Un anno sull'Altipiano

Di

Editore: Einaudi (Einaudi tascabili; 712)

4.3
(2094)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 215 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8806154915 | Isbn-13: 9788806154912 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook , CD audio

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 3

    Dopo cent'anni

    ...imbattersi in un'opera che si limiti all'antimilitarismo, senza scavare nelle cause profonde - che corrispondono poi al profitto di alcuni - delle guerre (e a maggior ragione ai macelli su scala in ...continua

    ...imbattersi in un'opera che si limiti all'antimilitarismo, senza scavare nelle cause profonde - che corrispondono poi al profitto di alcuni - delle guerre (e a maggior ragione ai macelli su scala industriale inaugurati nel 1914), appellandosi ancora a concetti come "senso del dovere" e "patria" può sembrare persino OSCENO.
    Dunque, meglio il film, che trasforma il tenente Ottolenghi - custode della verità - in una figura di primo piano.

    Rimane il rispetto per una delle prime descrizioni a tinte realistiche del fronte italiano.

    ha scritto il 

  • 4

    La guerra inutile

    Davvero sorprendente questo libro di memorie per me che non leggo libri di guerra.
    Mi aspettavo qualcosa di diverso…invece ecco che mi trovo a leggere pagine di straordinaria verità, accanto ai soldat ...continua

    Davvero sorprendente questo libro di memorie per me che non leggo libri di guerra.
    Mi aspettavo qualcosa di diverso…invece ecco che mi trovo a leggere pagine di straordinaria verità, accanto ai soldati, protagonisti involontari di una guerra che nessuno vuole.
    Attraverso parole semplici e spontanee Lussu ci fa conoscere le atrocità della guerra di trincea del primo conflitto mondiale.
    Non un insieme di imprese eroiche bensì momenti di quotidianità che mettono in risalto il fortissimo legame dei soldati e degli ufficiali con l’alcool, il difficile rapporto tra soldati e superiori, l’assurdità della guerra, l’impreparazione totale dell’esercito italiano, il normale eroismo della gente comune e l’ incompetenza degli alti comandi.
    Molto ben descritti gli stati d’animo dei soldati: la paura, l’angoscia e la speranza di una pausa e della fine della guerra, una guerra assurda, irrazionale, in balia di generali incapaci esaltati da un patriottismo esasperato.
    Un libro autentico che mi ha conquistato e mi ha fatto riflettere molto anche sul concetto di patria.
    “Il lettore non troverà, in questo libro, né il romanzo né la storia. Sono ricordi personali, riordinati alla meglio e limitati ad un anno…”

    ha scritto il 

  • 5

    Libro che racconta le vicende dell'autore impegnato nella grande guerra, esattamente 100 anni fa.
    Vicende tragiche e commoventi si alternano a momenti ironici (il furto di viveri dal magazzino) e quas ...continua

    Libro che racconta le vicende dell'autore impegnato nella grande guerra, esattamente 100 anni fa.
    Vicende tragiche e commoventi si alternano a momenti ironici (il furto di viveri dal magazzino) e quasi paradossali (artiglieria italiana che spara sulla propria prima linea).
    Libro di facile e scorrevole lettura, non troppo impegnativo ma che alla fine lascia un bel ricordo.

    ha scritto il 

  • 5

    E' passata un'altra guerra dalla pubblicazione di questo libro e la prima guerra mondiale è stata dimenticata e soverchiata dall'orrore della seconda.
    L'aspetto che più viene messo in evidenza, a part ...continua

    E' passata un'altra guerra dalla pubblicazione di questo libro e la prima guerra mondiale è stata dimenticata e soverchiata dall'orrore della seconda.
    L'aspetto che più viene messo in evidenza, a parte le atrocità del conflitto, è la visione molto umana di questo giovane ufficiale, che si interroga sulla moralità del comportamento dei soldati, sull'ubbidienza ad ordini ingiusti, sull'incompetenza di chi comanda. Straziante l'episodio della madre che congeda il figlio con grande forza d'animo e tanto amore ma, di nascosto da lui, crolla completamente sovrastata dal dolore.

