Un amore

Di

Editore: Mondadori

4.0
(2879)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo , Tedesco , Chi semplificata

Isbn-10: 8804458208 | Isbn-13: 9788804458203 | Data di pubblicazione:  | Edizione 31

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Altri

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
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  • 5

    Cos'è l'amore, quante cose è...

    E' la storia di ognuno di noi, almeno una volta nella vita.
    Avrei voluto entrare nel libro e parlare ad Antonio, schiaffeggiare Laide, azzittire alcune intime voci.
    L'aria di Milano mi ha fatto pensar ...continua

    E' la storia di ognuno di noi, almeno una volta nella vita.
    Avrei voluto entrare nel libro e parlare ad Antonio, schiaffeggiare Laide, azzittire alcune intime voci.
    L'aria di Milano mi ha fatto pensare a Claudio Lolli e la sua angoscia metropolitana.
    Alla fine, un enorme brivido freddo mi ha cristallizzata.
    Questo libro, nella fine, è pura, vera poesia.

    ha scritto il 

  • 4

    Che cosa avrebbe fatto senza di lei? Come avrebbe potuto resistere? Laide era il mondo stesso, la vita, il sangue, la luce del sole, la gloria, la ricchezza, l'appagamento dei sogni.

    L'eco lontano di un palpito insistente e accelerato strappò la mia anima sognatrice e romantica da un mondo di ombre che si tengono per mano e una sfilata di figure pubbliche che fanno parte di un pae ...continua

