Un'eredità di avorio e ambra

Di

Editore: Bollati Boringhieri

4.1
(605)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 397 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Danese , Tedesco , Spagnolo , Catalano

Isbn-10: 8833922340 | Isbn-13: 9788833922348 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: eBook , Copertina rigida

Genere: Arte, Architettura & Fotografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Un'elegante vetrina nella casa londinese di Edmund de Waal contiene 264 sculture giapponesi di avorio, o legno, non più grandi di una scatola di fiammiferi, raffiguranti divinità, personaggi di ogni tipo, animali, piante. La vetrina è aperta, e i piccoli figli di de Waal possono estrarre i netsuke così si chiamano i minuscoli oggetti - e giocarci. Come facevano, ha scoperto l'autore, i piccoli figli di Viktor e Emmy von Ephrussi, suoi bisnonni, nel boudoir della madre, in un fastoso palazzo viennese della Ringstrasse, un secolo fa. Prima che Hitler entrasse in trionfo a Vienna e avessero inizio le persecuzioni e i saccheggi nelle case degli ebrei. Ebrei di Odessa erano appunto gli Ephrussi, commercianti di cereali e poi banchieri ricchi e famosi quanto i Rothschild, con ville e palazzi sparsi in tutta Europa. Quello di Vienna, dove i netsuke arrivano nel 1899 da Parigi - dono di nozze ai cugini di Charles Ephrussi, famoso collezionista, mecenate, storico dell'arte, amico di Renoir, Degas, Proust - conteneva tante e tali opere d'arte che i minuscoli oggetti sfuggirono all'attenzione dei razziatori nazisti. Affascinato dall'eleganza, dalla precisione, dalle straordinarie qualità tattili delle sculture, l'autore decide di ricostruire la storia dei loro passaggi da una città all'altra, da un palazzo all'altro, da una mano all'altra. Ricostruisce così anche la storia romanzesca della sua famiglia.
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  • 4

    "QUELLA DEI NETSUKE ERA UNA STORIA NASCOSTA"

    Di avorio e ambra, di legno di bosso, di castagno o di olmo, raffiguranti animali, frutti o minuscoli personaggi in vari atteggiamenti: sono i netsuke, ninnoli giapponesi fatti per fermare una borsa a ...continua

