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Un amore

Come un borghese può impazzire d'amore per una ragazza squillo

Di

Editore: Mondadori (Oscar)

3.9
(135)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 270 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000120869 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 4

    Un amore, Dino Buzzati. Ma quale amore? L'ossessione di un attempato piccolo borghese per una ventenne ballerina e squillo, dall'aspetto di una bambina e il vissuto di un'adulta. La pretesa di comprarne l'amore e perfino il rispetto con un assegno mensile e una casa, neanche sfiorato dall'idea ch ...continua

    Un amore, Dino Buzzati. Ma quale amore? L'ossessione di un attempato piccolo borghese per una ventenne ballerina e squillo, dall'aspetto di una bambina e il vissuto di un'adulta. La pretesa di comprarne l'amore e perfino il rispetto con un assegno mensile e una casa, neanche sfiorato dall'idea che il rispetto chiede rispetto e l'amore molto di più. Che soddisfazione l'amica di Laide che mostra all'omuncolo la vera natura del suo comportamento. E quel diminutivo, Laide, con cui la ragazza stessa si presenta, troppo assonante con l'aggettivo per essere un caso e non una provocazione all'ipocrisia borghese. Bello e intenso.

    ha scritto il 

  • 3

    Due personaggi

    Due personaggi tracciati in maniera fantastica, ma un numero eccessivo di situazioni ripetute. 100 pagine in meno, sarebbero bastate lo stesso per fare capire l'ossessione dell'uomo per la ragazza-squillo. Risveglio nelle pagine finali.

    ha scritto il 

  • 4

    UN LIBRO PER IMPARARE

    Qui c'è la sottile differenza, e lo svelamento, tra chi capisce l'arte e la sperimentazione e chi, non capendo, reputa il libro scritto male, ''sgrammaticato'', non adeguato alle regole. Consigliato, per capire quanto sia stupido il punto di vista monolitico della letteratura ''classicista'' o '' ...continua

    Qui c'è la sottile differenza, e lo svelamento, tra chi capisce l'arte e la sperimentazione e chi, non capendo, reputa il libro scritto male, ''sgrammaticato'', non adeguato alle regole. Consigliato, per capire quanto sia stupido il punto di vista monolitico della letteratura ''classicista'' o ''di massa'', a tutti coloro che non hanno scoperto che l'arte è umanità, e i libri prettamente editoriali e commerciali meramente prodotto.

    ha scritto il 

  • 5

    "Tutto questo amore buttato per niente"

    Ho letto questo Buzzati con voluta flemma per assaporare sino in fondo la sua prosa schietta e depurata.
    È una trama che rapisce velocemente quella dell’architetto Antonio Dorigo e di Laide, giovanissima sua concubina, per la quale l’uomo prova un amore camaleontico. Prima voluttuario, merc ...continua

    Ho letto questo Buzzati con voluta flemma per assaporare sino in fondo la sua prosa schietta e depurata.
    È una trama che rapisce velocemente quella dell’architetto Antonio Dorigo e di Laide, giovanissima sua concubina, per la quale l’uomo prova un amore camaleontico. Prima voluttuario, mercenario, gretto e accessorio, è un amore che non tarda a transitare in una dimensione di sogno impossibile, costellato di paure ed esitazioni che incatenano Antonio ad una tela di angosce e fanno tumultuare la sua borghesità.

    A fare da scenario a questo riottoso amore ovvero odio o forse amore che sfugge ad ogni definizione rassicurante è una Milano sempre caliginosa, descritta con onnipresente turpitudine, che cela aria di vizio in ogni anfratto. Laide è paragonata al “fiore dell’antica città spuntato nel cortile di una vecchia casa malfamata fra i ricordi, le leggende, le miserie, i peccati, le ombre e i segreti di Milano”. Laide è anche una ballerina leggiadra, un corpo che dà assuefazione morbosa, una ribellione che tramortisce, un’ingenuità che scompiglia le certezze, una fragilità che si tiene a galla, una bellezza timida e mai volgare, uno scrigno di sensualità distinta e per questo ammalia sempre Antonio, fino alla fine.