    L'eco lontano di un palpito insistente e accelerato strappò la mia anima sognatrice e romantica da un mondo di ombre che si tengono per mano e una sfilata di figure pubbliche che fanno parte di un paesaggio confuso a cui non si presta particolare attenzione, che si fusero in immagini variopinte e spiegazzate. Qualcuno stava bussando leggermente con nocche invisibili sulla finestra della mia anima. E, riconoscendo il volto rugoso di Buzzati dall'altra parte del vetro, provai un brivido di eccitazione scorrermi come sangue nelle vene, come una porta che si apre su un mondo ed invita a entrare.
    Non mi trovavo più fra le vecchie mura della mia camera. Non era il sole ma la potenza di un amore - capace di riannodare, con infinita sagacia e pazienza, due sottilissimi fili che si erano persi nella confusione della vita, da un capo all'altro del mondo, a splendere fra anfratti, paradossi del cuore umano. Ad addolcire la voce di una giovane donna trasumanata in vizi strani e brucianti, a sfiorare i contorni della sua figura piccola ed esile, a trasmettere un forte senso di benessere. Una magia straordinaria, tutt'altro che normale, lirica e piena di turpitudini oscure dove ho offerto completamente me stessa, anima e corpo, con abbandono e rigurgito di struggenti energie. Era una perfetta ed intensa esaltazione della donna creata su carta. Un groviglio di sentimenti, un impasto di nervi e sangue. Salvezza e dannazione. Principio e fine. Ho potuto contemplare ammaliata la bellezza di un amore fino a quando non giunsi all'ultima pagina, la mente che cercava di decifrarne il suo linguaggio, ascoltare ogni singola voce di ogni singola pagina, attorcigliandomi addosso e rendermi prigioniera. Ed io non feci nulla per oppormi. Nulla per non essere accecata dall'aura luminosa dei protagonisti, con un bagaglio zeppo di sogni e speranze, in cui mi è stato possibile trovare un'enormità di cose. Emozioni, sensazioni provenienti da luoghi lontani o appartenenti ad un epoca che non è più la nostra, insinuandosi nelle crepe del nostro cuore.
    Un amore così intenso, folle, bruciante, inimmaginabile, come chi da tempo avverte i sintomi di un male orrendo ma ostinatamente riesce ad interpretarlo in modo di poter continuare la vita come prima. Dapprima mi condusse lungo la corrente di un fiume di parole che, messe di traverso, incastrate e composte perfettamente, mi presero alla sprovvista e mi indussero a provare uno strano desiderio. Poi, tutto quello che all'inizio mi era sembrato confuso o distorto, assunse un senso. C'era molta smania di libertà, ribellione, gusto rabbioso di umiliarsi e buttarsi via e tanto amore. Tanti sogni infranti, speranze, illusioni che mi piombarono addosso, e a cui resistere fu davvero impossibile.
    Antonio ha scoperto la bellezza di questo sentimento vivendolo in prima persona. In una trama lenta, in un estenuante torpore, incarnati nella sfrontata Laide. Nella degradazione degli animi e delle cose, fra suoni, voci, luci equivoci, all'ombra tetra di condomini, nella frenetica desolazione del secolo. Sa che, quando strisciava e fuggiva, precipitava sempre con un forte tremito lungo il corpo. Una voluttà invisibile lo percuoteva tutto. Pensarla era una specie di arsura interna in corrispondenza della bocca dello stomaco, su verso lo sterno. Una tensione immobile e dolorosa di tutto l'essere, un turbamento interiore.
    Osservandolo, infatti, non ho potuto fare a meno di provare quel che si prova quando si è completamente assuefatti da certe cose: un disperato bisogno di amare, un patimento totale e compatto, una confusione dei sensi. Spaventosa precipitazione in cui era impossibile scorgere persino ciò che mi circondava, come una sensazione strana e particolare, dovuta da una specie di appetito ed inquietudine, misto a fascino.
    Un amore è una sequela di esperienze di vita, che segnarono la vita di un giovane e ambizioso pittore, in cui il sesso coincide con il sentimento, e l'amore è un tenero e bianco granellino sospeso nell'aria stagnante, con dentro un adorato e impossibile sogno. Frenetico, smanioso, ossessivo, peccaminoso. Naturale, come ciò che esiste in natura.
    Da semplici ma penetranti parole, capaci di risucchiare ogni rimasuglio della nostra anima, partono tutti i grandi treni dell'amore; fuoco ardente che vampa all'altezza dello sterno che colpisce da dentro, facendo risplendere l'anima degli antichi incanti e di un sollievo indescrivibile che si spanse in tutto il mio essere, in cui la voce di Buzzati conserva ancora di questa magia. In un disinteressato gesto di bellezza, come un innocente uccellino lontano da ogni bruttura.
    Per Buzzati, l'amore è qualcosa di estremamente necessario. Che non prospera solamente nella monotonia, nel sentimento, negli stati d'animo. Ma innaffiato di lacrime, risate, parole, promesse, scenate di gelosia, di tutte le esperienze terrene che gli facciano pensare che da qualche parte, in un piccolo spazio del mondo, ci sia un paradiso in cui gli esseri umani amandosi sono in pace con se stessi e dunque, non più sottoposti alle leggi della società, liberi da ogni cosa. Forse anche dalla morte.
    In una manciata di giorni, Un amore mi ha affascinato ed emozionato parecchio. Mi ha catapultato in una vecchia stanza d'ufficio, dinanzi a un uomo solo e frustrato, col tanfo putrescente dei gas di scarico. Offrendomi come spettacolo qualcosa di intenso ma malinconico che tuttavia resta ai bordi, a cui fanno da cornice personaggi che entrano nel palcoscenico artificiale della vita, che cadono nella bellezza dell'amore consumandosi perfettamente. Inconsapevoli del loro vagabondare e le cui uniche avventure si svolgono fra bianche e candide lenzuola.
    Bellissimo e romantico quadro degli anni '60, Un amore è un accozzaglia di esperienze di vita. Affascinanti, straordinarie, come un vago rumore di vite in lontananza. Una giostra di immagini che non lasciano spazio a dubbi o perplessità, lunghi e intensi monologhi, confessioni sussurrate nel cuore della notte.
    Un emozionante tela che ritrae situazioni del tutto realistiche, romantiche, che prende vita e ci divora da dentro anche solo per poco tempo. Pochi giorni. Un apostrofo rosso tra la parola amore.

