Un amore

Di

Editore: Mondadori

4.0
(3122)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 258 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo , Tedesco , Chi semplificata

Isbn-10: A000014391 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Altri

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
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  • 4

    « Carte, registri, moduli, telefonate, mani ingombre di penne, di arnesi, di matite […] eppure i loro pensieri oh, gli veniva da ridere, tutto intorno, per i chilometri e chilometri suddetti, pensieri ...continua

    « Carte, registri, moduli, telefonate, mani ingombre di penne, di arnesi, di matite […] eppure i loro pensieri oh, gli veniva da ridere, tutto intorno, per i chilometri e chilometri suddetti, pensieri simili ai suoi, sconci e squisiti, per la misteriosa voce che chiama alla propagazione della specie, transumanata in vizi strani e brucianti, perché mai nessuno aveva il coraggio di dirlo? Pensieri di lei, di lei, di quella bocca speciale, di quelle labbra fatte in un certo modo, di una prospettiva di muscoli tesi, ricordi? Morbidi e fluidi, in una curvatura diversa da tutte le altre, di una piega, di una pienezza, di una concavità, di un caldo, di un umido, di una cedevolezza, di uno sprofondamento, di un abisso cocente. E i giornali parlavano di irrigidimento sovietico, interpellanze alla Camera per l'Alto Adige, assicurazioni di Nenni circa l'autonomia del PSI, incendio del cinema Fiamma, crisi della giunta regionale siciliana, che pazzesca buffonata. »

    ha scritto il 

  • 5

    Un amore

    "Solo alcuni sanno cosa sia l'amore. Se no, ce ne accorgeremmo. Quando arrivano queste cose, uno non può controllarsi, e l'amore si rivela, si manifesta. Non dico che non ce ne siano, di amori, ma son ...continua

    "Solo alcuni sanno cosa sia l'amore. Se no, ce ne accorgeremmo. Quando arrivano queste cose, uno non può controllarsi, e l'amore si rivela, si manifesta. Non dico che non ce ne siano, di amori, ma sono pochi. Se uno ama una donna, è logico che voglia vincere a tutti i costi, magari mentendosi come fa Antonio Dorigo. E poi, il mio libro finisce in bellezza. Non è calcolato, non è costruito come Il grande ritratto. L'ho scritto, se posso dirlo, con la stessa spontaneità del Deserto dei Tartari. Esprime il mio stato d'animo e la mia esperienza, ma ho un po' aggravato le tinte. Ma non ho voluto scrivere un libro audace, magari per seguire la corrente. Lo avrei scritto anche se quel genere che va ora di moda fosse morto da un pezzo. E respingo anche l'accusa che si tratti interamente di autobiografia. La protagonista non esiste; ci ho messo solo alcuni tratti della ragazza che io ho amato, e ho attribuito a lei tratti d'altre donne. Se è lecito essere un po' presuntuosi, dirò che c'è tanta autenticità che sinceramente in altri libri non conosco".
    Dino Buzzati, 1963

    ha scritto il 

  • 5

    Leggere Buzzati è la sicurezza di un tuffo al cuore

    Adoro le riletture quando sono passati dieci anni e più dalla scoperta di un bel libro. Le riletture sono necessarie quando si tratta di libri amati.
    Questa volta, questo Buzzati così personale, soffe ...continua

    Adoro le riletture quando sono passati dieci anni e più dalla scoperta di un bel libro. Le riletture sono necessarie quando si tratta di libri amati.
    Questa volta, questo Buzzati così personale, sofferto, complicato mi ha semplicemente confermato che la sua è una delle voci più autentiche, limpide e aperte di tutto il (secondo) Novecento italiano. Il migliore? Sì, forse sì.
    Leggere un Buzzati è, per me, la sicurezza di un tuffo al cuore. Lo è stato quando avevo 20, 30 anni, e lo è ancora.
    Magia!

    Ma questa rilettura è stata anche una prova di coinvolgimento umano. Non solo personale, umanissimo. Sia negli episodi sofferti, sia nei tentativi di sfatarli (quel chiamarsi o sentirsi chiamare "cretino", "cretinissimo"...).
    Al di là della trama, di questo romanzo resta la meravigliosa consonanza fra esseri umani e scenografie, sia nel contesto urbano di una Milano in trasformazione e talvolta crudele sia nell'immersione nella pianura padana, mobile e dialogante.

