Ubik

Di

Editore: Fanucci (Economica tascabile, 33)

4.3
(4434)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 247 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Olandese , Giapponese , Svedese , Polacco , Ceco , Portoghese , Chi semplificata

Isbn-10: 8834705084 | Isbn-13: 9788834705087 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Gianni Montanari

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Come fa Glen Runciter, titolare di un'agenzia di anti-telepatia, a comunicare con sua moglie Ella per avere consigli dall'aldilà? E perchè mai dopo ogni collegamento con Runciter la semi-vita di Ella si va affievolendo sempre più? Che cosa afferra Joe Chip dal suo mondo del 1992 e lo scaglia nell'America degli anni Trenta? E come è possibile che Joe riceva dei misteriosi e cupi messaggi sui muri e sugli specchi dei bagni dal suo capo quando questi è stato ucciso da una bomba esplosa sulla Luna? Come mai anche Pat, con tutti i suoi terribili poteri, è intrappolata insieme a Joe Chip in un assurdo incubo?
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  • 5

    Una sostanza sfuggente.

    E’ solo il secondo libro che leggo di Dick ma mi sono ritrovata fra le mani un filo e non posso ignorarlo.
    In entrambe le letture (l’altro era “Tempo fuori luogo” del 1959, mentre “Ubik” è stato pubbl ...continua

    E’ solo il secondo libro che leggo di Dick ma mi sono ritrovata fra le mani un filo e non posso ignorarlo.
    In entrambe le letture (l’altro era “Tempo fuori luogo” del 1959, mentre “Ubik” è stato pubblicato esattamente dieci anni dopo) ho trovato:
    - Un protagonista che vive un disagio, un fallimento esistenziale;
    - La quotidianità che si spezza all’improvviso. Qualcosa che è sia imprevisto sia di primo acchito invisibile (all’occhio e alla coscienza) viene a minare un equilibrio che si credeva solido;
    - Accadono fattoiche hanno bisogno di essere analizzati, interpretati: il protagonista si pone continuamente delle domande;
    - La realtà è sfuggente perché non è monodimensionale come si era sempre creduto: noi siamo noi e siamo altro, noi siamo qui e siamo altrove!
    Sono comunque passati dieci anni tra questi due libri e la fobica ossessione degli anni ’50 rispetto al pericolo di un’imminente invasione sovietica in “Ubik” è sostituita dall’immagine di un ‘esistenza sottoposta e condizionata da un sistema centrale invadente. Siamo alla fine degli anni ’60 e i timori si sono trasferiti all’interno.
    Il mondo che immagina Dick non è poi così lontano nel tempo.
    Solo 23 anni distanziano, infatti, il 1969 dal 1992 immaginato nel romanzo e tuttavia leggiamo di una tecnologia avanzata ai massimi livelli ed una modificazione sociale.
    Accanto a persone “normo dotate” si affiancano uomini e donne con poteri paranormali. La mente non è più uno spazio proprio e privato ma soggetta a continue invasioni.
    La ricerca continua di profitto, inoltre, scatena una guerra tra le aziende commerciali che da un lato sguinzagliano agenti psi (con poteri paranormali) dall’altro ingaggiano agenzie di sicurezza al cui servizio ci sono persone in grado di neutralizzare lo spionaggio industriale. I protagonisti del romanzo fanno proprio parte di una di queste agenzie dette di prudenza.

    Cos’è il reale?
    Chi è reale?
    Ci si può fidare di ciò che vedono i nostri occhi?
    Si può dar fiducia a ciò che credono di sentire le nostre orecchie?
    Si procede per ipotesi quasi l’esistenza si declinasse unicamente al congiuntivo.
    Ubik cos’è?
    Come tutto è un concetto sfuggente che a volte assume una forma tangibile che poi scompare per riapparire sotto altre spoglie.
    Ubik è ubiquità. Una storia della dimensione illusoria della realtà che si contorce su se stessa nel tempo e nello spazio e dove il finale non è altro che l’inizio di un’altra realtà.
    Proprio quando pensi di aver capito la realtà sfugge.

