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Un cuore così bianco

Di

Editore: einaudi

4.0
(1644)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 170 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese , Francese , Chi tradizionale , Tedesco

Isbn-10: A000011394 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Art, Architecture & Photography , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 5

    "Non ho voluto sapere, ma ho saputo che una delle bambine, quando non era più bambina ed era appena tornata dal viaggio di nozze, andò in bagno, si sfilò il reggiseno e si cercò il cuore con la canna della pistola di suo padre."

    Non so esattamente come mi sia venuto in mente di leggere questo libro; Domani nella battaglia pensa a me l'avevo abbandonato tempo fa, annoiata dai suoi periodi interminabili e da una trama che ricor ...continua

    Non so esattamente come mi sia venuto in mente di leggere questo libro; Domani nella battaglia pensa a me l'avevo abbandonato tempo fa, annoiata dai suoi periodi interminabili e da una trama che ricordo a stento. Quando ho cominciato Corazon tan blanco, invece, ne sono rimasta affascinata fin dalle prime righe: l'incipit ha una potenza inattesa, di quelli che ti prendono per i capelli e ti costringono a guardare.

    “Le orecchie sono prive di palpebre che possano chiudersi istintivamente di fronte a ciò che viene pronunciato, non si possono proteggere da ciò che si presume stia per essere ascoltato, è sempre troppo tardi.”
    Ho pensato che quando leggiamo gli occhi diventano le nostre orecchie e, una volta posato lo sguardo sulla tragedia iniziale, è ormai troppo tardi per chiudere il libro: dobbiamo sapere, non c'è scelta. Le nostre orecchie - o i nostri occhi, sono state violate, abbiamo saputo e non possiamo più tornare indietro.

    "Ho scoperto (ma solo dopo averlo terminato) che Corazon tan blanco parlava del segreto e della sua possibile convenienza, della persuasione e dell'istigazione, del matrimonio, della responsabilità di chi ha saputo, dell'impossibilità di sapere e dell'impossibilità di ignorare, del sospetto, del parlare e del tacere" scrive Marias nella postfazione al libro e non c'è altro da aggiungere.

    Questo è un capolavoro di letteratura cervellotica, di snobismo letterario: quel genere di libro che consiglierei solo ai lettori più preparati, quelli dal palato più fine, amanti di un certo tipo di pesantezza, che siano in grado di apprezzare i rimandi continui al Macbeth, da cui deriva anche il titolo stesso dell'opera, e di seguire l'incedere svelto del narratore che attraversa una storia dopo l'altra senza farci perdere il filo che lega inevitabilmente ogni scena alla successiva.

    L'ho amato.
    Mi ha avvinto come mai farà un thriller, perché è questo il genere di mistero che mi tiene incollata a un libro: il mistero delle parole, dei discorsi, apperentemente complessi eppure tanto prosaici; il mistero che ogni giorno ci porta a dubitare delle piccole cose, ad avere il sospetto delle persone a noi più vicine.
    Marias è un mostro, uno che analizza ogni minimo dettaglio e lo indaga con perizia, rivelandone il significato e i possibili legami; un autore che nonostante i ragionamenti complessi ci tiene in pugno, ci domina, ci fa godere di questo gioco della mente, e ogni tanto ci permette di riposare, lasciando sulla strada dietro di sé dei “ritornelli”, frasi che si ripetono sempre uguali, che sottolineano ed enfatizzano l'importanza di un determinato concetto e ci ricordano di tenerlo a mente, di non scordarlo, ritornelli come panchine su cui fermarsi a riprendere fiato e a sgranchire i pensieri ingarbugliati.

