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Ultime lettere da Stalingrado

(122)

| Paperback | 9788806312947

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Book Description

Queste lettere furono scritte da soldati tedeschi assediati nella sacca di Stalingrado nel dicembre 1942 e partirono con l'ultimo l'aereo per la Germania.
Non arrivarono mai alle famiglie: Hitler le fece sequestrare dalla censura militare per un sond Continue

Queste lettere furono scritte da soldati tedeschi assediati nella sacca di Stalingrado nel dicembre 1942 e partirono con l'ultimo l'aereo per la Germania.
Non arrivarono mai alle famiglie: Hitler le fece sequestrare dalla censura militare per un sondaggio sul morale delle truppe. Furono ritrovate dopo la fine della guerra negli archivi dell'esercito, e ne è stato tratto questo libro: l'emozione che esso ha suscitato al suo apparire è tuttora viva, e non solo in Germania, ma nell'intera Europa. E' un libro unico, in cui l'interesse storico-politico è largamente superato dal valore di testimonianza umana: parlano uomini votati alla morte, che prendono drammaticamente coscienza di se stessi, e tracciano con una laconica eloquenza, come di epigrafi definitive, un'immagine delle proprie vite e dei propri destini.
Non si può aggiungere un'altra lettera a queste trentanove: esse, che sembrano contenere e rivelare ogni esperienza umana, costituiscono una perfetta unità morale.

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    Qui vale ciò che valse a suo tempo per le "Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana". Qui siamo al di là di qualsiasi ideologia, al di là di ogni schieramento, qui siamo insieme a ragazzi e uomini spediti al macello a causa di una foll ...(continue)

    Qui vale ciò che valse a suo tempo per le "Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana". Qui siamo al di là di qualsiasi ideologia, al di là di ogni schieramento, qui siamo insieme a ragazzi e uomini spediti al macello a causa di una follia strategica. O di una follia e basta.
    Sono gli ultimi giorni a Stalingrado, che diventa una trappola per topi di gelo e stenti. Ancora non c'è, tuttavia, la certezza della morte. E questo forse rende tutto ancora più intollerabile.
    C'è chi ancora spera in Hitler, che li tiri fuori da quel pantano, c'è chi pensa alla licenza a casa, chi alle festività natalizie o al compleanno della nonna. Oppure a una serata piacevole trascorsa lì al campo. C'è chi crede davvero che ce la faranno. I più, tuttavia, sono disillusi e stanchi. Mandano ai familiari lettere che non giungeranno mai a destinazione - è questa la cosa più triste -, non credono più in niente: non in Dio, non nel partito, non in loro stessi. Sanno che da qualche parte, dall'altro lato del fronte, soldati di altre nazioni stanno inviando missive molto simili. Ormai conoscono soltanto la pazzia e l'insensatezza della guerra, che esprimono in lettere piene di disperazione, di amarezza e di paura, di rassegnazione e rimpianto, talvolta di rabbia.
    C'è l'astronomo, che "ha sempre pensato in anni luce ed ha sofferto in secondi". C'è il pianista dalle mani congelate. C'è l'uomo a cui hanno sparato via le gambe. Quello che, non potendo aiutare altrimenti un nemico ferito, gli spara e piange per tutta la notte. C'è il giovane che suona l'Appassionata di Beethoven con un pianoforte trovato per caso fra le macerie, in mezzo ai colpi di artiglieria. C'è chi vede un film in un cinema improvvisato e si promette che sì, andrà a vederlo in un cinema vero appena ritornerà a casa. C'è chi non crede più in nulla. C'è il giardiniere che è steso in una buca e intanto guarda la terra, terra buona da coltivare, ne avrebbero bisogno a casa. C'è il padre di famiglia. Ci sono trentanove vite per altrettante lettere, vite al di là dell'uniforme. A Stalingrado manca solo Dio.
    Queste lettere sono una testimonianza preziosissima, unica. Perché erano ragazzi, sì, costretti alla guerra da un ingranaggio più grande di loro. Erano ragazzi e volevano vivere. Come ogni ragazzo, ogni soldato su ogni fronte di ogni guerra, sempre e per sempre.

