Un delitto fatto in casa

Di

Editore: Marsilio

3.8
(373)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 425 | Formato: Altri

Isbn-10: 8831772368 | Isbn-13: 9788831772365 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
"È un giallo ma anche una saga familiare, una spettegolata beffarda eaffettuosa su una galleria di personaggi che si incontrano facilmente neisalotti e nelle cucine, nei casinò e negli alberghi di lusso." (M. Rusconi)
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  • 3

    Un delitto fatto in casa

    Gianni Farinetti è, a mio parere, l’unico vero erede di Fruttero e Lucentini.
    Dal celebre duo di scrittori degli anni settanta ha preso sia la capacità di analizzare in maniera ironica e pungente la s ...continua

    Gianni Farinetti è, a mio parere, l’unico vero erede di Fruttero e Lucentini.
    Dal celebre duo di scrittori degli anni settanta ha preso sia la capacità di analizzare in maniera ironica e pungente la società – in particolare quella piemontese – sia la tendenza da utilizzare un genere popolare, come appunto il giallo, per indagare in profondità rapporti umani e familiari, sviscerandone a poco a poco l’assurda complessità.
    All’interno del romanzo, infatti, la trama poliziesca non è l’elemento più importante. Diventa piuttosto uno strumento al servizio di un proposito più ampio: quello di raccontare – in maniera ironica, spesso divertita, a tratti persino canzonatoria – gli splendori e le miserie dell’alta borghesia.
    La famiglia Guarienti – una dinastia di ricchi imprenditori del cuneese – è la protagonista di una vicenda che affonda le radici in un passato oscuro e dimenticato ma che, a distanza di anni, si riaffaccia prepotentemente: la morte di un’anziana signora, caduta dalla finestra della propria casa in Costa Azzurra, darà il via ad una serie di eventi, che lasceranno strascichi pesanti nell’esistenza dei Guarienti e delle persone che gravitano loro attorno.
    Farinetti se la prende con calma. La prima parte del racconto è dedicata soprattutto alla presentazione dei personaggi ed all’architettura dei rapporti all’interno del nucleo familiare. Ma un misterioso delitto imprimerà un ritmo ed una conformazione del tutto diversa alla vicenda, facendola uscire dal territorio dell’analisi sociale e proiettandola all’interno dei confini del giallo “Wudunit”.
    Sebastiano Guarienti, personaggio che tornerà in altri romanzi farinettiani, fa la sua prima comparsa sulla scena letteraria: a lui spetterà il ruolo del detective improvvisato, capace di leggere tra i segnali e gli indizi al fine di risolvere il mistero.
    Alla fine dei conti, si tratta di un romanzo divertente e scorrevole, che si legge con piacere, caratterizzato da una scrittura originale ed accattivante – con alcune inflessioni dialettali piemontesi che strappano il sorriso. Il libro di esordio Farinetti, a distanza di 20 anni dall’uscita, risulta una scommessa vinta, proponendo un personalissimo stile di narrazione che verrà notevolmente affinato nelle successive opere (Rebus di mezza esatte, ad esempio). Un romanzo leggero, ma tutt’altro che superficiale, che piacerà non solo agli amanti della letteratura di genere, ma anche a coloro che cercano un tipo di lettura coinvolgente, distensiva e rilassant

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Mi ha delusa: perché a una scrittura ritmata e brillante, quasi da pièce teatrale, non corrisponde una trama all'altezza.
    Prima di avere il quadro completo dei personaggi, siamo già oltre la metà del ...continua

    Mi ha delusa: perché a una scrittura ritmata e brillante, quasi da pièce teatrale, non corrisponde una trama all'altezza.
    Prima di avere il quadro completo dei personaggi, siamo già oltre la metà del libro e, da evidenziarsi, senza che sia ancora successo niente di eclatante.
    Infine, delitto e soluzione dello stesso ricalcano il trucco del mago che tira fuori a sorpresa il coniglio dal cappello, aspetto che io non apprezzo per niente: preferisco quei gialli in cui tessera dopo tessera si costruisce un quadro coerente e credibile e si accompagna il lettore a condividere la soluzione. Tirare fuori una relazione clandestina e/o un figlio illegittimo riesce a tutti, sceneggiatori di telenovelas compresi
    Voto 6

    ha scritto il 

  • 3

    Se non ci fosse la Svizzera - 11 ott 15

    L’amica Margherita me ne aveva parlato, allorché di un viaggio, e me n’era rimasta vaghezza. Anche per quel nome che pur rimandando ad Eataly, non di Eataly è parente. Almeno credo, perché Gianni è di ...continua