    ha scritto il 

  • 5

    _ Spregiudicato. Audace. Contro ogni ipocrisia.
    Lui, Antonio, "borghese nel pieno della vita, intelligente, corrotto, ricco e fortunato". È un cinquantenne habitué dei bordelli, incapace di instaurare ...continua

    _ Spregiudicato. Audace. Contro ogni ipocrisia.
    Lui, Antonio, "borghese nel pieno della vita, intelligente, corrotto, ricco e fortunato". È un cinquantenne habitué dei bordelli, incapace di instaurare con le donne rapporti che vadano al di là degli incontri occasionali a pagamento.
    Lei, Laide, "svergognata e puntigliosa ragazzina". È una ballerina giovanissima, "un disegno di Degas", ma si guadagna da vivere vendendo il proprio corpo nella casa di appuntamenti frequentata da Antonio.
    Poi l'amore, quella "maledizione che piomba addosso e resistere è impossibile". E quando Antonio incontra Laide, per la prima volta in vita sua, s'innamora.
    Buzzati racconta la storia di questo amore, un'ossessione non corrisposta che trascende ogni logica del buon senso, e affanna, e annulla. Laide è freschezza e genuinità, è l'ignoto, l'avventura, la libertà, è vita insaziabile, e incarna tutto quel che Antonio non ha mai avuto e stupidamente disprezzava. Lui ha bisogno di lei. Ma lei non gli appartiene. Sfrontata e capricciosa, Laide lo inganna con le sue bugie e Antonio si arrende alla sua indolente perfidia. Rabbia e umiliazioni, tormenti e gelosie, insonnia e paure. Addio pace, addio dignità, addio speranza. Niente esiste più.
    «Prigioniero di un amore falso e sbagliato, il cervello non più suo, c'era entrata la Laide e lo succhiava.»
    È un amore che affatica il cuore, che sbarra la strada al pensiero, che invade tutta la coscienza. È una spaventosa precipitazione, un vortice delirante, una vertigine. È un amore che non lascia intravedere via d'uscita. Eppure Antonio non reagisce, è incapace di reagire. Al pensiero di non poterla più vedere una angoscia senza limiti si impadroniva di lui. E allora tutto, qualsiasi cosa pur di evitare questa condanna. Perché lei è salvezza e dannazione insieme, e senza di lei cosa gli resterebbe? Il vuoto, la solitudine, la prospettiva di un futuro sempre più squallido e morto. Sì, è qui la chiave di tutto: mai era stato così vivo.
    Buzzati porta sulla pagina il fragile mondo interiore di un uomo che rifiuta il ruolo impostogli dalla società. Lo scandaglia nella sua complessità, senza riserve, attraverso un lungo monologo in cui il ritmo della narrazione incalza, la sintassi si frantuma con improvvisi cambi di marcia dalla prima alla terza persona e viceversa, la punteggiatura si dissolve, il tempo si dilata con arditi passaggi verbali (passato remoto, presente e futuro, tutti nella stessa brevissima frase) e la lingua accoglie una vasta gamma di espressioni dialettali.
    Considerando che fu scritto nel 1963, "Un amore" è - sotto ogni aspetto - un libro di una modernità incredibile.
    _ Perfetto. Impareggiabile. Lascia il segno.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Capolavoro assoluto

    Descrizione della Milano del boom economico magistrale, analisi della psiche dei personaggi unica, esaltazione dell'amore (anche mercenario) come motore che cancella la morte.
    Un amore accecante del p ...continua

