Ulysses

(Borders Leatherbound Classics)

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Publisher: Borders Classics

4.2
(2604)

Language: English | Number of Pages: 732 | Format: Leather Bound | In other languages: (other languages) Portuguese , German , Spanish , Italian , Dutch , French , Catalan , Finnish , Swedish , Polish , Danish , Czech , Hungarian , Chi traditional

Isbn-10: 158726062X | Isbn-13: 9781587260629 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover , Library Binding , Audio Cassette , Audio CD , Softcover and Stapled , Others , Unbound , eBook

Category: Fiction & Literature , Humor , Philosophy

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Book Description
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    Dopo 135 giorni di lettura e il travolgente, mozzafiato, ultimo capitolo sono arrivato in fondo.
    Senza pretese alcune impressioni.
    Il libro è di difficile lettura anche per lettori esperti. Flusso di ...continue

    Dopo 135 giorni di lettura e il travolgente, mozzafiato, ultimo capitolo sono arrivato in fondo.
    Senza pretese alcune impressioni.
    Il libro è di difficile lettura anche per lettori esperti. Flusso di coscienza a parte Joyce cambia stile in ogni capitolo. È difficile abituarsi, si fatica molto a seguire un filo anche perché non sempre questo c’è.
    Intorno allo scorrere del tempo, dalla mattina presto alla tarda nottata i personaggi e soprattutto Stephen e Bloom trascorrono la loro giornata. Bloom che è considerato il protagonista alla fine se la dovrà vedere con l’emergere anche del suo altro, “Molly” che parla solo nell’ultimo capitolo ma è, insieme a Poldy anch’essa protagonista. Un doppio che si specchia, si cela, si respinge ed in parte si completa.
    Inutile negare che per una comprensione più profonda bisognerebbe essere esperti o quanto meno cultori dell’opera di Shakespeare e soprattutto dell’Amleto. È Amleto, più che Ulisse, la presenza immanente nei ragionamenti di Stephen e nella ricerca (qui c’è l’Odissea) di Bloom di una normalità che, alla ricerca di un’identità, in fondo gli regala solo mezze identità: l’ebreo convertito, l’amante tradito, un lavoro che va e non va, amici che lo coinvolgono ma lo disprezzano, ecc. Con la caratterizzazione di una normalità misteriosa, scontata ma anche densa di significati quasi divini (Harold Bloom nel suo Canone occidentale insiste su questa divina banalità).
    Joyce ci travolge con il suo sapere esplicito della letteratura shakespeariana, di Yeats, di Blake, con la sua conoscenza quasi iniziatica della Bibbia, con i riferimenti a Dante. Ci sommerge di riferimenti alla storia inglese e soprattutto a quella irlandese. L’Irlanda vista come una Itaca alla quale ritornare senza però essere mai partiti.
    Il mondo che Joyce ci descrive, nelle poche ore durante le quali si sviluppa il romanzo, è un mondo, di carne, fatto di bisogni da saziare, da quelli corporali alle insopprimibili pulsioni sessuali, un mondo di vita e di morte (nascite e funerali). Fatto da macchie di sugo, di birra, di sperma, di fango, di odori anche sgradevoli e di rumori, anche nel silenzio del monologo notturno. Dove la vita scorre senza che nulla sia, di fatto indifferente o irrilevante.
    Si fa fatica a leggerlo. A volte, dipende dallo stile del capitolo, a volte dal terrore di non averci capito nulla.
    Lo consiglio a lettori esperti, pazienti e dotati di un po’ di metodo. Perché non provarci!

