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Un arbol crece en Brooklyn

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Publisher: DeBolsillo

4.3
(1318)

Language:Español | Number of Pages: 503 | Format: Softcover and Stapled | In other languages: (other languages) English , Italian , German , French , Greek , Turkish

Isbn-10: 8499081215 | Isbn-13: 9788499081212 | Publish date: 

Also available as: Others , Paperback , Hardcover

Category: Biography , Fiction & Literature , History

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Book Description
Corren los años veinte del siglo pasado y descubrimos a la pequeña Francie Nolan leyendo sentada en la escalera antiincendios de su casa, a la sombra de un árbol que solo crece en los barrios más pobres de las grandes ciudades. Poco a poco, la mirada se aleja de la chiquilla para abarcar a la estrafalaria familia Nola, que malvive en un barrio de Brooklyn. Conoceremos así a sus padres, a su hermano y a la entrañable tía Sissy, que usa a los hombres para aplacar sus instintos maternales.

Francie crece rodeada de los libros que tanto le gustan y pronto empieza a preguntar y a pedirle a la vida algo más que un triste acomodo en la mediocridad. De esas hermosas y tercas ganas de saber nace "Un árbol crece en Broocklyn", una novela donde cualquier detalle de la vida doméstica revela un mundo hecho de apuestas y deseos, donde los personajes son tan próximos que nos duelen sus dolores y donde el sueño americano cobra por fin peso y color.

"Un libro bellísimo de una novelista maravillosa y olvidada" Paul Auster.
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  • 5

    Non importa il buonismo che straripa dalle pagine di questo romanzo (l'autrice stessa diceva "she didn't write it the way it was, but the way it should have been"), non è possibile non farsene affasci ...continue

    Non importa il buonismo che straripa dalle pagine di questo romanzo (l'autrice stessa diceva "she didn't write it the way it was, but the way it should have been"), non è possibile non farsene affascinare. La storia è quella, di base autobiografica, della stessa autrice, sotto il nome di Frances Nolan. Ma è una di quelle storie 'larger than life'. Certo l'autrice ci vuole insegnare che l'istruzione è l'unico modo possibile di evadere un ambiente povero, però quello che rimane alla fine è proprio la sensazione di aver percorso un pezzo di strada con una persona speciale (anzi, più di una). Uno di quei comfort books da rileggere nei momenti bui.

    said on 

  • 4

    voto 9

    Per la serie “c’è sempre qualcosa da scoprire”, non avevo mai sentito parlare di questo romanzo. Alla Fiera di Torino, mentre saccheggiavo lo stand neri Pozza, un’amica lo ha indicato dicendo “quello ...continue

    Per la serie “c’è sempre qualcosa da scoprire”, non avevo mai sentito parlare di questo romanzo. Alla Fiera di Torino, mentre saccheggiavo lo stand neri Pozza, un’amica lo ha indicato dicendo “quello è bellissimo”.
    Infatti lo è, uno di quei romanzoni del tempo andato, dove l’unica cosa che succede è la vita e tu non sai né come Né perché ti tenga lì così avvinto. In realtà lo sai, si chiama capacità di raccontare, arte affabulatoria che questa autrice possiede in quantità industriale. Mi ha trasportata nella Brooklyn di cento anni fa, in un quartiere di immigrati di prima e seconda generazione, raccontandomi la storia di una ragazzina che lotta per il pane quotidiano ma senza farmi piangere, cosa che ho apprezzato moltissimo. Tutto vive in queste pagine, le strade, i negozi, i ragazzini che se ne inventano di ogni per portare a casa un misero penny. I personggi e i loro rapporti sono estremamente realistici, non ci sono eroi, sacrifici, amori eterni. Dio è una presenza lontana, tutti ci credono e nessuno gli dà un gran peso.
    Io l’ho trovato un libro di un’attualità spiazzante, sia stilisticamente – moderno, asciutto, sembra scritto ora – sia per il quadro che ci offre di un’umanità che fa fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. Credo che se andassimo ora in un quartiere di immigrati di prima e seconda generazione troveremmo un quadro molto simile. Allora erano europei, gli immigrati. Adesso vengono dagli altri continenti e hanno la pelle di varie tonalità scure. Tutta qui, la differenza.
    Il che ne fa un libro eterno.

    said on 

  • 3

    I sogni son desideri, chiusi in fondo al cuor...