    Più scrivo e più mi sembra di allontanarmi da ciò che vorrei comunicare. Questo cuore così bianco è un libro che trasuda razionalità e al tempo stesso grande introspezione, un libro in cui dei personaggi ce ne frega poco o niente perché sono lì soltanto per rappresentare un dramma universale, quello delle parole, e di conseguenza delle orecchie prive di palpebre, che ci impediscono di opporci all'ascolto, finendo così per renderci complici, più o meno volontari, del narratore.
    La narrazione infatti è uno degli aspetti della nostra vita colto appieno da questo romanzo a tratti inquietante, spesso morboso: quel bisogno continuo di raccontare per sentirci reali, quel racconto che nella sua presunta fedeltà ai fatti non fa che distorcere la realtà e allontanarci dal vero.
    Parlare e ascoltare sono due azioni semplici ma importantissime, le uniche azioni che ci permettono di relazionarci con gli altri e di non restare soli, di farci conoscere per quello che siamo o per quello che abbiamo scelto di essere. A volte però si commettono degli errori, a volte semplicemente sarebbe meglio tacere, e invece crediamo che la sincerità sia sinonimo di amore, di libertà, come un dono inestimabile da fare a chi ci sta ascoltando. E invece più che un dono è un fardello quello che gli stiamo costruendo sulle spalle, accatastandovi sopra le nostre parole, una ad una, ma ormai è già troppo tardi. Anche nell'incipit, infatti, la nostra voce narrante Juan, confessa: "non ho voluto sapere, ma ho saputo."

    ha scritto il 

  • 4

    Un cuore così bianco, Javier Mariàs

    "Ho scoperto (ma solo dopo averlo terminato) che Corazón tan blanco parlava del segreto e della sua possibile convenienza, della persuasione e dell'istigazione, del matrimonio, della responsabilità di ...continua

    "Ho scoperto (ma solo dopo averlo terminato) che Corazón tan blanco parlava del segreto e della sua possibile convenienza, della persuasione e dell'istigazione, del matrimonio, della responsabilità di chi ha saputo, dell'impossibilità di sapere e dell'impossibilità di ignorare, del sospetto, del parlare e del tacere", così lo riassume Javier Marìas.
    Un romanzo sulla difficoltà delle relazioni umane che indaga effetti e conseguenze dello stare vicini. Le passioni e il nostro contaminarci l'un l'altro.
    Per scoprire che siamo tutti un poco sospesi tra l'esigenza di darci completamente e quella di omettere, nel tentativo di difenderci dalla nostra stessa zona d'ombra.

    ha scritto il 

  • 4

    Il dilemma che ci presenta questo libro è molto chiaro e ricco di significati. E’ preferibile rimanere all’oscuro di una determinata situazione, avere cioè un “cuore bianco”, non contagiato, ignaro, ...continua

    Il dilemma che ci presenta questo libro è molto chiaro e ricco di significati. E’ preferibile rimanere all’oscuro di una determinata situazione, avere cioè un “cuore bianco”, non contagiato, ignaro, o sapendo che esiste un segreto cercare di venirne a conoscenza? Ma una volta conosciuto il mistero, non si diventa in un certo senso corresponsabili? Non ci si assume anche il peso della colpa di un altro? Quanto è la nostra quota di responsabilità? Quanto coraggio ci vuole per affrontare le zone d’ombra che il tempo allunga sulle vite anche di coloro che ci stanno più vicini? Le domande non sono affatto banali e le si possono applicare anche e soprattutto, come in questo testo, ad un matrimonio. Marias scrive molte riflessioni sulla vita di coppia, sulla solitudine ma anche sulla necessità di prendere delle decisioni che possono essere portatrici di conseguenze per chi ci sta vicino. Lo stile è raffinato, il ritmo parte sul lento ma via via si fa più stringente, sino alla rivelazione finale che lascia senza fiato anche il lettore!!!

    ha scritto il 

  • 3

    Apparentemente potrei riassumere la trama dicendo che è la storia di Juan e Luisa, del loro matrimonio, delle loro vite e di un lavoro che li tiene spesso a distanza.
    In realtà è un romanzo che parla ...continua

    Apparentemente potrei riassumere la trama dicendo che è la storia di Juan e Luisa, del loro matrimonio, delle loro vite e di un lavoro che li tiene spesso a distanza.
    In realtà è un romanzo che parla di segreti, d'amore, di ciò che si fa (o il più delle volte non si fa) per amore, introspettivo, forse a tratti anche ripetitivo ma scritto molto bene.
    Per me già solo il titolo valeva l'acquisto.

