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Un americano tranquillo

Di ,

Editore: A. Mondadori (Oscar scrittori del Novecento)

4.0
(800)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 233 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Spagnolo , Catalano , Francese

Isbn-10: 8804493801 | Isbn-13: 9788804493808 | Data di pubblicazione:  | Edizione 3

Traduttore: Piero Jahier

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
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  • 2

    Es un libro bastante asimétrico, en el sentido de que hay partes con mucha acción y otras de reflexión sobre el ansia imperialista de Estados Unidos. En general, el libro es lento aunque no esta mal y es una buena crítica hacia la política de "salvadores del mundo" de los norteamericanos.

    ha scritto il 

  • 4

    L´acció se situa a la Saigon dels anys 50 just en el moment que Indoxina deixa de ser-ho alliberant-se així de tota dominació francesa i mentrestant els sempre EUA tractant de guanyar pes per frenar un possible avanç del temut comunisme. Posteriorment, la guerra del Vietnam, la retirada dels amer ...continua

    L´acció se situa a la Saigon dels anys 50 just en el moment que Indoxina deixa de ser-ho alliberant-se així de tota dominació francesa i mentrestant els sempre EUA tractant de guanyar pes per frenar un possible avanç del temut comunisme. Posteriorment, la guerra del Vietnam, la retirada dels americans i la unificació dels dos Vietnams. I en aquest context històric, una història d´amor, un triangle amorós més aviat entre el reporter anglès Thomas Fowler i l´idealista Alden Pyle lluitant per l´amor de la jove vietamita Fuong, que realment el què vodlrà és al qui millor dot i perspectives doni. Amb moviments constants en el temps, al ppi ja coneixem el terrible desenllaç. S´especula sobre altres temes no menys importants en l´escena com és la presència d´americans i europeus a l´Àsia els quals no entenen les seves condicions de vida, d´uns vietnamites atrapats per una guerra que compta amb els interesssos aliens i no pas els seus propis.

    ha scritto il 

  • 4

    Citazione interessante

    “Il tempo sa come vendicarsi, ma sono vendette che lasciano un gusto amaro. Non sarebbe meglio se non cercassimo di capire a tutti i costi, se accettassimo il fatto che nessun essere umano può davvero capire un altro, che una moglie non capisce il marito, un innamorato la sua mante, un genitore i ...continua

    “Il tempo sa come vendicarsi, ma sono vendette che lasciano un gusto amaro. Non sarebbe meglio se non cercassimo di capire a tutti i costi, se accettassimo il fatto che nessun essere umano può davvero capire un altro, che una moglie non capisce il marito, un innamorato la sua mante, un genitore il figlio? Forse è per questo che gli uomini hanno inventato Dio, un essere capace di comprensione. Forse, se io volessi essere capito o farmi capire, finirei per convincermi stupidamente di possedere una fede. Ma io sono un reporter; Dio esiste solo per chi scrive gli editoriali.”

    http://leggerepermestiere.wordpress.com/2014/02/24/dio-esiste-solo-per-chi-scrive-gli-editoriali/

    ha scritto il 

  • 4

    Questi sono quei libri che ti lasciano l'amaro in bocca quando leggi l'ultima parola e chiudi il libro. Si può ricercare la felicità sull'infelicità altrui? Certo, si può; tanto quanto è impossibile rimanere neutrali.

    ha scritto il 

  • 2

    una cosa che mi da davvero fastidio di quasi tutti i libri di greene è l'uso terribile che fa del tempo. non si capisce mai in quale momentoi del racconto si sia. potrebbe essere un flashback o nom non si capisce. un esempio su tutti. un capitolo finisce con "poi sceci in strada senza più sperare ...continua

    una cosa che mi da davvero fastidio di quasi tutti i libri di greene è l'uso terribile che fa del tempo. non si capisce mai in quale momentoi del racconto si sia. potrebbe essere un flashback o nom non si capisce. un esempio su tutti. un capitolo finisce con "poi sceci in strada senza più sperare e trovai phuong". il capitolo successivo riprende con "E' venuto a trovarti vigot - chiese phuong". solo dopo qualche rigo si capisce che il dialogo con phuong non è relativo a ciò di cui stava parlando prima (un flashback), ma alla fine della storia. il flashback di cui sopra si riferiva a cose avvenute a livello di antefatto. ma come diamine si fa a scrivere così!!!! e stavolta è andata già bene che le due parti fossero in due capitoli diversi (anche se consecutivi). in genere c'è giusot un capoverso a separare momenti lontanissimi nel tempo. ...e poi alla fine la storia è pure un cavolata...

    ha scritto il 

  • 5

    A Graham Green si possono perdonare parecchi peccati come una albionica misoginia, un malcelato disincanto verso la storia e verso gli uomini, un certo cinismo nei confronti dei rapporti tra gli uomini e le proprie convinzioni. Su tutti questi atteggiamento, o chiamiamoli se si vuole anche difett ...continua

