Un anno sull'Altipiano

Di

Editore: Einaudi (Einaudi tascabili; 712)

4.3
(1959)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 215 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8806154915 | Isbn-13: 9788806154912 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 4

    il general cadorna ha scritto la sentenza / «pigliatemi gorizia, vi manderò in licenza»

    mettono le parole in trincea, i sardi. quando scrivono, sembra le espongano come il profilo brullo delle loro montagne, quelle su cui sergio leone girava i western all'italiana. penso ad atzeni e luss ...continua

    mettono le parole in trincea, i sardi. quando scrivono, sembra le espongano come il profilo brullo delle loro montagne, quelle su cui sergio leone girava i western all'italiana. penso ad atzeni e lussu, ieri, a fois oggi. le frasi di questo romanzo sono puntute come le baionette dei soldati che sull'altipiano di asiago cercano di contrastare l'offensiva austriaca. nude come le rocce del carso dove la brigata sassari ha combattuto finché non è stata trasferita in veneto, subito prima dell'estate del '16. guardinghe e disilluse, come i soldati semplici mandati a morire per l'ottusità di superiori colpevolmente orgogliosi, drammaticamente inesperti (caporetto sarà nell'autunno dell'anno successivo). è una scrittura concreta, efficacissima: poche masserizie, e sentinelle piazzate lungo un percorso ragionato. che lascia perdere la ricostruzione cronologica e, qui sta l'intuizione, gioca tutto su alcuni episodi soltanto. altro non serve.
    così il capitano del 151° fanteria lussu emilio sta alla larga dalla retorica, e dimostra che puoi chiamarti bartleby o tenente santini, e opporre la tua lucida e ferma ipotesi di rifiuto. finché qualcuno più graduato di te non decide al posto tuo, e allora sei fottuto.

    http://youtu.be/nVA_7IIoIZk

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro storico che si legge come un romanzo, tra episodi drammatici, molti, ed episodi ironici, pochi, si legge appassionatamente e si capiscono le storture dell'esercito italiano durante la grande ...continua

    Un libro storico che si legge come un romanzo, tra episodi drammatici, molti, ed episodi ironici, pochi, si legge appassionatamente e si capiscono le storture dell'esercito italiano durante la grande guerra. Nesessario e indispensabile, da leggere per capire la storia italiana, quella che non ci fanno studiare a scuola.

    ha scritto il 

  • 4

    Prima lettura nel 2008. Introduzione di Mario Rigoni Stern.
    La seconda lettura, nel 2014, in realtà è un ascolto.
    Il libro racconta un anno tra il 1916 e il 1917 trascorso dalla brigata Sassari sull’a ...continua

    Prima lettura nel 2008. Introduzione di Mario Rigoni Stern.
    La seconda lettura, nel 2014, in realtà è un ascolto.
    Il libro racconta un anno tra il 1916 e il 1917 trascorso dalla brigata Sassari sull’altipiano di Asiago, descrivendo la guerra, vent’anni dopo, in modo diverso da quello che si trovava nei libri fino ad allora.
    La retorica dell’epoca: onore, coraggio, eroismo, valore, gloria, morire per la patria.
    E la stupidità della guerra: morire per gli ordini assurdi di comandanti folli (tanto che l’ammutinamento appare logico e ho fatto il tifo per il disertore Marrasi, perché il vero nemico è chi ti comanda).
    Lussu non è uno scrittore ma scrive bene, non fa nulla per sottolineare il grottesco della situazione, descrive neutralmente i fatti. Emerge da solo l’aspetto tragico e ridicolo insieme.
    Paolini dà una lettura emotiva e ci mette anche l’ironia. Quasi un altro libro, ma mi è piaciuto lo stesso.
    [Radio 3. Ad alta voce. Tempo: 23 puntate di 20/25 minuti (riduzione?). Lettura di Marco Paolini. Introduzione di Goffredo Fofi e postfazione di Mario Monicelli trovate su Il Terzo Anello]

