Tutto il teatro

Dannati. L'amore di Fedra. Purificati. Febbre. Psicosi delle 4 e 48

Di

Editore: Einaudi (Collezione di teatro, 380)

4.3
(502)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 223 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806153927 | Isbn-13: 9788806153922 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Barbara Nativi ; Curatore: Luca Scarlini

Genere: Narrativa & Letteratura , Gay & Lesbo , Da consultazione

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Descrizione del libro
Sarah Kane è una voce senza compromessi del teatro di oggi. Nei cinque testi che costituiscono il suo breve arco creativo, crea immagini di grande forza che ricostruiscono fino al minimo dettaglio gli estremi di un paesaggio con rovine, in cui le persone si sopraffanno ed esercitano senza pietà ogni tipo di violenza l'uno sull'altro, come risposta a un generale disagio esistenziale. Accusata all'inizio della sua attività di puntare solo allo scandalo e alla provocazione, ha dimostrato invece di saper giocare su varie corde, mettendo in campo capacità notevoli di scrittura ed elaborazione stilistica. Erede autorevole di una linea rosso sangue della drammaturgia inglese, che affonda le proprie origini negli elisabettiani e nei giacobini e che nel '900 ha avuto tra i propri fautori un altro autore controverso come Edward Bond, Sarah Kane ha indagato gli abissi del dolore e del desiderio, della speranza e della disperazione, creando un universo teatrale compatto eppure aperto a variazioni e cambiamenti, in cui la cupezza delle relazioni sociali vissute come incubo lascia spazio anche alla lingua delle vittime e concede loro, in tanto strazio, l'opportunità di affermare se stessi. La sua ricerca espressiva utilizza un linguaggio allo stesso tempo minuzioso e visionario, con violente liriche impennate, che sigilla la sua statura di classico della contemporaneità.
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  • 5

    Il teatro di Sarah Kane: l’estremo portato sulla scena

    Sarah Kane l’ho scoperta grazie a un caso fortuito, catturando questo nome in un lungo sproloquio che trattava di tutt’altro. Cercando informazioni su questa autrice mi sono trovata davanti a una di q ...continua

    Sarah Kane l’ho scoperta grazie a un caso fortuito, catturando questo nome in un lungo sproloquio che trattava di tutt’altro. Cercando informazioni su questa autrice mi sono trovata davanti a una di quelle biografie così brevi che ti fanno presagire che qualcosa di grave deve essere accaduto.
    Sarah Kane visse solo 28 anni e nella sua breve vita, caratterizzata da una lunga depressione che la portò al suicidio, scrisse solo 5 opere teatrali. Accusata dalla critica di portare sulla scena violenze e perversioni fini a se stesse, la sua opera venne rivalutata solo dopo la pubblicazione sotto pseudonimo di “Crave” (Febbre).

    È sufficiente leggere una sola pagina di un suo testo teatrale per capire il motivo delle accuse a lei inizialmente rivolte: il suo linguaggio non lascia nulla all’immaginazione, non si procede per allusioni ma con la nuda realtà portata in scena. Descrive un mondo di violenze, stupri, atti di cannibalismo e malattie mentali in cui si muovono uomini e donne brutali e involgariti dall’esistenza; la speranza è una debole luce che viene spazzata via dalla sua impossibilità a esistere.
    Le immagini evocate sono violente, scioccanti e morbose, capaci di evocare disprezzo per l’uomo e per questa scena fatta di soprusi così espliciti che si preferirebbe negare e rinchiudere in una realtà che non ci appartiene.

    Si prenda come esempio “Dannati”, la prima opera della Kane, in cui prendono vita un uomo e una donna. Ambientata in una lussuosa camera d’albergo dove si perpetuano violenze e abusi verbali e fisici, "Dannati" diviene specchio di quei drammi che si realizzano durante la guerra e che irromperanno sulla scena con l’arrivo del Soldato, terzo e ultimo personaggio ad apparire. Questa camera diventa un luogo in cui si lotta per la sopravvivenza, si tenta di cancellare la propria vita per sfuggire alla sofferenza; un confessionale delle proprie colpe e un “teatro” in cui i crimini non vengono mai sottaciuti.

    Apice della sua scrittura, per me, è “Psicosi delle 4.48”, il cui titolo allude all’ora in cui si verificano statisticamente più suicidi. Fin dalla prima parola si viene catapultati nella mente della voce narrante che in un lungo monologo affronterà il tema della sua malattia e del suicidio. I pensieri si succedono febbrilmente con numeri, ricordi, parole; la malattia crea una gabbia da cui si vorrebbe sfuggire e conduce al tentativo di trovare una via di fuga dal dolore. Tutto sembra portare a un’unica possibilità. La vergogna. Il suicidio.
    I farmaci come unico mezzo dato per sopravvivere, le parole dei medici che ti rassicurano sulla tua innocenza nei confronti della tua malattia. Tu e la malattia come unici superstiti che si trovano a lottare tra di loro in uno scontro che non lascia via di scampo.
    “Psicosi delle 4.48” è un opera da cui traspare un dolore e una sofferenza che si può solo cercare di intuire, questo mostro che si chiude attorno al tuo corpo e alla tua mente e ti sopprime.

