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Un amore

Di

Editore: Mondadori

4.0
(2777)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo , Tedesco , Chi semplificata

Isbn-10: 8804458208 | Isbn-13: 9788804458203 | Data di pubblicazione:  | Edizione 31

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Altri

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Descrizione del libro
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  • 4

    Laide, Lolita italiana? Forse. Ma ancora di più il protagonista è un Humbert milanese e borghese, in parte autobiografico.
    La perfetta rappresentazione del desiderio maschile che, come scrive Mark Eps ...continua

    Laide, Lolita italiana? Forse. Ma ancora di più il protagonista è un Humbert milanese e borghese, in parte autobiografico.
    La perfetta rappresentazione del desiderio maschile che, come scrive Mark Epstein in Buddha, Freud e il desiderio, "è quella a noi familiare di possesso, acquisto e oggettificazione".

    ha scritto il 

  • 5

    Un uomo, "un borghese nel pieno della vita, intelligente, corrotto, ricco e fortunato", si innamora di una giovanissima ragazza squillo. La storia è tutta qui, ma Buzzati distilla i sentimenti - l'amo ...continua

    Un uomo, "un borghese nel pieno della vita, intelligente, corrotto, ricco e fortunato", si innamora di una giovanissima ragazza squillo. La storia è tutta qui, ma Buzzati distilla i sentimenti - l'amore, le ossessioni, il senso di solitudine - li astrae dalla mediocrità dei personaggi, dalle loro vite squallide; li cala in una Milano sordida e sfuggente, che macina le esistenze in un ingranaggio implacabile. Ce li offre in una prosa fluida, libera, li ritrae con dialoghi essenziali e fulminanti.
    E da vita a un capolavoro.

    ha scritto il 

  • 4

    L'inganno.

    Che questo sia un romanzo erotico poteva pensarlo solo Montale non in quanto poeta straordinario ma in quanto uomo del suo tempo che, come Buzzati, come Moravia, ha avuto la propria educazione sessual ...continua

    Che questo sia un romanzo erotico poteva pensarlo solo Montale non in quanto poeta straordinario ma in quanto uomo del suo tempo che, come Buzzati, come Moravia, ha avuto la propria educazione sessuale in un bordello, quello strenuamente difeso da Buzzati, preoccupato che si perdesse un patrimonio, anzi, come lui stesso disse subito dopo l'approvazione della legge Merlin, "un immenso capitale di cultura". E' questo che fa dire ad Antonio Dorigo, professionista di una colta e insoddisfatta borghesia meneghina che "una donna per bene, che fosse andata in letto con lui per amore disinteressato, gli sarebbe piaciuta infinitamente meno". L'erotismo manca del tutto invece ed è quasi relegato alla volgarità delle confessioni delle prostitute o dei loro clienti, al sospetto della gelosia del protagonista piuttosto che all'intensità di una passione vissuta. Anzi, in un preciso momento l'autore ci avverte di questa dimensione incorporea della passione di Dorigo: "No, del possesso fisico ad Antonio, relativamente, importava ben poco. Se per esempio una malattia l'avesse costretta a non fare mai più l'amore, in fondo lui ne sarebbe stato felice". Dorigo immagina che l'amata possa perdere una gamba e così avvincersi a lui donandogli quell'affetto e quella gratitudine che Laide gli rifiuta, mossa solo dal calcolo.
    Laide è lo strumento, giovane, sfacciato, alieno al mondo di Dorigo con cui questi, giunto sulla soglia dei 50 anni desidera ringiovanire e allontanare da sè l'idea della perdita definitiva della giovinezza e l'approssimarsi del tramonto. Ed ecco che l'ossessione amorosa ma in fondo anche narcisistica arriva a trasfigurare la vita del protagonista trasformando persino il senso della bellezza e dello stare al mondo (bellissime le pagine sulla fuga in auto verso Modena in cui la natura è piegata dalla passione matura ed adolescenziale di Dorigo in un succedaneo del sentimento amoroso, quasi un'idea soggettiva del sublime romantico). La scrittura di Buzzati disegna questa passione in maniera talmente vivida ed efficace (anche se spesso con fastidiose sgrammaticature e slabbrature) che il lettore è catturato nel vortice e ingannato egli stesso dal protagonista. Fino a quando, dal dialogo con Piera, la prostituta che con acutezza ci svela la reale natura del trasporto amoroso di Dorigo per Laide, non comprendiamo che quella passione, quell'ossessione è una sorta di eccitazione drogata, di finzione narcisistica in cui Dorigo celebra il proprio sentimento e sè medesimo, oppure un sè trascolorato, perduto, un Dorigo giovane, sfacciato, allegro, indipendente, vivace e svelto come non è mai stato, come pensa che sia (erroneamente) Laide assieme alle sue umili, oscure origini. Ma quando finalmente arriva lo svelamento, la foschia lascia il campo al giorno luminoso e all'aria cristallina, allora ecco che questo gioco infantile ma così umano, questo giro di giostra volge al termine ("Ma ecco la giostra fermarsi ecco fermarsi il sasso legato alla corda, il cavallo si è solidificato in forma di cavallo e la pietra legata alla corda adesso pende immobile e si riesce finalmente a distinguere, è un sasso"). Ecco che, svanita l'illusione della giovinezza recuperata, appare una torre nella notte di cui cui nel "turbine si era dimenticato". "Come aveva potuto dimenticare una cosa così importante, la più importante di tutte le cose ? Adesso era là di nuovo si ergeva terribile e misteriosa come sempre, anzi sembrava alquanto più grande e più vicina. Sì l'amore gli aveva fatto completamente dimenticare che esisteva la morte." Sono passati due anni ma il timore della morte, transitoriamente accantonato dalla passione per la giovane Laide, ritorna prepotente, più di prima. L'inganno non è servito ma potremmo mai farne a meno ?

