Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Un cuore così bianco

Di

Editore: Einaudi

4.0
(1670)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 326 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese , Francese , Chi tradizionale , Tedesco

Isbn-10: 8806173081 | Isbn-13: 9788806173081 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Paola Tomasinelli

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico

Genere: Art, Architecture & Photography , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

Ti piace Un cuore così bianco?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Juan si è appena sposato con Luisa, ma fin dal viaggio di nozze viene assalito da brutti presentimenti, da uno strano malessere. Capisce che la causa delle sue inquietudini va ricercata nei punti oscuri del suo passato, della sua famiglia, ma non può e non vuole scavare nelle sue origini. Sarà un suo amico d'infanzia a raccontargli del suicidio di Teresa, la giovane moglie di suo padre che lui credeva morta di qualche malattia. E sarà Luisa a fare luce sui segreti del passato, a dare una spiegazione a ciò che Juan non avrebbe voluto sapere.
Ordina per
  • 3

    Non avevo mai letto niente in uno spagnolo più bello di questo, ma per me Marìas è troppo ridondante, prolisso e ripetitivo.

    Colonna sonora: "Uva acerba" Carmen Consoli

    ha scritto il 

  • 4

    Bugia, suocera mia, ahi, ahi, ahi, stiamo solo giocando, ahi, ahi, ahi, come si fa dalle mie parti, ahi, ahi ,ahi.

    Non ho voluto sapere, ma ho saputo...
    ma se sono arrivato a sapere tutto questo è stato perchè (...) mentre scrivevo mi sono sentito obbligato a interrompermi per una divagazione o una digressione o u
    ...continua

    Non ho voluto sapere, ma ho saputo...
    ma se sono arrivato a sapere tutto questo è stato perchè (...) mentre scrivevo mi sono sentito obbligato a interrompermi per una divagazione o una digressione o un inciso: il mio interesse di scrittore non è molto diverso dal mio interesse di lettore, e come tale voglio vedermi costretto a fermarmi a pensare, e quando succede questo non mi importa molto di cosa venga raccontato.

    Interessanti (e perfino più accattivanti della trama stessa) le disamine ricorsive che Marìas astutamente propone per spezzare una tensione oppure per accrescerla, reiterandola. La lingua si insinua nell’orecchio che recepisce e metabolizza frasi come “I have done the deed” o come quella pronunciata da Lady Macbeth “my hands are of your colour, but I shame to wear a heart so white” e i costrutti lessicali si ergono come contrafforti e danno pieno sostegno e robustezza al romanzo, continuando ad echeggiare durante la lettura anche con le distorsioni del caso e rendendo il lettore testimone di colpe o segreti sofferti, ma infine confessati.

    “Impieghiamo tutta la nostra intelligenza e i nostri sensi e le nostre ansie al fine di discernere ciò che sarà uniformato, o che lo è già, e per questo siamo pieni di rimpianti e di occasioni perdute, di conferme e riaffermazioni e di occasioni sfruttate, quando l'unica certezza è che nulla si afferma e tutto di perde. Non c'è mai un insieme, o forse non c'è mai stato niente. Solo che è anche vero che il tempo non passa per nessuna cosa e resta tutto lì, in attesa di farlo tornare”.

    ha scritto il 

  • 0

    odio e amore

    Ogni volta, quando inizio un libro di Marìas, mi chiedo perchè voglia farmi del male, perchè mai io abbia deciso di seguire le sue delucubrazioni arzigogolate. Poi comincio a sentirele così mie, quell ...continua

    Ogni volta, quando inizio un libro di Marìas, mi chiedo perchè voglia farmi del male, perchè mai io abbia deciso di seguire le sue delucubrazioni arzigogolate. Poi comincio a sentirele così mie, quelle lunghe e complicate riflessioni, che finisco per non riuscire più a staccarmene fino alla fine.
    Libro sul segreto, sulla scelta di sapere o non sapere, o sulla possibilità di saperlo, sul sospetto e la volontà di andare fino in fondo alla verità, oppure no.
    Ecco! comincio a parlare come lui....

