle?
    Ma è così che deve andare, no? Uomini e insetti non possono convivere. Perché diavolo dovrei amare un insetto e incolparmi di questo legittimo limite? è impossibile non condividere la reazione dei familiari, giusto? Allora perché, alla fine, mentalmente mi ritraggo come fossero loro gli insetti?

    Sono incredulo per la sorte di Gregor, ma ancor di più per la meschinità dei miei sentimenti. Vergogna e disgusto sono sistole e diastole di una sorta di tachicardia morale. Ci sono abissi che mai nessuna luce dovrebbe violare se sopra di essi non si potrà mai costruire un ponte.
    Gregor esausto all’alba si lascia morire, e non so mentre le lacrime mi spuntano agli angoli degli occhi se sono ancora brividi di ribrezzo quelli che mi percuotono la schiena, o è qualcos’altro, un tremito d’orrore di se stessa dell’anima intera.

    Il ribrezzo vince l’amore. Il ribrezzo vince tutto. La suola resta sospesa solo per un attimo, ma alla fine cala. Cala sempre.

    ha scritto il 

  • 5

    «Per il suo rigore formale e per la sua esattezza espressiva la narrativa di Kafka è probabilmente l’unica opera veramente classica della letteratura moderna. La sua classicità tuttavia è a tal punto ...continua

    «Per il suo rigore formale e per la sua esattezza espressiva la narrativa di Kafka è probabilmente l’unica opera veramente classica della letteratura moderna. La sua classicità tuttavia è a tal punto dominata dal principio tecnico e strumentale dell’espressività da risultare in qualche modo mostruosa e disumana» (Giuliano Baioni).
    Franz Kafka incontrò Felice Bauer il 13 agosto del 1912 a casa del suo amico Max Brod. Lui aveva 29 anni e lei 25; si presenta come un ebreo interessato alla questione sionista, le parla del teatro jiddish, le strappa la promessa di un viaggio insieme in Palestina. Nei suoi diari annota una settimana dopo: “Ha una faccia ossuta e vuota e porta il suo vuoto apertamente”. Felice non lo attrae fisicamente, avverte perfino un intimo senso di fastidio per i suoi denti d’oro. Tuttavia la tempesterà di lettere in una estenuante variazione dello stesso tema, se lei vuole amarlo deve capire il terribile mondo che ha nella testa. Sono parole sue. Il grande germanista Giuliano Baioni ha scritto saggi illuminanti sull’opera di Kafka in cui mostra il lato comico nevrotico della persona nel tentativo di farsi intendere. Come poteva pretendere che una ragazza di 25 anni, che egli stesso scambia per una cameriera, potesse seguirlo in discorsi che spesso apparivano deliranti a lui stesso? Nel Processo che è una messa in opera delle sue vicissitudini, Josef K verrà ammonito da un sacerdote per essersi aspettato troppo dal prossimo, in particolare dalle donne. Egli stesso è consapevole che un’opera d’arte non basta a descrivere un mondo interiore, lo annota nei diari. Secondo Baioni è questo uno dei motivi che lo porterà a voler bruciare la sua opera; scrive Baioni in “Kafka, letteratura ed ebraismo”: «L’assurdo che, ormai per luogo comune, sembra essere l’unica categoria della narrativa kafkiana non è certo il fatto che un uomo si trasformi in uno scarafaggio. L’assurdo, almeno per Kafka, è piuttosto che testi di tale bellezza non possano comunicare la verità».
    Kafka e Felice si fidanzano ufficialmente, con annuncio sui quotidiani, il 21 aprile del 1914. L’aveva avvertita alla sua maniera con argomenti che farebbero desistere qualsiasi amante; le scrive che l’attende «una vita monacale al fianco di un uomo tetro, triste, taciturno, insoddisfatto, malaticcio» legato da catene invisibili a una letteratura invisibile, fino ad affermare - come se non bastasse l’antefatto - che ha intenzione di distruggersi o impazzire scrivendo.

    Tutto ciò a Felice Bauer appare talmente inverosimile che invece di desistere intende le lettere del suo fidanzato come una colossale, artistica, messa in scena. Felice aveva letto uno dei due romanzi pubblicati dall’amico di Kafka, Max Brod, in cui un personaggio decadente non sa amare e vive la sua estetica del deficit d’amore col narcisismo esasperato, tipico “fiore dell’epoca”. Il Kafka delle lettere, scrive Baioni, saprà rappresentare, con una sapienza ben diversa dalla disinvoltura della facile penna brodiana, la straziante mostruosità del Narciso letterario.
    Baioni nell’ultimo bellissimo capitolo del saggio fa ricorso a un’espressione di Kafka stesso per spiegare le sue apparenti schizofrenie: l’assalto al limite. Kafka riesce a vivere solo al limite di uno stato, protraendo la sua esitazione in modo abnorme. Vuole sposarsi più per un retaggio di tradizione ebraica secondo il motto “un uomo senza una donna non è un uomo”. Allo stesso tempo non vuole sposarsi perché intende vivere solo nella letteratura. Lo stesso accade col sesso, ha spaventose accensioni erotiche ma arriva a formulare in una lettera a Felice un matrimonio casto. («Il coito come punizione del vivere insieme? 14 agosto 1913»). Vive di parole ma sente fortemente il rischio di dire le cose con le parole, scrive a Brod che è ora di finirla con le parole per esprimere i propri sentimenti e che non scriverà più lettere per dire di sé. Naturalmente non rispetterà l'assunto. Scrive più volte di vivere nell’insoddisfazione e di voler tendere alla soddisfazione, ma quando riesce a essere soddisfatto non può non portare con sé l’insoddisfazione come forma intima di felicità. Dice anche di sapere che sta giocando a recitare la parte del Tartufo di Moliere.
    Il suo rigore formale, la sua lingua disadorna sono da spiegarsi in quest’ottica sofferta di essenzialità. E che tutto ciò possa non bastare costituisce il doloroso sconcerto dell’opera di Franz Kafka.

    ha scritto il 

  • 4

    I racconti inediti.... c'era un motivo per cui erano inediti, per la maggior parte sembrano più bozze che racconti finiti. Di alcuni lunghissimi (ed incomprensibili) sono stati pubblicati solo alcuni ...continua

    I racconti inediti.... c'era un motivo per cui erano inediti, per la maggior parte sembrano più bozze che racconti finiti. Di alcuni lunghissimi (ed incomprensibili) sono stati pubblicati solo alcuni frammenti. Ma nel complesso, è come andare a guardare tra i panni sporchi di Kafka. Cose da lui scritte e mai pubblicate magari perchè non all'altezza degli altri, o magari perchè, semplicemente, non piacevano neanche a lui o perchè non erano finiti... lo sapremo mai? Penso di no.
    Degli altri, che dire? Belli, semplicemente, belli. E a me i racconti manco mi piacciono.

    ha scritto il 

  • 5

    Non credo che Kafka sia per tutti. La sua narrazione a volte mi pare che segua il filo di pensieri dell'Autore, un po' come le associazioni libere. Di conseguenza, chi approva opere con una perfetta t ...continua

    Non credo che Kafka sia per tutti. La sua narrazione a volte mi pare che segua il filo di pensieri dell'Autore, un po' come le associazioni libere. Di conseguenza, chi approva opere con una perfetta trama non possono leggere K. senza rimanere, evidentemente, perplessi dall'eccessiva "libertà" dello stesso.
    Poi c'è gente come me che invece apprezza questo metodo di scrittura. Senza dimenticare, inoltre, che quella sensazione claustrofobica e crepuscolare dei romanzi è anche qui onnipresente

    ha scritto il 

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