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Un caso archiviato

Di

Editore: Guanda (Narratori della Fenice)

3.8
(360)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 304 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Olandese , Francese , Tedesco , Ceco , Danese , Spagnolo , Norvegese

Isbn-10: 8860881080 | Isbn-13: 9788860881083 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Silvia Cosimini

Disponibile anche come: Altri , eBook

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
In una fredda sera d'autunno una donna viene trovata impiccata nella sua villetta estiva a Pingvellir. Tutto sembra confermare l'unica ipotesi plausibile: suicidio. Ma quando Erlendur Sveinsson, detective della polizia di Reykjavik, viene in possesso della registrazione di una seduta spiritica alla quale la donna aveva partecipato poco prima di morire, prova il bisogno irrefrenabile di conoscere la sua storia e di scoprire perché la sua vita si è conclusa in maniera tanto tragica e improvvisa. Emergono così, a poco a poco, i retroscena del suo gesto: l'annegamento del padre, avvenuto molti anni prima in circostanze poco chiare, fa da sfondo a oscuri presagi di morte e all'ossessione della donna per l'aldilà e per certe strane "presenze". Nel frattempo, Erlendur riprende in mano alcuni vecchi casi di persone scomparse senza lasciare traccia. Un pensiero fisso percorre silenzioso le sue indagini: la nostalgia straziante per qualcuno che si è perso chissà dove e non è più tornato a casa. Vero e proprio lupo della steppa, antieroe scettico e ombroso, il detective islandese riflette sul filo sottilissimo che divide la vita dalla morte, sulla tensione fra il destino e le scelte che possono modificare per sempre la nostra esistenza. I laghi islandesi, placidi e funesti, sono gli enigmatici protagonisti di questo autunno nordico: quando si trova il coraggio di guardare oltre la superficie, nodi invisibili e lontanissimi si riallacciano, e i fantasmi trovano finalmente pace.
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  • 3

    Coincidenze

    Poiché in vita mia ne ho letti fin troppi, i romanzi polizieschi che ancora mi attraggono sono soprattutto quelli che si presentano con un approccio obliquo, indiretto, lontano dai ripetitivi cliché d ...continua

    Poiché in vita mia ne ho letti fin troppi, i romanzi polizieschi che ancora mi attraggono sono soprattutto quelli che si presentano con un approccio obliquo, indiretto, lontano dai ripetitivi cliché del genere.

    Questo requisito è presente almeno per buona parte di “Un caso archiviato”: manca infatti una vera e propria indagine sostituita da ciò che sembra piuttosto il frutto della curiosità ostinata dell’investigatore Erlendur nei confronti delle “coincidenze”, ci sono personaggi sfuggenti, grigi, afflitti da vecchi e nuovi tormenti dell’anima, c’è un protagonista (Erlendur stesso) a sua volta depresso, perseguitato dai fantasmi del passato e dalle incomprensioni del presente e soprattutto c’è lo scenario islandese che da solo conferisce al racconto una patina fiabesca e quasi leggendaria.

    Brani come questo [“Per secoli c'è stato un tracciato da Eskifjòrdur al distretto di Fljótsdalur, attraverso la brughiera di Eskifjardarheidi. Era una vecchia mulattiera che si stendeva a nord del fiume Eskifjarda-rà, sulla catena Langahrygg, lungo il fiume Innri-Steinsà, attraverso la valle Vinardalur e sui pendii Vinardalsbrekkur fino alla MiÒheiìfarendi, all'altipiano di UrÒarflòt e oltre le scogliere dell'Urìarklettur, fino ai confini del distretto dell'EskifjòrìJur”] sembrano proiettare il lettore nello sconosciuto Kadath di lovecraftiana memoria o nella Terra di Mezzo di Tolkien.

    La coerenza di una plausibile trama poliziesca resta del tutto in secondo piano rispetto alla gelida e nebbiosa atmosfera che avvolge personaggi malinconici, solitari e inespressivi, accentuata dalla propensione che ossessiona molti di essi ad esplorare il diaframma che separa la vita dalla morte, l’esistenza di un al di là da cui sia possibile instaurare una forma di comunicazione col mondo dei vivi.

    Purtroppo questo procedere della narrazione un po’ a tentoni, con inserti talora apparentemente fuori contesto ma non privi di un fascino intrigante, a un certo punto lascia bruscamente il posto alla volontà dell’autore di ricondurre il romanzo entro i binari di una convincente spiegazione logica, nei termini banali e monotoni di movente, ricostruzione di omicidio, prove, complicità, alibi e tutto l’armamentario di un giallo qualsiasi, verso un finale piuttosto opaco, astruso e farraginoso.

