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Un amore

Di

Editore: Mondadori

4.0
(2546)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 258 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo

Isbn-10: A000014391 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Altri

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Descrizione del libro
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  • 5

    Questo è il racconto di un amore, un amore disperato, una passione, un’ossessione, oserei dire la follia di un piccolo borghese cinquantenne per una giovane prostituta.
    Un incontro banale si trasforma in una scintilla che accende il suo inferno chiamato amore, fatto di dubbi, paure, rabbia, ...continua

    Questo è il racconto di un amore, un amore disperato, una passione, un’ossessione, oserei dire la follia di un piccolo borghese cinquantenne per una giovane prostituta.
    Un incontro banale si trasforma in una scintilla che accende il suo inferno chiamato amore, fatto di dubbi, paure, rabbia, gelosia, possesso, umiliazioni..
    Buzzati analizza in maniera così profonda scavando nella mente e nell’animo del protagonista, facendo scoprire i pensieri più intimi e le emozioni più nascoste..
    Dal libro: “Eppure anche a cinquant'anni si può essere bambini, esattamente deboli smarriti e spaventati come il bambino che si è perso nel buio della selva. L'inquietudine, la sete, la paura, lo sbigottimento, la gelosia, l'impazienza, la disperazione. L'amore!”
    Un libro particolare, forse con meno magia ma sempre meraviglioso.

    scritto il 13 set 2009

    ha scritto il 

  • 4

    Questo è stato senza dubbio un libro che ho apprezzato solo una volta terminata l'ultima pagina. Non mi ha coinvolta immediatamente, spesso mi sono persa in una narrazione non propriamente limpida, ma appassionata, vorticosa, esaltata, paranoica così com'è la personalità del protagonista. Dorigo, ...continua

    Questo è stato senza dubbio un libro che ho apprezzato solo una volta terminata l'ultima pagina. Non mi ha coinvolta immediatamente, spesso mi sono persa in una narrazione non propriamente limpida, ma appassionata, vorticosa, esaltata, paranoica così com'è la personalità del protagonista. Dorigo, un uomo di 50 anni, intelligente che cade letteralmente nelle grinfie di una, non poi così bella, prostituta appena ventenne che per tutto il libro non fa altro che manipolare il protagonista senza che le venga mai opposta resistenza. Nel corso della narrazione si avvicendano avvenimenti, paranoie e allucinazioni di un uomo sempre più sull'orlo del baratro, un amore il suo, distruttivo, assoluto, doloroso che non trova in Laide nessuna sicurezza. Ritengo che la personalità di Dorigo sia estremamente complessa, i suoi sentimenti così esagerati riflettono una grande fragilità nascosta, e trovo che Buzzati abbia delineato molto bene un personaggio che ti entra sottopelle e non si dimentica così facilmente.

    ha scritto il 

  • 4

    UN amore è un amore è...

    Antonio Dorigo, affermato scenografo cinquantenne, si innamora di una ragazzina conosciuta in un bordello di lusso. In quella casa d'appuntamento per persone facoltose conosce quindi Laide, e la sua vita non sarà più la stessa, la percezione del vivere come la semplice vita quotidiana, divengono ...continua

