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Un amore

Di

Editore: Mondadori (Oscar narrativa/scrittori moderni 397)

4.0
(2735)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 262 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo , Tedesco , Chi semplificata

Isbn-10: 8804555149 | Isbn-13: 9788804555148 | Data di pubblicazione: 

Prefazione: Alberico Sala

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Altri

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Descrizione del libro
È questa la storia di Un amore. Un amore travolgente, ossessionante. Un amore geloso, possessivo. Un amore che è nato per caso, da un capriccio. Che non doveva essere, perché inutile, lacerante. Antonio, uomo di mezz’età appartenente alla Milano bene, va ad innamorarsi di qualcuno che mai potrà essere suo: Laide, ragazza giovanissima, che per vivere si vende agli altri. E così Antonio, affogando piano piano nelle sue emozioni, decide di doverla avere per sé. Perdendo la propria dignità. Perdendo sicurezza, sonno. Perdendo vita. Perché è questo il tipo di amore raccontato nel romanzo. Un amore che ti toglie il respiro, la speranza. Che ti dà l’affanno, che ti fa svegliare la notte in preda ai peggiori incubi. Quello che ti fa vedere nemici in ogni angolo della strada. Che porta ad annullarsi: “E poi, e poi è così dolce crederle. Adorabile viltà. Forse o non forse, un giorno Antonio sarà costretto a non crederle più, a prendere la terribile decisione. Ma per adesso ancora no, tutto formalmente è ancora salvo, tutto può continuare come prima.” Buzzati sottolinea in maniera sublime la psicologia dell’Antonio innamorato e della Laide sfuggente. Ne delinea talmente bene i caratteri che a volte sembra di trovarsi lì con loro, a stringere la mano dell’uomo in trepidante attesa prima di accompagnarlo sotto casa della protagonista, con la quale si scopre avere il desiderio di parlare, per rimproverarla, magari dirle: “smettila di fare così, non vedi che lo stai facendo soffrire?”. E’ violento il coinvolgimento emotivo che deriva dalla lettura di queste pagine, sono incontenibili i sentimenti che vengono raccontati.
E, dopo tutte queste vicende tortuose, ecco il finale: rimane lì sospeso, arriva inaspettato. Ma, soprattutto, lascia il lettore con una serie di perplessità: cos’è veramente l’amore? Esiste l’eternità, in questo sentimento? E di cosa si parla quando si va oltre? E’ amore o solo “smania di vincere”?
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  • 4

    Un amore di Dino Buzzati, mettendo in scena la complessa e tormentata relazione tra un architetto cinquantenne e una ventenne prostituta, si interroga e indaga i diversi possibili - complementari e co ...continua

    Un amore di Dino Buzzati, mettendo in scena la complessa e tormentata relazione tra un architetto cinquantenne e una ventenne prostituta, si interroga e indaga i diversi possibili - complementari e compresenti - aspetti dell'amore: gioia e passioni tristi, convenzioni borghesi e lussuriose trasgressioni, cieca volontà metafisica di dolorosa perpetuazione della specie, potenza inarrestabile e travolgente contro cui è impossibile preparare argini e sofisticato calcolo dei piaceri, macchie di eternità e posizioni ridicole.

    ha scritto il 

  • 5

    Perchè la musica vera è tutta qui nel rimpianto del passato e nella speranza del domani, la quale è altrettanto dolorosa. Poi c'è la disperazione dell'oggi, fatta dall'uno e dall'altra. e fuori di qui ...continua

    Perchè la musica vera è tutta qui nel rimpianto del passato e nella speranza del domani, la quale è altrettanto dolorosa. Poi c'è la disperazione dell'oggi, fatta dall'uno e dall'altra. e fuori di qui altra poesia non esiste.

    ha scritto il 

  • 0

    Il finale mi lascia un po’ perplessa, eppure a me i finali aperti in genere piacciono.
    Aparte questo, come libro in certi punti mi ha annoiata, per via del ripetersi degli stati d’animo di Antonio, ma ...continua

