Tutto, e di più

Storia compatta dell'∞

Di

Editore: Le Scienze ( Codice Edizioni )

3.9
(122)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 264 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Fabio Paracchini , Giuseppe Strazzeri

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Scienza & Natura

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Descrizione del libro
55° volume della collana de " La biblioteca delle Scienze" pubblicato il 2 Novembre 2011 in allegato alla rivista Le Scienze numero 519.

A 34 anni, con il monumentale Infinite Jest, era già uno scrittore di culto, al punto che il settimanale inseriva la sua opera nella lista dei cento migliori romanzi di lingua inglese dal 1923 al 2006. Ma nel Settembre 2008 si toglieva la vita nella sua casa di Claremont, in California. Da allora, il mondo è orfano del genio e della cupa ironia di David Foster Wallace.

Ma non tutti sanno che Foster Wallace si era laureato in filosofia, con una specializzazione in logica modale e matematica. E che l’infinito, in questo caso quello matematico, era una sua travolgente passione. Così un giorno, pare anche su suggerimento di un altro grande della letteratura americana quale Don DeLillo, ha deciso di indossare per una volta i panni del matematico per lanciarsi in un singolare reportage sul più astruso concetto partorito dalla mente umana.

Il risultato è stato Tutto, e di più, il libro che sarà in edicola con di novembre, una funambolica cavalcata nel territorio dell’astrazione matematica, un volume che chiede molto al lettore, e molto restituisce, nella migliore tradizione del suo autore. Che riesce a trattare al tempo stesso con esasperata serietà e sconfinata leggerezza una materia tra le più ostiche ed entusiasmanti.

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  • 4

    1000 + 1411 + 1250 + 1250 + 800 + 1000 + 650 + 600 + 1000 + 9500 = William kM

    Dal momento che ho dimenticato nuovamente di scrivere una lista dei libri da salvare e tu non ne hai mai scritta una mentre lei ha pensato di farlo almeno una volta o due ma finiva sempre per corregge ...continua

    Dal momento che ho dimenticato nuovamente di scrivere una lista dei libri da salvare e tu non ne hai mai scritta una mentre lei ha pensato di farlo almeno una volta o due ma finiva sempre per correggerla e modificarla e noi non eravamo comunque molto interessati a conoscere la lista dei suoi libri da salvare, talmente impegnati a riflettere sulla nostra e a loro premeva solamente conoscere quanto avrebbero ricavato dalla vendita, ho deciso che i libri in mio possesso scritti da David Foster Wallace saranno portati tutti al macero entro e non oltre il trenta giugno duemilasedici che è la data di scadenza per l'abbandono del vecchio immobile come concordato tramite scrittura privata davanti a quello che presumo sia stato un avvocato regolarmente iscritto all'ordine degli avvocati che hanno prestato giuramento solenne lanciando in aria coriandoli di coscienza, mentre tutti gli altri libri in mio possesso saranno venduti sui maggiori canali di vendita online o consegnati a qualche rivenditore di libri usati della mia zona.
    Nel frattempo giuro su Apollo medico e su Asclepio e su Igea e su P(e)nacea e sugli dei tutti e le dee soprattutto, chiamandole a testimone, (me le sono fatte tutte, ma loro hanno fatto me) che ogni mio sforzo sarà dedicato al tentativo di sembrare quello che non sono, qualunque essa-cosa sia o non sia, e appaia o volga altrove. Perdute le parole, scolorata la mente, fiaccata la volontà di lottare contro un nemico più forte di me perché me, e appesantito e imbruttito dal participio passato utilizzato, io penso di aver agito - finalmente - per il meglio e giuro che mi asterrò dal recar danno e ingiustizia. E chissà, chissà se tenendo fede a questo giuramento mi sarà dato godere il meglio della vita o almeno della letteratura, o se trasgredendo e spergiurando l'anima immortale di Ippocrate mi riconosca e mi incolga il contrario di ciò.

