Un amore

Di

Editore: Mondadori

4.0
(3034)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 258 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo , Tedesco , Chi semplificata

Isbn-10: A000014391 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Altri

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
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  • 0

    L'uomo mediocre

    L'uomo mediocre, l'uomo borghese, la società indifferente. Penetrati dalla grande torre nera, dal tempo inesorabile, dall'ipocrisia che auto-giustifica.

    Credere, cambiare, essere vivi. Ci nutriamo di ...continua

    L'uomo mediocre, l'uomo borghese, la società indifferente. Penetrati dalla grande torre nera, dal tempo inesorabile, dall'ipocrisia che auto-giustifica.

    Credere, cambiare, essere vivi. Ci nutriamo di semplici desideri ma preferiamo fallire invece di tentare.
    Siamo noi, mediocri e borghesi.

    ha scritto il 

  • 4

    La dipendenza affettiva

    In questo romanzo di Dino Buzzati troviamo descritta perfettamente la dipendenza affettiva che si può instaurare in alcuni uomini di ogni età per via di un trauma infantile di abbandono. Viene raccont ...continua

    In questo romanzo di Dino Buzzati troviamo descritta perfettamente la dipendenza affettiva che si può instaurare in alcuni uomini di ogni età per via di un trauma infantile di abbandono. Viene raccontata la storia d'amore di Antonio che rimasto solo alla soglia dei cinquanta inizia a frequentare numerose prostitute e si innamora perdutamente di una giovanissima, ingenua e bellissima ninfetta che seguirà dappertutto come un vero e proprio servo perdendo tutta la propria dignità e stima, crollando in un baratro di atroce sofferenza perché sente sempre in cuor suo quel disperato bisogno degli innamorati di condividere ogni attimo della propria vita con l'amata e nell'impossibilità di farlo la disperazione della mancanza, della perdita e della gelosia in ogni attimo in cui lei non c'è. Ma alla fine di questo tortuoso percorso che forse quasi ogni uomo prova almeno una volta nella vita forse c'è un'ancora di salvezza che ci affranca dalla dipendenza e dalla solitudine, la consapevolezza che in realtà non si è mai davvero soli. Il romanzo è scritto come una commedia dei suoi anni ed in molti tratti ci sono dei pezzi di letteratura memorabili. Abbiamo la Milano da bere di quegli anni e il suo accento, il cielo plumbeo della città, se ne tocca la nebbia e il sole e lei, la piccola dea irraggiungibile e indifferente, Laide che con l'indifferenza della giovinezza fa impazzire un uomo.

    ha scritto il 

  • 5

    Leggere Buzzati è la sicurezza di un tuffo al cuore

    Adoro le riletture quando sono passati dieci anni e più dalla scoperta di un bel libro. Le riletture sono necessarie quando si tratta di libri amati.
    Questa volta, questo Buzzati così personale, soffe ...continua

    Adoro le riletture quando sono passati dieci anni e più dalla scoperta di un bel libro. Le riletture sono necessarie quando si tratta di libri amati.
    Questa volta, questo Buzzati così personale, sofferto, complicato mi ha semplicemente confermato che la sua è una delle voci più autentiche, limpide e aperte di tutto il (secondo) Novecento italiano. Il migliore? Sì, forse sì.
    Leggere un Buzzati è, per me, la sicurezza di un tuffo al cuore. Lo è stato quando avevo 20, 30 anni, e lo è ancora.
    Magia!

    Ma questa rilettura è stata anche una prova di coinvolgimento umano. Non solo personale, umanissimo. Sia negli episodi sofferti, sia nei tentativi di sfatarli (quel chiamarsi o sentirsi chiamare "cretino", "cretinissimo"...).
    Al di là della trama, di questo romanzo resta la meravigliosa consonanza fra esseri umani e scenografie, sia nel contesto urbano di una Milano in trasformazione e talvolta crudele sia nell'immersione nella pianura padana, mobile e dialogante.

    E la conclusione. Oh, che conclusione!

    ha scritto il 

  • 5

    Buzzati, nel suo libro, racconta "Un amore" malato, perverso, morboso e irrazionale, come ogni vero amore romantico, ma, agli occhi del lettore, spoglio di ogni elemento sentimentale che non sia unila ...continua

