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Tutto quello che fa male ti fa bene

Perché la televisione, i videogiochi e il cinema ci rendono intelligenti

Di

Editore: Mondadori (Strade Blu)

3.9
(247)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 203 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8804551208 | Isbn-13: 9788804551201 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Francesca Ioele , Fjodor B. Ardizzoia

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Computer & Technology , Non-fiction , Social Science

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Descrizione del libro
Esistono alcuni luoghi comuni molto duri a morire, come ad esempio quello che afferma che la televisione e i videogiochi farebbero male ai figli. Eppure, fatto strano, è un dato di fatto che il quoziente di intelligenza delle nuove generazioni è molto più alto di quello che si registrava solo venticinque anni fa. Come dimostra Steven Johnson l'effetto che i videogiochi e alcune serie televisive hanno sul cervello di chi ne fruisce è estremamente positivo. Ricorrendo infatti alle neuroscienze, all'economia e alla teoria dei media, Johnson prova che quella che si è sempre considerata come 'spazzatura', è in grado di potenziare la vivacità dell'intelligenza dei bambini.
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  • 2

    Quando si torna a casa si hanno sempre molte alternative, da pensarci a quale scegliere, da pensarci a come scegliere, ma mentre camminavo non pensavo alle alternative, pensavo invece a come sarebbe incularmi il mio capo immaginavo la scena lei che godeva e mi è venuto duro. Ho preso le strade in ...continua

    Quando si torna a casa si hanno sempre molte alternative, da pensarci a quale scegliere, da pensarci a come scegliere, ma mentre camminavo non pensavo alle alternative, pensavo invece a come sarebbe incularmi il mio capo immaginavo la scena lei che godeva e mi è venuto duro. Ho preso le strade interne, i vialetti tra le abitazioni, ho camminato tra le ombre dei parchi, buona scelta, ho pensato, e invece no, non così buona, perché ho sentito improvviso un dolore alla nuca un suono sordo e poi più niente. Quando si sveglierà?, dice una voce. Non lo so, è in coma, dice un/altra voce. Merda, dice l'agente, questo pezzo di merda deve marcire in galera non deve morire. Possiamo solamente aspettare, dice il dottore, e poi i due escono dalla stanza.

    ha scritto il 

  • 3

    Argomento interessante quello trattato in questo libro, ma a mio avviso esposto in maniera noiosa, l'autore si sofferma troppo su esempi e differenze, che mi hanno fatto socchiudere gli occhi durante la lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    for wired italia, only

    datato, approssimativo, generico, pieno zeppo di contro-luoghi comuni e non sostenuto da adeguati riscontri nelle ricerche: lo scrittore ideale per la redazione di wired italia.

    ha scritto il 

  • 5

    Le cinque stelle non vogliono necessariamente dire che io condivida al 100% il profondo entusiasmo che Johnson manifesta nei confronti dei videogiochi, della TV o di Internet. Tuttavia, anche come genitore, devo ammettere che su tutta una serie di manifestazioni dell'intelligenza le ultime genera ...continua

    Le cinque stelle non vogliono necessariamente dire che io condivida al 100% il profondo entusiasmo che Johnson manifesta nei confronti dei videogiochi, della TV o di Internet. Tuttavia, anche come genitore, devo ammettere che su tutta una serie di manifestazioni dell'intelligenza le ultime generazioni sono nettamente meglio dotate della mia e delle precedenti (più quelle che ricorrono ad abilità spaziali e logiche che a quelle emotive, secondo me). Però, tutto ha un prezzo, e secondo me ciò che i nuovi media hanno fatto guadagnare ai loro fruitori principali è stato pagato con una estrema povertà di valori e contenuti. Penso ad esempio che chi visse l'esperienza della guerra e dell'estrema indigenza abbia avuto una palestra altrettando valida dal punto di vista dell'intelligenza, e in aggiunta abbia potuto formare quella coscienza di uomo e cittadino che nel mondo di oggi è sempre più una rarità.

    ha scritto il 

  • 3

    我不太肯定這本書到底有沒有掀起歐美文化界熱烈論戰,不過這本「翻案」書籍還不錯,也許以後做一些事的時候可以理直氣壯一點。

    ha scritto il 

  • 4

    Libro “scoperto” grazie ad Anobii e poi trovato alla fiera del libro “Portici di carta” a metà prezzo.


