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Un anno sull'Altipiano

Di

Editore: Einaudi

4.3
(1774)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 215 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8806154915 | Isbn-13: 9788806154912 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 5

    “Un Anno sull’Altipiano”, di Emilio Lussu, edizioni Einaudi, ISBN: 978-88-06-21917-8.

    Si tratta di un classico sulla Prima Guerra Mondiale scritto dall’Autore fra il 1936 e il 1937 durante una convale ...continua

    “Un Anno sull’Altipiano”, di Emilio Lussu, edizioni Einaudi, ISBN: 978-88-06-21917-8.

    Si tratta di un classico sulla Prima Guerra Mondiale scritto dall’Autore fra il 1936 e il 1937 durante una convalescenza in Svizzera e pubblicato in Francia nel 1938 (Lussu era un fuoriuscito antifascista fuggito dal confino e, pertanto, egli non poteva rientrare in patria). Il libro venne pubblicato in Italia per la prima volta solo nel dopoguerra.

    Gli eventi trattati riguardano un solo anno di guerra, fra il giugno 1916 e il luglio 1917, periodo entro il quale la Brigata Sassari fu trasferita sull’Altipiano di Asiago per arginare l’offensiva della truppe austro-ungariche attuata nel corso della “Strafexpedition", (“Spedizione punitiva”).

    Lussu scrisse il suo resoconto solo a seguito delle forti pressioni esercitate da Gaetano Salvemini, suo grande amico e compagno di lotta contro il regime fascista e forse, proprio per questo, il libro si presenta sotto forma di un memoriale molto “asciutto” (circa 200 pagine), sobrio, incredibilmente scorrevole, coinvolgente ma, curiosamente privo di eccessi retorici. Ciò mi appare singolare, se si tiene conto che l’Autore non nasconde ne rinnega il fatto di essere stato un giovane studente “interventista”.

    Coerentemente, egli si arruolò volontario per la Grande Guerra e ne uscì con il grado di capitano dopo essere stato decorato più volte per atti di coraggio (fonte Wikipedia); eppure, a parer mio, in “Un Anno sull’Altipiano” emerge il ritratto di una figura pacata, lontanissimo dalla prosopopea dell’eroe marziale, agli antipodi rispetto a figure guerresche e grottesche quali ad esempio, il nostro “vate” nazionale, Gabriele D’Annunzio.

    Osservatore attento e empatico nei confronti dei propri commilitoni e persino dei suoi avversari, per i quali è capace di parole d’ammirazione, non ama evidentemente i paroloni e le frasi altisonanti e si limita a descrivere la realtà della guerra per quel che è, facendo ricorso ad uno stile da cronista moderno che, a parer mio precorre i tempi. Semmai, egli, pone una certa enfasi nello stigmatizzare l’incredibile stupidità, disumanità, supponenza e impreparazione degli ufficiali di grado superiore e, in poche pagine riesce a rendere chiaro al lettore dove va il merito del successo italiano, tutto da ascrivere alla tenacia, al coraggio e allo spirito di corpo di soldati e ufficiali inferiori e non certo dovuto alle doti tattiche e strategiche dei nostri alti comandi.

    ha scritto il 

  • 5

    Con esemplare abilità narrativa, Lussu lascia al lettore una testimonianza distaccata e fedele, scarna ma mai superficiale delle atrocità del conflitto più assurdo del secolo scorso.
    Una prosa essenzi ...continua

    Con esemplare abilità narrativa, Lussu lascia al lettore una testimonianza distaccata e fedele, scarna ma mai superficiale delle atrocità del conflitto più assurdo del secolo scorso.
    Una prosa essenziale e incisiva, senza indugiare in sentimentalismi, scontati quanto giustificati, emoziona con una parola, persino con l'uso della punteggiatura, delle pause e dei silenzi.
    Un capolavoro della nostra letteratura, a suo modo un romanzo di formazione e, in ogni caso, una lettura imprescindibile.

    ha scritto il 

  • 4

    È una semplice sequenza di micro-storie di trincea: persin leggero, risulta comunque efficace nel comunicare lo spirito della guerra di trincea e in particolare la sfiducia nel comando italiano. Certo ...continua

    È una semplice sequenza di micro-storie di trincea: persin leggero, risulta comunque efficace nel comunicare lo spirito della guerra di trincea e in particolare la sfiducia nel comando italiano. Certo non rivoluzionario, anche se sono rappresentati, velatamente, personaggi di tutte le posizioni politiche.