    ha scritto il 

  • 4

    Un amore è un concentrato di bellezza. Basterebbe la sola cifra stilistica a riempire il cuore di pura gioia edonistica. Fraseggi in cui la sintesi mirabile basta a descrivere un mondo e un uomo (vedi ...continua

    Un amore è un concentrato di bellezza. Basterebbe la sola cifra stilistica a riempire il cuore di pura gioia edonistica. Fraseggi in cui la sintesi mirabile basta a descrivere un mondo e un uomo (vedi il perfetto incipit) insieme all'incedere incalzante di flussi di pensiero che si riversano nelle pagine improvvisi e impetuosi, veri e propri gorghi in cui le parole si accavallano una sull'altra senza la sosta di una punteggiatura a frenare il dilagare della coscienza. Anche il tempo dell'azione muta costantemente, presente passato e futuro, compressi spesso nello stesso istante, sono i solleciti spettatori dell'amore disgraziato e infelice dell'architetto Dorigo. Buzzati utilizza un cliché - quello dell'uomo benestante di mezza età e della ninfetta - per esplorare con sensibilità chirurgica una delle facce con cui l'amore rivela il bisogno di essere amati, la profonda solitudine delle consuetudini, l'arroganza del possesso. Dorigo e la Laide sono nemesi uno dell'altro, lui appartiene all' èlite borghese, colto e dalla mente vivace, lei prostituta di oscuri natali, trasgressiva, sfrenata e indecente, è l'incontro di due mondi estremi di cui ciascuno possiede la chiave che l'altro vorrebbe. Laide accetta i doni, mente, tradisce, è una creatura delle notti milanesi, spregevole e opportunista non si abbandona e non regala niente di sé, consapevole che tutto questo amore altro non è che un contratto, un velleitario accesso alla società "perbene", mentre lui, attratto da una sorta di purezza, da un rozzo candore totalmente alieno al suo mondo di costruite moine, crede di essere il salvatore, paga la sua compagnia e i suoi vizi, accondiscende ad ogni capriccio e si consuma in un'ossessione amorosa inutile e senza scampo. Buzzati è di una bravura abbagliante, sul palcoscenico di una Milano dai toni chiaroscuro, opaca di giorno e maliziosa nel segreto delle notti, scandaglia ogni palpito, ogni paranoia, ogni fremito di questo amore illusorio la cui chiave non è il riscatto romantico ma la comprensione e l'accettazione delle diverse facce della vita.