    ” Ubik è in vendita nei migliori negozi di articoli per la casa della Terra. Evitare l'uso interno. Tenere lontano dal fuoco. Seguire le modalità d'uso stampate sull'etichetta. Per cui vallo a cercare, Joe. Non stare lì seduto; esci, vai a comprare una bomboletta di Ubik e spruzzatela addosso giorno e notte “

    ha scritto il 

  • 5

    Questo libro è bellissimo. Penso di non aver mai letto nulla di così coinvolgente in tutta la mia esperienza di lettore. Dick ha tessuto una trama maniacale in ogni dettaglio che però confonde e disor ...continua

    Questo libro è bellissimo. Penso di non aver mai letto nulla di così coinvolgente in tutta la mia esperienza di lettore. Dick ha tessuto una trama maniacale in ogni dettaglio che però confonde e disorienta il lettore fino all'ultima pagina creando un disordine mentale devastante ma splendido. Per gli amanti del fantasy penso non ci sia nulla di più entusiasmante che "divorare" questo romanzo come è capitato a me. In conclusione non è una lettura che consiglio, è una lettura per cui garantisco.

    ha scritto il 

  • 5

    Pues genial, como era de esperar de este genial escritor. Intenso, reconcentrado, mordaz e imaginativo. Otra vuelta de tuerca a los mundos alternativos en la que ni los mismos protagonistas son consci ...continua

    Pues genial, como era de esperar de este genial escritor. Intenso, reconcentrado, mordaz e imaginativo. Otra vuelta de tuerca a los mundos alternativos en la que ni los mismos protagonistas son conscientes de dónde están. Es un maestro de la incertidumbre. Te convence de una cosa y al momento de la contraria: te prepara la trampa y tú caes en ella, pero luego te convence de que en realidad no has caído. Este tío es la monda, no hay más que ver las paridas que me hace escribir.

    El propio libro es un frasco de Ubik. Buenísimo.

    ha scritto il 

  • 4

    Hic et ubique

    Autore: statunitense (1928-1982). Romanzo.

    Riferite all’autore ho trovato le seguenti definizioni:
    “”autore postmoderno precursore del cyberpunk e antesignano dell'avantpop”””
    A questa irrefrenabile m ...continua

    Autore: statunitense (1928-1982). Romanzo.

    Riferite all’autore ho trovato le seguenti definizioni:
    “”autore postmoderno precursore del cyberpunk e antesignano dell'avantpop”””
    A questa irrefrenabile mania etichettatoria, si aggiungono una serie di interpretazioni che manco Platone. Il tutto accompagnato da una quasi unanime condivisione sul fatto che la scrittura lasci un po’ a desiderare.

    Un americano un po’ schizofrenico, curato con le anfetamine, sempre a corto di soldi, con 5 matrimoni falliti, schierato spesso dalla parte opposta a quella del Governo, assistito da una notevole fantasia, attirato da argomenti mistici e dal divino, interessato dal tempo e dalla morte.
    Scrivere di fantascienza gli venne naturale:
    “La fantascienza è una forma d’arte ribelle, che ha bisogno di scrittori con cattive inclinazioni, come per esempio quella di chiedere sempre perché? O come mai? O chi l’ha detto?”.

    Diventato famoso comincia il carosello su quanto da lui immaginato si sia avverato o stia per farlo.
    Anzi una specie di tombola con numeri usciti ed altri da pescare.

    La sua frase parla di scrittori che si pongono domande e penso sia solo una battuta. In realtà le domande sono dei lettori che cercano di quadrare un cerchio che tende per inerzia a restare tale.

