Tutti i racconti

Di

Editore: Bompiani

4.4
(325)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 431 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8845216365 | Isbn-13: 9788845216367 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Umorismo

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  • 5

    La recensione che segue è stata pubblicata nel numero di febbraio 2017 della rivista letteraria on line Il Colophon.

    Flannery O'Connor è considerata una delle migliori autrici di racconti del Novecent ...continua

    La recensione che segue è stata pubblicata nel numero di febbraio 2017 della rivista letteraria on line Il Colophon.

    Flannery O'Connor è considerata una delle migliori autrici di racconti del Novecento e , in generale, della letteratura contemporanea. Varie generazioni di scrittori l'hanno eletta autrice di culto e hanno cercato di carpire dai suoi scritti, le interviste, le lettere, i testi delle sue conferenze, il segreto per dare vita a un racconto perfetto. Questa premessa è a mio avviso necessaria per sapere con chi si ha a che fare quando si inizia a leggere Tutti i racconti, la raccolta completa edita da Bompiani.
    Anche il lettore più distratto e superficiale non può fare a meno di notare la nitidezza, il realismo, delle storie, l'innegabile abilità della O'Connor di farci vedere e sentire in modo tangibile le persone, i luoghi, le emozioni. Del resto è ben consapevole di questa sua capacità che ritiene fondamentale nello scrivere narrativa perché essa “opera tramite i sensi. […] Se non gli viene dato modo di vivere la storia, di toccarla con mano, il lettore non crederà a niente di quello che il narratore si limita a riferirgli. La caratteristica principale, e più evidente, della narrativa è quella di affrontare la realtà tramite ciò che si può vedere, sentire, odorare, gustare e toccare”.
    Ma la realtà, nelle sue storie, è fatta di personaggi grotteschi, ignoranti, bigotti, razzisti, che si muovono in situazioni pervase di un amaro pessimismo e una cruda violenza che non risparmia nessuno, nemmeno i bambini. In questo momento nel lettore nascono le prime domande, considerando anche che tutto ciò scaturisce dalla penna di una scrittrice cattolica degli anni '50. Perché esaspera nelle sue storie i peggiori difetti dei suoi conterranei del Sud degli Stati Uniti?
    Christian Raimo in Lo stile trascendentale di Flannery O'Connor (prefazione a Nel territorio del diavolo. Sul mistero di scrivere di Flannery O'Connor, Minimum Fax) ci fa notare che nelle storie della scrittrice si può ritrovare “una filigrana di costanti, legate a una traccia a cui lei stessa si riconosceva fedele: 1) All'inizio ci viene in genere presentata una vicenda di problematiche quotidiane, spesso con qualche riverbero sociale […]. Il tutto riflesso nel punto di vista del protagonista, che è molto spesso un personaggio arcisicuro della propria visione religiosa o sociale o esistenziale che […] cerca di trasmettere a coloro che reputa da convertire […]. 2) In modo violento o insinuante avviene un evento del tutto inaspettato, che altro non è che la manifestazione della grazia. […] 3) Come confessa la stessa scrittrice, di fronte all'intervento del divino, nessun personaggio può lasciare le cose a metà […]. Perché o si accetta la grazia o la si rifiuta”. E tutti i racconti si concludono con uno di questi due esiti, quasi sempre in un crescendo di violenza che lascia raggelati.
    Quindi la O'Connor non scrive solo per il gusto di raccontare, ma ha uno scopo edificante, ha scelto – consapevolmente o meno - di usare le sue storie per educare i lettori a comprendere il dono divino della grazia, riconoscerlo ed essere consapevoli di ciò che accade se si sceglie di non accettarlo.
    Ma tanta violenza è necessaria? Risponde lei direttamente alla domanda: “Non solo la nostra epoca non ha un occhio molto acuto per le quasi impercettibili intrusioni della grazia, ma non dimostra nemmeno una particolare sensibilità per la natura delle violenze che le precedono e le seguono”. La violenza nei suoi racconti “è stranamente capace di ricondurre i personaggi alla realtà e di prepararli ad accettare il loro momento di grazia. Hanno la testa così dura che non c'è quasi altro sistema. […] Per lo scrittore autentico, la violenza non è mai fine a se stessa. È la situazione estrema che meglio rivela quel che siamo in sostanza”.
    Al netto di questi approfondimenti sugli aspetti più evidenti del suo stile narrativo, utili per una lettura più consapevole, restano comunque delle storie coinvolgenti, ironiche, vivide, a volte estreme e inverosimili, altre di grande realismo, che nobilitano il racconto (spesso in Italia genere poco considerato) e offrono una grande prova letteraria.

    ha scritto il 

  • 5

    Sei una stronza, Flannery!

    Scusami, ma devo proprio dirtelo così.

