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Ultima fermata a Brooklyn

Di

Editore: Feltrinelli

3.8
(380)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 241 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807721813 | Isbn-13: 9788807721816 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Attilio Veraldi

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
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  • 4

    è stata una lettura quasi faticosa. possiamo dire che di selby non è bello nè ciò che scrive nè come lo scrive. si inizia il libro e si viene destabilizzati dal fiume di parole e di personaggi e fatti scabrosi che popolano questa brooklyn mai così marcia. sono tutti reietti, personaggi ai margini ...continua

    è stata una lettura quasi faticosa. possiamo dire che di selby non è bello nè ciò che scrive nè come lo scrive. si inizia il libro e si viene destabilizzati dal fiume di parole e di personaggi e fatti scabrosi che popolano questa brooklyn mai così marcia. sono tutti reietti, personaggi ai margini della società che adorano sguazzare nel pantano in cui vivono. non c'è salvezza o redenzione per individui del genere, ma solo una infinita e lenta discesa.

    i racconti che compongono ultima fermata a brooklyn talvolta funzionano (la regina è morta, tralala), talvolta non funzionano (e tre col bambino) e a volte funzionano a metà (giorno per giorno dollaro per dollaro, sciopero). ma sono tutti racconti dannatamente ipnotici. personalmente farei anche un applauso al traduttore, perché avere a che fare con un'opera simile deve essere stato terribile. lo stile di selby è che non ha stile. butta giù parola dopo parola, frase dopo frase, con immediatezza e spontaneità. frasi lasciate a metà e periodi invece interminabili. non c'è differenza tra dialogo e narrazione, è tutto un fluire unico. nonostante ciò, come ho detto la lettura è comunque ipnotica. inizi a leggere e ti ritrovi catturato in questo vortice di personaggi e sensazioni tanto da rimanerne frastornato. e se riesce comunque a rendere bene in italiano, sono molto curioso di rileggerlo in inglese.

    ha scritto il 

  • 5

    Sapevo che da questo libro era stato tratto un film che la critica definì a suo tempo valido. di solito sono prevenuto dal leggere i . libri dopo averli visti per immagini di altri. la fortuna ha voluto però che per puro caso non mi fu possibile andare a vederlo al cinema. il testo è a dir poco b ...continua

    Sapevo che da questo libro era stato tratto un film che la critica definì a suo tempo valido. di solito sono prevenuto dal leggere i . libri dopo averli visti per immagini di altri. la fortuna ha voluto però che per puro caso non mi fu possibile andare a vederlo al cinema. il testo è a dir poco bello, infarcito da tante piccole-grandi storie di vari personaggi maledetti e disincantati, uomini e donne senza alcuna speranza, tutti legati fra di loro. storie forti e violente, ma anche molto tenere, quelle rare volte, ma la cosa forse più sorprendente è invece il linguaggio adoperato da Selby jr., uno stile scarno e chirificatore, crudo e pervasivo di atmosfere cupe che solo chi sa di queste vite perse può trasmettere e dalle quali atmosfere è difficile, se non impossibile, uscire vivi. Di Selby ora voglio leggermi anche il Canto dellla neve silenziosa.

    ha scritto il 

  • 5

    Last Exit to Brooklyn

    La luna non s’accorge né bada a Harry, lungo disteso ai piedi del cartellone, e continua il suo inalterabile viaggio.


    A cinquant’anni dall’uscita – se vogliamo essere cavillosi se ne festeggerà l’anniversario il prossimo anno – ecco a voi in tutto il suo splendore Ultima Fermata A Brooklyn ...continua

    La luna non s’accorge né bada a Harry, lungo disteso ai piedi del cartellone, e continua il suo inalterabile viaggio.

    A cinquant’anni dall’uscita – se vogliamo essere cavillosi se ne festeggerà l’anniversario il prossimo anno – ecco a voi in tutto il suo splendore Ultima Fermata A Brooklyn (Last Exit to Brooklyn,1964) di Hubert Selby Jr, letto da me ahimé non in lingua originale, ma nella quinta edizione del marzo 2010 nella collana Universale Economica di Feltrinelli, tradotta da Attilio Veraldi.
    http://liberidiscrivereblog.wordpress.com/2013/05/30/recensione-di-ultima-fermata-a-brooklyn-di-hubert-selby-feltrinelli-2010/

    ha scritto il 

  • 0

    Una cinquantina di pagine per certificarne l'importanza storica, pensare ai tanti scrittori che hanno intrapreso una strada aperta da lui, immaginare quanto sarebbe bello avere la capacità di leggere in inglese un libro così complesso, poi l'ho messo via: una traduzione vecchissima e un font infe ...continua