    Descrizione della Milano del boom economico magistrale, analisi della psiche dei personaggi unica, esaltazione dell'amore (anche mercenario) come motore che cancella la morte.
    Un amore accecante del personaggio principale (Antonio Dorigo) per una giovane prostituta (Laide) che lo porta ad un servitium amoriis straziante, non contrccambiato se non solo sessualmente (a pagamento) e causa di continui disagi, dolori ed umliazioni.
    Come nel Deserto dei Tartari non manca uno pessimismo esistenziale di fondo ed il passare del tempo visto in maniera del tutto negativa.
    Il Buzzati piu' materialista si rivela in questo libro, fluido di pensieri senza punteggiatura, e con un finale di interpretazione non facile che sembra lasciare le porte aperte a questo amore difficile.
    Pero' il suo reale significato lo si puo' capire leggendo le interviste alla moglie vera di Buzzati, la quale ha affermato che il libro e' autobiografico e che l'amore per la vera Laide (Silvana) fini', non senza conseguenze per Buzzati, ed il figlio che Laide dice di aspettare nel finale del libro non risultera' essere suo (ma di un elettricista). Insomma un Buzzati immenso che esalta l'amore, mercenario o no, come leitmotif dell'esistenza umana.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Dino Buzzati - Un amore

    Romanzo molto doloroso, di quelli che quasi ti fanno male a leggerli perché ti scavano dentro. Un capolavoro questo Un amore e tutto il mio rispetto per Dino Buzzati, bisogna avere degli attributi gro ...continua

    Romanzo molto doloroso, di quelli che quasi ti fanno male a leggerli perché ti scavano dentro. Un capolavoro questo Un amore e tutto il mio rispetto per Dino Buzzati, bisogna avere degli attributi grossi come una casa per scrivere un libro come questo, per mettere a nudo certe cose, per riuscire a descrivere senza risultare stupidi o banali un sentimento come l’amore.

    Un amore è la storia di un cinquant’enne che si innamora perdutamente di una prostituta. Un uomo che non ha mai capito fino in fondo le donne, che si è limitato a trattarle sempre come degli oggetti, come delle semplici dispensatrici di piacere carnale, da cambiare ogni volta che ne avesse avuto voglia, come un vestito da indossare una volta e poi abbandonare. Ed invece, una volta conosciuta Laide, giovane ragazza di 20 anni, la sua vita non sarà più la stessa, vivrà ogni istante nell’attesa di incontrarla, soffrirà di gelosia acuta, accetterà qualsiasi cosa umiliando la sua persona pur di vivere anche solo un’ora al giorno in compagnia di Laide.

    Come ho detto in precedenza Buzzati è un maestro nel descrivere gli aspetti umani e psicologici di questo rapporto. Capacità che io personalmente riconosco solo ai grandissimi della narrativa mondiale (Dostoevskij su tutti). Farà male leggere certe cose, nel senso che l’orgoglio che c’è in ogni maschio che legge verrà calpestato e più di una volta avrei voluto essere al posto di Antonio e rifiutare per lui certe umiliazioni. Parlo di umiliazioni perché la figura dell’uomo verrà completamente annichilita, distrutta dal desiderio e dal sentimento, quasi schiava d’amore, in un’atmosfera a tratti erotica, ma di un erotismo malsano, sporco, disturbante a tratti.

    Un plauso anche a come Buzzati descrive Milano. Poche semplici pennellate che servono a catturare la solitudine che spesso questa città ti mette addosso, la capacità che ha di farti sentire solo, nonostante la moltitudine di abitanti e di locali che la animano di giorno e di notte. La solitudine di Antonio e Laide viene amplificata dalla città, da quelle giornate grigie senza pioggia, dove non si capisce mai se sono nuvole o nebbia, dove il freddo ti penetra nelle ossa in profondità.

