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Tutti i racconti

Di

Editore: Bompiani

4.4
(259)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 601 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8845221059 | Isbn-13: 9788845221057 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ida Omboni ; Curatore: Marisa Caramella

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Crime , Fiction & Literature , Humor

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Descrizione del libro
"Quelle della O'Connor non sono rappresentazioni realistiche della scena sociale in cui è nata e vissuta, ma rappresentazioni del divino come appare a chi abbia una visione antropocentrica del mondo: i suoi personaggi lo vivono come una violenza, un'offesa, un intervento distruttivo che sconvolge l'equilibrio del mondo umano. A tal punto che la visione religiosa che si ricava dai racconti è spesso opprimente. D'altra parte, morte, sofferenza, disordine, sono invece i mezzi attraverso i quali un personaggio passa da una comprensione meschina, superficiale, dell'esistenza al mistero nel quale l'uomo vive e muore". (Dall'introduzione di Marisa Caramella)
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  • 4

    Leggere uno dietro l’altro tutti i racconti di Flannery O’Connor lascia dentro delle tracce. Già quei tre che stavano su un libretto uscito due anni fa con Il Sole 24 Ore mi avevano folgorato: li ho ritrovati nell’integrale Bompiani che riunisce tutti i racconti disponendoli in ordine cronologico ...continua

    Leggere uno dietro l’altro tutti i racconti di Flannery O’Connor lascia dentro delle tracce. Già quei tre che stavano su un libretto uscito due anni fa con Il Sole 24 Ore mi avevano folgorato: li ho ritrovati nell’integrale Bompiani che riunisce tutti i racconti disponendoli in ordine cronologico e nella sostanza quella prima impressione non è stata smentita.
    Flannery O’Connor ha avuto vita breve e sofferta e a trentanove anni, nel 1964, è morta della stessa terribile malattia che aveva già ucciso suo padre. A guardarla nelle foto, con il filo di perle, l’occhiale da brava ragazza studiosa, sembra impossibile che abbia potuto concepire queste short stories di angosciante tristezza, ambientate quasi tutte in quel Sud nel quale era nata e cresciuta. Sono storie di agricoltori e di gente di provincia, oppressa dalla cappa soffocante dell’ignoranza e della miseria e dall’ossessione per "i negri". Sono racconti durissimi, che non fanno nessuna concessione al romanticismo o alla voglia di lieto fine e nelle quali la storia della padrona di una fattoria maciullata da un toro inferocito prende quasi il ruolo di intermezzo rilassante fra quelle del nonno che spacca la testa alla nipotina, del figlio che uccide la madre per errore o del ragazzino che si impicca a una trave della soffitta. Questi momenti terribili sono raccontati con un tono mai compiaciuto del dettaglio orripilante: la voce della O’Connor sembra voler mantenere una sorta di distacco emotivo da ciò che racconta, su tutto calando piuttosto un velo di tristezza sconfinata.
    Non sappiamo la fine della povera ragazza minorata abbandonata al bar di una stazione di servizio dal balordo che l’ha sposata solo per fregarle l’automobile. Forse la madre la ritroverà ma questo non ci consola. Il volume è uno di quei libri che si lasciano con un sottile, anche se inconfessato, senso di liberazione. Con tutto ciò Flannery O’Connor è una scrittrice da leggere: magari al momento giusto, quando i meccanismi di autodifesa sono al loro posto e prontamente reattivi.

    ha scritto il 

  • 4

    Scrive dannatamente bene Flannery O'Connor, ma non riesce a piacermi fino in fondo per quel moralismo di fondo che inevitabilmente avverto, per quel Gesù dolorante senza redenzione che me la rende, ed è un mio limite, estranea come a lei devono essere sembrati estranei molti dei suoi personaggi.< ...continua

