Un amore

Di

Editore: Mondadori

4.0
(2915)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo , Tedesco , Chi semplificata

Isbn-10: 8804458208 | Isbn-13: 9788804458203 | Data di pubblicazione:  | Edizione 31

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Altri

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
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  • 4

    Bisogna viverlo per capire quanto di possa regredire per amore.
    Capita anche che, pur essendoci passati, si pensi: IO? MAI PIU'.
    Grandissimo errore di arrogante presunzione.
    Questo è il racconto torme ...continua

    Bisogna viverlo per capire quanto di possa regredire per amore.
    Capita anche che, pur essendoci passati, si pensi: IO? MAI PIU'.
    Grandissimo errore di arrogante presunzione.
    Questo è il racconto tormentato di una passione travolgente (nel senso che Dorigo era sui binari di una stazione dimenticata al passaggio del Frecciarossa laLaide).
    Di più.
    E' una lezione scritta sulla ricchezza della lingua italiana.
    Di questi giorni una bella pubblicità televisiva della Treccani https://www.youtube.com/watch?v=Ze76G_B4vrg
    Leggevo e pensavo a quanto sarebbe illuminato un compito nella classe di mia figlia (12 anni): leggi una pagina di Un Amore di Buzzati (Buzzatichi?), cerchiane gli aggettivi e meravigliati della varietà di parole che conosciamo, MA NON USIAMO, per descrivere entusiasmi, situazioni personali, tracolli emotivi...
    ...poi capitava che il racconto fosse anche (un po') esplicito (la vicenda narrata lo è; lo è la vita di tutti, ma non si può dire, non si dovrebbe scrivere, figuriamoci LEGGERLO, a scuola poi!) allora mi immaginavo a cascata le denunce dei genitori.
    Chiuso il libro, vado sul profilo Istagram di mia figlia ed inciampo su di un suo commento ad una foto di un'amica "CARINAAA".
    T a a c C !

    ha scritto il 

  • 4

    Immedesimazione sentimentale, ovvero dell'innamoramento sull'amore di altri

    Dino Buzzati è una di quelle persone che odio. Un mortale di multiforme ingegno che qualsiasi cosa faccia gli riesce bene, naturale, personale.
    Del multiforme talento di scrivere l'aspetto che più gl ...continua

    Dino Buzzati è una di quelle persone che odio. Un mortale di multiforme ingegno che qualsiasi cosa faccia gli riesce bene, naturale, personale.
    Del multiforme talento di scrivere l'aspetto che più gli invidio - che più apprezzo - è la capacità di definire l'indefinito, di straniare il familiare. Buzzati prende la quotidianità e la rovescia anzi la guarda da dentro e la rende elemento di disturbo. Ci mette a disagio e poi ci propone la sua situazione senza entrarvi mai troppo a fondo affinché sia lasciato a noi lettori l'ultimo sforzo definitivo (nel senso 'che definisce' e non 'finale') su quello che accade, su come accade.

    Questo romanzo non fa eccezione. Leggiamo di un amore e lo leggiamo nelle scarpe di chi ama morbosamente, gelosamente, possessivamente e ci concentriamo su di lui e sul pensiero che lui ha di lei, costantemente. È un amore immotivato, irrazionale, viscerale e sincero. Un amore che strappa il fiato e annebbia la mente. Anche noi che leggiamo abbiamo gli occhi chiusi, proprio come Dorigo che ama, e vediamo solo quello che è apparente e trascinati dalla narrazione non ci fermiamo mai a guardare la cosa dall'altro lato, né mai prendiamo in considerazione che l'altro lato esista.

    L'immedesimazione tra personaggio e lettore raggiunge una profondità che finora mi era sconosciuta. È stata questa immedesimazione totale a costituire l'elemento di quotidianità rovesciata che riscopro in ogni pagina che ha scritto Buzzati: ho smesso di essere lettore e sono diventato Dorigo.
    Il problema è che se diventi Dorigo ti innamori anche tu.

    ha scritto il 

  • 5

    E poi giù il deserto

    Venticinque anni fa o giù di lì leggevo per la prima volta “un amore”. Pochi anni prima avevo terminato “Il deserto dei tartari”, e mi aveva lasciato dentro un tale rimescolio che non osavo conoscere ...continua

