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Un'arma in casa

Di

Editore: Feltrinelli

3.8
(112)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 272 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8807816563 | Isbn-13: 9788807816567 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Grazia Gatti

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Una sera di gennaio del 1996 qualcuno bussa alla porta di Harald e Claudia Lindgard per annunciare una terribile notizia: Duncan, il loro unico figlio, è stato arrestato con l'accusa di avere ucciso un amico che ha trovato a letto con la propria ragazza. Che genere di lealtà un padre e una madre devono a un figlio che ha compiuto l'inimmaginabile? Come ha potuto questi non riconoscere l'intangibilità della vita umana? Cosa hanno fatto per influenzare il suo carattere? Dove hanno sbagliato? L'autrice descrive l'itinerario caotico che devono percorrere i genitori per ricostruirsi un'immagine del figlio e per riappropriarsi di una parte del suo destino, seguendolo giorno dopo giorno nel processo che svelerà loro tratti ignoti di Duncan.
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  • 3

    Sarebbero 3 stelle e mezzo: è la storia di due genitori che hanno ricevuto una doccia gelata in quanto l'unico figlio ha compiuto un omicidio.
    Si parla delle reazioni verso il figlio, dentro la coppia, verso l'avvocato nero in un Sud Africa post apartheid.
    E' tangibile l'ipocrisia dei genitori: s ...continua

    Sarebbero 3 stelle e mezzo: è la storia di due genitori che hanno ricevuto una doccia gelata in quanto l'unico figlio ha compiuto un omicidio. Si parla delle reazioni verso il figlio, dentro la coppia, verso l'avvocato nero in un Sud Africa post apartheid. E' tangibile l'ipocrisia dei genitori: si reputano progressisti ma non si sono mai schierati contro le discriminazioni razziali e temono che l'avere un avvocato nero possa penalizzare il figlio. Non è un libro schierato verso né l'innocentismo, né il colpevolismo: rimbalza continuamente tra le due parti. Mi ha però molto irritato che si passa tra dialogo diretto e dialogo indiretto come se niente fosse.

    ha scritto il 

  • 4

    E' uno degli incubi più grandi per una mamma e un papà che hanno un figlio fuori casa sentire il campanello suonare e vedere un messaggero che pronuncia parole che mai si dovrebbero sentire: è successa una cosa terribile.
    Un incidente stradale, domestico, un malore fisico, un furto. Ma chi può m ...continua

    E' uno degli incubi più grandi per una mamma e un papà che hanno un figlio fuori casa sentire il campanello suonare e vedere un messaggero che pronuncia parole che mai si dovrebbero sentire: è successa una cosa terribile. Un incidente stradale, domestico, un malore fisico, un furto. Ma chi può mai aspettarsi di sentirsi dire: tuo figlio è in prigione perchè ha appena ucciso un essere umano, un amico. Alla coppia protagonista di questo straordinario romanzo è proprio quello che accade: 50enne dirigente di un'importante società di assicurazioni lui, 47enne medico lei, villa di proprietà, benessere economico e consapevolezza di aver cresciuto il loro unico figlio, Duncan, dentro il benpensante e moderno modo di vita borghese, con educazione, rispetto per sè e per gli altri soprattutto in quello che li rende differenti: orientamento sessuale e colore della pelle. Perchè la storia è ambientata nel Sud Africa che ha appena raggiunto l'integrazione e che sta addirittura votando per l'abolizione della pena di morte. La prima parte del libro è lentissima e bellissima: un viaggio dentro l'essere genitori "normali" e l'essere genitori di un omicida reo confesso. Riflessioni di grande profondità, che vanno assaporate una per una e ripensate, sul senso della famiglia, dell'educazione, sugli errori commessi per amore di un figlio e sempre per il suo bene, sulla scoperta che educarlo e lasciarlo libero di fare la sua vita senza chiedere mai nulla non è indice di libertà e apertura di vedute, ma di non conoscenza di chi si è cresciuto. Questa famiglia viene catapultata nel mondo del carcere e della legge, riconoscendo che mai se ne sono interessati perchè coscienti che mai poteva capitare loro, che non hanno mai osato neppure non pagare una multa. Si ritengono "all'avanguardia" perchè in un paese come il Sud Africa hanno sempre creduto all'integrazione, all'uguaglianza, ma dalla comodità del salotto di casa loro, non hanno mai pensato che si può combattere in prima persona per una cosa in cui credi: ecco che il loro pupillo uccide un caro amico di colore e ha solo amici di colore. Sono sicuri, questi genitori, di essere liberi da ogni pregiudizio? Sono sicuri di essere così moderni da accettare che gli amici del figlio sono anche gay e che di qualcuno è stato anche amante? Sono abbastanza aperti da accettare anche questo? Forse sì, ma non possono sfuggire alla domanda cruciale: ma chi è quest'essere che abbiamo messo al mondo? E quando abbiamo perso di vista la sua evoluzione? La personalità di questo ragazzo non emerge se non nella seconda parte, quella del processo e quella più snella come lettura, e dalle parole di chi lo conosce davvero bene: gli amici, eccola la sua famiglia. Ho trovato questi genitori terribili nella freddezza data dalla loro impostazione sociale e culturale. Dio santo, quando tuo figlio, appena finito nel parlatoio di un carcere, ti dice "se non foste venuti più vi avrei capito" piangi, urli magari, gli molli un cazzotto o lo stritoli in un abbraccio o ti disperi e gli chiedi il perchè di quella frase, che suona tanto velata accusa... Non te ne resti impassibile e zitto a pensare che quando era piccolo gli hai detto "ci saremo sempre per te". E' comunque quello che fanno, nel loro silenzio, nelle loro paure: gli stanno vicino, sempre, nonostante quello che emergerà di lui dalle testimonianze del processo. Sono i suoi genitori. Ho ripensato a quando, anni fa, Erika De Nardo scannò mamma e fratellino e il padre continuò sempre e con costanza ad andare a trovarla in prigione. Mi chiedevo "ma come fa?", gli chiedevano "ma come fa?", al che rispose "come faccio? E' mia figlia". Sono una mamma e, nonostante il mio sia un amore con dimostrazioni più fisiche e meno freddezza, i genitori di questa storia hanno ragione: sarò sempre qui tutte le volte che avrà bisogno di me, per e nonostante i motivi per cui avrà bisogno di me. E' mia figlia.