    Se durante quasi tutto il romanzo la voce narrante lascia implicare che in questa liaison, vera protagonista del libro, sia Laide la tiranna che irretisce spietatamente Antonio, io sono dell’avviso contrario e questo infatti ben si comprende a conclusione del romanzo quando Antonio, all’apice della sua furia d’amore conseguente al distacco della ragazza, discute con un’amica di Laide, sortendo il seguente scambio di battute:

    <<Nessuno le impediva di essere più leale con me.>>
    <<Eri proprio tu che glielo impedivi. Tu la comperavi a rate mensili. Lei ti vendeva il corpo tu prendevi anche l’anima.>>

    Un romanzo bellissimo anche nella forma e nel modo di narrare intarsiato di piacevolissimi flussi di coscienza irruenti come gli animi dei due amanti.

    ha scritto il 

  • 4

    E’ molto difficile e tutto sommato delicato fare una recensione su quest’opera di Buzzati che tanto si discosta dai temi più significativi della sua poetica : la magia, l’attesa, il senso della vita e della morte, la ricerca dell’assoluto e del trascendente, quell’atmosfera fantastica, quas ...continua

    E’ molto difficile e tutto sommato delicato fare una recensione su quest’opera di Buzzati che tanto si discosta dai temi più significativi della sua poetica : la magia, l’attesa, il senso della vita e della morte, la ricerca dell’assoluto e del trascendente, quell’atmosfera fantastica, quasi onirica e rarefatta. Spesso pura poesia! In questo romanzo complesso e stratificato, ci troviamo invece davanti ad un Buzzati realistico, che narra con una dovizia di particolari spesso molto precisi un rapporto d’amore tormentato e degradante, un sentimento che, come disse Montale, ha del patologico, e che rasenta i limiti del ridicolo e del grottesco. E’ un amore vero?Non so. Questa è una domanda che si sono posti molti lettori e penso che ognuno di noi abbia una visione ed una certezza ben precisa per ciò che intende per amore e quindi anche la sua chiave di lettura. Certo, questo che l’architetto Dorigo prova per la prostituta Laide ha tutte le caratteristiche, le angosce, le ossessioni di una vera infatuazione che sinceramente , per me, neanche il finale riesce a chiarire perfettamente. Di sicuro c’è l’inettitudine di quest’uomo, il suo aggrapparsi alla giovinezza in modo da tenere lontani quei pensieri che , alla sua età lo assillano: la solitudine, la vecchiaia e la morte. La Laide, certo, volubile, bugiarda fino al patologico, lo tiene in pugno perché sa di essere la sua ancora di salvezza. Però, al di là del contenuto e delle mille sfaccettature che la vicenda ti presenta davanti, al di là degli incubi, dei sogni amari ad occhi aperti del protagonista, della rabbia che ti viene nel vedere la sua frustrazione e il suo annichilimento , esiste l’artista Buzzati. Il linguaggio colloquiale alterna periodi brevi ad altri più lunghi e complessi, senza punteggiatura perché seguono un flusso di coscienza che ti lascia senza fiato. Parte da un dettaglio minimo ed insignificante fino ad arrivare in una ingarbugliata matassa allucinata e contorta. Davanti a noi si stende la sua Milano che è come la Laide : << dura, decisa, presuntuosa, sfacciata, orgogliosa ed insolente. Nella degradazione delle cose….una specie di fiore.>> !!!! Ed ecco che, a ben pensarci dell’universo di Buzzati abbiamo anche qui i segni : l’angoscia, lo scollarsi della realtà fino ad arrivare all’ossessione, i vari livelli della realtà, ( ma è realtà o incubo?)la fragilità dell’esistenza e la “torre nera” che incombe sulla negatività del mondo e della vita!

    ha scritto il 

  • 4

    Potrei discutere ore sulla psicologia dei personaggi di questo romanzo, versare fiumi di inchiostro a commentare il profilo psicologico di una piccola squillo e quello di un intelletuale borghese di mezza età.
    Potrei soffermarmi sullo stile, raffinato e allo stesso tempo travolgente di Buzz ...continua