    ha scritto il 

  • 3

    mi hanno stancata la ripetitività delle situazioni e l'ipertrofia delle citazioni, specie quando, nella scena - spiegone finale, l'io narrante interrompe ogni poche righe il racconto del padre per ins ...continua

    mi hanno stancata la ripetitività delle situazioni e l'ipertrofia delle citazioni, specie quando, nella scena - spiegone finale, l'io narrante interrompe ogni poche righe il racconto del padre per inserire brani di Shakespeare e altri tratti dalle pagine precedenti dello stesso romanzo. ripetere quanto già scritto, spesso più di una volta, mi sembra quasi un voler insistere perché il lettore colga la grandezza di determinati concetti; lo assimilo, mentalmente, a un bambino che lagna 'mamma guarda mamma' pretendendo eccessiva attenzione per il proprio castello di sabbia. detto questo c'è molto di grande. tre sequenze su tutte: la scena iniziale (nessuno racconta la morte come Mariàs); lo spionaggio della coppia clandestina durante il viaggio di nozze del protagonista a Cuba; la storia di Berta a New York.

    ha scritto il 

  • 4

    Come sempre in maniera avida, Marìas si immerge nella vita degli altri, le plasma e le fa sue, non importa se quelle vite appartengono agli altri, adesso è sua, come pure è tua, caro lettore, e tu la ...continua

    Come sempre in maniera avida, Marìas si immerge nella vita degli altri, le plasma e le fa sue, non importa se quelle vite appartengono agli altri, adesso è sua, come pure è tua, caro lettore, e tu la puoi plasmare, modificare, modellare e prenderne solo i pezzetti che vuoi salvarne. Ma attento, perchè ogni pezzetto che manca si rifà su quello che tu hai conservato.
    Continuamente ossessionato dal dubbio e in bilico tra le tante "verità" che tappezzano la vita di un uomo ("l'unica verità è quella che non si conosce e non si trasmette"), marìas scandaglia le angosce, e perchè no anche le viltà, degli uomini fino a scoprire l'inutilità di tutte le nostre azioni, giuste o sbagliate che siano, perchè "ciò che avviene è identico a ciò che non avviene"

    ha scritto il 

  • 5

    "Non ho voluto sapere, ma ho saputo che una delle bambine, quando non era più bambina ed era appena tornata dal viaggio di nozze, andò in bagno, si sfilò il reggiseno e si cercò il cuore con la canna della pistola di suo padre."

    Non so esattamente come mi sia venuto in mente di leggere questo libro; Domani nella battaglia pensa a me l'avevo abbandonato tempo fa, annoiata dai suoi periodi interminabili e da una trama che ricor ...continua

    Non so esattamente come mi sia venuto in mente di leggere questo libro; Domani nella battaglia pensa a me l'avevo abbandonato tempo fa, annoiata dai suoi periodi interminabili e da una trama che ricordo a stento. Quando ho cominciato Corazon tan blanco, invece, ne sono rimasta affascinata fin dalle prime righe: l'incipit ha una potenza inattesa, di quelli che ti prendono per i capelli e ti costringono a guardare.

    “Le orecchie sono prive di palpebre che possano chiudersi istintivamente di fronte a ciò che viene pronunciato, non si possono proteggere da ciò che si presume stia per essere ascoltato, è sempre troppo tardi.”
    Ho pensato che quando leggiamo gli occhi diventano le nostre orecchie e, una volta posato lo sguardo sulla tragedia iniziale, è ormai troppo tardi per chiudere il libro: dobbiamo sapere, non c'è scelta. Le nostre orecchie - o i nostri occhi, sono state violate, abbiamo saputo e non possiamo più tornare indietro.

    "Ho scoperto (ma solo dopo averlo terminato) che Corazon tan blanco parlava del segreto e della sua possibile convenienza, della persuasione e dell'istigazione, del matrimonio, della responsabilità di chi ha saputo, dell'impossibilità di sapere e dell'impossibilità di ignorare, del sospetto, del parlare e del tacere" scrive Marias nella postfazione al libro e non c'è altro da aggiungere.