    ha scritto il 

  • 4

    Una scrittura "difficile" anche se mi chiedo quanta parte abbia avuto il traduttore.
    Una scrittura lenta, ma entrambe le indicazioni non valgono quali difetti, perché la storia è difficile e lenta, inevitabilmente.
    Tutto mirabilmente narrato indirettamente attraverso la voce e i ricordi dei pro ...continua

    Una scrittura "difficile" anche se mi chiedo quanta parte abbia avuto il traduttore. Una scrittura lenta, ma entrambe le indicazioni non valgono quali difetti, perché la storia è difficile e lenta, inevitabilmente. Tutto mirabilmente narrato indirettamente attraverso la voce e i ricordi dei protagonisti, la voce interiore però, che mescola il ricordo, rado, di discorsi riportati direttamente, alle riflessioni interiori. ** Un paio di passaggi sono straordinari, un poco di cose mi lasciano perplesse rispetto al piano processuale, forse ha sbagliato il traduttore? Forse Nadine Gordimer non è stata abbastanza attenta? Non so. * Ma in ogni caso il libro mi è sembrato eccezionale.

    ha scritto il 

  • 3

    Non mi ha entusiasmata particolarmente nonostante i giudizi positivi che mi erano stati dati. E', praticamente, la cronaca di un processo vista con gli occhi dei genitori dell'assassino. La storia in se è interessante, ma non mi è piaciuto molto lo stile della scrittura.

    ha scritto il 

  • 0

    "Un arma in casa" o, meglio, L'arma di casa, pur essendo stato scritto circa quindici anni prima, permette di trovare una chiave di lettura nella vicenda di Oscar Pistorius, accusato di omicidio della fidanzata Reeva Steenkamp.


    Nadine Gordimer racconta il nuovo Sudafrica, liberato d ...continua

    "Un arma in casa" o, meglio, L'arma di casa, pur essendo stato scritto circa quindici anni prima, permette di trovare una chiave di lettura nella vicenda di Oscar Pistorius, accusato di omicidio della fidanzata Reeva Steenkamp.

    Nadine Gordimer racconta il nuovo Sudafrica, liberato dall'apartheid ma gravato da una pesante eredità. Anni di violenza di Stato, di violenza in opposizione allo Stato, di persone ridotte a uomini di serie B, la violenza e, in particolare l'omicidio, sono diventati un fatto comune, usuale, normale.

