Tutto scorre...

Di

Editore: Adelphi (Gli Adelphi)

4.1
(320)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 229 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845924661 | Isbn-13: 9788845924668 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Gigliola Venturi

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Vasilij Grossman scrisse questo libro, che è il suo testamento, fra il 1955 e il 1963. Come nel grandioso Vita e destino, non cambiò molto dello stile scabro e aspro che lo aveva reso celebre fra gli scrittori del realismo socialista. Ma vi infuse l’inconfondibile tono della verità. Con lucidità e fermezza, prima di ogni altro parlò qui di argomenti intoccabili: la perenne tortura della vita nei campi, ma anche l’altra tortura, più sottile, di chi ne ritorna e riconosce la bassezza e il terrore negli occhi imbarazzati di parenti e conoscenti; lo sterminio sistematico dei kulaki; la delazione come fondamento della società; il vero ruolo di Lenin e del suo «spregio della libertà» nella costruzione del mondo sovietico.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Ivan Grigor’evič torna nella sua città natale dopo aver passato più di vent’anni nei campi di prigionia della Kolyma,in quanto considerato un nemico dello Stato staliniano.

    Dopo la morte di Stalin mol ...continua

    Ivan Grigor’evič torna nella sua città natale dopo aver passato più di vent’anni nei campi di prigionia della Kolyma,in quanto considerato un nemico dello Stato staliniano.

    Dopo la morte di Stalin molti prigionieri politici,come Ivan, fanno ritorno a casa,ma nulla è rimasto uguale al tempo della loro deportazione. Tutto è mutato: il paesaggio,le città, ma soprattutto le persone.

    Ivan, imprigionato quando era solo un giovane studente, ha perso quasi tutti i suoi cari, la donna che amava; l’unico parente da andare a ritrovare è suo cugino, che insieme a sua moglie,lo accoglie.

    Ma l’accoglienza è piuttosto fredda e distaccata,fatta solo come obbligo morale verso un parente, il cugino di Ivan infatti appartiene a quel nutrito gruppo di cittadini sovietici,che per evitare la deportazione,si schierarono a favore del regime, e che direttamente o indirettamente,contribuirono alla strage di esseri umani morti in quei campi di prigionia,dopo essere stati umiliati,privati della libertà e della dignità.

    Ivan decide allora di lasciare la casa del cugino, e si trasferisce in un’altra località,dove trova lavoro come fabbro,mestiere che ha imparato nei lager, e trova sistemazione in casa di una vedova di guerra Anna Sergeevna.

    La storia personale di Ivan è solo il mezzo attraverso cui Grossman ripercorre la storia politica della Russia, facendo una critica appassionata del percorso che portò alla costruzione dello Stato staliniano, non risparmiando nemmeno il periodo Leninista. Grossman ripercorre le tappe principali del socialismo sovietico, evidenziando le iniziali idee elevate, e poi le atroci storture che portarono al regime e a tutte le conseguenze.

    Un regime sorto in seguito alla graduale eliminazione della libertà: la libertà fu limitata non solo nel campo della politica e dell’attività pubblica, ma anche nell’agricoltura: nel diritto di seminare e di mietere a propria volontà; nella poesia e in filosofia, nel mestiere di calzolaio, nei circoli di lettura, nei cambiamenti di domicilio, nel lavoro degli operai, le cui norme di produzione, condizioni di sicurezza tecnica, di salario venivano stabilite unicamente secondo il volere dello Stato.

    Grossman scrive :”La non libertà trionfava incontrastata dall’Oceano Pacifico al Mar Nero. Essa era ovunque e in ogni cosa. E ovunque e in ogni cosa la libertà è stata uccisa.”

    Il folle ideale rivoluzionario portò alla disumanizzazione degli organi dello Stato, denunce senza delle basi di verità determinavano le liste di esseri umani da deportare, o peggio ancora da fucilare in massa. Carnefici senza pietà che non considerano le vittime degli esseri umani, hanno smesso anche loro di essere uomini, ma anche nei lager l’umanità sembra essere stata cancellata, dall’odio,dall’avidità,dall’egoismo,o semplicemente dalla paura della morte e dall’istinto di sopravvivenza.

    Dopo la morte di Anna Sergeevna,Ivan decide di rimettersi in viaggio e di tornare alla sua casa nativa,dove però non è rimasto nulla di ciò che ricordava,se non un cumulo di pietre desolate,come desolata è la sua esistenza. Ma lui è sopravvissuto, e con lui la memoria,unico bene dal valore inestimabile che gli è rimasto, con il quale testimonierà alle generazioni future ciò che è stato,che appartiene a un passato doloroso.