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  • 4

    Reportage di guerra con sventagliate di pallottole e idee sovversive. Il capitano Lussu doveva essere coraggioso e fortunato (la seconda qualità tanto più indispensabile in guerra, quanto più grande l ...continua

    Reportage di guerra con sventagliate di pallottole e idee sovversive. Il capitano Lussu doveva essere coraggioso e fortunato (la seconda qualità tanto più indispensabile in guerra, quanto più grande la prima). Era anche appassionato e amato dai soldati che sapeva proteggere e compiacere. Personalità complessa e ferrigna, la sincerità della scrittura media le contraddizioni - Interventista/pacifista/volontario in Spagna

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  • 4

    Quattro e mezza

    Quest'anno in cui ne ricorre l'anniversario, troppe stupidate sono state dette e scritte sulla Grande Guerra. Provo già fastidio a scriverla così, con le maiuscole come se uno le riconoscesse una cert ...continua

    Quest'anno in cui ne ricorre l'anniversario, troppe stupidate sono state dette e scritte sulla Grande Guerra. Provo già fastidio a scriverla così, con le maiuscole come se uno le riconoscesse una certa dignità mentre la guerra non è mai degna di niente, e con quell'aggettivo 'grande' che nel parlare comune ha un significato tutto sommato positivo, e allora bisognerebbe usare ben altro aggettivo quando si dice "grande guerra" per menzionare una disastrosa e immane tragedia, o anche quando si dice "i grandi della terra" semplicemente per menzionare una ipocrita riunione di politicanti o una accolita di avidi fannulloni.

    Nelle parole di Lussu, invece, la semplicità dello stile e dei concetti si contrappone nettamente ai paroloni e ai parolai della retorica del patriottismo. Certamente 5/5 al valore della testimonianza; 4/5 alla scrittura e alla struttura del racconto, senza voler nulla togliere al valore intrinseco dell'opera.

    Lo stile franco, asciutto e pacato lo accomuna molto a Rigoni Stern (oltre, ovviamente, al fatto di trattare lo stesso genere di evento). C'è una certa somiglianza anche con "L'armata a cavallo" di Babel: vengono narrati gli episodi di guerra in ordine cronologico, vissuti dall'autore sull'altipiano di Asiago dal Maggio 1916 al Luglio 1917: gli assalti, i momenti di riposo, alcuni dialoghi con questo o quell'ufficiale, le morti dei vecchi commilitoni e le conoscenze dei nuovi. Pur non essendovi un vero e proprio intreccio, nell'arco temporale di un anno - e di duecento pagine scarse - si fa comunque in tempo ad assistere all'apertura e chiusura di un ciclo, con alcuni protagonisti che ritornano, alcune situazioni che maturano e altre che rimangono immutate.
    Ciò di cui il lettore sente il bisogno dopo questa lettura è ovviamente porsi delle domande: perché è accaduto tutto questo? Nelle parole di Lussu si fanno accenni generici ai perché e ai percome, nelle parole degli ufficiali si rincorrono discorsi di estrema attualità: i sacrifici da fare in nome della difesa della democrazia e della libertà, ecc. ecc.; a parte questo, l'anno scorso avevo letto "Le quattro ragazze Wieselberger" della Cialente che dal suo punto di vista triestino offre un ottimo quadro generale dell'Italia e dell'Europa dell'epoca.

