Un'altra parte del mondo

Di

Editore: Feltrinelli (I narratori)

3.6
(32)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 346 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807031914 | Isbn-13: 9788807031915 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

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Descrizione del libro
Questa è la storia di Aldo, figlio di Palmiro Togliatti, il Migliore. Una storia di solitudine, timidezza e gentile follia. La storia di un uomo che non ha lasciato memoria in un mondo pieno di memoria. Lo chiamano Aldino, anche quando è un uomo adulto.Dal 1926 al 1944 ha vissuto in Russia e ha frequentato la scuola di Ivanovo (destinata ai figli dei dirigenti di tutti i partiti comunisti del mondo). Dopo i funerali del padre, Aldo scompare. Sappiamo che ha già avuto problemi di salute mentale e che vive con la madre, a Torino. Tra lui e la madre, Rita Montagnana, immaginiamo una stretta vicinanza, come in tante vicende di vite che non riescono a distendersi e si aggrovigliano intorno a un genitore. Una volta lo trovano a Civitavecchia, sul molo. Sembra un barbone, vuole salire su una nave, partire. Più tardi succede ancora, a Le Havre. Aldo sembra spiare, in fondo all’orizzonte, un’altra parte del mondo. Per la seconda volta viene riportato a casa. Più tardi lo ritroviamo in una casa di cura privata, villa Igea, a Modena, dove resta per 31 anni, fino alla morte nel 2011 a 86 anni. In clinica, per via di quel cognome pesante, è menzionato solo come “il signor Aldo”. È un paziente mite: legge romanzi in francese e in russo, compila la “Settimana Enigmistica” che gli porta un militante del Pci, Onelio Pini, insieme alle sigarette Stop. Nell’89 è quest’ultimo a dovergli dire che l’Unione Sovietica non c’è più. E Aldo dice: “Non ci credo”.Chi è stato Aldo Togliatti? Massimo Cirri prova a rispondere secondo una strategia narrativa che assorbe voci, stralci di notizie, documenti, e trasforma l’indagine in una somma di ipotesi, in un tracciato esistenziale che è quello di Aldo ma anche quello di una grande stagione della storia europea. Stiamo accanto ad Aldino come a un fratello, eternamente minore, come a un fratello sconfitto, come a un fratello assente. Un fratello che ci chiama a contemplare i grandi disegni del mondo dal suo restare sempre silenziosamente indietro. E questo indietro si illumina e ci fa eredi e testimoni.

“Li avete presenti i funerali di Togliatti? Io c’ero, in seconda fila, con la mamma. È l’ultima volta che mi avete visto.”

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  • 4

    Un'altra parte del mondo

    La connessione potrebbe apparire solo pretestuosa ma come si evince dalla lettura di questo libro invece non lo è affatto.

    Aldo Togliatti, che tutti però chiamavano Aldino oppure Aldolino, era l'unic ...continua

    La connessione potrebbe apparire solo pretestuosa ma come si evince dalla lettura di questo libro invece non lo è affatto.

    Aldo Togliatti, che tutti però chiamavano Aldino oppure Aldolino, era l'unico figlio di Palmiro Togliatti, 'il Migliore', e di Rita Montagnana.

    La sua storia personale per lunghi tratti si intreccia con la 'Storia', quella con la esse maiuscola. Del resto il padre, Palmiro Togliatti, è una delle figure più importanti della storia del nostro paese e una delle personalità più importanti e leader della storia del comunismo mondiale. Il segretario del più grande partito comunista d'occidente. Prima di lui solo Stalin, Mao, Tito... Poi c'è Togliatti, che dal 1964, una settimana dopo la sua morte, è anche il nome di una città in Russia sul fiume Volga. Che si chiama semplicemente 'Togliatti anche se qui in Italia per qualche strano motivo continuiamo a chiamarla tutti 'Togliattigrad'.

    Il 1964 come detto è anche l'anno della morte di Palmiro Togliatti.