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  • 3

    Una sfida da raccogliere

    Non posso dire di aver veramente amato questo libro, per leggerlo ci ho messo oltre otto mesi e non posso negare di essere stata più volte sul punto di abbandonarlo. Ma non posso dire neppure di averl ...continue

    Non posso dire di aver veramente amato questo libro, per leggerlo ci ho messo oltre otto mesi e non posso negare di essere stata più volte sul punto di abbandonarlo. Ma non posso dire neppure di averlo odiato, perché alcuni episodi, come Circe e Sirene, mi hanno impressionato a tal punto da continuare a rifletterci su anche a distanza di parecchi giorni. Sia come sia, sono davvero soddisfatta di aver accettato questa sfida con me stessa: come scrive il traduttore nelle innumerevoli (e utilissime) note alla lettura, l'Ulisse è un romanzo dove la sperimentazione regna sovrana e non basta leggerlo un'unica volta per comprenderlo del tutto. Certo è che bisogna esser pronti ad abbandonarsi, a lasciarsi andare completamente in questo labirinto psicologico di cui James Joyce ci apre le porte. Se si decide di scendere a compromessi, e accettare una volta per tutte che questo non è un libro come gli altri, si possono fare anche delle conoscenze interessanti. Come Marion Bloom, ad esempio. A scuola, il suo monologo interiore ci viene presentato come uno degli episodi più sconvolgenti e oscuri di tutto il libro, ma se si ha il coraggio di leggere tutta l'opera integralmente, quando ci si arriva ci sembra di conoscere Molly da sempre, pur senza averla sentita nominare neanche troppe volte. Chissà, forse è proprio questo che fa un grande autore: farci conoscere il loro mondo non attraverso spiegazioni dettagliate, ma con delle pennellatine in qua e là per accennarne i contorni, come un meraviglioso quadro impressionista che va osservato solo da lontano.

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  • 4

    I FLUSSI DI MOLLY BLOOM

    Un buon metodo per imparare a decifrare i testi di James Joyce è anzitutto sapere che lo scrittore di Dublino, nei suoi romanzi, attinge sempre al cosiddetto monologo interiore. È una tecnica narrativ ...continue

    Un buon metodo per imparare a decifrare i testi di James Joyce è anzitutto sapere che lo scrittore di Dublino, nei suoi romanzi, attinge sempre al cosiddetto monologo interiore. È una tecnica narrativa chiamata flusso di coscienza e si verifica quando la rappresentazione dei pensieri del personaggio, appare come un libero fluire inarrestabile, che non contempla l’uso di segni di interpunzione. Esempio molto celebre è il monologo di Molly Bloom, che chiude l’Ulisse: «Sì perché prima non hai mai fatto una cosa del genere chiedere la colazione a letto con due uova da quando eravamo all’albergo City arms quando faceva finta di stare male con la voce da sofferente e faceva il pascià per rendersi interessante con Mrs Riordan vecchia befana e lui credeva d’essere nelle sue grazie e lei non ci lasciò un baiocco tutte messe per sé e per l’anima sua spilorcia maledetta…» Joyce fa agire la monologante per associazioni mentali, prive di ogni organizzazione e struttura logica e discorsiva. Una vera e propria rivoluzione letteraria, per un romanzo pubblicato la prima volta nel 1922.

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  • 0

    "Un'Odissea moderna e l'epica del corpo umano" J.J.

    Commentare questo monumento, questa opera stratosferica, architettata, studiata, strutturata in ogni minimo aspetto da una mente assolutamente geniale è pressoché impossibile per un non studioso, ovve ...continue

    Commentare questo monumento, questa opera stratosferica, architettata, studiata, strutturata in ogni minimo aspetto da una mente assolutamente geniale è pressoché impossibile per un non studioso, ovvero per un semplice amante della Letteratura quale mi definisco. Perciò saranno le parole di Joyce e di Melchiori (curatore dell’introduzione) a dare voce a ciò che io non mi azzardo assolutamente a formulare.

    “L’Ulisse è l’epopea di due razze (Israele-Irlanda) e nel medesimo tempo il ciclo del corpo umano e anche la storiella di una giornata (vita)…. E’ una specie di enciclopedia, anche. La mia intenzione è di rendere il mito sub specie temporis nostri; … permettendo che ogni avventura (cioè, ogni ora, ogni organo, ogni arto connessi e immedesimati nello schema somatico del tutto) condizionasse anzi creasse la propria tecnica. Ogni avventura è per così dire una persona benché composta di persone. J.J.