    Scrive dannatamente bene Flannery O'Connor, ma non riesce a piacermi fino in fondo per quel moralismo di fondo che inevitabilmente avverto, per quel Gesù dolorante senza redenzione che me la rende, ed è un mio limite, estranea come a lei devono essere sembrati estranei molti dei suoi personaggi.

    ha scritto il 

  • 0

    racconto n. 2: senza luce

    ho incontrato una luce. ci siamo chiusi a chiave in una stanza nelle compressioni gravitazionali del sesso. nei buchi neri si colpisce con spade di damocle nei lineamenti del viso dove una lacrima è la misericordia di un corso d'acqua orfano del mare. non dovevo vederla più. non ci siamo più vist ...continua

    ho incontrato una luce. ci siamo chiusi a chiave in una stanza nelle compressioni gravitazionali del sesso. nei buchi neri si colpisce con spade di damocle nei lineamenti del viso dove una lacrima è la misericordia di un corso d'acqua orfano del mare. non dovevo vederla più. non ci siamo più visti.

    http://www.youtube.com/watch?v=b1QhFEo9C9A

    sì, questa canzuncella perché mi viene da ridere quando frequento i parlamenti del mio quartiere, quando mi hanno chiesto chi volevo come presidente della repubblica: ho risposto pepito impastato perché ormai dovrebbe avere l'età giusta. belén rodriguez mi ha chiesto chi fosse. senza luce.

    a quella luce che riceve i regali giusti. io sono il fruttarolo che scarta le bucce invece gli ubriachi sono liquido cloacale che comunque finisce al mare. oppure scatenano le tempeste di lacrime. la regola dell'universo va avanti a colpi di fo'c o di etty hillesum. porca vacca, a volte un racconto è più lungo di un romanzo.

    ha scritto il 

  • 5

    La vita che salvi

    Non si può fuggire alla capacità dei racconti della O'Connor di cambiarti in profondità nel corso di pochi minuti, dentro a quel labirinto eterno e ineffabile di significati implacabili e di fatti primordiali, affilati come lame di pugnali, letali come il veleno di un serpente. La O'Connor ci sos ...continua

    Non si può fuggire alla capacità dei racconti della O'Connor di cambiarti in profondità nel corso di pochi minuti, dentro a quel labirinto eterno e ineffabile di significati implacabili e di fatti primordiali, affilati come lame di pugnali, letali come il veleno di un serpente. La O'Connor ci sospinge al di là del buio, nell'oscurità che non possiamo conoscere; come autrice si trasforma in un destino che ci guida, attraverso le sfide del vivere, le domande senza risposta, la lotta per affermare di esistere, la violenza che ha origine dalla colpa. Preparatevi a sentirvi al contempo brav'uomo e assassino, storpio e essere superiore pieno di grazia, prete e confessore, mendicante e cinico giudice. Con i suoi archetipi informali, nei luoghi capitali e esemplari dove ambienta le storie, Flannery O'Connor ci comunica che esiste un'attrazione verso il male, verso la disgrazia e il delitto, così come sono possibili la fede, il perdono, la trascendenza; qualcosa di superiore che, forse umano forse no, muove le gesta dei personaggi e la penna della scrittrice. Magnetismo: la caratteristica che connota maggiormente queste pagine, questi racconti straordinari costruiti sulla scoperta, lo stupore, il turbamento e la follia. I racconti sono un'investigazione tragica e sublime di alcuni interrogativi: cosa scorre nel nostro corpo, di cosa sono fatte le nostre passioni, cosa significa credere che ciascun essere umano è unico. Alla fine eccovi dentro al cuore profondo del mistero, al segreto della sapienza abissale e biblica: la trasfigurazione di una realtà narrata in mitologia evocata e predestinata, tramite parole di spietata potenza.

    ha scritto il 

  • 5

    Leggere questi racconti è come affrontare Tyson sul ring: nulla ti sarà risparmiato, nessuna delle tue convinzioni reggerà, nessuna difesa sarà possibile, sperimenterai la violenza, e poi la vedrai in te stesso e nei valori che hai più cari. La Grazia opera nella terra del male, e pare averne pur ...continua

