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Tutto quel nero

Il Giallo Mondadori n. 3041

Di

Editore: Mondadori

3.6
(40)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 316 | Formato: Tascabile economico

Data di pubblicazione: 

Genere: Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Troppo tardi per i ripensamenti, Susanna. Non avresti dovuto accettare quello strano incarico, anche perché il compenso era davvero troppo alto. Okay, avevi appena perso il lavoro e l’idea di dare la caccia a una vecchia pellicola scomparsa non ti sembrava male. Fare il topo di cineteca non è mai stato un mestiere rischioso, anche questo è vero. Ma almeno la fantomatica agenzia che ti ha assunta, per conto di un altrettanto misterioso collezionista, avrebbe dovuto insospettirti. Tutti quei soldi, quanti non ne hai mai visti in vita tua, per ritrovare un insulso documentario girato a Lisbona negli anni Sessanta? Andiamo, bastava rifletterci un po’. Ora invece salta fuori che si tratta di un film maledetto… Be’, cara Susanna, ormai è troppo tardi per ripensarci. E attenta a tutto quel nero.
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  • 3

    Per gli appassionati di cinema

    Il mio secondo incontro con Cristiana Astori, che con il romanzo successivo (da me letto per primo), “Tutto quel rosso”, mi aveva stregata. Ho ritrovato la sua anti-eroina Susanna, una ragazza un po’ sfigata, senza soldi e senza prospettive, e con la naturale predisposizione a infilarsi nelle sit ...continua

    Il mio secondo incontro con Cristiana Astori, che con il romanzo successivo (da me letto per primo), “Tutto quel rosso”, mi aveva stregata. Ho ritrovato la sua anti-eroina Susanna, una ragazza un po’ sfigata, senza soldi e senza prospettive, e con la naturale predisposizione a infilarsi nelle situazioni più strane. Qui Susanna, rimasta senza lavoro, accetta, dietro lauto compenso, un inusuale impiego: quello di cercare una pellicola di un raro film portoghese degli anni ’60, interpretato da Soledad Miranda, una famosa e intrigante attrice dell’epoca, morta poi alla sola età di ventisette anni in un misterioso incidente stradale. Sembra una cosa da nulla, e invece Susanna, accettando questo incarico, vive una serie di avventure strampalate, tra spietati cacciatori di pellicole, locali ambigui e un veloce sopralluogo a Lisbona, dove la pellicola è stata girata. E, attorno a lei, tutti coloro che hanno avuto a che fare con questa pellicola, una pellicola “maledetta”, a uno ad uno muoiono.
    Cristiana Astori ha fatto un bel lavoro di ricerca e documentazione per scrivere questo giallo: Soledad Miranda e questa pellicola maledetta, esistono davvero. Così come esistono molti dei dettagli riguardanti le leggende che circolano attorno ad essa. La materia, c’è, e, per un giallo, è fra le più gustose, perché affonda le sue radici nella storia del cinema e nella vita di una giovane artista maledetta e sfortunata: il sapore del mistero, del sinistro, si sente, e un po’ si gusta. Peccato, però, che il risultato finale, sia ben lontano da quello di “Tutto quel rosso”: sarà che là c’era anche il palese omaggio alla filmografia di Argento a impreziosire il tutto, ma qua pare che i difetti, seppur minimi presenti là, si allarghino a macchia d’olio: le situazioni (troppo!) inverosimili con risvolti che sanno di grottesco, la superficialità dei dialoghi, la povertà delle parti narrative e descrittive. In breve, il giallo ha un buon contenuto, ma pecca nella forma, trattata in maniera troppo facilotta e superficiale, ma bisogna pur tener conto che questo è stato, per l’autrice, il primo romanzo in assoluto. Resta comunque una piacevole lettura da ombrellone, dedicata in particolar modo agli appassionati di cinema. La Astori lo è stata sicuramente, e anche qui questa sua passione si sente in maniera evidente. Tre stelle, tre stelle e mezzo, ci stanno tutte, ma prima di questo, se riuscite, leggete “Tutto quel rosso”.

    ha scritto il 

  • 4

    Cosa fareste se uno strano tizio, che lavora per una strana azienda, vi proponesse uno strano lavoro con la promessa di sganciarvi un assegno di duecentocinquantamila euro alla consegna di una pellicola rara e introvabile? E se poi doveste scoprire che la pellicola che state cercando non solo è m ...continua