    Tuo per un po'
    D

    ha scritto il 

  • 4

    Come ogni sua opera non è semplice. Se in altri romanzi la conoscenza della matematica aiuta, qui è fondamentale. Ma non bisogna però essere dei geni: un liceo (se ci si ricorda cosa si è fatto :D ) è ...continua

    Come ogni sua opera non è semplice. Se in altri romanzi la conoscenza della matematica aiuta, qui è fondamentale. Ma non bisogna però essere dei geni: un liceo (se ci si ricorda cosa si è fatto :D ) è sufficiente.

    Divertente e interessante. Certamente non l'opera migliore.

    ha scritto il 

  • 5

    Solo un grande scrittore poteva scrivere un libro così; uno di quei libri che andrebbe incasellato nella "divulgazione scientifica", se non fosse che nessun divulgatore avrebbe potuto costruirlo a que ...continua

    Solo un grande scrittore poteva scrivere un libro così; uno di quei libri che andrebbe incasellato nella "divulgazione scientifica", se non fosse che nessun divulgatore avrebbe potuto costruirlo a questo modo. Non è, infatti, un testo storico: DFW se ne fotte abbastanza sia del racconto episodico e biografico (che cataloga come oggetto degli "storici pop"), sia della cronologia quando questa non sia funzionale. Ciò che fa è costruire una (assai rigorosa e per nulla semplice) storia del trattamento del concetto di infinito in matematica. Esistono centinaia di libri "divulgativi" di questo genere, visto che la lotta combattuta contro i limiti dell'hardware umano è di per sé assai attraente (vedi l'interesse per ogni tipo di religione). Ma il modo in cui DFW si getta in questa impresa è del tutto inedito e testimonia della genialità dell'uomo come anche del suo disinteresse a inscriversi nell'ampia schiera di coloro che provano a fare della scienza un racconto sensazionale. La vera tesi sottesa al libro è che l'infinito è un concetto che, dagli albori della matematica formale greca, sfida l'uomo rispetto all'ontologia degli enti matematici. E', insomma, un banco di prova esemplare per l'interminabile disputa attorno alla realtà trascendente della matematica o alla sua creazione umana. E' questa battaglia che DFW racconta, sfruttando tutti gli artifici della sua narrazione: sigle, incisi, glossari, note a piè di pagina che costruiscono quasi un testo parallelo. E per farlo, non imbocca nessuna scorciatoia: tutta la matematica necessaria a comprendere come si sia posto il problema dell'infinito - nelle sue due declinazioni dell'infinitamente piccolo (infinitesimo) e infinitamente grande - è proposta al lettore. Nessuna scorciatoia, dicevo, ma anche la capacità di sfrondare dove possibile e di portare esempi utili a chi non ha una preparazione solida in matematica (e solida, qui, significa di buon livello universitario). In questo senso, la sua è vera storia della scienza, ovvero ricostruzione dei passaggi metodologici e dei problemi che hanno posto al centro dell'attenzione l'infinito. Con pazienza, accortezza e con le basi necessarie, questo testo di DFW è davvero straordinario nel suo inventare una specie di genere nuovo, dove narrativa, passione, problematizzazione, filosofia e genialità cospirano a sfidare, riga per riga, la mente limitata del povero lettore medio...

    ha scritto il 

  • 4

    Libro complesso e specifico sulla matematica: le prime 100 pagine circa sono più "narrative" e filosofiche pertanto più fruibili. Dopo il libro diventa per addetti ai lavori con una formazione matemat ...continua

    Libro complesso e specifico sulla matematica: le prime 100 pagine circa sono più "narrative" e filosofiche pertanto più fruibili. Dopo il libro diventa per addetti ai lavori con una formazione matematica universitaria. Per coerenza e determinazione l'ho terminato dopo vari mesi, ma non comprendendo che le parti di logica esplicativa. Quelle della matematica raccontata. Le quattro stelle sono sulla fiducia per quanta grandezza si percepisca nelle doti e nella volontà dell'autore di spiegarci argomenti ostici quanto interessanti.

    ha scritto il 

  • 4

    Un saggio sulla matematica di DFW porta quasi all'estremo i suoi meccanismi lettari: note a pie' pagina, interpolazioni, meta-battute, dichiarazioni di altre storie esterne, eccetera. L'argomento non ...continua