    Potrei discutere ore sulla psicologia dei personaggi di questo romanzo, versare fiumi di inchiostro a commentare il profilo psicologico di una piccola squillo e quello di un intelletuale borghese di mezza età.
    Potrei soffermarmi sullo stile, raffinato e allo stesso tempo travolgente di Buzzati.
    Potrei mettere in luce la critica di carattere sociale che si intravede tra le pagine del romanzo "Un amore".
    Potrei ma sarei una piccola bugiarda. Non era ad Antonio e alla Laide che pensavo nel divorare vorace le pagine di questo libro, e il piacere della lettura, certo non era l'unico sentimento che io stessi provando in quel momento. Un pungolo, una fitta allo stomaco a ogni parola, un ricordo a ogni frase. Sincero pentimento, vergogna. Patetica mi son sentita tanto patetica a leggere quelle pagine e pensare che un amore così bugiardo e falso, non corrisposto e avvelenato da mille bugie io l'avevo vissuto veramente e non era finzione, non era un romanzo. Ero io lì, proprio io a lasciarmi trattare male, io come Antonio di fronte alla sua Laide.
    Un chiaro esempio di come i libri sappiano parlare anche di noi.

    ha scritto il 

  • 5

    Il nemico...

    Sì una mattina il grande momento venne, alla fine. Successe così: appena sveglio immediatamente come al solito cominciò a pensare a lei e notò di non provare dolore, toccava la piaga e la piaga non gli faceva più male, provò ancora due tre volte ancora a pensare a lei, la pensò con determinazione ...continua

    Sì una mattina il grande momento venne, alla fine. Successe così: appena sveglio immediatamente come al solito cominciò a pensare a lei e notò di non provare dolore, toccava la piaga e la piaga non gli faceva più male, provò ancora due tre volte ancora a pensare a lei, la pensò con determinazione e persino con sfida ma l'angoscia non veniva. Fu una sensazione incredibile. Il miracolo. Avevano ragione quelli che gli avevano detto che...Scese dal letto e si mise a saltare nella camera, faceva assolutamente dei salti di gioia come impazzito. Dato il suo temperamento sempre apprensivo stava tuttavia in guardia. E si lavò e si vestì con le orecchie dritte se mai il nemico ricomparisse ma durante la notte il nemico aveva misteriosamente levato il campo. Pensava a lei, immaginava che in quello stesso preciso momento fosse in letto con un tizio qualunque e stesse facendo quelle cose, immaginò perfino che stesse facendo una cosa ancora peggio e ci pensò con perfidia in tutti i possibili particolari. Ma l'angoscia non veniva. Allora uscì di casa e camminava come ormai aveva perso l'abitudine di camminare, camminava come un uomo libero e civile, prima invece camminava come un..., no non camminava era più giusto dire che strisciava che fuggiva che precipitava sempre con quel tremito dentro. Allora gli venne voglia di fare una cosa che da molti mesi non faceva più una cosa cretinissima che tuttavia denotava la guarigione, pensò di attraversare a piedi i giardini benchè fosse molto caldo, era passata quasi un'ora dal risveglio ormai poteva starsene sicuro aveva ansia di andare in studio pregustava la soddisfazione di guardare il telefono con indifferenza e disprezzo suonasse pure fin che voleva lui l'avrebbe lasciato suonare sette otto volte prima di alzare il microfono e magari non l'avrebbe neanche alzato e fare questo non gli sarebbe costata nessuna fatica aveva voglia di parlare di lavoro coi colleghi voglia di ridere ah che che cosa meravigliosa la vita.

    D. Buzzati, Un amore, Oscar Mondadori, Milano, 1963, pag 192-193

    Desiderio al maschile...