    Una cinquantina di pagine per certificarne l'importanza storica, pensare ai tanti scrittori che hanno intrapreso una strada aperta da lui, immaginare quanto sarebbe bello avere la capacità di leggere in inglese un libro così complesso, poi l'ho messo via: una traduzione vecchissima e un font infelice rendevano quasi nullo il piacere della lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    Uno stile inconfondibile per un romanzo che ha cambiato le regole

    Anche il lettore più smaliziato non può non strabuzzare gli occhi dopo aver letto la prima pagina di Hubert Selby.
    La prima pagina è una scarica di pugni che ti arrivano da un branco di ubriachi.
    Non sai da quale direzione arrivano flussi di pensieri, dialoghi, riflessioni, narrazione ...continua

    Anche il lettore più smaliziato non può non strabuzzare gli occhi dopo aver letto la prima pagina di Hubert Selby.
    La prima pagina è una scarica di pugni che ti arrivano da un branco di ubriachi.
    Non sai da quale direzione arrivano flussi di pensieri, dialoghi, riflessioni, narrazione.
    E' successo a me nell'approcciare Il Salice; nella sua produzione ho quindi fatto il percorso all'incontrario.
    "Ultima fermata a Brooklyn" è fluviale, eccessivo, straripante, ottundente, ma anche inequivocabilmente imperfetto.
    E' decisivo per la letteratura contemporanea, ma è ancora privo del magistrale controllo di opere come "Requiem per un sogno" e, per l'appunto, "Il Salice".

    ha scritto il 

  • 4

    Capisco bene lo scalpore che fece al suo comparire sulla scena editoriale. Non sono entrata subito in sintonia, per lo slang che forse la traduzione non ha reso bene, ma poi la vasta umanità di questo libro mi ha travolto perchè nulla ha dell'invenzione letteraria e, in effetti, non lo è. Un mond ...continua

    Capisco bene lo scalpore che fece al suo comparire sulla scena editoriale. Non sono entrata subito in sintonia, per lo slang che forse la traduzione non ha reso bene, ma poi la vasta umanità di questo libro mi ha travolto perchè nulla ha dell'invenzione letteraria e, in effetti, non lo è. Un mondo probabilmente non molto diverso oggi, a tanti anni di distanza.

    ha scritto il 

  • 5

    per stomaci forti

    scrittura destrutturata. i fatti non vengono descritti, ma suggeriti, come tante pennellate alla rinfusa che poi tutte assieme creano un quadro impressionista. una scrittura che parla alla pancia più che al cervello. il lessico giovanilistico, il cercare nella traduzione di rendere la lingua parl ...continua

    scrittura destrutturata. i fatti non vengono descritti, ma suggeriti, come tante pennellate alla rinfusa che poi tutte assieme creano un quadro impressionista. una scrittura che parla alla pancia più che al cervello. il lessico giovanilistico, il cercare nella traduzione di rendere la lingua parlata, piena di troncature, del newyorkese anni 70.
    al di là della forma, è il contenuto che mi ha scioccata. altro che arancia meccanica. il romanzo non ha un protagonista e a volte, quando si descrivono le vicende dal greco, il bar fulcro di tutti gli episodi narrati, si parla in prima persona plurale, ma il narratore non appare mai.
    si inizia con un pestaggio gratuito a un militare di leva, la testa spaccata e annegata nel suo stesso vomito. si passa poi a descrivere la crudeltà del branco e quindi la vita dei travestiti (con una meravigliosa capacità di analisi del loro bisogno di amore, molto femminile), quindi altre scene, a volte sin truculente, come la gang bang involontaria di tralala divenuta ormai pazza, lasciata in mezzo a una strada coperta di sangue e sperma e con un manico di scopa nella vagina...

    ha scritto il 

  • 4

    Nel libro New York è una finestra senza tende avevo letto "Ultima fermata a Brooklyn non c'entrava niente con quello che avevo letto fino a quel momento. In confronto ai personaggi di Selby i duri di Hemingway sembravano antiquati galantuomini, Kerouac era un nobile cavaliere errante ...continua

    Nel libro New York è una finestra senza tende avevo letto "Ultima fermata a Brooklyn non c'entrava niente con quello che avevo letto fino a quel momento. In confronto ai personaggi di Selby i duri di Hemingway sembravano antiquati galantuomini, Kerouac era un nobile cavaliere errante e perfino Bukowski faceva la figura del romantico ubriacone". Ho accettato la sfida e l'ho persa miseramente, è stato uno dei libri più vividi e violenti che abbia mai letto. Chapeau per Hubert Selby Junior(e per Paolo Cognetti)

    ha scritto il 

  • 4

    quelle città desolate

    nn è un allegrone ne è ironico come era celine
    ma quanto a stile e storie non fa sconti a nessuno
    a cominciare da se stesso
    è duro vivere, soprattutto in america quando hai perso l'ultimo treno per la felicità

    ha scritto il