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Un anno sull'altipiano

Di

Editore: Einaudi

4.3
(1750)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 251 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: A000020191 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 5

    “Non è vero che l'istinto di conservazione sia una legge assoluta della vita. Vi sono dei momenti in cui la vita pesa più dell'attesa della morte.”

    Colpevolmente non l’avevo ancora letto. Ho rimediato ora, per onorare il centesimo anniversario della Prima Guerra Mondiale.
    A vent’anni dagli avvenimenti Emilio Lussu scrive i suoi ricordi di un anno ...continua

    Colpevolmente non l’avevo ancora letto. Ho rimediato ora, per onorare il centesimo anniversario della Prima Guerra Mondiale.
    A vent’anni dagli avvenimenti Emilio Lussu scrive i suoi ricordi di un anno di guerra sull’Altipiano di Asiago.
    E leggendo sento la rabbia che monta, inarrestabile.

    I nostri generali sembra che ci siano stati mandati dal nemico, per distruggerci. E attorno a loro, una banda di speculatori, protetti da Roma, fa i suoi affari sulla nostra vita. Lo avete visto l’altro giorno con le scarpe distribuite al battaglione. Che belle scarpe! Sulle suole, con bei caratteri tricolori, c’era scritto «Viva l’Italia». Dopo un giorno di fango, abbiano scoperto che le suole erano di cartone verniciato color cuoio. Le scarpe non sono che un’inezia. Ma il terribile è che hanno verniciato la stessa nostra vita, vi hanno stampigliato sopra il nome della patria e ci conducono al massacro come delle pecore.

    ha scritto il 

  • 5

    La guerra in presa diretta

    La guerra come appare a chi la vive davvero, descritta in uno stile essenziale che fa emergere l'assurdità della retorica bellicista. Da leggere assolutamente.

    ha scritto il 

  • 5

    Un secolo sprecato?

    L’anniversario è un rito e va celebrato. Si possono pertanto leggere, guardare o ascoltare i vari prodotti editoriali che vengono lanciati sul mercato. Io, che sono un po’ del mercato, avendo visto co ...continua

    L’anniversario è un rito e va celebrato. Si possono pertanto leggere, guardare o ascoltare i vari prodotti editoriali che vengono lanciati sul mercato. Io, che sono un po’ del mercato, avendo visto cosa mi lanciavano, per non farmi colpire mi sono scansato e sono tornato qui.

    E’ una classica lettura scolastica, assai fruttifera. Spiega come per quattro anni, nell’impossibilità di fare l’Italia come alcuni volevano, si cercò di disfare degli italiani.

    Lussu ha un vantaggio incolmabile sui tatini e tatoni presi da fregola nazional patriottica e pingui commissioni all’incasso: c’era. Moltissimi scrittori, specie sul fronte italiano, combatterono. Un bravissimo storico inglese ha detto – di Gadda e Ungaretti (e citò pure Lussu almeno un paio di volte) - che è come se Joyce e Eliot avessero combattuto sulla Somme e fossero sopravvissuti.
    Buttiamo? No.
    Ancora oggi, se notate, nei talcsciò dove l’Ospite è Testimone, si cerca - non potendo escluderlo – di sovrastarlo d’interpretazioni. Quando potete, se non vi fidate dell’intermediario o del mediatore culturale, andate alle fonti.

    Intanto ricordiamo cos’è. Nel maggio 1916 gli austriaci presero l’iniziativa sul fronte sudtirolese con la cosiddetta "Strafexpedition” , per contrastare la quale alcuni reparti – tra i migliori – furono inviati con estrema rapidità sull’altopiano di Asiago (logisticamente molto diverso da oggi, pochissime strade praticabili) a tamponare la falla.

    «Il lettore non troverà, in questo libro, né il romanzo, né la storia. Sono ricordi personali, riordinati alla meglio e limitati ad un anno, fra i quattro di guerra ai quali ho preso parte»,

    Scritto vent’anni dopo i fatti, per l’irresistibile pressione di Salvemini. Il ventennio di ritardo è la causa di alcune imperfezioni di date, le fusioni e scissioni di personaggi sono volute per non renderli immediatamente riconoscibili.

