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Ultimo parallelo

Di

Editore: Rizzoli

4.3
(135)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 352 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8817015814 | Isbn-13: 9788817015813 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Travel

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Descrizione del libro
Gli esploratori vogliono essere i primi a raggiungere il Polo Sud. Hanno lanave carica di tutto quello che occorre per un'impresa temeraria in un climaimpossibile: pellicce, racchette, cani, slitte, pony, provviste, macchinefotografiche, cineprese, quaderni su cui annotare ogni particolare, e persinoun pallone per giocare a calcio sul ghiaccio. Solo in cinque raggiungeranno lameta, ma scopriranno che qualcuno li ha preceduti di 33 giorni, e la sfortunanon finirà qui. Il nuovo romanzo di Filippo Tuena è l'appassionataricostruzione del viaggio eroico e tragico compiuto tra il 1911 e il 1912dagli inglesi guidati da Robert Scott. Nelle disumane distese di ghiacciodell'Antartide, un romanzo profondamente umano.
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    "Ultimo parallelo" di Filippo Tuena

    Ultimo parallelo è un libro ipnotico. Ipnotico e meraviglioso. È un libro difficilmente collocabile. Non è un saggio, non è un romanzo, non è un racconto di viaggio, o meglio è tutte tre le cose. È un ...continua

    Ultimo parallelo è un libro ipnotico. Ipnotico e meraviglioso. È un libro difficilmente collocabile. Non è un saggio, non è un romanzo, non è un racconto di viaggio, o meglio è tutte tre le cose. È un Hors Catégorie come certe vette diventate celebri per i traguardi ciclistici, quando c’era ancora il ciclismo, s’intende. Filippo Tuena racconta la storia della spedizione al Polo Sud del Capitano Scott e dei suoi compagni, spedizione in cui morirono lo stesso Scott e gli uomini che fecero le ultime miglia con lui. Questi uomini cominceranno a morire quando giungeranno all’ultimo parallelo. La scoperta di essere stati preceduti dalla spedizione norvegese di Amundsen fiaccherà le ultime energie, mentali soprattutto. Energie che avrebbero dovuto sostenerli nel viaggio di ritorno. Ma questo libro non è la storia di una sconfitta perché se Scott e i suoi uomini morirono fu soprattutto per una serie di scelte tecniche sbagliate, come quella di preferire i pony ai cani da slitta. La solitudine e il senso del vuoto del sentirsi dispersi in un luogo estraneo e irreale sono resi talmente bene dall’autore che ogni tanto si perde il fiato leggendo, e, come la voce fuori campo che accompagna i viaggiatori, pare di trovarsi lì. Di avere, in qualche modo, partecipato al viaggio. Chi parla fuori campo è qualcuno che non c’è, qualcuno che c’è stato prima. Quella voce risuona come un canto tra le pagine. Suona come il Blizard che sferza quelle terre di nessuno a volte e altre come una nenia sussurrata al riparo precario delle tende. “Erano gentlemen che avevano qualcosa da dimenticare piuttosto che da conquistare e che andavano a consumare i loro desideri ai confini del mondo.” E ancora: “Erano questi gesti che me li rendevano vicini perché erano uomini che recitavano addii. Avevano una singolare predisposizione a dire addio.” L’addio, dunque, l’addio che comincia con la partenza da casa e si diluisce lungo il percorso fino al suo consumarsi. Un addio struggente e doloroso disegnato sul bianco, segnato da bandierine lasciate lungo il percorso, firmato passo dopo passo dagli scarponi sul ghiaccio. Chi parte per un viaggio del genere non lo fa per brama di conquista, lo fa per cercare (inconsapevolmente), e questo libro insegna che ciò che cerca è qualcosa di piccolo, interiore, che – forse – potrà apparire solo in mezzo al nulla, nella terra dove il tempo si ferma. Il libro uscì per Rizzoli nel 2007 e vinse il Premio Viareggio, la scelta de Il Saggiatore di ripubblicarlo è stata encomiabile, speriamo generi emulazione per altri libri meritevoli di una riedizione. Giunti alla fine della storia si resta smarriti per un bel pezzo, come ipnotizzati, appunto. A lungo resteranno in fondo al cuore frasi come questa: “e i versi dei poeti amati che durante le marce avrebbero recitato a bassa voce.”