    ha scritto il 

  • 4

    Dalla primavera del 1916 a quella dell’anno successivo la brigata ‘Sassari’ fu spostata dal Carso all’Altopiano di Asiago per contrastare la pressione esercitata dagli austriaci nel perenne tentativo ...continua

    Dalla primavera del 1916 a quella dell’anno successivo la brigata ‘Sassari’ fu spostata dal Carso all’Altopiano di Asiago per contrastare la pressione esercitata dagli austriaci nel perenne tentativo di raggiungere la pianura veneta. Il tenente Lussu segue il suo reparto e, vent’anni dopo i fatti, ne ricostruisce le vicende limitandosi a cambiare i nomi e a romanzare qualche riferimento: ne esce un diario di guerra esemplare nel mostrare l’insensatezza del conflitto e la criminale crudeltà dei comandi. L’autore era stato fervente interventista ed era partito volontario, ma già l’esperienza nella Venezia Giulia ne aveva mutato profondamente il modo di pensare: sebbene il trasferimento ad Asiago fosse stato visto in un primo momento come un sollievo rispetto alle pietraie carsiche, ben presto si accorge che anche la guerra di montagna viveva delle ormai ben consolidate atrocità. Ecco allora gli assalti allo scoperto sotto il fuoco dei mitraglieri nemici, l’artiglieria che prima non c’è e poi bombarda le proprie linee, la tragica farsa delle corazze che corazze non sono, le conquiste pagate a carissimo prezzo e abbandonate dopo una manciata di ore: Lussu ne racconta con un tono volutamente misurato e quasi dimesso che ha lo scopo di far risaltare l’assurdità della situazione. Con altrettanta efficacia è disegnata l’esperienza di trincea, segnata dalla paura costante, ma che, tra un’assalto e l’altro, finisce per scorrere con il suo ripetitivo tran-tran (peraltro punteggiato con costanza da morti e feriti) perché la vita continua persino nelle situazioni estreme: è notevole il contrasto con i pochi momenti di rilassamento vero vissuti dalle retrovie da uomini che sapevano di poter morire da un giorno all’altro, come nella scena del soldato appartato con una ragazza in cui l’autore letteralmente inciampa o nella rivalità del protagonista e del tenente Avellini per una giovane di buona famiglia. I rischi condivisi impongono a Lussu e ai suoi parigrado di stare sempre dalla parte della truppa considerata carne da macello contro alti comandi che superano volentieri il limite del sadismo e che vengono incarnati dal generale Leone nonché dal più subdolo suo successore Piccolomini: nell’esercito si riflettono così le distinzioni di classe presenti nella società, fino a spingere il tenente Ottolenghi alla rabbiosa e sconsolata considerazione che il vero nemico sta alle spalle. Quando lo scrittore e i non numerosi compagni che sono sopravvissuti ripartono le condizioni non sono in pratica mutate dal loro arrivo: un ‘pareggio’ costato migliaia di cadaveri – inclusi molti degli amici più cari – e raccontato in un libro che, grazie alla sua prospettiva dal basso, restituisce come forse nessun altro gli orrori dimenticati di una guerra per troppo tempo permeata di retorica.

    ha scritto il 

  • 3

    Un anno sull'Altipiano è un libro di memorie di Emilio Lussu.
    Ambientato sull'altopiano di Asiago, è una delle maggiori opere della letteratura italiana sulla prima guerra mondiale. Il libro fu scritt ...continua

    Un anno sull'Altipiano è un libro di memorie di Emilio Lussu.
    Ambientato sull'altopiano di Asiago, è una delle maggiori opere della letteratura italiana sulla prima guerra mondiale. Il libro fu scritto tra il 1936 e il 1937. Il libro racconta, per la prima volta nella letteratura italiana, l'irrazionalità e insensatezza della guerra, della gerarchia e dell'esasperata disciplina militare al tempo in uso.