    Erano anni, anzi decenni, che desideravo leggere questo libro, e sono certa che se lo avessi fatto quando avevo quattordici/quindici anni lo avrei trovato un capolavoro. E in effetti ancora oggi conti ...continue

    Erano anni, anzi decenni, che desideravo leggere questo libro, e sono certa che se lo avessi fatto quando avevo quattordici/quindici anni lo avrei trovato un capolavoro. E in effetti ancora oggi continua a essere un testo obbligatorio in molte scuole americane. Troppo ho aspettato quindi, peccato. Perché durante tutte le sue 500 pagine, non ho potuto fare a meno di confrontarlo con "Chiamalo sonno" di H. Roth (e anche con la sua tetralogia) e con "O lost" di Thomas Wolfe. Ci sono infatti molte similitudini: sono tutte storie più o meno autobiografiche, ambientate più o meno negli stessi anni. Però la scrittura della Smith, pur piacevole, manca di spessore, non scende mai in profondità. Inoltre sono tutti buoni, bravi, simpatici e pure belli i personaggi principali. E la parola "meraviglioso" compare un numero di volte francamente eccessivo.
    Nonostante tutto ciò, sono contenta di averlo letto. Stasera andrò a dormire serena, canticchiando la canzoncina del titolo (dopo aver accuratamente rimosso tutto lo zucchero che mi è rimasto appiccicato ai denti):
    ...se credi chissà che un giorno
    non giunga la felicità
    non disperare nel presente
    ma credi fermamente
    e il sogno realtà diverrà...

    said on 

  • 5

    Imperdibile!

    Storia di una ragazza e di una famiglia, letto tutto d'un fiato.
    Uno di quei libri che quando finisci ti spiace, perchè vorresti leggerne ancora e ancora

    said on 

  • 3

    Brooklyn, 1912

    L'Autrice di questo racconto autobiografico, Betty Smith, narra le vicende di una bambina di 11 anni di nome Francie Nolan. La seguiremo, durante tutta la sua adolescenza, per le strade di un umile qu ...continue

    L'Autrice di questo racconto autobiografico, Betty Smith, narra le vicende di una bambina di 11 anni di nome Francie Nolan. La seguiremo, durante tutta la sua adolescenza, per le strade di un umile quartiere di Brooklyn, e con lei vivremo uno spaccato di vita degli anni precedenti la prima guerra. Figlia di immigrati che si arrabattano giorno dopo giorno per mettere insieme la cena, Francie con grande maturità e capacità riflessiva vive la sua quotidianità tra scuola, famiglia, piccole gioie e grandi tormenti: con caparbietà e coraggio affronterà i drammi della sua giovane vita, ma Francie ha un dono non comune che la rende speciale e diversa dai suoi coetanei: ama leggere!

    “Francie lesse rapidamente qualche pagina e fu sul punto di svenire per l'emozione. Aveva voglia di gridarlo a tutti: sapeva leggere! sapeva leggere! A partire da quel giorno il mondo le appartenne attraverso la lettura. Non sarebbe mai più stata sola e non avrebbe più sentito la mancanza di un'amica intima. I libri divennero i suoi amici. Ne aveva per tutti i momenti: le poesie erano dolci compagni; i libri di avventura erano i benvenuti quando era stufa di quiete. Adolescente, sarebbe venuto il turno delle storie d'amore e, se desiderava conoscere qualcuno, leggeva una biografia. Il giorno in cui s'accorse di saper leggere si ripromise di leggere un libro al giorno per tutta la vita.”

    Il suo sogno infatti è diventare scrittrice e crescendo combatte per non restare nell'ignoranza, nel vuoto della povertà umana e sociale caratteristica di quei tempi.
    Francie non avrà vita facile, a volte qualcuno la contrasterà, disprezzando le sue storie troppo realistiche, fatte di fame, di povertà, di disperazione, ma ogni volta ne trarrà una nuova forza per crescere più ricca, per innalzare i suoi rami fino al cielo, proprio come l’albero che è riuscito a crescere sul cemento di Williamsburg, contro ogni logica e avversità.

    "Mio Dio, concedimi di essere qualcosa in ogni istante di ogni ora della mia vita. Fammi essere felice o triste; fa che io abbia caldo o freddo; che abbia poco o troppo da mangiare; che sia vestita elegantemente o con degli stracci, affidabile o bugiarda, degna di stima o peccatrice. Ma concedimi sempre di essere qualcosa in ogni istante. E concedimi pure di sognare quando dormo, in modo che non vi sia un solo momento della mia vita che vada perduto".

