Ulisse

Di

Editore: Arnoldo Mondadori (Oscar classici moderni, 38)

4.2
(2658)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 741 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Portoghese , Tedesco , Spagnolo , Olandese , Francese , Catalano , Finlandese , Svedese , Polacco , Danese , Ceco , Ungherese , Chi tradizionale

Isbn-10: 8804343753 | Isbn-13: 9788804343752 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giulio De Angelis ; Contributi: Hans Walter Gabler ; Prefazione: Richard Ellmann

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Cofanetto , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Filosofia

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Descrizione del libro
L'ISBN è lo stesso della versione del 1988
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  • 3

    Probabilmente trattasi...

    ... di autolesionismo.
    In effetti, a livello di scegliere di leggerlo.
    Ma continuare a leggerlo, e finirlo sopratutto, si puo' connotare senza dubbio come masochismo.
    Se riesci a superare le prime 750 ...continua

    ... di autolesionismo.
    In effetti, a livello di scegliere di leggerlo.
    Ma continuare a leggerlo, e finirlo sopratutto, si puo' connotare senza dubbio come masochismo.
    Se riesci a superare le prime 750 pagine di aramaico puro, i capitoli 17 e 18 ( gli ultimi due ) sono quasi premianti ; la notizia e' che sono comprensibili ed interessanti, ma non riescono che in minima parte a riequilibrare il buio di comprensione precedente.
    Ho voluto solo certificare quanto fossi ignorante in temi shakespiriani, e riconosco di esserlo molto.
    Spero di avere il tempo di studiare e ci riprovero'. Fatemi gli auguri .

    ha scritto il 

  • 5

    L'unico romanzo con il libretto di istruzioni allegato!

    No, ma davvero pensate che io possa anche solo abbozzare una recensione compiuta a tale monumento?
    Una cosa, però, ve la posso dire: se volete capire che cosa sia davvero la Modernità, dovete passare ...continua

    No, ma davvero pensate che io possa anche solo abbozzare una recensione compiuta a tale monumento?
    Una cosa, però, ve la posso dire: se volete capire che cosa sia davvero la Modernità, dovete passare per queste strade, ascoltare questi dialoghi, perdervi in questi pensieri.
    Quello che all'epoca del mio acquisto mi colpì fu ciò che avete letto nel titolo: potevo sottrarmi dalla sfida di un libro venduto insieme al proprio manuale di istruzioni per la corretta lettura? Ovviamente no, e dopo anni di sudori, alla fine, ho vinto!
    E comunque, qualsiasi cosa ne pensiate, Molly Bloom è un'oca...

    ha scritto il 

  • 5

    Forse ce la faccio a leggerlo. In fin dei conti a solo la quinta volto che ci riprovo.

    Sassolino nella scarpa che da tempo mi dovevo togliere. Niente da dimostrare, tantomeno a me stessa. Ma sapete quei sassolini piccoli che se ne stanno buoni buoni in fondo alla scarpa e non danno fast ...continua

    Sassolino nella scarpa che da tempo mi dovevo togliere. Niente da dimostrare, tantomeno a me stessa. Ma sapete quei sassolini piccoli che se ne stanno buoni buoni in fondo alla scarpa e non danno fastidio e poi, un movimento improvviso o solo diverso e si spostano, riprendendo a far male. Togliersi la scarpa. Buttarlo fuori. Respiro finale di sollievo.
    Dovessi dire la mia su questo librone, direi che in fin dei conti è meglio leggerlo piuttosto che non farlo. E' uno di quei monoliti che ti si piantano davanti, alti e silenziosi, c'è quell'atmosfera ieratica che ci aleggia attorno e che stranisce, tu lo guardi e dici, cazzo, prima o poi devo capire che ci stai a fare sulla mia strada. O io, o te.

    Joyce si è divertito a prendere per il culo lettore. Meglio, si è divertito a scrivere infischiandosene completamente del lettore (non negarlo, caro Joyce, che volevi divertirti da solo con i tuoi "pastiche", le perversioni dei giochi di stili e di lingua, le caricature, le metafore, i continui rimandi letterari e culturali -vedi il capitolo della Biblioteca, da odiarti) e, insomma, sei stato attento a infilare in questo romanzo di tutto e di più, un genio del virtuosismo. Ma.
    Mi è rimasta un po' l'impressione che tutto questo magma che ci hai messo dentro sia freddo, nessuna empatia, niente del calore indispensabile per dare a un'opera letteraria quello che io chiedo : l'anima.

    Nonostante tutto ciò, sei riuscito sì, a divertirmi sì, a commuovermi, sì. A impressionarmi, sempre.

