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Ultima fermata Gaza

Dove ci porta la guerra di Israele contro i palestinesi

Di ,

Editore: Ponte alle Grazie

4.2
(25)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 220 | Formato: Paperback

Isbn-10: 886220213X | Isbn-13: 9788862202138 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Massimiliano Manganelli

Genere: History , Political , Social Science

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Descrizione del libro
Due fra i più attrezzati e acuti critici della politica israeliana in Palestina, lo storico israeliano Ilan Pappé e il linguista statunitense Noam Chomsky, uniscono gli sforzi con l'obiettivo di destare un numero sempre più ampio di coscienze ma anche di offrire spunti di riflessione e nuove conoscenze al lettore più esperto. Non solo è ricostruita criticamente la storia del conflitto, il cui episodio chiave - la Nakba del 1948 - viene reinterpretato da Pappé come un vero e proprio caso di pulizia etnica, ma si leggono con strumenti e argomenti irreperibili sui nostri media la natura e le conseguenze degli attacchi a Gaza del 2008 e 2009 e dell'assalto alla "Flottiglia della Libertà" del 2010; si discute il ruolo che hanno sempre svolto gli Stati Uniti, anche oggi sotto l'amministrazione di Obama, nell'avallare l'illegale politica israeliana di colonizzazione dei territori occupati; si prospettano i vari scenari di pace, a partire dalla proposta di un unico Stato binazionale avanzata fra gli altri da Pappé e, più prudentemente, dallo stesso Chomsky. Il conflitto arabo-israeliano è una miccia accesa nel cuore del Mediterraneo e coinvolge i destini del mondo. Per questo, "Ultima fermata Gaza" è un libro per chiunque voglia esserne informato e desideri una sua pacifica ed efficace soluzione.
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  • 3

    Però

    I due autori sono visceralmente anti-israeliani, quindi sono portati a giustificare ogni reazione dei palestinesi, e anche di Hamas, per rivendicare il diritto del popolo di Gaza alla propria autonomia. Non è un libro obiettivo (da Chomsky non ce lo si può aspettare), con gravi omissioni. Una vis ...continua

    I due autori sono visceralmente anti-israeliani, quindi sono portati a giustificare ogni reazione dei palestinesi, e anche di Hamas, per rivendicare il diritto del popolo di Gaza alla propria autonomia. Non è un libro obiettivo (da Chomsky non ce lo si può aspettare), con gravi omissioni. Una visione ideologica che comunque è importante conoscere.

    ha scritto il 

  • 4

    Un altro libro molto bello sul conflitto tra Israele e Palestina. Con la prosa asciutta ma iper analitica di Pappe e l'entusiasmo e lo spirito di lotta di Chomsky, si racconta tutta la vicenda dagli inzi fino alle ultime (vergognose) operazioni su Gaza. Il libro è un susseguirsi di capitoli diffe ...continua

    Un altro libro molto bello sul conflitto tra Israele e Palestina. Con la prosa asciutta ma iper analitica di Pappe e l'entusiasmo e lo spirito di lotta di Chomsky, si racconta tutta la vicenda dagli inzi fino alle ultime (vergognose) operazioni su Gaza. Il libro è un susseguirsi di capitoli differenti, un recopilatorio di conferenze, interviste e saggi di questi due intellettuali che da tempo lottano per fare chiarezza sul tema di questo conflitto che ha tantissimi attori inplicati e tanti interessi internazionali. C'è un capitolo molto interessante su un tema di cui raramente si parla: la soluzione ad uno stato unico e i suoi aspetti positivi. Da leggere e su cui meditare molto, soprattutto ora.
    Samara

    ha scritto il 

  • 5

    Molto utile per comprendere le origini (a partire dall'800), la situazione attuale e le possibili soluzioni del conflitto israelo-palestinese, sia su scala locale che internazionale. Da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Chomsky, Pappé, l'urlo di Gaza

    Non solo le nubi oscure dello strangolamento di Vik Utopia Arrigoni. Nei cieli di Gaza, la nuvola nera della morte scroscia pioggia di dolore da un pezzo. Dire vita, nella Striscia, significa diremorte, nella Striscia. E la vita, nella zona più densamente abitata del mondo, 1.400.000 abitanti cos ...continua

    Non solo le nubi oscure dello strangolamento di Vik Utopia Arrigoni. Nei cieli di Gaza, la nuvola nera della morte scroscia pioggia di dolore da un pezzo. Dire vita, nella Striscia, significa diremorte, nella Striscia. E la vita, nella zona più densamente abitata del mondo, 1.400.000 abitanti costretti da fili spinati, barriere, posti di blocco, aviazioni, carri armati, varie ed eventuali, in appena 360 km2, scorre veloce. Tanto che, vista dal treno dell’arroganza, dell’oscurantismo internazionale, della dis-conoscenza delle responsabilità, appare normale. Ma non lo è. Nella lunga e tortuosa cavalcata lungo il binario mediorientale, curve della Storia, salite e discese, interruzioni di linea, ponti crollati e poco carburante, gli accordi di pace falliti come stazioni di una Via Crucis di sangue, emblema di una crocifissione che ha inchiodato al legno decine di migliaia di vittime civili, di vittime bambine, arrestando il tempo in una Polaroid lancinante. Ebbene, in questo lungo correre, l’ultima fermata è Gaza. Casupola diroccata senza neppure la biglietteria. Farebbe lo stesso: nessun controllore ne accetterebbe la validità. Gaza è la stazione fantasma, spersa nella nebbia del mattino spettrale ed atroce.

