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Un'ombra ben presto sarai

Di

Editore: Einaudi

4.0
(407)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 231 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8806136275 | Isbn-13: 9788806136277 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Glauco Felici

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , Travel

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Descrizione del libro
Un esperto di informatica lascia l'Europa e torna nella sua Argentina, attratto dalla possibilità di vivere grandi esperienze dopo la caduta dei militari.Ma il treno su cui viaggia si blocca in campagna: sembra la fine del viaggio,è però l'inizio di un andirivieni sconclusionato. Al personaggio si accompagna un acrobata di 120 chili che ha dovuto vendere il circo, prima di essereabbandonato dalla moglie, dal socio e dai figli; un poveretto che gira per lacampagna con una doccia portatile con cui fa il bagno ai contadini; un banchiere che, respinto dalla sua donna è deciso a tutto pur di sbancare il casinò; una giovane coppia; una cartomante con tanto di revolver. Tutti insiemedanno vita a un romanzo di personaggi che vanno a fondo.
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  • 3

    Finno-americana - 01 mag 15

    Una sorta di Jack Keruac in salsa argentina. Si poteva chiamare “En la ruta”, ma senza gli eccessi nordamericani. Riprendo ancora una volta in mano Soriano, dopo il lontano “Triste, solitario y final” ...continua

    Una sorta di Jack Keruac in salsa argentina. Si poteva chiamare “En la ruta”, ma senza gli eccessi nordamericani. Riprendo ancora una volta in mano Soriano, dopo il lontano “Triste, solitario y final”, ed ancora una volta ritrovo i motivi per cui mi piacciono gli argentini più di altri scrittori sudamericani. C’è quella tristezza di fondo che non guasta (che serve a mitigare i facili entusiasmi), c’è un sano realismo (contrapposto a quelle figure immaginifiche che tanto vanno di moda nel periplo brasil-messicano). Insomma, pur dove c’è fantasia, io intravedo in controluce la realtà del mondo. Fu così con Borges (e con i suoi epigoni alla Bioy-Casares) ed è così con Soriano (ed aspetto di leggere i suoi scritti sul calcio per avere un panorama completo, che con il primo libro si era nel cinema e qui nella letteratura). Per questo, inoltre, ritengo questo libro anche un libro intrinsecamente argentino, un libro che è strettamente legato al tango e al truco. Il secondo (più brevemente) è un gioco di carte di cui sono malati i porteñi, che poco conosco, ma che è legato anche a scommesse su quello che si può vincere e sulle quantità della vincita. E non solo, poiché una parte del libro è dedicata all’ipotesi di un tentativo di truffa che mettono in piedi il protagonista con il sodale Coluccini proprio con il gioco del “truco”. Ma c’è anche una specie di balletto ideale, dove si usano le parole del “truco”, solo per sottolineare dei momenti del romanzo. Ci sono diversi “envido” (inviti, nel truco, per aumentare la posta) e ci sono alcuni “falta” (dove ci si tira indietro). Probabilmente un esperto di “truco” potrebbe decifrarlo meglio. Il primo è strettamente legato al titolo ed all’andamento della storia. Perché la storia è triste come un tango (dove c’è sempre qualcuno che si lascia, a volte per riprendersi ma anche no), e come un tango si avvolge su se stessa. Come una specie di libro circolare, che inizia con il protagonista che scende da un treno in un imprecisato punto dell’Argentina, e che finisce, dopo balli e peripezie, con il nostro che si mette seduto in una stazione che forse non esiste più, ad aspettare un treno che forse non passerà mai. Ed è un tango già nel titolo, legato ad uno dei tre tanghi più famosi al mondo “Caminito”. Talmente bello e famoso, che mi sono sentito in dovere di aggiungere un’appendice a questa trama, solo per parlare di “Caminito”. Un tango dove si parla di una stradina (caminito) e per tutto il libro (come detto all’inizio) siamo “en la ruta”. Un tango dove qualcuno si è lasciato e qualcuno, presto, si metterà in viaggio verso altrove. Nel libro non si parla di un amore in senso stretto (anche se la scena di sesso nella Citroen che va alla deriva nel corso d’acqua è da antologia), ma certo di un amore filiale, che il nostro ha lasciato in Europa una figlia, con cui comunica tramite assurdi fermo-posta nel mezzo del nulla. Il protagonista, poi, è sempre in viaggio. Perché lascia l’Europa da tecnico informatico per tornare in patria, ora che sono stati cacciati i militari, ora che (forse) si potrebbe respirare un’aria nuova, un nuovo modo di essere “todos juntos”, e non sempre in lotta. L’illusione è breve, ed allora si fugge da Baires, così come suggerisce anche il Caminito, ci si avvia nella pampa. Benché qualcuno parli di Commedia, dantesizzando il nostro Osvaldo, i vari Virgili che incontra sono comunque degli esempi classici e puntuali di mondi e di situazioni. C’è Lem che cerca la fortuna da avventuriero, convincendo il nostro che c’è la possibilità di sbancare un casinò, che vince e perde somme ingenti, ma che, lasciato da affetti momentanei, perso dentro la sua Jaguar, prenderà subito la via del caminito (e leggete l’allegato per aver più chiarezza). C’è Nadia, la cartomante che inventa le storie, ma che le azzecca ad ogni richiedente, e si allontana dai posti con la sua Citroen stravecchia e piena di alimenti con i quali i rustici la pagano, che solidarizza con il nostro, a cui da (a lui ed anche a Lem) dritte per i loro futuri. Indovinate chi li segue e chi no! C’è Coluccini, l’improbabile imbonitore, l’uomo che ha venduto il suo circo, che ha lasciato andare moglie e figli con un altro che avrà senz’altro miglior fortuna, il funambolo dei fili dai quali casca sempre alla fine, quello che organizza truffe, ma che finisce truffato, deriso e solo. Ma lui è il clown, quello triste dalla faccia allegra, quello che poi, alla fine, risorge da tutte le cadute. E se ne andrà, sulla sua Gordini, lasciando il nostro solo, alla fine, in quella stazione del treno che non passerà mai. Faccio un inciso “colto” come son io: Coluccini chiama il nostro con il soprannome di Zàrate, che è anche la città di un grande pilota automobilistico argentino, Onofre Agustín Marimón, che correva in formula 1 nei primi anni ’50, quando una delle macchine di punta, anche se non sorretta da una grande casa, era appunto la Gordini. Tornando allo scrittore, anche qui c’è la grande metafora di tutti noi, sconfitti dalla vita, ma irriducibili nell’andare avanti. Anche noi siamo come il protagonista. In fondo, non cerchiamo facili vie d’uscita come Lem, né cerchiamo di imbrogliare come Coluccini. No, noi si cerca di andare avanti, rimanendo sempre fedeli a noi stessi, forse sconfitti, ma mai, ripeto, mai, con dei rimpianti per aver negato il nostro essere, per esserci piegati alle altrui volontà, per aver vissuto una vita denaturata. Non tutto Soriano è bello, non tutto avvince, ma ne ho gradito la lettura, spinto dalle dottoresse libropeute, per leggere questo libro consigliato a chi raggiunge le soglie del secolo.
    “Non sapevo dove stessi andando ma almeno volevo capire il senso del mio viaggio.” (3)
    “C’è un momento per ritirarsi prima che lo spettacolo diventi grottesco… Quando uno è sulla pista lo capisce. Magari il pubblico applaude come impazzito ma uno, se è un vero artista, lo sa.” (204)

