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Umiliati e offesi

Di

Editore: CDE - Licenza U.Mursia

4.2
(1457)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 521 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: A000079254 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Altri , Cofanetto , eBook

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 4

    Gli "umiliati e offesi" e un realismo unico: quello di Dostoevskij

    Quando pubblica “Umiliati e offesi”, nel 1861, per il giovane Dostoevskij è l'opera più ambiziosa della sua fino a quel momento breve carriera. Nonostante quindi, si notino ancora le caratteristiche d ...continua

    Quando pubblica “Umiliati e offesi”, nel 1861, per il giovane Dostoevskij è l'opera più ambiziosa della sua fino a quel momento breve carriera. Nonostante quindi, si notino ancora le caratteristiche del romanzo di formazione, emerge già tutto il potenziale narrativo, costituito da tematiche fino ad ad allora appena accennate. L'opera costituisce dunque un bivio, che permetterà all'autore di affinarsi, in una ricerca esistenziale più profonda e misteriosa, costituita da una dualità di fondo che stravolgerà definitivamente, i temi tradizionali dell'epoca. Se “Umiliati e offesi” è quindi l'ultima opera legata al realismo romantico, il suo apporto psicologico, per quanto ancora “orizzontale”, crea già i presupposti per una visione più “verticale”. E cioè con personaggi in un certo senso tridimensionali, che dilatano il pianeta dell'essere umano nella sua complessità, e aprono a quei sentimenti, a quegli impulsi e a quei comportamenti che saranno l'anticamera dell'inconscio del XX secolo. Il romanzo è la storia di Ivan Petrovič detto Vanja, un giovane scrittore nel quale l'autore rappresenta chiaramente se stesso (D. aveva 24 anni quando scrisse questo intreccio di caratteri). Nelle strade di San Pietroburgo, città che a sua volta viene mirabilmente trasformata in personaggio, si intrecciano le vicende amorose ed esistenziali di persone dai ceti - e quindi dai destini - più disparati. Si tratta, abbiamo detto, del periodo più marcatamente "romantico" di Dostoevskij, in cui lo spessore potente dei dialoghi e delle passioni dei personaggi, e certe descrizioni dei sobborghi, raggiungono momenti lirici di rara intensità e bellezza ma anche, marcatamente sentimentali, quasi penose, sembrando di voler distinguere, di quel suo fecondo periodo creativo le opere grottesche(“Il sogno dello zio” o “il villaggio di Stepàncikovo”) da quelle appunto romantiche(“Le notti bianche”, “Povera gente”...)”Umiliati e offesi”, Già con il suo misterioso prologo, non solo subito ci cattura, ma nell'immediato sembra voler avvisare il lettore, del contrasto fra la grandiosa retorica e l'intreccio degno di un racconto d'appendice . La voce narrante è quella di Vanja, che in prima persona ci narra il succedersi degli eventi. Due conflitti d'amore dilaniati dall'astio di due famiglie: una storia, divisa in quattro strutture narrative, che sembra rimandare a fatti biografici dell'autore, oltre che a un "Romeo e Giulietta" del XIX secolo. Dostoevskij tratta abilmente il dualismo tra i sentimenti più puri e le passioni più deliranti. L'impalcatura del racconto, si può dire, è sostenuta da due binomi di rapporti: tra Vanja e Natasha vi è un amore profondo quanto fraterno, platonico e forte ma anche rinunciatario (perché non accede a una felicità che sarebbe a portata di mano). Tra loro irrompe come un dio giovane e distratto, Aliosha, ricco e immaturo, di un'ingenuità inconsapevolmente crudele e distruttiva per chi gli sta attorno, e apparentemente attratto da Katja, un'adolescente tanto pura quanto un po' improbabile nel suo candore illimitato. Dostoevskij, che appunto “raddoppia” il suo originario schema, ritrae con eccezionale sottigliezza i profili psicologici, e a ciascuno di questi assegna un tratto predominante, lasciando il lettore a diversi piani di lettura, scanditi dall'entrata in scena di ogni personaggio, tra lo struggimento poetico e quel “bello e sublime” quasi irreale nell'eccesso dello scenario . Prese nel loro insieme infatti, con i tempi perfetti quasi fosse un'opera lirica, le suddette caratteristiche e le vicende (soprattutto, appunto, le più "umiliate e offese") incarnano sia le contraddizioni dell'uomo moderno, sia quelle dei personaggi più umili del