    Non ne è immune un giovane di buona famiglia, cresciuto secondo valori positivi dal padre credente cattolico e dalla madre laica prograssista. Perchè un ragazzo avviato a una carriera di architetto, intelligente, indipendente, uccide? Perchè non fa nulla per negare o stigmatizzare il proprio atto?

    I genitori, "brave persone" pur senza aver mai lottato attivamente contro l'ingiustizia del proprio Paese, si trovano a riflettere sulle possibili incoerenze mostrate nel vivere i propri valori, che possono aver reso al figlio l'idea che è sempre possibile trovare deroghe alle leggi morali.

    Il Sudafrica affronta la decisiva discussione che eliminerà la pena di morte, ma sa di essere vulnerabile nei confronti di una violenza crescente e verso cui occorre trovare in fretta i giusti criteri deterrenti, punitivi, rieducativi.

    Accusa e difesa si giocano tutto sulle perizie psichiatriche, che devono districarsi tra sanità mentale e patologia, tra responsabilità e inconsapevolezza.

    La comunità in cui matura il crimine rappresenta il fallimento di un tentativo di convivenza dove il "libero amore" praticato non garantisce l'eliminazione delle pulsioni negative, connaturate alla condizione umana.

    In questa complessità crescente, sapendo che comunque una pena è necessaria, ma deve anche essere giusta, sembra impossibile arrivare non solo alla verità, ma almeno a una qualche interpretazione plausibile.

    L'autrice riporta l'ordine con i rari paragrafi in cui l'accusato parla, svelandoci il suo punto di vista su un crimine per cui tutte le discussioni diventano trascurabili. Solo il vissuto di chi ha ucciso spiega davvero una vicenda tragica, legata alla natura umana. Duncan diventa il protagonista di un nuovo approccio letterario per sondare l'essere umano e la sua capacità di compiere il male verso i suoi simili.

    La conclusione che ci ho trovato non sarà innovativa, ma è quella realistica: la giustizia umana è imperfetta, ma necessaria. O viceversa, se preferite.

    ha scritto il 

  • 4

    Sono doppiamente soddisfatta: innanzitutto, non credevo che sarei riuscita a finire senza traumi questo libro e poi soprattutto perché mi è piaciuto un sacco.. Quindi DUE A ZERO per Serena palla al centro! :DD
    Mi ero imbattuta nel libro quasi per caso, la trama mi era piaciuta e soprattutto avev ...continua

    Sono doppiamente soddisfatta: innanzitutto, non credevo che sarei riuscita a finire senza traumi questo libro e poi soprattutto perché mi è piaciuto un sacco.. Quindi DUE A ZERO per Serena palla al centro! :DD Mi ero imbattuta nel libro quasi per caso, la trama mi era piaciuta e soprattutto avevo visto nella lettura di questo libro la possibilità di approfondire la mia conoscenza del Sudafrica (dove ho lasciato una parte del mio cuore..) grazie ad un premio Nobel per la letteratura. Però poi avevo letto tante recensioni non propriamente positive, commenti circa la lentezza estrema del romanzo e il mio entusiasmo si era un po' sgonfiato.. Ho rimandato il rimandabile :D Alla fine però il mio sesto senso non mi ha ingannato e ancora una volta ho scoperto una chicca! Certo, non è un romanzo 'facile' o leggero, questo no.. Anzi, durante la lettura ogni tanto dovevo fare delle pause perché mi calava la palpebra oppure leggevo senza quasi capire.. Però merita davvero! E nella sua lentezza è comunque assai bello! Lentino sì, ma di una lentezza che non pesa (troppo)! Nadine Gordimer è una narratrice invadente: è praticamente onnipresente, i suoi commenti e i suoi giudizi sono ben identificabili e ben poco celati. Eppure questo non rappresenta assolutamente un punto di biasimo.. E' una presenza confortante, in un certo senso: ci prende per mano e ci guida all'interna di questa intricata faccenda. Mi ha ricordato un po' una mamma premurosa che porta i propri figli al parco giochi e li guarda giocare.. :))