    Lui che si meraviglia come i romanzieri non parlassero che d'amore e così le canzoni e tutto quanto,
    lui ipocrita si meravigliava diceva che non era vero nel mondo ci sono tante cose più importanti delle donne vero?
    Ipocrita che non era altro mica che non lo potesse capire benissimo lo capiva certamente ma non aveva coraggio di ammetterlo,
    lui tartufo come tutti gli altri e adesso si accorge che cosa è la donna di importante adesso si accorge come una bella ragazza può essere desiderata dai maschi adesso pensa e ripensa a quanto è falso il mondo che fa finta di niente che non esistano i desideri carnali e non ne parla mentre in realtà ciascun uomo basta che sia sincero se incontra una ragazza anche per la strada una ragazza sconosciuta immediatamente pensa una cosa sola:
    è desiderabile? mi piacerebbe andarci a letto?
    Anzi si fa due domande perchè la seconda domanda immancabile è: e ci sarebbe il modo di farci l'amore per caso?
    E subito, anche nella più alta società, anche in chiesa, quando un uomo vede una donna giovane e graziosa, anche i preti garantito lo stesso, subito pensa a come sarà sotto i vestiti se le tette stanno su da sole se la vita è stretta lui per esempio Antonio pensa subito se è depilata o no una delle cose che lo eccitano di più sono appunto le ascelle senza peli soprattutto se giovanissime carnose e piene la ragazza le braccia offre appunto con le ascelle spalancatela prospettiva più appetitosa del suo corpo e poi naturalmente tutti si domandano come sono fatte le cosce e il sedere ci sono quelli anzi che prediligono sopra ogni altra cosa il sedere e tutti tutti quando vedono una ragazza o magari anche una bambina pensano immediatamente alla stessa cosa ma nessuno lo dice nessuno ha il coraggio di dirlo nessuno osa ammetterlo perchè sono tutti una massa di ipocriti da vomitare e tutti vivono e parlano e si comportano come se sopra ogni cosa amassero il guadagno la posizione in società i figli la propria casa e pensare che tutto, tutti gli sforzi tutti i segreti pensieri si concentrano su quella cosa sola ma è una cosa tabù e nessuno ne osa parlare e così quando uno fa un regalo ad un amico anche se generoso gli regala magari un oggetto d'arte un'automobile uno yacht ma non gli offre mai la possibilità di possedere una bellissima puttana no la cosa che sarebbe più gradita a tutti non si offre mai e anche i miliardari che invitano gli amici nei loro palazzi e nelle loro ville gli offrono cibi squisiti liquori e champagne in quantità spendono centinaia di migliaia di lire per regali ma mica che si sognano di fargli arrivare in camere una bella pupetta pronta ai comandi eppure quello è il massimo desiderio di tutti soprattutto verso sera tutti pensano a quello ma nessuno lo deve sapere si nasce si cresce e si invecchia e si muore come se l'amore fisico fosse sì una cosa piacevole ma non tanto importante anzi, e invece è la più importantissima di tutto e lui idiota e ipocrita a non averlo riconosciuto fino adesso.

    D. Buzzati, Un amore, Mondadori, Milano, 1963, pag 170-171-172

    Sull'amore...

    D'improvviso si rende conto di quello che forse sapeva già ma finora non ha mai voluto crederci. Come chi da tempo avverte i sintomi inconfondibili di un male orrendo ma ostinatamente riesce ad interpretarli in modo da poter continuare la vita come prima ma viene il momento che, per la violenza del dolore, egli si arrende e la verità gli appare dinnanzi limpida e atroce e allora tutto nella vita repentinamemnte cambia senso e le cose più care si allontanano diventando straniere, vacue e repulsive, e inutilmente l'uomo cerca intorno qualcosa a cui attaccarsi per sperare, egli è completamemnte disarmato e solo, nulla esiste oltra la malattia che lo divora, e qui se mai l'unico so scampo, di riuscire a liberarsi, oppure di sopportarla almeno, di tenerla a bada, di resistere fino a che l'infezione col tempo esaurusca il suo furore. Ma dall'istante della rivelazione egli si sente trascinare giù verso un buio mai immaginato se non per gli altri e d'ora in ora va precipitando.

    D. Buzzati, Un amore, Oscar Mondadori, Milano 1963, pag 91

    Certe Donne e certi Uomini...come Nicole e Silvio...e le altre...

