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Ulthemar

La forgia della vita

Di

Editore: GDS

3.7
(24)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 472 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8897587607 | Isbn-13: 9788897587606 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
La Forgia della Vita si è destata. La torre nell’abisso di Norandur è pervasa dal suo calore. L’energia sprigionata dal nucleo del pianeta pulsa, i forni sono pronti e attendono impazienti i frammenti di quell’astronave precipitata per forgiare l’armatura del Campione. Il tempo dell’Avvento è giunto. Mai le stelle sono state più minacciose per gli abitanti delle Terre Libere.

Nelle vene di Saemon e Jan scorre il sangue di quell’antico popolo venuto dallo spazio e dal quale si sono generati gli Arcani, la cui setta intende sfruttare il Portale delle Stelle, costruito da Ulthemar, per invadere il pianeta.
Ma i due giovani e i loro compagni, Steev e Sleitan Ven, risponderanno alla chiamata del Re Bianco e uniranno le loro forze in una corsa contro il tempo, alla scoperta del passato, per salvare il mondo.
Gli uomini impugneranno l’acciaio per fronteggiare la discesa dalle Terre del Ghiaccio di Thorenthar e dei suoi Arcani in quella che sarà la più grande battaglia per la sopravvivenza.

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  • 4

    Quando si vive in un sogno è più facile mutare le cose in modo che queste ci aggradino.

    Ho conosciuto l' autore attraverso le recensioni che postava in un gruppo su facebook. O meglio, da li ho conosciuto il suo blog. Dal blog ho scoperto che aveva scritto dei libri. Devo ammettere di essere rimasta sorpresa: molti autori emergenti, purtroppo, hanno il pessimo vizio di spammare ovun ...continua

    Ho conosciuto l' autore attraverso le recensioni che postava in un gruppo su facebook. O meglio, da li ho conosciuto il suo blog. Dal blog ho scoperto che aveva scritto dei libri. Devo ammettere di essere rimasta sorpresa: molti autori emergenti, purtroppo, hanno il pessimo vizio di spammare ovunque le loro opere, come a pregare il lettore di leggerle; il sig. Lanzetta non ha questa brutta abitudine, quindi mi ha incuriosito. Non ho nulla contro lo spam intelligente (pubblicità per una presentazione, uscita in libreria..), ci mancherebbe un autore deve pur farsi conoscere. Quello che non sopporto sono quelle mille condivisioni inutili solo per dire 'ehy ho scritto un libro. Leggilo', 'ehy ho scritto un libro. Leggilo', 'ehy ho scritto un libro. Leggilo'. Scusate la disgressione, torniamo all' argomento principale. Mi sono informata sulla trama, ho letto l' estratto gratuito che proponeva amazon, e ho deciso di acquistare e leggere il libro.
    La prima cosa che ho pensato è stata che non sembrava scritto da quel ragazzo con cui avevo scambiato qualche impressione su facebook, quel ragazzo che avevo a portata di un click. Sembrava scritto da qualche autore straniero e poi tradotto in italiano. Nel senso buono. Sembrava il libro di 'uno famoso'.
    Ho letto delle recensioni on-line che definivano lo stile 'pomposo'. Non sono d' accordo. Le descrizioni mi sono piaciute, dicono quello che c' è da dire, senza essere prolisse o noiose. La scrittura è scorrevole, il romanzo non si 'incaglia' e si legge molto volentieri.
    Non sono una grande lettrice del genere, a parte Martin non ho letto nulla quasi di fantasy, ma questo libro mi ha fatto venire voglia di approfondire questo tipo di letture.
    I personaggi sono quelli del fantasy classico: nani, elfi, goblin e quant’ altro. Quello caratterizzato meglio è sicuramente Steev, il nano. Poi c' è l' orfano Jan, mi è piaciuto il fatto che debba farsi 'un mazzo così' per diventare l' uomo a cui aspira, che debba sudare, che nulla gli sia regalato. E' anche il mio personaggio preferito insieme a Sleitan Ven.
    Il libro ha un ritmo serrato, che non lascia respiro. Non una frase è messa a caso. La tensione cresce continuamente, gli ultimi capitoli rendono impossibile staccarsi dalla lettura, fino ad un epilogo che mi lascia sperare in un seguito.