    L’amica Margherita me ne aveva parlato, allorché di un viaggio, e me n’era rimasta vaghezza. Anche per quel nome che pur rimandando ad Eataly, non di Eataly è parente. Almeno credo, perché Gianni è di Bra, ed Oscar di Alba. E poi Gianni è del 1953, e non dico altro. Secondo elemento, è appunto la piemontesità dell’autore e della storia. Che pur ormai ventennale, solo ora riesco a far entrare nelle mie letture. E comunque non sfugge, non può sfuggire il confronto con l’altro grande romanzo della Torino bene, il capolavoro giallo – ironico di Fruttero e Lucentini “La donna della domenica”. Per togliere subito le castagne dal fuoco, dico che sono due prodotti diversi, pur venendo dalla stessa terra. E Farinetti perde alla grande. Un po’ perché la storia è meno solida, un po’ perché è molto annacquata nelle oltre 400 pagine (d’altra parte pare che Marsilio pubblichi romanzi gialli solo oltre questa soglia), con rimandi, giravolte ed altri trucchi letterari che dopo un po’ sono discretamente stufanti. C’è forse qualcuno che sia riuscito a sopravvivere alle sei (6) pagine introduttive che elencano nomi, personaggi, rapporti, nonché modi di dire piemontesi? L’altra trovatella di scrittura è quel rivolgersi al lettore come se lui, Farinetti, e tu, lettore, foste seduti davanti allo spettacolo, e lui te ne spiegasse modi ed attività. Ti dice, attento a questo, di questo te ne parlo dopo, guarda che quello ha fatto, ha detto. Troppo furbetto per i miei gusti. Che poi la trama, ridotta all’essenziale, poteva anche essere divertente. Tutto ruota intorno alla famiglia Guarienti, costruttori ed imprenditori ben in vista nella Torino bene, guidata con pugno duo dal capo-famiglia Cesare. Abbiamo la moglie, Anna Remondelli di Lauriano (che già si vede nobile nel titolo, che rimanda, malamente, ad Anna Carla Dosio, che voi sapete chi fosse), una che tiene molto alla forma, e che non permetterà al marito di lasciarla, anche se Cesare gli piazza l’amante nel castello accanto. Ci sono i due figli: il gay Sebastiano, con una lunga e tormentata storia con il bel Duccio, dove si prendono e si lasciano, ma non lasciano il nuovo acquisto di Seb, il buon pastore maremmano Dromos (forse il più simpatico del lotto) e la mal maritata Silvia, il cui marito fotografo fortunatamente ritorna in Francia con la prima moglie, e lei può iniziare una nuova storia con il simpatico Alberto (in questo anche spinta dalla di lui undicenne figlioletta Mariolina). C’è Adriana la concubina ufficiale di Cesare, vedova di Gioacchino, fratello di Cesare, scomparso nel crollo di una diga in Africa, e il di lei figlio Edoardo, numero due della ditta di famiglia, ma con poco propensione agli affari onesti. E c’è Adelaide Testa Simonis, la prima ad essere introdotta sulla scena con quell’incipit molto F&L (“Dato che non le restano più di diciannove ore di vita prima di essere assassinata…”), amante del gioco, per cui decide di vivere sulla Costa Azzurra. È lei la prima morta, cui casualmente assiste Duccio, che si trova casualmente a Nizza, per dei problemi idraulici, e perché ha litigato con Seb. Da questo punto si dipana tutta la storia, entrano ed escono i personaggi. I Guarienti organizzano anche un grande ricevimento per Natale, con tanto di orchestra condotta dal loro amico e grande direttore John Southworth. Ed in concomitanza del Natale, muore anche Cesare. Sembrano tutti incidenti, che Adelaide cade dal balcone e Cesare ha uno scontro con la macchina. Ma… ma non è così. Seb è sospettoso, e tra un litigio e l’altro con Duccio, ed una passeggiata con Dromos, ripercorrendo tutte le strutture genealogiche familiari, scopre che anche Adelaide era stata un’amante del padre, con tanto di nascita di un figlio della colpa. Insomma, un guazzabuglio di personaggi, un saltabeccare da una scena all’altra, sempre con un ironico sorriso sulle labbra. Mi ricorda, in noir, la scrittura di Gaetano Cappelli. E neanche quella mi piaceva molto. Fortunatamente, l’ultima parte del romanzo si libera un po’ di queste meta-finzioni narrative. Ci si aspetta il colpo di scena finale. Che arriva e da parte inaspettata. D’altra parte, o si ha una mente enciclopedia, altrimenti era difficile seguire le vicende e le storie di tutti. Ma questo, almeno, è un punto a favore dell’autore e del romanzo. Vedremo se ne capiteranno altri. Per ora, no.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Scritto molto bene, avvincente nella trama anche se ci vuole un po' per capire i vari personaggi e gli intrecci. Buona descrizione dell'aristocrazia piemontese, tra intrecci e veleni familiari, anche ...continua