    Togliatti muore a Yalta in Russia il 21 agosto del 1964. Il 25 agosto a Roma presero parte al suo funerale un milione di persone. In seconda fila (in prima fila vi era la donna che dal 1948 era diventata la sua compagna, Nilde Iotti, e la sua figlia adottiva Marisa Malagoli Togliatti, negli anni divenuta poi, ironia della sorte, una importante personalità nel mondo della psichiatria) ci sono la moglie Rita Montagnana e Aldo.

    Questa è e rimarrà l'ultima apparizione in pubblico di Aldo.

    Dopo quel giorno Aldo sarà praticamente dimenticato fino all'inizio degli anni novanta quando l'interessamento di un cronista de 'La Gazzetta di Modena' lo 'scopre' - letteralmente - ricoverato in clinica a Villa Igea nel modenese e pubblica tutto sui giornali, suscitando per un breve periodo una certa attenzione morbosa nei suoi confronti.

    Aldo Togliatti è ricoverato lì dal settembre del 1980 (nel frattempo nel 1979 è deceduta anche la madre, che era stata il suo punto di riferimento nel corso di tutti quegli anni).

    Villa Igea è una clinica privata e un ospedale psichiatrico: Aldo vi rimarrà trentuno anni. Fino al giorno della sua morte nel 2011 a 86 anni. Conducendo un'esistenza solitaria e silenziosa. Lo chiameranno tutti per quei lunghi anni semplicemente, 'il signor Aldo'. Tutti sanno chi è, ma nessuno nominerà mai quel cognome, né tanto meno sarà Aldo a menzionare mai il nome del padre, che chiama affettuosamente 'il vegliardo', in quelle rare occasioni in cui scambia qualche parola con Onelio Pini, ex operaio metalmeccanico in pensione e militante PCI, cui il partito ha delegato, per così dire, il compito di 'vegliare' su Aldo, cui porta libri e giornali da leggere, la settimana enigmistica e le sigarette.

    Ma chi era veramente Aldo Togliatti e come ci è finito in un ospedale psichiatrico?

    Parliamo di una storia che è stata in qualche maniera volutamente dimenticata o che comunque sarebbe stata in ogni caso dimenticata perché questo è in qualche modo il triste destino delle persone che sono sole o che si sentono sole e Aldo Togliatti si sentiva profondamente solo.

    A Villa Igea ci finisce alla 'fine' di una esistenza profondamente travagliata, nove anni prima della fine di quella Unione Sovietica in cui aveva vissuto tanti anni nel corso della gioventù e nel cui disfacimento, quando questo gli viene raccontato, non riesce a credere e da dove, una volta finita la guerra, non avrebbe forse mai voluto venire via.

    Ci tornerà poi negli anni comunque, in Unione Sovietica o in ogni caso al di là della cortina, per sottoporsi a cure psichiatriche specializzate quando quella che veniva definita inizialmente come stranezza oppure semplice timidezza comincerà a essere considerata come qualche cosa di più: un vero e proprio disturbo mentale.

    Chiaramente tutta questa vicenda negli anni sarà diversamente usata per attaccare 'il Migliore' anche sul piano personale (come se non bastasse la vicenda della scelta di andare a vivere con Nilde Iotti, questione che sarà chiaramente anche al centro di un importante e acceso dibattito interno al partito). Massimo Caprara, per vent'anni suo segretario personale, anche per questo lo definirà come 'il peggiore di tutti', ritenendo centrale la colpevolezza di Palmiro Togliatti nelle problematiche e difficili vicende esistenziali del figlio.

    Qui, prima di continuare a parlare di Aldo, va fatta forse una brevissima parentesi (sicuramente insufficiente data la grandezza della figura) su Palmiro Togliatti. Il più grande leader della storia del partito comunista italiano e di riflesso il più grande leader del comunismo in occidente.