    ha scritto il 

  • 3

    Di Marias avevo già letto "Domani nella battaglia pensa a me" e in "Un cuore così bianco" ho ritrovato lo stesso identico stile tanto particolare da farmi chiedere se fosse una caratteristica dell'aut ...continua

    Di Marias avevo già letto "Domani nella battaglia pensa a me" e in "Un cuore così bianco" ho ritrovato lo stesso identico stile tanto particolare da farmi chiedere se fosse una caratteristica dell'autore o una scelta stilistica legata a quel libro in particolare. Adesso so che si tratta del primo caso. Avevo apprezzato il primo libro letto di quest'autore, le complessità del periodo mi attraevano nonostante fosse difficile seguire il filo del ragionamento, ma quest'altra lettura mi è piaciuta di più, probabilmente perché, abituata ora allo stile dell'autore mi sono potuta godere di più la lettura, senza starmi a chiedere se tutte le convoluzioni sintattiche in cui è organizzato il volume fossero di mio gradimento o meno. Sicuramente va a onore dell'autore il fatto che il periodo scorra velocemente nonostante la complessità, l'ho visto come un segno di grande padronanza linguistica. A questo si aggiungono le immagini vivide, particolari, spesso ripetute, spesso un paio di parole criptiche che subito dopo vengono ampliate e spiegate, sviscerate quasi nei loro significati, immagini che colpiscono e rimangono in testa (penso mi resterà a lungo in mente l'appellativo 'impossibile zia', per tutte le sue implicazioni sottintese, giusto per fare un esempio). Belli i temi e bello il modo in cui vengono trattati, spesso in modo esplicito nei ragionamenti del protagonista, che ci fanno subito cogliere rimandi e richiami a particolari già visti. Se c'è una cosa che forse non mi ha convinto è il modo in cui sono tratteggiati i personaggi, quella che dovrebbe essere la spontaneità tipica delle persone normali viene sommersa da un'analisi cerebralistica di ogni gesto, ogni parola, le figure della voce narrante e dei personaggi che riempiono la storia scompaiono dietro una ridondanza di giudizi e commenti.
    Voto: 7,5

    ha scritto il 

  • 4

    Uno strano romanzo

    Un bel romanzo ma strano, così ricco di dettagli da apparire, all’inizio, un po’ artificioso.
    (quante parentesi!!)
    Basato tutto sui pensieri e sugli stati d’animo dei protagonisti, affronta alcuni ...continua

    Un bel romanzo ma strano, così ricco di dettagli da apparire, all’inizio, un po’ artificioso.
    (quante parentesi!!)
    Basato tutto sui pensieri e sugli stati d’animo dei protagonisti, affronta alcuni grandi temi quali il segreto, il sospetto e il matrimonio, mentre l’amore è relegato in un angolo.
    Spietata e triste l’analisi del matrimonio…“ da domani non ci saranno più le piccole incognite che per quasi un anno hanno riempito le mie giornate, o hanno fatto sì che vivessi le giornate nel miglior modo possibile, vale a dire in uno stato di vaga attesa e di vaga ignoranza. Saprò troppo, saprò più di quanto vorrò sapere riguardo a Luisa, avrò davanti a me quel che di lei mi interessa e quel che non mi interessa, non ci sarà più una selezione né una scelta, la piccola o minima scelta quotidiana che implicava il fatto di chiamarsi, di fissare un appuntamento, di cercarsi con gli occhi all'uscita di un cinema o tra i tavoli di un ristorante…”
    Triste la situazione di Berta, un’amica del protagonista, per le sue vane speranze riposte nei compagni di una notte e commovente l’atteggiamento di Juan nei suoi confronti; le sta accanto come un vero amico senza giudicare le sue scelte.
    Nonostante ciò non ho provato molta simpatia per Juan, ovvero la voce narrante: un uomo che di fronte al proprio matrimonio si chiede: e adesso?! Un uomo che non conosce l’amore, a mio avviso.
    Molte sono le riflessioni che mi ha suggerito la lettura di questo libro, anche se poco condivisibili; bella l’atmosfera di attesa che aleggia nella seconda parte del libro e che mi ha catturato fino alla fine della storia.