    ha scritto il 

  • 5

    Un' ombra ben presto sarai

    "Una volta mi sono innamorato in maniera disperata."
    "Si sarebbe ucciso per lei?"
    "Mi vede sono ancora qui."
    "Allora deve tirare fuori qualcosa di meglio."

    "Mi rimane, se le sembra il caso, una ragazz ...continua

    "Una volta mi sono innamorato in maniera disperata."
    "Si sarebbe ucciso per lei?"
    "Mi vede sono ancora qui."
    "Allora deve tirare fuori qualcosa di meglio."

    "Mi rimane, se le sembra il caso, una ragazza di Chubut. Non era bella e non è venuta a letto, non si illuda".
    "È già qualcosa."

    Che altro aggiungere ad una poesia fatta libro, una carezza al cuore, all'anima che perde lo sguardo nella distesa della pampa.....Grazie Osvaldo

    ha scritto il 

  • 3

    Ci sono dei libri nei quali la comprensione degli avvenimenti è praticamente impossibile o inutile ai fini del sentire della lettura. Questo è uno di quei casi. Non so cosa Soriano mi abbia voluto dir ...continua

    Ci sono dei libri nei quali la comprensione degli avvenimenti è praticamente impossibile o inutile ai fini del sentire della lettura. Questo è uno di quei casi. Non so cosa Soriano mi abbia voluto dire ma lo ringrazio per il viaggio e i pensieri. Prendere un treno è sempre un inizio.

    ha scritto il 

  • 3

    Cammino tra spazi freddi e lunari, intorno a me cellule impazzite si muovono come larve insaziabili di vita, la meta non c’è, niente si intravede sull’orizzonte di una pampa abbandonata..una citroen ...continua

