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Tutto scorre...

By Vasilij Grossman

(341)

| Paperback | 9788845924668

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Book Description

Vasilij Grossman scrisse questo libro, che è il suo testamento, fra il 1955 e il 1963. Come nel grandioso Vita e destino, non cambiò molto dello stile scabro e aspro che lo aveva reso celebre fra gli scrittori del realismo socialista. Ma vi infuse l’ Continue

Vasilij Grossman scrisse questo libro, che è il suo testamento, fra il 1955 e il 1963. Come nel grandioso Vita e destino, non cambiò molto dello stile scabro e aspro che lo aveva reso celebre fra gli scrittori del realismo socialista. Ma vi infuse l’inconfondibile tono della verità. Con lucidità e fermezza, prima di ogni altro parlò qui di argomenti intoccabili: la perenne tortura della vita nei campi, ma anche l’altra tortura, più sottile, di chi ne ritorna e riconosce la bassezza e il terrore negli occhi imbarazzati di parenti e conoscenti; lo sterminio sistematico dei kulaki; la delazione come fondamento della società; il vero ruolo di Lenin e del suo «spregio della libertà» nella costruzione del mondo sovietico.

74 Reviews

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  • 3 people find this helpful

    ✰✰✰✰ molto buono

    Grossman non sapeva neppure se questo libro sarebbe mai stato pubblicato: era in disgrazia e non stava bene di salute. Con la campagna antisemita all’inizio anni cinquanta erano iniziati dissidi con il regime ed era stato drasticamente messo da parte ...(continue)

    Grossman non sapeva neppure se questo libro sarebbe mai stato pubblicato: era in disgrazia e non stava bene di salute. Con la campagna antisemita all’inizio anni cinquanta erano iniziati dissidi con il regime ed era stato drasticamente messo da parte. Il manoscritto di Vita e destino fu sequestrato. Qualcuno, che ne aveva una copia, riuscì a farlo arrivare in Svizzera. Questo, cominciato dopo il sequestro dell’altro, continuò fino al 1963. Nel 1964 morì. Fu pubblicato nel 1970.

    Credo che se avesse potuto scriverlo alla luce del sole, con la possibilità di revisionarlo quante volte avesse voluto, avrebbe avuto una forma un po’ diversa. Si avverte, per me, il manoscritto continuamente celato. Troppa la necessità dello sfogo e pochi il tempo e la serenità di spirito.

    Anche nel racconto è già cominciata la campagna antisemita: mentre ad ovest si diceva che gli ebrei erano comunisti, ad est si diceva che erano filo-occidentali.

    Nikolaj Andreevic lavora nel campo scientifico e non è così brillante da non avere davanti nomi più prestigiosi. Ma l’altalena politica lo può portare avanti, come indietro; le due direzioni si equivalgono anche nel campo probabilistico. A volte bisogna fare qualcosa di sgradevole per cercare di mantenere la direzione ed è con degli scheletri nell’armadio che attende la visita del cugino Ivan. Ivan Gregorevic torna dal gulag dopo trent’anni.

    Ognuna delle vite che si trovano o vengono ricordate da Ivan è un’occasione per presentare la Russia dalla rivoluzione in poi.
    La vita del gulag, raccontata anch’essa perfino dal punto di vista femminile, ha una lunga tradizione: è come se i campi dai tempi dello zar non fossero mai stati chiusi. Una vera istituzione.
    Quella che viene presentata (scritto nei primi anni sessanta) è la vita del popolo. Vengono citati anche i grandi nomi, ma è il popolo a dare i grandi numeri. Ricordando singole storie, Grossman cerca di dar un volto a chi volto non ne ha mai: il singolo componente della folla.
    Come la piccola famigliola di Vasilij Timofeevic e Hanna e il neonato Griscia.

    C’è rabbia, ma anche tristezza. Che meraviglia quell’idea di libertà importata dall’Europa in un mondo che la libertà neppure sapeva cos’era in secoli di schiavitù! Quanti hanno creduto nella rivoluzione e quanti continuano a crederci anche sapendo che è fallita!