popolo russo. Da sempre sottomesso, servo per definizione e di fatto, questi ultimi della terra hanno nell'animo una ricchezza inestimabile. Qualcosa che gli aristocratici, con loro velleitarie sofferenze, non potranno mai raggiungere. Il romanzo è anche nettamente incentrato sulle figure femminili, e su un ulteriore dualismo, che sembra essere il confronto tra le anime pure, da una parte, e la grande città con le sue bassezze e le sue miserie, dall'altra: c'è la piccola Nelly, ragazzina povera ed epilettica costretta a prostituirsi ma non toccata dal marciume dell'esistenza, che rimane come un fiore non colto, pura e impassibile nonostante tutto. C'è Vanja, giovane idealista che sembra farsi sovrastare dalla sua bontà, a costo di importanti rinunce. Vi è in fine una solidarietà tra i protagonisti, quasi ubriacante, tanto alta quanto appunto diversa e distante. Se ritorniamo al concreto dolore di Nelly - e Dostoevskij è forse proprio qui che ci vuole riportare - vale la pena di aprire una piccola parentesi sull'epilessia nei personaggi di Dostoevskij. Sofferente lui stesso per crisi progressivamente sempre più forti, lo scrittore attribuì questo male, tra gli altri, al principe Myskin de "L'idiota", al suicida Kirillov de "I demoni" e a Smerdjakov, figlio illegittimo di Fëdor Karamazov. Chiusa questa parentesi, e tornando alla bimba più umiliata e offesa, viene quasi naturale confrontare la sua condizione e la sua dignità, con quella della contessina Katja, angelo aristocratico che, al di là delle sue ancora acerbe virtù, incarna perfettamente l'aristocrazia russa dell'epoca zarista, con i suoi privilegi e i suoi slanci di una generosità quasi grottesca. In quest'ennesimo dualismo, che sarà una prerogativa fissa delle opere del russo, si ritrova in pieno il valore aggiunto del romanzo, che è dato dal superamento dell'uomo romantico e delle sue nobili caratteristiche. Prende il suo posto, nel costrutto dell'opera, “l'uomo dostoevskjano”: in lui non vi è più un preciso riferimento morale o ideologico, e quindi, l'anima dei protagonisti non è mai, nè abbastanza buona da non esser capace dei peggiori egoismi, ma mai nemmeno così malvagia, da non potersi abbandonare alla più alta generosità. C'è da dire infine che Dostoevskij, vuoi per il suo isolamento forzato dall'occidente, vuoi per un talento naturale, ha anticipato molti temi della psicoanalisi. I suoi personaggi vivono grazie alla sottigliezza formidabile dello scrittore, che si immedesima in essi senza mai esporre un giudizio. Mi verrebbe da definire quella dello scrittore russo una visione "evangelica" della vita, molto diversa da quella di Tolstoj e di altri mistici dell'est... Si può casomai intuire una riflessione sulla condizione delle categorie e degli individui più miserabili, una descrizione accorata della miseria dei luoghi, una sottile denuncia dell'arretratezza della Russia. Anche se,la nuova forma del realismo, è soprattutto nei concetti della ricerca “dell'uomo nell'uomo”: per lui, il rinnovare questa corrente letteraria, vuol dire distanziare l'uomo dai suoi rapporti storico-sociali e descrivere finalmente "l'angoscia dell'essere evoluto e cosciente che vive nella nostra epoca”... È da questo romanzo infatti, che Dostoevskij introduce in maniera più complessa e definita la modernità legata alla scoperta di ciò che egli stesso chiama col termine russo “podpolje”, il “sottosuolo”, oppure ciò che è “clandestino”, “ciò che è proibito”, forse la prima definizione di “underground” nel suo termine artistico. Il popolo russo, altro grande tema mai trascurato è, come la piccola Nelly, oltraggiata ma forte e dignitosa di fronte alla sventura, mentre sul fronte esattamente opposto stanno l'austerità e la frivola distrazione dei nobili: il "vestito preferito del diavolo". C'è infine un personaggio che ha segnato dal primo momento la mia fantasia: è Azorka, il vecchio cane che muore all'inizio del libro, assieme al suo altrettanto vecchio padrone, che è il nonno della ragazzina epilettica, il “margine centrale” di tutta l'opera. Sta proprio nell'imbocco iniziale, infatti, la morale di questa tormentata Madre Russia, in cui uomini e animali percorrono insieme il sentiero tortuoso dell'esistenza, nella virtù del loro non possedere altro se non la ricchezza dell'anima.

    ha scritto il 

  • 4

    Il primo degli ultimi o l'ultimo dei primi?