    Venticinque anni fa o giù di lì leggevo per la prima volta “un amore”. Pochi anni prima avevo terminato “Il deserto dei tartari”, e mi aveva lasciato dentro un tale rimescolio che non osavo conoscere altro di Buzzati – né Il deserto l’ho mai più ripreso in mano, troppo presente la possibilità di una delusione (e chi vorrà mai farsi defraudare della dolcezza di un ricordo, della solarità melanconica dell’infanzia? molto meglio lasciare le cose dove stanno, posate come pulviscoli nella luce).
    Un amore non mi era piaciuto granché. Il “deserto” se lo ingloba, e mentre noi cerchiamo di seguirne le tracce lo fa smarrire tra le dune lo inghiotte nelle sue viscere di sabbia e prevale nei nostri ricordi. Così “Un amore” non mi era molto piaciuto.

    Ho dovuto – voluto – riprenderlo in mano adesso che sto scrivendo delle cose, e mi serviva rileggerlo. E così ho scoperto, è difficile dirlo, è difficile non essere fraintesa, che Buzzati è un grande scrittore. Intendiamoci, lo sapevo anche prima, di lui era presente la malinconia e tutto il resto, insomma le cose che tutti sappiamo di lui mentre leggiamo Il deserto dei tartari, ma non mi ricordavo anzi non ero in grado di capire che splendido trapezista del linguaggio fosse questo autore. Mi sono ritrovata incredula a ritrovare l’ossessione del protagonista negli arditi passaggi verbali (in una breve frase ce n’erano tre: passato remoto, presente e futuro, tutto nella stessa brevissima frase), negli improvvisi cambi di marcia delle voci (perché Buzzati passa dalla terza persona alla prima con un’eleganza sfacciata, con una tale allegra impudicizia che manco ce ne si accorge se proprio non lo si deve volere), nella costruzione delle frasi. Ossessione data dal ritmo delle parole ripetute elaborate semplici pulite senza virgole con le virgole i punti dove non te li aspetti. Ah. Siamo nel 1963.

    Così mi sono data della stupida per aver aspettato tanto e ho dato degli stupidi a quelli che gli autori italiani manco per le palle, anche quelli del novecento cicca, sono meglio gli americani gli israeliani i cecoslovacchi insomma noi sempre di serie b, tanto per non smentirci. Ragazzi, leggetevi Buzzati.

    La storia? Ah, sì, un cinquantenne s’innamora di una prostituta giovanissima, lei lo piglia per i fondelli e lui ci soffre. Il finale è stupendo.

    ha scritto il 

  • 4

    Difficile recensire questo libro dopo aver letto "Il deserto dei tartari", che per me è un capolavoro. Nonostante questa difficoltà, devo dire che Buzzati non mi delude mai. Il suo stile diretto senza ...continua

    Difficile recensire questo libro dopo aver letto "Il deserto dei tartari", che per me è un capolavoro. Nonostante questa difficoltà, devo dire che Buzzati non mi delude mai. Il suo stile diretto senza mai essere troppo semplice e scontato, il fatto che abbia affrontato un argomento non facile per il rischio di scadere nella retorica della volgarità, la visione mai moralistica delle vite dei protagonisti: queste cose e altro ancora rendono memorabile questo racconto. Le ultime pagine , che si discostano un pò dalla visione di tutto il resto del romanzo, sono state per me pura poesia. 4 stelline e mezza. La mezza in meno per l'unico errore che credo l'autore abbia fatto: il titolo. Non si tratta infatti di un amore, ma di un'ossessione, dell'ostinazione a possedere qualcosa che si ha la consapevolezza di non poter possedere mai

    ha scritto il 

  • 5

    Buzzati, un mito

    Descrizione della Milano del boom economico magistrale, analisi della psiche dei personaggi unica, esaltazione dell'amore (anche mercenario) come motore che cancella la morte.
    Un amore accecante del p ...continua

