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Un bambino

Di

Editore: Adelphi (Fabula; 75)

4.2
(156)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 147 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8845910393 | Isbn-13: 9788845910395 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Renata Colorni

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 3

    Pagina 144

    Al camposanto, sotto la maggior parte dei nomi scritti sulle pietre tombali la gente aveva fatto incidere la parola Camerata. Dopo la guerra, come tutt'ora si può vedere, questa abominevole parola è stata fatta saltar via con lo scalpello.

    ha scritto il 

  • 4

    Figlio della colpa in un tempo in cui ciò contava, si trova a dover vivere con una madre che vede sempre in lui l’uomo che l’ha messa incinta.
    Ciò significa che lui, pur sapendo che la madre gli vuol bene, deve imparare a fare a meno degli effetti benefici di quell’amore. Si deve accontenta ...continua

    Figlio della colpa in un tempo in cui ciò contava, si trova a dover vivere con una madre che vede sempre in lui l’uomo che l’ha messa incinta.
    Ciò significa che lui, pur sapendo che la madre gli vuol bene, deve imparare a fare a meno degli effetti benefici di quell’amore. Si deve accontentare degli insulti, delle cinghiate e delle lenzuola bagnate di piscio appese alle finestre. Sembra compatire la madre, ma la scrittura ha qualcosa di farisaico che la condanna. Spero sia voluta.

    Un nonno comprensivo, anarchico, romanziere e filosofo sconosciuto (un paio di libri pubblicati).
    Non lavora il nonno, passeggia, smitizza ciò che gli sta intorno, racconta storie al ragazzo ed anche come gli uomini siano meschini.
    E’ elegante, anche se i denari portati da moglie e figlia non sono molti, ed è circondato dall’amore delle due donne e del ragazzo.

    Nonna cucitrice e levatrice.
    Un breve soggiorno di un anno su un barcone in Olanda, poi la madre, stanca di una vita di stenti, torna dai suoi che si ritrovano con un nipotino inaspettato.
    Visto che in famiglia lavorano solo le donne e che la situazione economica è disastrosa, cambiano casa come il Sor Pampurio.
    Piccoli amici che durano poco, e l’impatto con la scuola: un primo anno discreto (nonostante il nonno che demolisce l’istituzione scolastica), e poi la mancata integrazione. O per via degli insegnanti o perché austriaco in terra di Germania.
    Gli anni sono quelli della crisi economica, dall’affermarsi del nazismo, dell’Anschluss, delle scuole con divisa bruna.
    Né la madre, incapace di fare la madre con questo figlio della colpa, né il nonno sapiente sanno intuire che il ragazzo ha qualche problema: l’enuresi, non solo notturna, è un segno.
    Ed è ovviamente motivo di derisione. Smetterà da solo quando, in collegio, riuscirà ad avere il plauso dei compagni grazie alla sua velocità nella corsa.

    Non c’è molto di più di quanto molti bambini all’epoca si sono trovati a vivere.
    Ma Thomas è un bimbo ipersensibile.
    L’episodio della bicicletta l’ho sentito raccontare , ma lui riesce ad inserirlo in un contesto ai limiti del minidramma. I funerali come occasione di piccole prebende, la fascinazione dei rituali religiosi in latino, l’odore dei forni al mattino, i primi morti “veri”, morti di guerra. Nulla di nuovo.
    Quello che c’è di nuovo è il suo stile.

    Un bambino monello, una madre punitiva ed un nonno comprensivo. Una scuola repressiva.
    Tutto ciò ha formato una grande scrittura ed un uomo profondamente avvelenato dalle proprie origini, da cui non riesce a distanziarsi e di cui nel contempo vede tutte le manchevolezze.

    Mia madre ha avuto un’infanzia difficile, triste, tanti dolori, solo qualche sprazzo di giochi infantili in campagna. Un’infanzia che l’ha consegnata alla depressione, malattia di cui ha sofferto tutta la vita. Raccontava, talvolta, a fatica, perché la memoria non è per tutti senza sofferenza. Scriveva per esorcizzare i ricordi, ma poi distruggeva tutto.

    Padrone della sua penna e vittima della sua memoria, Bernhard ha scritto di tutti i demoni che l’hanno abitato. E come quelle crosticine sui ginocchi che, da bimbi, continuavano a grattarci e a girarci intorno finché non si staccavano lasciando una pezzetto di pelle bianco/rosa, così lui ha continuato a fare l’archeologo delle proprie ferite.

