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Tutto scorre...

Di

Editore: Adelphi (Gli Adelphi)

4.1
(276)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 229 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845924661 | Isbn-13: 9788845924668 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Gigliola Venturi

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Vasilij Grossman scrisse questo libro, che è il suo testamento, fra il 1955 e il 1963. Come nel grandioso Vita e destino, non cambiò molto dello stile scabro e aspro che lo aveva reso celebre fra gli scrittori del realismo socialista. Ma vi infuse l’inconfondibile tono della verità. Con lucidità e fermezza, prima di ogni altro parlò qui di argomenti intoccabili: la perenne tortura della vita nei campi, ma anche l’altra tortura, più sottile, di chi ne ritorna e riconosce la bassezza e il terrore negli occhi imbarazzati di parenti e conoscenti; lo sterminio sistematico dei kulaki; la delazione come fondamento della società; il vero ruolo di Lenin e del suo «spregio della libertà» nella costruzione del mondo sovietico.
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  • 5

    Un Grossman incontenibile: pagine di altissima letteratura cedono il passo ad una interpretazione hegeliana degli aspetti accidentali di Lenin e di quelli invece razionali che strutturano la storia portati a compimento da Stalin.

    ha scritto il 

  • 3

    Con tutto il rispetto per Grossman, non mi è sembrato un capolavoro. E' un libro incerto dove le cose da dire si accavalcano con il racconto in modo non sempre coerente. E' come se la storia in sé non avesse nessun senso rispetto all'amara tirata contro il Comunismo. Non mi stupisce più di tanto ...continua

    Con tutto il rispetto per Grossman, non mi è sembrato un capolavoro. E' un libro incerto dove le cose da dire si accavalcano con il racconto in modo non sempre coerente. E' come se la storia in sé non avesse nessun senso rispetto all'amara tirata contro il Comunismo. Non mi stupisce più di tanto che l'Adelphi abbia pubblicato un simile testo, ma al lettore consiglieri altre opere più riuscite.

    ha scritto il 

  • 0

    ✰✰✰✰ molto buono

    Grossman non sapeva neppure se questo libro sarebbe mai stato pubblicato: era in disgrazia e non stava bene di salute. Con la campagna antisemita all’inizio anni cinquanta erano iniziati dissidi con il regime ed era stato drasticamente messo da parte. Il manoscritto di Vita e destino fu sequestra ...continua

    Grossman non sapeva neppure se questo libro sarebbe mai stato pubblicato: era in disgrazia e non stava bene di salute. Con la campagna antisemita all’inizio anni cinquanta erano iniziati dissidi con il regime ed era stato drasticamente messo da parte. Il manoscritto di Vita e destino fu sequestrato. Qualcuno, che ne aveva una copia, riuscì a farlo arrivare in Svizzera. Questo, cominciato dopo il sequestro dell’altro, continuò fino al 1963. Nel 1964 morì. Fu pubblicato nel 1970.

    Credo che se avesse potuto scriverlo alla luce del sole, con la possibilità di revisionarlo quante volte avesse voluto, avrebbe avuto una forma un po’ diversa. Si avverte, per me, il manoscritto continuamente celato. Troppa la necessità dello sfogo e pochi il tempo e la serenità di spirito.

    Anche nel racconto è già cominciata la campagna antisemita: mentre ad ovest si diceva che gli ebrei erano comunisti, ad est si diceva che erano filo-occidentali.

    Nikolaj Andreevic lavora nel campo scientifico e non è così brillante da non avere davanti nomi più prestigiosi. Ma l’altalena politica lo può portare avanti, come indietro; le due direzioni si equivalgono anche nel campo probabilistico. A volte bisogna fare qualcosa di sgradevole per cercare di mantenere la direzione ed è con degli scheletri nell’armadio che attende la visita del cugino Ivan. Ivan Gregorevic torna dal gulag dopo trent’anni.

    Ognuna delle vite che si trovano o vengono ricordate da Ivan è un’occasione per presentare la Russia dalla rivoluzione in poi.
    La vita del gulag, raccontata anch’essa perfino dal punto di vista femminile, ha una lunga tradizione: è come se i campi dai tempi dello zar non fossero mai stati chiusi. Una vera istituzione.
    Quella che viene presentata (scritto nei primi anni sessanta) è la vita del popolo. Vengono citati anche i grandi nomi, ma è il popolo a dare i grandi numeri. Ricordando singole storie, Grossman cerca di dar un volto a chi volto non ne ha mai: il singolo componente della folla.
    Come la piccola famigliola di Vasilij Timofeevic e Hanna e il neonato Griscia.

    C’è rabbia, ma anche tristezza. Che meraviglia quell’idea di libertà importata dall’Europa in un mondo che la libertà neppure sapeva cos’era in secoli di schiavitù! Quanti hanno creduto nella rivoluzione e quanti continuano a crederci anche sapendo che è fallita!