    Descrizione della Milano del boom economico magistrale, analisi della psiche dei personaggi unica, esaltazione dell'amore (anche mercenario) come motore che cancella la morte.
    Un amore accecante del personaggio principale (Antonio Dorigo) per una giovane prostituta (Laide) che lo porta ad un servitium amoriis straziante, non contrccambiato se non solo sessualmente (a pagamento) e causa di continui disagi, dolori ed umliazioni.
    Come nel Deserto dei Tartari non manca uno pessimismo esistenziale di fondo ed il passare del tempo visto in maniera del tutto negativa.
    Il Buzzati piu' materialista si rivela in questo libro, fluido di pensieri senza punteggiatura, e con un finale di interpretazione non facile che sembra lasciare le porte aperte a questo amore difficile.
    Pero' il suo reale significato lo si puo' capire leggendo le interviste alla moglie vera di Buzzati, la quale ha affermato che il libro e' autobiografico e che l'amore per la vera Laide (Silvana) fini', non senza conseguenze per Buzzati, ed il figlio che Laide dice di aspettare nel finale del libro non risultera' essere suo (ma di un elettricista). Insomma un Buzzati immenso che esalta l'amore, mercenario o no, come leitmotif dell'esistenza umana.

    ha scritto il 

  • 5

    Cos'è l'amore, quante cose è...

    E' la storia di ognuno di noi, almeno una volta nella vita.
    Avrei voluto entrare nel libro e parlare ad Antonio, schiaffeggiare Laide, azzittire alcune intime voci.
    L'aria di Milano mi ha fatto pensar ...continua

    E' la storia di ognuno di noi, almeno una volta nella vita.
    Avrei voluto entrare nel libro e parlare ad Antonio, schiaffeggiare Laide, azzittire alcune intime voci.
    L'aria di Milano mi ha fatto pensare a Claudio Lolli e la sua angoscia metropolitana.
    Alla fine, un enorme brivido freddo mi ha cristallizzata.
    Questo libro, nella fine, è pura, vera poesia.

    ha scritto il 

  • 4

    Che cosa avrebbe fatto senza di lei? Come avrebbe potuto resistere? Laide era il mondo stesso, la vita, il sangue, la luce del sole, la gloria, la ricchezza, l'appagamento dei sogni.

    L'eco lontano di un palpito insistente e accelerato strappò la mia anima sognatrice e romantica da un mondo di ombre che si tengono per mano e una sfilata di figure pubbliche che fanno parte di un pae ...continua