    Cosa fareste se uno strano tizio, che lavora per una strana azienda, vi proponesse uno strano lavoro con la promessa di sganciarvi un assegno di duecentocinquantamila euro alla consegna di una pellicola rara e introvabile? E se poi doveste scoprire che la pellicola che state cercando non solo è maledetta, ma sembra interessare molto anche a un folle assassino? Prima di rispondere, riflettete: siete al verde, siete appena stati licenziati dalla pizzeria in cui lavoravate, avete ventisette anni e una laurea ancora fuori portata perché, nel frattempo, vi siete presi un anno sabbatico dall'università.
    E poi, magari, quel lavoro scoprite che vi piace. Che non sono i soldi promessi (quello è lo specchietto per le allodole) ma la storia che c'è dentro e dietro quella pellicola a catturarvi, a spingervi ad andare avanti. Finché realtà e immaginazione, il succo di ciliegia misto all'amido e il sangue vero non si confondono e non vi confondono. Finché la morte scenica e quella da obitorio non diventano una cosa sola e indistinguibile.
    Omaggio ai grandi del cinema di genere passato e contemporaneo (tanto per citarne due a caso: lo spunto di partenza del romanzo è simile all'episodio Cigarette burns-Incubo mortale, girato da John Carpenter per i Masters of horror. Il nome del locale underground dove Susanna si incontra con alcuni dei protagonisti della storia, il Blue Velvet è chiaro omaggio a David Lynch), basato in parte su una storia vera (dovete leggervi le note dell'autrice per capire, e leggetevele dopo aver letto il romanzo), Tutto quel nero è un bel romanzo, meno giallo del suo successore, in compenso più personale e strutturato del secondo.
    Se c'è una cosa che mi piace della Astori è la sua capacità di sviare l'attenzione del lettore dagli indizi che semina durante lo svolgimento della storia. Riesce a confondere le acque, a miscelare il soprannaturale con la vita in una Torino reale e meravigliosa e poi, alla fine della storia, te la vedi fisicamente seduta al tavolo, con un boccale di Guinness in una mano, che ti dice, con un sorriso accennato a tagliarle le labbra: davvero non avevi capito? Eppure era tutto così semplice, tutto così chiaro. Tutto così scritto.
    Perché ogni azione ed evento, in Tutto quel nero, ha una sua spiegazione logica e razionale e tu, lettore, potresti arrivare alla conclusione con un po' di ragionamento deduttivo, lo stesso che adotta Steve, il cacciatore di film con l'occhio di vetro che spesso ripete a Susanna di "guardare con attenzione", ma il fatto è che non riesci, perché nel frattempo la trama ti coinvolge, e al diavolo gli indizi e le sottigliezze psicologiche.
    Se qualcosa non m'è piaciuto è Susanna, ma questa Susanna è diversa da quella del secondo capitolo della serie. Questa ha qualcosa della sua forma "evoluta", ma è un personaggio di carta, evidentemente destinata a morire con la pubblicazione del romanzo; con atteggiamenti che ho trovato incongruenti rispetto alla sua seconda versione, più cattiva, meno empatica.
    Ma il romanzo è un bel romanzo e Cristiana Astori una scrittrice (e cinefila) di razza.

    ha scritto il 

  • 1

    Tutto quel giallo - 10 mar 13

    Premessa indispensabile: non mi è piaciuto, l’ho trovato lento, ripetitivo, con una scarsa capacità/volontà di portare a compimento il romanzo. Ed è un peccato, che Cristiana Astori sa usare la scrittura, e ci sono pagine che meriterebbero altri contesti, e che il filo narrativo prometteva ed era ...continua