    Antonio Dorigo, affermato scenografo cinquantenne, si innamora di una ragazzina conosciuta in un bordello di lusso. In quella casa d'appuntamento per persone facoltose conosce quindi Laide, e la sua vita non sarà più la stessa, la percezione del vivere come la semplice vita quotidiana, divengono per quell'uomo apparentemente arrivato e in assetto col sistema di cose e regole vigenti, concetti sempre più lontani; Dorigo vivrà quindi un educazione sentimentale a ritroso o, in qualsiasi modo la si voglia vedere, in uno stato totalmente opposto alle gioie dell'amore: egli lentamente si estranea, disconosce il suo esistente e le certezze che fino a ieri facevano da impalcatura alla sua esistenza di uomo inserito, maturo, sicuro di sé e del suo posto nel mondo. Questo romanzo, scritto nel 1963, ha costituito un caso, una contrastante opera che arriva dopo “Il grande ritratto” del 1960, e i più vecchi ma illuminanti lavori, da “Il deserto dei Tartari” e i “Racconti” che confermano l'abilità dell'autore nel racconto surrealista, immaginifico e sperimentale; “Un amore” invece, sembra ripiegare dai piani più audaci delle formule precedenti, ricche di ricerche concettuali, di riflessioni metafisiche, di intuizioni futuristiche, legate al fenomeno della modernità e della tecnologia. “Un amore” dunque, appare di sorpresa e scatena valutazioni dubbiose o totalmente negative che, viste con il senno di poi, si possono anche riscontrare legittime e pertinenti, ma sicuramente forzate e un po' distratte.E' fuori d'ogni dubbio che Buzzati diede sempre il meglio di sé nel racconto, breve o lungo che fosse, ma nell'opera-romanzo suddetta adopera un cambiamento stilistico funzionale al tipo di vicenda narrata, e la sua genialità sta nell'inserire continuamente momenti di una tensione narrativa che, seppur artificiale o proprio per questo, risulta magicamente inserita con i suoi irripetibili momenti lirici di uno scrittore altamente raffinato il quale dopo aver inseguito fantasmi e improbabili verità eteree o metafisiche, sembrerebbe ritrovare il più naturale, il più autentico e anarchico dei sentimenti: l'amore. E difatti quest'opera, esce interamente fuori dalla finzione o dalla fantascienza: non vi sono strani rapporti tra uomo e macchina, né quella ressa di sensazioni o di conclusioni ironiche o sorprendenti, cui Buzzati portava il lettore, tra paesaggi e allegorie, nei propri temi ai limiti del reale, o di simboli e di metafore di un gioco calcolato quanto un'equazione dal risultato incerto, o perlomeno dai numeri infiniti dove restavano, un po' nell'ombra, i grandi temi del destino, della morte, del tempo, anticipando quella solitudine individuale che sarà tema centrale della letteratura degli anni '60. In “Un Amore” invece, c'è solo un uomo, maturo e assai riservato, somigliante così tanto al suo autore, che s'innamora in maniera progressiva ma indelebile, di una fanciulla libera, volubile e di una generazione, tra le prime, a rompere radicalmente ogni riferimento con quelle precedenti. La storia ha sfumature e colori di un autunno perenne, di un tormento dell'uomo per questo amore impari e sofferto: condannato dalla sua tenerezza, dall'attesa e dal suo abbandono totale, che Laide, compagna occasionale e molto più pratica, non accetta né condivide. E se inizialmente tutto sembra rientrare nelle convenzioni più scontate, ben presto le parti si invertono, e i ruoli si confondono fino al capovolgimento. E se si conosce un poco Buzzati si può qui immaginare il suo dubbio e il suo conflitto, fra l'abitudine ai piani metaforici od allegorici, e la tentazione innovativa, di mantenersi in un piano concreto. Infine prevale la realtà e il sentimento, un sentimento però, che trasuda dolore, poiché è questa la parola chiave di tutta la sua opera...un sentimento che comunque arriva diritto dal cuore, eludendo la ragione e aprendo qui altri piani di lettura sul ruolo dell'intellettuale e sulle rotture, velleitarie o reali, di una condizione già assegnatagli dalle “circostanze sociali”...tornando ai “dolori del vecchio Dorigo”, anche qui dietro ai dubbi, alle frustrazioni, alle attese spasmodiche, ai tormenti e alla gelosia, c'è comunque il bisogno della persona amata, un'angoscia quasi positiva per cui il nostro protagonista rivede posizioni fondamentali per la sua esistenza, come l'allontanarsi dall'ombra della morte(vista qui sì allegoricamente in ogni suo “ruolo”) e soprattutto nella riscoperta di una natura vista con altri occhi. E' forse uno dei capitoli più intensi, il XVIII°, nel quale il sentimento ritrovato o nuovo del nostro eroe, trova appunto una corrispondenza inaspettata: in viaggio verso Modena, dove ad atenderlo c'è Laide, dalla sua automobile egli si accorge di un paesaggio sempre bistrattato dalle sue distrazioni.
    Tutto pare diverso: la campagna, con i suoi lievi pendii, gli alberi, le vigne, i prati e il cielo, gli offrono nuove sensazioni...un giro in macchina molto simile a quell' “Insolita allegria” di Giorgio Gaber, che non ci giurerei, ma al momento di comporla avrà ripensato proprio a queste pagine...
    “Un amore” è dunque anche una specie di sogno, in cui Dorigo ci si addentra totalmente: “ SI', L'AMORE GLI AVEVA FATTO COMPLETAMENTE DIMENTICARE CHE ESISTEVA LA MORTE. PER QUASI DUE ANNI NON CI AVEVA PENSATO NEPPURE UNA VOLTA, SEMBRAVA UNA FAVOLA, PROPRIO LUI CHE NE AVEVA SEMPRE AVUTO L'OSSESSIONE DEL SANGUE. TANTA ERA LA FORZA DELL'AMORE. E ADESSO ALL'IMPROVVISOGLI ERA RICOMPANSA DINANZI, DOMINAVA LUI LA CASAIL QUARTIERE LA CITTA' IL MONDO CON LA SUA OMBRA E AVANZAVA LENTAMENTE”.
    Ecco, il sogno è finito, l'esperienza extra-terrena si è dissolata, lasciando una lunga “zona libera” di narrativa , di creatività, di esistenza. Ma “Un amore” nonostante le usure del tempo e le riserve e le polemiche, resiste ancora. Resiste per quel personaggio maschile, forse l'unico veramente definito e approfondito da Dino Buzzati in un romanzo...resiste per quella Milano decrepita, distratta, abbandonica, che dalla penna dello scrittore assume contorni inediti, resiste soprattutto per quella passione e sofferenza, per quella carne viva a cui, di staccare lo sguardo, non riusciamo o proprio non vogliamo...quando leggeremo i suoi racconti, o altri scritti più metallici e geniali, surreali quanto disturbanti, sarà utile rileggersi qualche pagina di questo suo libro dove, tra scene anche meno riuscite e ripetitive, vi si troverà sempre una lirica, un accenno, una direzione, verso la realtà più dolente e umana di questo autore..grazie quindi, a Dino Buzzati e a Antonio Dorigo...ricordando infine nuovamente Laide, perchè le cose si fanno in due, ed anche qui i piani di lettura aumentano, anche grazie a lei, definita nel romanzo come “ninfetta”, neologismo per quei tempi ormai lontani, che non può fare a meno di ricordarne un altro...quello di “Lolita” di Vladimir Nabokov, pubblicato pochi anni prima...lo stesso amore e la stessa passione di H. Herbert...lo stesso libertario e imprendibile sentimento, che ci ricorda che un amore è un amore è un amore....