    L'eco lontano di un palpito insistente e accelerato strappò la mia anima sognatrice e romantica da un mondo di ombre che si tengono per mano e una sfilata di figure pubbliche che fanno parte di un paesaggio confuso a cui non si presta particolare attenzione, che si fusero in immagini variopinte e spiegazzate. Qualcuno stava bussando leggermente con nocche invisibili sulla finestra della mia anima. E, riconoscendo il volto rugoso di Buzzati dall'altra parte del vetro, provai un brivido di eccitazione scorrermi come sangue nelle vene, come una porta che si apre su un mondo ed invita a entrare.
    Non mi trovavo più fra le vecchie mura della mia camera. Non era il sole ma la potenza di un amore - capace di riannodare, con infinita sagacia e pazienza, due sottilissimi fili che si erano persi nella confusione della vita, da un capo all'altro del mondo, a splendere fra anfratti, paradossi del cuore umano. Ad addolcire la voce di una giovane donna trasumanata in vizi strani e brucianti, a sfiorare i contorni della sua figura piccola ed esile, a trasmettere un forte senso di benessere. Una magia straordinaria, tutt'altro che normale, lirica e piena di turpitudini oscure dove ho offerto completamente me stessa, anima e corpo, con abbandono e rigurgito di struggenti energie. Era una perfetta ed intensa esaltazione della donna creata su carta. Un groviglio di sentimenti, un impasto di nervi e sangue. Salvezza e dannazione. Principio e fine. Ho potuto contemplare ammaliata la bellezza di un amore fino a quando non giunsi all'ultima pagina, la mente che cercava di decifrarne il suo linguaggio, ascoltare ogni singola voce di ogni singola pagina, attorcigliandomi addosso e rendermi prigioniera. Ed io non feci nulla per oppormi. Nulla per non essere accecata dall'aura luminosa dei protagonisti, con un bagaglio zeppo di sogni e speranze, in cui mi è stato possibile trovare un'enormità di cose. Emozioni, sensazioni provenienti da luoghi lontani o appartenenti ad un epoca che non è più la nostra, insinuandosi nelle crepe del nostro cuore.
    Un amore così intenso, folle, bruciante, inimmaginabile, come chi da tempo avverte i sintomi di un male orrendo ma ostinatamente riesce ad interpretarlo in modo di poter continuare la vita come prima. Dapprima mi condusse lungo la corrente di un fiume di parole che, messe di traverso, incastrate e composte perfettamente, mi presero alla sprovvista e mi indussero a provare uno strano desiderio. Poi, tutto quello che all'inizio mi era sembrato confuso o distorto, assunse un senso. C'era molta smania di libertà, ribellione, gusto rabbioso di umiliarsi e buttarsi via e tanto amore. Tanti sogni infranti, speranze, illusioni che mi piombarono addosso, e a cui resistere fu davvero impossibile.
    Antonio ha scoperto la bellezza di questo sentimento vivendolo in prima persona. In una trama lenta, in un estenuante torpore, incarnati nella sfrontata Laide. Nella degradazione degli animi e delle cose, fra suoni, voci, luci equivoci, all'ombra tetra di condomini, nella frenetica desolazione del secolo. Sa che, quando strisciava e fuggiva, precipitava sempre con un forte tremito lungo il corpo. Una voluttà invisibile lo percuoteva tutto. Pensarla era una specie di arsura interna in corrispondenza della bocca dello stomaco, su verso lo sterno. Una tensione immobile e dolorosa di tutto l'essere, un turbamento interiore.
    Osservandolo, infatti, non ho potuto fare a meno di provare quel che si prova quando si è completamente assuefatti da certe cose: un disperato bisogno di amare, un patimento totale e compatto, una confusione dei sensi. Spaventosa precipitazione in cui era impossibile scorgere persino ciò che mi circondava, come una sensazione strana e particolare, dovuta da una specie di appetito ed inquietudine, misto a fascino.
    Un amore è una sequela di esperienze di vita, che segnarono la vita di un giovane e ambizioso pittore, in cui il sesso coincide con il sentimento, e l'amore è un tenero e bianco granellino sospeso nell'aria stagnante, con dentro un adorato e impossibile sogno. Frenetico, smanioso, ossessivo, peccaminoso. Naturale, come ciò che esiste in natura.
    Da semplici ma penetranti parole, capaci di risucchiare ogni rimasuglio della nostra anima, partono tutti i grandi treni dell'amore; fuoco ardente che vampa all'altezza dello sterno che colpisce da dentro, facendo risplendere l'anima degli antichi incanti e di un sollievo indescrivibile che si spanse in tutto il mio essere, in cui la voce di Buzzati conserva ancora di questa magia. In un disinteressato gesto di bellezza, come un innocente uccellino lontano da ogni bruttura.
    Per Buzzati, l'amore è qualcosa di estremamente necessario. Che non prospera solamente nella monotonia, nel sentimento, negli stati d'animo. Ma innaffiato di lacrime, risate, parole, promesse, scenate di gelosia, di tutte le esperienze terrene che gli facciano pensare che da qualche parte, in un piccolo spazio del mondo, ci sia un paradiso in cui gli esseri umani amandosi sono in pace con se stessi e dunque, non più sottoposti alle leggi della società, liberi da ogni cosa. Forse anche dalla morte.
    In una manciata di giorni, Un amore mi ha affascinato ed emozionato parecchio. Mi ha catapultato in una vecchia stanza d'ufficio, dinanzi a un uomo solo e frustrato, col tanfo putrescente dei gas di scarico. Offrendomi come spettacolo qualcosa di intenso ma malinconico che tuttavia resta ai bordi, a cui fanno da cornice personaggi che entrano nel palcoscenico artificiale della vita, che cadono nella bellezza dell'amore consumandosi perfettamente. Inconsapevoli del loro vagabondare e le cui uniche avventure si svolgono fra bianche e candide lenzuola.
    Bellissimo e romantico quadro degli anni '60, Un amore è un accozzaglia di esperienze di vita. Affascinanti, straordinarie, come un vago rumore di vite in lontananza. Una giostra di immagini che non lasciano spazio a dubbi o perplessità, lunghi e intensi monologhi, confessioni sussurrate nel cuore della notte.
    Un emozionante tela che ritrae situazioni del tutto realistiche, romantiche, che prende vita e ci divora da dentro anche solo per poco tempo. Pochi giorni. Un apostrofo rosso tra la parola amore.

    ha scritto il 

  • 5

    _ Spregiudicato. Audace. Contro ogni ipocrisia.
    Lui, Antonio, "borghese nel pieno della vita, intelligente, corrotto, ricco e fortunato". È un cinquantenne habitué dei bordelli, incapace di instaurare ...continua