    La complessità dell’Ulisse fu palesemente dichiarata da Joyce che fornì a più riprese “sunti-chiavi-scheletri-schemi” che ne facilitassero la comprensione.
    Ne fornisco due esempi:

    Decimo episodio – “Le simplegadi” (rocce erranti) ore 3-4 p.m.
    Scena e azione: i dublinesi si muovono per le vie della città salutando il passaggio di padre Conmee (la chiesa) e del viceré (lo stato).
    Significato: (“schema Linati”): l’ambiente nemico.
    Equivalente omerico: descrizione degli scogli che cozzando insieme distruggono navi.
    Tecnica: labirinto mobile fra due sponde (scene contemporanee).
    Scienza e arte: meccanica.
    Organo del corpo: sangue.
    Quattordicesimo episodio – “ Le mandrie del sole “ ore 10-11 p.m.
    Scena e azione: nella clinica ostetrica, Bloom, Stephen e un gruppo di studenti in medicina commentano le lunghe doglie e il parto di Mrs Purefoy.
    Significato: (“schema Linati”): le mandrie eterne (l’evoluzione dell’uomo).
    Equivalente omerico: i compagni di Ulisse fanno strage dei buoi sacri al sole e sono sterminati dal dio.
    Tecnica: sviluppo embrionale (evoluzione stilistica della lingua inglese dalle origini ai gerghi contemporanei). (Una roba pazzesca, dico io.)
    Scienza e arte: medicina, fisica.
    Organo del corpo: utero, matrice.

    Il linguaggio:
    “Nell’Ulisse predomina costantemente l’elemento linguistico, fonico più ancora che semantico. Se è vero che l’Ulisse è l’epica del corpo umano, si potrebbe dire a ugual ragione che esso è l’epica del linguaggio, un’esplorazione attenta e accanita di ogni sua possibilità, condotta con un senso rigoroso della sua evoluzione storica, delle aperture rivelatrici offerte dalle sue deformazioni, della natura polisemica di ciascun complesso fonetico. Non ci sono pagini citabili nell’Ulisse (quanto è vero!!!): la coscienza linguistica di Joyce opera per unità più vaste, l’intero episodio o terna di episodi. L’occasionale gioco di parole, l’onomatopea, la singola deformazione verbale (straordinarie malgrado la traduzione), è in funzione del tessuto segnico generale e non ha vita se non in tale contesto.” Introduzione – Giorgio Melchiori
    E’ stata una fatica, non tanto per l’”esuberanza” e la straordinaria inventiva stilistica e strutturale dell’opera, che lasciano letteralmente stupefatti, quanto per le innumerevoli citazioni rimandi richiami assonanze, giochi di parole con gli immancabili nessi culturali collaterali. Occorre una cultura vasta e profonda come quella dell’autore per poter cogliere e comprendere pienamente. Tuttavia gli spessi filtri delle mie mancanze hanno comunque permesso che una parte arrivasse. E ora c’è anche l’Ulisse nella mia testa, in qualche modo.

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    Poco meno di un mese fa..

    … ho compiuto 38 anni. Nei giorni seguenti ho meditato a lungo sul luttuoso evento, e nel pieno della dolorosa introspezione ho pensato che è tempo di diventare adulta e responsabile; per facilita ...continue

    … ho compiuto 38 anni. Nei giorni seguenti ho meditato a lungo sul luttuoso evento, e nel pieno della dolorosa introspezione ho pensato che è tempo di diventare adulta e responsabile; per facilitarmi il compito mi sono messa a compilare una lista di opzioni pro-maturazione, identificando tre punti chiave:
    A) acquisire arte e voglia culinaria, piantandola con pasta al pomodoro - cibo in scatola - riscaldato - surgelato - da asporto - pizza - trattorie - ristoranti – piadinerie - ecc.
    B) mettere al mondo un figlio all’anno fino ai 42, età in cui l’orologio biologico smette di ticchettare sommesso e inizia a fare cucù - CuCù - CUCU'.
    C) diventare un’anobiana in e leggere solo libri impegnati, come mi suggerisce un vicino sotto la precedente recensione ( chiamiamola così )