    Devo dire che un po’ mi vergogno ad essere arrivato a 34 anni senza mai aver letto Buzzati, però forse non è mai tardi per rimediare. Ora sicuramente passerò al Deserto dei tartari (che già grazie a Marco Missiroli volevo leggere da un po’) e poi ai racconti che hanno vinto il premio Strega. Quello che posso dire è di non commettere il mio stesso errore e cioè di aspettare così tanto tempo a leggere questo libro. Uno di quelli capaci di scombussolarti dentro.

    ha scritto il 

  • 5

    Ci sono due Milano: quella bella e incantevole dei grandi palazzi storici, e quella nascosta, sporca e vergognosa, ma altrettanto autentica, della Laide, ovvero un mondo al quale il protagonista, Anto ...continua

    Ci sono due Milano: quella bella e incantevole dei grandi palazzi storici, e quella nascosta, sporca e vergognosa, ma altrettanto autentica, della Laide, ovvero un mondo al quale il protagonista, Antonio, non appartiene e in cui si addentrerà solo in sogno. E' con l'inizio di una storia angosciante che Antonio scopre la differenza tra lui, rispettato borghese e la Laide, sfrontata ragazza di periferia. Ma fin da subito ci si chiede: avrà ancora un'anima Laide?

    ha scritto il 

  • 3

    Una storia d'amore ad un tempo delicata e morbosa: l'aspetto che più mi ha colpito del protagonista, Antonio Dorigo, stimato professionista milanese, è la sua assoluta incapacità di comprendere e mane ...continua

    Una storia d'amore ad un tempo delicata e morbosa: l'aspetto che più mi ha colpito del protagonista, Antonio Dorigo, stimato professionista milanese, è la sua assoluta incapacità di comprendere e maneggiare i propri sentimenti e quelli di Laide, ma anche di arrendersi fino in fondo all'amore che prova e di mostrarsi realmente per quello che è. Il culto dell'apparenza è talmente radicato in quest'uomo da rendergli impossibile qualunque diversa prospettiva.
    La figura di Laide mi ha fatto molta tristezza, ma anche molta tenerezza per quella sua vitalità genuina e quasi primordiale e per il suo sforzo costante di mantenere almeno una parvenza di rispettabilità.
    Ho trovato bellissima la descrizione di sfondo sulla Milano degli anni '50-'60, di certi quartieri popolari del centro che non ci sono più.
    La scrittura di Buzzati mi piace molto, soprattutto per il modo in cui "entra" nei personaggi, ma si dilunga davvero troppo secondo me sui pensieri ossessionanti del protagonista, tanto che a volte ho faticato a proseguire ed ho solidarizzato con gli amici di Dorigo, esauriti dalle sue paturnie;-)

    ha scritto il 

  • 2

    Una narrazione prolissa e ripetitiva, un protagonista debole ed inetto che non è capace di instaurare un rapporto con l'altro sesso che non sia a pagamento, un'ambientazione abbastanza squallida in cu ...continua

    Una narrazione prolissa e ripetitiva, un protagonista debole ed inetto che non è capace di instaurare un rapporto con l'altro sesso che non sia a pagamento, un'ambientazione abbastanza squallida in cui non c'è nessun personaggio femminile che non sia una prostituta o una mantenuta .... con tutto il rispetto per Buzzati faccio fatica a trovare in questo libro qualcosa che mi sia piaciuto.

    ha scritto il 

  • 4

    “Eccoti in porto, stupido uomo, che ti credevi chissà cosa.”

    Giudizio non entusiastico, per questo romanzo di Dino Buzzati, dovuto in parte alla storia che non ci ha catturati fin da subito, in parte a una certa prolissità di alcune pagine.
    Non bastano a soddis ...continua

    Giudizio non entusiastico, per questo romanzo di Dino Buzzati, dovuto in parte alla storia che non ci ha catturati fin da subito, in parte a una certa prolissità di alcune pagine.
    Non bastano a soddisfare pienamente le aspettative le brumose atmosfere della Milano anni Sessanta pur descritte in maniera magistrale dall’autore né le profonde riflessioni che si rincorrono nella mente del protagonista; nemmeno i toni concitatamente drammatici degli ultimi capitoli. L’amore c’è, ma, in verità, è a senso unico e fa parte della mirabile costruzione buzzatiana, tesa a portare all’attenzione del lettore i mali endemici della società del tempo e ancora profondamente attuali tra cui il perbenismo borghese e l’ipocrisia dilagante, stigmatizzati in più parti della narrazione.