    _ Spregiudicato. Audace. Contro ogni ipocrisia.
    Lui, Antonio, "borghese nel pieno della vita, intelligente, corrotto, ricco e fortunato". È un cinquantenne habitué dei bordelli, incapace di instaurare con le donne rapporti che vadano al di là degli incontri occasionali a pagamento.
    Lei, Laide, "svergognata e puntigliosa ragazzina". È una ballerina giovanissima, "un disegno di Degas", ma si guadagna da vivere vendendo il proprio corpo nella casa di appuntamenti frequentata da Antonio.
    Poi l'amore, quella "maledizione che piomba addosso e resistere è impossibile". E quando Antonio incontra Laide, per la prima volta in vita sua, s'innamora.
    Buzzati racconta la storia di questo amore, un'ossessione non corrisposta che trascende ogni logica del buon senso, e affanna, e annulla. Laide è freschezza e genuinità, è l'ignoto, l'avventura, la libertà, è vita insaziabile, e incarna tutto quel che Antonio non ha mai avuto e stupidamente disprezzava. Lui ha bisogno di lei. Ma lei non gli appartiene. Sfrontata e capricciosa, Laide lo inganna con le sue bugie e Antonio si arrende alla sua indolente perfidia. Rabbia e umiliazioni, tormenti e gelosie, insonnia e paure. Addio pace, addio dignità, addio speranza. Niente esiste più.
    «Prigioniero di un amore falso e sbagliato, il cervello non più suo, c'era entrata la Laide e lo succhiava.»
    È un amore che affatica il cuore, che sbarra la strada al pensiero, che invade tutta la coscienza. È una spaventosa precipitazione, un vortice delirante, una vertigine. È un amore che non lascia intravedere via d'uscita. Eppure Antonio non reagisce, è incapace di reagire. Al pensiero di non poterla più vedere una angoscia senza limiti si impadroniva di lui. E allora tutto, qualsiasi cosa pur di evitare questa condanna. Perché lei è salvezza e dannazione insieme, e senza di lei cosa gli resterebbe? Il vuoto, la solitudine, la prospettiva di un futuro sempre più squallido e morto. Sì, è qui la chiave di tutto: mai era stato così vivo.
    Buzzati porta sulla pagina il fragile mondo interiore di un uomo che rifiuta il ruolo impostogli dalla società. Lo scandaglia nella sua complessità, senza riserve, attraverso un lungo monologo in cui il ritmo della narrazione incalza, la sintassi si frantuma con improvvisi cambi di marcia dalla prima alla terza persona e viceversa, la punteggiatura si dissolve, il tempo si dilata con arditi passaggi verbali (passato remoto, presente e futuro, tutti nella stessa brevissima frase) e la lingua accoglie una vasta gamma di espressioni dialettali.
    Considerando che fu scritto nel 1963, "Un amore" è - sotto ogni aspetto - un libro di una modernità incredibile.
    _ Perfetto. Impareggiabile. Lascia il segno.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Capolavoro assoluto

    Descrizione della Milano del boom economico magistrale, analisi della psiche dei personaggi unica, esaltazione dell'amore (anche mercenario) come motore che cancella la morte.
    Un amore accecante del p ...continua

    Descrizione della Milano del boom economico magistrale, analisi della psiche dei personaggi unica, esaltazione dell'amore (anche mercenario) come motore che cancella la morte.
    Un amore accecante del personaggio principale (Antonio Dorigo) per una giovane prostituta (Laide) che lo porta ad un servitium amoriis straziante, non contrccambiato se non solo sessualmente (a pagamento) e causa di continui disagi, dolori ed umliazioni.
    Come nel Deserto dei Tartari non manca uno pessimismo esistenziale di fondo ed il passare del tempo visto in maniera del tutto negativa.
    Il Buzzati piu' materialista si rivela in questo libro, fluido di pensieri senza punteggiatura, e con un finale di interpretazione non facile che sembra lasciare le porte aperte a questo amore difficile.
    Pero' il suo reale significato lo si puo' capire leggendo le interviste alla moglie vera di Buzzati, la quale ha affermato che il libro e' autobiografico e che l'amore per la vera Laide (Silvana) fini', non senza conseguenze per Buzzati, ed il figlio che Laide dice di aspettare nel finale del libro non risultera' essere suo (ma di un elettricista). Insomma un Buzzati immenso che esalta l'amore, mercenario o no, come leitmotif dell'esistenza umana.

    ha scritto il 

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