    ha scritto il 

  • 5

    Si può essere bambini a cinquantanni...

    “Un amore” di Buzzati descrive l’universo di Antonio, un cinquantenne architetto ancora solo, immerso nel suo mondo comodo, tranquillo e rassicurante. Fino a quando non incontra Laide, una giovanissima prostituta che lo trascinerà in un vortice di angoscia e gelosia che non aveva mai provato prim ...continua

    “Un amore” di Buzzati descrive l’universo di Antonio, un cinquantenne architetto ancora solo, immerso nel suo mondo comodo, tranquillo e rassicurante. Fino a quando non incontra Laide, una giovanissima prostituta che lo trascinerà in un vortice di angoscia e gelosia che non aveva mai provato prima.

    “In tutta la vita non si è mai trovato in una situazione simile. Non si è mai trovato nudo su un letto con gli occhi spalancati su una maschietta di trent’anni più giovane di lui, una puttanella strafottente che per lui non ha ombra di sentimento. Non si è mai trovato a spasimare per una ragazzina che se ne infischia tanto di lui, che non ha neppure bisogno di lui perché come lui potrebbe trovarne a decine, che viene con lui solo perché temporaneamente la cosa le fa comodo. Lui raffinato intellettuale perdersi dietro a un tipo simile. Eppure la strafottente ha qualcosa che in nessun’altra egli ha trovato. C’è qualcosa, nella ragazzuola invereconda, di pulito, di sano e di bello. Cosa? La nuda e triste verità non è invece che lui sta ormai per diventare vecchio e si aggrappa a Laide come l’ultima possibile occasione della giovinezza perduta? Questa cosa bella, sana e pulita non sono forse soltanto i suoi vent’anni, i capelli lunghi neri, i seni da bambina, i fianchi stretti alla Degas, le cosce lunghe da ballerina? Non mentiva a se stesso?”

    Buzzati riesce a descrivere perfettamente la nascita di un'ossessione, ossia di un sentimento totalizzante che assorbe completamente l'esistenza e domina ogni istante della vita, esponendo anche a situazioni umilianti e a comportamenti contrari a ogni buon senso. Questa passione lacerante del protagonista, non corrisposta, lo porterà ad un lento e inesorabile precipitare, a sopportare degradazioni pur di continuare a godere della compagnia della ragazza, che continuerà a farsi mantenere da Antonio ed a ingannarlo.

    “Eppure anche a cinquant’anni si può essere bambini, esattamente deboli smarriti e spaventati come il bambino che si è perso nel buio della selva. L’inquietudine, la sete, la paura, lo sbigottimento, la gelosia, l’impazienza, la disperazione. L’amore!

    Tutta la vita era vissuto senza sospettarne la causa. Tante volte era rimasto in ammirazione dinanzi a un paesaggio, a un monumento, a una piazza, a uno scorcio di strada, a un giardino, a un interno di chiesa, a una rupe, a un viottolo, a un deserto. Solo adesso, finalmente, si rendeva conto del segreto.