    Nel panorama letterario italiano di oggi ci sono un sacco di scriventi, pochi scrittori. Ecco, Antonio Lanzetta è uno scrittore. Niente vampiri che brillano, nessuno zombie innamorato: qui c' è sangue, sudore, polvere e acciaio. Che dire? Chapeau.

    [...] cadde in ginocchio. Frammenti di vita scivolarono davanti ai suoi occhi. […]. Il nome della sua amata fu l’ultima cosa che tentò di pronunciare, ma il sangue ne trattenne le sillabe in gola.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    L'esordio di Antonio Lanzetta è un romanzo fantasy molto classico ma che strizza l'occhio alla fantascienza.
    La trama è questa:
    "La Forgia della Vita si è destata. La torre nell’abisso di Norandur è pervasa dal suo calore. L’energia sprigionata dal nucleo del pianeta pulsa, i forni so ...continua

    L'esordio di Antonio Lanzetta è un romanzo fantasy molto classico ma che strizza l'occhio alla fantascienza.
    La trama è questa:
    "La Forgia della Vita si è destata. La torre nell’abisso di Norandur è pervasa dal suo calore. L’energia sprigionata dal nucleo del pianeta pulsa, i forni sono pronti e attendono impazienti i frammenti di quell’astronave precipitata per forgiare l’armatura del Campione. Il tempo dell’Avvento è giunto. Mai le stelle sono state più minacciose per gli abitanti delle Terre Libere. Nelle vene di Saemon e Jan scorre il sangue di quell’antico popolo venuto dallo spazio e dal quale si sono generati gli Arcani, la cui setta intende sfruttare il Portale delle Stelle, costruito da Ulthemar, per invadere il pianeta. Ma i due giovani e i loro compagni, Steev e Sleitan Ven, risponderanno alla chiamata del Re Bianco e uniranno le loro forze in una corsa contro il tempo, alla scoperta del passato, per salvare il mondo. Gli uomini impugneranno l’acciaio per fronteggiare la discesa dalle Terre del Ghiaccio di Thorenthar e dei suoi Arcani in quella che sarà la più grande battaglia per la sopravvivenza."
    Come si nota c'è una Porta delle Stelle, cioé un vero e proprio Stargate, e un minaccioso popolo proveniente dallo spazio; ma contemporaneamente abbiamo Nani, Elfi, Gnomi, sogni profetici e altri elementi che invece si rifanno al fantasy.
    Le varie recensioni che ho letto sostengono che questo romanzo ricordi molto quelli di Terry Brooks. Non posso confermare, perché sinceramente io e Terry Brooks ci siamo detti addio molto presto, ma posso invece dire che ci ho sentito dentro molto Signore degli Anelli con una spruzzatina di Martin.
    Non è un difetto, ovviamente; è solo un romanzo molto ligio ai canoni del genere e questo va bene; in fondo, come devo aver sentito dire da qualcuno, chi sceglie di leggere un fantasy si aspetta di trovarci dentro determinate cose.
    Partendo dagli aspetti positivi, devo dire che la trama scorre bene e il pizzico di fantascienza è la spinta giusta per differenziarla rispetto ad altri romanzi simili.
    Inoltre Lanzetta ha un buono stile. Si sente che ogni parola è scelta con cura, ogni frase costruita ad arte. La lettura è molto scorrevole, non si inceppa mai.
    Però ho trovato anche diversi difetti.
    E' un esordio, quindi sicuramente lo scrittore migliorerà in un futuro, anche perché si avverte che c'è una buona base; però devo dire che cosa non va. Perdonatemi, ma sono fatta così.
    Intanto, il punto di vista ballerino.
    Più leggo libri con questa caratteristica più mi convinco che sia un difetto; perché il lettore non ha materialmente il tempo di capire un personaggio se si passa subito ad analizzarne un altro.
    E, infatti, il secondo difetto del romanzo è proprio questo: un approfondimento psicologico dei personaggi inesistente.
    Un esempio su tutti: all'inzio del romanzo il nano Steev trova un bambino, Jan, in un villaggio distrutto e decide di portarlo con sé; in pratica lo adotta.
    Da questa premessa il lettore si aspetterebbe che tra i due si instauri un rapporto padre-figlio; o quanto meno un forte rapporto cameratesco.
    Invece niente. Steev e Jan sembrano tra loro del tutto indifferenti, come se fossero capitati nella stessa storia per caso.
    C'era un buonissimo materiale su cui lavorare, ma si è preferito ignorare questo aspetto per concentrarsi sull'azione. Una scelta, certo; ma una scelta che non me la sento di condividere.
    L'ultimo aspetto su cui vorrei soffermarmi è la ridondanza di certi passaggi.
    Si trovano spesso cose del genere:
    "Nella sua mente riecheggiarono ancora gli avvertimenti di Steev la notte prima della partenza".
    E, nemmeno due righe dopo:
    "Le parole pronunciate dal nano risuonarono nella sua testa".
    Praticamente viene ripetuta la stessa cosa due volte!
    E' un difetto ricorrente, come anche le precisazioni inutili:
    "Richiuse con un improvviso scatto metallico il cannocchiale. Tubi di bronzo di varie dimensioni scivolarono gli uni dentro gli altri e vennero inghiottiti da un solo cilindro".
    In pratica in questa frase viene detto che il cannocchiale viene chiuso e che... il cannocchiale viene chiuso! Solo che viene fatto in due modi diversi! Spreco di parole che potevano essere utilizzate piuttosto per approfondire i rapporti tra i personaggi, come ho detto prima.
    In conclusione, ho trovato "La Forgia della Vita" un romanzo da limare, ma con un discreto potenziale.
    Sono comunque sicura che l'autore può migliorare, anche perché una cosa che traspare con chiarezza è la sua grande passione per il genere.