    Ha altri vantaggi notevoli. Lussu era un interventista – non troverete qui ingenuità da pacifessi, (in Austria è stato ritrovato il piano - elaborato al massimo livello militare - per l’attacco all’Italia sfruttando il disastro del terremoto di Messina: altro che i bei tempi di Maria Teresa) ma la cognizione di quanta presunzione ci fosse e dei conseguenti costi immani. Era socialista, non leggerete menate classiste. Ma non era un illuso rivoluzionario o anarcoqualsivoglia convinto della innata superiorità del popolo, e il libro infatti cautela contro le velleità. Era colto, per cui oltre a guardare, vedeva. Troppe volte il testimone è muto o afasico. E non è vero che chiunque, se c’è, vede i fatti, anche a vedere si impara . Ma non era un trombone: non si leggeranno qui elegie del sacrificio. Era politicamente avveduto, tra i fondatori di Giustizia e Libertà. Il libro infatti uscì prima in Francia dove era fuggito dal confino e solo nel secondo dopoguerra in Italia. Ed infine i vantaggi più rari. Era un patriota che vedeva chi e come usava la Patria per le più infernali immondezze. Era coraggioso, non avventato. Rispettava i soldati che lo riconoscevano e rispettavano come loro comandante naturale, non perché assegnato da uno stato maggiore. E fu fortunato, perché se da sottotenente diventa capitano in un anno fu anche per il consumo esagerato d’ufficiali di fanteria.

    Se non basta la mia commendatizia, fidatevi di Mario Rigoni Stern altro antiretorico cui di fregature toccò la seconda, che lo ha sempre considerato il migliore.

    E Caporetto? S’interrompe appena prima di quella necessaria conseguenza delle premesse qui narrate.

    Com’è scritto? Secco, accurato, preciso, sintetico. Molto meno goresplatter di Remarque, assai più simile allo Jünger di “nelle tempeste d’acciaio” (non quello di “boschetto 125”).
    Onesto. Non c’è bisogno della Svizzera, cercatelo in Sardegna. Lussu vi dedicò la vita eppure non c’è nulla di pittoresco, niente compiacimento, nessun campanilismo o altri provincialismi.

    Ma se non si sente la puzza di budella a marcire e topi e pidocchi e farfalle che si posano su uno zigomo dissepolto allora mente! Direbbe l’ingenuo, ma non mente. Le condizioni reali sono evidentissimamente citate, ma come Jünger, Lussu aveva un comando, non potevano permettersi di farsi travolgere dall’obitorio. E non voleva impazzire. La simultanea visione della Verità – secondo l’agnostico, o del Volto di Dio, per il credente, è preclusa, se si vuole mantenere la sanità mentale. Per cui non c’è mai – né ci potrà mai essere un solo libro per capire le cose terribilmente grandi, tocca leggerne qualcuno in più.
    Ma belle frasi, belle pagine, ci sono? Sì, ma come in Grossman o in Levi: Q.B.

    Ah, oltre al noto principio che se in un libro di guerra (romanzo o memoriale) c’è ordine diffuso e tempo lineare, l’autore mente, se ne evince un altro: chi ha visto ciò che oltre non si può, scrive piano, misurato. Non urla non svolazza, non sbraca. Se lo fa, mente. Ma alcuni personaggi sono omerici? E allora? Li ha visti, se li è ricordati, li ha scritti. Lo stile è contenuto, le persone no, sono quello che sono. E la psicologia? La sua emerge, quella degli altri ovviamente meno.

    Ma io ho già visto il film! Dice quell’altro. Il film è buono e va visto (non foss’altro perché fu osteggiato da note merdacce) , ma falsa il libro, lo tira per la giacca, come confermato dallo stesso Lussu.

    Lussu l’ha dedicato a Baudelaire: J'ai plus de souvenirs que si j'avais mille ans, così l’inizio.

    Io questa a due sardi, Cpl S. e Cpl Magg.L. che al congedo mi regalarono il loro coltello.

    «Sa fide nostra
    no la pagat dinari
    ajò! dimonios!
    avanti forza paris.»

    ha scritto il 

  • 4

    «... si sta come d’autunno sugli alberi le foglie ...»