    A Graham Green si possono perdonare parecchi peccati come una albionica misoginia, un malcelato disincanto verso la storia e verso gli uomini, un certo cinismo nei confronti dei rapporti tra gli uomini e le proprie convinzioni. Su tutti questi atteggiamento, o chiamiamoli se si vuole anche difetti, prevalgono una invidiabile lucidità di pensiero, uno stile chiaro, elegante ed accattivante, una costruzione dell’intreccio letterario magistrale. Tanto che questo romanzo è difficile da definire con certezza : è un reportage storico, poiché di fatti storici veritieri si parla? Un thriller, un giallo con tanto di vittima con un colpevole non colpevole? Un libro moraleggiante, perché anche di scelte morali si parla? Certo il protagonista ce la mette tutta per non farsi coinvolgere dalla “STORIA” , ma alla fine da una parte bisogna stare, magari da quella dei più deboli ed innocenti!! Un bel tuffo nella storia dell’Indocina , prima del coinvolgimento degli USA. Un bellissimo libro di uno validissimo scrittore spesso dimenticato

    ha scritto il 

  • 4

    Mi è' piaciuto molto. Fowler e' un cronista inglese, trasferitosi in Indocina per seguire la guerra del Vietnam, che non appare un modello di virtù, perché beve, fuma oppio e tradisce la moglie con una ragazza del luogo. Nella vita e nel lavoro ha sempre seguito un orientamento ben preciso: racc ...continua

    Mi è' piaciuto molto. Fowler e' un cronista inglese, trasferitosi in Indocina per seguire la guerra del Vietnam, che non appare un modello di virtù, perché beve, fuma oppio e tradisce la moglie con una ragazza del luogo. Nella vita e nel lavoro ha sempre seguito un orientamento ben preciso: raccontare i fatti che accadono intorno a lui senza MAI prendere posizione. Nell'inferno della guerra in Vietnam, non sta dalla parte dei francesi che combattono l'ultima inutile guerra colonialista ma nemmeno dei comunisti, da cui tuttavia grazie ad un suo collaboratore ottiene talvolta informazioni.. Pyle e' un giovane americano tranquillo, molto diverso dai cronisti americani chiassosi e donnaioli che Fowler conosce. Pyle non fuma, non beve, non va a donne, tratta tutti con gentilezza. È' un giovane pieno di ideali che conosce l'Oriente solo sulla base delle opere di York Harding, con cui condivide l'idea che l'Indocina debba essere liberata dai francesi ma non cadere in mano ai comunisti. Insomma è' molto diverso da Fowler, che lo odia cordialmente, quando lui si mette in testa di portargli via la donna e sposarla, perché sa benissimo che nel confronto tra i due, vince Pyle, che può offrir maggior sicurezza a Phuong. E infatti Pyle gliela porta via, pur volendo rimanere suo amico e arrivando a salvargli la vita. Tuttavia Pyle non è' l'uomo perfetto che sembra, perché è coinvolto nelle macchinazioni per creare una Terza Forza, che instauri democrazia e libertà a mezzo di sanguinosi attentati e perdita di molte vite umane. Per lui non contano i morti, perché li considera vittime di una causa più nobile di tutti loro messi insieme. Quando tuttavia si trova a confrontarsi con gli effetti dell'attività di Pyle, capisce che prendere posizione e' inevitabile, anche se forse dopo il corso della sua vita non sarà mai più come prima.

    ha scritto il 

  • 4

    Un triangolo circolare.

    Da un lato il vecchio colonialismo francese, al cui mondo appartiene in un certo senso, pure essendo inglese eppure essendo emotivamente solo uno spettatore, anche Thomas Fowler, dall'altra gli esportatori di democrazia del Nuovo Mondo dei quali Pyle è l'impersonificazione vivente, al vertice la ...continua

    Da un lato il vecchio colonialismo francese, al cui mondo appartiene in un certo senso, pure essendo inglese eppure essendo emotivamente solo uno spettatore, anche Thomas Fowler, dall'altra gli esportatori di democrazia del Nuovo Mondo dei quali Pyle è l'impersonificazione vivente, al vertice la silenziosa e bella Phoung. In mezzo l'Indocina, non ancora Vietnam, al crepuscolo del dominio occidentale, all'alba di un nuovo scenario politico, sospesa tra colonialismo e comunismo, in cerca, forse, di quella Terza Forza che gli Stati Uniti incoraggiano e anelano trovare. Se non fosse questo il contesto, sarebbe il solito triangolo d'amore, anche se di 'solito', in questa storia in cui i sensi traditi sono quelli di Fowler, reporter inglese piuttosto âgée, spettatore disincantato di quanto avviene sotto i suoi occhi sia di uomo innamorato di Phuong, giovane vietnamita che la sorella vuole a tutti i costi sistemare con un matrimonio, che l'inglese non può offrirle, nonostante lei e Fowler vivano insieme già da tempo, che quelli del giornalista, capace di districarsi e muoversi nell'ombra in situazioni equivoche e pericolose e fiutarne l'odore anche se stordito e distratto dal suo dolore privato, anche se di 'solito', dicevo, non c'è proprio nulla. Pyle sembra essere l'uomo giusto per tutti: per Phuong, per l'Indocina, forse anche per Fowler. Solo un triangolo, quindi, eppure una volta giunti alla fine, alla fine del cerchio che si percorre attraverso il percorso mentale per il quale Fowler ci guida, attraversando notti fumose di oppio umide e fangose, ci si accorge che senza quel triangolo, forse, nulla di quanto succede in quei giorni in cui misteriose esplosione devastano Saigon seminando sangue e morte e terrore, sarebbe mai accaduto.

    Pensai a Phuong proprio a causa della sua completa assenza da quel luogo. È sempre così: quando si fugge da un deserto, il silenzio ci urla nelle orecchie.

    ha scritto il 

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