    Ma dagli altoparlanti, bucano l’aria le parole forti di Noam Chomsky ed Ilan Pappè. Sono loro due, il grande linguista e l’esimio storico, gli autori di “Ultima fermata Gaza. Dove ci porta la guerra di Israele contro i palestinesi” (ottimo lavoro dell’editrice Ponte alle Grazie, timbrato 2010). E le loro voci, autorevoli, sono ben diverse dalle metalliche e fisse riproduzioni computerizzate delle stazioni moderne. Chomsky e Pappé non recitano copioni già scritti, non ripetono all’infinito ed all’unisono quel che il passeggero vuol sentirsi dire, la previsione di un tragitto rassicurante, stazione dopo stazione, fino alla destinazione prefissata. No, Chomsky e Pappè ripercorrono, in maniera diversa ma complementare, come due rette parallele, identiche ma con l’incontro fissato alla fine dei tempi geometrici ed umani, il viaggio a ritroso. Attraverso una storia cosparsa di giudeizzazioni forzate, vecchie pretese bibliche e teologiche, pulizie etniche, ragioni che non sono ragioni e non lo sono mai state. No. Sono loro, Chomsky e Pappé, contro ogni volontà dei paganti, a decidere il percorso e l’approdo. Prendono in mano il treno e lo frenano nelle stazioni che loro stessi decidono. Nel tempo: 1947 – 1967 – 1982 – 1993 – 2006 – 2007 – 2008 – 2009. Nello spazio: Camp David, Oslo, Gerusalemme, Ramallah.

    Ed ecco comparire, chiari, i paesaggi devastati, gli “errori” di valutazione dei missili, le guerre lanciate dal potente contro una massa di civili male armati e destinati al macello, le risoluzioni violate. Si schiude un mondo identico a quello vero, ma letto attraverso le cristalline lenti della giustizia, della verità. Lenti senza ditate e graffi, che rovesciano la sostanza, non la forma. Perché quando Stati Uniti ed Israele, soli, a braccetto, nel 2008, si oppongono alla risoluzione Onu per il “diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese”; e se ancora loro, ed ancora nella stessa seduta, votano contro una risoluzione per “la libertà universale di viaggio e la vitale importanza del ricongiungimento familiare”; e se Usa e Zimbabwe, guarda caso sempre nella stessa identica seduta, sono gli unici stati al mondo a votare contro la moratoria al commercio delle armi; e se, infine, clamorosamente nella stessa assise, gli Stati Uniti, in beata solitudine decidono di opporsi al “diritto all’alimentazione”, e se, facendolo, hanno contro l’intero mondo conosciuto, allora si rovescia la teoria dell’egemonia. Ed anche quella dell’isolazionismo di Hamas. Perché ad essere isolati sono gli aggressori, non gli aggrediti.

    Con lucide analisi (Chomsky) e dotazioni fattuali (Pappé), i due autori danno corpo ad un autentico manuale della verità, un lungo ed involontario pamphlet, dalla forza di un fiume in piena che tracima gli argini e dilaga fin nell’anima di chi legge. Un libro che è sfacciatamente politico, spudoratamente di parte. Quella giusta.

    ha scritto il 

  • 5

    Chomsky è più critico, Pappè, da storico israeliano, è più disponibile al confronto, ma entrambi hanno una lucida idea della politica omicida di Israele, delle gravissime ingiustizie perpetrate da anni a Gaza e in West Bank.
    Da leggere per riflettere, per ricostruire la storia tragica di un ...continua

    Chomsky è più critico, Pappè, da storico israeliano, è più disponibile al confronto, ma entrambi hanno una lucida idea della politica omicida di Israele, delle gravissime ingiustizie perpetrate da anni a Gaza e in West Bank.
    Da leggere per riflettere, per ricostruire la storia tragica di un popolo che appare avviato verso il genocidio.
    Da leggere per capire che tante, troppe cose non ci vengono raccontate in modo equilibrato e corretto.

    ha scritto il 

  • 4

    Chiunque legga la stampa davvero indipendente (Haaretz su tutti) conosce la deriva autoritaria e xenofoba dello stato israeliano. E' di queste ore la notizia che Ehud Barak, il becchino del glorioso Labour Party di Rabin, sta operando una scissione all'interno di quel che resta del partito...ques ...continua

    Chiunque legga la stampa davvero indipendente (Haaretz su tutti) conosce la deriva autoritaria e xenofoba dello stato israeliano. E' di queste ore la notizia che Ehud Barak, il becchino del glorioso Labour Party di Rabin, sta operando una scissione all'interno di quel che resta del partito...questo libro è utilissimo per capire quello che realmente accade...sono i puri fatti..Ilan Pappè è uno storico israeliano che, per il semplice fatto di scrivere opinioni contrarie alla destra israeliana, è stato costretto ad andarsene ad insegnare a Londra....

    ha scritto il