Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
Create your own shelf sign up
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

Tutto su di me

By Pedro Almodóvar,Strauss Frdric

(22)

| Others | 9788871806839

Like Tutto su di me ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

Book Description

1 Reviews

Login or Sign Up to write a review
  • 1 person finds this helpful

    La recensione di DoppioSchermo

    «Costa molto essere autentiche, signora mia, e in questa cosa non si deve essere tirchie, perché una é più autentica quanto più assomiglia all’idea che ha sognato di se stessa». Così Agrado chiude il monologo in Tutto su mia madre (1999) e non fa rim ...(continue)

    «Costa molto essere autentiche, signora mia, e in questa cosa non si deve essere tirchie, perché una é più autentica quanto più assomiglia all’idea che ha sognato di se stessa». Così Agrado chiude il monologo in Tutto su mia madre (1999) e non fa rima con altro che non sia l’idea di completare, servire la realtà con la finzione. Una specie di nuova epoca nella regia di Almodovar. Le conversazioni proposte da Lindau, per il tramite di Frédéric Strauss, tentano di inseguire il richiamo assorbito da un manchego che a otto anni era già il precettore dei vicini di casa di ritorno dai campi. Il legame controverso tra la vita e la sua manifestazione misurata in paradossi, eccessi, conflitti d’amore e profondità nelle apparenze sono soltanto alcuni dei manifesti che inseguono lo stesso impulso succhiato dalla madre.

    Almodovar sceglie di varcare da subito un confine geografico, si trasferisce a Madrid negli anni Sessanta e lì scopre il fermento che modellerà la sua prospettiva futura. Inizia a girare i primi super8 con uno stipendio da impiegato della Telefónica e guarda a Billy Wilder, Antonioni, Godard e Pasolini con il permesso di un’indagine della noia e assenza di senso tipica delle province. Inala così una forza mai vista e arriva alla scena con lo stesso agio che assapora in cucina esaltando il potere dell’immaginazione. Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio (1980) è considerato il vero esordio di Pedro al melodramma e a tutte quelle scomposizioni di sogni e colori in cui è sempre l’azione a prevalere. La tecnica è solo un’evoluzione obbligata con il passaggio dalla super8 alla 16mm nel mezzo dei primi intrecci con la cultura pop. E già facendo pratica con una compagnia teatrale indipendente avviene l’incontro con Carmen Maura, la prima musa.

    Se poi la realtà preme, non è abbastanza per evitare una ricreazione, la passione dell’attimo che rende una commedia il genere più infedele, disparado, dunque illogico e credibile proprio nell’incoerenza. L’ossessione che i protagonisti di Labirinto di passioni (1982) nutrono per il sesso li rende cronaca di una sgangheratezza per principio. E già il kitsch fa la sua comparsa ne L’indiscreto fascino del peccato (1983) ambientato in un convento sinistro o ancora lo si ritrova nella frustrazione delle case popolari madrilene di Che ho fatto io per meritare questo (1984). Là dove i luoghi indagano prima e meglio di ogni altra macchina da presa i dualismi delle storie e di chi si trova al centro dell’equivoco che suscitano.

    Se davvero citare è per Almodovar più che un omaggio la reale conversione in un’esperienza personale, il fine non conta quanto la messa in atto che traccia grandi momenti popolari. Ecco l’importanza di ricordare, di scegliere un umore per assecondare quel passato come fosse un nastro che si ripete a ogni nuova avventura, ma sotto influenze di temi e priorità di scrittura nuove. Matador (1985) non fa altro che guardare dentro esistenze maschili ora ben definite e raccontare l’archetipo di morte e destino nella cornice della tauromachia. Ma tutto può ancora cambiare sembianza se l’idea al centro del film è quella di una rinascita, se l’approccio verso l’identità è il concetto di una casa da costruire con le proprie mani. El Deseo, la casa di produzione fondata dai fratelli Almodovar, segna un legame e un movimento proprio verso la maturità de La legge del desiderio (1986), dove si mantiene fissa l’intenzione registica di privilegiare la scrittura visiva tra amori omosessuali e un’identità mutante.

    Spesso la propensione a immagini che si rigenerano le une nelle altre significa dare e trovare ispirazione per mezzo del teatro, la verità retrostante a quel che Pedro dichiara maternità artistica degli oggetti che acquistano un ruolo e uno stile riconoscibili. Penso al rosso onnipresente che pur nell’insistenza della passione non nega la fede nell’intimità più lenta e modesta. In Donne sull’orlo di una crisi di nervi (1987) il silenzio della scena solitaria accanto alla valigia dei ricordi fa tornare all’eleganza di un dolore dimesso, a La voce umana di Cocteau cui si ispira e più decisamente a una disperazione che la linea piatta della solitudine sembra rendere materica quando si fa scena barocca. Specchio spietato di Legami (1989) dove non è più il dolore dell’assenza di un uomo a manifestarsi, ma il piacere dei corpi liberi da pressioni.

    Può intervenire soltanto l’artificio a invertire le regole e la miscela di generi include anche il music-hall in Tacchi a spillo (1991) dove di fatto è l’orrore a dominare la scrittura e il corpo un paesaggio più intricato di qualsiasi introspezione. L’incoerenza delle storie, come per le due donne sole di Kika (1993), si fa maturazione di una crisi che mai si distacca dal quotidiano e già lo supera. E per Almodovar non ci sono buoni e cattivi, ma le parti mutevoli di ogni scena. Il fiore del mio segreto (1995) anticipa in qualche modo il tormento della distanza tra uomini e donne, la coscienza di combattere una battaglia dal primo giorno. Carne tremula (1997) scava nel torbido e nelle menomazioni non semplicemente fisiche di nomi che si fanno soggetto drammatico.

    La solitudine dell’artista continua a osservare, legge qualcosa da sviluppare con ogni libertà possibile. È la religione del dolore, altra coscienza dell’autentico e del riprodotto come un’operazione a cuore aperto e al tempo stesso la recita dell’esistenza. Tutto questo fluttua magistralmente in Tutto su mia madre, là dove potrebbe chiudersi un cerchio in cui intimità e spettacolarità si cedono reciprocamente il posto. Madre e figlio, dimensione creativa e lutto celebrano la collettività del soffrire. Ecco perché con Parla con lei (2002) e La mala educación (2004) non è esplorata soltanto l’incapacità di rendere vive le parole o di mettersi a nudo con un passato che tuona, ma di estorcere a quello che è trascorso almeno una sensazione. Volver (2006) ne è la scia più cristallina e commovente, perché in fondo «si tratta di credere nei desideri delle persone, perché i desideri in quanto tali, possiedono una forza meravigliosa»

    Is this helpful?

    Redazione DoppioSchermo said on Jul 4, 2010 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (22)
    • 5 stars
    • 4 stars
  • Others 224 Pages
  • ISBN-10: 8871806832
  • ISBN-13: 9788871806839
  • Publisher: Lindau
  • Publish date: xxxx-xx-xx
Improve_data of this book