    La vicenda protagonista, l'uccisione di un uomo da parte di Duncan, non è importante tanto in quanto tale**, bensì perché "grazie ad essa" (se si può ringraziare una cosa del genere..) la Gordimer riesce a parlare di tante cose: il razzismo in Sudafrica, la violenza, l'essere genitori, ciò che si dà per scontato (e scontato proprio non lo è!!) e soprattutto il rimettere in dubbio tutte le proprie certezze: Claudia e Harald, i genitori di Duncan (e secondo me veri protagonisti del libro, in quanto Duncan appare sempre "di riflesso", mai come centro della storia, paradossalmente), persone bianche e agiate nell'Africa post-apartheid, da un momento all'altro, dal fatidico venerdì, vedono scomparire la loro tranquilla esistenza, si attaccano l'un l'altro, biasimano se stessi e cercano di comprendere dove e come hanno sbagliato nell'educare il loro unico figlio, la gioia dei loro occhi; e la lezione più dura di tutte che dovranno affrontare non è perdere le loro sicurezze, ma diventare consapevoli del fatto che il sangue del loro sangue è ben lontano dall'essere perfetto, dall'essere come loro se lo immaginavano.. Ho apprezzato molto lo stile della Gordimer: al di là della sua presenza, ho trovato molto poetiche alcune frasi e molto profondi alcuni pensieri.. La sua scrittura vellutata mi ha coccolato, durante la lettura!

    Se siete pronti a lasciarvi catturare da un libro non facile, un po' lento e a tratti pesantino (la parte del processo occupa gran parte del romanzo) ma scritto davvero davvero bene, con grande caratterizzazione.. Allora "Un'arma in casa" fa al caso vostro! :))

    **Sento che questa frase è DAVVERO contorta.. Perdonatemi!!

    Ero pronto a morire per te. [...] Ma immaginare che sarei stato pronto ad uccidere.. anche solo me stesso. No. L'amore è vita, è la forza procreatrice, non può uccidere. E se lo fa non è amore.

    Non sarai mai solo perché noi siamo soli senza di te.

    ha scritto il 

  • 3

    Sono la fiamma di una candela piegata da venti che non puoi vedere

    Sarai tu a raddrizzarmi così ch’io possa ardere
    Sottotitolo:
    Il figlio Duncan


    Nadine.. che nome! Come poteva non entrare a far parte della mia libreria? Era diverso tempo che ci scrutavamo, l’occasione è stata un libro in prestito.
    La prima cosa che colpisce è la freschezza ...continua

    Sarai tu a raddrizzarmi così ch’io possa ardere Sottotitolo: Il figlio Duncan

    Nadine.. che nome! Come poteva non entrare a far parte della mia libreria? Era diverso tempo che ci scrutavamo, l’occasione è stata un libro in prestito. La prima cosa che colpisce è la freschezza e l’attualità della prosa di una scrittrice nata nel 1923 e che ha scritto questo romanzo nel 1998. Nadine è femmina il gomitolo della narrazione lo srotola senza fretta, con gesti misurati. Nei primi capitoli si beneficia della sua bravura. Ci sono due genitori cinquantenni bianchi, agiati, che improvvisamente si trovano a far fronte all’inverosimile: il loro unico figlio reo confesso di un omicidio. Dove hanno sbagliato? Come hanno potuto generare un assassino? Sullo sfondo c’è il Sudafrica post apartheid, un posto dove la violenza è una regola di vita. Ma il figlio non ha ucciso per strada, l’ha fatto in casa propria. La vittima è un amico con il quale aveva un legame perverso. Purtroppo entra in scena l’avvocato (di colore, con tutte le implicazioni annesse) e inizia la lunga preparazione del processo, a cui seguirà il dibattimento in aula, al quale seguirà il verdetto. Il gomitolo viene riavvolto, si torna da capo, una, due volte. I gesti misurati diventano ripetitivi, snervanti.. Nadine, eddai.. La giustizia è una messa in scena Il figlio D’UN CAN si rivela davvero tale, non è quello che potrebbe definirsi l’orgoglio dei genitori. Rischia la pena capitale, Nadine si schiera contro l’omicidio di stato pur facendo dire al protagonista “E’ assurdo che l’assassino sopravviva all’assassinato”. Non mi piacciono i processi, dal dibattimento in poi ho sperato che il libro finisse il prima possibile. Mi lasciavano indifferente anche i colpi di scena. Ecco spiegate le 3 stelle Nadine però ha stoffa, chiamo a testimoniare: Le donne, solo le donne, hanno di queste risorse. Pensano a come portare sollievo.

    ha scritto il 

  • 4

    E' il primo libro che leggo di questa autrice e l'ho trovato molto originale (narra il dramma di un delitto attraverso gli occhi dei genitori dell'omicida) e particolare tant'è che ho deciso che approfondirò la"conoscenza"di Nadine Gordimer andando a leggere gli altri suoi romanzi.

    ha scritto il