    Il finale mi lascia un po’ perplessa, eppure a me i finali aperti in genere piacciono.
    Aparte questo, come libro in certi punti mi ha annoiata, per via del ripetersi degli stati d’animo di Antonio, ma capisco che Buzzati abbia così voluto rendere il tormento, anzi laverae propria malattia chiamata Laide che ha colpito Antonio. In altri punti invece mi è piaciuto molto, soprattutto per lo stile (che segue i pensieri di Antonio), per la bellissima ambientazione milanese.
    Erano anni che volevo leggere Un amore e finalmente l’ho fatto. Ma non mi ha soddisfatto del tutto, pur essendo un libro molto buono. Forse un finale leggermente diverso mi avrebbe lasciato una sensazione diversa.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Tra Lolita e Madame Bovary nella Milano degli anni '60

    La storia ha come protagonista il 49-enne architetto Antonio Dorigo nella Milano degli anni '60, costui si serve delle "escort" della signora Ermelina, tenutaria molto discreta ed efficiente. L'incont ...continua

    La storia ha come protagonista il 49-enne architetto Antonio Dorigo nella Milano degli anni '60, costui si serve delle "escort" della signora Ermelina, tenutaria molto discreta ed efficiente. L'incontro con la giovane Laide, fra le tante altre cose anche ballerina della Scala, è per lui fulminante, non è bellissima, ma ha delle gambe eccezionali ed è un tipo molto seducente per l'architetto. Tutto il libro ruoterà intorno a questo insano innamoramento.
    Sono stato tentato d'interrompere le lettura più volte, perché se si guarda in modo oggettivo alla storia non è molto diverso dal leggere la storie di letto di qualche politico con la giovane squillo di turno. Comunque considerando il periodo degli anni '60, in cui ancora certe cose non erano ben chiare, e alla stima per l'autore ho continuato la lettura fino alla fine.
    Il fastidio del leggere di questa storia è causato dal comportamento del protagonista, Antonio, che è un vero coglione che paga una puttana per illudersi di avere in cambio un amore e che si fa trattare come un pedalino da Laida, che tra le altre cose assolutamente non biasimo per questo atteggiamento nei confronti di questo architetto coglione. Alla fine con un accordo comune Antonio la paga con un fisso al mese, tra una cosa e l'altra 500.000 lire, che orientativamente oggi 2015 dobbiamo moltiplicare per 15, ovvero 15.000 euro. Un vero idiota.
    Né si può scaricare tutta la colpa su Laide, in quanto la bella signorina di mestiere fa proprio la puttana, e quindi è nel pieno delle sue mansioni professionali e le esercita con pieno diritto.
    La ragazza anche dopo l'accordo continua a fare la sua vita abbastanza liberamente riempiendo di bugie fantasmagoriche l'architetto, che se le beve tutte e che evidentemente deve essere un autolesionista.
    Laide ha pure delle problematiche di salute, che mettono in discussione un eventuale odio verso la sua figura di carnefice in amore, in realtà i ruoli del triangolo tragico di vittima, carnefice e salvatore se li scambiano in modo equo entrambi e la pena per questo modo di vivere insano viene distribuita in egual misura sia per il povero architetto coglione sia per la povera Laide, giovane, malata e vittima della sua spregiudicata maniera di vivere.
    Leggendo mi sono venute alla mente le vicende di Lolita, per il tipo di amore impossibile causa la differenza d'età, che in questo caso è di 30 anni, ben maggiore di quella tra Lolita e Humbert, e la supina rassegnazione di Charles Bovary nei confronti di tutti i folli comportamenti di Emma, in Madame Bovary.
    Il finale riscatta questa storiaccia di prostituzione giovanile, insana dipendenza amorosa e amore non corrisposto, sembra che i due finiscano per vivere insieme e che aspettino serenamente pure un figlio, finale che sembrerà anche bello, ma io nei termini raccontati nel libro non augurerei a nessuno una storia del genere.
    Le ultime righe sono un po' ambigue, non si capisce bene se Laide sia morta nel sonno:
    "Si l'amore gli aveva fatto completamente dimenticare che esisteva la morte" ... "Ma intanto lei, portata via dal sonno, inconsapevole del male che ha fatto e che farà, si libra ..." ... "E' la sua ora, senza che lei lo sappia è venuta per Laide la grande ora della vita ..."