    Come vivevano? Con quali aspirazioni? Come facevano a resistere? Chi erano i loro veri uomini? Esse partecipavano del mondo delle famiglie oneste e normali e insieme della malavita, frequentavano i più ricchi figli di famiglia, entravano nelle loro ville sontuose, salivano a bordo delle loro ferrari e dei loro yachts illudendosi di appartenere alla loro società ma in realtà adoperate da questi signori come puro strumento di svago e di libidine e perciò totalmente disprezzate.
    Entravano come ospiti di riguardo nelle garconnieres dei miliardari ma se piantavano grane o non si sottomettevano docilmente ai capricci più osceni e umilianti, o chiedevano diecimila lire in più, venivano poi magari cacciate a sberle, da uomini ubriachi, con epipeti infamanti, tal quale le infime da marciapiedi.
    Ostentavano la conoscenza delle sarte di lusso e dei grandissimi alberghi internazionali, raccontavano di frequentare i nights d'alto bordo, nei negozi erano incontentabili e altezzose, per la via camminavano col piglio sdegnoso di principesse irraggiungibili ma poi, per un biglietto da cinquemila, correvano trafelate a soddisfare, nell'alberghetto vicino alla stazione, la lussuria di un sensale cinquantenne, grasso e sucido, che le trattava come serve.

    D. Buzzati, Un amore - Come un borghese può impazzire d'amore per una ragazza squillo, Mondadori, Milano, 1963,pag 51-52

    ha scritto il 

  • 4

    Un amore, due vite, due cuori, due storie parallele i cui protagonisti sono un cinquantenne borghese scapolo e una "maschietta" ventenne ballerina che occasionalmente si prostituisce.
    Fin qui nulla di nuovo: l'amore tumultuoso che sfocia in gelosia, bugie, inganni e notti insonni; tuttavia ...continua

    Un amore, due vite, due cuori, due storie parallele i cui protagonisti sono un cinquantenne borghese scapolo e una "maschietta" ventenne ballerina che occasionalmente si prostituisce.
    Fin qui nulla di nuovo: l'amore tumultuoso che sfocia in gelosia, bugie, inganni e notti insonni; tuttavia Buzzati da abile burattinaio si prende gioco del lettore che viene indotto a prendere posizione, a difendere l'uno piuttosto che l'altra quasi fino alla fine, e poi interviene a rimescolare le carte, determinando un repentino ribilanciamento.
    Il finale sospeso, onesto, lascia il lettore con una struggente nota malinconica:
    Ora davvero la città dorme, il sonno trasuda dalle centomila stanze e cola giù per i muri si spande come invisibile sudario per le strade deserte entra nelle macchine stanche che giacciono inerti in sterminate file lungo i marciapiedi, marea che lievita lentamente da un capo all'altro di Milano mescolando in un solo fiato il respiro del ricco e del pezzente, della prostituta e della suora, dell'atleta e del malato di cancro. Solo lui Antonio è sveglio immensamente e assapora quel po' di pace dell'animo.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno dei libri che è bellissimo rileggere dopo 30 anni, per scoprire quanto siamo cambiati noi rispetto all’idea dell’amore.
    Quanti se ne vivono di amori in così tanti anni, e quanto diversi? Quanto ci lasciano in termini di cambiamento, di illusione o disillusione, di sogni o di razionalità ...continua

    Uno dei libri che è bellissimo rileggere dopo 30 anni, per scoprire quanto siamo cambiati noi rispetto all’idea dell’amore.
    Quanti se ne vivono di amori in così tanti anni, e quanto diversi? Quanto ci lasciano in termini di cambiamento, di illusione o disillusione, di sogni o di razionalità?
    Dopo 30 anni si è persa l’esigenza di esprimere un giudizio, ci si apre ad un nuovo, diverso possibile, si riconosce che l’amore può anche essere la voce delle proprie paure, della disperazione, delle illusioni, che può piegarci, renderci vittime e carnefici allo stesso tempo. È amore lo stesso? l’amore è tutto ciò che parla di noi, nella maniera più vera, anche cruda, malata. È vero solo quando parla della nostra vita così com’è, luminosa e trasparente, o buia e torbida. A patto che sia in continua trasformazione, come noi.

    ha scritto il 

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