    Palmiro Togliatti è stato l'unico leader probabilmente paragonabile per 'culto', anche proprio per quello che riguarda un certo aspetto iconografico, ai più grandi leader dei paesi comunisti o comunque di quelli sotto la diretta influenza dell'URSS. Cui egli fu del resto sempre profondamente legato e fedele. Così come fu sempre profondamente legato e fedele a Stalin. Tanto che il suo momento più difficile sul piano strettamente politico sarà probabilmente proprio quello della 'svolta' di Kruscev. Possiamo da questo punto di vista solo immaginare la sua grande difficoltà nel fronteggiare quel particolare momento storico e per quello che riguarda la sua stessa ideologia che la linea da dettare al partito e conseguentemente lodare le sue capacità politiche nella gestione e nella trasmissione del messaggio nell'indicare la 'nuova via' ai compagni italiani.

    Ma anche per tutte queste ragioni Palmiro Togliatti è generalmente ricordato con meno 'affetto' di altre grandi figure del partito comunista italiano. I paragoni con Gramsci, l'altro gigante del partito comunista italiano e una grandissima figura intellettuale che è ancora oggi un punto di riferimento per molti, per i più stanno praticamente a zero; il ricordo di Berlinguer è molto più 'vivo' e non solo per una questione temporale ma probabilmente anche perché le due figure (va detto che Togliatti riteneva comunque Berlinguer il suo 'delfino') erano e sono percepite in maniera radicalmente differente. La figura di Palmiro Togliatti appare a tutti come troppo marcata. È una figura troppo grande e troppo pesante con cui misurarsi e del resto questa è oggi anche lontana nel tempo: Palmiro Togliatti appartiene alla storia, a un mondo che oggi non esiste più da oltre mezzo secolo e quella pagina della storia è come se tutti o molti, anche a sinistra, abbiano voluto cancellarla, forse afflitti da quelli che potrebbero essere dei sensi di colpa, forse perché effettivamente incapaci di inquadrare le cose nel loro contesto e storicizzarle, dare loro un valore per quello che sono state in quel momento. E allora immaginate, se per tutti è in qualche maniera difficile tracciare un giudizio su Togliatti, quanto questo potesse essere difficile per il figlio. Palmiro Togliatti era il più grande, 'il Migliore', ma lui? Chi era invece Aldo Togliatti?

    Aldo cresce tra la Francia, Parigi, e la Russia a cavallo tra le due guerre mondiali con i genitori che a causa del fascismo sono stati costretti ad abbandonare l'Italia e impegnati sia a mantenere i legami politici con la madre patria e perché intanto è scoppiata la guerra civile in Spagna.

    Dal 1934 Aldo vive in Russia stabilmente fino alla fine della guerra. Prima all'Hotel Lux con i genitori. Dal 1936-1937 è a Ivanovo, duecentonovanta chilometri a nord est di Mosca, alla 'Prima casa Internazionale d'infanzia Elena Stasova'.

    Ivanovo è un collegio particolare: educa i figli dei rivoluzionari di tutto il mondo.

    Ci sono Aldo Togliatti e Gino Longo (che diventerà segretario del PCI proprio dopo Togliatti). C'è Zarko, il figlio di Tito, che poi troverà la morte al fronte durante gli sviluppi della seconda guerra mondiale. Ci sono i figli di Mao: Mao Anying, il più serio, il più preparato, il più studioso e comunista di tutti; Mao Anqinq, che è tutto il contrario del fratello, gioca a scacchi per ore, va in giro con una balalaica a tracolla e fa yoga in giardino a testa in giù e con i piedi per aria.

    Stando alle ricostruzioni dei fatti, Aldo durante quegli anni è un ragazzo come tutti gli altri. Magari è un po' più riservato ma non dà nessun segno o preoccupazione particolare.

    I suoi problemi cominciano dopo il suo ritorno in Italia all'indomani della guerra.

    Un ritorno che ad Aldo, che in fondo in Italia non ha mai vissuto, non andrà mai giù e che sarà qualche cosa di sofferto e che lo porterà a chiudersi in se stesso sempre di più.