    p.s.
    vedo tra le varie recensioni che domina una specie di parteggiamento per l'uno o per l'altro dei protagonisti, quando in realtà sono entrambi dei poveracci, uno è un coglione che alimenta la prostituzione giovanile e l'altra è una povera malata, forse ninfomane, ma con anche malattie cardiache, che si rovina la vita a 20 anni prostituendosi.
    ... ci si dimentica dello sfruttamento della prostituzione giovanile, cosa vergognosa, qui mi sembra di ripetere l'esperienza di un incontro di lettura all'auditorium di qualche anno fa in cui Valerio Magrelli presentava l'opera di Hemingway insieme a un esperto e questo esperto tirò fuori una frase infelicissima, parlando della passione che aveva Hemingway per le corride, dove a suo dire: "il toro è sullo stesso piano del torero", io rimasi scandalizzato da questa enorme minkiata, ma molti lettori presenti non afferrarono il problema e parlandone dopo difendevano la frase dell'esperto.

    ha scritto il 

  • 3

    Laide non è particolarmente bella, non è brillante, non è calda, è giovane come migliaia di altre eppure...Cos'è quel qualcosa di ineffabile che fa perdere la testa ad uomo? Verrebbe voglia di conosce ...continua

    Laide non è particolarmente bella, non è brillante, non è calda, è giovane come migliaia di altre eppure...Cos'è quel qualcosa di ineffabile che fa perdere la testa ad uomo? Verrebbe voglia di conoscerla per capirlo. Questo è veramente affascinante, quel qualcosa a cui non sai dare forma ma che ti mette KO e non riesci più a rialzarti.

    ha scritto il 

  • 0

    Per tutto il libro, scritto in modo mirabile da Dino Buzzati, si parteggia per Antonio e si depreca il comportamento della Laide, così indifferente, evasiva, presuntuosa e sfuggente nei confronti del ...continua

    Per tutto il libro, scritto in modo mirabile da Dino Buzzati, si parteggia per Antonio e si depreca il comportamento della Laide, così indifferente, evasiva, presuntuosa e sfuggente nei confronti del pover’uomo invaghito di lei. Ma cosa vuole la Laide? I soldi Antonio glieli da, le offre una vita agiata, la allontana da quel mestiere infamante, è anche affettuoso. Alla fine, quando Antonio riesce a strappare e liberarsi di lei, è un comprensibile sollievo. Ma bastano le quattro parole di Piera, un’altra puttana, la quale parla senza peli sulla lingua a un Antonio ancora ferito e inviperito, gli mette davanti tutta l’assurdità del suo rapporto con Laide, il suo essere borghese, il suo non dare scampo alla ragazza, che tiene ben separata dalla sua vita…e le motivazioni dell’Antonio di turno appaiono misere e innalzate su un castello di apparenze. E si rivaluta la figura di Laide, la puttana. Prima che Buzzati stesso lo nominasse, avevo pensato alle analogie tra questo libro e il film L’angelo azzurro (non con la Lolita di Nabokov, per carità), tra Antonio Dorigo e il professor Immanuel Rath. Il confronto è doveroso, anche se le conclusioni sono diverse, Dorigo è stato più fortunato..
    Un libro scritto non bene, ma benissimo, un argomento di interesse e (ancora oggi) di estrema attualità. Cosa chiedere di più?

    ha scritto il 

  • 5

    Io sono Antonio Dorigo

    Nel leggere è stato impossibile non immedesimarmi nel protagonista. Io sono Antonio Dorigo. Le sue divagazioni mentali, la sua gelosia asfissiante, i suoi dubbi corrosivi determinati da una struttural ...continua

    Nel leggere è stato impossibile non immedesimarmi nel protagonista. Io sono Antonio Dorigo. Le sue divagazioni mentali, la sua gelosia asfissiante, i suoi dubbi corrosivi determinati da una strutturale insicurezza non sono solo i suoi ma sono anche i miei.
    Antonio Dorigo è un uomo maturo che non ha mai conosciuto l'amore, ha sempre avuto nei confronti delle donne un timore reverenziale, è un uomo che vive di contrasti, un borghese affascinato dal popolo, ossessionato dalla morte e imprigionato nelle sue regole rincorre la libertà e la giovinezza.

    Un romanzo sull'insicurezza dell'amore caratterizzato da un buon ritmo, da interessanti introspezioni, da attente descrizioni della città e dell'ambiente. A volte i pensieri del protagonista confondono passando improvvisamente da un soggetto in terza persona a uno in prima.

    Pubblicato nel 1963 attuale ai tempi, cinquant'anni dopo lo rimane ancora. L'argomento universale è arricchito dalle sfumature del periodo che si percepiscono nel linguaggio (frigidaire, Marilina Monroe, portare in letto), nelle abitudini quotidiane (attendere una chiamata da fuori da Como) e negli usi e costumi. Un interessante sperimento sarebbe riportarla con una protagonista donna e non un uomo.