    Fedeltà e semplicità sono tra i principali pregi del resoconto ma sono anche il suo punto debole dal momento in cui lo appesantiscono di una certa ripetitività: plotoni, battaglioni, cannoni, granate, mitragliatrici e maggiori capitani colonnelli comandanti caporali dopo un po' ho iniziato a confonderli. Il fraseggio molto spezzettato e con tante virgole non è molto di mio gusto, mi ha tolto scorrevolezza alla lettura.
    E' un quadro dipinto a tinte molto vive ma con estrema compostezza. I principali protagonisti sono il cognac e la follia - non tanto la follia della guerra quanto la pazzia delle persone che vi hanno preso parte. Non si sente forte l'odore della paura, si vedono poco sangue e poche ferite, i morti sono solo soldati che semplicemente si accasciano su sé stessi, i feriti sono comparse un po' sfuocate ma solo in rari momenti arrivano ad ingombrare gli spazi angusti delle trincee. L'autore ironizza in modo squisito sull'assurdità della guerra, di certe situazioni e di certi comandi, trasmette perfettamente le sue difficoltà e anche il suo impegno a mantenere fermezza e freddezza durante quella terribile esperienza; tutto questo senza farsi travolgere da paure ed emotività, e non indugia nemmeno più di tanto sui disagi materiali e concreti della vita di trincea, si accenna appena al freddo e al colera, i pidocchi nemmeno vengono menzionati con il loro nome. Esprime le sue considerazioni sui turni di trincea in modo assolutamente razionale: "Malgrado tutto, non erano peggiori della vita che, ogni giorno e in tempi normali, conducono milioni di minatori nei grandi bacini minerari d'Europa". Il discorso non fa una grinza, eppure io resto convinta che non siano stati solo gli assalti a fare impazzire tanti soldati, ma anche il vedersi a trascorrere le ore - e poi i giorni e i mesi e infine gli anni - stesi in un fosso.
    Le fugaci immagini della montagna, del bosco e della natura (ad esempio la scena dei due scoiattoli che si rincorrono sul tronco di un abete) anticipano quello che in maniera un po' più pomposa si ritroverà nella "Suite francese" della Némirovsky: l'immagine della natura che continua a fare il suo corso, con la sua flora e la sua fauna e le sue stagioni, impassibile e indifferente alla carneficina degli uomini.
    Mi è piaciuto perché, come dicevo all'inizio, in tempi di paroloni si sente proprio il bisogno di un racconto asciutto e anti-retorico; non arrivo a dare le cinque stelle piene perché è talmente asciutto da risultare talvolta asettico. La compostezza e la pacatezza delle parole e dei gesti che questo racconto descrive non possono essere del tutto realistiche, penso siano più che altro frutto del sedimentarsi dei ricordi nel corso degli anni. I momenti di emotività ci sono, ma sono così rari e composti che bisogna proprio cercarli ed estrapolarli, sottolinearli e rileggerli. Forse è grazie a questa loro rarità che assumono un valore anche maggiore.
    "Il capitano stette sull'attenti finché il generale non scomparve. Rimasto solo con noi, si sedette e pianse tutta la notte, senza riuscire a pronunziare una parola."
    "Impiegammo tutta la notte per ritirare i feriti e i morti, e quando, finito l'appello dei presenti, Santini ed io ci scambiammo qualche parola, facemmo entrambi uno sforzo per non buttarci uno nelle braccia dell'altro." Non è una lettura per ragazzi e non è una lettura leggera, richiede una elevata concentrazione e riflessione per percepire la forza di queste scene, la drammaticità di un pianto silenzioso che dura tutta una notte in luogo di un grido sguaiato, l'emotività nel desiderio trattenuto di un abbraccio fraterno al posto della fratellanza esageratamente esibita che siamo abituati a vedere nei film, o ancora un corpo che semplicemente si ripiega su sé stesso al posto di una tonnellata di sangue e budella.

    A fianco del tema della follia, non mancano le riflessioni sugli episodi di ammutinamento e di diserzione; e soprattutto una splendida epifania nel momento in cui si scopre essere il nemico un essere umano esattamente come l'amico: grazie ad un insperato posto di osservazione, l'autore riesce per la prima volta a sbirciare dentro le trincee nemiche e gli pare di scoprire un mondo sconosciuto, vede i soldati al momento della distribuzione del caffè del mattino e si rende finalmente conto che gli austriaci sono uomini proprio come lui e i suoi compagni, ed inizia così la sua riflessione su quel processo psicologico che porta un soldato o ufficiale che sia, a praticare una distinzione tra il fare la guerra e l'assassinare un uomo: sono due cose distinte o non sono piuttosto la stessa cosa?