    ha scritto il 

  • 3

    Non so; lo stile con periodi lunghi mi ha ricordato Saramago (ma con più punteggiatura e meno stile), le continue digressioni invece le accosterei ad un Kundera (ma senza la sua leggerezza).
    Quindi un ...continua

    Non so; lo stile con periodi lunghi mi ha ricordato Saramago (ma con più punteggiatura e meno stile), le continue digressioni invece le accosterei ad un Kundera (ma senza la sua leggerezza).
    Quindi un libro ostico, complesso, con miriadi di riferimenti interni che verranno perfettamente uniti nel lungo finale; elucubrazioni interminabili, spesso interessanti, ma spesso anche ripetitive (una ripetizione che è parte dello stile voluto da Marias).
    Mi è piaciuto? si, di sicuro; quanto mi sia piaciuto è difficile, devo ancora digerirlo.

    ha scritto il 

  • 3

    Tra segreti ed elucubrazioni…

    Le capacità scrittorie di Javier Marías sono talmente manifeste, quasi da non doverle neppure riferire. Ho sempre pensato, comunque, al di là del contesto più o meno storico, di condizione personale n ...continua

    Le capacità scrittorie di Javier Marías sono talmente manifeste, quasi da non doverle neppure riferire. Ho sempre pensato, comunque, al di là del contesto più o meno storico, di condizione personale nonché sociale dell’autore, che per una certa tipologia di scrittura – quasi per tutte, oserei dire – conti anche l’avere un minimo di misura, soprattutto se quel fiume di parole diventa una lunga dissertazione elucubrante, trascendere dalle volontà di narrazione. Molti concetti espressi sono condivisibili e vanno ben oltre il sentire comune del genere umano. Alcuni passaggi sono fini emozioni da sottolineatura e arricchiscono. Detto questo, però, la storia, per me, non decolla mai. Dispersiva, quasi marginale – forse funzionale – al desiderio di Marías d’imporre il proprio universo interiore. Così lo è per alcuni dei suoi personaggi ben descritti ma prevaricanti. Un libro non di facile lettura, forse, un po’ troppo “allungato”, a modestissimo parer mio, dal suo brodo primordiale.

    ha scritto il 

  • 5

    “Tacere e parlare sono un modo per intervenire sul futuro”

    “Ascoltare è davvero pericoloso, - pensai- significa sapere, significa essere informato ed essere al corrente, le orecchie sono prive di palpebre, che possano chiudersi istintivamente di fronte a ciò ...continua

    “Ascoltare è davvero pericoloso, - pensai- significa sapere, significa essere informato ed essere al corrente, le orecchie sono prive di palpebre, che possano chiudersi istintivamente di fronte a ciò che viene pronunciato, non si possono proteggere da ciò che si presume stia per essere ascoltato, è sempre troppo tardi. Ormai sappiamo, e ciò probabilmente macchia i nostri cuori così bianchi, o forse pallidi e timorosi, o codardi.”

    “Un cuore così bianco” credo possa essere definito a tutti gli effetti un thriller psicologico.

    Marias, col suo stile, riflessivo ed ellittico, quasi “navigando a vista”, avvolge con le sue spire il lettore in un mondo angosciante e torbido, in cui le zone d’ombra sono le effettive ed ammalianti protagoniste del racconto.

    La forza delle parole, la necessità di sapere, la paura di sapere, la decisione di svelare o occultare, anche alle persone più vicine, condiziona pesantemente quello che sarà il futuro , e condiziona la vita, e a volte anche la morte, di chi comunque verrà anche solo a conoscenza di fatti di cui non è stato l’artefice fattivo (“Ho fatto il fatto”).

    Quanto l’essere a parte di un segreto rende co-responsabili?

    Quanto siamo a volte istigatori anche inconsapevoli? In quel caso quanto la nostra quota di responsabilità?