    Di avorio e ambra, di legno di bosso, di castagno o di olmo, raffiguranti animali, frutti o minuscoli personaggi in vari atteggiamenti: sono i netsuke, ninnoli giapponesi fatti per fermare una borsa alla cintura ma anche per essere toccati, manipolati, accarezzati, riposti in tasca o, finiti in ricche collezioni, esposti in apposite vetrine.
    Ben 264 di questi piccoli oggetti, dopo alterne fortune, approdano presso Edmund de Waal, erede degli Ephrussi, una ricchissima (ex) famiglia di banchieri ebrei provenienti da Odessa e poi stabilitisi chi a Parigi chi a Vienna. Il loro fascino è tale che il nostro autore intraprende una difficile e appassionante ricerca per scoprirne la storia nascosta e, insieme, ricostruire anche quella della sua famiglia, dei suoi spostamenti e dei luoghi dove si stabilì. Intraprende così diversi viaggi, portandoci con sé, prima nella Parigi colta e all’avanguardia della seconda metà dell’Ottocento, poi nella Vienna opulenta agli albori del XX secolo, fino al crollo dell’impero asburgico e oltre; infine arriviamo in Giappone dove i netsuke qualche secolo prima erano nati e dove, per un certo tempo, tornano ad abitare.
    La narrazione ci incanta mentre seguiamo l’autore nei teatri, nei caffè, negli atelier e nelle case d’asta di Parigi, allora capitale culturale e artistica di tutta l’Europa. Fa risuonare anche per noi la voce di Marcel Proust nei salotti pettegoli, ci guida nei salon dei pittori impressionisti, ci fa gustare le rivalità tra Monet, Renoir e Degas che si contendono la vendita delle loro tele al ricco intenditore Charles, l’antenato collezionista di opere del Rinascimento italiano e d’Oriente. Si diffonde il gusto del japonisme e, insieme, come il serpente strisciante nell’erba dell’Eden, un antisemitismo che prima appare soltanto un po’ maligno, per poi manifestarsi aggressivo e pericoloso nell’affaire Dreyfus.
    Ma questo è poca cosa se paragonato all’antisemitimo russo e ai pogrom che fanno scappare tanti ebrei oltre i confini dell’impero nella ricca Vienna. Dove, sempre all’inseguimento dei netsuke, arriviamo pure noi col nostro scrittore. Ed entriamo nella casa, sfarzosa fino ad essere imbarazzante, dei cugini di Charles ai quali egli ha regalato per le nozze la sua collezione. (segno forse del declino parigino della moda del japonisme? E’ arrivato il simbolismo con Redon e compagnia!)
    Ecco un interno della dimora, specchio anche del pesante gusto fin de siècle, pretesto per l’ironia (si può dire, tipicamente ebraica?) dello scrittore: “Quattro sale rivestite d’oro. Gli interni sono bui, molto bui, le pareti suddivise in pannelli delimitati da nastri dorati, i camini massicci fatti di marmo. Sui pavimenti un elaborato parquet. Pesanti modanature dorate, in rilievo e ricoperte da minuziosi ghirigori neoclassici, dividono i soffitti in una ragnatela di losanghe, ovali e pannelli triangolari. Ghirlande e foglie di acanto sono la ciliegina su questa torta indigesta… La sala della musica presenta allegorie delle muse. Dee assortite spargono fiori nel salone principale, mentre quello più piccolo è disseminato di putti. La sala da pranzo, dolorosamente scontata, mostra ninfe che versano vino, coperte di grappoli d’uva o con selvaggina sulle spalle. Senza alcun valido motivo, altri putti sono assisi sugli architravi delle porte”.
    La famiglia degli Ephrussi non sembra risentire nel suo tenore di vita per la sconfitta della Grande Guerra ma non potrà scamparsela dall’antisemitismo nazista trionfante dopo l’anschluss. Purtroppo per loro, come per tutti gli ebrei d’Europa, la storia prende la piega che conosciamo.
    E purtroppo un po’ anche per questo romanzo che, nella narrazione dei tragici avvenimenti sofferti dai bisnonni dell’autore, perde un po’ del suo smalto.
    Smalto che riacquista presto, col viaggio in Giappone di un altro zio, nuovo proprietario della collezione, approdato nel Paese del Sol Levante sconfitto, insieme agli americani vincitori.
    America über alles!

    ha scritto il 

  • 5

    Non lo capivo proprio da giovine quando vedevo il grigiore degli adulti a leggere saggi a manetta dimentichi dei romanzi e mi pareva sintomo della noia mortale della maturità, della morte del sogno e ...continua

    Non lo capivo proprio da giovine quando vedevo il grigiore degli adulti a leggere saggi a manetta dimentichi dei romanzi e mi pareva sintomo della noia mortale della maturità, della morte del sogno e così via. Adesso che sono negli anta però mi trovo progressivamente sempre di più anche io a leggere libri che son più saggi che romanzi. come mai? Bella domanda, e non so se una risposta c'è e conferma le tesi del giovine che ero e forse l'età incipiente spinge a esplorare e spezzettare la realtà abbandonate le velleità del sogno.
    Ecco tutto questo per dire che questa storia però è il compromesso perfetto tra il saggio e il romanzo, la narrazione molto garbata. La storia di tre città e i membri di una famiglia segue le vicende di una collezione di netsuke che arriva nelle mani dell'autore. La storia ci parla così da una parte del "clima" di queste tre città, soprattutto dal punto di visto artistico e soprattutto su come si sviluppa il gusto artistico in un orizzonte europeo che vede un sempre più fitto scambio e più forti influenze in un mondo il cui orizzonte continua ad ampliarsi. Ci racconta anche lo sviluppo sociale che porta ai nazionalismi del secolo scorso e il vissuto e il ruolo delle comunità ebraiche in questi paesi che diventano sempre di più urbanizzati. E la magia di una collezione di netsuke, la cui patina passa indenne i tumulti della storia.

    ha scritto il 

  • 4

    “le eredità non sono mai banali. Che cosa viene ricordato e cosa dimenticato, nel passaggio?”. Edmund De Waal è un giovane ceramista inglese che ha vinto una borsa di studio a Tokyo. Qui passa un pome ...continua