    Descrizione: Scritto nel 1936, apparso per la prima volta in Francia nel '38 e poi da Einaudi nel 1945, questo libro è ancora oggi una delle maggiori opere che la nostra letteratura possegga sulla Grande Guerra. L'Altipiano è quello di Asiago, l'anno dal giugno 1916 al luglio 1917. Un anno di continui assalti a trincee inespugnabili, di battaglie assurde volute da comandanti imbevuti di retorica patriottica e di vanità, di episodi spesso tragici e talvolta grotteschi, attraverso i quali la guerra viene rivelata nella sua dura realtà di "ozio e sangue", di "fango e cognac". Con uno stile asciutto e a tratti ironico Lussu mette in scena una spietata requisitoria contro l'orrore della guerra senza toni polemici, descrivendo con forza e autenticità i sentimenti dei soldati, i loro drammi, gli errori e le disumanità che avrebbero portato alla disfatta di Caporetto.

    Non so, non mi ha fatto impazzire, mi ha intristito molto questo memoriale di guerra, forse anche perché sono reduce dalla lettura de “Il sergente della neve” di Mario Rigoni Stern – in cui avevo provato sensazioni differenti – che ha curato l’introduzione a questo testo.
    Le cose che mi hanno colpito di più sono state l’associazione guerra-alcool, come se questi uomini mandati in guerra per sopportare tutto il peso degli avvenimenti fossero stati narcotizzati, disillusi, drogati: «dalla parte austriaca, vi veniva un odore di cognac, carico, condensato, come se si sprigionasse da cantine umide, rimaste chiuse per anni. Durante il canto e il grido dell’hurrà! sembrava che le cantine spalancassero le porte e c’inondassero di cognac. Quel cognac mi arrivava a ondate alle narici, mi si infiltrava nei polmoni e vi restava con un odore misto di catrame, benzina, resina e vino acido».
    L’altra è la sottile demarcazione tra la vita e la morte, e della guerra che di certo non fa parte dello state di cose della vita.

    «La vita di trincea, anche se dura, è un’inezia di fronte a un assalto. Il dramma della guerra è l’assalto. La morte è un avvenimento normale e si muore senza spavento. Ma la coscienza della morte, la certezza della morte inevitabile, rende tragiche le ore che la precedono. [...] Nella vita normale della trincea, nessuno prevede la morte o la crede inevitabile; ed essa arriva senza farsi annunciare, improvvisa e mite. [...] Lo stesso colera che è? Niente. Lo avemmo fra la 1° e la 2° armata, con molti morti, e i soldati ridevano del colera. Che cosa è il colera di fronte al fuoco d’infilata di una mitragliatrice?»

    Per non parlare poi della miseria di questa guerra, della sua incombenza, della sua sovrastazione in cui è più facile morire – come faranno due soldati togliendosi volontariamente la vita – che tenere in braccio un fucile. Quanta verità. Si sente proprio che Lussù fece parte anche lui di questo disastro deciso dai superiori in segno di un becero patriottismo, e fu il primo – almeno in Italia – a parlarne senza infingimenti di sorta mascherati dietro le solite parole come: onestà, patria, eroismo.

    Consiglio di non lasciarvi scoraggiare all’inizio del romanzo, poi si entra in empatia e si soffre insieme a questi soldati, mandati in guerra per morire.

    ha scritto il 

  • 5

    Dopo quasi vent'anni dalla sua esperienza al fronte, come ripetutamente chiestogli da Salvemini, Lussu scrive le sue memorie della prima guerra mondiale. Lussu era un interventista democratico, e un u ...continua

    Dopo quasi vent'anni dalla sua esperienza al fronte, come ripetutamente chiestogli da Salvemini, Lussu scrive le sue memorie della prima guerra mondiale. Lussu era un interventista democratico, e un ufficiale di complemento. Era quindi convinto della giustezza di quella guerra, e ne assumeva alcune responsabilità.
    Il resoconto è però umanista: traspare il democratico nell'affetto con cui descrive i soldati semplici, a cui si oppone una serie di alti graduati disumani e in sostanza folli.
    Non è comunque, e non voleva essere, uno scritto pacifista (come non lo potrebbero essere i resoconti dei partigiani).
    È la testimonianza di quello che nella prefazione Mario Rigoni Stern definisce un "capitano", uno di quel tipo di uomini che oggi, nei tempi relativamente pacifici e pacifisti che per fortuna viviamo, non si distinguono più: uno che era in grado, anche grazie al coraggio "fisico", al repentaglio a cui esponeva la propria vita, di porsi come capo naturale a chi gli sta intorno e di trascinarli nella direzione prescelta.