    Un saggio sulla matematica di DFW porta quasi all'estremo i suoi meccanismi lettari: note a pie' pagina, interpolazioni, meta-battute, dichiarazioni di altre storie esterne, eccetera. L'argomento non è facile, ed è affrontato senza troppi sconti, nemmeno in datto di notazione (cosa rara in un libro di divulgazione matematica). Il lettore abituale di DFW rimarrà frastornato, ad un matematico forse dispiacerà l'andamento a volte frastornante del testo, ma a quei pochi cui piace DFW e qualcosina di matematica la sanno, piace.

    ha scritto il 

  • 4

    Il fascino di contare gli abissi

    Caro DFW,
    ho fatto parecchia fatica a leggere le 250 pagine del tuo saggio, son dovuta ricorrere a lontani ricordi dei corsi di analisi 1 e 2 all'università, superati tra l'altro a suo tempo con un pr ...continua

    Caro DFW,
    ho fatto parecchia fatica a leggere le 250 pagine del tuo saggio, son dovuta ricorrere a lontani ricordi dei corsi di analisi 1 e 2 all'università, superati tra l'altro a suo tempo con un professore normalista e kantoriano convinto che assomigliava un poco al tuo mitico dottor Goris. Ho fatto fatica, ma ne è valsa la pena. Ormai nel mare magno della matematica pura io annaspo a stento, mentre te ti ci muovi in scioltezza. E' verò, è un po' come se ti voltassi continuamente per vedere se quelli della spiaggia e chi nuota verso riva si accorgono che te la cavi benino assai nel mare magno della matematica, però ti perdono questo vezzo perché hai comunque inquadrato con dovizia e precisione quelli che sono i picchi e gli abissi del pensiero occidentale. Secondo me hai perfettamente ragione anche quando affermi che non è la difficoltà a far impazzire i matematici più dotati, ma l'astrazione.
    Il fascino degli abissi: c'è chi lo cerca in parete, chi prova a pescarlo sottacqua, chi ci si lancia a tutta velocità, son mille mila i modi per provare il brivido del pozzo senza fine. Poi ci sono quelli che gli abissi vogliono contarli, vogliono ordinarli, vogliono capirli, vogliono spiegarli, vogliono dimostrarli. E allora il rischio di bruciarsi diventa grande. Chissa se anche te, quando hai deciso di andartene da questo mondo, non hai avuto qualche giramento di capo dovuto al troppo sporgersi sugli abissi...
    Adesso mi dedicherò a qualche lettura disintossicante, poi affronterò le 1200 pagine di Infinite Jest, mi hai convinta!

    ha scritto il 

  • 4

    una cosa divertente che farò di più *

    Però,

    ho appena iniziato e mi pare che sul Principio di Induzione ci sia qualcosa che non va:

    "... in realtà noi agiamo per “fiducia” nel ripetersi di eventi dei quali abbiamo esperienza, secondo il P ...continua

    Però,

    ho appena iniziato e mi pare che sul Principio di Induzione ci sia qualcosa che non va:

    "... in realtà noi agiamo per “fiducia” nel ripetersi di eventi dei quali abbiamo esperienza, secondo il Principio di Induzione per cui se un fatto x si è ripetuto n volte in passato in determinate circostanze specifiche, possiamo ragionevolmente supporre** che le stesse circostanze produrranno il fatto x, la formazione dell’azione non risulta pertanto che essere una applicazione di tale principio in quanto si risolva in una consuetudine..."

    Caro DFW, lo dovrò leggere (per ∞ stima verso l'autore), ma come leggerei un resoconto sulla Fiera dell'aragosta del midwest.

    Le note impressionano per profondità.

    * ad un certo punto dice che i matematici impazziscono, i poeti/scrittori quasi mai.
    Domanda: nel caso di soggetto scrittore pazzoide nonchè matematico dilettante, qual'è la probabilità che soffra pesantemente di salute mentale? Tendente ad ∞.

    ** il principio di induzione non conduce a supposizione alcuna, ma dimostra che, date certe premesse, un determinato avvenimento accadrà certamente.

    ha scritto il