    In questo racconto non accade molto, a parte una bomba che esplode.
    C’è l’invenzione dello stato di semi-vita in cui, a pagamento, vengono tenuti i morti e che finché dura costituisce una vita parallela.
    C’è, ossessionante, il denaro, quello sbagliato e quello giusto. Porte, docce, elettrodomestici che funzionano a monetine (non proprio fantascientifico. L’America di quegli anni aveva nella case contatori a monetine, come i televisori nelle camere d’albergo, come le signorina che da un telefono pubblico nel mezzo di Nevada ti diceva quanti soldini mettere per telefonare a Berlino). Anche se qui viene portato all'estremo: tipo la vocina che vuole il soldino altrimenti manco la porta di casa si apre.
    C’è soprattutto il tempo, il suo continuo slittare avanti e indietro, l’angosciosa domanda su chi è vivo e chi morto.

    C’è anche Ubik i cui slogan pubblicitari compaiono in esergo ad ogni capitolo, ma nel testo solo a pagina 142.
    Ubik che sana tutto. Entità suprema che permea tutto l’Universo? Entità misteriosa e miracolistica che può appagare i nostri desideri, dall’ottenere un ambo una settimana sì ed una no a ridarci la vita o anche solo una semi-vita, con le istruzioni per viverla?
    Come dicevo, non accade molto, Joe non è dentro un action movie (l’etichetta, ah, l’etichetta), ma non si posa, si deve arrivare alla fine.

    Se qualcuno si aspetta tesi, antitesi e sintesi, tenga presente che Dick potrebbe non fare per lui.

    03.01.2017

    ha scritto il 

  • 3

    SI PREGA DI SCAGLIARE PIETRE SOLO DOPO LA LETTURA

    Due premesse:
    - se esistesse la mezza stella sarebbe un 3,5
    - ho letto solo un altro libro di fantascienza nella mia vita (peraltro semisconosciuto ma bellissimo - o forse bellissimo e quindi semiscon ...continua

    Due premesse:
    - se esistesse la mezza stella sarebbe un 3,5
    - ho letto solo un altro libro di fantascienza nella mia vita (peraltro semisconosciuto ma bellissimo - o forse bellissimo e quindi semisconosciuto...)

    Mi sono accostato a Ubik per via della grande rinomanza di cui gode tra gli utenti di anobii: dapprima ero sinceramente scettico - senza un reale motivo, lo ammetto - poi circospetto, infine invece davvero curioso tanto da dire che ho iniziato la lettura con entusiasmo e buona disposizione.
    Va detto, senza dubbio, che l'idea di fondo è alquanto originale, e che comunque Dick sa come interessare il lettore e mantenere viva la suspance e la curiosità di vedere "che succede poi" (per quanto la sua prosa non sia esemplare: non dico che il libro sia scritto male, ma non ha certo il nitore delle grandi narrazioni).
    Che dire, la storia di questi "lavoratori della mente", e anche della condizione di semi-vita è interessante, anche tenendo conto di quando il libro è stato scritto, per quanto certe situazioni sembrino un po' caricaturali (d'accordo la mercificazione di qualsiasi cosa, ma la porta che si mette a battibeccare col protagonista per avere il suo mezzo dollaro...).
    Purtroppo però, la sua evoluzione mi risulta alla fine un tantino forzata: ho apprezzato di più la prima parte, insomma, lo scontro tra precog, telepati, psi, inerziali... ma la seconda mi sembra un po' troppo cervellotica, un guazzabuglio di realtà e incubo, in cui il destino degli individui si confonde tra la vita e la morte (la semi-morte), l'arrivo di quel perfido ragazzo (non direi che impersonifichi necessariamente il Male), quello strano ruolo di Ella in difesa dei dipendenti del marito (non si tratta del Bene, e poi perchè in quel modo, perchè proprio lei?); insomma la storia anzichè decollare per me perde mordente e degrada in un sogno confuso ("ma è proprio qui che sta il bello", mi direte voi).
    Sarebbe un tre stelle e mezza (un buon 7/10 ci sta tutto, per carità, con le scempiaggini che di questi tempi invadono le librerie!), però non è un capolavoro da 5, ma ha anche qualcosa in meno di "un gran bel libro" (il mio 4).
    Adesso, spazio ai tanti sostenitori di Dick, sono pronto alla lapidazione per lesa maestà.

    ha scritto il 

  • 4

    Gran bel romanzo!