    Premessa indispensabile: non mi è piaciuto, l’ho trovato lento, ripetitivo, con una scarsa capacità/volontà di portare a compimento il romanzo. Ed è un peccato, che Cristiana Astori sa usare la scrittura, e ci sono pagine che meriterebbero altri contesti, e che il filo narrativo prometteva ed era potenzialmente interessante e foriero di almeno una bella lettura. L’idea di fondo, infatti, è quella di seguire le tracce di un film perduto nei meandri del tempo. Invece di darsi a libri maledetti, come sembra essere la mania del momento, o simili orpelli, la scrittrice costruisce un’ipotesi di trama partendo da alcuni dati reali: il cinema erotico sperimentale dello spagnolo Jess Franco, che negli anni ’60 incontra una sua musa ispiratrice, Soledad Miranda. Dopo 3-4 film, purtroppo, nel 1970 (e non nel 1969) a Lisbona, sulla corniche dell’Estoril, Soledad, a soli 27 anni, muore in un incidente di macchina. Ma viene sostituita da quella che diventerà la moglie di Jess, Lina Romay. La trovata è ipotizzare che esista un film girato con la Miranda, poi inglobato in altro film “di serie B” italiano, ed a sua volta scomparso. Questo il fondo. Alla luce, veniamo alla storia dove seguiamo la ventisettenne Susanna Marino, in cerca di laurea ed occupazione, che viene ingaggiata per ritrovare la pellicola scomparsa. Susanna comincia allora ad aggirarsi nel mondo delle pellicole horror e dei cacciatori di film perduti. È ingenua e sprovveduta, e continua, per tutto il romanzo, a fare disastri ed a non trovare appigli per svolgere il suo lavoro decentemente. Pare solo che l’oscuro Steve, un cacciatore di pellicole, riesca ad aiutarla, sfoderando trucidità alla “Pulp Fiction”. Mentre intorno tutti fanno una brutta fine. L’amante dell’horror Paolo che, dopo aver ritrovato un’oscura “comparsa scomparsa” viene strangolato. Così come viene strangolata a Madrid tale Elena, della Cineteca Nacional, anche lei imbattutasi in una piccola rara. Susanna frequenta con Steve il mondo underground del “Blue Velvet”, dove incontra Ewa (poi torneremo sui nomi), che la convince ad eseguire una danza come quella di Soledad nel suo ultimo film “Il diavolo viene da Akaswa”, dove l’attrice eseguiva un fantomatico strip-tease, senza spogliarsi (almeno così si dice sulla rete, che pare anche questo film sia sparito nei meandri del nulla). Ma prima del ballo, anche Ewa muore. L’idea (lo spunto horror) è che tutte queste morti siano suscitate da qualcuno che esce fuori da quella famosa pellicola. Ed è il produttore di allora, tale Omar, che ha innescato il tutto, quasi ad aver paura delle conseguenze. O a tirarne le fila? Questo il dubbio che non solo non sciolgo io, ma, in realtà, non scioglie neanche la scrittrice. Perché per 300 pagine si va su e giù nel tempo, tra le quinte dove girava i film il famoso Jess Franco di cui sopra, Lisbona come set cinematografico, intarsi su Madrid, e poi Torino ed anche Manziana. Facendo entrare nomi noti o meno, ma mescolandoli in uno zibaldone che ci vuole un libro a parte per tenerne conto. Non solo con la ripetizione delle iniziali (Susanna-Soledad Marino-Miranda), ma con Ewa che era anche il nome della partner di Soledad in un film dal titolo “Vampyros Lesbos”. E poi con le apparizioni di Christopher Lee (interprete del “Conte Dracula” sempre di Franco), di Jack Taylor (altro attore di film horror). Ma Cristiana punta in alto, e fa intervenire anche il negromante Alistair Crowley, di passaggio a Lisbona dove incontra Pessoa. Ed altre chicche cinefile. Questi gli aspetti divertenti. Peccato che l’andar su e giù nel tempo non giovi alla comprensione della trama. Come non giova il tentativo di usare una scrittura “sulfurea”, cercando di creare mistero, dove invece si sparge noia a piene mani. I caratteri moderni sono poi senza mordente. E la fine scivola via senza un vero perché. Tante possibili buone idee annegate in un lago di insensatezze: ripeto, troppe citazioni tra il vero e l’inventato, e, soprattutto, nessuna idea di come possa risolversi, oscillando tra un horror da King di serie B ed un tentativo di razionalizzare gli avvenimenti, che purtroppo non riesce. Peccato.

    ha scritto il 

  • 3

    Tutti quei film

    Diciamolo francamente, perché non è certo il solito pelo nell'uovo: nel suo essere un ibrido tra giallo e horror, "Tutto quel nero" si risolve in una discreta opera prima, dato che alcuni suoi difetti (una scrittura ancora un po' acerba, i dialoghi talvolta prevedibili, qualche personaggio troppo ...continua

    Diciamolo francamente, perché non è certo il solito pelo nell'uovo: nel suo essere un ibrido tra giallo e horror, "Tutto quel nero" si risolve in una discreta opera prima, dato che alcuni suoi difetti (una scrittura ancora un po' acerba, i dialoghi talvolta prevedibili, qualche personaggio troppo tipizzato) emergono in maniera vistosa. Ciò detto, Cristiana Astori coglie nel segno quando sceglie di omaggiare non un film, ma un'intera epoca: il cinema di genere degli anni '70, il bis italiano (e non solo). E' attraverso una mole pantagruelica di citazioni e rimandi che "Tutto quel nero" lascia emergere un'originalità tutta sua, per quanto riflessa proprio in quei film (ed è inutile tirare in ballo Argento o chi per lui, gli accostamenti sono numerosi e non per forza espliciti), in quelle trame (per quanto al centro dell'intreccio mi sembra di riconoscere soprattutto un'intelligente combinazione tra "La nona porta" e "Cigarette Burns") e in quelle atmosfere. Agli appassionati, ai nocturniani, secondo me piacerà.

    ha scritto il 

  • 4

    Musica per gli amanti del cinema anni '70 e più in particolare dei classici di Jess Franco