    Il libro è tenero e commovente ma sinceramente l’ho trovato estremamente infantile e un po’ troppo lungo, pur essendo ben scritto non mi ha appassionata più di tanto e mi ha dato un senso di tanti temi affrontati un po’ superficialemente: troppo moralismo forse, troppo buonismo, che alla fine rende il tutto stucchevole e stanca un po’. Come mangiare un cupcake insomma, al secondo morso non ne puoi già più e vorresti un bel tiramisù sferzante!

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  • 5

    Meraviglioso!

    Un romanzo delizioso, intenso e delicato che ci riporta alla vita nei primi anni dello scorso secolo a New York, precisamente a Brooklyn. La storia di Francie e della sua famiglia nell'arco di svariat ...continue

    Un romanzo delizioso, intenso e delicato che ci riporta alla vita nei primi anni dello scorso secolo a New York, precisamente a Brooklyn. La storia di Francie e della sua famiglia nell'arco di svariati anni che si susseguono tra gioie, dolori, miserie e speranze. Consigliatissimo!

    said on 

  • 4

    Bel romanzo, per molti versi simile a" le ceneri di Angela" per il suo modo di descrivere una situazione durissima e talvolta straziante con toni non drammatici, ma sempre molto poetici. Bellissima l ...continue

    Bel romanzo, per molti versi simile a" le ceneri di Angela" per il suo modo di descrivere una situazione durissima e talvolta straziante con toni non drammatici, ma sempre molto poetici. Bellissima la decisione di Katie , poverissima madre di famiglia, di leggere ogni giorno ai suoi figli una pagina della Bibbia e una di Shakespeare, come nutrimento intellettuale. La descrizione dell'ambiente degli immigrati negli Stati Uniti all'inizio del '900 é formidabile e straziante.

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  • 5

    Non ho idea del perché mi fossi convinta che questo libro dovesse parlare di ecologia, stuzzicava la mia curiosità ma lo guardavo con reticenza. Poi sono stata a Brooklyn e non ho potuto più far finta ...continue

    Non ho idea del perché mi fossi convinta che questo libro dovesse parlare di ecologia, stuzzicava la mia curiosità ma lo guardavo con reticenza. Poi sono stata a Brooklyn e non ho potuto più far finta di nulla, eravamo nella calca insieme ed ho sollevato lo sguardo, impossibile riabbassarlo e così ho scoperto una bellissima storia, narrata da un'eroina meravigliosa. Francis Nolan, con le sue gambe magre e le trecce lunghe, me la immagino guardare con i suoi profondi occhi di bambina la società urbana della Brooklyn ad inizio 900. Me ne sono innamorata subito e non ho potuto fare a meno di associarla alla piccola protagonista de Il buio oltre la siepe. Decisamente queste sono state due grandi letture del 2014. Certo si potrebbe obiettare che sembra una storia da film hollywoodiano, che c'è la sintesi del selfmade americano... io però l'ho trovata una storia che riappacifica con l'umanità, nei periodi in cui non incontri altro che maleducati, insoddisfatti e pettegoli, leggere una storia come questa, con personaggi come questi ti ridà un po' di speranza.

    said on 

  • 4

    Ogni tanto ci vuole. Una di quelle saghe familiari scritte su carta ingiallita e smangiucchiata agli angoli. Un po’ di tradizione. Ogni tanto è bello scoprire qualche autore che non sapevi esistesse, ...continue

    Ogni tanto ci vuole. Una di quelle saghe familiari scritte su carta ingiallita e smangiucchiata agli angoli. Un po’ di tradizione. Ogni tanto è bello scoprire qualche autore che non sapevi esistesse, che non è l’ultimo premio Strega e che non viene pubblicizzato in prima fila in tutte le librerie. Quindi, ben venga la storia di una ragazzina che affronta la dura vita dei sobborghi americani di inizio secolo, in modo limpido e schietto, senza fronzoli e senza inutili abbellimenti. Una ragazzina che impara il valore del lavoro e del denaro, e che è felice per un regalo di Natale inaspettato. Il che, in una vita consumista come la mia, non può fare altro che bene. Mi riporta a quando ero bambina e guardavo Sara Lovely Sara in televisione, e chissà perché ero affascinata dalla vita semplice e genuina di queste ragazzine senza iPod e senza computer, che invece del blog hanno un quadernino e una matita, che invece di un comodino hanno, se va bene, la tessera della biblioteca di quartiere. Ma avevano un fascino tutto loro, e Francie non è da meno.

    said on 

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