    "Io volevo diventare teologo, papà voleva avere una casa sua, Hermann, più in là nel tempo, voleva costruire fontane. Niente di questo si è avverato. Tu stessa sai purtroppo bene cosa sia adesso casa nostra e noi sappiamo cosa sia qui, lo sappiamo perfettamente. No, non si è avverato niente di quanto avevamo progettato. I nostri genitori sono sepolti sotto le macerie della loro casa e noi, per quanto possa suonar doloroso, siamo qui in una buca nel sud di questa sacca, insieme a un paio di centinaia di altri o poco più.
    Presto queste buche saranno piene di neve."

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    Vitani Days said on Aug 1, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Salvate per caso con l'ultimo carico postale dalla sacca di Stalingrado, bloccate dalla censura perché "disfattiste", ulteriormente selezionate per la pubblicazione, queste lettere da puro documento storico sono divenute anche letteratura per l'urgen ...(continue)

    Salvate per caso con l'ultimo carico postale dalla sacca di Stalingrado, bloccate dalla censura perché "disfattiste", ulteriormente selezionate per la pubblicazione, queste lettere da puro documento storico sono divenute anche letteratura per l'urgenza, la drammaticità, il carattere estremo della situazione che mette le persone dinanzi a se stesse e che le ha dettate in una scrittura asciutta ed energica.
    Lettere scritte sul baratro della morte, baratro intravisto come sicuro ma a cui ci si avvicina lentamente, continuando la routine militare, cambi di guardia, pattuglie, appostamenti.
    Ma dentro le anime di questi ragazzi che hanno gridato "Heil Hitler" tutto è sottosopra. L'animo del lettore è sconvolto, verrebbe da non perdonarli per la loro cecità fanatica ma poi ci si trova dinanzi a dei ventenni o poco più, con i loro drammi personali, le loro storie familiari, la loro educazione chiusa, la loro nuova, inutile consapevolezza di aver bruciato la gioventù per inseguire un delirio. No, non sono questi ragazzi le persone contro cui indignarsi. Hanno già pagato abbastanza. Lasciamoli al loro fallimento nei ghiacci della steppa russa.

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    Antonio Sena said on Jul 10, 2014 | Add your feedback

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    Esiste qualcosa di più struggente delle lettere scritte da chi sa che sta per morire? Sì. E' sapere che nessuna di quelle lettere ha raggiunto le persone a cui erano destinate.
    Uomini che da una trincea scavata nell'inverno russo scrivono alla moglie ...(continue)

    Esiste qualcosa di più struggente delle lettere scritte da chi sa che sta per morire? Sì. E' sapere che nessuna di quelle lettere ha raggiunto le persone a cui erano destinate.
    Uomini che da una trincea scavata nell'inverno russo scrivono alla moglie, ai genitori, ai figli, all'amante, all'amico, al comandante prima dell'ultimo disperato attacco.
    C'è stato chi ha avuto il coraggio di dire a questi soldati "Scrivete" mentre con lo sguardo comunicava loro che non c'era più alcuna speranza e mentre nel cuore sapeva che quelle lettere servivano al regime nazista per conoscere l'umore delle truppe.
    Come se non bastasse immaginarlo, anche da lontano, anche da un ufficio caldo guardando una mappa.
    Sono lettere semplici, piene dell'umanità che non si può più nascondere in prossimità della fine.
    Poche righe per definire con precisione la dignità di ciascuna di quelle vite.
    Sono lettere mai recapitate. Leggerle mi ha fatto credere di poter dar loro un po' di pace.

