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Un anno sull'Altipiano

Di

Editore: Einaudi

4.3
(1740)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 215 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8806154915 | Isbn-13: 9788806154912 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 4

    «... si sta come d’autunno sugli alberi le foglie ...»

    Cento anni sono passati dalla Prima Grande Idiozia, ma nulla è cambiato. D’altronde, i secoli precedenti non autorizzavano ad essere granché ottimisti ...
    Lussu ci narra di circa un anno di guerra - d ...continua

    Cento anni sono passati dalla Prima Grande Idiozia, ma nulla è cambiato. D’altronde, i secoli precedenti non autorizzavano ad essere granché ottimisti ...
    Lussu ci narra di circa un anno di guerra - dal giugno 1916 al luglio 1917 - trascorso sull’altopiano di Asiago con la Brigata Sassari. Narra in maniera fedele, asciutta e senza orpelli, della follia collettiva e dei singoli che ha mandato al macello un’intera generazione. Sono morti circa 650.000 giovani, e circa un milione sono rimasti feriti e mutilati. Per dare un’idea, i caduti militari italiani nella seconda guerra mondiale sono stati circa 290.000. Che altro dire ...
    Se avete amato ‘Il sergente nella neve’, questo libro troverà agevolmente posto nello scaffale accanto a quello e ... nel vostro cuore.
    «- Tu, per la tua età, ogni tanto hai un modo di vedere le cose terribilmente pessimista.
    - Pessiché?
    - Pessimista. Significa tirar fuori e considerare soltanto il lato brutto delle cose.
    Pessimista, ripeté lei tra sé e sé parecchie volte.
    - Signor Uccello-giraviti? – disse poi alzando gli occhi e guardandomi fisso in viso – io ho solo sedici anni, e il mondo non lo conosco ancora bene, ma una cosa sola posso affermare con sicurezza: se io sono pessimista, un adulto che non lo sia, in questo mondo, è proprio un cretino. »

    [Murakami Haruki – L’UCCELLO CHE GIRAVA LE VITI DEL MONDO]

    ha scritto il 

  • 3

    E capiamo che di fronte alla tragedia di una guerra, il viverla in prima persona annienta la consapevolezza che avevamo di noi stessi nel contesto di una vita normale e pacifica.
    Da queste pagine, una ...continua

    E capiamo che di fronte alla tragedia di una guerra, il viverla in prima persona annienta la consapevolezza che avevamo di noi stessi nel contesto di una vita normale e pacifica.
    Da queste pagine, una delle primissime cose che si capiscono, è che di fronte a una simile devastazione, l'unica cosa confortante sembra giacere in una bottiglia di cognac, nell'ottundere i propri sensi, nel voler stare sotto una gaia sedazione che non rende pienamente coscienti le menti delle persone.
    Emilio Lussu è riuscito a vivere quattro anni di combattimenti in prima linea (nel libro vi è riassunto un anno) rimanendo pienamente cosciente, senza mai ricorrere all'uso di alcool, senza mai sprofondare nell'oblio della disperazione, della rassegnazione, e mantenendo una lucidità mentale e un profondo senso critico nei confronti dei suoi superiori, rei questi di essere totalmente incapaci nel gestire uomini e situazioni.
    Semplicemente un grande Uomo.

    ha scritto il 

  • 3

    Ottima testimonianza della guerra in prima persona, buon libro anche se a mio parere sopravalutato. Interessanti le riflessioni dell'autore che fanno da cornice alle vicende della logorante guerra di ...continua

    Ottima testimonianza della guerra in prima persona, buon libro anche se a mio parere sopravalutato. Interessanti le riflessioni dell'autore che fanno da cornice alle vicende della logorante guerra di trincea.

    ha scritto il 

  • 4

    4.5 stellette

    Il cognac come unico metodo di evasione dagli orrori della Grande Guerra e dagli ordini insensati di generali incapaci.
    Questo è il desolante quadro che emerge già dopo pochi capitoli: e l'autore-prot ...continua