    Scritto molto bene, avvincente nella trama anche se ci vuole un po' per capire i vari personaggi e gli intrecci. Buona descrizione dell'aristocrazia piemontese, tra intrecci e veleni familiari, anche se l'assassino.....

    ha scritto il 

  • 4

    il Giallo di Natale

    L'ho letto in estate, ma è perfetto da leggere a fine anno, immersi nell'atmosfera natalizia. indizi sparsi qua e là che permettono una facile risoluzione dell'enigma (senza farlo apparire troppo scon ...continua

    L'ho letto in estate, ma è perfetto da leggere a fine anno, immersi nell'atmosfera natalizia. indizi sparsi qua e là che permettono una facile risoluzione dell'enigma (senza farlo apparire troppo scontato) regalano al lettore qualche soddisfazione, inoltre la scrittura è agile e divertente senza essere faceta, i personaggi sono ben delineati e approfonditi, non mancano le storie d'amore a lieto fine... cosa si può volere di più? forse è un po' troppo lungo, ecco.

    ha scritto il 

  • 4

    Ma quanto mi diverte Farinetti, quanto mi piace il suo modo di immergere il lettore nelle atmosfere piemontesi, io che piemontese non sono nemmeno. C'è intelligenza, c'è accondiscendenza, nostalgia. I ...continua

    Ma quanto mi diverte Farinetti, quanto mi piace il suo modo di immergere il lettore nelle atmosfere piemontesi, io che piemontese non sono nemmeno. C'è intelligenza, c'è accondiscendenza, nostalgia. Il giallo viene in secondo piano e sono gli ambienti e i modi a farla da protagonisti.

    ha scritto il 

  • 4

    Un bel giallo e al contempo un'interessante resoconto delle varie dinamiche che si sviluppano all'interno di una ricca famiglia. Ambientato tra Piemonte, Liguria e Francia (tutti luoghi a me ben noti ...continua

    Un bel giallo e al contempo un'interessante resoconto delle varie dinamiche che si sviluppano all'interno di una ricca famiglia. Ambientato tra Piemonte, Liguria e Francia (tutti luoghi a me ben noti e che hanno contribuito a rendere la lettura ancora più piacevole) ha catturato la mia attenzione e solleticato la mia curiosità.

    ha scritto il 

  • 3

    Scorrevole e intrigante

    Premesso che i Gialli/Thriller non sono proprio il mio genere, ho voluto comunque provare, anche per cambiare un po'. Be', devo ammettere che ho potuto apprezzare lo stile scorrevole e il ritmo, grazi ...continua

    Premesso che i Gialli/Thriller non sono proprio il mio genere, ho voluto comunque provare, anche per cambiare un po'. Be', devo ammettere che ho potuto apprezzare lo stile scorrevole e il ritmo, grazie a cui sono riuscita non solo ad appassionarmi e a leggerlo in poco tempo, ma anche ad arrivare alla fine con una voglia matta di scoprire chi poteva essere l'assassino (anche se in realtà qualcosina si poteva intuire). Un po' troppi personaggi, è vero, ma tutto sommato verso metà libro si riesce abbastanza a distinguerli e conoscerli. Apprezzabilissimo lo stile con cui vengono descritti sia i personaggi che le ambientazioni e gli stili di vita: descrizioni tutt'altro che pedanti, ma pennellate leggere, date da una mano esperta. Facile immaginarlo in una trasposizione cinematografica e buona l'idea di passare dalla fine di una scena all'inizio della successiva con un gesto simile o una frase identica. Lo consiglio senz'altro a chi ama questo genere, io però farò passare un po' di tempo, prima di leggere un altro libro giallo.

    ha scritto il 

  • 3

    TRE E MEZZO

    Accidenti alle stelline!! Quattro stelline a un grazioso gialletto mi sembrano troppe ma 3 sono francamente poche: perchè Farinetti è capace di creare l'atmosfera piano piano, prendendola alla lontana ...continua

    Accidenti alle stelline!! Quattro stelline a un grazioso gialletto mi sembrano troppe ma 3 sono francamente poche: perchè Farinetti è capace di creare l'atmosfera piano piano, prendendola alla lontana e sa raccontare. Forse un po' troppi personaggi, per le prime 50/60 pagine ho fatto fatica a raccapezzarmi " Ma chi è questo qua?". Poi però la storia comincia a scorrere meglio e alla fine sono stata soddisfatta. Oddio, un po' troppo lieto fine, ma divertente e garbato. E poi la bella ambientazione, la Costa Azzurra a ridosso dell'Italia ( quanto mi piace!quante volte sono tornata a Nizza!)e le zone intorno a Bra: le famiglie che contano e le loro opulente ville, descritte con ironia.
    Mezza stella in più se la merita proprio, Farinetti!

    ha scritto il