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    FrancaB said on Apr 24, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    un libro terribile e da leggere per questo

    sono trentanove lettere scritte da soldati e ufficiali tedeschi, spedite con l'ultimo aereo partito da Stalingrado, prima che la armata rossa chiudesse l'assedio conquistando l'ultima pista di atterraggio e poco prima della riconquista totale della ...(continue)

    sono trentanove lettere scritte da soldati e ufficiali tedeschi, spedite con l'ultimo aereo partito da Stalingrado, prima che la armata rossa chiudesse l'assedio conquistando l'ultima pista di atterraggio e poco prima della riconquista totale della città.( 2 febb 1943 ) le lettere furono sequestrate dalle autorità naziste e sepolte per anni negli archivi. pur con le censure,si capiscono i terribili dubbi di uomini che avevano creduto in una causa e che scrivono sapendo che saranno le ultime parole che i loro congiunti leggeranno prima della fine, ritenuta inevitabile.chiunque legga questi documenti capisce l'inutilità e l'orrore delle guerre.

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    Dino Marino said on Feb 11, 2014 | Add your feedback

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    non e' un libro che si possa recensire, pensare che solo 60 anni fa succedessero certe cose e che, in alcune parti del mondo succedono ancora ora fa rabbrividire

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    Pino Scintilla said on Dec 15, 2013 | Add your feedback

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    ... Por­re il pro­ble­ma dell'esi­sten­za di Dio a Sta­lin­gra­do, si­gni­fi­ca ne­gar­lo. Te lo devo dire, caro pa­dre, e mi rin­cre­sce dop­pia­men­te. Tu mi hai edu­ca­to, per­ché mi man­ca­va la mam­ma, e mi hai sem­pre mes­so Dio da­van­ti ag ...(continue)

    ... Por­re il pro­ble­ma dell'esi­sten­za di Dio a Sta­lin­gra­do, si­gni­fi­ca ne­gar­lo. Te lo devo dire, caro pa­dre, e mi rin­cre­sce dop­pia­men­te. Tu mi hai edu­ca­to, per­ché mi man­ca­va la mam­ma, e mi hai sem­pre mes­so Dio da­van­ti agli oc­chi e all'ani­ma.

    E dop­pia­men­te mi rin­cre­sco­no que­ste mie pa­ro­le, per­ché sa­ran­no le mie ul­ti­me, e non po­trò mai più dir­ne al­tre ca­pa­ci di can­cel­lar­le e di espiar­le.

    Tu sei pa­sto­re di ani­me, pa­dre, e nell'ul­ti­ma let­te­ra si dice solo la ve­ri­tà, op­pu­re ciò che si ri­tie­ne vero. Ho cer­ca­to Dio in ogni fos­sa, in ogni casa di­strut­ta, in ogni an­go­lo, in ogni mio ca­me­ra­ta, quan­do sta­vo in trin­cea, e nel cie­lo. Dio non si è mo­stra­to, quan­do il mio cuo­re gri­da­va a lui. Le case era­no di­strut­te, i ca­me­ra­ti era­no tan­to eroi­ci o così vi­gliac­chi quan­to me, sul­la ter­ra c'era­no fame ed omi­ci­dio e dal cie­lo ca­de­va­no bom­be e fuo­co. Sol­tan­to Dio non c'era. No, pa­dre, non c'è nes­sun Dio. Lo scri­vo di nuo­vo, e so che è una cosa ter­ri­bi­le e per me ir­re­pa­ra­bi­le. E se pro­prio ci deve es­se­re un Dio, è solo pres­so di voi, nei li­bri dei sal­mi e nel­le pre­ghie­re, nel­le pie pa­ro­le dei pre­ti e dei pa­sto­ri, nel suo­no del­le cam­pa­ne e nel pro­fu­mo dell'in­cen­so. Ma a Sta­lin­gra­do, no.

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    Luposelvatico (ha impresso una svolta:-)) said on Aug 27, 2013 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (122)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
  • Paperback 107 Pages
  • ISBN-10: 8806312944
  • ISBN-13: 9788806312947
  • Publisher: Giulio Einaudi Editore
  • Publish date: 1981-01-01
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