    Cammino tra spazi freddi e lunari, intorno a me cellule impazzite si muovono come larve insaziabili di vita, la meta non c’è, niente si intravede sull’orizzonte di una pampa abbandonata..una citroen mi viene incontro, ma si impantana in uno stagno. Alla guida Nadia, una cartomante, la cartomante che non riesce a leggere il futuro e per farlo ha bisogno di chiedere conferme a chi gli sta di fronte, salgo con lei sulla macchina, senza andare da nessun dove, cerchiamo solo noi stessi? Cerchiamo di riconoscerci? Che fare? Ci aggrappiamo l’uno all’altro nel tentativo di salvarci, per cercare di non affondare

    Camminando incontro Lem che se ne va senza fretta sul bordo di una strada, trova una coppetta di porcellana caduta da un palo della luce.. da ragazzo la rompeva con la fionda. Se la mette in tasca pensando ai tempi della scuola quando pensava di avere una vita davanti a sé..

    ... ritagli di vita e il racconto ricomincia dall’ultima pagina, da quell’ultima pagina che di solito segna la fine della storia, il treno è sulla biforcazione di un binario morto ma il semaforo è verde e sulla locomotiva non c’è nessuno, solo cavallette morte.. le erbacce arrotolate attorno alle gambe, le allontano e apro i finestrini per far entrare il sole e mi seggo ad aspettare aspettando che il treno parta..

    ha scritto il 

  • 4

    C'è un momento per ritirarsi prima che lo spettacolo diventi grottesco. Quando uno è sulla pista lo capisce. Magari il pubblico applaude come impazzito ma uno, se è un vero artista, lo sa

    In questi giorni mi sono chiesto cosa e’ rimasto e cosa rimarra’ delle mie illusioni.Non mi riferisco solo alle chimere del passato ma alle illusioni piu’ recenti , quelle dei mesi scorsi , quelle ch ...continua

    In questi giorni mi sono chiesto cosa e’ rimasto e cosa rimarra’ delle mie illusioni.Non mi riferisco solo alle chimere del passato ma alle illusioni piu’ recenti , quelle dei mesi scorsi , quelle che avevo ancora qualche giorno fa , quelle che tessero’ ancora e ancora come una sorta di Penelope “sui generis” (rappresentazione raccapricciante .. me ne rendo conto).In fondo cio’ che resta dei sogni fatalmente destinati a spegnersi per consunzione, non e’ altro che un’ombra, l’eco opaca di una luce (vabbe’ ,scriviamo un lumino che e’ immagine piu’ aderente alla realta’) di cio’, o di chi, avrebbe potuto essere.
    Ad un passo dall’avvitarmi completamente in un paso doble di dubbia riuscita, la salvezza e’ arrivata sulle note di un tango (il tango e’ sempre una grande risorsa) suonato tra le pagine di “Un’ombra ben presto sarai”.
    Quel che rischiava d’essere un girotondo un poco claustrofobico si e’ allora allineato, evaporando , sui binari della narrazione di Soriano “Non potevo comprare niente e non avevo piú niente da vendere. Finché ero in treno mi piaceva rimirare il tramonto sulla pianura, ma adesso mi lasciava indifferente e faceva tanto caldo che aspettavo con ansia il calare della sera per stendermi a dormire sotto un ponte…. mi ero messo a guardare una cartina perché non avevo idea di dove fossi. Era stato un giro assurdo, avanti e indietro, e adesso mi trovavo al punto di partenza o in un posto identico”.
    Da quel treno , irrimediabilmente (?) fermo, ha inizio una poesia, pura, asciutta, astratta, matura di melanconia e sogno, acerba di speranze e illusioni… di note lasciate fluire nelle circolari distanze della pampa.
    Fiorisce cosi’una galleria di personaggi malinconici e surreali, in cui si respira un forte profumo di dignità.
    Malgrado tutto, non soccombono alle sconfitte della vita, non si perdono completamente, conservano a denti stretti un barlume di umanità e con essa la possibilita’ di emozionarsi e di emozionare. Emozionano anche quando aspettano un esercito che non c’e’ piu’ , l’esercito di una guerra combattuta da altri in un lontano 25 maggio o ancora quando una cassetta delle lettere riportera’ al legittimo proprietario lettere mai lette veramente .. e forse neanche mai scritte.
    Troppo astratto, troppo surreale ? No, ma del resto non ho (non abbiamo , io e i personaggi di Soriano) altro da mettere sul tavolo “Ha qualcosa da giocarsi? – mi domandò, mentre guardava ancora una volta le carte come se temesse che non fossero piú lí. - Il viaggio, se vuole. - Quello di prima o quello di domani? - Per me è lo stesso, - risposi. - Cosa scommetteva il suo socio? - Illusioni. - Va bene, ci metta le sue allora. – Credo che non me ne siano rimaste”.
    E allora se non vuoi smettere di giocare non resta che provare con i ricordi, il ricordo di un amore:
    "Una volta mi sono innamorato in maniera disperata."
    "Si sarebbe ucciso per lei?"
    "Mi vede sono ancora qui."
    "Allora deve tirare fuori qualcosa di meglio."
    merce purtroppo un poco svalutata nell’Argentina dei diseredati…perche’ se un orizzonte e’ rimasto, e’ un’orizzonte segnato dallo straniamento ..uno spazio piccolo, giusto per un sogno “Io ormai non posso perdere …Sto in Bolivia e i ricordi sono di nuovo miei”.
    Come dite? La trama ? Non si capisce nulla ? Non ha importanza … la lettura in questi casi continua anche al termine del libro, la scrivete voi …e nel modo migliore…..attraverso le domande.
    Il treno e’ un enorme allegoria della vita ?
    Le poste in Argentina funzionano cosi?..e cosi’ funziona anche la vita ?
    A voi , io torno a giocare una carta …Grazie Soriano
    "Mi rimane, se le sembra il caso, una ragazza di Chubut. Non era bella e non è venuta a letto, non si illuda".
    "È già qualcosa."