    Molto interessante. Un’appassionata difesa della cultura di massa e delle sue forme, sulle quali sparare e sputare è ritenuto da molti assai intelligente. L’autore parla di videogiochi, ...continua

    Libro “scoperto” grazie ad Anobii e poi trovato alla fiera del libro “Portici di carta” a metà prezzo.

    Molto interessante. Un’appassionata difesa della cultura di massa e delle sue forme, sulle quali sparare e sputare è ritenuto da molti assai intelligente. L’autore parla di videogiochi, di televisione (soprattutto di telefilm e reality show), di cinema, per rivelare, dati alla mano, che nulla di tutto questo ottunde l’intelligenza, anzi piuttosto la coltiva. Sono d’accordo quasi su tutto. Penso che ormai solo qualche povero mentecatto completamente avulso dalla realtà potrebbe ancora sostenere che i videogiochi friggano il cervello; quanto ai telefilm, dopo anni e anni di latitanza televisiva tempo fa mi procurai i DVD di L Word, incuriosito per il fatto che se ne parlava – più male che bene – su un blog di lesbiche, e mi cadde letteralmente la mascella a vedere la complessità, la qualità degli intrecci e dei dialoghi e anche l’erotismo tutt’altro che sottinteso che quei telefilm veicolavano, e sì che molti li considerano qualcosa di riuscito nemmeno troppo bene… se quella era la tendenza, non mi stupisce che l’autore del libro contraddica appassionatamente la vulgata della cultura televisiva semplificatoria e narcotizzante; e peraltro quando scriveva non erano uscite nemmeno cose come Lost o il Dott. House, che comunque cito per sentito dire, dato che non li ho mai visti. Sull’intelligenza dei reality show, peraltro, credo di avere qualche pregiudizio – e me lo tengo, dato che non ci tengo particolarmente ad approfondire. Infine, penso che sia difficile assolvere vari esempi di tv-spazzatura tipicamente italiani, che di certo non hanno corrispettivi né in USA – da dove viene questo libro – né altrove.

    Bellissima, poi, l‘ironica stroncatura del libro come strumento di cultura, che Millericcioli aveva già riportato nella sua recensione, e che probabilmente è stato il principale stimolo che mi ha fatto leggere questo libro.

    ha scritto il 

  • 2

    深度不夠,全書雖分兩部份,但感覺其實可以兩章就講完了。況且全書主要也只是在講電玩的部份居多,對於大眾文化的諸多其他內容應該可以再多點討論。如果本書真的如書介所說引起歐美文化界討論,那也許也反映了......

    ha scritto il 

  • 3

    viva la tv e abbasso i libri, ma dove si è visto?

    i videogame fanno tanto bene allo sviluppo cognitivo dei bambini e la tv non è affatto responsabile dell’ottundimento delle casalinghe,anzi stimola la loro intelligenza. Questa è la tesi provocatoria del libro.


    La difesa dei videogiochi, almeno quelli tipo Ultima o Civilitation può essere ...continua

    i videogame fanno tanto bene allo sviluppo cognitivo dei bambini e la tv non è affatto responsabile dell’ottundimento delle casalinghe,anzi stimola la loro intelligenza. Questa è la tesi provocatoria del libro.

    La difesa dei videogiochi, almeno quelli tipo Ultima o Civilitation può essere accettata. Visto dall’esterno, il videogiocatore sembra uno spiritato, vaga nei meandri di caverne, si aggira cauto schivando scheletri e ragnatele, e ammazza mostri su mostri tra gemiti e stridor di denti, cliccando trecento volte al minuto come un forsennato. (è quello che ho sempre sostenuto anche io fra le mura domestiche). Ma non è affatto spiritato: sta allenando i “muscoletti” del cervello, valuta, strategie, esplora lo spazio, stabilisce priorità delle azioni, tutte cose che poi si possono utilizzare anche nella vita reale. E fin qui ci posso stare, anche se il nostro autore è un po’ troppo indulgente sui videogiochi violenti, (si è vero, gli adolescenti che hanno fatto la strage alla Columbine giocavano a un gioco violento ma è un caso isolato).