    02.04.2014

    ha scritto il 

  • 3

    [pag.74]

    "Fissare lo sguardo su qualcosa di grande, su quel che c'è di più grande, sull'eccelso! Lo sguardo, fissarlo sempre sull'eccelso! Se ci guardiamo intorno, ci accorgiamo di essere circondati soltanto da ridicolaggine e meschinità. Quel che importa è sottrarsi a questa ridicolagine e a questa mesch ...continua

    "Fissare lo sguardo su qualcosa di grande, su quel che c'è di più grande, sull'eccelso! Lo sguardo, fissarlo sempre sull'eccelso! Se ci guardiamo intorno, ci accorgiamo di essere circondati soltanto da ridicolaggine e meschinità. Quel che importa è sottrarsi a questa ridicolagine e a questa meschinità. Fissare lo sguardo sull'eccelso!"

    ha scritto il 

  • 4

    Pag 117:
    È stato solo per amore di mio nonno che io nell'infanzia non mi son tolto la vita, l'avrei fatto altrimenti senza difficoltà, tutto considerato il mondo fu un fardello disumano che per anni e anni mi son sentito addosso e che ininterrottamente minacciava di schiacciarmi. ...continua

    Pag 117:
    È stato solo per amore di mio nonno che io nell'infanzia non mi son tolto la vita, l'avrei fatto altrimenti senza difficoltà, tutto considerato il mondo fu un fardello disumano che per anni e anni mi son sentito addosso e che ininterrottamente minacciava di schiacciarmi.

    ha scritto il 

  • 4

    Libro autobiografico che racconta la vita di Barnhard bambino.
    Ragazzino difficile, che non ha mai conosciuto il padre anche se sa che è vivo e che sta da qualche parte, che ha un tutore partito per la guerra ma che possiede una bellissima bicicletta che sta lì a portata di mano, che ha un ...continua

    Libro autobiografico che racconta la vita di Barnhard bambino.
    Ragazzino difficile, che non ha mai conosciuto il padre anche se sa che è vivo e che sta da qualche parte, che ha un tutore partito per la guerra ma che possiede una bellissima bicicletta che sta lì a portata di mano, che ha un rapporto complicato con la madre dispotica e che trova rifugio dal nonno, figura carismatica di anarchico che lo tratta da adulto e che continua a emettere sentenze su tutto e su tutti, sull'Austria di allora, sull'ipocrisia e la falsità degli uomini e che fa lo scrittore, o meglio, tenta di farlo.
    Thomas è complicato, la scuola non lo attira, i doveri sono una scocciatura, la bicicletta del tutore è troppo succulenta per non saperla portare e quindi bisogna salirci sopra e partire, guaio grosso, finisce in un fossato e viene riportato a casa, davanti alla consapevolezza del disastro compiuto unico rifugio sicuro è come al solito il nonno. Il nonno lo capisce, lo aiuta, lo guida attraverso le complicazioni del mondo e racconta e giudica e spiega e poi è uno scrittore, figura di grande fascino, con la casa piena di libri e una radio, da cui si ascoltano voci e musiche o la stazione Svizzera. Dall'Austria, per vivere con un minimo di decenza, la famiglia si trasferisce in Germania, ma non in una Germania qualunque tanto per vivere, quella è la Germania nazista e questo non è uno scherzo, tanto che non tollera un ragazzino come lui e Thomas finisce in una struttura di rieducazione, che in verità non rieduca ma educa al nazismo, allora sì che ci si fa la pipì a letto e il nazionalsocialismo umilia chi si fa la pipì a letto. Per fortuna il ragazzino corre spedito e vince le gare, questo lo riscatta in quel mondo in cui primeggiare ed avere talento fisico è più importante che essere intelligente, anzi l'intelligenza mette in pericolo e se la si possiede si viene emarginati, proprio come capitava a lui prima di mostrarsi veloce. Ora si è eroi, si corre e si vince e il piscialletto viene dimenticato facilmente quando sul petto si portano medaglie. Ma la guerra porta disastri e i disastri sono gli aerei americani che bombardano Monaco, dal paese dove sta Thomas non si sentono neanche le esplosioni delle bombe, ma gli aerei volano e se volano cadono e se e cadono è perché vengono colpiti dai tedeschi e se vengono colpiti cadono ovunque, anche nelle vicinanze dell'abitazione e allora si vedono i morti e il sangue e le membra degli uomini dell'equipaggio sparpagliate sulla neve.
    Ma la guerra e il nazionalsocialismo nella vita non sono tutto e il nonno si preoccupa di dare un futuro a Thomas, lo vuole artista e gli compra un cavalletto per dipingere, ma si brucia nel camino, è più utile così, poi il violino per diventare violinista ma ascoltarlo suonare è un conto, suonarlo un altro, e poi si decide per una scuola commerciale ma il paese che ospita la scuola è cupo e triste e al nonno non va a genio, allora occorre fare il grande salto, si va a Salisburgo.
    A Salisburgo saranno ambientati altri libri di Bernhard che ho preferito a questo.