    Gianni Montieri (poeta e critico, in collaborazione con Poetarum Silva)

    ha scritto il 

  • 5

    storia di un fallimento, dall'inizio alla fine, raccontato con umanità ed empatia da un narratore che umano non è.
    o che forse lo è anche troppo.
    unica pecca, la punteggiatura che in alcuni punti non ...continua

    storia di un fallimento, dall'inizio alla fine, raccontato con umanità ed empatia da un narratore che umano non è.
    o che forse lo è anche troppo.
    unica pecca, la punteggiatura che in alcuni punti non ho trovato molto chiara.

    ha scritto il 

  • 5

    È molto interessante per il tema trattato, mi ha angosciato e lasciato con la sensazione del freddo addosso. La scrittura è un po' particolare perché ha scarsa punteggiatura (il racconto è fatto da qu ...continua

    È molto interessante per il tema trattato, mi ha angosciato e lasciato con la sensazione del freddo addosso. La scrittura è un po' particolare perché ha scarsa punteggiatura (il racconto è fatto da quella figura di nero vestita che si ha l'impressione di avere vicino in queste situazioni estreme...) ma se all'inizio mi dava fastidio (mi sembrava di leggere quei topic da apnea di alcune utenti) si è poi rivelata efficace.

    ha scritto il 

  • 4

    Filippo Tuena

    Filippo Tuena sceglie di raccontare l’avventura antartica del gruppo di esploratori inglesi che tentò (e fallì tragicamente) la conquista del Polo Sud nel 1911. E nelle pagine del libro troviamo infat ...continua

    Filippo Tuena sceglie di raccontare l’avventura antartica del gruppo di esploratori inglesi che tentò (e fallì tragicamente) la conquista del Polo Sud nel 1911. E nelle pagine del libro troviamo infatti il resoconto di un’impresa disperata, raccontata arditamente dal punto di vista della Morte stessa, silenzioso membro di una squadra già condannata al primo miglio di marcia. La lettura è appassionante ed estenuante nel condurre il lettore lungo lo stesso percorso degli esploratori intrappolati in un inferno ghiacciato, dove il tempo si ferma e la natura si deforma mostrandosi ostile all’uomo (come in tutta la letteratura “polare”, che in questo ricorda quella fantascienza avventurosa ambientata nel vuoto orrore dello spazio). Il libro risulta però qui e là meno efficace; suona a tratti artificioso il congegno narrativo che vuole la storia raccontata da quel particolarissimo punto di vista, imposto dallo scrittore alla sua vicenda; si sente molto la mancanza del paesaggio, che appare in modo succinto nella prosa di Tuena, quando il lettore s’immagina invece scenari alieni dall’incontrastabile potenza suggestiva; e persino il freddo è descritto meccanicamente, come deve apparire dalla scrivania più che dalla trappola del terreno gelato e infingardo. Rimane comunque un'opera interessante, specie per chi si emoziona davanti alle avventure nel clima ant/artico.

    ha scritto il 

  • 0

    ✰✰✰✰ molto buono

    Tanto per chiarezza.
    Polo Nord, emisfero boreale, Artico
    Polo Sud, emisfero australe, Antartico.
    Lo dico perché un paio di lettori (uno non molto soddisfatto, l’altro sì), parlano di spedizione al Pol ...continua

    Tanto per chiarezza.
    Polo Nord, emisfero boreale, Artico
    Polo Sud, emisfero australe, Antartico.
    Lo dico perché un paio di lettori (uno non molto soddisfatto, l’altro sì), parlano di spedizione al Polo Nord e di spedizione nell’artico, pur citando il verso di Eliot in originale.
    Lo dico perché c’è l’ho con la Gelmini e la sua riforma scolastica.
    .
    Questo libro parla della spedizione di Robert Falcon Scott nell’Antartico conclusasi con la morte di quel piccolo gruppo di uomini che tentò di raggiungere il Polo Sud.
    Ho avuto la fortuna a suo tempo di trovare il libro che riportava il diario di R.F. Scott e quindi, a parte documentari e altri testi, con la vicenda avevo già avuto un contatto diretto.

    Chi è quel terzo che cammina sempre al tuo fianco?
    Quando conto, ci siamo soltanto tu e io, insieme
    Ma quando guardo avanti verso il sentiero bianco
    C’è sempre un altro a camminarti al fianco
    Che scivola avvolto in un mantello bruno, incappucciato
    Non so se sia uomo o donna.
    – Ma chi è quello che ti sta dall’altra parte?