    Il cognac come unico metodo di evasione dagli orrori della Grande Guerra e dagli ordini insensati di generali incapaci.
    Questo è il desolante quadro che emerge già dopo pochi capitoli: e l'autore-protagonista è riuscito a passarci indenne senza mai bere, al contrario di tanti suoi camerati e superiori.
    Lungo questi 365 terribili giorni mostrati attraverso ricordi sparsi, Lussu è stato capace di narrare una delle più grandi tragedie dell'epoca moderna mantenendo comunque uno spirito "leggero", senza cadere in autocommiserazioni, ma raccontando precisamente quello che successe dal suo punto di vista, e riuscendo addirittura a suscitare del riso (amaro per lo più), tanto assurde certe situazioni (il generale appeso all'asino sul precipizio, lo spioncino n.14, la razzia degli sciatori alle dispense, etc) paiono agli occhi del lettore.

    ha scritto il 

  • 4

    "Per la verità, signor generale, non è un'appostazione di mitragliatrice" - "E che cos'è?" - "Una latrina da campo"

    Non un saggio, non un romanzo e nemmeno un diario. Come conferma anche l'autore, si tratta dei ricordi che più gli sono rimasti impressi di un anno passato in trincea sull'altipiano di Asiago.
    Non son ...continua

    Non un saggio, non un romanzo e nemmeno un diario. Come conferma anche l'autore, si tratta dei ricordi che più gli sono rimasti impressi di un anno passato in trincea sull'altipiano di Asiago.
    Non sono tanto ricordi di azioni belliche, quanto ricordi relativi alle persone, agli ufficiali per essere precisi. La truppa è qualcosa che rimane ai margini, quasi irrilevante.
    Ben evidenziati sono i contrasti tra i più giovani ufficiali subalterni (categoria alla quale Lussu apparteneva), gli ufficiali superiori (spesso rappresentati come inadeguati, disillusi, opportunisti ed alcolizzati) e gli ufficiali generali. Questi ultimi rappresentati come invasati quasi folli (generale Leone) o teorici della guerra che blaterano a vuoto confondendo un cesso campale con la postazione della mitragliatrice (generale Piccolomini).
    Devo dire che, avendo visto il capolavoro di Francesco Rosi "Uomini contro", mi sarei aspettato qualcosa di più dal libro a cui il film si è ispirato. Merita comunque di essere letto.

    ha scritto il 

  • 5

    Un anno...

    Altro libro la cui lettura e conoscenza andrebbe stimolata fin dai banchi di scuola, testimonianza assurda ma ben reale nello stesso tempo di quello che è stata la prima guerra mondiale!
    Emilio Lussu ...continua

    Altro libro la cui lettura e conoscenza andrebbe stimolata fin dai banchi di scuola, testimonianza assurda ma ben reale nello stesso tempo di quello che è stata la prima guerra mondiale!
    Emilio Lussu racconta la sua personale vicenda da persona perfettamente integrata nel sistema, interventista convinto, vede cambiare le sue opinioni davanti all'assurdità di fatti ed eventi di cui lui è testimone e che lo porteranno ad assumere posizioni decisamente più critiche sulla guerra e le sue conseguenze.
    Il racconto si condensa nel periodo da lui passato sull'altipiano di Asiago, teatro di uno dei fronti caldi di quel conflitto, e descrive senza molti giri di parole quella che fu l'insensatezza della grande guerra, dagli incredibili rifornimenti di alcol per annebbiare le coscienze di chi andava a morire con assalti inconcludenti costretto ad una guerra di posizione snervante e logorante ai parecchi convinti assertori che il vero nemico fosse quello che avevano alle spalle e non quello davanti agli occhi!
    Quello che resta impresso è l'esatta percezione di quella che fu l'immensa carneficina della prima guerra mondiale, una guerra condotta in nome di una retorica patriottica che vide morire il meglio della gioventù italiana che in quel momento storico sarebbe dovuta servire a ben altro!
    Molti gli episodi emblematici riportati e ben descritti da Lussu nel suo libro a riprova del suo prendere atto che non esistono guerre giuste o giustificabili, dal cercare di capire i motivi che spingono due soldati a mettersi la canna del fucile in bocca e suicidarsi prima di un assalto, alla gioia che si prova nel rendersi conto che l'ordine di un azione rimandato significherà la sicurezza di un altro giorno di vita, fino alla considerazione che anche se sei un militare e dovresti ragionare come un militare, uccidere un uomo a sangue freddo anche se in guerra, non è esattamente come uccidere un cinghiale in una battuta di caccia...

    ha scritto il 

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