    Al posto di quello scomodo fantasma i cui testimoni sono fatti sparire, rimane lo Stato, l’apparato burocratico, il marxismo come dottrina economica/filosofica ucciso dalla politica, il Piano, la quota assegnata, tutto senza tener conto della gente. Gli uomini nuovi non sono figli della rivoluzione, ma dello Stato e questo non ha bisogno di apostoli e di fedeli, ma di funzionari ed impiegati.

    Come substrato portante di tutto la secolare abitudine alla schiavitù, la commistione tra potere e religiosità tipica della sua storia, l’antico sentire il paese come la Santa Madre Russia e lo zar come Piccolo Padre. L’affiancare al governo l’attività di polizia fu un’importazione di Pietro il Grande da Prussia e Austria. Le suddivisioni gerarchiche dello Stato mostrate come i modellini di Vespa che ci sono tanto per fare scena.

    Alla fine c’è Ivan, con tutti i suoi ricordi e le sue considerazioni, che vede ancora la libertà come motore di progresso e di speranza e il ricordo del compagno di cella Aleksej Samojlovic per il quale l’uomo non progredisce, è sempre identico a sé stesso ed è la violenza ad essere eterna. Non sparisce e non diminuisce, si trasforma soltanto. “”Ora migra di continente in continente, ora diventa classista, ora da classista si fa razzista ….. ora se la prende con la gente di colore, ora con gli scrittori, ma in generale sulla terra c’è sempre la stessa quantità di violenza.””
    Il contatto è angoscioso per Ivan che continua ripetersi “tutto ciò che è disumano è assurdo e inutile.””

    21.07.2014

    ha scritto il 

  • 5

    Su tutto il libro aleggia la potenza espressiva della scrittura di Grossman.
    Cito in particolare la pagina 107, il confronto tra gli ex rivoluzionari, sacrificati da Lenin e poi da Stalin e il cane. Geniale! E’ di una tristezza, di una profondità e di una capacità evocativa unica.
    Anc ...continua

    Su tutto il libro aleggia la potenza espressiva della scrittura di Grossman.
    Cito in particolare la pagina 107, il confronto tra gli ex rivoluzionari, sacrificati da Lenin e poi da Stalin e il cane. Geniale! E’ di una tristezza, di una profondità e di una capacità evocativa unica.
    Ancora una volta è l’uomo, la sua esigenza di libertà, la sua disperazione e la sua redenzione, tutto ciò che deve affrontare per capire la vera essenza del vivere. Dopo “Vita e destino” ecco un altro bellissimo testo su cui riflettere, pagine e pagine da leggere come poesia.

    ha scritto il 

  • 4

    “Per grandiosi che siano i grattacieli e potenti i cannoni, per illimitato che sia il potere dello Stato e possenti gli imperi, tutto ciò non è che fumo e nebbia, destinato a scomparire. Rimane, si sviluppa e vive soltanto la vera forza, che consiste in una sola cosa - nella libertà. Vivere si ...continua

    “Per grandiosi che siano i grattacieli e potenti i cannoni, per illimitato che sia il potere dello Stato e possenti gli imperi, tutto ciò non è che fumo e nebbia, destinato a scomparire. Rimane, si sviluppa e vive soltanto la vera forza, che consiste in una sola cosa - nella libertà. Vivere significa essere un uomo libero. Non tutto ciò che è reale è razionale. Tutto ciò che è disumano è assurdo e inutile.”

    ha scritto il 

  • 5

    Per chi volesse conoscere questo autore senza affrontare il colossale Vita e destino,questo libro può fare al caso suo,anche se è una sorta di prosecuzione dal punto di vista cronologico di quel capolavoro.
    Qui infatti si racconta principalmente la vita di un reduce dai lager staliniani,ed ...continua

    Per chi volesse conoscere questo autore senza affrontare il colossale Vita e destino,questo libro può fare al caso suo,anche se è una sorta di prosecuzione dal punto di vista cronologico di quel capolavoro.
    Qui infatti si racconta principalmente la vita di un reduce dai lager staliniani,ed è l'occasione per riflessioni profondissime sul secolare asservimento del popolo russo ma soprattutto sulla paura che provoca,anche al potere più forte,la libertà.
    Libro doloroso e necessario.

    ha scritto il 

  • 5

    ---> la trovi anche sul mio blog: http://ibastoncinidelghiacciolo.wordpress.com/2010/04/0…

    Vasilij Semenovic Grossman ( Iosif Solomonovic) nacque nel 1905 a Berdicev cittadina ucraina a maggioranza ebrea (come denota il nome originale). Allineato al reg ...continua

    ---> la trovi anche sul mio blog: http://ibastoncinidelghiacciolo.wordpress.com/2010/04/09/recensione-grossman-tutto-scorre/