    Un segreto molto semplice: l’amore. Tutto ciò che ci affascina nel mondo inanimato, i boschi, le pianure, i fiumi, le montagne, i mari, le valli, le steppe, di più, di più, le città, i palazzi, le pietre, di più, il cielo, i tramonti, le tempeste, di più, la neve, di più, la notte, le stelle, il vento, tutte queste cose, di per sé vuote e indifferenti, si caricano di significato umano perché, senza che noi lo sospettiamo, contengono un presentimento d’amore.

    Quanto era stato stupido a non essersene mai accorto finora. Che interesse avrebbe una scogliera, una foresta, un rudere se non vi fosse implicata una attesa? E attesa di che se non di lei, della creatura che ci potrebbe fare felici? Che senso avrebbe la valle romantica tutta rupi e scorci misteriosi se il pensiero non potesse condurci lei in una passeggiata del tramonto tra flebili richiami di uccelli? Che senso la muraglia degli antichi faraoni se nell’ombra dello speco non potessimo fantasticare di un incontro? E l’angolo del borgo fiammingo che ci potrebbe importare o il caffè del “boulevard” o il “suk” di Damasco se non si potesse supporre che anche lei un giorno vi passerà, impigliandovi un lembo di vita? E l’erma cappelletta al bivio col suo lumino perché avrebbe tanto patos se non vi fosse nascosta un’allusione? E a che cosa allusione se non a lei, alla creatura che ci potrebbe fare felici?

    Quanto meschina sarebbe, di fronte a un grande spettacolo della natura, la nostra esaltazione spirituale se riguardasse soltanto noi e non potesse espandersi verso un’altra creatura.”

    I due si avvicinano sorprendentemente nel finale, forse per la prima volta, quando lei gli confessa di aspettare un bambino e di volerlo tenere. È l’inizio di una nuova vita?
    Nel romanzo il protagonista è perfettamente caratterizzato e indagato. È quasi un lungo monologo interiore che consente di comprendere ogni dettaglio della storia tramite gli occhi di lui. Solo alcuni dialoghi con una amica di Laide consentono di capire meglio i pensieri di lei, certamente interessanti:

    “Sforza un po’ le meningi. Tu sei una ragazzetta che tira avanti alla meno peggio a colpi di marchette. Tu incontri un uomo già anziano che dice di essersi innamorato di te, uno scapolo, mica ricco ma che guadagna bene. E quest’uomo non ti propone mica di sposarti no, perché questo non starebbe né in cielo né in terra. Le convenienze sociali e balle del genere. Lui ti propone di diventare la sua amante fissa e ti offre uno stipendio. Chiede di comprarti, in poche parole. Tu fai i tuoi calcoli, valuti la convenienza e accetti. Lui ti paga e perché lui ti paga tu devi uscire con lui, andare a spasso con lui, andare in letto con lui. Perché ti paga. Per di più è innamorato sul serio, quindi è geloso, sospettoso, noioso. Ma tu non sei la sua donna, sei soltanto l’amichetta clandestina, la piccola mantenuta. Non sei ammessa in casa sua, non frequenti le case dei suoi amici, lui conduce una vita a parte, nella sua vera vita, quella che conta, tu non ci metti il naso. Resa l’idea? E adesso mi sai dire come tu, ragazza, gli puoi volere veramente bene.”

    È un romanzo, scritto benissimo, su un amore disperato, a senso unico, ma proprio per questo ancora più intenso. Un bellissimo capolavoro, triste, emozionante, magico.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro molto bello, forse il mio preferito di Buzzati. Mi è piaciuto allo stesso modo de Il deserto dei tartari se non di più. Sicuramente non potrà piacere a tutti però coloro che amano lo stile dell'autore non saranno delusi.

    ha scritto il 

  • 3

    Non di facile lettura e questo è palese, ma per me rimane un gioiellino, soprattutto certi passaggi (allego citazione) e le atmosfere di una Milano anni Sessanta.
    "In lei, Laide, viveva meravigliosamente la città, dura, decisa, presuntuosa, sfacciata, orgogliosa, insolente. Nella degradazio ...continua

    Non di facile lettura e questo è palese, ma per me rimane un gioiellino, soprattutto certi passaggi (allego citazione) e le atmosfere di una Milano anni Sessanta.
    "In lei, Laide, viveva meravigliosamente la città, dura, decisa, presuntuosa, sfacciata, orgogliosa, insolente. Nella degradazione degli animi e delle cose, fra suoni e luci equivoci, all'ombra tetra dei condominii, fra le muraglie di cemento e di gesso, nella frenetica desolazione, una specie di fiore."