    Al posto di quello scomodo fantasma i cui testimoni sono fatti sparire, rimane lo Stato, l’apparato burocratico, il marxismo come dottrina economica/filosofica ucciso dalla politica, il Piano, la quota assegnata, tutto senza tener conto della gente. Gli uomini nuovi non sono figli della rivoluzione, ma dello Stato e questo non ha bisogno di apostoli e di fedeli, ma di funzionari ed impiegati.

    Come substrato portante di tutto la secolare abitudine alla schiavitù, la commistione tra potere e religiosità tipica della sua storia, l’antico sentire il paese come la Santa Madre Russia e lo zar come Piccolo Padre. L’affiancare al governo l’attività di polizia fu un’importazione di Pietro il Grande da Prussia e Austria. Le suddivisioni gerarchiche dello Stato mostrate come i modellini di Vespa che ci sono tanto per fare scena.

    Alla fine c’è Ivan, con tutti i suoi ricordi e le sue considerazioni, che vede ancora la libertà come motore di progresso e di speranza e il ricordo del compagno di cella Aleksej Samojlovic per il quale l’uomo non progredisce, è sempre identico a sé stesso ed è la violenza ad essere eterna. Non sparisce e non diminuisce, si trasforma soltanto. “”Ora migra di continente in continente, ora diventa classista, ora da classista si fa razzista ….. ora se la prende con la gente di colore, ora con gli scrittori, ma in generale sulla terra c’è sempre la stessa quantità di violenza.””
    Il contatto è angoscioso per Ivan che continua ripetersi “tutto ciò che è disumano è assurdo e inutile.””

    21.07.2014

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    Anina e "gambette di pollo" said on Jul 21, 2014 | 4 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    da leggere

    un punto di vista sincero, schietto, tragico, drammatico e tremendamente sofferto, ma alla fin fine umano.

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    Indigenella said on May 17, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Su tutto il libro aleggia la potenza espressiva della scrittura di Grossman.
    Cito in particolare la pagina 107, il confronto tra gli ex rivoluzionari, sacrificati da Lenin e poi da Stalin e il cane. Geniale! E’ di una tristezza, di una profondità e ...(continue)

    Su tutto il libro aleggia la potenza espressiva della scrittura di Grossman.
    Cito in particolare la pagina 107, il confronto tra gli ex rivoluzionari, sacrificati da Lenin e poi da Stalin e il cane. Geniale! E’ di una tristezza, di una profondità e di una capacità evocativa unica.
    Ancora una volta è l’uomo, la sua esigenza di libertà, la sua disperazione e la sua redenzione, tutto ciò che deve affrontare per capire la vera essenza del vivere. Dopo “Vita e destino” ecco un altro bellissimo testo su cui riflettere, pagine e pagine da leggere come poesia.

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    GianLuca said on Apr 7, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    “Per grandiosi che siano i grattacieli e potenti i cannoni, per illimitato che sia il potere dello Stato e possenti gli imperi, tutto ciò non è che fumo e nebbia, destinato a scomparire. Rimane, si sviluppa e vive soltanto la vera forza, che consi ...(continue)

    “Per grandiosi che siano i grattacieli e potenti i cannoni, per illimitato che sia il potere dello Stato e possenti gli imperi, tutto ciò non è che fumo e nebbia, destinato a scomparire. Rimane, si sviluppa e vive soltanto la vera forza, che consiste in una sola cosa - nella libertà. Vivere significa essere un uomo libero. Non tutto ciò che è reale è razionale. Tutto ciò che è disumano è assurdo e inutile.”

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    skandri said on Mar 14, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un capolavoro imperdibile, intenso e lirico.

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    Alec said on Dec 10, 2013 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (341)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
  • Paperback 229 Pages
  • ISBN-10: 8845924661
  • ISBN-13: 9788845924668
  • Publisher: Adelphi (Gli Adelphi)
  • Publish date: 2010-01-01
  • Also available as: Hardcover
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