    “Tutto scorre” è un romanzo politico, storico,filosofico, di testimonianza, grazie al quale approfondire una delle più tristi pagine della storia d’Europa, toccante in molti passaggi, che permette dunque di riflettere sul male e sulla violenza di cui l’uomo è stato,ed è purtroppo,capace.

    ha scritto il 

  • 4

    Ideale prosecuzione di Vita e destino, questo romanzo ne è anche la logica conseguenza. Se Vita e destino, infatti, era ambientato in pieno stalinismo, Tutto scorre... prende avvio dopo la morte di St ...continua

    Ideale prosecuzione di Vita e destino, questo romanzo ne è anche la logica conseguenza. Se Vita e destino, infatti, era ambientato in pieno stalinismo, Tutto scorre... prende avvio dopo la morte di Stalin, e fa i conti con tutto quello che lo stalinismo è stato, dai gulag alla collettivizzazione forzata, dal Terrore del '37 all'attacco postbellico contro il cosmopolitismo. Il ritorno dal gulag di Ivan Grigor'evič, infatti, costringe lui stesso e i personaggi che gli si muovono attorno a riflettere su quello che è stato.
    Grandioso Grossman, che fugge la tentazione di semplificare, mostrando invece quanto i fenomeni postrivoluzionari debbano essere guardati con gli occhiali della complessità: lo si vede soprattutto nella parte finale del romanzo, che tende a diventare quasi un trattato di storia sovietica in cui Grossman spiega con incredibile lucidità (scrive tra il 1955 e il 1963!) le dinamiche del leninismo prima e dello stalinismo poi. È una spiegazione che si trasforma in un inno alla libertà, parola ripetuta innumerevoli volte nei capitoli finali:
    «La storia dell'umanità è la storia della sua libertà. La crescita della potenza dell'uomo si esprime innanzitutto nella crescita della libertà. La libertà non è la necessità diventata coscienza, come pensava Engels. La libertà è diametralmente opposta alla necessità, la libertà è la necessità superata. Il progresso è essenzialmente progresso della libertà umana. Giacché la vita stessa è libertà, l'evoluzione della vita è evoluzione della libertà.» o ancora «La non-libertà trionfava incontrastata dall'Oceano Pacifico al Mar Nero. Essa era ovunque e in ogni cosa. E ovunque e in ogni cosa la libertà è stata uccisa. Fu un'offensiva vittoriosa che fu possibile attuare solo versando molto sangue: ché la libertà è vita, e sconfiggendo la libertà Stalin uccideva la vita.», tanto per fare un paio di esempi.
    Strazianti le pagine sulla collettivizzazione in Ucraina. L'ho già detto parlando di Vita e destino, ma mi ripeto: Grossman è un uomo che non teme la verità, anche quando è complessa o difficile da affrontare. Dopo anni di arresti arbitrari e timore di essere denunciati, in questo libro si considerano con grande cautela perfino le azioni dei delatori, dei “quattro Giuda” così facili da condannare. È una lucidità, quella di Tutto scorre..., che non porta né al cinismo né all'esasperazione della razionalità. Porta, invece, a una certezza: “tutto ciò che è disumano è assurdo e inutile”. E porta anche a una speranza, che va nutrita ancora oggi: un giorno “la libertà sarà tutt'uno con la Russia”.

    Sono ancora una volta grata a Vasilij Grossman, uomo e scrittore di grande coraggio, che in tempi difficili ha predicato la libertà, condizione essenziale perché l'esistenza umana sia davvero vita.

    ha scritto il 

  • 3

    Ammetto che, essendo dello stesso autore di "Vita e destino", uno dei più bei libri che abbia mai letto, mi aspettavo di più. In ogni caso trovo sia un buon libro e penso sia splendida la parte dedica ...continua

    Ammetto che, essendo dello stesso autore di "Vita e destino", uno dei più bei libri che abbia mai letto, mi aspettavo di più. In ogni caso trovo sia un buon libro e penso sia splendida la parte dedicata a Lenin e a quelli che, nonostante fossero rinchiusi, continuavano a credere nell'Idea

    ha scritto il 

  • 0

    "Un tempo pensavo che la libertà fosse la libertà di parola, di stampa, d'opinione. Ma la libertà è tutta la vita di tutta la gente: è il diritto di seminare quel che vuoi, di fare scarpe, soprabiti, ...continua

    "Un tempo pensavo che la libertà fosse la libertà di parola, di stampa, d'opinione. Ma la libertà è tutta la vita di tutta la gente: è il diritto di seminare quel che vuoi, di fare scarpe, soprabiti, di cuocere il grano che hai seminato, per venderlo o non venderlo, come vuoi tu; e anche se fai il meccanico, o il fonditore, o l'artista, vivi e lavora come vuoi tu, e non come ti ordinano."

    ha scritto il 

  • 5

    Un Grossman incontenibile: pagine di altissima letteratura cedono il passo ad una interpretazione hegeliana degli aspetti accidentali di Lenin e di quelli invece razionali che strutturano la storia po ...continua

    Un Grossman incontenibile: pagine di altissima letteratura cedono il passo ad una interpretazione hegeliana degli aspetti accidentali di Lenin e di quelli invece razionali che strutturano la storia portati a compimento da Stalin.