    E la conclusione. Oh, che conclusione!

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo che mi ha sorpreso perchè non mi aspettavo un realismo così schietto che si alterna, a volte si mischia, ad atmosfere, personaggi ed eventi così spinti da diventare irreali. La realtà così ...continua

    Un romanzo che mi ha sorpreso perchè non mi aspettavo un realismo così schietto che si alterna, a volte si mischia, ad atmosfere, personaggi ed eventi così spinti da diventare irreali. La realtà così vera che quasi non ci si crede e forse in effetti non bisogna crederci. Ci sono molte verità che per lungo tempo rimangono appese per poi esplicitarsi in maniera più organizzata nell'ultima parte del libro. la struttura si regge su una scrittura ossessiva ma che sa trovare i suoi spazi d'aria (e quando lo fa colpisce nel segno).

    ha scritto il 

  • 0

    "Che cosa meravigliosa, la prostituzione".

    taide è la puttana, con le unghie incrostate di merda. è laida. o è forse laide, qui utilizzato come buffo diminutivo di adelaide.
    a partire da questi giochi ...continua

    "Che cosa meravigliosa, la prostituzione".

    taide è la puttana, con le unghie incrostate di merda. è laida. o è forse laide, qui utilizzato come buffo diminutivo di adelaide.
    a partire da questi giochi di parole si dipana una storia di ordinaria umiliazione.
    è una storia milanese. un architetto "quasi affermato", che lavora anche per la scala, borghese abbastanza agiato, solo, che non ha una donna, che non sa rapportarsi con le donne, che cerca consolazione [anche fisica] negli incontri a pagamento in una casa di tolleranza. qui, per caso, incontra una "maschietta" di forse ventanni e per lei perde senno, ragione e rispetto di sé.

    c'è una distanza, tra l'uomo intellettuale e il maschio della specie uomo. è una distanza che a volte si annulla, per una donna, quando l'intellettuale riesce a sedurla con la forza delle sue parole. a quel punto che sia un gran maschio trombeur o no poco importa, perché così sarà percepito.
    [roth, cantore della prostata, nel suo più grande romanzo descrive un uomo che ha diverse amanti, tutte sue dipendenti sul lavoro. nessuna costrizione e niente di intellettuale, piuttosto di ormonale. dice roth che a questo tizio le donne non resistono, che le attira e le trattiene "con la forza del suo cazzo"].

    la prima, fortissima, impressione che si ricava leggendo le prime venti pagine, è che qui c'è qualcosa sotto.
    sembra più un diario. o un blog ante litteram. come se un banale scambio di persona letterario possa essere sufficiente a rendere irriconoscibile buzzati.