    Dopo Ma gli androidi sognano pecore elettriche? Ubik è il secondo romanzo di Dick che ho letto. E come nel primo, resto sempre colpito e straniato da ciò che ci viene narrato. Se nel romanzo che poi d ...continua

    Dopo Ma gli androidi sognano pecore elettriche? Ubik è il secondo romanzo di Dick che ho letto. E come nel primo, resto sempre colpito e straniato da ciò che ci viene narrato. Se nel romanzo che poi diverrà Blade Runner al cinema Dick metteva al centro la tematica dei replicanti (sono simili a noi?), stavolta al centro della storia vi è un tema molto più macabro: la vita oltre la morte, anzi, per essere più esatti, una sorta di vita/non vita o, meglio ancora, un purgatorio. Eh già, il caro Dick ci presenta, col suo impareggiabile stile, (utilizzando le parole di Carlo Pagetti) "una sorta di Compagnia dell'anello di tolkeniana memoria ma ambientata in una sorta di purgatorio anni '30. E non posso aggiungere altro. Devo dire che nei primi sei capitoli non riuscirete a raccapezzarvi nella storia, i personaggi ad un certo punto diventano troppi, ma pian piano la trama si svelerà e, con degli acuti e spiazzanti colpi di scena (bellissimo l'ultimo alla fine del libro che ci ricorda Borges), Dick riuscirà a stupirvi e ad incollarvi alle pagine. Cosa che è riuscito a fare con me, ed è per questo che si merita le 4 stelline. Grazie, Dirk!

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Ubik è un prodotto che permette ai non-del-tutto morti di evitare che il loro mondi si sgretoli in una retromarcia temporale. Il problema è che anche Ubik si sgretola e torna indietro...

    ha scritto il 

  • 4

    Ottima idea ma scrittura per me difficile

    Ottima l'idea che tiene in piedi il libro ma una scrittura, quella di Dick, che io non digerisco; comunque lo consiglio perché in ogni suo libro c'era qualcosa che rimane, è un mattone come gli episod ...continua

    Ottima l'idea che tiene in piedi il libro ma una scrittura, quella di Dick, che io non digerisco; comunque lo consiglio perché in ogni suo libro c'era qualcosa che rimane, è un mattone come gli episodi di Black Mirror: futuristici, distopici.

    ha scritto il 

  • 4

    Ubik, mio signore.

    Alla fine ho molto apprezzato "Ubik, mio signore", benché lontano dal mio genere.
    In questo romanzo ,considerato il capolavoro di P. Dick, ho ritrovato tutto ciò che nelle recensioni viene generalment ...continua

    Alla fine ho molto apprezzato "Ubik, mio signore", benché lontano dal mio genere.
    In questo romanzo ,considerato il capolavoro di P. Dick, ho ritrovato tutto ciò che nelle recensioni viene generalmente riportato: follia, genialità e allucinazione.
    Nella mia versione c'è anche la sceneggiatura, sempre curata dall'autore, per la realizzazione di una trasposizione cinematografica che però, purtroppo,, a tutt'oggi non è stata ancora affrontata.
    « Io sono Ubik. Prima che l'universo fosse, io ero. Ho creato i soli. Ho creato i mondi. Ho creato le forme di vita e i luoghi che esse abitano; io le muovo nel luogo che più mi aggrada. Vanno dove dico io, fanno ciò che io comando. Io sono il verbo e il mio nome non è mai pronunciato, il nome che nessuno conosce. Mi chiamo Ubik, ma non è il mio nome. Io sono e sarò in eterno ».

    ha scritto il 

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