    “Per favore. Non spegnete la mia mente cercando di rimettermi a posto. Ascoltate e capite, e se provate disprezzo non fatelo capire, o almeno non a parole, o almeno no a me.”

    “La disperazione mi spinge al suicidio
    Un’angoscia che i dottori non riescono a curare
    E non vogliono capire
    Spero che tu non capisca mai
    Perché mi piaci

    Mi piaci
    Mi piaci”.

    ha scritto il 

  • 0

    Magnifica raccolta di un'autrice tormentata, dalla potenza disarmante!
    Se volete saperne di più, ecco il link alla recensione completa:
    http://affettadabovarismo.blogspot.it/2017/06/recensione-sarah-k ...continua

    Magnifica raccolta di un'autrice tormentata, dalla potenza disarmante!
    Se volete saperne di più, ecco il link alla recensione completa:
    http://affettadabovarismo.blogspot.it/2017/06/recensione-sarah-kane-tutto-il-teatro.html?m=1

    ha scritto il 

  • 2

    A me sembra fine a se stesso; oltretutto i temi, mutatis mutandis, sono gli stessi – brutti. Non si può avere valore perché si parla di mer*a e di caz*i, perché quella non è arte. I testi sono sconclu ...continua

    A me sembra fine a se stesso; oltretutto i temi, mutatis mutandis, sono gli stessi – brutti. Non si può avere valore perché si parla di mer*a e di caz*i, perché quella non è arte. I testi sono sconclusionati, le battute fastidiose, il male di vivere è bello che superato. Delle pièce che avrebbe potuto scrivere chiunque e no, non c'è dolore in questo libro, solo delirio. Oltretutto è pieno di refusi (anche se questa non è colpa dell'autrice).

    ha scritto il 

  • 2

    Non ci siamo

    Dopo aver notato pareri entusiastici, mi sono detta: o sono io che non ho capito nulla, che può essere, o è in atto un processo ormai inarrestabile per il quale al lettore (e al pubblico) piace essere ...continua

    Dopo aver notato pareri entusiastici, mi sono detta: o sono io che non ho capito nulla, che può essere, o è in atto un processo ormai inarrestabile per il quale al lettore (e al pubblico) piace essere maltrattato e considerato come un imbuto nel quale si può versare proprio tutto. Ho un po' apprezzato Psicosi delle 4.48 perchè penso sia un buon testo teatrale sulla depressione, anche se è difficile seguire il filo delle battute estremamente sconnesse (prerogativa di tutti i testi di Sarah Kane). Mi sono piaciuti alcuni stralci in Febbre, i meno deliranti. Per il resto l'ho trovato sostanzialmente illeggibile, probabilmente messo in scena acquista vigore, ma la lettura è disturbante e io purtroppo non vi ho colto nessuna poesia. Va talmente di moda la crudezza, la violenza, il sangue, il sesso, che non c'è nulla di nuovo, qui è solo più urlato, e sono tutte suggestioni mollate lì, nell'aria. La differenza con qualcosa di efficace è che quando questo dolore funziona, nel lettore dovrebbe restare un arcobaleno di pensieri, di messaggi, una ricchezza interiore, uno struggimento, una forma di empatia, una sberla nel cervello. A me è rimasto solo un bianco e nero di disagio, stanchezza, dispiacere, e una noia bestiale. I buoni testi teatrali sono decisamente altri, secondo me.

    ha scritto il 

  • 0

    Difficile commentare un'opera come questa, soprattutto conoscendo un po' la storia dell'autrice. Non me la sento proprio. Forse perché mi sembra così intima, "privata", il puro dolore e le emozioni di ...continua

    Difficile commentare un'opera come questa, soprattutto conoscendo un po' la storia dell'autrice. Non me la sento proprio. Forse perché mi sembra così intima, "privata", il puro dolore e le emozioni di questa scrittrice messe su carta...Mi limito a votare cercando di considerare solo quello che mi ha trasmesso.
    Dannati: non saprei che voto dare, so solo che non avrei il coraggio di rileggerlo.
    L'amore di Fedra: ****
    Purificati: ***
    Febbre: ****
    Psicosi delle 4 e 48: ***** (ma fosse per me, si meriterebbe un'intera galassia. Da brividi).

    ha scritto il 

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