    ha scritto il 

  • 5

    Copioso, notevole e sconfinato.

    La quantità di elementi contenuti nella storia sono innumerevoli, ciascuno sviluppato in maniera attenta e comprensibile ad ampie fasce d'età.
    Il linguaggio è scorrevole, pur mantenendo un tono epico, consone all'ambientazione del racconto.
    Le vicende si susseguono repentine, portando ...continua

    La quantità di elementi contenuti nella storia sono innumerevoli, ciascuno sviluppato in maniera attenta e comprensibile ad ampie fasce d'età.
    Il linguaggio è scorrevole, pur mantenendo un tono epico, consone all'ambientazione del racconto.
    Le vicende si susseguono repentine, portando il lettore a ritmi frenetici che immedesimano nell'azione, con l'alternanza di tempi maggiormente scanditi, nei quali c'è spazio per la riflessione.
    Lo stile di narrazione è attivo. I luoghi e i personaggi si auto-descrivono con le loro azioni, pur mantenendo un velato aspetto misterioso, che verrà alla luce in un finale sorprendente e tutto da scoprire.
    Un esordio eccellente, che accende il desiderio di approfondire le capacità del talentuoso scrittore.

    ha scritto il 

  • 0

    Siete stanchi delle solite storie di giovinette rapite dal fascino di creature della notte?Vendereste un rene per non sentir più parlare di zanne acuminate e di sconosciuti tenebrosi ma dal cuore tenero? Se anche voi sentite la nostalgia di una storia che vi riporti alla mente le Quattro Terre e ...continua

    Siete stanchi delle solite storie di giovinette rapite dal fascino di creature della notte?Vendereste un rene per non sentir più parlare di zanne acuminate e di sconosciuti tenebrosi ma dal cuore tenero? Se anche voi sentite la nostalgia di una storia che vi riporti alla mente le Quattro Terre e le gesta di personaggi come Panamon Creel e Garet Jax, l'esordio di Antonio Lanzetta per GDS è quello che fa per voi. Vincitore del primo premio al concorso Cittadella, sezione “Nuove Chimere”.

    Entriamo in libreria. Affondiamo le mani fra le decine di romanzi per giovani adulti, così intessuti di flussi di coscienza. Afferriamo i drammi adolescenziali che sembrano inondare il mercato, sbucando persino fra le pagine di quelli che in apparenza sembrerebbero innocui fantasy vecchio stampo. Impiliamo vampiri fascinosi, licantropi conturbanti, mutaforma bollenti. E poi mettiamoli da parte in favore di un romanzo di tutt'altro genere. Di libri come quello di Antonio Lanzetta non se ne trovano più tanti, in libreria. Una storia che tuffa il lettore nella polvere e nel sudore, nel sangue e nel metallo. Schietta e dal ritmo serrato, senza tanti orpelli, in cui l'azione è il punto focale.