    Consigliato a … Tutti coloro che almeno una volta si sono infatuati di qualcuno

    Sconsigliato a … A chi odia i romanzi introspettivi

    Per saperne di più: http://saleeparole.weebly.com/parole/un-amore-dino-buzzati

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Così così.

    Lolita. E' il primo pensiero. Purtroppo letto troppo tempo fa e molto dimenticato. Ritrovo la perfidia della giovanetta che sa di avere in pugno l'altro, ritrovo una relazione socialmente non accettab ...continua

    Lolita. E' il primo pensiero. Purtroppo letto troppo tempo fa e molto dimenticato. Ritrovo la perfidia della giovanetta che sa di avere in pugno l'altro, ritrovo una relazione socialmente non accettabile, un uomo decisamente più agé della ragazza che è letteralmente perso fino allo svilimento dentro uno stato che oscilla dall'infatuazione più atroce alla disperazione più cupa. La differenza (forse, perchè, ripeto, non mi ricordo poi così tanto Lolita) è nell'analisi intimista del personaggio principale: l'uomo. Interessante (perchè scopri che poi gli uomini e le donne pensano alle stesse cose, solo con prospettive radicalmente differenti) ma troppo lunga - perchè non c'è storia. Finale in cui non mi sono affatto ritrovata (che Buzzati, stranamente l'ha definito: positivo) e come sempre, "l'ineluttabilità del destino", tanto cara ai protagonisti della letteratura e del cinema italiano, per cui non c'è scampo, non si può essere felici (quasi come non ne avessimo il diritto) in cui io oggi (fortunatamente) non mi ritrovo più. Un libro accettabile, perchè comunque solleva degli interrogativi interessanti, ma non di più.

    ha scritto il 

  • 4

    [...] E non ha provato rimorso o vergogna, semplicemente ha ricominciato a respirare e a vivere.

    Tempo fa...:

    Ci sarebbe molto da dire su questo romanzo, ma credo che la cosa migliore sia leggerlo. Bellissimo.

    ha scritto il 

  • 5

    Bello, bellissimo, un crescendo che ti rapisce trascinandoti vorticosamente nel gorgo dell'ossessione amorosa del protagonista. Pian piano i fatti cedono ai pensieri e ci si trova a vagare sperduti n ...continua

    Bello, bellissimo, un crescendo che ti rapisce trascinandoti vorticosamente nel gorgo dell'ossessione amorosa del protagonista. Pian piano i fatti cedono ai pensieri e ci si trova a vagare sperduti nel labirinto di una storia martellante, pura eppure aggrovigliata in una spirale di menzogne in cui forse il protagonista stesso resta abbagliato dai miraggi delle proprie proiezioni. Per quasi tutto il libro si parteggia per il protagonista, architetto dalla rassicurante estrazione borghese, vinto e perduto dall'amore torbido per una prostituta giovane ma già corrotta, che sembra dissipare la purezza incondizionata di un sentimento totalizzante a causa della sua impenitente frivolezza, forte solo della sua spudorata ma già marcia giovinezza. Ci vogliono le ultime pagine del libro per squarciare il velo dell'ipocrisia e indurci a guardare con uno sguardo diverso, meno impietoso e severo, la dissolutezza della giovane Laide. Nelle ultime pagine, di un'accecante bellezza narrativa, di dissolve il velo ingannevole che avviluppa la società borghese e che lambisce lo stesso protagonista che pure avevamo creduto immacolato e sviato da un amore distruttivo. Scopriamo, così, che nessuno è incolpevole e che ognuno, nella società del libero scambio, vende e compra ci che ha, ciò che può riscattarlo dalla miseria materiale e/o morale. Così, è colpevole e allo stesso tempo miserabile Laide, che vende senza remore il suo giovane corpo, da prostituta giovane ma già rotta ad ogni finzione e inganno, ma è colpevole e miserabile Dorigo che, non pago di acquistare col denaro il corpo di chi ama, vorrebbe con quegli stessi soldi comprarne l'anima e che, ogni volta che impatta con la resistenza disperata con cui la ragazza cerca ostinatamente di salvare il suo estremo brandello di libertà, finisce per dannarsi rasentando la perdizione.

    ha scritto il 

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