    Se Umiliati e offesi sia la più grande delle opere minori di Dostoevskij o il meno rappresentativo tra i suoi capolavori, è questione di lana caprina. Per sottolinearne tutta l'importanza sarà suffici ...continua

    Se Umiliati e offesi sia la più grande delle opere minori di Dostoevskij o il meno rappresentativo tra i suoi capolavori, è questione di lana caprina. Per sottolinearne tutta l'importanza sarà sufficiente dire che siamo probabilmente al cospetto del primo romanzo polifonico, nel quale diversi personaggi si contendono il ruolo di protagonista ed uno,Vanja, si assume il compito di fare da voce narrante, legando tra loro le varie storie.
    Come di consueto lo scrittore pietroburghese mette sotto la lente del microscopio uomini e donne della società russa per analizzarne caratteri e comportamenti: Nataša, Aleša, Katja, il principe Valokovskij e, su tutti, la splendida Nelly, così simile alla piccola Anna protagonista di Netocka Nezvanova. L'indagine è precisa ed accurata, spingendosi sin nelle profondità dell'anima per raccontare con le armi della letteratura ciò a cui più avanti la psicologia proverà a dare dignità scientifica; uno studio attento, soprattutto una sorprendente capacità nel cogliere le sfumature delle diverse personalità, i passaggi di colore, quegli aspetti a quali sulle prime non facciamo mai caso ma che quando Dostoevskij ce li fa notare ecco che li vediamo anche noi e diciamo che sì, è vero, è proprio così.
    Al centro dell'opera è la povera gente, la gente onesta umiliata e offesa da un Destino contro il quale non cessa di battersi, pur sapendo in partenza di essere condannata alla sconfitta. Ricchezza e povertà, bontà d'animo e malvagità assoluta, amore e orgoglio, passioni che bruciano con fiamme altissime portando i personaggi sino al delirio... c'è di tutto qui dentro. Se poi si cerca il pelo nell'uovo e si vuole trovare un difetto a quest'opera è possibile individuarlo nella storia che l'autore ha scelto di raccontare, il classico intreccio intorno al tema del "mal d'amore" del feuilleton ottocentesco che magari alla prova del tempo mostra un po' la corda. Difetto poi per modo di dire, che il grande russo parlava a lettori suoi contemporanei e non a noi, descrivendo un universo per noi lontanissimo.

    ha scritto il 

  • 3

    Dostoevskij Light

    Questo Dosto da rivista mi piace forse più di quello della maturità.
    Buoni sentimenti, colpi di scena, bambine malate.
    Ma anche cattivi veramente cattivi.
    La più seducente è la signora inaccessibile i ...continua

    Questo Dosto da rivista mi piace forse più di quello della maturità.
    Buoni sentimenti, colpi di scena, bambine malate.
    Ma anche cattivi veramente cattivi.
    La più seducente è la signora inaccessibile in pubblico ma perversa in privato la cui voluttà era resa più acuta, più tremenda, dal suo mistero e dalla sfrontatezza dell'inganno.

    ha scritto il 

  • 5

    Prova generale dei grandi romanzi che seguiranno. Si ritrovano tutti i temi cari a D., e si colgono personaggi che sono anticipazioni di quElli che meglio emergeranno nelle prove successive. Provocato ...continua

    Prova generale dei grandi romanzi che seguiranno. Si ritrovano tutti i temi cari a D., e si colgono personaggi che sono anticipazioni di quElli che meglio emergeranno nelle prove successive. Provocatoriamente e paradossalmente, aggiungo che preferisco questo agli altri, perche' il pathos ed il dramma , il dolore dei bambini sfruttati e degli animali morenti, della innocenza soffocata dalla cattiveria consapevole, il prevalere della ferocia nei rapporti umani, l'assenza della Provvidenza di fronte al dolore dei miti, dei poveri, degli innocenti, si accampano sulla scena, senza la pretesa di una giustificazione religiosa, senza la ricerca di una qualsiasi soluzione,, che in D. ( che no amo, lo ripeto) genera solo confusione. Ma per fortuna ho terminato la rilettura di D., ora finalmente si passa a Tolstoi.

    ha scritto il 

  • 4

    "Mi ero accorto che una casa angusta è stretta anche per i pensieri, poiché io ho sempre avuto l'abitudine di camminare su e giù per la stanza quando penso i miei futuri racconti. E dato che sono in a ...continua

    "Mi ero accorto che una casa angusta è stretta anche per i pensieri, poiché io ho sempre avuto l'abitudine di camminare su e giù per la stanza quando penso i miei futuri racconti. E dato che sono in argomento, dirò che trovo maggior piacere a pensare le mie opere e a sognare come verrebbero scritte, che a scriverle in realtà; questo non è dovuto alla pigrizia. Da che cosa può dipendere?"

    Romanzo d'appendice, tra i minori di Dostoevskij, dove compaiono abbozzate le sue introspezioni, profonde incursioni nell'animo umano.