    Le citazioni in https://it.wikiquote.org/wiki/Emilio_Lussu

    ha scritto il 

  • 5

    Avremmo finito d’ucciderci l’un l’altro, ogni giorno, senza odio

    http://www.ryo.it/2015/04/07/un-anno-sull-altipiano-emilio-lussu/
    – Tuttavia… E ripeté, dopo una boccata di fumo: – Tuttavia… Se Ettore avesse bevuto un po’ di cognac, del buon cognac, forse Achille a ...continua

    http://www.ryo.it/2015/04/07/un-anno-sull-altipiano-emilio-lussu/
    – Tuttavia… E ripeté, dopo una boccata di fumo: – Tuttavia… Se Ettore avesse bevuto un po’ di cognac, del buon cognac, forse Achille avrebbe avuto del filo da torcere… Anch’io rividi per un attimo, Ettore, fermarsi, dopo quella fuga affrettata e non del tutto giustificata, sotto lo sguardo dei suoi concittadini, spettatori sulle mura, slacciarsi, dal cinturone di cuoio ricamato in oro, dono di Andromaca, un’elegante borraccia di cognac, e bere, in faccia ad Achille.

    ha scritto il 

  • 5

    Uomini contro

    Parla di freddo, di paura e di follia, Lussu: follia della guerra, delle sue sofferenze, delle morti assurde dovute agli ordini insensati degli alti gerarchi che mandano i loro soldati a farsi macella ...continua

    Parla di freddo, di paura e di follia, Lussu: follia della guerra, delle sue sofferenze, delle morti assurde dovute agli ordini insensati degli alti gerarchi che mandano i loro soldati a farsi macellare. Macello vero e proprio. Avanti e indietro per recidere dei reticolati con pinze che non tagliano. Indosso delle ridicole armature che impacciano i movimenti e non proteggono dal fuoco nemico.
    Parla di cognac e di cioccolata, il cognac a fiumi prima di ogni attacco, la cioccolata non so bene a che servisse. Sono tutti o quasi alcolisti, gli ufficiali. Quasi o tutti alcolisti, i soldati. Aggrappati alla loro fiaschetta come a una donna che consola.
    Parla di scoraggiamento e di follia. Di amicizia e di odio. Di una solitudine sconfinata. Dell’orrore e della voglia disperata di vivere.
    Lo stile è piano, non enfatico, come quello di un testimone oculare che non vuole dare giudizi. E, come nel capolavoro di Primo Levi, l’effetto che produce è impressionante.
    Scritto in tono tutto minuscolo, questo libro finisce col diventare uno dei documenti più vivi e agghiaccianti della Grande Guerra.

    Leggo e mi torna in mente il memorabile film "Uomini contro" di Rosi, visto negli anni settanta. Confesso, scopro solo ora che il film è stato tratto dal libro. E mi viene in mente anche un altro grandissimo film, Torneranno i prati, di Olmi, sempre sulla Grande Guerra.
    Se non avete visto questi due film, fatelo: sono pezzi di storia in un contenitore che è opera arte.
    E se non avete letto il libro, leggetelo. E' testimonianza asciutta, cuce con fili d'oro silenzi di neve.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho dato il massimo a questo libro non per lo stile, che è piano e molto semplice, ma per come tratta la guerra, per aver dato una testimonianza sincera e estremamente toccante della vita di un soldato ...continua

    Ho dato il massimo a questo libro non per lo stile, che è piano e molto semplice, ma per come tratta la guerra, per aver dato una testimonianza sincera e estremamente toccante della vita di un soldato durante la prima guerra mondiale.
    Sono i particolari, il rapporto tra soldati, l'incontro con i genitori, le banalità umane che scalfiscono l'immagine dei generali (spesso assolutamente incompetenti e fuori dalla realtà) a farmi dire che questo libro andrebbe letto da tutti.

    ha scritto il 

  • 5

    “Non è vero che l'istinto di conservazione sia una legge assoluta della vita. Vi sono dei momenti in cui la vita pesa più dell'attesa della morte.”

    Colpevolmente non l’avevo ancora letto. Ho rimediato ora, per onorare il centesimo anniversario della Prima Guerra Mondiale.
    A vent’anni dagli avvenimenti Emilio Lussu scrive i suoi ricordi di un anno ...continua

    Colpevolmente non l’avevo ancora letto. Ho rimediato ora, per onorare il centesimo anniversario della Prima Guerra Mondiale.
    A vent’anni dagli avvenimenti Emilio Lussu scrive i suoi ricordi di un anno di guerra sull’Altipiano di Asiago.
    E leggendo sento la rabbia che monta, inarrestabile.

    I nostri generali sembra che ci siano stati mandati dal nemico, per distruggerci. E attorno a loro, una banda di speculatori, protetti da Roma, fa i suoi affari sulla nostra vita. Lo avete visto l’altro giorno con le scarpe distribuite al battaglione. Che belle scarpe! Sulle suole, con bei caratteri tricolori, c’era scritto «Viva l’Italia». Dopo un giorno di fango, abbiano scoperto che le suole erano di cartone verniciato color cuoio. Le scarpe non sono che un’inezia. Ma il terribile è che hanno verniciato la stessa nostra vita, vi hanno stampigliato sopra il nome della patria e ci conducono al massacro come delle pecore.

    ha scritto il 

  • 5

    La guerra in presa diretta

    La guerra come appare a chi la vive davvero, descritta in uno stile essenziale che fa emergere l'assurdità della retorica bellicista. Da leggere assolutamente.

    ha scritto il 

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