    Aldo rientra a Roma ma poi si trasferisce a Torino, dove vivono i Montagnana, la famiglia della madre. Si iscrive al politecnico ma presto decide (contro il volere del padre) di abbandonare gli studi e l'università e comincia a lavorare alla Sip (società idroelettrica piemontese) e ci resta per due anni. Dopodiché smette.

    A questo punto entra in scena la psichiatria e la storia personale di Aldo ci appare sempre di più come quella di un ragazzo in qualche maniera schiacciato dalla grandezza della figura paterna (senza considerare lo zio Mario e la mamma che stanno comunque nella costituente, Nilde Iotti anche) e che non riesce a trovare un suo posto nel mondo.

    Lo stesso Palmiro Togliatti ammetterà più volte in pubblico di non riuscire a capire quel figlio che è così intelligente ma allo stesso tempo così 'strano'.

    La storia delle vicissitudini di Aldo è raccontata a pezzi, testimonianze dirette, trafiletti di giornale, racconti di uomini vicini a Togliatti come lo stesso Gino Longo oppure Luciano Barca, i Montagnana e le persone che hanno vissuto e lavorato a Villa Igea negli stessi anni in cui ci ha vissuto il 'Signor Aldo'.

    Nel mezzo e fino al 1964 c'è la storia del PCI, la separazione dei genitori, l'attentato a Togliatti e l'Italia sull'orlo della guerra civile, Kruscev.

    Secondo la ricostruzione di questo bel libro di Massimo Cirri e di cui ho provato a riassumere i contenuti, per quanto possibile perché l'autore va veramente a fondo nelle questioni e nel cercare di definire ogni situazione e protagonista delle vicende, non ci sono 'colpevoli' come avrebbe detto poi Massimo Caprara. Come potrebbero del resto. Perché.

    Significativo che a scrivere non sia un biografo e neppure uno storico ma uno psicologo e giornalista e che come tale vuole 'capire' veramente Aldo e questo al di là di ogni aspetto ideologico.

    E anche noi che leggiamo vogliamo capire e allo stesso tempo non possiamo fare altro che provare una forte empatia nei suoi confronti, una tenerezza profonda e un rispetto che in quanto tale ci impedisce anche solo di domandarci se egli fosse pazzo o se lo fosse diventato o se invece in fondo siamo tutti pazzi e come tali in qualche modo siamo tutti soli e a volte non riusciamo non solo a trovare gli altri con cui stare ma neppure noi stessi.

    La grandezza della figura del padre, immaginiamo, sia stata un ulteriore motivo di sofferenza. Una specie di imbarazzo. 'L'ombra di mio padre due volte la mia,' scrive Francesco De Gregori in una sua famosissima canzone.

    Da una parte l'amore, la stima sconfinata nei suoi confronti; dall'altra prima quella lunga sensazione di abbandono e poi quel profondo e ingiustificato senso di inadeguatezza. Che poi ci appare metaforicamente come il senso di inadeguatezza dell'uomo davanti alla grandezza e l'indefinitezza della storia.

    Non sarebbe giusto dopo tutte queste righe parlare di me stesso, ma per ragioni diverse eppure così vicine e così lontane nel tempo e nello spazio, sento di avere molto in comune con l'uomo Aldo oppure chiamatelo pure (se vi pare) affettuosamente Aldino come facevano tutti quelli che gli volevano bene.

    Del resto sono certo di non essere l'unico a sentire questa forte empatia tanto travolgente da sembrare e diventare allo stesso tempo quasi una forma di disagio.

    E allora credo che la cosa più giusta sia chiudere questa pagina allo stesso modo in cui Massimo Cirri conclude il suo libro e non importa se la 'fine' è svelata, perché in fondo questa storia non ha un inizio e non ha una vera fine e nella ripetitività delle cose chissà che non possano essere poi argomentare anche questioni apparentemente più grandi e di natura ideologica.