    Invece non riesco proprio ad accettare la difesa della tv. E’ più forte di me. Forse perché non ho l’abitudine di vederla, forse perché Johnson cita tutta una serie di trasmissioni televisive americane, in ogni caso per me è stato difficile seguirlo nel suo ragionamento. Semplificando, l’autore sostiene che spazzatura come le soap, con tutti gli intrecci, le storie da intuire, le trame doppie, concorrono a sviluppare delle mappe mentali che potrebbero aiutarci anche nella nostra vita di relazione. (Come se non esistessero da sempre i pettegolezzi negli uffici) Avrei tremila obiezioni sulla tv e sui suoi (S)vantaggi, ma mi limito a uno solo: il tempo che si perde a guardare la tv si può usare per fare altre cento cose che ci rendono più intelligenti.

    Il nostro avvocato del diavolo cerca di aprirci la mente:

    Immaginate, per un solo secondo un mondo pieno di videogiochi e tv ma senza i libri. All’improvviso vengono inventati. E’ una novità. E i ragazzi ne sono entusiasti. Passano il tempo a leggere, dimenticando facebook e game boy. Ecco cosa secondo lui direbbero da Bruno Vespa i tuttologi: (è un po’ lungo ma vale la pena leggerlo tutto):

    “Leggere libri sottostimola cronicamente i sensi. A differenza della lunga tradizione dei videogiochi – che assorbono il bambino in un mondo vivido, tridimensionale, pieno di immagini in movimento e paesaggi sonori, che si esplora e si controlla attraverso complessi movimenti muscolari – i libri sono semplicemente un’inutile striscia di parole su una pagina. Durante la lettura viene attivata soltanto una piccola parte del cervello dedicata all’elaborazione del linguaggio scritto, mentre i videogiochi impegnano l’intera gamma delle cortecce sensoriali e motorie.” I libri inoltre portano tragicamente a isolarsi. Mentre i videogiochi da anni impegnano i giovani in complesse relazioni sociali con i loro coetanei, che costruiscono ed esplorano mondi insieme, i libri costringono il bambino a rinchiudersi in uno spazio silenzioso, lontano dall’interazione con altri bambini. Queste nuove “biblioteche” che sono sorte negli ultimi anni per facilitare le attività di lettura sono spaventose alla vista: decine di ragazzini, normalmente vivaci e socialmente interattivi, seduti soli in degli stanzini, a leggere in silenzio, incuranti dei propri coetanei. Molti bambini amano leggere libri, ovviamente, e di certo alcuni voli di fantasia trasmessi dalla lettura hanno i loro meriti. Ma per una considerevole percentuale della popolazione, i libri sono assolutamente discriminatori. La mania della lettura degli ultimi anni è una crudele derisione per i 10 milioni di americani che soffrono di dislessia: una condizione che non esisteva nemmeno in quanto tale prima che il testo stampato facesse la sua comparsa a stigmatizzare chi ne è affetto. Ma forse la caratteristica più pericolosa di questi libri è il fatto che seguono un percorso lineare fisso. Non è possibile controllarne la narrazione in alcun modo: ci si siede semplicemente in disparte e la storia viene imposta. Per chi di noi è cresciuto con la narrazione interattiva, questa caratteristica può sembrare incredibile. Perché dovremmo imbarcarci in un’avventura totalmente preparata da un’altra persona? Eppure la generazione di oggi lo fa milioni di volte al giorno. Questo rischia di instillare una passività generale nei nostri figli, facendoli sentire impotenti di cambiare gli eventi. Leggere non è un processo attivo, partecipatorio; è un processo remissivo. I lettori di libri della generazione dei giovani stanno imparando a “seguire la trama” invece di imparare a condurla.

    ha scritto il 

  • 4

    Ebbene, il consumismo di massa rende la massa più intelligente. Siamo mediamente più intelligenti dei nostri nonni.
    La causa? Lo sviluppo dei contenuti consentito dalle tecnologie.


    Sembra che uno studio mostri l'incremento del QI medio nella popolazione americana nel tempo.
    L'Autore lega t ...continua

    Ebbene, il consumismo di massa rende la massa più intelligente. Siamo mediamente più intelligenti dei nostri nonni. La causa? Lo sviluppo dei contenuti consentito dalle tecnologie.

    Sembra che uno studio mostri l'incremento del QI medio nella popolazione americana nel tempo. L'Autore lega tale incremento alla crescente complessità culturale nella fruizione delle forme di intrattenimento di massa (videogiochi e telefilm in primis).

    Viste le argomentazioni, mi trova ad un ragionevole grado di condivisione.

    PS Questa storia dell'intrattenimento di massa mi porta all'associazione con Infinite Jest (uscito un paio di lustri prima di questo saggio).

    ha scritto il