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Un amore all'inferno

Di

Editore: A. Mondadori (Strade blu)

3.5
(296)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 139 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8804546581 | Isbn-13: 9788804546580 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Un incontro casuale in un hotel sull'autostrada alle porte di Firenze. Un uomoe una donna soli nella pioggia. Due destini incrociati nella notte, in questastoria talmente vera da sembrare un diabolico racconto. Perché lei, Francesca,è la protagonista di una vicenda di cuore, cronaca e sangue della recentestoria di Italia. Otto coppie di giovani amanti cancellate dalla stessaBeretta calibro 22. Perché Francesca è la moglie del giovane medico scomparsonel lago Trasimeno e sarà inevitabilmente la testimone di un nuovo futuroprocesso al "Mostro di Firenze". Lui è lo scrittore che già conosciamo ed èqui per ascoltare con noi, dal vero, una storia che tutti abbiamo lasensazione di conoscere.
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  • 3

    Letto in due notti...magari improbabile il punto di partenza, ma il racconto, che tratta di tristemente noti avvenimenti, e' di quelli da far venire i brividi, soprattutto quando tocca temi come la follia nella normalita' e l'ipocrisia nella tragedia.
    Da meditare.

    ha scritto il 

  • 0

    estratto dal libro..

    Ci amavamo ed eravamo felici. Questa è la notizia intollerabile per la gente: la felicità degli altri.

    ..ma la caratteristica dei grandi uomini è di avere caratteri orribili.

    ha scritto il 

  • 4

    Più di vent’anni di inchieste, processi, condanne e assoluzioni, ma la verità è sfuggente e ancora oggi avvolta nel mistero.
    Uno dei casi di cronaca nera più famosi e dibattuti nella storia recente del nostro paese, sedici vittime, otto duplici omicidi e tanta paura…quella vera, quella che ...continua

    Più di vent’anni di inchieste, processi, condanne e assoluzioni, ma la verità è sfuggente e ancora oggi avvolta nel mistero.
    Uno dei casi di cronaca nera più famosi e dibattuti nella storia recente del nostro paese, sedici vittime, otto duplici omicidi e tanta paura…quella vera, quella che ti toglie il respiro.
    Il Mostro di Firenze rimane un’ombra indefinita, irraggiungibile, un fantasma senza volto circondato da un alone di leggenda.
    Gli insabbiamenti, le logge massoniche, i riti satanici, le prove sparite, la palese incompetenza di alcuni inquirenti, una matassa di piste da seguire ormai diventata inestricabile, un gigantesco puzzle dove i pezzi, in qualsiasi modi li metti, non combaciano mai.
    Un amore all’inferno non è un romanzo…viste le ridotte dimensioni, sarebbe più corretto definirlo racconto, in realtà ci troviamo di fronte ad un resoconto giornalistico proposto come un opera di fantasia, un viaggio disturbante all’interno di una vicenda che più reale non si può.
    Sono due i grandi filoni giudiziari che compongono l’epopea criminale del Mostro.
    Di uno si è parlato a lungo e vede protagonisti gli ormai famigerati compagni di merende: Pacciani, Lotti e Vanni, tre personaggi rozzi e brutali che secondo molti non erano all’altezza di un crimine così cruento.
    Io non ho mai seguito con particolare attenzione tutta questa storia ma ricordo che in quegli anni pensai che potevano essere davvero colpevoli, che in fondo, per compiere omicidi dalla dinamica così semplice non era necessario essere un genio del crimine.
    Freddare due amanti chiusi in una macchina sparando colpi a ripetizione non richiede “qualità” particolari.
    Alcune vittime tentarono addirittura la fuga, segno evidente che le doti balistiche dell’assassino non erano eccelse.
    Le cose che non quadrano però arrivano dopo…le mutilazioni eseguite con mano esperta su alcune delle vittime, i reperti di chiara origine esoterica trovati sui luoghi dei delitti (e poi clamorosamente scomparsi dagli archivi della polizia) e la costante delle notti di novilunio a fare da sfondo.
    Da questi particolari prende vita il secondo filone delle indagini che vedrà nella figura del medico Francesco Narducci un elemento chiave, forse risolutore.
    Membro di una delle famiglia più importanti e potenti di Perugia sarebbe stato a capo della misteriosa setta che ordinava gli omicidi esigendo l’asportazione dei feticci utilizzati poi in misteriosi riti.
    Sembra la trama di un film di serie B (un horror ovviamente) ma non lo è affatto…sono numerose le prove che lo collegano ai delitti e il ritratto che filtra dalle pagine di questo libro, di una personalità ambigua e sfuggente, non contribuisce di certo a chiarire i molti punti oscuri.
    A parlare è la moglie di Narducci, la signora della pioggia, incontrata per caso (?) da Cugia in un hotel vicino Firenze.
    La donna che per cinque anni ha vissuto a stretto contatto con l’uomo che ora tutti chiamano mostro si confessa senza remore allo scrittore romano raccontando la sua versione della storia.
    Ma la verità rimane ancora un miraggio.
    Narducci fu trovato cadavere il 13 Ottobre 1985 e le circostanze della sua morte non sono ancora state chiarite.
    Suicidio o “suicidato”?
    Cugia non trova risposta alle mille domande che ci frullano nella testa, il suo non è il tentativo di scrivere una versione definitiva della storia del mostro, lui racconta, non giudica come dice verso la fine del libro.
    E lo fa talmente bene che a tratti ci sembra di leggere un opera di fantasia, un thriller dalla costruzione perfetta che ti conquista fin dalla prima pagina ma che alla fine, ti lascia con l’amaro in bocca.
    I buoni non trionfano sui cattivi, non ci sarà luce nel buio totale…sul campo di battaglia resteranno solo gli sconfitti.
    Come la signora della pioggia, sposa giovanissima del bel Francesco, uomo quasi “perfetto”, dalle mille qualità e dai molti segreti.
    Il suo sembra essere un sogno d’amore, una favola d’altri tempi ma il risveglio sarà tremendo e lei ne sarà annientata.
    Come le sedici vittime del serial killer più famoso d’Italia che aspettano da vent’anni una giustizia che forse non avranno mai…chi impugnava la Beretta calibro 22 che dal ’68 all’85 fece strage di coppie in amore?
    Chi armava la mano del Diavolo?
    Leggete questo libro e traete le vostre conclusioni.
    Al di là di qualsiasi altra considerazione Un amore all’inferno è un romanzo che non vi lascerà indifferenti, una testimonianza importante che si aggiunge alle altre, formando un quadro generale sfocato ma tangibile.
    Dopo il cult radiofonico Jack Folla nel braccio della morte, Diego Cugia si conferma personaggio da tenere d’occhio e, se possibile, da approfondire.