    Intanto c'è un biglietto. Lo trova un corrispondente di guerra sul fronte orientale. Un certo Vasilij Grossman. È la lettera di un giovane soldato morto: 'Mi manchi tanto. Ti prego. Vieni a farmi visita. Vorrei tanto vederti. Fosse pure solo per un'ora. Scrivo queste righe e intanto mi viene da piangere. Babbo, ti prego, vieni qui.'

    https://www.debaser.it/massimo-cirri/unaltra-parte-del-mondo/recensione

    ha scritto il 

  • 4

    Molto bello, anche se profondamente triste, questo libro su Aldo Togliatti, figlio del Migliore e di Rita Montagnana, che ha trascorso gli ultimi 30 anni della sua vita in un casa di cura per malattie ...continua

    Molto bello, anche se profondamente triste, questo libro su Aldo Togliatti, figlio del Migliore e di Rita Montagnana, che ha trascorso gli ultimi 30 anni della sua vita in un casa di cura per malattie mentali.
    Devo ammettere che lo stile di Cirri non mi piace particolarmente, ma la delicatezza con cui è stato capace di approcciare questa storia che avrebbe potuto benissimo trasformarsi in qualcosa di pietistico o di strumentale mi ha conquistata.
    Estremamente suggestiva la descrizione (immaginaria, per ammissione dello stesso autore) dell'incontro fra Aldino e Marisa, la figlia adottiva di Palmiro Togliatti e Nilde Iotti: forse non è andata proprio così, ma io spero di sì.

    ha scritto il 

  • 5

    "Con la morte di Togliatti [Palmiro] si chiude una fase e non se ne apre nessun'altra"

    - Giancarlo Pajetta

    Ieri parlando di mimose, del perché proprio le mimose nel giorno in cui si festeggia - ricorda - celebra (sì, forse celebra è il termine più adeguato) la Giornata Internazionale d ...continua