    L’opzione A l’ho scartata subito, mi veniva la nausea a pensarci. E poi il tipo della rosticceria da asporto non ci regalerebbe più panettone e spumante a Natale.
    La B anche, scarrozzare quattro figli sul mar Rosso due/tre volte l’anno è stressante assai, negli ultimi tempi anche pericoloso. Tocca cambiare posto di villeggiatura, cercare qualcosa di adatto ai bimbi, magari non piace il posto nuovo.. un disastro.
    E il man ha osservato soave che se viene la dissenteria in contemporanea a tutti quattro è una vera tragedia: finiamo inesorabilmente sepolti nella cacca.
    Rimaneva valida solo la C.

    Dopo la fallimentare lettura di Q avevo casualmente sottomano l’Ulisse di Joyce e mi è sembrato perfetto per ricominciare subito subito. La prima pagina l’ho superata indenne e intrepida, alla seconda e terza ho vacillato, alla quarta ero alla disperazione, la quinta ho avuto un attacco d’ansia; mi sono accorta di aver mangiato mezza tavoletta di Lindor e ho calcolato che con quel ritmo a fine lettura mi ritroverei 10 chili di culo in più.
    Ho quindi chiuso Ulisse riponendolo sullo scaffale in attesa di drastiche decisioni sul suo destino.
    (campana di riciclo della carta? donazione di beneficenza? spedizione a qualche nemico?)

    Ma secondo voi.. è proprio indispensabile appesantirsi la vita con la lettura di libri così impegnati?

    0 stelle perchè 5 pagine sono poche per giudicare un simile libro. Per me anche troppe.. ma insomma..

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  • 5

    Maybe the best book I have never read. Not easy but so beautiful. Look the different style of writing in this novel and the Milli's soliloquy is one of the best part -a soul speaking in a book. Amazin ...continue

    Maybe the best book I have never read. Not easy but so beautiful. Look the different style of writing in this novel and the Milli's soliloquy is one of the best part -a soul speaking in a book. Amazing!

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  • 1

    "Da dove posso iniziare per dire quanto non mi é piaciuto? Facciamo che dico le cose che mi sono piaciute."

    Recensione completa su http://bookshelf54.blogspot.it/2015/11/james-joyce-ulisse.html ...continue

    "Da dove posso iniziare per dire quanto non mi é piaciuto? Facciamo che dico le cose che mi sono piaciute."

    Recensione completa su http://bookshelf54.blogspot.it/2015/11/james-joyce-ulisse.html

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  • 5

    Non una recensione, ma un invito alla lettura

    Un po' di tempo fa, in libreria, ho avuto modo di sentire un certo discorso fra due ragazze, più o meno della mia età, che arrivate alla sezione di Proust ...continue

    Non una recensione, ma un invito alla lettura

    Un po' di tempo fa, in libreria, ho avuto modo di sentire un certo discorso fra due ragazze, più o meno della mia età, che arrivate alla sezione di Proust si dicevano, concordando l'una con l'altra, che Proust l'avrebbero letto solo in età adulta, ché per capirli davvero, quei sette volumi della Recherche, ci voleva una vita davanti. Si parlava di Proust, ma al suo posto ci sarebbe potuto essere uno qualsiasi di quei libroni che da sempre incutono un po' di paura anche nei lettori più appassionati: "La montagna incantata" di Mann, "Guerra e pace" di Tolstoj, "L'uomo senza qualità" di Musil, "I fratelli Karamazov" di Dostoevskij, piuttosto che l'"Ulisse" di Joyce e tanti tanti altri libri, confinati, per mole e difficoltà del testo, nel limbo dei "libri da leggere una volta che si hanno le giuste conoscenze" (e che poi irrimediabilmente non vengono mai letti). Non sono intervenuto davanti a quelle due ragazze, non mi sarei mai permesso di dire che così non è, ma ora, qui su Goodreads, posso dirlo: così non è.