    “le eredità non sono mai banali. Che cosa viene ricordato e cosa dimenticato, nel passaggio?”. Edmund De Waal è un giovane ceramista inglese che ha vinto una borsa di studio a Tokyo. Qui passa un pomeriggio a settimana in compagnia del prozio Iggie che è solito esaminare insieme a lui la sua collezione di 264 netsuke (antiche statuine giapponesi d’avorio raffiguranti animali, contadini, oggetti). Anni dopo, alla morte di Iggie, Edmund eredita i netsuke e decide di indagare sui rapporti tra quegli oggetti e le persone che li hanno maneggiati e i luoghi che hanno attraversato. Quest’intento, perseguito a tempo pieno per ben due anni, si traduce in un grande affresco storico. Coltissimo, dotato di grandi capacità evocative e di un sottile senso dell’umorismo, De Waal ci racconta come i suoi antenati ebrei di Odessa, gli Ephrussi accumulino una fortuna attraverso il commercio di frumento e poi si dedichino alla finanza aprendo banche in tutta Europa. C’è un ramo della famiglia che adora l’arte e, appena può investe in quadri e libri. A comprare i netsuke è Charles Ephrussi, che alla fine dell’Ottocento a Parigi, ha una casa museo spettacolare e frequenta Marcel Proust, Edouard Manet, Auguste Renoir… Nel 1899, quando a Vienna si sposa Viktor, suo nipote, Charles gli invia per regalo la sua preziosa collezione giapponese. I netsuke passano così dal salotto parigino allo spogliatoio viennese di Emmy, la giovane e civettuola moglie di Viktor, che passa molto tempo a cambiarsi d’abito e approfitta di questi momenti per vedere i suoi figli e lasciarli giocare con le statuette. La parte del libro ambientata a Vienna è la più tragica: i ricchissimi Ephrussi si sentono a tutti gli effetti austriaci e non riescono a credere che dopo la guerra l’atteggiamento nei loro confronti cambi, che l’antisemitismo dilaghi. Mentre i quattro figli di Viktor e Emmy sono in salvo all’estero nel 1938, la coppia, a cui sono stati sequestrati tutti i beni, è ancora in Austria nel momento in cui Hitler estende a questo paese le leggi razziali. Emmy si uccide, Viktor riesce a raggiungere la figlia Elisabeth in Inghilterra; di tutto il loro patrimonio restano i netsuke che la cameriera Anna nasconde sotto il suo letto, quando i nazisti spogliano il palazzo. Anna consegnerà le statuine a Elisabeth nel 1945 e lei li darà al fratello Iggie, il quale deciderà di trasferirsi in Giappone insieme a loro per rifarsi una vita. Scrive De Wall: “non so più se questo libro parli della mia famiglia, della memoria, di me, o se sia ancora un libro su certi oggettini giapponesi”. Di fatto è un libro ricchissimo di spunti e scritto benissimo. (Edmund De Waal, Un’eredità di avorio e ambra, traduzione di Carlo Prosperi, Bollati Borringhieri, 2014)

    ha scritto il 

  • 3

    La collezione di netsuke giapponesi come paradigma di un ciclo vichiano. Silenti assistono allo scorrere della storia della famiglia Ephrussi, dagli inizi della loro fortuna ai tragici eventi del nazi ...continua

    La collezione di netsuke giapponesi come paradigma di un ciclo vichiano. Silenti assistono allo scorrere della storia della famiglia Ephrussi, dagli inizi della loro fortuna ai tragici eventi del nazismo alla rinascita dopo la guerra. Sono lì, immobili, pronti ad assistere al nuovo corso degli eventi. Un bel libro. Da leggere

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    L'autore, seguendo le sorti di una preziosa collezione di netsuke giapponesi, ricostruisce la storia vera e romanzesca della sua famiglia. Ci troviamo così a Parigi negli ultimi trent'anni dell'800 do ...continua

