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Ubik

(Vintage)

By

Publisher: Vintage

4.3
(4154)

Language:English | Number of Pages: 224 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) French , Spanish , German , Italian , Dutch , Japanese , Swedish , Polish , Czech , Portuguese , Chi simplified

Isbn-10: 0679736646 | Isbn-13: 9780679736646 | Publish date:  | Edition Reprint

Also available as: Others , Hardcover , Audio CD , eBook

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
Philip K. Dick's searing metaphysical comedy of death and salvation is a tour de force of panoramic menace and unfettered slapstick, in which the departed give business advice, shop for their next incarnation, and run the continual risk of dying yet again.
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  • 2

    Contorto e cerebrale...

    Veramente difficoltoso seguirne la lettura in modo "rilassato"...
    Storia scrivibile in molte meno pagine...forse sarebbe stato più corretto un racconto breve di una 30ina di pagine.
    Artificioso e a tr ...continue

    Veramente difficoltoso seguirne la lettura in modo "rilassato"...
    Storia scrivibile in molte meno pagine...forse sarebbe stato più corretto un racconto breve di una 30ina di pagine.
    Artificioso e a tratti logorroico...si salva solo nel finale...

    said on 

  • 5

    Immagino di non poter essere io a dire qualcosa di nuovo su questo capolavoro. Il mio Dick preferito: per quanto possa essere una scelta banale, racchiude tutte le cose che più amo dei suoi romanzi e ...continue

    Immagino di non poter essere io a dire qualcosa di nuovo su questo capolavoro. Il mio Dick preferito: per quanto possa essere una scelta banale, racchiude tutte le cose che più amo dei suoi romanzi e riesce a farsi divorare con una rapidità che a volte è mancata.

    said on 

  • 4

    Era da tempo che non sentivo la necessità di leggere qualcosa di Dick.
    I precedenti romanzi che avevo letto, "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?" e "La svastica sul Sole", mi erano piaciuti, m ...continue

    Era da tempo che non sentivo la necessità di leggere qualcosa di Dick.
    I precedenti romanzi che avevo letto, "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?" e "La svastica sul Sole", mi erano piaciuti, ma per tanto tempo non ho sentito la necessità di ampliare la mia conoscenza di questo autore.
    Forse perché, a volte, più si legge un autore, più si entra nei suoi "meccanismi" e meno si viene sorpresi. Per cui necessito di far passare un po' di tempo (anche se poi non per tutti è così, solo per coloro che temo potrebbero annoiarmi se li leggessi "troppo").
    Detto questo, la copertina rosa shocking di Ubik mi sussurrava "leggimi, leggimi, leggimi!" ormai già da qualche mese. Finalmente ho ceduto ed è arrivato il suo momento. Perché a volte bisogna aspettare il momento giusto per un libro. L'avevo già abbandonato, all'inizio, due o tre volte. Invece, ieri, era il momento giusto... ed infatti ne sono stato completamente rapito e l'ho letteralmente bevuto, come acqua ristoratrice nel deserto.
    Dick è un grande scrittore, uno di quei personaggi della letteratura che davvero possono essere chiamati "visionari". Le sue intuizioni, le sue suggestioni e le sue trame sono all'avanguardia, ma anche verosimili.
    Ciò che scrive non risulta mai inscrivibile nel solo genere fantascientifico. Quella mi è sempre sembrata la cornice.
    In realtà, i suoi sono temi universali.
    Qui ad esempio affronta il tema della morte e della realtà.
    E lo fa costruendo, su queste fondamenta, un palazzo fatto di situazioni, personaggi e colpi di scena realizzati magistralmente.
    Lo consiglio davvero!

    said on 

  • 5

    Unico e necessario da leggere per chi ama la fantascienza. Mancava nella mia libreria e me ne vergogno!. Ogni volta che leggi un libro di Dick ti rendi conto di quanto gran parte dell'immaginario fant ...continue

    Unico e necessario da leggere per chi ama la fantascienza. Mancava nella mia libreria e me ne vergogno!. Ogni volta che leggi un libro di Dick ti rendi conto di quanto gran parte dell'immaginario fantascientifico che viene dopo sia una diretta conseguenza del suo genio.

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  • 0

    Da quando in qua hai bisogno di droghe psichedeliche per allucinarti? Tutta la tua vita è un’allucinazione a occhi aperti?

    Secondo me tu vuoi essere un fallito. Nessun concorso di circostanze – compre ...continue

    Da quando in qua hai bisogno di droghe psichedeliche per allucinarti? Tutta la tua vita è un’allucinazione a occhi aperti?

    Secondo me tu vuoi essere un fallito. Nessun concorso di circostanze – compresa questa –cambierà mai questa tua volontà.