    Continua su: http://www.diariodipensieripersi.com/2012/07/recensione-ulthemar-la-forgia-della.html

    ha scritto il 

  • 3

    Forse il primo aspetto che salta all’occhio leggendo La forgia della vita è la scarsa originalità. In questo caso, però, definirlo “scopiazzato” come gran parte delle saghe fantasy esistenti mi sembra tuttavia eccessivo e anche ingiusto.
    Forse una descrizione più appropriata sarebbe ...continua

    Forse il primo aspetto che salta all’occhio leggendo La forgia della vita è la scarsa originalità. In questo caso, però, definirlo “scopiazzato” come gran parte delle saghe fantasy esistenti mi sembra tuttavia eccessivo e anche ingiusto.
    Forse una descrizione più appropriata sarebbe “fin troppo classico”: le affinità col Signore degli anelli si fanno sentire, così come alcuni richiami al ciclo di Terry Brooks. Però si sa, se il desiderio di un autore è quello di scrivere proprio un fantasy di stampo classico, ovvero il cosiddetto high o epic fantasy, diventa assai difficile, se non impossibile, non ispirarsi alle grandi saghe che hanno fatto la storia della letteratura fantastica del genere.

    Ciò che mi ha un po’ infastidito, infatti, non è stata tanto l’ambientazione classica di per sé, quanto i non pochi cliché che vi sono stati inseriti. Mi riferisco, ad esempio, agli elfi dall’animo nobile, ai mostri brutti, stupidi e cattivi, al re nero che comanda i suddetti, ma anche al neonato-prescelto che è l’unico sopravvissuto al massacro del villaggio dove si trovavano lui e sua madre, al nano che passa per caso di lì e lo salva portandolo con sé…
    Il nano in questione, comunque, è sì rozzo, sempre corrucciato e fissato con la birra, ma ciononostante è anche il personaggio più riuscito in assoluto.

    Mi riferisco a Steev, il nano che vive da reietto e che è tormentato dai ricordi del suo passato, nonché uno dei personaggi principali: anche lui è un nano dalla personalità e dalle abitudini molto classiche, ma per fortuna, a dispetto della sua poca originalità, l’autore è riuscito a sviluppare molto bene il suo carattere… e sì, proseguendo con la lettura si capisce che, dopotutto, Steev non è un nano come tutti gli altri.

    Stesso discorso per Jan, il bambino salvato dal suddetto: lo vediamo crescere (grazie però ai soliti buchi del tipo “Dieci anni dopo…”, ahimè) e diventare un uomo coraggioso, che ben presto accompagnerà Steev alla ricerca della mitica Forgia della vita.
    Vi sembra strano che per una volta provi simpatia per un “prescelto™”? Anche a me, vi dirò, ma in questo caso l’autore è stato abbastanza bravo da renderlo un prescelto un po’ meno snervante del solito: Jan, perlomeno, deve lavorare sodo e metterci del suo per svolgere il compito che gli è stato affidato.

    Quindi sì, per quanto riguarda i personaggi principali le cose vanno bene, nonostante alcuni fastidiosi cliché. Riguardo agli altri, trovo che purtroppo siano stati caratterizzati un po’ meno bene, e che per questo siano poco più che delle comparse. Però non è certo questo il difetto principale di Ulthemar: anche Saemon, per esempio, mi è piaciuto parecchio pur non essendo analizzato a fondo.

    Con lo stile, purtroppo, le cose non migliorano granché. Per dirla tutta, nel complesso si tratta di un libro scorrevole che si legge con piacere e mantiene viva l’attenzione, nonostante il suo stile risulti a volte pomposo. Tuttavia spesso ho incontrato passi che mi hanno fatto storcere il naso: “scivoloni su una buccia di banana”, li ha definiti un’altra recensione che ho trovato in rete, e in effetti anche a me hanno dato proprio questa idea.

    Un esempio di questo sono i quasi onnipresenti problemi di punto di vista, che a quanto pare risulta proprio sgradito agli autori: nei miei appunti di lettura non ho segnalato nessuna pagina specifica, il che significa che si tratta di un difetto diffuso… però resta il fatto che saltellare di continuo dalla testa di un personaggio a quella di un altro risulti assai irritante.
    Poi c’è il problema del raccontato e delle descrizioni che non trasmettono nessuna immagine vivida, ma anche qui non ho notato nulla di particolarmente grave.
    Un problema che, invece, mi è capitato spesso soprattutto all’inizio sono le descrizioni stile infodump che riferiscono notizie sui personaggi che compaiono, ma che così facendo interrompono la narrazione. Un esempio è il seguente:

    “È mio marito, Jonas, non preoccupatevi. È appena rientrato. Durante il giorno lavora nei campi” spiegò Camilla, sbirciando attraverso le tendine bianche della finestra della cucina. Era una donna robusta, sulla trentina. Quando aveva conosciuto Jonas, era rimasta subito affascinata dai suoi modi gentili e dal suo approccio alla vita. Entrambi ricercavano la felicità nelle cose semplici. Purtroppo, nonostante il loro amore fosse forte, il Creatore aveva deciso di negare loro la gioia di diventare genitori. Lui aveva compreso quanto la moglie soffrisse per questa cosa e aveva riempito il vuoto causato dalla mancanza di un figlio con continue attenzioni.
    La porta si aprì e l’uomo fece ingresso in casa. (pag. 13)

    Mi riferisco alla parte in grassetto, naturalmente. Non sto dicendo che un’informazione così non serva a far progredire la storia, anzi, ma piazzata in un punto del genere, nel bel mezzo di una scena, a mio giudizio sembra davvero di troppo.

    Poi ci sono i cosiddetti “tagli strategici” che hanno lo scopo di evitare una scena fastidiosa: o perché cruenta o perché semplicemente difficile da descrivere. Per fortuna ne ho trovati solo un paio:

    Finalmente avrebbe smesso di sentirsi come un topo in trappola. Aprì la porta della stanza e andò incontro al proprio destino. (pag. 27)

    Gli occhi dei due contendenti si fronteggiarono per un istante. Il tempo si cristallizzò.
    Poi, lo scontro. (pag. 78)

    Non ci è dato saper quale sia di preciso questo destino o come si svolga lo scontro, tranne per accenni dopo che il tutto si è concluso. Uno stratagemma che forse un lettore più cattivo di me definirebbe “da autori pigri”; io mi limito a dire che non mi piace per nulla: si presenta la possibilità di creare una scena d’azione che tenga incollato il lettore alle pagine. Perché, dunque, lasciarsi scappare questa opportunità solo perché, magari, non è politically correct e ci scappa qualche goccia di sangue (che comunque non manca in seguito)?

    In ogni caso, già quando avevo letto la bozza inedita ricordo di aver pensato qualcosa come: “Si tratta senz’altro di un’idea buona.” Ora che ho il libro tra le mani continuo a pensarlo, nonostante i vari problemi che ho riscontrato. Dopotutto una trama completa e appassionante come quella di Ulthemar non capita spesso, almeno secondo me.
    Come sempre, dunque, suggerisco all’autore di continuare a scrivere, perché la strada che lo porterà a scrivere un fantasy davvero degno di nota a questo punto non è affatto lunga.

    L’unica critica rivolta non direttamente a lui ma al suo editore – editing a parte – è: ma per 450 pagine scritte con un corpo 16, 21 euro non saranno un po’ troppi? Ok, che io l’ho letto gratis e che l’eBook costa meno di un euro, ma non tutti i portafogli potrebbero reggere a una tale botta…

    Recensione completa qui: http://pensieridinchiostro.wordpress.com/2012/08/12/recensione-ulthemar-la-forgia-della-vita/

    ha scritto il 

  • 4

    Come ce ne sono pochi in libreria

    http://www.diariodipensieripersi.com/2012/07/recensione-ulthemar-la-forgia-della.html


    Di libri come quello di Antonio Lanzetta non se ne trovano più tanti, in libreria. Una storia che tuffa il lettore nella polvere e nel sudore, nel sangue e nel metallo. Schietta e dal ritmo serrato, senz ...continua

    http://www.diariodipensieripersi.com/2012/07/recensione-ulthemar-la-forgia-della.html

    Di libri come quello di Antonio Lanzetta non se ne trovano più tanti, in libreria. Una storia che tuffa il lettore nella polvere e nel sudore, nel sangue e nel metallo. Schietta e dal ritmo serrato, senza tanti orpelli, in cui l'azione è il punto focale.