    Questo è un capolavoro di letteratura cervellotica, di snobismo letterario: quel genere di libro che consiglierei solo ai lettori più preparati, quelli dal palato più fine, amanti di un certo tipo di pesantezza, che siano in grado di apprezzare i rimandi continui al Macbeth, da cui deriva anche il titolo stesso dell'opera, e di seguire l'incedere svelto del narratore che attraversa una storia dopo l'altra senza farci perdere il filo che lega inevitabilmente ogni scena alla successiva.

    L'ho amato.
    Mi ha avvinto come mai farà un thriller, perché è questo il genere di mistero che mi tiene incollata a un libro: il mistero delle parole, dei discorsi, apperentemente complessi eppure tanto prosaici; il mistero che ogni giorno ci porta a dubitare delle piccole cose, ad avere il sospetto delle persone a noi più vicine.
    Marias è un mostro, uno che analizza ogni minimo dettaglio e lo indaga con perizia, rivelandone il significato e i possibili legami; un autore che nonostante i ragionamenti complessi ci tiene in pugno, ci domina, ci fa godere di questo gioco della mente, e ogni tanto ci permette di riposare, lasciando sulla strada dietro di sé dei “ritornelli”, frasi che si ripetono sempre uguali, che sottolineano ed enfatizzano l'importanza di un determinato concetto e ci ricordano di tenerlo a mente, di non scordarlo, ritornelli come panchine su cui fermarsi a riprendere fiato e a sgranchire i pensieri ingarbugliati.

    Più scrivo e più mi sembra di allontanarmi da ciò che vorrei comunicare. Questo cuore così bianco è un libro che trasuda razionalità e al tempo stesso grande introspezione, un libro in cui dei personaggi ce ne frega poco o niente perché sono lì soltanto per rappresentare un dramma universale, quello delle parole, e di conseguenza delle orecchie prive di palpebre, che ci impediscono di opporci all'ascolto, finendo così per renderci complici, più o meno volontari, del narratore.
    La narrazione infatti è uno degli aspetti della nostra vita colto appieno da questo romanzo a tratti inquietante, spesso morboso: quel bisogno continuo di raccontare per sentirci reali, quel racconto che nella sua presunta fedeltà ai fatti non fa che distorcere la realtà e allontanarci dal vero.
    Parlare e ascoltare sono due azioni semplici ma importantissime, le uniche azioni che ci permettono di relazionarci con gli altri e di non restare soli, di farci conoscere per quello che siamo o per quello che abbiamo scelto di essere. A volte però si commettono degli errori, a volte semplicemente sarebbe meglio tacere, e invece crediamo che la sincerità sia sinonimo di amore, di libertà, come un dono inestimabile da fare a chi ci sta ascoltando. E invece più che un dono è un fardello quello che gli stiamo costruendo sulle spalle, accatastandovi sopra le nostre parole, una ad una, ma ormai è già troppo tardi. Anche nell'incipit, infatti, la nostra voce narrante Juan, confessa: "non ho voluto sapere, ma ho saputo."

    ha scritto il 

  • 4

    Un cuore così bianco, Javier Mariàs

    "Ho scoperto (ma solo dopo averlo terminato) che Corazón tan blanco parlava del segreto e della sua possibile convenienza, della persuasione e dell'istigazione, del matrimonio, della responsabilità di ...continua

    "Ho scoperto (ma solo dopo averlo terminato) che Corazón tan blanco parlava del segreto e della sua possibile convenienza, della persuasione e dell'istigazione, del matrimonio, della responsabilità di chi ha saputo, dell'impossibilità di sapere e dell'impossibilità di ignorare, del sospetto, del parlare e del tacere", così lo riassume Javier Marìas.
    Un romanzo sulla difficoltà delle relazioni umane che indaga effetti e conseguenze dello stare vicini. Le passioni e il nostro contaminarci l'un l'altro.
    Per scoprire che siamo tutti un poco sospesi tra l'esigenza di darci completamente e quella di omettere, nel tentativo di difenderci dalla nostra stessa zona d'ombra.

