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Un anno sull'altipiano

Di

Editore: Einaudi

4.3
(1633)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 251 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: A000020191 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 5

    Un anno...

    Altro libro la cui lettura e conoscenza andrebbe stimolata fin dai banchi di scuola, testimonianza assurda ma ben reale nello stesso tempo di quello che è stata la prima guerra mondiale!
    Emilio Lussu racconta la sua personale vicenda da persona perfettamente integrata nel sistema, intervent ...continua

    Altro libro la cui lettura e conoscenza andrebbe stimolata fin dai banchi di scuola, testimonianza assurda ma ben reale nello stesso tempo di quello che è stata la prima guerra mondiale!
    Emilio Lussu racconta la sua personale vicenda da persona perfettamente integrata nel sistema, interventista convinto, vede cambiare le sue opinioni davanti all'assurdità di fatti ed eventi di cui lui è testimone e che lo porteranno ad assumere posizioni decisamente più critiche sulla guerra e le sue conseguenze.
    Il racconto si condensa nel periodo da lui passato sull'altipiano di Asiago, teatro di uno dei fronti caldi di quel conflitto, e descrive senza molti giri di parole quella che fu l'insensatezza della grande guerra, dagli incredibili rifornimenti di alcol per annebbiare le coscienze di chi andava a morire con assalti inconcludenti costretto ad una guerra di posizione snervante e logorante ai parecchi convinti assertori che il vero nemico fosse quello che avevano alle spalle e non quello davanti agli occhi!
    Quello che resta impresso è l'esatta percezione di quella che fu l'immensa carneficina della prima guerra mondiale, una guerra condotta in nome di una retorica patriottica che vide morire il meglio della gioventù italiana che in quel momento storico sarebbe dovuta servire a ben altro!
    Molti gli episodi emblematici riportati e ben descritti da Lussu nel suo libro a riprova del suo prendere atto che non esistono guerre giuste o giustificabili, dal cercare di capire i motivi che spingono due soldati a mettersi la canna del fucile in bocca e suicidarsi prima di un assalto, alla gioia che si prova nel rendersi conto che l'ordine di un azione rimandato significherà la sicurezza di un altro giorno di vita, fino alla considerazione che anche se sei un militare e dovresti ragionare come un militare, uccidere un uomo a sangue freddo anche se in guerra, non è esattamente come uccidere un cinghiale in una battuta di caccia...

    ha scritto il 

  • 4

    Nè un romanzo, né una storia; solo ricordi personali, raccontati in modo scarno, asciutto, per nulla ridondante, da chi ha sperimentato la pazzia della guerra, vivendo in trincea, tra soldati condotti in assalti spesso insensati.
    E ciò che lascia sgomenti, più che le morti in battaglia, son ...continua

    Nè un romanzo, né una storia; solo ricordi personali, raccontati in modo scarno, asciutto, per nulla ridondante, da chi ha sperimentato la pazzia della guerra, vivendo in trincea, tra soldati condotti in assalti spesso insensati.
    E ciò che lascia sgomenti, più che le morti in battaglia, sono quelle causate dalle direttive dei propri comandanti, spesso folli, incompetenti, mossi da ambizioni e vanità, imbevuti di retorica patriottica.
    Una testimonianza che tutti dovrebbero conoscere.

    ha scritto il 

  • 5

    Con poche parole e senza retorica, Lussu scrive una condanna senza appello dell'inutile carneficina di vite umane sotto le ottuse direttive degli alti comandi militari. Colpisce però che tale condanna si accompagni comunque all'ammirazione per il coraggio e il valore mostrato da soldati e ufficia ...continua

    Con poche parole e senza retorica, Lussu scrive una condanna senza appello dell'inutile carneficina di vite umane sotto le ottuse direttive degli alti comandi militari. Colpisce però che tale condanna si accompagni comunque all'ammirazione per il coraggio e il valore mostrato da soldati e ufficiali in alcune occasioni.
    Tra i tanti elementi di interesse, mi ha colpito il ruolo fondamentale svolto dall'alcol: tante volte mi sono domandato come fosse possibile convincere migliaia di soldati ad andare incontro a morte quasi certa uscendo dal riparo delle trincee ed esponendosi al tiro di fucili e mitragliatrici. Il cognac distribuito la notte prima dell'assalto aiuta sicuramente a spiegarlo: anche la prima guerra mondiale aveva la sua droga.

    ha scritto il 

  • 4

    La vita di trincea

    La vita di trincea, i comandanti esaltati o pazzi, gli ordini sbagliati, la consolazione data dal cognac, gli assalti inutili, i reparti di artiglieria che invece di bombardare le linee nemiche colpiscono i loro stessi compagni, le morti: la rassegnazione di soldati e ufficiali, mandati a morire ...continua

    La vita di trincea, i comandanti esaltati o pazzi, gli ordini sbagliati, la consolazione data dal cognac, gli assalti inutili, i reparti di artiglieria che invece di bombardare le linee nemiche colpiscono i loro stessi compagni, le morti: la rassegnazione di soldati e ufficiali, mandati a morire in modo tragico e comunque assurdo, da comandanti sanguinari ed esaltati, in nome dell’ideale di Patria.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno dei resoconti di guerra più belli che abbia mai letto. Stile asciutto, senza fronzoli. Eppure I personaggi del dramma ci appaiono nitidi e l'umanità dolente traspare continuamente tra queste righe, tra fango e cognac, tra pazzia e morte.

    ha scritto il 

  • 5

    Stile giornalistico per un racconto che procede di osservazione in osservazione, portando alla luce, quasi in modo involontario, l'assurdità e l'infamia di una guerra condotta da gerarchie incompetenti pronte a mandare al macello, per interessi di carriera e per puro narcisismo, le misere truppe ...continua

    Stile giornalistico per un racconto che procede di osservazione in osservazione, portando alla luce, quasi in modo involontario, l'assurdità e l'infamia di una guerra condotta da gerarchie incompetenti pronte a mandare al macello, per interessi di carriera e per puro narcisismo, le misere truppe italiane. Scritto da un "interventista" che sembra ricredersi col procedere della narrazione. Un esempio di cosa voglia dire raccontare senza infingimenti, guidati solo dall'osservazione oggettiva dei fatti. Stile asciutto, privo di invemttive, capace di esprimere momenti di intensa commozione.
    Prima di tante ipocrite commemorazioni , un libro da leggere per capire quanto sporco possa essere il concetto di Patria.

    ha scritto il 

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