    ha scritto il 

  • 5

    Sembra Ieri, e invece sono passati 100 anni

    Questo libro sembra sia stato scritto ieri, per freschezza e vivacità, e invece compie quest'anno 80 anni, mentre i fatti narrati risalgono ad un secolo fa esatto. L'inutilità della guerra attraverso ...continua

    Questo libro sembra sia stato scritto ieri, per freschezza e vivacità, e invece compie quest'anno 80 anni, mentre i fatti narrati risalgono ad un secolo fa esatto. L'inutilità della guerra attraverso i racconti del tenete Lussu, che alla guerra partecipò, alla Grande Guerra, a quella che sarebbe dovuta essere l'Ultima Guerra e che, purtroppo, non lo fu affatto. La guerra, sembra ieri, e invece è oggi.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro che mi ha aiutato a vedere aspetti della vita meno considerati della vita dei soldati. I rapporti con i compagni, con i superiori, con il territorio dolomitico-alpino sono ben descritti dallo ...continua

    Un libro che mi ha aiutato a vedere aspetti della vita meno considerati della vita dei soldati. I rapporti con i compagni, con i superiori, con il territorio dolomitico-alpino sono ben descritti dallo scrittore.

    ha scritto il 

  • 5

    Capitano, mio capitano

    Il racconto di un anno di guerra , dall’estate del ’16 a quella del ’17 vissuto da Lussu alla guida della Brigata Sassari del 151° e 152° reggimento di fanteria. E certo è un libro di denuncia delle a ...continua

    Il racconto di un anno di guerra , dall’estate del ’16 a quella del ’17 vissuto da Lussu alla guida della Brigata Sassari del 151° e 152° reggimento di fanteria. E certo è un libro di denuncia delle atrocità e assurdità della grande guerra principalmente a causa di una classe dirigente militare impreparata a fronteggiare una guerra “moderna” con tattiche militari ottocentesche, antiquate e prive di efficacia.
    La forza del libro è nella scrittura distaccata, a tratti ironica eppure piena di com-prensione per le sofferenze, ma anche per le piccole felicità che, nonostante la guerra, vivono i soldati. E’ la capacità di restare umani pur in una situazione dis-umana il senso ultimo che si coglie nel racconto di Lussu.
    Mi sono venute in mente le parole di Calvino che chiudono “Le città invisibili” : “cercare e saper riconoscere chi e che cosa in mezzo all’inferno non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.

    Ma in un certo senso Lussu va oltre Calvino: non è solo questione di dignità e sopravvivenza non avvilire la propria umanità, è prima di tutto condizione necessaria per non perdere e far perdere la speranza, per continuare a credere nella possibilità di vincere. In sostanza per essere davvero un buon comandante. Da qui la felicità del comandante Lussu quando i suoi soldati non si ribellano. Da qui il successo in guerra della brigata Sassari comandata da Lussu, come ricorda Mario Rigoni Stern nella breve nota storica che fa da prefazione al libro.

    E così la riflessione di Lussu travalica la guerra, si amplifica. Lussu, come dice Rigoni Stern, è un “grande capitano”. E il libro, forse a sua insaputa, rivela le qualità che rendono capitano un capo in qualsiasi contesto: rigore, razionalità, carisma, umanità, pietas. Solo così e non col terrore o le urla si costruisce una squadra coesa e vincente. Una grande lezione di umanesimo, troppo spesso disattesa dai nostri insegnanti, dirigenti d’azienda, uomini di potere.

    ha scritto il 

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