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Un Fenoglio alla prima guerra mondiale

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

4.2
(30)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 206 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8806379372 | Isbn-13: 9788806379377 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Gino Rizzo

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 0

    Assaggi d'Albese

    Chi ti ha messo in testa che un uomo nasce e vive per riuscire Paco? A me nessuno, e nemmeno mi insorge in testa nei miei ragionamenti. L’importante è vivere.

    Bisogna amare Fenoglio per leggere questa incompiuta.
    Una raccolta di racconti ritrovati dopo la morte troppo troppo p ...continua

    Chi ti ha messo in testa che un uomo nasce e vive per riuscire Paco? A me nessuno, e nemmeno mi insorge in testa nei miei ragionamenti. L’importante è vivere.

    Bisogna amare Fenoglio per leggere questa incompiuta.
    Una raccolta di racconti ritrovati dopo la morte troppo troppo prematura dell’autore, in cui di fatto ci sono soltanto due testi completi.
    Bisogna amare Fenoglio per accettare, malgrado il dispiacere che si prova, che la narrazione si interrompa di colpo, nel mezzo di una frase, in un caso addirittura nel mezzo di una parola con la linea dell’a capo e poi una pagina bianca.

    Credo che il maestro non abbia bisogno d’essere insegnato, altrimenti è la fine del mondo.

    Bisogna conoscere Fenoglio per capire quelle espressioni inglesi, non certo correnti, alcune non corrette, sparse qua e là.
    È in questo volumetto che si scopre davvero come l’Albese pensasse in inglese, nella lingua degli autori amati e così concepiva la sua di lingua, secca, tagliente, pragmatica, che non lascia spazio all’interpretazione.
    Ma che permette di entrare nel mondo delle Langhe.
    Leggendo Fenoglio non ci si immagina l’ambiente che racconta, si è lì, si vedono i paesaggi, le strade, le case, le osterie, le privative, le persone.

    Mica gli devo niente, né a lui né al Comune. Pago le imposte e sono disponibile per i turni alle strade. E non può dire di avermi sentito parlar male del governo. Io non so che sia e dove sta il governo, per mia fortuna e per mia saggezza.

    La lingua tagliente di Fenoglio non risparmia nulla, scende nei dettagli più erotici, racconta di donne per cui si è perso il conto degli amanti, di preti fidanzati, di un podestà maiale che sta per essere incastrato, di un uomo dal membro sproporzionato che non riesce ad avere un’ultima notte d’amore prima di andare alla guerra.

    Gente di Monchiero, che per me non è né carne né pesce, nel senso che non è di collina né di pianura, gente, è tutto dire, che vive lungo una strada ferrata.

    Il paese è una serie di scene ambientate al tempo del fascismo che fa rimpiangere il romanzo corale che non è stato, che tra le tante storie, inizio di altre, racconta anche di quella che è la più grande peculiarità del Piemonte di provincia: il gioco del tamburello elastico, dei giovani che sognano la gloria e dei grandi campioni che li mettono in guardia contro quella stessa gloria perché effimera, fatta di veri sacrifici e lunghi viaggi.

    I penultimi doveva invece essere una storia familiare di Grande guerra, con tre fratelli al fronte e il figlio orfano del quarto a tirare le fila della vicenda di una famiglia, proprio i Fenoglio, decaduta per troppa onestà e bontà.

    La licenza è uno studio su un episodio narrato nel racconto precedente, ma sotto un altro punto di vista e con un finale diverso.

    Il mortorio Boeri è la storia dell’uomo dalla virilità troppo spiccata tanto da spaventare la donna, peraltro non inesperta, con cui voleva passare la notte prima di partire per il Veneto a combattere, forse a morire. E, in effetti, Boeri muore e la donna, complice un deus ex machina senza mezze misure, compie nell’arco di pochissime pagine il suo percorso di lutto per rimpiangere infine il giovane che aveva respinto.

    Un Fenoglio alla prima guerra mondiale è solo un frammento in cui l’autore ancora una volta mette in campo il nome della famiglia per raccontare una vicenda che, per quello che ci è rimasto da leggere, non è per nulla edificante: il tentativo di un giovane ambizioso, spregiudicato e ricco di imboscarsi dal fronte.

    Bisogna amare Fenoglio.
    E io questo grande scrittore lo amo.

    ha scritto il 

  • 5

    Io con Fenoglio sono di parte. Trattasi del mio autore italiano preferito, senza se e senza ma. E leggendo questa raccolta ho ricordato perché, e ho ricordato pure come mai non vedo l'ora di andare per qualche giorno sulle Langhe a vedere "cosa è rimasto". L'unico difetto, se proprio devo trovarn ...continua