    “[…] e tutti tutti quando vedono una ragazza o magari anche una bambina pensano immediatamente alla stessa cosa ma nessuno lo dice nessuno ha il coraggio di dirlo nessuno osa ammetterlo perché sono tutti una massa di ipocriti da vomitare e tutti vivono e parlano e si comportano come se sopra ogni cosa amassero il guadagno la posizione in società […]”

    In particolare, non manca un senso angosciante di solitudine da ambo le parti, magari spesso accentuato e disperso tra i condomìni, le strade, i vicoli e gli angoli più nascosti della metropoli del boom economico.
    Non vogliamo spaccare il capello in quattro, ma ci piace ribadire che il giudizio non pieno è stato condizionato da una partenza troppo lenta e macchinosa, nonostante la sgargiante scrittura di Buzzati che ti trascina e avvolge. Il punto è che da uno scrittore del suo calibro ti aspetti sempre di più di ciò che già sai di trovare.
    Curioso, infine, notare come Buzzati, in un contesto quasi analogo, utilizzi il termine “ninfetta”, a cui già aveva fatto ricorso Nabokov in “Lolita” qualche anno prima.

    (A.A. & L.V.)

    ha scritto il 

  • 4

    “Eccoti in porto, stupido uomo, che ti credevi chissà cosa.”

    Giudizio non entusiastico, per questo romanzo di Dino Buzzati, dovuto in parte alla storia che non ci ha catturati fin da subito, in parte a una certa prolissità di alcune pagine.
    Non bastano a soddis ...continua

    Giudizio non entusiastico, per questo romanzo di Dino Buzzati, dovuto in parte alla storia che non ci ha catturati fin da subito, in parte a una certa prolissità di alcune pagine.
    Non bastano a soddisfare pienamente le aspettative le brumose atmosfere della Milano anni Sessanta pur descritte in maniera magistrale dall’autore né le profonde riflessioni che si rincorrono nella mente del protagonista; nemmeno i toni concitatamente drammatici degli ultimi capitoli. L’amore c’è, ma, in verità, è a senso unico e fa parte della mirabile costruzione buzzatiana, tesa a portare all’attenzione del lettore i mali endemici della società del tempo e ancora profondamente attuali tra cui il perbenismo borghese e l’ipocrisia dilagante, stigmatizzati in più parti della narrazione.

    “[…] e tutti tutti quando vedono una ragazza o magari anche una bambina pensano immediatamente alla stessa cosa ma nessuno lo dice nessuno ha il coraggio di dirlo nessuno osa ammetterlo perché sono tutti una massa di ipocriti da vomitare e tutti vivono e parlano e si comportano come se sopra ogni cosa amassero il guadagno la posizione in società […]”

    In particolare, non manca un senso angosciante di solitudine da ambo le parti, magari spesso accentuato e disperso tra i condomìni, le strade, i vicoli e gli angoli più nascosti della metropoli del boom economico.
    Non vogliamo spaccare il capello in quattro, ma ci piace ribadire che il giudizio non pieno è stato condizionato da una partenza troppo lenta e macchinosa, nonostante la sgargiante scrittura di Buzzati che ti trascina e avvolge. Il punto è che da uno scrittore del suo calibro ti aspetti sempre di più di ciò che già sai di trovare.
    Curioso, infine, notare come Buzzati, in un contesto quasi analogo, utilizzi il termine “ninfetta”, a cui già aveva fatto ricorso Nabokov in “Lolita” qualche anno prima.

    (L.V. & A.A.)

    ha scritto il 

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