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Prima che lo spettacolo diventi grottesco

    – Si è ucciso, – gli dissi.– Si è sparato un colpo.
    […]
    – Era intelligente, il suo socio, – osservò poco dopo.
    – Ha fatto il salto senza rete e siccome è caduto male se n'è andato senza salutare.
    – P
    ...continua

    – Si è ucciso, – gli dissi.– Si è sparato un colpo.
    […]
    – Era intelligente, il suo socio, – osservò poco dopo.
    – Ha fatto il salto senza rete e siccome è caduto male se n'è andato senza salutare.
    – Perché non mi ha aspettato?
    – C'è un momento per ritirarsi prima che lo spettacolo diventi grottesco. Quando uno è sulla pista lo capisce. Magari il pubblico applaude come impazzito ma uno, se è un vero artista, lo sa.

    http://www.youtube.com/watch?v=SEAQ1hm20L0

    (Me gustó mucho esta novela. Excelente!)

    Il tango da cui Soriano ha tratto il titolo di questo romanzo, secondo quanto lui stesso afferma nell'intervista riportata in appendice:

    http://www.youtube.com/watch?v=aOaLH2TVMUY

    ha scritto il 

  • 4

    Forse un viaggio. Per strade vuote (l'argentina dei desaparicidos), di paese in paese, all'interno di un mondo segmentato sempre identico. Le strade in questo romanzo non conducono da nessuna parte; i ...continua

    Forse un viaggio. Per strade vuote (l'argentina dei desaparicidos), di paese in paese, all'interno di un mondo segmentato sempre identico. Le strade in questo romanzo non conducono da nessuna parte; i personaggi girano a vuoto, non conoscono il senso delle direzioni che prendono, si ritrovano a tornare senza volerlo negli stessi luoghi, hotel, pensioni, bar che sembrano tanti castelli di atlante, o si ritrovano addirittura legati a terra da rami e radici. L'avventura di personaggi perduti; un viaggio senza senso, per ritrovare un senso, alla fine. La traccia dei loro percorsi disegna la carta di una "erranza" (puntellata da impegni e appuntamenti senza sapere né dove né come) piuttosto che un percorso ordinato: un labirinto. Il problema è uscirne, fuori dai concatenamenti imposti.
    I personaggi sono ombre che camminano (e strizzano l'occhio un po' a fellini, un po' a chandler), stanchi di tirare avanti, vivi malgrado tutto, con dignità. come in preda a una forza misteriosa si spostano di qua e di là, mai fermi nello stesso posto, inciampano, scivolano, cadono, cambiano improvvisamente ritmo, si uniscono e si separano: a guardarli da una certa distanza danno luogo ad una danza (macabra). Una danza sopra la propria "ombra crollata" con la quale, forse presto, si confonderanno, una danza a partire dalla consapevolezza della morte. Una danza che trasforma un orizzonte vuoto in uno spazio intenso, un paesaggio dell'interiorità, aperto (la vita chiusa ci rende ostili).

    ha scritto il 

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