    Io con Fenoglio sono di parte. Trattasi del mio autore italiano preferito, senza se e senza ma. E leggendo questa raccolta ho ricordato perché, e ho ricordato pure come mai non vedo l'ora di andare per qualche giorno sulle Langhe a vedere "cosa è rimasto". L'unico difetto, se proprio devo trovarne uno ai racconti presenti in questo gioiello di raccolta, è che sono incompiuti. Per il resto, siamo di fronte al Fenoglio in stato di grazia che racconta delle sue Langhe, con quella ruvida tenerezza che fa sorridere e commuove al tempo stesso. Memorabili in particolare certe descrizioni che dà dei suoi compaesani, pennellandoli - da quel grande ritrattista che era - con metafore vividissime, nitide e meravigliosamente contadine (chi ha parlato dell'ostessa paragonata a una faraona?). Fenoglio ha il grande dono, insomma, di riuscire a restituire il mondo contadino della prima metà del secolo per com'era e per come forse ancora è, con la sua realtà di paese, i balli in piazza la domenica, le tresche, quei piccoli segreti di pulcinella di cui tutti parlano e che nessuno sa; e poi la paura della guerra all'orizzonte, una guerra così lontana dal profilo sonnolento delle Langhe da parere quasi un sogno, ma che si porta via i giovani pian piano. La scena al "bar dei signori" di Alba fa male. Fa male il fango, il sangue e la merda, fa male il povero Nino Boeri, per cui scende una lacrima sincera. Perché Fenoglio fa sorridere, sì, ma sa anche far piangere e far vivere come nessun altro. Con Fenoglio, appunto, non si legge ma si vive. Voto pieno, assolutamente.

    ha scritto il 

  • 5

    solo perché è breve

    ho letto la nota del curatore. cita Vittorini, preoccupato dalla misura breve di Fenoglio, dagli "spaccati" e dalle "fette" della vita degli scrittori (allora) giovani, dal "piglio moderno e dalla lingua facile". in anticiclo, quasi godo quando si lamenta degli "afrodisiaci dialettali". com'è cam ...continua

    ho letto la nota del curatore. cita Vittorini, preoccupato dalla misura breve di Fenoglio, dagli "spaccati" e dalle "fette" della vita degli scrittori (allora) giovani, dal "piglio moderno e dalla lingua facile". in anticiclo, quasi godo quando si lamenta degli "afrodisiaci dialettali". com'è cambiato il mondo. forse oggi siamo frantumati dal troppo che in una sola vita conteniamo e trasportiamo fino in fondo. la misura breve, in questo libro così nitido, è moderna e attuale, perfettamente calzante con la vita a fette e asimbolica del ventunesimo secolo. poi mi ricordo che fenoglio è morto giovane. quando ha scritto questi racconti, doveva sapere o sentire che non sarebbe diventato vecchio. torna all'origine senza ammiccare a ideologie strapaesane, mette in bocca a tutti uno stesso linguaggio improbabile, acceso, forbitezze inglesi auliche. il contadino, il medico, il possidente, il bovaro, il signore. tutti interrogano, nessuno racconta. la vita scorre mentre tenti di raccontarla. e, sarà per effetto di una giornata che mi è stata pesante, mi ha bagnato gli occhi l'incidente nel più bel bar di Alba, anticipato scompostamente nei racconti che lo precedono e poi rivissuto (non raccontato) ne "La Licenza". la vita scorre e sappiamo bene verso dove.

    ha scritto il 

  • 4

    Giornata difficile/periodo difficile

    Una giornata fisicamente pesante e la scoperta fortuita di questo gioiello.
    Come Leopardi dalla quiete della campagna marchigiana ha elaborato un sistema, così Fenoglio dalla provincia delle Langhe si sente affine all'inglese eppure è così sprofondato. E' la vita di paese, dei contadini, ve ...continua

    Una giornata fisicamente pesante e la scoperta fortuita di questo gioiello.
    Come Leopardi dalla quiete della campagna marchigiana ha elaborato un sistema, così Fenoglio dalla provincia delle Langhe si sente affine all'inglese eppure è così sprofondato. E' la vita di paese, dei contadini, vessati e cattivi, il pallone col bracciale e una vita laterale con un imbuto, un turbine lontano che risucchia morte e la Stazione di Verona è un girone dantesco.

    ha scritto il 

  • 5

    Racconti delle langhe

    Raccolta di racconti incompleti, un po' disomogenea come stile.
    Come sempre Fenoglio ci regala pagine indimenticabili della vita della prima metà del '900 nelle Langhe, con narrazioni e descrizioni geniali, curatissime e ricercate nel linguaggio.
    Memorabili la descrizione del disertor ...continua

    Raccolta di racconti incompleti, un po' disomogenea come stile.
    Come sempre Fenoglio ci regala pagine indimenticabili della vita della prima metà del '900 nelle Langhe, con narrazioni e descrizioni geniali, curatissime e ricercate nel linguaggio.
    Memorabili la descrizione del disertore e la scena famigliare di un Fenoglio chiamato alle armi nella grande guerra.

    Una curiosità sul libro, a quanto mi risulta introvabile nelle librerie: l'esemplare che mi è stato spedito fu stampato da Einaudi nell'ottobre 1973; era plastificato e in condizioni incredibilmente perfette.

    ha scritto il