    ha scritto il 

  • 0

    Personalmente ho trovato l'idea del libro molto bella e attuale sebbene scritto negli anni Sessanta, ma in alcuni momenti i flussi di coscienza di Antonio rendono la lettura troppo pesante...quasi noi ...continua

    Personalmente ho trovato l'idea del libro molto bella e attuale sebbene scritto negli anni Sessanta, ma in alcuni momenti i flussi di coscienza di Antonio rendono la lettura troppo pesante...quasi noiosa direi, poi sinceramente ( ma questo è un parere del tutto personale) non reputo realistico che un uomo creda e sopporti tutto ciò che sopporta Antonio: Va bene l'amore, ma la DIGNITÀ non si può perdere fino a questi livelli, alcune volte desideravo entrare nel libro per potergli tirare due schiaffi e farlo rinsavire...ma ripeto, questo è un parere del tutto personale, e anzi forse la forza del libro risiede proprio nell'amore incondizionato di Antonio per Laide, nelle sue pene d'amore e nel comportamento sfuggente e presuntuoso della giovane, ma a mio avviso a tutto c'è un limite, e in questo libro alcune volte è stato superato.

    ha scritto il 

  • 4

    Un amore di Dino Buzzati, mettendo in scena la complessa e tormentata relazione tra un architetto cinquantenne e una ventenne prostituta, si interroga e indaga i diversi possibili - complementari e co ...continua

    Un amore di Dino Buzzati, mettendo in scena la complessa e tormentata relazione tra un architetto cinquantenne e una ventenne prostituta, si interroga e indaga i diversi possibili - complementari e compresenti - aspetti dell'amore: gioia e passioni tristi, convenzioni borghesi e lussuriose trasgressioni, cieca volontà metafisica di dolorosa perpetuazione della specie, potenza inarrestabile e travolgente contro cui è impossibile preparare argini e sofisticato calcolo dei piaceri, macchie di eternità e posizioni ridicole.

    ha scritto il 

  • 5

    Perchè la musica vera è tutta qui nel rimpianto del passato e nella speranza del domani, la quale è altrettanto dolorosa. Poi c'è la disperazione dell'oggi, fatta dall'uno e dall'altra. e fuori di qui ...continua

    Perchè la musica vera è tutta qui nel rimpianto del passato e nella speranza del domani, la quale è altrettanto dolorosa. Poi c'è la disperazione dell'oggi, fatta dall'uno e dall'altra. e fuori di qui altra poesia non esiste.

    ha scritto il 

  • 3

    Il finale mi lascia un po’ perplessa, eppure a me i finali aperti in genere piacciono.
    Aparte questo, come libro in certi punti mi ha annoiata, per via del ripetersi degli stati d’animo di Antonio, ma ...continua

    Il finale mi lascia un po’ perplessa, eppure a me i finali aperti in genere piacciono.
    Aparte questo, come libro in certi punti mi ha annoiata, per via del ripetersi degli stati d’animo di Antonio, ma capisco che Buzzati abbia così voluto rendere il tormento, anzi laverae propria malattia chiamata Laide che ha colpito Antonio. In altri punti invece mi è piaciuto molto, soprattutto per lo stile (che segue i pensieri di Antonio), per la bellissima ambientazione milanese.
    Erano anni che volevo leggere Un amore e finalmente l’ho fatto. Ma non mi ha soddisfatto del tutto, pur essendo un libro molto buono. Forse un finale leggermente diverso mi avrebbe lasciato una sensazione diversa.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Tra Lolita e Madame Bovary nella Milano degli anni '60

    La storia ha come protagonista il 49-enne architetto Antonio Dorigo nella Milano degli anni '60, costui si serve delle "escort" della signora Ermelina, tenutaria molto discreta ed efficiente. L'incont ...continua