    Se c'è una cosa che penso di aver capito leggendo questi libroni qui, è che sono libri che meritano di essere letti più e più volte e, soprattutto, in età differenti. Il mio io che oggi ha finito questo volumone a titolo "Ulisse" è un io differente da quello che fra 8-10 anni sicuramente lo rileggerà, ed è una delle cose più interessanti che con un libro ti può capitare. Partire con una lettura del genere in un'età ancora giovane è il modo giusto per iniziare ad affrontarli, anche a costo di capirne solo una minima parte. Perché in quei 10 anni che ti separano dalla seconda rilettura, e negli altri 10 che ti separano dalla terza e così via, ci saranno tante altre letture ed esperienze che ti porteranno proprio a capire meglio questo testo qui. Perché allora confinare a un'indefinita età adulta la lettura di libri come questo? Perché non fare del testo stesso una guida per affrontare una crescita sul piano intellettuale o almeno sul piano letterario? E poi, come si può pensare di arrivare a sessant'anni e avere tutte le conoscenze per affrontare questo "Ulisse"? Vi svelo un segreto: non le avrete neanche a 99 anni, quelle conoscenze. Qualsiasi sia la vostra istruzione, la vostra cultura e le vostre esperienze personali, non riuscirete mai e poi mai a capire tutto dell'Ulisse (e dico l'Ulisse, ma potrei sostituirlo con la Recherche o uno degli altri libri sparsi in questa recensione). L'unico modo per pensare di poter arrivare a 99 anni e capire buona parte di questo libro penso sia solo uno: affrontarlo più e più volte, leggerselo in pace decennio dopo decennio, assimilarlo pian piano e arrivare soddisfatti a poter dire che con quel testo lì ci siete cresciuti insieme. E magari ammettere che a 27 anni ne avevate capito meno di un decimo, ma che grazie a quel decimo avete potuto affrontare tante altre letture e tanti altri aspetti che non pensavate minimamente connessi con un libro del genere. Significa vedere il libro come sistema per affrontare il resto della vostra vita. (Un giorno, infatti, vi racconterò di come Proust abbia migliorato i miei venticinque anni).

    Del libro non penso serva una recensione. Come commento personale posso solo dire che alcune parti sono veramente splendide, altre veramente ostiche: certe sere rientravo a casa ed ero esaltato dall'idea di leggerne ancora 50 pagine, altre ero talmente afflitto che anche solo prendere in mano il libro era una fatica. Sono quattro stelle e mezzo: non è un libro che potrei considerare perfetto, Joyce spesso si fa prendere la mano dai suoi virtuosismi, e questa è una cosa che a uno scrittore, soprattutto del suo livello, non dovrebbe mai succedere. Ma lo rileggerei, lo rileggerei tutto dalla prima all'ultima pagina in questo esatto momento, e devo invece obbligarmi a riporlo nella mia libreria - per farvi capire quanto mi è piaciuto. Ultima nota, per chi volesse lanciarsi nella lettura: procuratevi un'edizione con una guida ai capitoli (quella degli Oscar Mondadori ad esempio), perché altrimenti rischiate veramente di fraintendere completamente certe parti. Se poi volete lanciarvi nella lettura in inglese forse è la cosa migliore: con il mio livello non sarei andato dopo le prime 10 pagine, ma penso meriti decisamente più che una traduzione qualsiasi di quelle pubblicate nel nostro Paese.

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  • 3

    Opera geniale composta da Joyce, evidentemente, per sé. Poteva essere un racconto, splendido, da inserire nella raccolta The Dubliners, che il nostro decide - per il suo puro divertimento intellettual ...continue

    Opera geniale composta da Joyce, evidentemente, per sé. Poteva essere un racconto, splendido, da inserire nella raccolta The Dubliners, che il nostro decide - per il suo puro divertimento intellettuale - di spiegare in un tempo dilatato, trasformando la materia, la lingua, la forma del romanzo. L'opera più importante della letteratura moderna.

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