    Buzzati, nel suo libro, racconta "Un amore" malato, perverso, morboso e irrazionale, come ogni vero amore romantico, ma, agli occhi del lettore, spoglio di ogni elemento sentimentale che non sia unilaterale, e quindi crudele e foriero di sofferenze.
    Ma non è solo una potente disanima di come l'uomo può perdere la razionalità e, quindi, disumanizzarsi. "Un amore" più che ambientato a Milano, è esso stesso stesso un libro su Milano, sulla sofferenza e la solitudine nella metropoli, sulla malinconia e sul chiasso urlato della città, contrapposto al silenzio interiore, che non trova spazio e non trova sfogo nell'opprimente architettura dei palazzi, nella geografia delle strade, nel tran tran quotidiano.
    Leide stessa, la protagonista femminile, a cui non viene mai concessa voce e proscenio, se non attraverso il protagonista Antonio Dorigo, "per quello che rappresentava di femmina, di capriccio, di giovinezza, di genuinità popolana, di malizia, di inverecondia, di sfrontatezza, di libertà, di mistero [...] simbolo di un mondo plebeo, notturno, gaio, vizioso, scelleratamente intrepido e sicuro di sè", sembra essere ella stessa Milano.

    ha scritto il 

  • 4

    Secondo me un gran bel libro. L'indagine della natura umana esperita da un Buzzati che vive il problema è molto reale, ricca e estesa. Il rapporto tra il maturo "borghese" e la giovane "prostituta" pr ...continua

    Secondo me un gran bel libro. L'indagine della natura umana esperita da un Buzzati che vive il problema è molto reale, ricca e estesa. Il rapporto tra il maturo "borghese" e la giovane "prostituta" propone un itinerario che metterà in contrapposizione in modo esemplare entrambi i ruoli ... riuscendo pure a capovolgerli.

    ha scritto il 

  • 5

    Ossessioni maschili

    Nessuno come Buzzati è riuscito a rendere le profonde ombre notturne del desiderio maschile, non per la donna e la gioa anche giocosa di una relazione erotica, ma per il possesso quasi territoriale de ...continua

    Nessuno come Buzzati è riuscito a rendere le profonde ombre notturne del desiderio maschile, non per la donna e la gioa anche giocosa di una relazione erotica, ma per il possesso quasi territoriale del suo corpo.

    ha scritto il 

  • 4

    Il mito della ninfetta

    Il Dorigo fa un po' il ruolo del pistola
    - e a detta tutta qua se lo merita pure -
    perchè il suo personaggio è uno di quelli che ti aspetti nell'Italia del dopoguerra, nell'Italia accecata dal boom ec ...continua

    Il Dorigo fa un po' il ruolo del pistola
    - e a detta tutta qua se lo merita pure -
    perchè il suo personaggio è uno di quelli che ti aspetti nell'Italia del dopoguerra, nell'Italia accecata dal boom economico, nell'Italia della borghesia cattolica, moralmente linda chepperò nella penombra c'ha la goduriosa voglia di depravazione.
    C'ha visto lungo il Tomasi di Lampedusa, quando ha scritto il Gattopardo - o meglio, ha guardato indietro, ma per dire bene i tempi suoi, insomma, ci siamo capiti!
    È una classe dirigente, ben pulita, alla quale ci piace ravanare nelle pieghe che il progresso ha un po' lasciato lì, a macerarsi nella miseria, tra i postriboli, i salotti afosi, l'avidità, il cinismo, i club (da leggersi come è scritto)...
    È la Noia di Moravia, è la villa di delizie di Castellaneta, la Lolita di Nabokov, e via discorrendo, tutti signori distinti a quali gira malissimo per queste sgallettate che se li spiedinano come vogliono.
    E loro se ne rendono sì conto, da galantuomini quali sono, ma non resistono alla tentazione del perverso.
    È una dominazione sociale che si ribalta
    - è una classe dirigente che gode ad esser schiava del desiderio
    - è una nuova nobiltà che però non ha la sua forza e il suo retaggio
    (per come lo direbbe Gianni Brera, non c'ha l'esperienza europea per la coppa campioni).

    Nel romanzo in particolare, Dino Buzzati, come è sua consuetudine - in maniera molto novecentesca - ti scrive un "non romanzo", sfacciatamente schierato dalla parte di chi racconta, durante il quale non succede assolutamente niente se non nella testa del Dorigo
    - è una sequela di paturnie, ansie, voglie, ardori, malesseri, claustrofobie sue che aleggiano pesanti come l'aria d'una palude intorno alle meschine e frivole estravaganze della Laide, alle sue bugie, alle sue capricciose ottusità.