    ha scritto il 

  • 5

    Un mattino del febbraio 1960, a Milano, l’architetto Antonio Dorigo, di 49 anni, telefonò alla signora Ermelina.
    “Sono Tonino, buongiorno sign…”
    “È lei? Quanto tempo che non si fa vedere. Come sta?”
    “Non c’è male, grazie. Sa in questi ultimi tempi un mucchio di lavoro e così… se ...continua

    Un mattino del febbraio 1960, a Milano, l’architetto Antonio Dorigo, di 49 anni, telefonò alla signora Ermelina.
    “Sono Tonino, buongiorno sign…”
    “È lei? Quanto tempo che non si fa vedere. Come sta?”
    “Non c’è male, grazie. Sa in questi ultimi tempi un mucchio di lavoro e così… sente potrei venire questo pomeriggio?”
    “Questo pomeriggio? Mi faccia pensare… a che ora?”
    “Non so. Alle tre, tre e mezza”.
    “Tre e mezza d’accordo”
    “Ah senta, signora…”
    “Dica, dica”.
    “L’ultima volta, si ricorda?… insomma quella stoffa per essere sincero non mi finiva di piacere, vorrei…”
    “Capisco. Purtroppo alle volte io stessa…”
    “Qualcosa di più moderno, mi spiego?”
    “Sì, sì. Ma guardi ha fatto bene a telefonarmi oggi, c’è un occasione… insomma, vedrà resterà soddisfatto”.
    “Tessuto nero, preferibile”
    “Nero, nero, lo so, come il carbone”
    “Grazie, a più tardi allora”.
    Mise giù la cornetta. Era solo nello studio. Anche Gaetano Maronni, il collega che occupava la stanza vicina, quel mattino era uscito.
    Era una mattina qualsiasi di una giornata qualsiasi.

    Un estratto dal libro:
    http://bookmorning.com/2014/02/20/un-amore-di-dino-buzzati/

    ha scritto il 

  • 3

    Un amore di Dino Buzzati. Il libro narra la storia d’amore tra un affermato uomo di mezza età e una giovane ragazza conosciuta in una casa di prostituzione. Questo è l’incipit del romanzo, il resto è la descrizione di tutte le favole e frottole che la ragazza racconta all’uomo per giustifi ...continua

    Un amore di Dino Buzzati. Il libro narra la storia d’amore tra un affermato uomo di mezza età e una giovane ragazza conosciuta in una casa di prostituzione. Questo è l’incipit del romanzo, il resto è la descrizione di tutte le favole e frottole che la ragazza racconta all’uomo per giustificare le sue assenze (incontri sessuali) e i suoi sentimenti (innamoramenti per altri). Le bugie iniziano sin da subito e hanno il sapore della verità, qualcosa a cui potresti anche crederci, tanto che il lettore è portato a dare fiducia al personaggio e dare ragione al protagonista che ci crede. Poi però l’accumularsi di scuse sempre più esili e meno credibili fanno emergere la verità, anche se mai rivelata e solo supposta, e quella che all’inizio poteva sembrare come semplice gelosia eccessiva si trasforma in supposizioni più concrete e verosimili. Si passa perciò a dare fiducia al personaggio femminile al giudicarlo negativamente, mentre l’altro, il protagonista, diventa una persona da compatire e non capire. Gran parte del romanzo è il racconto di una lenta discesa atta a deteriorare e azzerare l’orgoglio del protagonista, sempre pronto a perdonare e a giustificare, vedere la realtà con lenti deformanti (quando è da solo molto simile alla verità, quando è in compagnia della propria ninfa distorcendo i fatti in favore di quest’ultima) e a lasciarsi abbindolare (forse è il termine più giusto) dal sentimento portante del mondo.
    Buzzati è bravo a trascinare il lettore in una storia che chiunque ha già letto e/o vissuto (se non in prima persona almeno tramite conoscenti) sfumando leggermente i toni via via che passano le pagine in modo da guidare il lettore a vivere certe sensazioni in parti precise del libro. Nonostante alcune scelte stilistiche un po’ burrascose che forse stonano un po’ con il resto della prosa, e un linguaggio a volte dal gusto leggermente arcaico (si pensi alla sola frase “andare in letto insieme”), il libro scorre bene anche se essenzialmente racconta sempre la stessa cosa, aumentandone solo di volta in volta l’assurdità.
    Come finisce? Non cado nell’errore di raccontare tutto per filo e per segno, compreso il finale, come è stato fatto nella prefazione della mia edizione, dico solo, come già scritto, che è una storia che tutti conosciamo, perciò immaginate voi come possa mai finire.

    ha scritto il 

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