    - Giancarlo Pajetta

    Ieri parlando di mimose, del perché proprio le mimose nel giorno in cui si festeggia - ricorda - celebra (sì, forse celebra è il termine più adeguato) la Giornata Internazionale della donna, ho ripensato a Un'altra parte del mondo di Massimo Cirri.
    Perché Cirri ce la racconta bene la storia della mimosa, scelta dalle donne della Costituente, Rita Montagnana in primis - anche moglie di Palmiro Togliatti e madre di Aldo, ma soprattutto combattente comunista e prima donna del partito, esule per decenni insieme al marito e al figlio in giro per l'Europa fino all'approdo (parzialmente felice) in Unione Sovietica - Teresa Mattei e Teresa Noce.
    La scelsero come simbolo perché, semplicemente, fioriva a marzo, perché era profumata e allegra, facile da trovare e per nulla costosa, al contrario delle violette che qualcuno (probabilmente un uomo) aveva incautamente proposto.
    Ma questa, quella del libro di Cirri, è soprattutto la storia di Aldo, detto Aldino, figlio di Palmiro Togliatti.
    E ripeto "figlio di" perché è un marchio che si porterà dietro e che terrà sulle spalle, come una condanna, per tutta la vita. Vita che termina pochi anni fa, nel 2011, in una casa di cura per malattie mentali alle porte di Modena.
    Di lui si sa pochissimo, perché da un certo punto in poi della sua vita, (dopo essere saltuariamente ricomparso in stato confusionale, ma sempre prontamente ricondotto in seno alla famiglia, che non mancherà mai di essere al suo fianco, assistita dagli amici più intimi e dal partito, che lo hanno protetto e reso invisibile fino alla fine), per una strana combinazione chimica che mischia timidezza a follia, desiderio di anonimato e solitudine a mitezza eccessiva, ha iniziato a sparire. Progressivamente, ritirandosi all'inizio in maniera bizzarra, visibile, forse anche incomprensibile, fino a sparire del tutto dalla scena pubblica dopo i funerali del padre.
    Chi era Aldo Togliatti? Un giovane promettente, un uomo colto (viene educato in Russia nella scuola di Ivanovo, destinata ai figli dei dirigenti di tutti i partiti comunisti del mondo), un figlio legatissimo alla madre (su cui anche la fine del matrimonio dei genitori si abbatte in maniera devastante) ma anche al padre al quale è unito da un'ammirazione schiacciante, di quelle che ti impediscono di confrontarti con lui, di quelle che per tutta la vita ti mettono di fronte al fatto che non si può essere migliori del Migliore.
    Massimo Cirri (storico conduttore radiofonico di Caterpillar su Radio2, ma anche psicologo, terapeuta e autore teatrale e letterario), cerca di raccontarcelo a modo suo: mette in campo la sua ironia, la sua capacità di analisi (è il suo ambito professionale originario, quello della decifrazione degli stati di animo che si agitano in una mente complessa - sia pure in assenza fisica del paziente), il suo amore per la ricerca, che è grande. Così come è grande, ed è palpabile, la tenerezza che si fa largo fra le righe e le sue parole: bisogna conoscerlo, è vero, per capire quanto amore e desiderio di protezione nei confronti di Aldino ci sia in Massimo Cirri, bisogna averlo ascoltato alla radio almeno qualche volta per inquadrarlo, per capire che dietro a quello che può talvolta sembrare cinismo o, peggio ancora, superficialità, si nasconde invece una sensibilità umana fuori dal comune, un'attenzione che lo rende speciale, speciale e commovente. Come quel "noi", tanto spesso usato alla radio, che lo porta di volta in volta a immedesimarsi con i suoi interlocutori, e che può sembrare un vezzo da uomo di spettacolo, (presente anche fra queste pagine), che è invece il suo modo per mettersi dalla parte degli altri, il suo modo per entrare nella storia.
    E quindi un po' indaga, un po' ricerca, un po' intervista e viaggia alla ricerca di Aldino, sulle tracce di Aldino, e un po' inventa, sicuramente, ma lo fa sempre sul filo della credibilità, anche quando ci regala dialoghi e interpretazioni che possono sembrare strampalati.
    E così facendo, raccontando e indagando, ci apre una finestra su un mondo misconosciuto: quello di un'Italia che è dovuta fuggire all'estero per poter porre le basi dell'Italia futura, quella delle tante storie dei militanti comunisti, soprattutto i dirigenti, perseguitati e fuggiti in Spagna, o in Francia, o in Russia, dove erano accolti ma anche chiamati a combattere in giro per il mondo per la causa comunista (aiutati, sì, ma anche spiati, giudicati, a volte giudicati e quindi condannati all'isolamento e alla rovina), quella delle donne che hanno posto le basi della Costituente e, infine, quella dei tanti figli, come Aldino, privilegiati, per molti versi, ma sballottolati insieme a loro e cresciuti per la causa al di là di ogni personale interesse o convinzione, laddove, molto spesso, si desiderava e si sognava di avere solo mamma e papà che ti abbracciassero.
    E invece no, si finiva per vivere e scoprire "un'altra parte di mondo", è vero, ma quel mondo, una volta subiti il crollo e l'abbandono del proprio - la famiglia, il partito comunista, l'Unione Sovietica - se si era troppo fragili, trovo sensibili, come sicuramente lo era Aldo Togliatti, si poteva finire per inventarselo e proteggerlo, a discapito del resto del mondo, fino a a trovare, a essere sicuro di aver trovato, "un'altra parte del mondo" dentro di sé.

    Ci sono alcune ripetizioni, è inevitabile, ma questi sono i primi appunti per un commento sul libro, presi durante e a termine lettura.
    Erano rimasti là, nelle bozze dell'iPhone, ma hanno il pregio delle impressioni a caldo.