    Sei una stronza perché ti piace tendermi dei bei trappoloni e farmici cadere dentro con mia grande vergogna.
    Mi presenti una situazione, mi induci a credere che ...continua

    Scusami, ma devo proprio dirtelo così.

    Sei una stronza perché ti piace tendermi dei bei trappoloni e farmici cadere dentro con mia grande vergogna.
    Mi presenti una situazione, mi induci a credere che le cose stiano in un certo modo, mi fai subito parteggiare per qualcuno, e poi, nel volgere di poche pagine, mi sbatti in faccia una realtà completamente diversa, spiazzandomi e facendomi vergognare di quanto ingiusto e avventato possa essere stato!
    Mi fai subito apprezzare il nonno e biasimare il nipote (Il negro artificiale), ammirare il padre e criticare il figlio (Gli storpi entreranno per primi):  solo per poi farmene pentire amarissimamente!

    Sei una stronza perché riesci sempre a farmi provare punte di pietà anche per i personaggi più odiosi, quelli che vorrei condannare senza appello (esempio: la signora May in Greenleaf).

    Per tutto questo, e altro ancora, sei proprio una stronza, Flannery!
    Ma è proprio per tutto questo, e altro ancora, che io ti ammiro e ti amo immensamente, carissima Flannery!

    ha scritto il 

  • 4

    Ogni racconto è un piccolo mondo a sè, sarebbe da recensire con puntualità ognuno di essi. Ma diciamo che più di 600 pagine di fila della O'Connor non sono una passeggiata.
    Fortunatamente, passati i p ...continua

    Ogni racconto è un piccolo mondo a sè, sarebbe da recensire con puntualità ognuno di essi. Ma diciamo che più di 600 pagine di fila della O'Connor non sono una passeggiata.
    Fortunatamente, passati i primi 4-5 racconti - nei quali ho faticato a trovare qualcosa di interessante - il livello letterario cresce, e il mio coinvolgimento pure.
    Si trova una America laterale e razzista, capace di crudeltà che ora saremmo soliti attribuire ad algidi slavi, o a criminali anaffettivi.
    Sono riportate affermazioni di chiara matrice cattolica, e altrettante affermazioni che questa matrice cattolica la bistrattano, la vilipendono e la deridono. Ho trovato tanta rabbia in questi scritti - che preziosamente sono presentati in ordine cronologico: rabbia anzitutto della O'Connor - e non me ne stupisco, data la sua degenerante malattia - che viene poi distillata in molti caratteri precisamente dettagliati. Non c'e' quasi mai (forse mai) nessuno che ride: sono tutti cupi, sospettosi, disincantati, cinici.
    Verso gli ultimi racconti emergono a tratti ventate di involontario umorismo spietato, che per assonanza mi hanno ricordato - come fossero antichi semi - quello che Lansdale struttura poi con ben piu' ampio respiro.

    In ogni caso, e aldila' di ogni opinione, una letteratura fatta per rimanere.

    ha scritto il 

  • 5

    Una donna che scrive cose da uomo meglio di un uomo

    Devo molto a Flannery. Se ho imparato qualcosa su come si scrive un racconto, è grazie a lei. Nelle sue storie c'è sempre un punto di inizio e un punto di arrivo, un intreccio, personaggi e azioni cre ...continua

    Devo molto a Flannery. Se ho imparato qualcosa su come si scrive un racconto, è grazie a lei. Nelle sue storie c'è sempre un punto di inizio e un punto di arrivo, un intreccio, personaggi e azioni credibili. C'è atmosfera, ci sono luoghi. E al di là di tutto questo, sospeso, c'è qualcosa che noi non possiamo capire. Perchè il fulcro della sua narrativa è sempre l'evento davanti al quale la razionalità cade, si infrange. Ma è proprio questo che tocca i suoi personaggi, e li cambia, così come accade a noi.

    ha scritto il 

  • 5

    Quest'anno mi sto dedicando molto alla lettura dei racconti. Ho letto i racconti della maturità di Cecov ed alcuni racconti di Gogol, entrambi maestri indiscussi del genere, ma anche quelli di Raymond ...continua