    E' significativo il passaggio della prefazione in cui Lussu sottolinea come di libri su questa guerra non ce ne siano affatto, e come questo rappresenti un'eccezione perché è nato in primo luogo grazie ad un periodo di immobilità forzata: sembra come voler ribadire un sentimento che è facile da intuire quando si parla di guerra, sopravvissuti, superstiti, reduci: chi c'era, subito dopo non ha avuto una gran voglia di raccontare. E dunque ben venga questa importante testimonianza, anche se influenzata dall'effetto del trascorrere degli anni. Non solo da leggere ma soprattutto da rileggere.

    ha scritto il 

  • 5

    Non è che ci sia molto da dire quando ci si trova a leggere un libro del genere. E’ talmente perfetto che ogni parola in merito risulta superflua.

    Mi limiterò dunque a rilevare la sconvolgente ma subl ...continua

    Non è che ci sia molto da dire quando ci si trova a leggere un libro del genere. E’ talmente perfetto che ogni parola in merito risulta superflua.

    Mi limiterò dunque a rilevare la sconvolgente ma sublime descrizione della guerra da un punto di vista paesaggistico ed umano che l’autore riesce ad ottenere in poco più di 200 pagine. Pagine lungo le quali a tratti si sorride e a tratti si inorridisce senza soluzione di continuità.

    ha scritto il 

  • 5

    Ritengo che tutti dovrebbero leggere questo libro almeno una volta nella vita, per capire la tragedia della prima guerrra mondiale e la follia umana. Sono ricordi della vita di soldato e di trincea, s ...continua

    Ritengo che tutti dovrebbero leggere questo libro almeno una volta nella vita, per capire la tragedia della prima guerrra mondiale e la follia umana. Sono ricordi della vita di soldato e di trincea, senza un filo conduttore, la guerra è già iniziata all'inizio e continuerà dopo la fine. Sono raccontati i drammi e le tragedie di poveri fanti, costretti a sopportare ordini insensati e a volte disumani.

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  • 5

    “Condurre all'assalto cento uomini, o mille, contro cento altri o altri mille è una cosa. Prendere un uomo, staccarlo dal resto degli uomini e poi dire: -Ecco, sta fermo, io ti sparo, io t'uccido- è un'altra.”

    Sembra sia passata un’eternità dall'ultima volta che ho scritto una recensione. E’ passato così tanto tempo, da quando gli impegni lavorativi si sono impossessati di me e del mio tempo, lasciandomi so ...continua

    Sembra sia passata un’eternità dall'ultima volta che ho scritto una recensione. E’ passato così tanto tempo, da quando gli impegni lavorativi si sono impossessati di me e del mio tempo, lasciandomi solo piccoli attimi assieme ai miei libri.
    Una cosa bella di questa assenza è che ora ho l’onore e la gioia di recensire un libro che valuto cinque stelle. La storia di cui parlo è “Un anno sull’altipiano” di Emilio Lussu che si è rivelata per me una piacevole scoperta. Chi mi conosce bene sa che la mia esperienza con i libri di genere storico non è sempre stata positiva, ma devo dire che più vado avanti e più li apprezzo.
    Emilio Lussu ci racconta, in prima persona, i momenti che ha vissuto sull’Altipiano di Asiago durante la Grande Guerra. Una testimonianza fondamentale per conoscere la vita in trincea, la vita che si affrontava quando a duecento metri di distanza combatteva contro il nemico. Ma l’opera di Lussu non è solo questo, è anche un manifesto psicologico dove ci viene posta una verità fondamentale: quella verità che la politica di quel tempo non permetteva di mostrare. Ai giorni nostri, è più semplice conoscere quei segreti che al tempo erano complici di follie, ammutinamenti, ribellioni e suicidi.
    Ed è il bellissimo altipiano di Asiago a fungere da sfondo a quest’orribile teatro.
    Introspezione e sensibilità riescono ancora a farsi spazio nella mente - ormai piena di terribili immagini di guerra e violenza - del nostro autore/protagonista. Non vediamo più la guerra come la descrivono i libri di storia e iniziamo ad osservarla con gli occhi di un uomo. E non vediamo più un battaglione, ma un insieme di persone. E dell’esercito nemico non resta che un gruppo di austro – ungarici.
    Non posso fare a meno di non riportare questa frase, questo appiglio di speranza:

    “Condurre all'assalto cento uomini, o mille, contro cento altri o altri mille è una cosa. Prendere un uomo, staccarlo dal resto degli uomini e poi dire: -Ecco, sta fermo, io ti sparo, io t'uccido- è un'altra.”

    Una storia che è una dura verità che, con un pizzico di ironia, si aggiudica il titolo dei libri più belli dell'anno.

    ha scritto il 

  • 5

    “Un Anno sull’Altipiano”, di Emilio Lussu, edizioni Einaudi, ISBN: 978-88-06-21917-8.

    Si tratta di un classico sulla Prima Guerra Mondiale scritto dall’Autore fra il 1936 e il 1937 durante una convale ...continua

    “Un Anno sull’Altipiano”, di Emilio Lussu, edizioni Einaudi, ISBN: 978-88-06-21917-8.

    Si tratta di un classico sulla Prima Guerra Mondiale scritto dall’Autore fra il 1936 e il 1937 durante una convalescenza in Svizzera e pubblicato in Francia nel 1938 (Lussu era un fuoriuscito antifascista fuggito dal confino e, pertanto, egli non poteva rientrare in patria). Il libro venne pubblicato in Italia per la prima volta solo nel dopoguerra.

    Gli eventi trattati riguardano un solo anno di guerra, fra il giugno 1916 e il luglio 1917, periodo entro il quale la Brigata Sassari fu trasferita sull’Altipiano di Asiago per arginare l’offensiva della truppe austro-ungariche attuata nel corso della “Strafexpedition", (“Spedizione punitiva”).

    Lussu scrisse il suo resoconto solo a seguito delle forti pressioni esercitate da Gaetano Salvemini, suo grande amico e compagno di lotta contro il regime fascista e forse, proprio per questo, il libro si presenta sotto forma di un memoriale molto “asciutto” (circa 200 pagine), sobrio, incredibilmente scorrevole, coinvolgente ma, curiosamente privo di eccessi retorici. Ciò mi appare singolare, se si tiene conto che l’Autore non nasconde ne rinnega il fatto di essere stato un giovane studente “interventista”.

    Coerentemente, egli si arruolò volontario per la Grande Guerra e ne uscì con il grado di capitano dopo essere stato decorato più volte per atti di coraggio (fonte Wikipedia); eppure, a parer mio, in “Un Anno sull’Altipiano” emerge il ritratto di una figura pacata, lontanissimo dalla prosopopea dell’eroe marziale, agli antipodi rispetto a figure guerresche e grottesche quali ad esempio, il nostro “vate” nazionale, Gabriele D’Annunzio.

    Osservatore attento e empatico nei confronti dei propri commilitoni e persino dei suoi avversari, per i quali è capace di parole d’ammirazione, non ama evidentemente i paroloni e le frasi altisonanti e si limita a descrivere la realtà della guerra per quel che è, facendo ricorso ad uno stile da cronista moderno che, a parer mio precorre i tempi. Semmai, egli, pone una certa enfasi nello stigmatizzare l’incredibile stupidità, disumanità, supponenza e impreparazione degli ufficiali di grado superiore e, in poche pagine riesce a rendere chiaro al lettore dove va il merito del successo italiano, tutto da ascrivere alla tenacia, al coraggio e allo spirito di corpo di soldati e ufficiali inferiori e non certo dovuto alle doti tattiche e strategiche dei nostri alti comandi.

    ha scritto il 

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