    L'autore, seguendo le sorti di una preziosa collezione di netsuke giapponesi, ricostruisce la storia vera e romanzesca della sua famiglia. Ci troviamo così a Parigi negli ultimi trent'anni dell'800 dove gli Ephrussi, ebrei, divenuti ricchissimi banchieri, frequentano Proust, che si ispira a uno di loro per Swann, e comprano i dipinti di Degas e Renoir. Poi si passa alla fastosa Vienna di Francesco Giuseppe fino agli anni terribili di Hitler, infine al Giappone dal tremendo dopoguerra fino ai giorni nostri. La narrazione, pur con qualche lentezza, è affascinante, particolareggiata, interessante, assolutamente vera e addirittura corredata di foto e cartine. Ovviamente, la persecuzione degli ebrei e le cause di essa occupano un posto fondamentale nel racconto. Consigliato a chi ama la storia dal di dentro.

    ha scritto il 

  • 5

    De Waal è un critico, storico dell’arte e professore di ceramica alla University of Westmister, è uno dei più famosi artisti della ceramica inglesi. Questa premessa serve per capire per quale motivo l ...continua

    De Waal è un critico, storico dell’arte e professore di ceramica alla University of Westmister, è uno dei più famosi artisti della ceramica inglesi. Questa premessa serve per capire per quale motivo lo scrittore ha scritto questo tipo di romanzo. Quando ho iniziato questo romanzo non sapevo bene cosa aspettarmi visto che lo avevo preso a scatola chiusa. Devo dire che ne sono rimasta assolutamente colpita e me ne sono innamorata. Lo scrittore attraverso i netsuke e il viaggio che essi stessi hanno fatto negli anni e nel mondo ricostruisce la storia della sua famiglia. Ho trovato questo “stratagemma” molto carino perché non diventa per il lettore il classico elenco di date e nomi tipo rubrica del telefono. Oltre ai personaggi della famiglia Ephrussi ebrei di Odessa che poi per vari motivi si troveranno sparsi per il mondo l’autore ci fornisce anche un contesto storico ben descritto in cui i fatti si svolgono. I quattro grandi capitoli di cui è composto il libro sono suddivisi per anni (Parigi 1871-1899 Vienna 1899-1938 ecc ecc) fini ad arrivare ai giorni nostri. Questi 4 grandi capitoli hanno dei sotto capitoli brevi con un titoletto che richiama l’avvenimento di cui si parlerà in seguito. Questo modo di strutturare il romanzo mi ha permesso di apprezzarlo ancora di più perché non avevo la sensazione di essermi persa nei meandri della storia. Il tutto poi è corredato da una serie di fotografie della famiglia Ephrussi e di alcuni dei luoghi da lui visitati ( ne esiste di questo romanzo una versione illustrata e una senza foto).

    ha scritto il 

  • 3

    Ha tutti gli ingredienti giusti questo "libro per signorine e signore" come dice il libraio vicino casa mia,
    In 400 pagine non puoi non trovare qualcosa che non sai, o che ti interessa, o che sapevi f ...continua

    Ha tutti gli ingredienti giusti questo "libro per signorine e signore" come dice il libraio vicino casa mia,
    In 400 pagine non puoi non trovare qualcosa che non sai, o che ti interessa, o che sapevi fino a un certo punto, o addirittura (davvero gran paraculo questo De Waal) qualcosa che sapevi già ma che viene raccontata come la rivelazione di un segrato noto a pochi, (seeh...!).

    Se non fosse stato così ripetitivo nel mettere in mezzo (anche a sporoposito) i ninnoli giapponesi che danno il nome al libro, ed evitato di dirci a ogni piè sospinto quanti cuochi, autisti, bambinaie, cameriere, etc. aveva in servizio la sua famiglia ad ogni epoca storica, avrebbe risparmiato un bel po' di carta e magari ottenuto qualche stellina in più.

    Comunque, al di là del titolo (nel XXI secolo ci sono ancora editori che traducono "The Hare with Amber Eyes" con "Una collezione d'avorio e ambra") il libro racconta la storia familiare dello scrittore.
    I protagonisti sono gli acculturati rampolli di una delle più potenti banche/famiglia del mondo (con tanto di finanziamenti alla prima guerra mondiale)
    I fatti raccontati sono veri.
    E il tempo investito nella lettura non è stato sprecato.
    Certo, io non lo avrei mai comprato, quindi grazie a chi me ne ha fatto dono.

    ha scritto il 

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