    ha scritto il 

  • 3

    Con tutto il rispetto per Grossman, non mi è sembrato un capolavoro. E' un libro incerto dove le cose da dire si accavalcano con il racconto in modo non sempre coerente. E' come se la storia in sé non ...continua

    Con tutto il rispetto per Grossman, non mi è sembrato un capolavoro. E' un libro incerto dove le cose da dire si accavalcano con il racconto in modo non sempre coerente. E' come se la storia in sé non avesse nessun senso rispetto all'amara tirata contro il Comunismo. Non mi stupisce più di tanto che l'Adelphi abbia pubblicato un simile testo, ma al lettore consiglieri altre opere più riuscite.

    ha scritto il 

  • 0

    ✰✰✰✰ molto buono

    Grossman non sapeva neppure se questo libro sarebbe mai stato pubblicato: era in disgrazia e non stava bene di salute. Con la campagna antisemita all’inizio anni cinquanta erano iniziati dissidi con i ...continua

    Grossman non sapeva neppure se questo libro sarebbe mai stato pubblicato: era in disgrazia e non stava bene di salute. Con la campagna antisemita all’inizio anni cinquanta erano iniziati dissidi con il regime ed era stato drasticamente messo da parte. Il manoscritto di Vita e destino fu sequestrato. Qualcuno, che ne aveva una copia, riuscì a farlo arrivare in Svizzera. Questo, cominciato dopo il sequestro dell’altro, continuò fino al 1963. Nel 1964 morì. Fu pubblicato nel 1970.

    Credo che se avesse potuto scriverlo alla luce del sole, con la possibilità di revisionarlo quante volte avesse voluto, avrebbe avuto una forma un po’ diversa. Si avverte, per me, il manoscritto continuamente celato. Troppa la necessità dello sfogo e pochi il tempo e la serenità di spirito.

    Anche nel racconto è già cominciata la campagna antisemita: mentre ad ovest si diceva che gli ebrei erano comunisti, ad est si diceva che erano filo-occidentali.

    Nikolaj Andreevic lavora nel campo scientifico e non è così brillante da non avere davanti nomi più prestigiosi. Ma l’altalena politica lo può portare avanti, come indietro; le due direzioni si equivalgono anche nel campo probabilistico. A volte bisogna fare qualcosa di sgradevole per cercare di mantenere la direzione ed è con degli scheletri nell’armadio che attende la visita del cugino Ivan. Ivan Gregorevic torna dal gulag dopo trent’anni.

    Ognuna delle vite che si trovano o vengono ricordate da Ivan è un’occasione per presentare la Russia dalla rivoluzione in poi.
    La vita del gulag, raccontata anch’essa perfino dal punto di vista femminile, ha una lunga tradizione: è come se i campi dai tempi dello zar non fossero mai stati chiusi. Una vera istituzione.
    Quella che viene presentata (scritto nei primi anni sessanta) è la vita del popolo. Vengono citati anche i grandi nomi, ma è il popolo a dare i grandi numeri. Ricordando singole storie, Grossman cerca di dar un volto a chi volto non ne ha mai: il singolo componente della folla.
    Come la piccola famigliola di Vasilij Timofeevic e Hanna e il neonato Griscia.

    C’è rabbia, ma anche tristezza. Che meraviglia quell’idea di libertà importata dall’Europa in un mondo che la libertà neppure sapeva cos’era in secoli di schiavitù! Quanti hanno creduto nella rivoluzione e quanti continuano a crederci anche sapendo che è fallita!

    Al posto di quello scomodo fantasma i cui testimoni sono fatti sparire, rimane lo Stato, l’apparato burocratico, il marxismo come dottrina economica/filosofica ucciso dalla politica, il Piano, la quota assegnata, tutto senza tener conto della gente. Gli uomini nuovi non sono figli della rivoluzione, ma dello Stato e questo non ha bisogno di apostoli e di fedeli, ma di funzionari ed impiegati.

    Come substrato portante di tutto la secolare abitudine alla schiavitù, la commistione tra potere e religiosità tipica della sua storia, l’antico sentire il paese come la Santa Madre Russia e lo zar come Piccolo Padre. L’affiancare al governo l’attività di polizia fu un’importazione di Pietro il Grande da Prussia e Austria. Le suddivisioni gerarchiche dello Stato mostrate come i modellini di Vespa che ci sono tanto per fare scena.

    Alla fine c’è Ivan, con tutti i suoi ricordi e le sue considerazioni, che vede ancora la libertà come motore di progresso e di speranza e il ricordo del compagno di cella Aleksej Samojlovic per il quale l’uomo non progredisce, è sempre identico a sé stesso ed è la violenza ad essere eterna. Non sparisce e non diminuisce, si trasforma soltanto. “”Ora migra di continente in continente, ora diventa classista, ora da classista si fa razzista ….. ora se la prende con la gente di colore, ora con gli scrittori, ma in generale sulla terra c’è sempre la stessa quantità di violenza.””
    Il contatto è angoscioso per Ivan che continua ripetersi “tutto ciò che è disumano è assurdo e inutile.””

    21.07.2014

    ha scritto il 

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