    Consigliatissimo se i monoliti che sbarrano la strada sono troppo alti o i sassolini troppo aguzzi.

    ha scritto il 

  • 5

    I just quote T.S. Eliot:

    "I hold this book to be the most important expression which the present age has found; it is a book to which we are all indebted, and from which none of us can escape." He went on to assert that Joyce ...continua

    "I hold this book to be the most important expression which the present age has found; it is a book to which we are all indebted, and from which none of us can escape." He went on to assert that Joyce was not at fault if people after him did not understand it: "The next generation is responsible for its own soul; a man of genius is responsible to his peers, not to a studio full of uneducated and undisciplined coxcombs."

    ha scritto il 

  • 4

    un periplo

    La lettura dell'Ulisse è totalizzante. Richiede tempo, abnegazione, pazienza. Offre però moltissimo: sorpresa, riso, nervi, nozioni, stordimento, piacevole, arrendevole consegna a ritmi a volte vortic ...continua

    La lettura dell'Ulisse è totalizzante. Richiede tempo, abnegazione, pazienza. Offre però moltissimo: sorpresa, riso, nervi, nozioni, stordimento, piacevole, arrendevole consegna a ritmi a volte vorticosi, altri lenti tanto da farti sembrare immobile l'azione descritta nella pagina. Mi è piaciuta la solitudine di Stephen sulla spiaggia, mi ha sorpreso il modo in cui Leopold e una ragazza sono stati ripresi a vivere la stessa situazione da un punto di vista diverso o anche il fantasmagorico episodio del bordello che ha il suo corrispettivo omerico in Circe ( queste pagine mi hanno riportato a Bulgakov, al Maestro e Margherita ), o ancora la storia della letteratura inglese in un episodio, attraverso l'adozione, da parte di J.J., dei diversi stili di scrittura attraverso il tempo...

    ha scritto il 

  • 0

    Dopo 135 giorni di lettura e il travolgente, mozzafiato, ultimo capitolo sono arrivato in fondo.
    Senza pretese alcune impressioni.
    Il libro è di difficile lettura anche per lettori esperti. Flusso di ...continua

    Dopo 135 giorni di lettura e il travolgente, mozzafiato, ultimo capitolo sono arrivato in fondo.
    Senza pretese alcune impressioni.
    Il libro è di difficile lettura anche per lettori esperti. Flusso di coscienza a parte Joyce cambia stile in ogni capitolo. È difficile abituarsi, si fatica molto a seguire un filo anche perché non sempre questo c’è.
    Intorno allo scorrere del tempo, dalla mattina presto alla tarda nottata i personaggi e soprattutto Stephen e Bloom trascorrono la loro giornata. Bloom che è considerato il protagonista alla fine se la dovrà vedere con l’emergere anche del suo altro, “Molly” che parla solo nell’ultimo capitolo ma è, insieme a Poldy anch’essa protagonista. Un doppio che si specchia, si cela, si respinge ed in parte si completa.
    Inutile negare che per una comprensione più profonda bisognerebbe essere esperti o quanto meno cultori dell’opera di Shakespeare e soprattutto dell’Amleto. È Amleto, più che Ulisse, la presenza immanente nei ragionamenti di Stephen e nella ricerca (qui c’è l’Odissea) di Bloom di una normalità che, alla ricerca di un’identità, in fondo gli regala solo mezze identità: l’ebreo convertito, l’amante tradito, un lavoro che va e non va, amici che lo coinvolgono ma lo disprezzano, ecc. Con la caratterizzazione di una normalità misteriosa, scontata ma anche densa di significati quasi divini (Harold Bloom nel suo Canone occidentale insiste su questa divina banalità).
    Joyce ci travolge con il suo sapere esplicito della letteratura shakespeariana, di Yeats, di Blake, con la sua conoscenza quasi iniziatica della Bibbia, con i riferimenti a Dante. Ci sommerge di riferimenti alla storia inglese e soprattutto a quella irlandese. L’Irlanda vista come una Itaca alla quale ritornare senza però essere mai partiti.
    Il mondo che Joyce ci descrive, nelle poche ore durante le quali si sviluppa il romanzo, è un mondo, di carne, fatto di bisogni da saziare, da quelli corporali alle insopprimibili pulsioni sessuali, un mondo di vita e di morte (nascite e funerali). Fatto da macchie di sugo, di birra, di sperma, di fango, di odori anche sgradevoli e di rumori, anche nel silenzio del monologo notturno. Dove la vita scorre senza che nulla sia, di fatto indifferente o irrilevante.
    Si fa fatica a leggerlo. A volte, dipende dallo stile del capitolo, a volte dal terrore di non averci capito nulla.
    Lo consiglio a lettori esperti, pazienti e dotati di un po’ di metodo. Perché non provarci!

    ha scritto il 

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