    Ma, e concludo, non voglio svelar di più, chiunque sia mai stato innamorato, preoccupato di perder LEI, può giurare di non esser mai stato un po' Dorigo?
    - e guardate che a spergiuri si fa peccato!

    ha scritto il 

  • 3

    Peripatetica sprint

    Io di Dino Buzzati non avevo letto niente.
    Io di Dino Buzzati non sapevo nulla se non "il deserto dei tartari".
    Di Antonio Dorigo non sapevo nulla.
    Di Antonio Dorigo ho conosciuto tutto dopo Dino Buzz ...continua

    Io di Dino Buzzati non avevo letto niente.
    Io di Dino Buzzati non sapevo nulla se non "il deserto dei tartari".
    Di Antonio Dorigo non sapevo nulla.
    Di Antonio Dorigo ho conosciuto tutto dopo Dino Buzzati.
    Del signor Tonino a detta della Ermelina sappiamo che adora i suoi vestiti su misura nell'appartamento vicino piazza Missori.
    Della Laide sappiamo che balla alla Scala di Milano ed ancheggia ogni volta nell'appartamento della signora Ermelina, vicino piazza Missori.
    Le paturnie di Antonio Dorigo, detto Tonino, della sua Laide, me le ha raccontate il signor Dino, alla rinfusa una delle tante notti, quando vedeva il signor Antonio aspettare sotto casa di Laide, speranzoso e ubriaco d'amore, l'amore peripatetico.

    ha scritto il 

  • 5

    Differente, a livello letterario, da altri suoi capolavori irripetibili che ho particolarmente amato, e cioè "Il Deserto dei Tartari" ed i "60 Racconti", quest’opera appare come un vero e proprio "sfo ...continua

    Differente, a livello letterario, da altri suoi capolavori irripetibili che ho particolarmente amato, e cioè "Il Deserto dei Tartari" ed i "60 Racconti", quest’opera appare come un vero e proprio "sfogo su carta" con il quale Buzzati riesce a sviscerare emozioni e pensieri presentandoli nella loro totale purezza. Molto probabilmente, attraverso la forma artistica del romanzo, lo scrittore ha voluto analizzare un suo vissuto personale.
    L'amore del 49enne borghese Antonio Dorigo per Laide, una giovanissima ragazza squillo incostante ed ambigua nei sentimenti, assume le forme di una vera malattia dell'animo, una dipendenza che lo rende incapace di vivere come prima. Ma, sotto un altro aspetto, l'attrazione per la bellezza corrotta di Laide contribuirà anche rivoluzionare la vita monotona di Antonio, uomo da sempre insicuro nel rapporto con il femminile.
    Buzzati descrive con elevata profondità i sentimenti contrastanti del suo probabile alter-ego, il conflitto tra ragione e passione traspare limpidamente da innumerevoli monologhi interiori, attraverso i quali si evince come l'uomo comprenda l'irrazionalità del proprio sentire. Ho provato trasporto, compassione ed anche rabbia, l'inquietudine di Antonio per le attese, per le telefonate e gli appuntamenti, penetrano con violenza nel lettore il quale a sua volta comprende tutto il dolore percepito per un sentimento non corrisposto come si vorrebbe. Consigliatissimo, come tutti i testi di questo meraviglioso scrittore.

    ha scritto il 

  • 2

    Dialettica servo padrone

    Chi è la vittima, chi il carnefice? Chi tiene le redini e dirige il gioco e chi si lascia guidare? È difficile da capire chi soffra di più, nel romanzo di Dino Buzzati dove, al contrario di quanto sem ...continua

    Chi è la vittima, chi il carnefice? Chi tiene le redini e dirige il gioco e chi si lascia guidare? È difficile da capire chi soffra di più, nel romanzo di Dino Buzzati dove, al contrario di quanto sembra lasciarci pensare il titolo, si parla di tutto fuorché di "amore".
    Un po' come nella lunga, estenuante attesa narrata ne "Il deserto dei Tartari", Antonio, colto architetto borghese cinquantenne abituato a frequentare i salotti altolocati di Milano, aspetta con trepidazione quel momento che sa non arriverà mai, in una lunga, imprecisa e destabilizzante illusione senza fine. L’amore – come lo chiama lui – per la ninfetta dalle lunghe gambe affusolate che gli ha strappato il cuore, Laide, conosciuta in una casa di appuntamenti, non verrà mai coronato. Perché la ragazza – creatura sfuggente, irrequieta, dai trascorsi oscuri e dalle frequentazioni equivoche – non si lascerà mai andare. Non permetterà a quell’uomo che vuole “comprarla” per assicurarsene il possesso esclusivo di chiuderla in gabbia. “Un amore” è un lungo monologo interiore, in cui l’autore ci proietta all’interno della psiche di Antonio, dentro alle sue insicurezze, paranoie, illusioni. La prospettiva uni-laterale è quella dell’uomo che pensa di poter avere tutto, anche i sentimenti, perché ha il portafoglio pieno. Un uomo, però, condannato sin dall’inizio a restare “intrappolato” nella malia dell’irraggiungibile, vittima della giovinezza che sfugge e che non si può ingabbiare.
    La passione dell’uomo di mezza età per una ragazza poco più che adolescente è disfunzionale, anche per chi la prova.
    Non ci sono sorprese e l’epilogo è abbastanza piatto. Nessuna sorpresa, nessuna scoperta di rilievo per una narrazione lenta e a tratti noiosa.

    ha scritto il 

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