    Quanto coraggio ci vuole ad affrontare le zone d’ombra di chi ci sta vicino?

    “Il mondo è pieno di sorprese e di segreti. Crediamo di conoscere chi ci vive accanto, ma il tempo porta con sé molte più incognite che certezze, e in proporzione si sa sempre meno, con il tempo si allarga la zona d’ombra. Più sarà illuminata, maggiori saranno le ombre”

    Il romanzo contiene tantissime riflessioni sul matrimonio, sull’amore, sulla vita di coppia, sulla solitudine, su come a volte si prendano decisioni fondamentali nella vita in maniera forzata, in quanto stretti dagli eventi circostanti (“I passi più importanti si fanno per logica o per provare, o, ed è lo stesso, perché sono inevitabili”)…

    La costruzione del romanzo è precisa, raffinata e stringente, tanto che il lettore, almeno a me è accaduto così, di fronte alla rivelazione finale, si sente inchiodato in un angolo… anche lui necessariamente partecipe di un turpe segreto… con la sensazione, che da quel momento in poi, anche il suo cuore non sarà più cosi’ bianco!!! :)

    Dopo aver patito “Gli Innamoramenti” assai assai, un romanzo magistrale che mi riconcilia completamente con Marias.

    Attenzione alla copertina, anche lei troverà il suo perchè!

    ha scritto il 

  • 5

    Un gioco di incastri

    Marías scrive senza regole, senza attenersi a nessun copione, abbandonandosi ad una fiume di pensieri vagando apparentemente senza una metà precisa. Sembra non conoscere il punto d’arrivo e neppure il ...continua

    Marías scrive senza regole, senza attenersi a nessun copione, abbandonandosi ad una fiume di pensieri vagando apparentemente senza una metà precisa. Sembra non conoscere il punto d’arrivo e neppure il peso che i personaggi hanno nella narrazione. I personaggi, nella loro ambiguità, si sovrappongono, si identificano, fino a confondersi, i fatti accaduti in momenti differenti si incastrano con tempismo perfetto. La costruzione del romanzo è perfetta, niente è lasciato al caso.

    “Le mie mani sono del tuo stesso colore, ma mi vergogno di avere un cuore così bianco”

    Il titolo è tratto da una citazione di Shakespeare, le parole che Lady Macbeth rivolge al marito che si è appena macchiato di un omicidio. Il bianco non è visto come simbolo di purezza e innocenza, quanto piuttosto come desiderio di sottrarsi a ogni responsabilità. Sapere ci costringe a scegliere, ci obbliga a intervenire, a diventare responsabili. Un cuore così bianco lo ha non l’innocente, ma colui che, ignaro della realtà degli eventi, non ne è stato ancora contagiato.

    Juan, il protagonista, non vuole conoscere per non essere parte delle colpe degli altri. Lentamente sarà condotto dalla moglie Luisa alla consapevolezza tramite una indagine psicologica su sé stesso, raccontando la sua vita in modo a volte ossessivo.

    Il libro è una profonda e molteplice riflessione sul segreto, la persuasione, l’istigazione, il sospetto, la possibilità di sapere, l’impossibilità di ignorare. Indaga sul senso di colpa, sul segreto e sul peso che deriva dalla sua rivelazione. Ma è anche la storia del matrimonio di Juan e Luisa, del padre di Juan e delle sue mogli o probabilmente anche la storia di molti matrimoni. Come può essere anche la storia di quello che si fa o non si fa per amore, delle cose che si pensano e si dicono e delle cose che si dicono senza pensarle veramente.

    “Il problema principale e più comune all'inizio dei matrimoni ragionevolmente convenzionali è che, nonostante la loro inconsistenza e la facilità con cui i contraenti possono sciogliere il vincolo, per tradizione è inevitabile sperimentare una sgradevole sensazione di punto d'arrivo, e dunque di arrivo a una fine, o meglio (dato che i giorni passano, uno dietro l'altro, impassibili, e non c'è fine) l'impressione che sia arrivato il momento di pensare ad altro”

    Il migliore libro che ho letto di Marias.

    ha scritto il 

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