    "Solo una storia triste"

    Che non è inteso come mondo geografico, per quanto buona parte della storia (e delle storie) si svolga in in anni in cui l'Unione Sovietica era chiusa all'Occidente, ma come un'altra parte del mondo soprattutto interiore, forse sociale.
    Mi piace quel parlare al plurale, quel "noi" che spesso usa Cirri per amplificare l'immedesimazione, per sentirsi (e noi con lui) a volte Aldo Togliatti, altre Anita o Teresa, altre ancora parte di un tutto - i giovani pionieri, i comunisti all'estero, i figli di questi ultimi sballottati un po' qui è un po' là come pacchi postali - che non è un "noi" che diventa coro prendendo le distanze dagli eventi, ma, al contrario, un "noi" che diventa appartenenza, immedesimazione, partecipazione.
    La storia di Aldo Togliatti, Aldino, il figlio sconosciuto (ai più) di Palmiro Togliatti e Rita Montagnana, il figlio nascosto al mondo o forse, meglio, che si nasconde dal mondo, è dolorosamente bella e commovente, toccante al punto da lasciare il desiderio incolmabile di stringerlo a sé, da bambino "abbandonato" dai genitori nel collegio russo Ivanovo (esuli e perseguitati in Italia, i comunisti del nostro paese, e quelli di tutto il mondo, in una sorta di diaspora intellettuale venivano accolto dalle grandi braccia della Madre Russia e di lì spesso, come i genitori di Aldo, partivano alla volta di nazioni come la Spagna per combattere nella guerra civile), ma ancor più da adolescente sempre più introverso e silenzioso o, ancora, da uomo maturo, prima, e da anziano, poi, che finirà per trascorrere trent'anni fra le mura di Villa Igea, a Modena.

    "[...] Così il signor Pini va a trovare Aldo a Villa Igea, ogni martedì e a volte anche il sabato. Porta i giornali e le sigarette, sempre Stop senza filtro, i cambi di biancheria e quello che serve per vestire. Sono abiti comuni, niente di che. Ma Aldo Togliatti lascerà in tutti il ricordo di una persona elegante. È una sintonia con l'ambiente di Villa Igea, un'osmosi tra il luogo e la persona che ci si ritrova dentro? O qualcosa di più personale, insito. Aldo Togliatti un tratto di eleganza ce l'ha naturale. È l'eleganza dei miti, quelli che passano delicati anche attraverso i vestiti che portano. Si muove leggero, dicono, nei corridoi e nel giardino. Una leggerezza dei passi e dei modi. Per non dare fastidio, non premere troppo su dove ci si è trovati a essere. Una leggerezza che ci viene da mettere in corrispondenza con una voglia di scomparire. Di mettersi agli occhi del mondo. Una delicatezza lieve, presumiamo, in opposizione alla pesantezza che Aldo Togliatti si trascina addosso."

    "Mimosa, bella mimosa,
    per chi sono fiorite
    sui tuoi alberi d'oro
    a grappoli le pepite?"

    [Gianni Rodari, premio Mimosa albero d'oro]

    ha scritto il 

  • 4

    Aldo Togliatti detto Aldino, figlio di Palmiro e di Rita Montagnana, muore a Modena nel 2011, in una clinica per malati di mente dove è registrato col solo nome (senza cognome) e un numero. Con delica ...continua

    Aldo Togliatti detto Aldino, figlio di Palmiro e di Rita Montagnana, muore a Modena nel 2011, in una clinica per malati di mente dove è registrato col solo nome (senza cognome) e un numero. Con delicatezza e toccante rispetto per il mistero della sofferenza altrui, Massimo Cirri ricostruisce la sua storia, e molto altro, in questo bel libro. Tutti ci ritiriamo in noi stessi quando ci scottiamo a contatto col mondo di fuori, scrive Cirri. Ma in alcuni (più sensibili? Più deboli? Mai visti così tanti punti interrogativi come in Un’altra parte del mondo), il meccanismo naturale di difesa si potenzia, a scapito delle capacità di farci i conti, con il fuori, che poi sono la famiglia, gli insegnanti, gli amici, e le vicende della vita in generale. E più uno abbassa la serranda per difendersi dalla sofferenza (“a scapito di quel bisogno di essere in comunione con gli altri che tutti sentiamo”), più è facile restare ulteriormente feriti, e allora la serranda si abbassa un altro po’: finché in certi casi, e senz’altro nel caso di Aldo Togliatti, si chiude ermeticamente. Brillante, e narrativamente efficacissima, l’idea di studiare e raccontare tutto questo nella famiglia di un grande dirigente comunista del Novecento: in un mondo, cioè, in cui il dentro è bandito (“Togliatti non si confidava neanche con se stesso”), perché comanda il fuori, le vicende tragiche e tremende della Storia. In pochi libri come questo si capiscono la grandezza e il sacrificio della generazione di comunisti, quella di Togliatti, passata per le prigioni fasciste, la guerra, lo stalinismo, la ricostruzione. Ma alla fine, questo libro, come scrive Cirri parlando di altro, riesce soprattutto a essere “un modo, inadeguato come tanti di noi umani, per provare a esserci un po’ meno lontani”.