    La storia ha come protagonista il 49-enne architetto Antonio Dorigo nella Milano degli anni '60, costui si serve delle "escort" della signora Ermelina, tenutaria molto discreta ed efficiente. L'incontro con la giovane Laide, fra le tante altre cose anche ballerina della Scala, è per lui fulminante, non è bellissima, ma ha delle gambe eccezionali ed è un tipo molto seducente per l'architetto. Tutto il libro ruoterà intorno a questo insano innamoramento.
    Sono stato tentato d'interrompere le lettura più volte, perché se si guarda in modo oggettivo alla storia non è molto diverso dal leggere la storie di letto di qualche politico con la giovane squillo di turno. Comunque considerando il periodo degli anni '60, in cui ancora certe cose non erano ben chiare, e alla stima per l'autore de Il deserto dei tartari, ho continuato la lettura fino alla fine.
    Il fastidio del leggere di questa storia è causato dal comportamento del protagonista, Antonio, che è un vero coglione che paga una puttana per illudersi di avere in cambio un amore e che si fa trattare come un pedalino da Laida, che tra le altre cose assolutamente non biasimo per questo atteggiamento nei confronti di questo architetto coglione. Alla fine con un accordo comune Antonio la paga con un fisso al mese, tra una cosa e l'altra 500.000 lire, che orientativamente oggi 2015 dobbiamo moltiplicare per 15, ovvero 3.750 euro. Un vero idiota.
    Né si può scaricare tutta la colpa su Laide, in quanto la bella signorina di mestiere fa proprio la puttana, e quindi è nel pieno delle sue mansioni professionali e le esercita con pieno diritto.
    La ragazza anche dopo l'accordo continua a fare la sua vita abbastanza liberamente riempiendo di bugie fantasmagoriche l'architetto, che se le beve tutte e che evidentemente deve essere un autolesionista.
    Laide ha pure delle problematiche di salute, che mettono in discussione un eventuale odio verso la sua figura di carnefice in amore, in realtà i ruoli del triangolo tragico di vittima, carnefice e salvatore se li scambiano in modo equo entrambi e la pena per questo modo di vivere insano viene distribuita in egual misura sia per il povero architetto coglione sia per la povera Laide, giovane, malata e vittima della sua spregiudicata maniera di vivere.
    Leggendo mi sono venute alla mente le vicende di Lolita, per il tipo di amore impossibile causa la differenza d'età, che in questo caso è di 30 anni, ben maggiore di quella tra Lolita e Humbert, e la supina rassegnazione di Charles Bovary nei confronti di tutti i folli comportamenti di Emma, in Madame Bovary.
    Il finale riscatta questa storiaccia di prostituzione giovanile, insana dipendenza amorosa e amore non corrisposto, sembra che i due finiscano per vivere insieme e che aspettino serenamente pure un figlio, finale che sembrerà anche bello, ma io nei termini raccontati nel libro non augurerei a nessuno una storia del genere.
    Le ultime righe sono un po' ambigue, non si capisce bene se Laide sia morta nel sonno:
    "Si l'amore gli aveva fatto completamente dimenticare che esisteva la morte" ... "Ma intanto lei, portata via dal sonno, inconsapevole del male che ha fatto e che farà, si libra ..." ... "E' la sua ora, senza che lei lo sappia è venuta per Laide la grande ora della vita ..."

    p.s.
    vedo tra le varie recensioni che domina una specie di parteggiamento per l'uno o per l'altro dei protagonisti, quando in realtà sono entrambi dei poveracci, uno è un coglione che alimenta la prostituzione giovanile e l'altra è una povera malata, forse ninfomane, ma con anche malattie cardiache, che si rovina la vita a 20 anni prostituendosi.
    ... ci si dimentica dello sfruttamento della prostituzione giovanile, cosa vergognosa, qui mi sembra di ripetere l'esperienza di un incontro di lettura all'auditorium di qualche anno fa in cui Valerio Magrelli presentava l'opera di Hemingway insieme a un esperto e questo esperto tirò fuori una frase infelicissima, parlando della passione che aveva Hemingway per le corride, dove a suo dire: "il toro è sullo stesso piano del torero", io rimasi scandalizzato da questa enorme minkiata, ma molti lettori presenti non afferrarono il problema e parlandone dopo difendevano la frase dell'esperto.

    ha scritto il 

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