    Vale la pena, dopo la lettura di un romanzo così, continuare ad arrovellarsi con la domanda: che cos’è Ubik?
    Ha davvero importanza che sia una droga psichedelica dell’estate californiana o il simbolo del capitalismo che ti offre soluzioni ad ogni problema – in questo molto più simile alla famigerata ACME di Wile E. Coyote?
    E se quegli intermezzi pubblicitari all’inizio di ogni capitolo non fossero un divertissement come quello degli Who che, nello stesso periodo, dall’altra parte dell’Atlantico compivano un’operazione simile con l’album “The Who sell out”?

    Ubik è prima di tutto un romanzo di Philip K. Dick, in cui ci sono gli ingredienti tipici della sua cucina.
    Le facoltà psi, che non esistono ma permettono all’autore di riflettere sull’impatto che la personalità, qualsiasi personalità, può avere sul mondo esterno, sulla sua capacità, quando la malattia o – usiamo un termine un po’ dimenticato – la cattiveria prende il sopravvento, di modificare la percezione della realtà non solo per sé, ma anche per chi le sta attorno.

    La tecnologia che in questo romanzo è sempre ambiguamente alleata e avversaria, e sotto questo aspetto si manifesta sotto forma di porte e caffettiere che non si aprono e non ti danno un caffè di cui hai bisogno se non inserisci la monetina – e tutto questo a casa tua.

    La manipolazione della vita, in cui mai Dick è riuscito a vedere un reale progresso per l’umanità: del resto la storia si basa su qualcosa successo nella condizione di semivita di cui il protagonista auspicherebbe l’abolizione perché interferisce con i processi naturali del ciclo di nascita e morte.. Insomma, la vita è già complicata di suo, spesso è difficile interpretare la realtà, il mondo appare assurdo e inafferrabile, a volte non si discerne nemmeno il confine tra sogno e vita. Perché complicarsi ulteriormente le cose inventandosi nuovi guai?

    E il nazismo, riferimento che raramente manca nei romanzi di Dick. In questo caso con l’espediente della devoluzione, la regressione temporale – la metafora di un pericolo che le nostre democrazie corrono anche quando si sentono sicure di loro stesse? L’allusione a Lindbergh, quello del “Complotto contro l’America” di un altro Philip, Roth, l’incarnazione della coscienza nera americana, l’eroe bello e popolare che maschera come un cavallo di troia la tentazione del totalitarismo.

    “Ubik” è uno dei romanzi ambigui di Dick, quello in cui, assieme a “Scorrete lacrime disse il poliziotto”, è più difficile capire qual è la storia, qual è la realtà. Ognuno lo interpreta a modo suo, suppongo. Ma, come in tutti i romanzi di Dick, non è fondamentale trovarci un senso e una morale; è importante piuttosto cogliere le varie allusioni, le frasi chiave, i riferimenti che fanno scoprire il grande scrittore, che è riduttivo derubricare come autore di fantascienza – ovvero di un genere “minore” – che ci dice la sua sul mondo, sui pericoli che si corrono, ci porta nell’abisso dei suoi incubi per invitarci a rimanere in guardia, chiedendoci quasi con disperazione di fare il possibile perché non si realizzino.

    Sapevi che Toscanini cantava insieme ai cantanti quando conduceva un’opera? E che nella registrazione dellaTraviata si sente lui che canta durante l’aria ‘Sempre Libera’?

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  • 3

    Ubik, innocuo se usato secondo le istruzioni...

    Libro del 1969. Questo dovrebbe bastare per far capire quanto avanti fosse Philip Dick. E', con un anticipo di trent'anni, un prequel di Matrix o qualcosa del genere. Devo dire che di per sè stesso il ...continue

    Libro del 1969. Questo dovrebbe bastare per far capire quanto avanti fosse Philip Dick. E', con un anticipo di trent'anni, un prequel di Matrix o qualcosa del genere. Devo dire che di per sè stesso il libro non mi ha entusiasmato, ma non si può non riconoscere la grandezza visionaria dell'autore.

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  • 5

    La tematica del romanzo è la morte.
    Nel mondo del romanzo, le persone che sono sul punto di morire vengono messe in una sorta di semivita, in questo stato possono continuare per un periodo di tempo a ...continue

    La tematica del romanzo è la morte.
    Nel mondo del romanzo, le persone che sono sul punto di morire vengono messe in una sorta di semivita, in questo stato possono continuare per un periodo di tempo a vivere celebramente, nonostante il loro corpo sia morto, ed a dialogare telepaticamente con i propri cari.
    Inoltre, ed ancora più importante, il romanzo sposa la filofia del "e se fossimo morti senza saperlo?", possiamo dire che sia su questo concetto che poggia tutta la storia.
    I protagonisti della storia vivono fino all'ultimo nell'incertezza, l'incertezza di essere vivi o morti.
    La recensione completa sul mio blog: http://capitolonero.blogspot.it/2015/03/ubik-philip-kdick.html

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