    "Ulthemar - La forgia della vita" affonda le radici nel fantasy canonico, ma presto rivela gradevoli venature fantascientifiche, in un panorama letterario in cui di fantascienza si narra purtroppo sempre meno. Il tributo a Terry Brooks è evidente, sia nelle ambientazioni che nelle descrizioni dei personaggi; eppure la storia non risente negativamente del debito nei confronti dell'autore statunitense, dimostrandosi efficace. Dal punto di vista narrativo, la trama non fa una grinza. Gli eventi si succedono fluidi e si incastrano alla perfezione in un puzzle coerente. Il romanzo si concentra molto sulle scene di battaglia, in particolare nella seconda metà del volume, che è anche quella più coinvolgente. Dapprima, infatti, il topos della ricerca rende la narrazione più lenta, com'è inevitabile; tuttavia sul finale gli eventi accelerano in una spirale di scontri epici, subdoli agguati e nobili sacrifici che lasciano in bocca il retrogusto un po' amaro del rimpianto.
    E se il il rapporto fra il giovane Jan e il nano Steev riporta alla mente quello fra Jair Ohmsford e il coraggioso Slanter ne “La canzone di Shannara”, e se Sleitan Ven richiama da vicino un certo altro avventuriero di nostra conoscenza il cui nome è già stato citato, la somiglianza è forse solo nell'occhio di chi legge. Antonio sacrifica talora l'introspezione psicologica dei personaggi, ma la scelta va a vantaggio dell'azione, che non perde un battito. Tocca al lettore costruirsi il bagaglio emozionale dei personaggi, perché la narrazione non concede pause: un ottovolante serrato di emozioni. Godibili i richiami fantascientifici, che si integrano senza problemi nell'ordito narrativo e che allontanano il rischio di ricadere in tematiche rafferme. Non è un romanzo di fantascienza, questo no. Contiene però quei vaghi riflessi che spingono il lettore ad alzare il volto al chiarore delle stelle, interrogandosi su pianeti lontani.
    Ma è lo stile il punto di forza di questo volume d'esordio dello scrittore campano. Rigoroso e senza fronzoli, risulta elegante nonostante l'autore appaia particolarmente affezionato ad alcuni termini, che si rincorrono più e più volte nel corso delle pagine. Chi scrive è stata colpita, in particolare, dal garbo di taluni passaggi:

    "Heltings cadde in ginocchio. Frammenti di vita scivolarono davanti ai suoi occhi. Katrina... Il nome della sua amata fu l’ultima cosa che tentò di pronunciare, ma il sangue ne trattenne le sillabe in gola".

    La prosa di Antonio Lanzetta è misurata, equilibrata e così lieve da risultare tagliente, come la lama di una daga affilata.
    Esordio convincente, dunque, per un romanzo che ricama sul fantasy di ieri e strizza l'occhio a quello di domani.

    ha scritto il 

  • 4

    Vivere il Fantasy

    Lanzetta vive nel Fantasy e di Fantasy. Il suo testo scorre parallelamente alle immagini che sa creare nel lettore, trasportandoti dolcemente, mai con violenza, nel suo mondo, legandoti ai personaggi e lasciandoti il diritto di scegliere il tuo eroe. Il libro mi ha fatto compagnia, pronto sul tav ...continua

    Lanzetta vive nel Fantasy e di Fantasy. Il suo testo scorre parallelamente alle immagini che sa creare nel lettore, trasportandoti dolcemente, mai con violenza, nel suo mondo, legandoti ai personaggi e lasciandoti il diritto di scegliere il tuo eroe. Il libro mi ha fatto compagnia, pronto sul tavolo a concedermi momenti di vero piacere di lettura. Dopo questo suo lavoro di esordio, è pronto per un cinque stelle!

    ha scritto il 

  • 3

    non sono bravo a far recensioni...

    ... ma visto che ho parlato in privato con l'autore di questo libro, riporto anche qui le mie impressioni. Il prego migliore di quest'opera è lo stile, a volte pomposo, ma che mi ha ricordato molto "il signore degli anelli", il miglior fantasy che abbia mai letto. I difetti sono essenzialmente du ...continua

    ... ma visto che ho parlato in privato con l'autore di questo libro, riporto anche qui le mie impressioni. Il prego migliore di quest'opera è lo stile, a volte pomposo, ma che mi ha ricordato molto "il signore degli anelli", il miglior fantasy che abbia mai letto. I difetti sono essenzialmente due, che ho riscontrato però nella maggior parte dei fantasy scritti da autori esordienti: personaggi senza molta personalità e storia senza molta originalità.
    Auguro ad Antonio tutta la fortuna possibile e tanto successo, già dal suo prossimo libro!

    ha scritto il