    ha scritto il 

  • 1

    Una storia affascinante e potenzialmente di grande valore narrativo nelle mani di Cirri si trasforma in qualcosa a metà tra un bignami sgrammaticato e una relazione psicosociale dell'ASL. Aldo Toglia ...continua

    Una storia affascinante e potenzialmente di grande valore narrativo nelle mani di Cirri si trasforma in qualcosa a metà tra un bignami sgrammaticato e una relazione psicosociale dell'ASL. Aldo Togliatti meritava uno scrittore forse anche un poeta perché la malattia mentale negli abissi della guerra é una realtà dolorosa dell'essere umani che appartiene a tutti. Credo che nemmeno un editor sia passato su queste 340 faticose pagine a giudicare dalla sintassi fantasiosa e i refusi.

    ha scritto il 

  • 5

    C'è un padre che fa la Storia ed un figlio troppo fragile. Oppure c'è un figlio ingombrante per un padre che non può permettersi troppa fragilità. In decenni di Storia che ha davvero cambiato il mondo ...continua

    C'è un padre che fa la Storia ed un figlio troppo fragile. Oppure c'è un figlio ingombrante per un padre che non può permettersi troppa fragilità. In decenni di Storia che ha davvero cambiato il mondo, accadono anche storie così, di solitudine, dolore, frustrazione. Fra le righe interrogativi che non troveranno mai risposta su questi ragazzi figli di "rivoluzionari professionali" (definizione che si dava un'altra grande protagonista di quegli anni, Teresa Noce) sballottati fra collegi e il continuo esilio.
    Una lettura davvero intensa, scritta con quel linguaggio asciutto e accorato tipico degli psicologi (quelli bravi..)

    ha scritto il 

  • 4

    Viens plus vite si tu peux

    "Gli avvenimenti sono enormi montagne della storia e minuscole traversie di ognuno di noi. Le ipotesi sono sempre traballanti e irrispettose. Le facciamo sapendo della loro insensatezza. E' un modo, i ...continua

    "Gli avvenimenti sono enormi montagne della storia e minuscole traversie di ognuno di noi. Le ipotesi sono sempre traballanti e irrispettose. Le facciamo sapendo della loro insensatezza. E' un modo, inadeguato come tanti di noi umani, per provare a esserci un po' meno lontani. Nient'altro."
    Ecco, il senso di questo libro è proprio questo: un libro pieno di rispetto, di comprensione, molto attento a distinguere le ipotesi, le testimonianze, la realtà.
    La storia di Aldo, Aldino o Aldolino, Togliatti, ma anche tante altre storie, storie di ragazzini come lui che hanno avuto un'infanzia così differente in Unione Sovietica, in scuole ad hoc, storie di un Partito che è stato così importante, così necessario alla storia di questo paese, storie di una famiglia, non come tante (e come sempre le storie di famiglia sono misteri, gorghi insondabili), e soprattutto la storia di un difficile, impervio, impossibile rapporto tra un figlio e il proprio padre, definito il "Migliore".
    Mi ha commosso, la storia di Aldo Togliatti: un uomo gentile, solitario, che chissà che vita avrebbe avuto se non si fosse chiamato così. Una storia terribile, narrata in punta di piedi, con sguardo discreto e affettuoso, di un uomo con un disagio psichico, mai violento, che ha passato più di trent'anni rinchiuso in una casa di cura.

    ha scritto il