    La poesia che viene citata all’inizio è di Thomas Eliot ed è ispirata, nei versi citati, alla spedizione Shackleton che tentò, prima del tragico tentativo di Scott, di raggiungere il Polo Sud, ma si fermò alla latitudine 88° 23'. Perché? Era un pragmatico, per lui era meglio un asino vivo che un leone morto. Fu durante quella spedizione che gli uomini raccontarono che camminando nel ghiaccio e nella neve avevano l’impressione che tra gli uomini ci fosse un uomo in più.
    Dopo la morte di Scott provò ad attraversare il mare Antartico con l’Endurance, ma fallì. Magnificamente. Il suo geologo commentò
    « Datemi Scott a capo di una spedizione scientifica, Amundsen per un raid rapido ed efficace, ma se siete nelle avversità e non intravedete via d'uscita inginocchiatevi e pregate Dio che vi mandi Shackleton ».

    I britannici hanno un debole per le sconfitte gloriose: se devi essere sconfitto tanto vale che la morte sia eroica. Ma il fascino di questa vicenda lo subisce anche chi britannico non è.

    Il libro è un saggio, sostanzialmente, ma l’autore si pone spesso come “l’uomo in più” che osserva gli altri, i loro sforzi e le loro fatiche. Osserva anche coloro che partirono undici mesi dopo alla ricerca degli uomini perduti, quando li trovarono, quando trovarono i diari. E le voci dei diari raccontano l’accaduto. In questo racconto è come se avesse messo i sottotitoli al diario di Scott.
    Operazione più che giusta che aiuta l’informazione e solletica la parte emotiva che c’è in noi.
    Chi è quell’uomo in più? Lo spirito di altri, del luogo, l’impronta del divino, miraggio?
    Curiose le pagg. 202/204: il punto dove il tempo si fermerebbe ..se la Terra non fosse un po’ inclinata.

    Gli errori organizzativi fatti da Scott, che potevano sembrare poco influenti all’inizio, in condizioni estreme si rivelarono importantissimi (i pony invece dei cani, le slitte a motore che a meno 58 furono fallimentari: tutte occasioni di rallentamento).
    Nonostante tutto sarebbero riusciti a tornare vivi, anche senza arrivare primi al traguardo, se solo fossero partiti un poco prima e un poco più vicino. Amundsen partì il 19/10, Scott il 24/10 (Amundsen aveva messo la base a 60 km di meno). Il norvegese arrivò al Polo il 14/12, Scott il 17/01. I 5 giorni di svantaggio iniziali erano diventati 33. In quel periodo dell’anno la situazione meteo sull’Antartide fu disastrosa, condizioni simili non si verificavano da decine d’anni. Una settimana o due potevano fare la differenza.
    Ma .. del senno di poi sono piene le fosse.

    29.05.2014

    ha scritto il 

  • 5

    "I’m just going outside, and maybe for some time"

    Furono le ultime parole di Lawrence Oates prima di lasciare volontariamente la tenda: l'ultimo bivacco del "peggior viaggio del mondo" come scrisse Cherry-Garrard, uno degli uomini che fecero inizialm ...continua

    Furono le ultime parole di Lawrence Oates prima di lasciare volontariamente la tenda: l'ultimo bivacco del "peggior viaggio del mondo" come scrisse Cherry-Garrard, uno degli uomini che fecero inizialmente parte della spedizione di Scott, e che mesi dopo partecipò alla ricerca dei dispersi.
    Oates si era reso conto di essere diventato un peso per i compagni a causa delle sue condizioni fisiche. Ma il suo gesto coraggioso, e generoso, non servì a salvarli.
    Filippo Tuena è stato bravissimo a raccontare questa storia. Geniale è stato l'espediente di ricorrere a un narratore "esterno", l'uomo in più, quello che non appare nelle fotografie ma che alcuni esploratori videro camminare accanto a sé, o ne udirono la voce.
    Chi era? un sogno, un'illusione, un miraggio, una proiezione dell'inconscio, un sintomo della perdita di lucidità, o peggio l'insorgere della pazzia... la morte? o ciò che gli antichi Greci chiamavano Fato, o ciò che un molatore di lenti chiamò Deus sive Natura...
    Ma in fondo che importa saperlo quando tutto si è compiuto e indietro non si può tornare.
    Bella la citazione di Keats riportata da Shackleton riguardo appunto l'apparizione "dell'uomo in più": ... la miseria delle parole umane, l'inadeguatezza del racconto dei mortali.
    Un libro stupendo.

    ha scritto il