    Memorabile il monologo del principe padre davanti a Ivan Petrovic, magistrale arringa contro le "pastorellerie sentimentali", in cui pare quasi di scorgere l'autore, che la critica ha da sempre associato ai suoi personaggi più puri, che per una volta si diletta a sguazzare nella cattiveria umana e confessare alle sue pagine la parte più nascosta della sua personalità: "Vi volevo spiegare come ci sia un lato del mio carattere che voi ignorate ancora e pel quale io detesto tutte le ingenuità banali e sentimentali che non valgono nulla. Nessun piacere supera per me quello di fingere dapprima il tono sentimentale, di accarezzare, di rinfrancare qualche Schiller eternamente giovane per poi, d'un tratto, accopparlo, strappandomi dinanzi a lui la maschera e trasformando il mio falso viso d'entusiasta in un ghigno, mostrandogli la lingua con uno sberleffo proprio nel momento in cui meno se lo aspetta".

    ha scritto il 

  • 0

    Uno dei primi grandi romanzi di Dostoevskij. Si capisce bene, dall'incalzare degli eventi edalle continue sorprese e colpi di scena, di come sia stato pubblicato a puntate su di una rivista dell'epoca ...continua

    Uno dei primi grandi romanzi di Dostoevskij. Si capisce bene, dall'incalzare degli eventi edalle continue sorprese e colpi di scena, di come sia stato pubblicato a puntate su di una rivista dell'epoca. È la storia di una sofferenza familiare lunga e dolorosa a causa del potente di turno. Il principe, spregiudicato e malvagio, che sacrifica tutti per la propria soddisfazione, a volte anche effimera. L'autore soffre e si immedesima con i personaggi "umiliati e offesi" in continuazione, definendo con chiarezza la parte per la quale tiene. Il libro denuncia con forza epica la decadenza della nobiltà russa che abbandona qualunque tipo di principio e la sopraffazione che essa esercita sulle classi subalterne. È anche un profondo romanzo d'amore, o meglio, di diversi amori che s'intrecciano da quelli sensuali, a quelli puri e sinceri a a quelli filiali.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    commovente

    come dice il quarto di pagina è un romanzo d'appendice, ma è sempre con lo stampo dostoevsijano...il protagonista che parla in prima persona è un dostoevskij giovane alle prime armi della scrittura, q ...continua

    come dice il quarto di pagina è un romanzo d'appendice, ma è sempre con lo stampo dostoevsijano...il protagonista che parla in prima persona è un dostoevskij giovane alle prime armi della scrittura, quindi il romanzo è un po' autobiografico. La storia è quella di un amore contrastato da problemi con le famiglie, Natasa ne rimarrà umiliata e offesa, come il padre, accusato ingiustamente di furto e condannato ingiustamente a pagarne il risarcimento. Il vero cattivo è il principe Valkovski, che si dimostra tale sia nei fatti che a parole nella sua lunga requisitoria a cena con Vanja. Ma la morale della storia è "Che importa se siamo umiliati, se siamo offesi, purchè stiamo di nuovo insieme e trionfino pure i superbi e i prepotenti... andremo loro incontro, tenendoci per mano". L'unica che non avrà di che essere felice è Nelly, 13enne umiliata e offesa fino a morirne. La sua è la storia che mi è piaciuta di più, il personaggio meglio riuscito, complesso e ardito. Indimenticabile

    ha scritto il 

  • 3

    lacrime amare

    Un po' troppe lacrime in questo romanzo che per certi versi è riuscito a farmi ricordare il sognatore de "Le notti bianche" che tanto mi è piaciuto. La storia coinvolge nonostante i pochi intrecci e i ...continua

    Un po' troppe lacrime in questo romanzo che per certi versi è riuscito a farmi ricordare il sognatore de "Le notti bianche" che tanto mi è piaciuto. La storia coinvolge nonostante i pochi intrecci e i personaggi sono appassionati tanto da soffrire fisicamente per il proprio patimento interiore. Questa lettura è la conferma al fatto che il mio amore per Dostoevskij sia nato per la sua raffigurazione sensibile e gentile dei sentimenti dei suoi personaggi maschili.

    ha scritto il 

  • 3

    Il romanzo parla della rovina di una famiglia, raccontato attraverso gli occhi di uno giovane scrittore. Il romanzo manca di quei personaggi elevati ed eterni tipici di D., come Ivàn Karamazov, Raskol ...continua

    Il romanzo parla della rovina di una famiglia, raccontato attraverso gli occhi di uno giovane scrittore. Il romanzo manca di quei personaggi elevati ed eterni tipici di D., come Ivàn Karamazov, Raskol'nikov, Nastasja Filippovna o Stavrogin, ma riesce a raccontare con le parole del linguaggio comune le sofferenze dell'amore, dell'onore e del sacrificio.

    ha scritto il 

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