    Quest'anno mi sto dedicando molto alla lettura dei racconti. Ho letto i racconti della maturità di Cecov ed alcuni racconti di Gogol, entrambi maestri indiscussi del genere, ma anche quelli di Raymond Carver, di David Foster Wallace e, più di recente, di Flannery O'Connor.
    Che donna!
    Scrittrice per vocazione, allevatrice di pavoni per mestiere, nata e cresciuta in Georgia, nel profondo sud dell'America, bianca e di fede cattolica, morta a soli 39 anni dopo una lunga malattia, ha scritto in tutto una trentina di racconti, due romanzi, tante lettere ed alcuni saggi brevi riuniti in un paio di raccolte.
    I suoi racconti sono pervasi dal Mistero e dalla Grazia, parole cristiane che lei conosceva bene. Sono storie spesso attraversate dall'ironia, con sfumature grottesche e colpi di scena improvvisi. Anche l'uomo peggiore può essere strumento di Dio, anche la situazione peggiore può svelare o contenere in sé il Mistero della vita, anche il pregiudizio più radicato cede all'oggettività del reale, anche l'indignazione più profonda può essere frutto di preconcetti malsani, anche la paura più remota può svanire se ci si affida all'Eterno.
    Il sud che descrive è un sud ancora diviso tra bianchi e neri e lei non perde occasione per screditare chiunque pensi di appartenere ad una razza superiore o disprezzi i semplici.
    Alcuni racconti mi hanno profondamente segnata: GLI STORPI ENTRERANNO PER PRIMI, BRAVA GENTE DI CAMPAGNA, IL PROFUGO, MALATTIA MORTALE, IL NEGRO ARTIFICIALE tra gli altri.
    Ho atteso più di vent'anni prima di leggere la raccolta di racconti scelti che avevo in casa, ma appena finita, mi sono recata in biblioteca per prendere in prestito quelli mancanti.
    So che molti non amano questo genere consiglio vivamente di leggere i suoi racconti.
    Non bisogna essere né credenti né cattolici per apprezzarla, ma aperti e disponibili, forse anche un po' puri di cuore!
    Taluni l'hanno definita gotica, tal altri razzista, non è né l'uno né l'altro, secondo me.
    È una maestra di vita.

    ha scritto il 

  • 5

    L'azione della grazia nei racconti di Flannery O'Connor

    Nei racconti di Flannery O'Connor il vero protagonista è il mistero, l'inspiegabile che si compie nelle diverse manifestazioni della grazia e nelle azioni che i protagonisti decidono di intraprendere ...continua

    Nei racconti di Flannery O'Connor il vero protagonista è il mistero, l'inspiegabile che si compie nelle diverse manifestazioni della grazia e nelle azioni che i protagonisti decidono di intraprendere o, meglio, nel modo in cui gli stessi scelgono di gestire la nuova consapevolezza in relazione al libero arbitrio.

    Continua su: http://www.scratchbook.net/2015/09/racconti-oconnor.html

    ha scritto il 

  • 4

    Leggere uno dietro l’altro tutti i racconti di Flannery O’Connor lascia dentro delle tracce. Già quei tre che stavano su un libretto uscito due anni fa con Il Sole 24 Ore mi avevano folgorato: li ho r ...continua

    Leggere uno dietro l’altro tutti i racconti di Flannery O’Connor lascia dentro delle tracce. Già quei tre che stavano su un libretto uscito due anni fa con Il Sole 24 Ore mi avevano folgorato: li ho ritrovati nell’integrale Bompiani che riunisce tutti i racconti disponendoli in ordine cronologico e nella sostanza quella prima impressione non è stata smentita.
    Flannery O’Connor ha avuto vita breve e sofferta e a trentanove anni, nel 1964, è morta della stessa terribile malattia che aveva già ucciso suo padre. A guardarla nelle foto, con il filo di perle, l’occhiale da brava ragazza studiosa, sembra impossibile che abbia potuto concepire queste short stories di angosciante tristezza, ambientate quasi tutte in quel Sud nel quale era nata e cresciuta. Sono storie di agricoltori e di gente di provincia, oppressa dalla cappa soffocante dell’ignoranza e della miseria e dall’ossessione per "i negri". Sono racconti durissimi, che non fanno nessuna concessione al romanticismo o alla voglia di lieto fine e nelle quali la storia della padrona di una fattoria maciullata da un toro inferocito prende quasi il ruolo di intermezzo rilassante fra quelle del nonno che spacca la testa alla nipotina, del figlio che uccide la madre per errore o del ragazzino che si impicca a una trave della soffitta. Questi momenti terribili sono raccontati con un tono mai compiaciuto del dettaglio orripilante: la voce della O’Connor sembra voler mantenere una sorta di distacco emotivo da ciò che racconta, su tutto calando piuttosto un velo di tristezza sconfinata.
    Non sappiamo la fine della povera ragazza minorata abbandonata al bar di una stazione di servizio dal balordo che l’ha sposata solo per fregarle l’automobile. Forse la madre la ritroverà ma questo non ci consola. Il volume è uno di quei libri che si lasciano con un sottile, anche se inconfessato, senso di liberazione. Con tutto ciò Flannery O’Connor è una scrittrice da leggere: magari al momento giusto, quando i meccanismi di autodifesa sono al loro posto e prontamente reattivi.

    ha scritto il 

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