    ha scritto il 

  • 4

    Una congerie di ricordi che si rincorrono apparentemente senza ordine nella memoria di Thomas Bernhard sulle tristi vicende della sua infanzia, talmente veloci nel susseguirsi che al lettore non viene data requie, non un punto e a capo, non una suddivisione in capitoli che permetta di andare in s ...continua

    Una congerie di ricordi che si rincorrono apparentemente senza ordine nella memoria di Thomas Bernhard sulle tristi vicende della sua infanzia, talmente veloci nel susseguirsi che al lettore non viene data requie, non un punto e a capo, non una suddivisione in capitoli che permetta di andare in superficie e respirare a fondo, che sembrano messi per scritto così come sono venuti in mente allo scrittore. E penso sia così –a riprova di una mente lucidissima-. Ad ogni modo, quella che emerge è la figura di un bambino cui la vita, dal momento della nascita, ha riservato una vita raminga, un buio di affetto dalla creatura che più avrebbe dovuto amarlo, sua madre, l’assenza di un padre; ciò ne ha fatto un essere solitario, estraneo ovunque vada, vagabondo con i suoi familiari dall’Austria alla Germania durante la fine degli anni ’30, povero e miserevole quando viveva nell’Austria pre-annessione, “estriaco” quando si trasferì con la famiglia in Germania dopo l’annessione. Tuttavia, nel buio e nella crudeltà di questa infanzia che lo segnerà per tutta la vita, c’è posto per la felicità: la salita alla Montagna Sacra, la casa dell’amatissimo nonno, le passeggiate con lui per la campagna alla scoperta delle piante, dei fiori e degli animali. E grazie a lui, intellettuale di idee anarchiche, la formazione di una consapevolezza: quella di far parte di una famiglia di funamboli, che camminano costantemente sulla corda tesa al di sopra della massa e della mediocrità, sempre in bilico per non cadere giù, perché cadere tra i mediocri per loro avrebbe significato morire.
    L’infanzia: il periodo fondamentale in cui si sono formate le basi della personalità del futuro scrittore.
    Il primo romanzo di Thomas Bernhard che ho letto: il punto di partenza per un nuovo viaggio di lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    "Purtroppo, non si sente altro che la chiacchiera dei chiacchieroni, gli altri tacciono perché sanno perfettamente che non c’è molto da dire." (p. 27)

    ha scritto il 

  • 5

    Parte dell’autobiografia di Thomas Bernhard ,questo lungo e drammatico monologo ci introduce con realistica crudezza nell’infelicità e nella solitudine di questo bambino, che è poi lui stesso. Ribelle ma capace di provare affetto e felicità, si scontra spesso con l’ottusità del mondo circostant ...continua

    Parte dell’autobiografia di Thomas Bernhard ,questo lungo e drammatico monologo ci introduce con realistica crudezza nell’infelicità e nella solitudine di questo bambino, che è poi lui stesso. Ribelle ma capace di provare affetto e felicità, si scontra spesso con l’ottusità del mondo circostante, con l’ipocrisia della gente e della scuola, con le cattiverie gratuite dei compagni ma anche con gli orrori del nazismo allora trionfante. Ci sono comunque dei momenti magici quando, per esempio, parla dei nonni, i particolare del “nonno”, per lui l’unico essere al mondo capace di capirlo, un uomo superiore che gli insegna la forza e lo spinge a resistere ma anche a scoprire il mondo, a fare esperienze. Belli anche i momenti di vita vissuta in campagna tra i contadini, al contatto con gli animali e con la natura. Poi irrompe la società, la storia, la scuola e allora c’è il dolore, la cupa disperazione e una grande solitudine! Ma come può un bambino soffrire così? Leggendo queste pagine ti vengono le lacrime agli occhi ma anche una rabbia contro chi non capisce o non vuole capire la sensibilità, il bisogno di affetto e di comprensione di un bambino innocente

    ha scritto il 

  • 4

    Nell'ultima parte dell'autobiografia, l'autore torna agli anni dell'infanzia, al difficile rapporto con la madre che gli manifesta senza pietà il suo rifiuto, alle difficoltà scolastiche e al rapporto fondamentale col nonno, figura di riferimento e unico maestro di vita per Bernhard.

    ha scritto il 

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