    Romanzo "cinematografico" imperdibile per gli amanti di Jesus Franco e dell'attrice Soledad Miranda. Una sorta di revival, dal plot che ricorda "Il Club Dumas" di Arturo Perez-Reverte (qua si ricerca una pellicola maledetta) e il film "Angel Heart" (indagatrice ingaggiata da un cliente misterioso ...continua

    Romanzo "cinematografico" imperdibile per gli amanti di Jesus Franco e dell'attrice Soledad Miranda. Una sorta di revival, dal plot che ricorda "Il Club Dumas" di Arturo Perez-Reverte (qua si ricerca una pellicola maledetta) e il film "Angel Heart" (indagatrice ingaggiata da un cliente misterioso che vuole fargli ricordare un fatto traumatico legato a un passato rimosso), acritto con un stile veloce e senza fronzoli. Sprazzi poi di un erotismo latente, senza mai scendere nel volgare. Ottima prova.
    Qua la mia recensione nel dettaglio: http://giurista81.blogspot.it/2012/09/recensione-narrativa-tutto-quel-nero.html

    ha scritto il 

  • 0

    Un interessante thriller che unisce la passione per il cinema di genere anni 70 con le suggestioni occultiste ed esoteriche di tanta narrativa horror dello stesso decennio. L'interesse della Astori per il gotico e il fantastico è evidente ma il plot non si discosta dai canoni del giallo "complott ...continua

    Un interessante thriller che unisce la passione per il cinema di genere anni 70 con le suggestioni occultiste ed esoteriche di tanta narrativa horror dello stesso decennio. L'interesse della Astori per il gotico e il fantastico è evidente ma il plot non si discosta dai canoni del giallo "complottistico" di registi come Sergio Martino e Lucio Fulci, con l'eroina di turno al centro di una diabolica macchinazione. Suggestioni paranormali, com'era consuetudine di tanti thrilling in celluloide dei seventies italiani (mi vengono in mente Quattro mosche di velluto grigio, di Dario Argento; Tutti i colori del buio, di Martino; e ovviamente Sette note in nero, di Fulci),ce ne sono; ma siamo nella miglior tradizione dell'Italian Giallo, chi cerca l'horror puro non lo troverà... per il resto, gli ingredienti di un buon racconto del brivido ci sono tutti. Sinistre premonizioni, scambi d'identità, omicidi dal sapore decisamente voyeuristico (è l'essenza del cinema, in fondo: classici come la finestra su cortile di Hitchcock e Peeping Tom di Powell insegnano), pericoli letali e personaggi equivoci in perfetto stile hard-boiled. E un apprezzabile spirito citazionista, chi adora il cinema bis più underground si divertirà un mondo a cogliere i riferimenti sparsi qua e là per tutta la narrazione. Enjoy.

    ha scritto il 

  • 4

    Ottimo lavoro, Cristiana Astorakis!

    Ci si accosta alle prime pagine - confessiamolo - con un po' di sufficienza, anche perché l'approccio iniziale alla vicenda è - anzi sembra - piuttosto ingenuo: cameriera in pizzeria avvicinata da misterioso impresario, immotivata offerta di lavoro, film maledetto eccetera eccetera... E uno si ri ...continua

    Ci si accosta alle prime pagine - confessiamolo - con un po' di sufficienza, anche perché l'approccio iniziale alla vicenda è - anzi sembra - piuttosto ingenuo: cameriera in pizzeria avvicinata da misterioso impresario, immotivata offerta di lavoro, film maledetto eccetera eccetera... E uno si ritrova a pensare di essere davanti al Perez Reverte del Club Dumas riproposto in chiave giallo per ragazzi. Riconsiderando il tutto alla fine, invece, viene fuori che questo incipit prosegue con una solida linearità sul piano narrativo (sviluppo - movente) che sul piano formale è solo apparentemente contraddetta dalla scelta di appoggiare il racconto su diversi piani narrativi spaziotemporali. In una parola: c'è coerenza, tutto ha un senso preciso e necessario. Quanto all'uso de "la Nona Porta" di Polanski, ebbene, non è spregiudicato ed è anzi onestamente dichiarato ed adeguatamente motivato. Non mancano qua e là scenette un po' caricate in cui la protagonista Susanna deve muoversi come una Lara Croft dei poveri (spenzolando dal quarto piano attaccata ad un'imposta, per esempio) ma si tratta di piccoli divertimenti, quando la penna ti prende la mano, che non fanno male all'insieme. C'è infine, alla base dell'idea, una seria ricerca che basa la vicenda su fatti e persone vere o verosimili e uno studio dei personaggi approfondito (sia pure con qualche caricatura un po' forzata). Il tutto è condito da dinamismo, scorrevolezza, suspence: quel che basta per definire "Tutto quel nero" un ottimo lavoro.

    ha scritto il