    come è scritto.
    non benissimo.
    da giornalista, più che da scrittore. con uno stile che muta di continuo.
    c'è il narratore e c'è antonio [il suo alter ego]. il narratore entra ed esce dalla mente di antonio di continuo. uno psicotico sdoppiamento di personalità, cercando di fare un'analisi pseudo-psicologica del protagonista maschile, lasciando sempre fuori la protagonista femminile. il passaggio dalla narrazione in terza persona alla elencazione dei pensieri di antonio è spesso brusco. avviene nel medesimo, torrenziale, periodo, senza punteggiatura, usando [quasi] a caso passato remoto e presente indicativo e persino futuro semplice. buzzati scrive periodi brevi e sensati e subito dopo, come indemoniato, non basta una pagina per contenerne uno solo. se l'intenzione era quella di mostrare l'improvviso smarrimento di antonio, lo scopo viene raggiunto solo di tanto in tanto. più spesso, invece, i periodi sembrano tirati giù di getto, senza riletture né correzioni. si fa così un romanzo? è questa letteratura? in letteratura non basta smozzicare le frasi, la letteratura non è la mente di un individuo confuso.
    ad esempio. buzzati parla di antonio guardandolo da fuori, prima dell'esplodere della tragedia che lo consumerà di lì a poco. ma in questo caso dieci righe senza una virgola non sono concesse, mi dispiace, non ci sono giustificazioni plausibili.
    vero è che buzzati usa espedienti interessanti per rendere lo stato d'animo del protagonista. mi riferisco a quando ripete, identiche, certe frasi all'interno di uno stesso capitolo. è ben riuscito, in tale senso e punteggiatura a parte, quello nel quale antonio osserva laide ballare il cha-cha-cha in casa di corsini [non DEL corsini. bisogna che la piantiate con questo articolo determinativo. fa schifo].
    ma l'effetto di questa scrittura sincopata è che a questo libro manca del tutto un ritmo.
    i dialoghi sono molto mediocri, irreali, sempre uguali, sempre formali, da cinema popolare degli anni '60 anche quando raccontano un litigio.
    ci sono pure delle stonature, sopratutto nel vieto [tiè] lessico. "maschietta", riferito a carne da macello femminile di ventanni, mi infastidisce profondamente, ma può darsi che fosse un termine in uso al tempo, non so. [come pure mi infastidiscono i riferimenti alla pedofilia. come cambiano i tempi]. invece non accetto proprio la locuzione "più perfetto" o la frase "... non è neppure escluso che sia lei a FARCI [=fare a un uomo] qualche regaluccio". ci sono pure aggettivi che andrebbero banditi dai dizionari, come il più volte usato "neghittoso", ma queste sono faccende estetiche mie personali.
    quanto al finale, beh, che senso ha spiegare al lettore tutto quello, giustificazioni incluse, che l'autore avrebbe dovuto [voluto] suggerire nel corso di quasi cinquecento pagine? che sono troppe.

    cosa si salva.
    poco.
    il pregio del libro è la presentazione su carta dei pensieri che un uomo ossessionato da una donna formula nel corso della sua ossessione.

    una piccola e conseguente riflessione a margine.
    amiche donne che si lamentano di quanto stronzi siano gli uomini. la verità è che lo stronzismo non ha sesso. ["siamo tutti gli stronzi di qualcun altro"].
    quanto alla fessaggine dei maschi della specie c'è poco da dire. almeno una volta ci siamo cascati tutti, chi più, chi meno, inutile negare o cercare di rimuovere. ma se si può fingere, anche con sé stessi, di credere a una minchiata pur di continuare a, di fronte a certe colossali balle una persona normale [appena normale] un vaffanculo lo dice, una porta la sbatte.
    non so se alla fine, nella sua vita reale, buzzati trovò il modo di uscire da questa tragedia. ho appena sbirciato su wikipedia e mi pare di capire che sì, in qualche modo, ne uscì. spero almeno che questo suo esercizio catartico gli abbia portato dei benefici [di questo tuttavia dubito].

    il titolo è fuorviante.
    molto meglio sarebbe stato: pensieri di un coglione.

    [ora potete sputarmi addosso].

    ha scritto il 

  • 4

    Non l'ho ancora finito, mentre scrivo. Eppure mi viene da dire che qui Buzzati come pochi altri ha saputo mettere per iscritto - e in sequenza! - pagine e pagine di quelle inconfessabili e umanissime ...continua

    Non l'ho ancora finito, mentre scrivo. Eppure mi viene da dire che qui Buzzati come pochi altri ha saputo mettere per iscritto - e in sequenza! - pagine e pagine di quelle inconfessabili e umanissime sensazioni che fanno annuire il lettore ma nella vita vera non si fanno raccontare.
    Un pittore anche nella scrittura.

    ha scritto il 

  • 5

    due persone, in opposizione, lui maturo, cosciente, innamoratissimo ma non al punto di sposarla, no!
    lei giovanissima fa il mestiere più antico del mondo, arriva a farlo strisciare, sullo sfondo Mila ...continua

    due persone, in opposizione, lui maturo, cosciente, innamoratissimo ma non al punto di sposarla, no!
    lei giovanissima fa il mestiere più antico del mondo, arriva a farlo strisciare, sullo sfondo Milano, ritratto della metropoli insieme una babele d'ogni tempo, con i suoi inferni vecchi e nuovi, certe sue piazzette, certi suoi grovigli di vicoli, certi angoli segreti.
    Pagine di vera bellezza narrativa.

    ha scritto il 

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