    ha scritto il 

  • 3

    Il libro, per come è scritto, va bene giusto per quando hai 37,8. Un protostilgiornalistico insipido e vagamente sensazionalistico. Non voglio parlare della donna che racconta e si racconta (perché esiste davvero e non oso immaginare quanto abbia sofferto), dico solo che poteva venir dipinta un p ...continua

    Il libro, per come è scritto, va bene giusto per quando hai 37,8. Un protostilgiornalistico insipido e vagamente sensazionalistico. Non voglio parlare della donna che racconta e si racconta (perché esiste davvero e non oso immaginare quanto abbia sofferto), dico solo che poteva venir dipinta un po' meglio. Quindi una stella in più solo per la scelta dell'argomento. Del mostro di Firenze (perdonatemi, vi prego, ma non so in che altro modo chiamarlo) se ne sono dette di tutti i colori e, ovviamente (come ti sbagli?) la verità è lontana. Per una volta almeno c'è una vittima che parla, una vittima collaterale, ancora viva, che ne soffrirà ancora e ancora.

    ha scritto il 

  • 0

    Con estremo garbo e ampio respiro Cugia dà voce alla moglie-bambina di uno dei possibili mostri di Firenze, perché ormai è assodato che bisogna parlarne al plurale, come di una consorteria fatta di esecutori prezzolati per la bassa manovalanza e mandanti dalle motivazioni ancora oscure (satanismo ...continua

    Con estremo garbo e ampio respiro Cugia dà voce alla moglie-bambina di uno dei possibili mostri di Firenze, perché ormai è assodato che bisogna parlarne al plurale, come di una consorteria fatta di esecutori prezzolati per la bassa manovalanza e mandanti dalle motivazioni ancora oscure (satanismo? esoterismo? orge? mummificazioni?). Quel che non mi è chiaro è il perché, nel caso Narducci, ci sia stato bisogno di un doppio cadavere da sostituire a poche ore (o giorni di distanza): se davvero era stato trovato incaprettato non bastava "scaprettarlo" e tenerlo in acqua qualche giorno, visto che la rete della famiglia era comunque così potente da scongiurare a priori un'autopsia?

    ha scritto il 

  • 5

    acquistato per caso (mi ha incuriosito la copertina di Hieronymus Bosch)...poi una rivelazione, letto e riletto...ancora il mostro di firenze, la storia vista da un'altra prospettiva...vicinissimi alla verità lontanissimi dalla giustizia

    ha scritto il 

  • 3

    quanto è furbo...

    e quanto no il nostro cugia... un libro fatto con una conversazione e poco altro...


    innamorarsi a sedici anni è un'apocalisse. Dopo chiamiamo amore quei rapporti che da ragazzine ci sarebbero apparso indifferenti...


    eppure tiene il ritmo e anche la suspense perché la storia lde mos ...continua

    e quanto no il nostro cugia... un libro fatto con una conversazione e poco altro...

    innamorarsi a sedici anni è un'apocalisse. Dopo chiamiamo amore quei rapporti che da ragazzine ci sarebbero apparso indifferenti...

    eppure tiene il ritmo e anche la suspense perché la storia lde mostro di firenze ha segnato nel profondo l'italia

    ha scritto il 

  • 3

    Mah, tutto sommato tre stelline ci possono stare.
    Qualche dettaglio sulla vicenda "Mostro di Firenze" non lo conoscevo e le storie torbide, vere o di fantasia, mi incuriosiscono sempre.
    Magari da prendere in prestito o farsi regalare...

    ha scritto il 

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