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Tutto il teatro

Vol. 2

Di

Editore: Newton Compton

4.5
(32)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 1080 | Formato: Altri

Isbn-10: 8882895521 | Isbn-13: 9788882895525 | Data di pubblicazione: 

Genere: Non-fiction

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Descrizione del libro
Il secondo volume contiene:
• Riccardo III
• Enrico VIII
• Troilo e Cressidra
• Coriolano
• Tito Andronico
• Romeo e Giulietta
• Timone d'Atene
• Giulio Cesare
• Macbeth
• Amleto
• Re Lear
• Otello
• Antonio e Cleopatra
• Cimbelino
• Pericle
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  • 5

    lettura di Amleto

    20/2/2015 serata su Shakespeare del gruppo aNobii-Librarsi di Torino, piacevole come sempre. Di seguito mio contributo:

    Io ho letto “Amleto”, nei Mammut della Newton, traduzione di Luigi Squarzina ...continua

    20/2/2015 serata su Shakespeare del gruppo aNobii-Librarsi di Torino, piacevole come sempre. Di seguito mio contributo:

    Io ho letto “Amleto”, nei Mammut della Newton, traduzione di Luigi Squarzina per la sua messa in scena del 1952 con Vittorio Gassman.
    Come ho detto ieri sera, lungi da me l'intenzione di fare una critica sul testo teatrale probabilmente più famoso e dibattuto di tutti, riporto piuttosto le impressioni che ne ho ricavato:
    l'ho trovato un testo molto difficile e complesso, ma quello che nella lettura mi sovveniva, non era un tentativo di interpretazione di quanto stavo leggendo, ma la sensazione dell'inadeguatezza della “voce nella mia mente” che leggeva. La mia lettura non era sufficiente, anziché cercare di comprendere da sola il testo, contemporaneamente alla lettura mi chiedevo quale voce si sarebbe dovuta dare ad Amleto, che accenti e che pause avrebbe scelto l'interprete a quanto stavo leggendo. Insomma, una sensazione di grandezza e di incompletezza.
    Naturalmente questo vale per qualsiasi testo teatrale, che nasce per essere “incarnato” da un attore, ma la sensazione di inadeguatezza è stata troppo forte, e, come ha detto Panda, Amleto è rimasto lontano, estraneo – per quanto affascinante- più intellettualoide, che pazzo e tormentato e, al contrario del giudizio di H. Bloom sul valore letterario assoluto delle opere di Shakespeare, riportato dall'amico Luke, che ha parlato prima di me, girovagando sul web ho letto che T.S. Eliot aveva definito l'Amleto quale Monna Lisa della letteratura, un fallimento letterario anziché un capolavoro. La conseguenza di questa critica l'ho trovata aderente alla mia sensazione e la riporto più efficacemente tramite un commento di Giorgio Albertazzi:
    “Amleto (uomo o personaggio) scrive Eliot “ è dominato da un’emozione che è inesprimibile perché “in eccesso” rispetto ai fatti quali appaiono nel testo. .. Dal canto suo Jan Kott maître à penser in Shakespeare afferma che .. Amleto è il dramma più strano che mai sia stato scritto, proprio per le sue lacune, proprio per quel tanto di indefinito che contiene o “non” contiene. Insomma Shakespeare ha scritto un copione per la scena; rimaneggiò un antico canovaccio. Le parti le distribuisce l’epoca. .. Eliot dunque ha ragione se il giudizio su Amleto si limita ad un giudizio letterario: il testo è mancante, certo è vero che l’enfasi adolescenziale non trova riscontro nell’azione, cioè nella scrittura. Ma Shakespeare ha scritto un capolavoro assoluto proprio perché ha tramandato l’idea di un possibile ponte dalla pagina alla scena: ha scritto quanto poteva, lasciando l’inesprimibile all’arte dell’attore. Scrittura scenica o della scena, vale a dire il teatro. Non c’è altro teatro che quello della scena, sulla scena, fuori dalla pagina.”

    ha scritto il