    Questo (cioè la razionalità della soluzione) è forse ciò che ci si deve aspettare da un romanzo classificato come poliziesco e da parte di un autore specializzato nel genere ma, per quanto mi riguarda, rappresenta un’occasione mancata di sostenere fino all’ultima pagina un’opera che per almeno due terzi appare alquanto originale nella sua anomalia e inclassificabilità.

    ha scritto il 

  • 3

    Erlendur è un personaggio particolarissimo, e forse lo è ancora più del solito in questo romanzo in cui si trova - per sua stessa volontà - ad investigare completamente da solo su una serie di casi ir ...continua

    Erlendur è un personaggio particolarissimo, e forse lo è ancora più del solito in questo romanzo in cui si trova - per sua stessa volontà - ad investigare completamente da solo su una serie di casi irrisolti (o, meglio, apparentemente risolti).
    C'è sempre quel senso di depressione e di desolazione che caratterizza un po' tutti i romanzi della serie, e che a mio parere così bene si sposa con quella terra bellissima ma inospitale che è l'Islanda, ma in questo caso manca un po' l'elemento "thriller", che tutto sommato dovrebbe sempre essere una caratteristica di opere di questo genere.

    ha scritto il 

  • 2

    Un buon libro, ma a me non è piaciuto ecco perché.

    A) 4 tragedie con cadavere e tre indagini. Ciò crea qualche confusione
    SOPRATTUTTO PERCHE'
    B) i nomi dei personaggi e località sono innumerevoli ed illeggibili e non memorizzabili, tipo: Þjóðhöfðingi ...continua

    A) 4 tragedie con cadavere e tre indagini. Ciò crea qualche confusione
    SOPRATTUTTO PERCHE'
    B) i nomi dei personaggi e località sono innumerevoli ed illeggibili e non memorizzabili, tipo: Þjóðhöfðingi e simili.
    C) Non gradisco i racconti nei quali si alternano pagine che descrivono il fare e pensare del protagonista ( in questo caso il detective ) con pagine in cui parla uno che sa tutto ( forse Dio? ).
    D) La storia poliziesca si articola in tre filoni, uno per indagine.
    Due di esse si concludono grazie ad un colpo di fortuna che basterebbe a far vincere tre lotterie ed una cinquina al lotto.
    Inoltre infastidiscono il lettore che vorrebbe seguire l'indagine principale. Quest'ultima è quanto meno banale e basterebbe, in una città italiana (ad es. Napoli), chiedere informazioni ad un portiere nel quartiere della vittima, che il caso sarebbe prontamente risolto.
    D) Ma in Islanda sono tutti così depressi?

    ha scritto il 

  • 4

    Capito meglio dopo l'Islanda

    Ho letto tutti i libri di questo scittore, figlio di Indrið, e l'ho capito meglio dopo un viaggio nella meravigliosa desolazione d'Islanda che ho fatto quest'estate, dove ho visto gli altopiani dove p ...continua

    Ho letto tutti i libri di questo scittore, figlio di Indrið, e l'ho capito meglio dopo un viaggio nella meravigliosa desolazione d'Islanda che ho fatto quest'estate, dove ho visto gli altopiani dove può essersi perduto il fratello dell'ispettore, la bellezza cristallina del lago di Þingvellir, l'essere remoto di luoghi isolati e perduti. Capisco persino meglio la lentezza che sembra avvolgere il tutto, un po' confinante con un certo "svacco" che sembra avvolgere l'azione e che ho sempre ritenuto il tratto che mi piace meno di Indriðanson.

    ha scritto il 

  • 4

    e 1/2

    C'è un bel sole fuori, oggi. Uccellini e uccelloni cantano come dannati. L'erba è verdissima, gli alberi sono fioriti o con le foglioline...volano anche le rondini e si sente cantare il cucule... E' u ...continua

    C'è un bel sole fuori, oggi. Uccellini e uccelloni cantano come dannati. L'erba è verdissima, gli alberi sono fioriti o con le foglioline...volano anche le rondini e si sente cantare il cucule... E' una bella Festa della Liberazione, anche se poi arriveranno i temporali e in molti si chiederanno se siamo davvero liberi...
    Altre domande e altre atmosfere in questo libro. Il freddo e il gelo autunnale scoperchiano vecchi misteri. Ci sarà qualcosa dopo la morte? E' impossibile che vecchie fratture si ricompongano? Siamo padroni del nostro destino? Possiamo liberarci dai nostri fantasmi? L'agente Erlendur si incammina da solo e scompare nella nebbia. Alcune questioni le ha risolte, altre rimangono in sospeso. Ma forse l'inverno sarà meno freddo e, addirittura, un po' meno triste....
    http://youtu.be/RE4VJQnpNqc

    ha scritto il 

  • 5

    Con Indridason si và quasi sempre sul sicuro, come lo scrittore ci ha abituato la vicenda parte sempre un pò in sordina per poi pian piano intrigare il lettore in un vortice di personaggi e situazioni ...continua

    Con Indridason si và quasi sempre sul sicuro, come lo scrittore ci ha abituato la vicenda parte sempre un pò in sordina per poi pian piano intrigare il lettore in un vortice di personaggi e situazioni
    che non ti mollano fino alla fine.

    ha scritto il