    Leggere questi racconti è come affrontare Tyson sul ring: nulla ti sarà risparmiato, nessuna delle tue convinzioni reggerà, nessuna difesa sarà possibile, sperimenterai la violenza, e poi la vedrai in te stesso e nei valori che hai più cari. La Grazia opera nella terra del male, e pare averne pure bisogno...

    ha scritto il 

  • 4

    Un celebre (e veritiero) aforisma di Mark Twain recita che le donne sono in grado di fare 3 cose con assolutamente niente: un cappello, un'insalata e una scenata. Flannery O' Connor con pochi, essenziali elementi (l'appartenenza, Gesù, il rispetto, la perdita ) era in grado di scrivere racconti d ...continua

    Un celebre (e veritiero) aforisma di Mark Twain recita che le donne sono in grado di fare 3 cose con assolutamente niente: un cappello, un'insalata e una scenata. Flannery O' Connor con pochi, essenziali elementi (l'appartenenza, Gesù, il rispetto, la perdita ) era in grado di scrivere racconti di una crudele brillantezza che mirano alla perfezione.

    ha scritto il 

  • 5

    Il padre di Thomas era sempre stato impegnato in qualche iniziativa tempestosa, finché una mattina, con un’occhiata rabbiosa alla moglie, come se fosse colpa sua, era morto secco, alla tavola della prima colazione.


    Se esiste (ancora?) qualcuno che considera il racconto una sotto-cat ...continua

    Il padre di Thomas era sempre stato impegnato in qualche iniziativa tempestosa, finché una mattina, con un’occhiata rabbiosa alla moglie, come se fosse colpa sua, era morto secco, alla tavola della prima colazione.

    Se esiste (ancora?) qualcuno che considera il racconto una sotto-categoria del romanzo; e che uno scrittore sia tale solo se ha scritto qualcosa di superiore alle 180 pagine, farebbe bene a ricredersi. Per esempio dedicandosi alla lettura dei racconti di Flannery O’Connor, e pubblicati da Bompiani. Il volume ha una mole rispettabile (e ghiotta): oltre 580 pagine.
    Coprono un arco di anni che vanno dal 1946 (“Il geranio”) al 1965 (“La schiena di Parker”), e permettono al lettore di osservare l’evoluzione della scrittura della O’Connor. C’è anche un frammento di quello che sarebbe stato il terzo romanzo (“Amore e rabbia”), ma che non fu mai completato a causa dell’aggravarsi della malattia, che condusse la scrittrice alla morte. A nemmeno 40 anni.

    Se i primi paiono interessanti, ma nulla di più, è col racconto “Il pelapatate” che (è una mia opinione), la O’Connor svolta. È come se tutto prendesse la forma giusta, la sua forma. Da lì in avanti, stile, dialoghi, temi, tutto è efficace, e ogni dettaglio è dove deve essere.
    A parte qualche eccezione (come appunto “Il geranio” o “Il giorno del giudizio”), sono storie ambientate in quel sud degli Stati Uniti ancora adesso lontano dalla simpatia del turista medio. Quello che adora New York, Los Angeles, le megalopoli multiculturali e multirazziali dove in apparenza le opportunità sono offerte a tutti. Purché di talento.

    I personaggi della O’Connor sanno il fatto loro; o almeno lo credono fermamente. Che siano atei, o ferventi credenti in Gesù Cristo (siamo appunto nel sud protestante, bianco, della segregazione), hanno trovato il modo di affrontare la vita. Superfluo dire che è sempre il migliore, e quello giusto. Sono uomini o donne che conoscono la verità, tutte le risposte e probabilmente pure le domande.