    ha scritto il 

  • 4

    Il dilemma che ci presenta questo libro è molto chiaro e ricco di significati. E’ preferibile rimanere all’oscuro di una determinata situazione, avere cioè un “cuore bianco”, non contagiato, ignaro, ...continua

    Il dilemma che ci presenta questo libro è molto chiaro e ricco di significati. E’ preferibile rimanere all’oscuro di una determinata situazione, avere cioè un “cuore bianco”, non contagiato, ignaro, o sapendo che esiste un segreto cercare di venirne a conoscenza? Ma una volta conosciuto il mistero, non si diventa in un certo senso corresponsabili? Non ci si assume anche il peso della colpa di un altro? Quanto è la nostra quota di responsabilità? Quanto coraggio ci vuole per affrontare le zone d’ombra che il tempo allunga sulle vite anche di coloro che ci stanno più vicini? Le domande non sono affatto banali e le si possono applicare anche e soprattutto, come in questo testo, ad un matrimonio. Marias scrive molte riflessioni sulla vita di coppia, sulla solitudine ma anche sulla necessità di prendere delle decisioni che possono essere portatrici di conseguenze per chi ci sta vicino. Lo stile è raffinato, il ritmo parte sul lento ma via via si fa più stringente, sino alla rivelazione finale che lascia senza fiato anche il lettore!!!

    ha scritto il 

  • 3

    Apparentemente potrei riassumere la trama dicendo che è la storia di Juan e Luisa, del loro matrimonio, delle loro vite e di un lavoro che li tiene spesso a distanza.
    In realtà è un romanzo che parla ...continua

    Apparentemente potrei riassumere la trama dicendo che è la storia di Juan e Luisa, del loro matrimonio, delle loro vite e di un lavoro che li tiene spesso a distanza.
    In realtà è un romanzo che parla di segreti, d'amore, di ciò che si fa (o il più delle volte non si fa) per amore, introspettivo, forse a tratti anche ripetitivo ma scritto molto bene.
    Per me già solo il titolo valeva l'acquisto.

    ha scritto il 

  • 3

    Di Marias avevo già letto "Domani nella battaglia pensa a me" e in "Un cuore così bianco" ho ritrovato lo stesso identico stile tanto particolare da farmi chiedere se fosse una caratteristica dell'aut ...continua

    Di Marias avevo già letto "Domani nella battaglia pensa a me" e in "Un cuore così bianco" ho ritrovato lo stesso identico stile tanto particolare da farmi chiedere se fosse una caratteristica dell'autore o una scelta stilistica legata a quel libro in particolare. Adesso so che si tratta del primo caso. Avevo apprezzato il primo libro letto di quest'autore, le complessità del periodo mi attraevano nonostante fosse difficile seguire il filo del ragionamento, ma quest'altra lettura mi è piaciuta di più, probabilmente perché, abituata ora allo stile dell'autore mi sono potuta godere di più la lettura, senza starmi a chiedere se tutte le convoluzioni sintattiche in cui è organizzato il volume fossero di mio gradimento o meno. Sicuramente va a onore dell'autore il fatto che il periodo scorra velocemente nonostante la complessità, l'ho visto come un segno di grande padronanza linguistica. A questo si aggiungono le immagini vivide, particolari, spesso ripetute, spesso un paio di parole criptiche che subito dopo vengono ampliate e spiegate, sviscerate quasi nei loro significati, immagini che colpiscono e rimangono in testa (penso mi resterà a lungo in mente l'appellativo 'impossibile zia', per tutte le sue implicazioni sottintese, giusto per fare un esempio). Belli i temi e bello il modo in cui vengono trattati, spesso in modo esplicito nei ragionamenti del protagonista, che ci fanno subito cogliere rimandi e richiami a particolari già visti. Se c'è una cosa che forse non mi ha convinto è il modo in cui sono tratteggiati i personaggi, quella che dovrebbe essere la spontaneità tipica delle persone normali viene sommersa da un'analisi cerebralistica di ogni gesto, ogni parola, le figure della voce narrante e dei personaggi che riempiono la storia scompaiono dietro una ridondanza di giudizi e commenti.
    Voto: 7,5

    ha scritto il 

Ordina per