    Cento anni sono passati dalla Prima Grande Idiozia, ma nulla è cambiato. D’altronde, i secoli precedenti non autorizzavano ad essere granché ottimisti ...
    Lussu ci narra di circa un anno di guerra - d ...continua

    Cento anni sono passati dalla Prima Grande Idiozia, ma nulla è cambiato. D’altronde, i secoli precedenti non autorizzavano ad essere granché ottimisti ...
    Lussu ci narra di circa un anno di guerra - dal giugno 1916 al luglio 1917 - trascorso sull’altopiano di Asiago con la Brigata Sassari. Narra in maniera fedele, asciutta e senza orpelli, della follia collettiva e dei singoli che ha mandato al macello un’intera generazione. Sono morti circa 650.000 giovani, e circa un milione sono rimasti feriti e mutilati. Per dare un’idea, i caduti militari italiani nella seconda guerra mondiale sono stati circa 290.000. Che altro dire ...
    Se avete amato ‘Il sergente nella neve’, questo libro troverà agevolmente posto nello scaffale accanto a quello e ... nel vostro cuore.
    «- Tu, per la tua età, ogni tanto hai un modo di vedere le cose terribilmente pessimista.
    - Pessiché?
    - Pessimista. Significa tirar fuori e considerare soltanto il lato brutto delle cose.
    Pessimista, ripeté lei tra sé e sé parecchie volte.
    - Signor Uccello-giraviti? – disse poi alzando gli occhi e guardandomi fisso in viso – io ho solo sedici anni, e il mondo non lo conosco ancora bene, ma una cosa sola posso affermare con sicurezza: se io sono pessimista, un adulto che non lo sia, in questo mondo, è proprio un cretino. »

    [Murakami Haruki – L’UCCELLO CHE GIRAVA LE VITI DEL MONDO]

    ha scritto il 

  • 3

    E capiamo che di fronte alla tragedia di una guerra, il viverla in prima persona annienta la consapevolezza che avevamo di noi stessi nel contesto di una vita normale e pacifica.
    Da queste pagine, una ...continua

    E capiamo che di fronte alla tragedia di una guerra, il viverla in prima persona annienta la consapevolezza che avevamo di noi stessi nel contesto di una vita normale e pacifica.
    Da queste pagine, una delle primissime cose che si capiscono, è che di fronte a una simile devastazione, l'unica cosa confortante sembra giacere in una bottiglia di cognac, nell'ottundere i propri sensi, nel voler stare sotto una gaia sedazione che non rende pienamente coscienti le menti delle persone.
    Emilio Lussu è riuscito a vivere quattro anni di combattimenti in prima linea (nel libro vi è riassunto un anno) rimanendo pienamente cosciente, senza mai ricorrere all'uso di alcool, senza mai sprofondare nell'oblio della disperazione, della rassegnazione, e mantenendo una lucidità mentale e un profondo senso critico nei confronti dei suoi superiori, rei questi di essere totalmente incapaci nel gestire uomini e situazioni.
    Semplicemente un grande Uomo.

    ha scritto il 

  • 3

    Ottima testimonianza della guerra in prima persona, buon libro anche se a mio parere sopravalutato. Interessanti le riflessioni dell'autore che fanno da cornice alle vicende della logorante guerra di ...continua

    Ottima testimonianza della guerra in prima persona, buon libro anche se a mio parere sopravalutato. Interessanti le riflessioni dell'autore che fanno da cornice alle vicende della logorante guerra di trincea.

    ha scritto il 

  • 4

    4.5 stellette

    Il cognac come unico metodo di evasione dagli orrori della Grande Guerra e dagli ordini insensati di generali incapaci.
    Questo è il desolante quadro che emerge già dopo pochi capitoli: e l'autore-prot ...continua

    Il cognac come unico metodo di evasione dagli orrori della Grande Guerra e dagli ordini insensati di generali incapaci.
    Questo è il desolante quadro che emerge già dopo pochi capitoli: e l'autore-protagonista è riuscito a passarci indenne senza mai bere, al contrario di tanti suoi camerati e superiori.
    Lungo questi 365 terribili giorni mostrati attraverso ricordi sparsi, Lussu è stato capace di narrare una delle più grandi tragedie dell'epoca moderna mantenendo comunque uno spirito "leggero", senza cadere in autocommiserazioni, ma raccontando precisamente quello che successe dal suo punto di vista, e riuscendo addirittura a suscitare del riso (amaro per lo più), tanto assurde certe situazioni (il generale appeso all'asino sul precipizio, lo spioncino n.14, la razzia degli sciatori alle dispense, etc) paiono agli occhi del lettore.

    ha scritto il 

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