    Niente sembra capace di mettere in dubbio la loro superiorità intellettuale (“Gli storpi entreranno per primi”), o razziale, (“Punto omega”), oppure religiosa (“Un brav’uomo è difficile da trovare”).
    In questo paesaggio piatto, tranquillo ma in realtà bruciato da una profonda indifferenza per gli altri, per sé stessi, accade però qualcosa che con violenza frantuma l’equilibrio. Può essere un pugno, una malattia, l’incontro con una banda di tagliagole, un predicatore… Il risultato però non è consolatorio, mai. Non è lo scopo della narrativa (chi vuol essere consolato, si affidi agli spot pubblicitari), e non lo era certo della O’Connor.

    La scrittrice statunitense sembra lanciare una sorta di allarme. C’è un’ottusità nell’essere umano che dovrebbe mettere in allarme chiunque abbia la pretesa di conoscere o capire la sua natura. Nei racconti, la fede, o la cultura sono usati dai suoi personaggi per creare distanze, e disprezzare con più facilità chi non crede, oppure non ha studiato. Ecco l’ottusità di cui parla la O’Connor.

    Tra un bifolco illetterato, e uno sprezzante professore, sembra suggerire la scrittrice, è difficile scegliere. Il primo almeno, può svelare una certa capacità di adattamento (persino una certa apertura), che il secondo, spogliato della sua sapienza, rischia di non avere. E resterà a contemplare le macerie della sua sicurezza senza essere in grado di fare appello a sé, alle proprie risorse.

    Molti parlano del grottesco, della violenza (“Il giorno del giudizio” per esempio, col vecchio la cui testa viene forzata tra le aste della ringhiera), di Flannery O’Connor, e si chiedono per quale ragione leggere un’autrice tanto particolare. Per via del suo talento, potrebbe essere la risposta migliore. Per l’ironia con cui tratta i personaggi, e le loro idee.
    Per la capacità di narrare storie dove lo straordinario prende a cazzotti l’ordinaria vita delle persone perbene e sicure di sé. E questo straordinario può essere per esempio… un toro.

    ha scritto il 

  • 5

    “L'intera natura umana resiste con tenacia alla grazia perché la grazia provoca in noi un cambiamento e il cambiamento è doloroso”

    Una gamba di legno, una statuetta, un tatuaggio, un viaggio che si interrompe bruscamente… persone, cose, rapporti, dolori, vizi, incoerenze, incomprensioni, fatiche, abitudini, miserie, debolezze, violenza… La realtà quotidiana, se non ci fermiamo all’apparenza, si rivela come lo spazio, il luog ...continua

    Una gamba di legno, una statuetta, un tatuaggio, un viaggio che si interrompe bruscamente… persone, cose, rapporti, dolori, vizi, incoerenze, incomprensioni, fatiche, abitudini, miserie, debolezze, violenza… La realtà quotidiana, se non ci fermiamo all’apparenza, si rivela come lo spazio, il luogo abitato dal Mistero, e questa scoperta provoca una crepa attraverso cui si insinua la grazia come possibilità di cambiamento, di redenzione, per chiunque.
    Flannery non aveva tempo da perdere (ne aveva così poco a disposizione) con inutili sentimentalismi e sterili psicologismi. Quanto vorrei essere così anch’io!

    La schiena di Parker, il mio racconto preferito:

    http://youtu.be/9-cgg6VXoBk

    ha scritto il 

  • 5

    Al di là dei contenuti e delle tematiche, su cui non mi esprimo, una tecnica di scrittura sbalorditiva: visiva, diretta, crudele. "Show, don't tell" al massimo grado.


    Per una scrittrice cattolica zitella nel contesto del sud nella Georgia conformista degli anni cinquanta ("un musical!"), ...continua

    Al di là dei contenuti e delle tematiche, su cui non mi esprimo, una tecnica di scrittura sbalorditiva: visiva, diretta, crudele. "Show, don't tell" al massimo grado.

    Per una scrittrice cattolica zitella nel contesto del sud nella Georgia conformista degli anni cinquanta ("un musical!"), non c'è male.

    ha scritto il