    Vasilij Semenovic Grossman ( Iosif Solomonovic) nacque nel 1905 a Berdicev cittadina ucraina a maggioranza ebrea (come denota il nome originale). Allineato al regime, durante la seconda guerra mondiale diviene corrispondente di guerra al seguito dell'Armata rossa. Nel lungo viaggio verso Berlino al seguito dell'esercito sovietico scoprì gli orrori perpetrati dai nazisti a danni degli ebrei, vedendo in prima persona il campo di Treblinka. Questa drammatica esperienza lo spinse a realizzare a guerra finita Il libro nero - Il genocidio nazista nei territori sovietici 1941-1945 assieme a Il'ja Erenburg ( quello del Disgelo). Nel piano originale l'opera avrebbe dovuto venir pubblicata dal Comitato Antifascista Ebraico, ma la violenta svolta data da Stalin alla politica interna fece chiudere lo stesso Comitato e facendo scomparire lo stesso Libro nero ( versioni incomplete riuscirono ad uscire lo stesso dall'U.R.R.S., per la prima versione in lingua russa bisognerà aspettare il 1980 a Gerusalemme e il 1991 a Kiev).

    Questa svolta ebbe profondo ripercussioni sullo stesso Grossman. Da fido servitore del regime, ideologicamente allineato, la violenta campagna antiebraica (che sostanzialmente non ha avuto il tempo per svilupparsi come quella nazista) fu una profonda scossa alla sua fiducia nel sistema sovietico.

    Gli anni che vennero furono cupi per gli ebrei sovietici, ma come un fulmine a ciel sereno Stalin morì e con lui i suoi piani per un'ennesima grande purga della società sovietica.

    Per gli intellettuali si apriva ora un periodo nuovo, quello che Erenburg definì come Disgelo. In questo contesto viene scritto Tutto scorre... capolavoro letterario, storico e sociologico.

    Si tratta di un libro crudo, che lascia pochi spazi a descrizioni leggere, romantiche. Così come è la realtà viene riscritta nel libro. Grossman analizza col suo modo, frutto di anni di giornalismo, la storia russa degli ultimi vent'anni, dalla collettivizzazione fino alla morte di Stalin. I commenti sono caustici, non lascia speranze al regime: "Lo Stato si fece padrone" scrive.

    Si inizia col la liberazione di molti prigionieri dei lager voluta da Berija nel 1953. Ecco che il nostro protagonista, incarcerato per aver chiesto la libertà, ritorna dai lager, ritorna alla vita. Ma son passati ben tre decenni e tutto è cambiato. Ci son state le purghe del '36-'38, c'è stata la guerra. Le persone, le strade, le case che conosceva un tempo non ci sono più. E anche quelle che son rimaste, fanno ormai finta di nulla: lo scopo del lager è far dimenticare il condannato e il suo scopo lo ottiene sempre. E qui vien fuori l'angosciante realtà: chi si è salvato non vuole affrontare chi invece è stato condannato. Due Russie si incontrano, quella condannata e quella che è vissuta "libera", la società è fratturata e la frattura non si può più ricomporre. "Non resta che parlare a frasi fatte" commenta Grossman, un commento che dice più di interi libri.

    Ma l'autore affronta anche un altro tema. Quello della collettivizzazione e della grande carestia in Ucraina, l'Holodomor. Anche qui il suo stile colpisce nel profondo. Sono forse le pagine più toccanti della sua opera, quelle che fai fatica a leggere. Riporto due frasi che da sole descrivono quella terribile catastrofe meglio di qualunque altra parola:

    "Le donne si dimostravano più forti degli uomini, si attaccavano alla vita con più rabbia. Eppure toccava loro il peggio: è alle madri che i bambini domandano da mangiare."

    "Hai mai visto sui giornali i bambini nei lager tedeschi? Identici: teste pesanti come palle di cannone, colli sottili come quelli delle cicogne, nelle mani e nei piedi potevi vedere il movimento di ogni ossicino, sotto la pelle, come son congiunti quelli doppi; lo scheletro era tutto fasciato dalla palle, tesa come una garza gialla. [...] Non erano più visi umani."

    Infine, l'ultimo argomento toccato da Grossman è il tentativo di capire perché in Russia ebbe modo di svilupparsi una simile dittatura, e anche qui, come nel resto del libro, non c'è speranza; anche qui il suo commento è disarmante: "lo sviluppo russo ha mostrato una sua strana essenza: si trasforma in sviluppo della non-libertà". Purtroppo solo i veri rivoluzionari tentano di cambiare questo sviluppo, ma tutti han fallito, Rykov, Bucharin, Trockij, Zinov'ev, Kamenev, forse proprio per questo loro essere rivoluzionari.

    Il libro finisce poi, con un ulteriore riflessione: "Che razza di storia è quella dell'uomo, se la sua bontà non può crescere?". Se anche qua di speranza non c'è ne, questa domanda è pur sempre una spinta ad analizzarsi a fondo, a scoprire l'uomo e a migliorare. Qui vuole arrivare Grossman col suo libro, descrivere la durezza degli avvenimenti come monito, perché essi non si ripetano più.

    ha scritto il